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Focus imprese

Impresa, la buona etica non è buonista

risorse umane, umania

Il modo migliore per gestire i collaboratori. Ecco alcune considerazioni utili per fare crescere la propria azienda puntando anche sulle risorse umane.

Perché mai un imprenditore crea e sviluppa un’azienda? E’ solo questione di soldi e potere? Di valutazioni circa aumento di profi tto e riduzione dei costi? Noi crediamo di no. Quelli bravi sono coloro che credono con passione in un’idea; i migliori sono coloro che aggiungono alle idee ed alla passione, le competenze e l’attenzione costante al miglioramento. Ma quelli che hanno veramente successo sono coloro che, oltre a tutto questo, sono fermamente convinti che nulla sarebbe realizzabile al meglio senza le persone giuste. Il vero problema è che non si possono semplicemente “comprare” sul mercato. Qualunque imprenditore sa che le persone difficilmente restano le stesse per sempre; cambiano idee, interessi, motivazioni e aspirazioni. Le parole chiave che i formatori continuano a proporre e ripetere (leadership, membership, motivazione, appartenenza, team building, ecc.) assumono il significato che l’imprenditore, in prima persona, vorrà dargli: quello che penso, il modo in cui penso, infl uenza quello che faccio e dico; e pure il modo in cui lo faccio e lo dico. Non può essere altrimenti. Perché qualunque imprenditore è prima di tutto una persona. Ed in quello che fa, c’è tutto il suo personale ed unico modo di pensarsi in relazione ad altri. Dove “altri”, in queste poche righe, vuole dire “dipendenti e/o collaboratori”, quindi, nel modo in cui approccia le proprie risorse umane c’è la propria idea del mondo, la propria idea dell’essere umano. Se penso che occorra star “con il fi ato sul collo” per far lavorare i miei collaboratori, allora tenderò a strutturare sistemi di controllo più o meno sofi sticati per far si che “non mi sfugga nulla”. Se penso che per ottenere buoni risultati sia necessario applicare la massima “dividi et impera”, allora tenderò a gestire le risorse sulla base di rapporti privilegiati: alleanze con le persone più sensibili alla “vicinanza al padrone”. Ma, c’è sempre un ma. Se l’obiettivo imprenditoriale è generare profitto, l’imprenditore non si può accontentare di modalità che possono funzionare solo nel breve-medio periodo. Far crescere la propria azienda, vuol dire far crescere le persone che vi lavorano. Le aziende non fioriscono per “sommatività” (assumo più persone = produco più pezzi); le aziende crescono per “reciprocità”. Parole quali impegno, cooperazione, fiducia, rispetto, responsabilità, se non trovano una corrispondenza di reciproca declinazione tra imprenditore e dipendente, smettono di essere “valori che moltiplicano il valore”, e finiscono per diventare parole vuote, scritte sotto la voce vision. Alberto Galgano: “Le risorse umane non hanno limiti, hanno capacità immense. Gli uomini possono fare grandi cose se:

  • sono trattati come esseri umani intelligenti;
  • non sono mai in una posizione dove la loro dignità può essere compromessa;
  • sono sempre trattati con rispetto;
  • è loro consentito di coinvolgersi nel raggiungimento degli obiettivi dell’azienda;
  • sono ben addestrati;
  • è loro consentito di dare un contributo significativo al lavoro che svolgono;
  • hanno fiducia che il successo che hanno contribuito ad ottenere si ripercuota  positivamente su loro stessi.

Qualunque intervento sulle proprie risorse umane dovrebbe tener presenti queste “sette semplici regole”. Se provate a rileggerle, troverete non solo un elenco di buoni consigli, di quelli “facili a dirsi, ma poi a farsi è un altro paio di maniche”, ma anche una possibile lista di nuovi modi di pensare alle proprie risorse umane. Qual è l’idea di persona che c’è dietro a quei sette punti? Dal nostro punto di vista c’è la convinzione che le persone hanno voglia di stare bene, che si tratti di casa propria o del proprio lavoro. E che faranno di tutto per stare bene e, conseguentemente, si opporranno come possono se questo serve a farli stare, se non meglio, almeno meno peggio. Ma questo non è anche il desiderio dell’imprenditore? O conoscete imprenditori che fanno di tutto per stare male? L’imprenditore scettico, ma interessato alla crescita, si chiederà: “ammesso che tutto ciò possa essere aff ascinante o, semplicemente, etico, come cambiare le teste dei miei dipendenti?” E qui noi ripartiamo dalle domande iniziali. Che idea avete voi dei vostri dipendenti? L’immaginario che avete è ancora utile al vostro business? Siete sicuri che con un’idea diversa non potreste stare meglio di così? Noi ci occupiamo proprio di questo: facciamo domande per aprire nuove possibilità; domande alle quali spesso non c’è una sola risposta vera, ma la vostra risposta possibile in quel momento. Tutto questo vi sembra impossibile? Faticoso? Inutile? Allora, continuate così, non cambiate. Forse, avete ancora bisogno di credere che controllare è meglio di motivare, che manipolare è meglio che coinvolgere e che tutto questo sia molto più semplice che cominciare a ri-raccontare in un modo diverso la vostra storia di imprenditori. Ma (ed ecco, nuovamente, l’immancabile ma) ognuno di noi, in quanto essere umano, sa che non è così. “Nessuno vi lascerà avvicinare abbastanza da farsi “toccare” se non rispetta quello che fate e quello che siete. (…) Assumetevi la responsabilità più grande: rendere il mondo un posto migliore per tutti, creare autostima, ricchezza, prosperità, lavoro e possibilità di scelta. La qualità è la misura in cui superate le aspettative. La qualità è solo una questione di standard. In parole povere: ponetevi standard elevati e poi superateli. Raggiungete, superate, ripetete.” (Kevin Roberts). Se volete raggiungere il profi tto non concentratevi sul profi tto. Pensate a come potete essere persone migliori. Questo vi farà lavorare con persone migliori. Il profi tto verrà da sé. Garantito!

Testo dii Vincenzo Caporaso, Consulente Organizzativo per Umania

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