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Economy

Lente di ingrandimento sulle imprese di Como e Lecco

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Nell’ambito delle collaborazioni avviate fra Confindustria Como e Confindustria Lecco sono state congiuntamente attivate, con il mese di febbraio 2011, le Indagini rapide qualitative e gli Osservatori congiunturali semestrali di natura quantitativa.
Entrambe le indagini sono svolte mediante la somministrazione di brevi questionari a risposta multipla, e i risultati prodotti includono elementi aggregati e disaggregati, approfondimenti per settori merceologici di attività e per classi dimensionali.

La prima edizione 2011 dell’Osservatorio rapido riferito al mese di febbraio ha rilevato le tendenze dell’andamento economico, produttivo e occupazionale considerando le variazioni rispetto al mese precedente. Sono state inoltre esaminate le dinamiche relative all’approvvigionamento delle materie prime e ai rapporti con gli istituti di credito.
Gli indicatori monitorati esprimono uno scenario di sostanziale stabilità, con alcuni elementi positivi che descrivono performance in crescita. La domanda registra una fase favorevole, soprattutto nel caso degli ordini oltre confine, l’attività produttiva si rivela in crescita e l’orizzonte temporale di visibilità pare allungarsi.
Nel dettaglio, sul fronte della domanda, l’indagine rapida evidenzia un aumento degli ordini per il 32% del campione, mentre solo il 20% indica una riduzione. Si attesta al 48% il numero dei soggetti che indicano invece una stabilità rispetto ai livelli di inizio anno.
Esistono alcune differenze rispetto ai mercati geografici di interesse. Gli ordini provenienti dall’estero rivelano le performance migliori, con una crescita per oltre un terzo dei giudizi (il 35%) e stabilità nel 48%. La domanda interna, invece, accusa maggiormente il colpo: nonostante il 55% del campione comunichi il mantenimento dei livelli, i giudizi che indicano contrazione (24%) superano quelli che esprimono una crescita (21%).
Supportata dalla domanda estera, l’evoluzione dall’attività produttiva si rivela positiva. Il 29% delle imprese comunica un incremento, il 55% segnala stabilità e solo il 16% una diminuzione.
In media, il campione rivela di utilizzare circa il 69% della capacità produttiva disponibile. Il dato è decisamente superiore ai minimi evidenziati durante le fasi più critiche della recessione nel 2009 ma, allo stesso tempo, è un chiaro indicatore del fatto che, per molte imprese, i livelli pre-crisi sono ancora lontani.
Su fronte previsionale le imprese del campione esprimono fiducia e segnalano ipotesi di aumento: si attesta al 31% il numero di coloro che attendono una crescita della domanda mentre il 63% prevede il permanere degli attuali livelli, confermando per le prossime settimane uno scenario nel complesso invariato. Solo il 6% invece comunica previsioni negative.
L’analisi dell’orizzonte temporale di visibilità sulla domanda delinea una situazione senza particolari criticità. Più della metà del campione, il 54%, rivela di avere visibilità per poche settimane (inferiori ad un mese), il 40% per qualche mese e infine il 6% per oltre un quadrimestre.
La solvibilità dei clienti delle aziende aderenti all’indagine mostra invece qualche segnale di criticità: mentre il 62% comunica una situazione invariata, il 30% ha registrato un peggioramento nel rispetto degli impegni di pagamento. Infine, l’8% rivela un peggioramento.

Sul versante delle materie prime, l’osservatorio descrive una situazione omogenea e conferma l’esistenza di alcune difficoltà legate ai costi per l’approvvigionamento. Mediamente nel 70% dei casi, metalli (ferrosi e non), prodotti tessili, materie plastiche, prodotti chimici e altri materiali sono risultati più costosi per le imprese del campione rispetto a quanto registrato nel trimestre finale del 2010. In aggiunta, per un’impresa su tre l’incremento di costo è stato superiore al 10%.

Nei rapporti tra le imprese e il sistema creditizio lo scenario rivela una generale stabilità (segnalata per il 76% dei casi). Un’impresa su 5, per contro, comunica l’esistenza di condizioni peggiori relative all’aumento di spread e commissioni. In casi minori si tratta di una maggior richiesta di garanzie.
Il quadro occupazionale appare sostanzialmente stabile: il giudizio prevalente è il mantenimento dei livelli (indicato nel 61% del campione) che viene confermato dai giudizi improntati alla crescita (19%) e alla diminuzione (20%) che tendono a bilanciarsi. Le previsioni espresse dal campione paiono confermare lo scenario appena descritto anche per i prossimi mesi.

Nell’ambito del quadro appena descritto, si evidenziano alcune differenze fra aziende di diverse dimensioni: le imprese al di sotto dei 50 occupati manifestano alcuni indicatori con prestazioni migliori rispetto a quelli delle aziende medie.
Pur confermando la generale situazione di stabilità già esaminata per il campione nel suo complesso, i soggetti di piccole dimensioni (che rappresentano il 60% del campione) rivelano infatti le più alte propensioni all’aumento della domanda, le previsioni più positive e le migliori aspettative occupazionali.
Per quanto riguarda la domanda, l’aumento è segnalato nel 35% per le imprese al di sotto dei 50 occupati e nel 28% per i soggetti più grandi. La crescita degli ordini provenienti dal mercato nazionale si attesta, per entrambe le classi dimensionali, al 21%, ma a livello di domanda estera la crescita per le piccole imprese (43%) è superiore a quella delle imprese con oltre 50 occupati (26%).
Sul fronte previsionale, le imprese piccole indicano l’attendersi di migliori condizioni nel 33% dei casi, contro un più contenuto 27% delle imprese medie.
A livello occupazionale le imprese con meno di 50 occupati confermano un generale mantenimento dei livelli. Rispetto alle imprese di medie dimensioni, tuttavia, i giudizi improntati alla crescita della forza lavoro risultano più alti rispetto a quelli che esprimono una riduzione.
Per contro, le imprese al di sotto dei 50 occupati risultano più esposte all’aumento dei costi assunti dalle materie prime (in media quasi l’80% del campione per ciascuna delle tipologie di materie prime monitorate) e rivelano un minor grado di saturazione degli impianti produttivi, di circa il 6% inferiore a quello delle imprese medie (66% contro il 72%).

Prendendo come riferimento il settore merceologico di attività, è possibile esaminare i risultati delle aziende metalmeccaniche, tessili e degli altri settori.
Per tutti e tre i casi i giudizi prevalenti riguardano la stabilità dei livelli, indicati in media per circa il 50% delle aziende.
Il settore metalmeccanico mostra le migliori performance economico-produttive, in particolare i più elevati giudizi di crescita per la domanda all’estero e la più alta variazione dell’attività produttiva.
Le imprese del settore tessile evidenziano una crescita della domanda interna ma, a differenza del campione metalmeccanico e degli altri settori, esprimono anche un incertezza sui ritmi produttivi: elevate percentuali di riduzione dei livelli di produzione e scarso utilizzo degli impianti (57% della capacità totale).
Il dato si attesta al 59% per gli altri settori e al 77% per le imprese metalmeccaniche.
Le aspettative per le prossime settimane rivelano performance in crescita soprattutto per il metalmeccanico (30%) e per gli altri settori (35%) dove, peraltro, si riscontrano i migliori giudizi in termini di orizzonti temporali di visibilità degli ordini.
Sul versante delle materie prime i metalli si rivelano essere la categoria per la quale vengono evidenziati aumenti dal maggior numero di aziende (oltre il 70%). Tuttavia sono i prodotti tessili che subiscono le maggiori percentuali di rincaro.
Le imprese appartenenti agli altri settori intervistate comunicano un più difficile rapporto con gli istituti di credito. Un’azienda su tre ha infatti registrato condizioni peggiori in termini di spread e di commissioni.
Infine, mentre i giudizi occupazionali delle imprese metalmeccaniche e degli altri settori rivelano una sostanziale stabilità (sia a livello congiunturale che in termini di previsioni per i prossimi mesi) le imprese del settore tessile esprimono preoccupazione e comunicano una contrazione dei propri livelli.

“Il principale dato che emerge da questa indagine – commenta Ambrogio Taborelli, Presidente di Confindustria Como, in riferimento ai dati relativi alla sola provincia di Como – è una grande, generalizzata incertezza. Generalizzata perché purtroppo riguarda sia le prospettive economiche che le materie prime e le dinamiche occupazionali. E’ chiaro che ormai il modo di lavorare è cambiato drasticamente: il mercato ha un respiro cortissimo e chiede a noi imprenditori un impegno straordinario in termini di lettura degli scenari e di strategia. E’ un nuovo modello, che ci pone davanti a grandi difficoltà di gestione, ma è anche una sfida alla quale non possiamo sottrarci. Dall’indagine emerge anche qualche difficoltà delle imprese nel rapporto con gli istituti di credito. E’ chiaro che con la crisi anche loro sono tornati a valutare con molta attenzione le aziende, selezionando solo quelle ritenute più meritevoli di finanziamento. Dal canto loro, le banche devono essere capaci di andare oltre gli aridi numeri e valutare la bontà dei progetti, oltre che la storia e le capacità imprenditoriali, come la propositività, la voglia di fare e di innovare, la fiducia nelle proprie possibilità. Nell’ambito occupazionale si riscontra una certa stabilità: le nostre aziende non hanno perso posti di lavoro, ma non ne hanno neppure creati di nuovi. Data l’incertezza generalizzata e l’instabilità che ormai contraddistinguono il lavoro, penso che sia  necessario pensare a nuovi modelli occupazionali che vadano nella direzione di una maggiore flessibilità nell’utilizzo della forza lavoro, che deve adeguarsi ai flussi scostanti degli ordini. Credo che sia l’unico modo per arrivare a creare capacità di competere delle nostre aziende e nuova occupazione”.

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