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Arte

Lorenzo Lotto a Roma

lorenzo lotto scuderie del quirinale

Le Scuderie del Quirinale di Roma dedicano una mostra a un grande pittore del Cinquecento, Lorenzo Lotto, visitabile dal 2 marzo al 12 giugno 2011. Una vicenda umana complessa, quella dell’artista che la rassegna narrerà tramite una scelta di opere fondamentali per comprendere il suo percorso artistico. Lotto nel 1509 giunge a Roma, chiamato da papa Giulio II. Si è lasciato alle spalle la tranquilla provincia veneta e marchigiana per il grande cantiere del classicismo rinascimentale in cui erano attivi i lombardi Bramante, Bramantino e Cesare da Sesto, i senesi Sodoma e Domenico Beccafumi, l’eccelso Michelangelo e, soprattutto, Raffaello con i suoi allievi, a fianco del quale il veneziano avrebbe dovuto lavorare.

Dopo neppure un anno, però, colui che si racconterà sessantaduenne “solo, senza fedel governo e molto inquieto nella mente“, abbandonerà ogni incarico, riprendendo quel vagabondare che lo condurrà all’emarginazione, subita in parte ma anche provocata, fino a spegnersi da oblato nella Santa Casa di Loreto, nelle Marche. Intanto la grande impresa vaticana era stata affidata per intero alla responsabilità di Raffaello.

La mostra – dopo le grandi monografiche dedicate all’artista da Venezia nel 1953 e da Bergamo, Parigi e Washington nel 1998 – si accingono a narrare compiutamente, con un serrato percorso che ne contempli tutta la produzione dalle opere devozionali alle grandi pale d’altare, l’arte di questo straordinario artista che visse da solitario in quella Roma che non riuscì mai a comprenderlo pienamente.

L’esposizione prenderà in considerazione tutta la vicenda pittorica ed esistenziale di Lorenzo Lotto (racchiusa entro il triangolo Treviso, Bergamo e alcune piccole cittadine delle Marche) evidenziando ed esaltando la poetica di un artista che è riuscito, in modo del tutto originale e autonomo, a conciliare gli elementi tradizionali della grande pittura della sua epoca con elementi che già anticipano l’età barocca.

Lorenzo, infatti, partendo dalle suggestioni compositive di Giovanni Bellini impara da Antonello da Messina (per il tramite di Alvise Vivarini) a guardare l’animo umano per narrarlo in una messa in scena ove è il grande artista tedesco Albrecht Dürer a fare da riferimento primo. Basti pensare a quegli sprazzi di luce fredda o al modo di tagliare i piani prospettici che, per esempio, sono agli antipodi della morbidezza e della fusione coloristica del contemporaneo Giorgione.

La sua composizione si svolge, invece, secondo ritmi serrati, sottolineati dall’intrecciarsi di sguardi e dalle attitudini variate dei personaggi, spesso immersi in atmosfere realistiche e con una visione della natura sentita come misteriosa e inquietante.

A cura di Luxgallery

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