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Internazionalizzazione

I paesi emergenti nuova frontiera per l’internazionalizzazione delle imprese milanesi

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Non solo i Bric, ma anche Messico, Indonesia, Corea del Sud e Turchia: i dati congiunturali parlano chiaro, la ripresa è trainata dai mercati emergenti. Per questo Assolombarda ha promosso un dibattito sulle misure e politiche necessarie a supporto dell’internazionalizzazione, affinché il Sistema Italia possa veramente presentarsi come tale sui mercati esteri.

E’ di piccole o medie dimensioni e svolge attività manifatturiera. Normalmente le sue attività estere consistono in esportazioni, ma non solo: in molti casi la presenza è diretta, attraverso uffici di rappresentanza o filiali commerciali, più raramente unità produttive, quasi mai centri di ricerca. Le attività estere producono una buona fetta del fatturato, mediamente più di un terzo, e non è raro il caso che i mercati internazionali siano più importanti di quello italiano. E’ questo l’identikit della tipica azienda dell’area milanese presente sui mercati internazionali che emerge dalle analisi dei processi di internazionalizzazione delle imprese realizzate dal Centro Studi Assolombarda.

Dei nuovi percorsi di internazionalizzazione delle imprese e delle politiche necessarie per sostenerli si è discusso ieri, lunedì 14 marzo, a Milano nel corso del convegno promosso da Assolombarda, in collaborazione con ISPI, dove sono intervenuti i decision maker degli enti deputati alla promozione e penetrazione commerciale dell’Italia all’estero, sia a livello centrale che locale.

In uno scenario internazionale che vede la ripresa trainata dai mercati emergenti, infatti, appare sempre più chiaro che l’unica crescita al momento possibile è quella legata alle esportazioni verso questi paesi. Occorre quindi dar vita a un dibattito costruttivo sulle politiche e le misure a supporto dell’internazionalizzazione, affinché il Sistema Italia possa veramente presentarsi come tale e sfruttare al meglio le opportunità offerte da questi mercati.
“La presenza delle aziende italiane sui mercati emergenti sta crescendo”, sostiene Alberto Meomartini, Presidente di Assolombarda, “anche se deve essere adeguatamente accompagnata e sostenuta per potersi avvicinare a quella dei nostri principali competitor. Si tratta di mercati distanti, non solo geograficamente ma anche culturalmente, molto vasti, dove la presenza basata esclusivamente sulle esportazioni non basta più. Per un tessuto imprenditoriale come quello italiano, fatto di piccole aziende”, aggiunge Meomartini, “è assolutamente necessario il supporto di un Sistema Paese efficiente per affrontare le sfide della globalizzazione. E’ un tema sul quale si gioca la nostra competitività ed è quindi necessario un forte commitment politico per affrontarlo in tempi brevi”.

Al dibattito sono intervenuti, tra gli altri: Paolo Alli, Sottosegretario per l’attuazione del programma ed Expo 2015 della Regione Lombardia; Massimo D’Aiuto, Amministratore Delegato Simest; Maurizio D’Andria, Responsabile Sviluppo Commerciale Sace; Pier Andrea Chevallard, Direttore Generale Promos; Umberto Vattani, Presidente Istituto per il Commercio Estero.

I PROCESSI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE DELL’AREA MILANESE

Dalle analisi dei processi di internazionalizzazione delle imprese dell’area milanese condotte dal Centro Studi Assolombarda su un ampio campione di aziende associate emerge che:

  • La tipica azienda milanese presente sui mercati internazionali è di piccole o medie dimensioni e svolge attività manifatturiera. Normalmente le sue attività estere consistono in esportazioni, ma non solo: in molti casi la presenza è diretta, attraverso uffici di rappresentanza o filiali commerciali, più raramente unità produttive, quasi mai centri di ricerca.
  • Le attività estere producono una buona fetta del fatturato, mediamente più di un terzo; non è raro, però, il caso che i mercati internazionali siano più importanti di quello italiano.
  • Le opportunità offerte dai mercati mondiali sono ben presenti nelle considerazioni degli imprenditori e – in alcuni casi – valutate per i prossimi anni. Le piccole dimensioni rappresentano però un ostacolo importante alla decisione di operare anche al di fuori dell’Italia: anche nei casi in cui la sfida dell’internazionalizzazione viene affrontata, farlo attraverso l’attività di esportazione per queste realtà meno strutturate è spesso l’unica opzione.
  • La crisi ha imposto alle imprese un ripensamento delle strategie di internazionalizzazione sia in termini di numero di mercati esteri serviti che di modalità di presenza in tali Paesi. Infatti, da un lato è in progressivo aumento il livello di diversificazione territoriale delle imprese esportatrici milanesi. E dall’altro, le aziende esportatrici stanno spostando l’attenzione da strategie di sola vendita alla realizzazione di forme di internazionalizzazione più complesse.
  • Il 2010 l’ha insegnato: per superare la crisi di domanda che ha investito le nostre imprese bisogna inseguire i mercati in crescita. Chi c’è riuscito, ha visto crescere il proprio fatturato e ha consolidato le proprie quote di mercato, senza eccezioni di dimensioni o settore di attività, perché le difficoltà per le nostre imprese in questi mesi sono state causate da crisi di domanda, non di competitività.
  • Il cammino – iniziato nel 2009 – verso nuovi mercati e nuove aree geografiche, dove una domanda in forte crescita assicura maggiori opportunità rispetto al tradizionale sbocco europeo, si è indirizzato nel 2010 verso Asia e Stati Uniti e si dirigerà sempre di più, nei prossimi anni, verso grandi Paesi come Cina, India e Brasile.
  • Le imprese non sono sole: oltre a quella “rete relazionale” creata dagli imprenditori (fornitori, agenti e rappresentanti, altre imprese italiane, clienti), tradizionale fonte informativa sulle opportunità di business, a “fare sistema” con loro possono trovare numerose Istituzioni, le associazioni aderenti a Confindustria e il Sistema Camerale in primis per le apprezzate qualità dei servizi offerti.
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