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Amplifon, la volontà di crescere più del mercato

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L’impresa milanese nata nel 1950, oggi è leader mondiale nella commercializzazione di apperecchi acustici. Qualità, internazinalizzazione, ricerca e rispetto della persona sono al centro delle strategie aziendali.

Un’azienda milanese nata nel 1950 con un unico obiettivo: dare una risposta e una soluzione concreta alla crescente domanda di cura dell’udito. Era il sogno di Charles Holland, fondatore di Amplifon, società specializzata nella commercializzazione di apparecchi acustici.

Il sogno si è realizzato e nel corso di più di mezzo secolo si è ingrandito diventando oggi un colosso multinazionale, presente in 18 paesi, il cui fatturato nel 2009 è stato pari a 657 milioni di euro.“La nostra formula vincente? Esportiamo un servizio completamente Made in Italy – spiega l’amministratore delegato Franco Moscetti -. Un servizio fondato sul rispetto delle caratteristiche individuali del cliente e sulla qualità. Dobbiamo la continuità del nostro successo all’impegno delle oltre 8.500 persone che, in tutto il mondo, lavorano con noi”.

I pilastri su cui si fonda il successo del Gruppo sono: l’innovazione, dei prodotti e dei servizi, la continua ricerca, l’internazionalizzazione e la qualità. La Ricerca è entrata nella storia di Amplifon fin dagli inizi quando, nel 1971, venne creato il CRS (Center for Research and Studies), per lo studio e la ricerca legata ai deficit uditivi, punto di riferimento per la classe medica, e Amplaid, Linea Biomedica in grado di offrire allo specialista otorinolaringoiatra una serie di strumenti, sempre all’avanguardia, per la diagnostica e la riabilitazione nel campo audiologico. Dal 1998 la struttura di ricerca è presente anche all’estero, consentendo all’azienda di sviluppare proficue sinergie con Istituti Universitari, enti e società scientifiche nazionali e internazionali. Il CRS è diretto da un Comitato Scientifico indipendente composto da esperti di alto profilo della comunità scientifica, che forniscono consulenza scientifica e tecnica e identificano, su base annuale, le iniziative da intraprendere.

“Il nostro dogma – prosegue Moscettiè quello di crescere più del mercato e più dei nostri concorrenti e per farlo ricerca e innovazione sono indispensabili. Ogni soluzione viene personalizzata in base alle esigen-ze del cliente”. Amplifon infatti non produce gli apparecchi acustici ma fornisce soluzioni esclusive e tecnologicamente avanzate che permettono a milioni di persone di migliorare la propria comunicazione uditiva in tutte le situazioni d’ascolto. “Lavoriamo a 360 gradi nel Business to Consumer – prosegue l’amministratore delegato -. Il nostro obiettivo è quello di comunicare con il cliente e con il consumatore finale che da sempre rappresenta il centro delle nostre strategie, il core business”.

Tra le strategie vincenti del Gruppo, l’internazionalizzazione rappresenta un capitolo fondamentale e fondante, una strategia attuata e adottata a partire dagli anni Novanta che ha permesso ad Amplifon di acquisire una serie di altre  soicetà leader nel settore. “L’internazionalizzazione è importantissima – spiega Franco Moscetti -. Da una parte ci permette di crescere e dall’altra ci da l’opportunità di ricercare il meglio che il mondo off re”.

Il primo tassello sul mosaico dell’internazionalizzazione è stato posizionato nel 1992 con la costituzione di Amplifon Ibérica, società di distribuzione e applicazione d’apparecchi acustici che si espande in seguito anche in Portogallo. Dal 1998 al 2000 vengono acquisti Micro-eletric (leader del mercato svizzero), Viennatone (3° posizione sul mercato austriaco), CCA Groupe (leader del mercato francese), Surditè Dardy (leader sul mercato francese svizzero), Miracle Ear (leader del mercato americano), Acoudire (le-ader del mercato olandese).

L’espansione sul mercato globale non si ferma e il Gruppo si allarga presto grazie alla joint venture con Bardissi Medical, il gruppo egiziano leader degli apparecchi acustici, e verso i mercati dell’est con l’acquisizione strategica del 100% di Viton, società ungherese che distribuisce apparecchi acustici nel mercato nazionale. Seguono altre operazioni tra cui: l’acquisizione del 100% di Sonus Corporation seguita da quella del 100% delle attività di National Hearing Centers; l’acquisizione di Beter Horen Nederland con cui il Gruppo consolida la leadership sul mercato olandese.

Nel 2005, Amplifon entra nel mercato tedesco tramite l’acquisizione di Axt-Wendton e di Dr. Hähle Hörakustik GmbH (Germania orientale); nel 2006 acquisisce il 100% di Ultravox, operante in Gran Bretagna; nel 2009 Amplifon fa il proprio ingresso nel mercato belga e, in ultimo, nel settembre 2010 Amplifon allarga ulteriormente i suoi orizzonti ed entra nel mercato australiano, acquisendo National Hearing Care Group (NHC), primario operatore attivo nella commercializzazione di soluzioni uditive presente in Australia, Nuova Zelanda ed India con un network complessivo di circa 200 negozi.

“Quest’ultima operazione – spiega Moscetti – potrà consentire al gruppo Amplifon di porre solide premesse anche per una futura espansione nei mercati asiatici.” Forte di una presenza radicata nel mondo e di strategie ben definite, il Gruppo è riuscito a reagire ai colpi della crisi a suon di innovazione e nuovi progetti. Uno tra questi è la rivoluzionaria “store experience”, un nuovo format di negozio nato con l’obiettivo di trasformare l’ingresso in un negozio Amplifon da un passo obbligato per una decisione medico-scientifica in un’esperienza emozionale positiva. “Abbiamo investito in questa nuova idea di negozio – spiega Franco Moscetti – per andare incontro alle sempre nuove esigenze del cliente e ridurre il più possibile gli elementi di ansietà tipicamente associati ai problemi di udito. L’impronta emozionale dei nuovi negozi consente di accogliere il cliente e guidarlo passo dopo passo in un percorso di riscoperta dell’udito”.

Dopo 60 anni di conquiste, innovazioni e strategia, Amplifon “non è solo leader di mercato – conclude Moscetti – ma è anche identificativo di una tipologia di prodotto e di una tematica, ovvero l’udito.

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