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Capobianco sdogana la felpa nel guardaroba della high society grazie al prezioso connubio con il cashmere e la ricercatezza di dettagli “made whit love”. L’ azienda bergamasca ha partecipato all’ultima edizione di Pitti Immagine Uomo.

Pitti Immagine Uomo 2011 è solo l’ultima sfida vinta da Capobianco, brand nato nel 2008 dalla creatività di Marco Lorenzi, CEO di Duelle Industria srl, azienda orobica da oltre 25 anni in prima linea nella realizzazione di prodotti in tessuto a maglia.

A Firenze il marchio che ha fatto del binomio felpa&cashmere la sua ispirazione e del pay off  “made with love” l’espressione della sua filosofia di stile, ha saputo infatti conquistare grazie alla sua “politica della qualità” l’attenzione dei buyer mondiali, sedotti dai materiali d’eccellenza utilizzati per la realizzazione dei capi, dal loro design, dallo studio dei dettagli e dalla lavorazione sartoriale.

Non stupisce così che dalla spiaggia dell’Isola d’Elba a cui lega il suo nome, Capobianco sia volata anche oltreoceano, riuscendo a conquistare vetrine storiche, come quelle della newyorkese Barney’s, vera mecca di stile tra gli amanti del made in Italy. Un riconoscimento questo che è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e di una buona dose di “spregiudicatezza fashionista”, come la definirebbero gli attenti alle mode. Non si spiegherebbe altrimenti la decisione di combinare un tessuto tradizionalmente ritenuto casual ed informale come la felpa, con il cashmere, quint’essenza del lusso e della ricercatezza. Il risultato di questo azzardato melting pot sono capi passepartout, perfetti per i cultori dell’easy to wear e per chi cerca soluzioni in grado di stemperare anche il look più formale.

Sarà per questo che il blouson, capo-icona della collezione, è stato adottato anche da Sergio Marchionne? O sarà la scelta tenacemente made in Italy ad aver contribuito al successo del brand? Le leggi della globalizzazione sembra non abbiano scalfito le vostre scelte in termini di realizzazione. Le collezioni Capobianco non solo sono interamente realizzate in Italia, ma recuperano anche quella cultura sartoriale che negli ultimi anni si era persa…

La realizzazione di ogni  nostro capo è il frutto di una serie di passaggi che, iniziati nella sede dell’azienda, dove si effettuano lo studio e il taglio del modello, proseguono poi in laboratori artigiani distribuiti tra Lombardia e Veneto, in cui avviene invece la produzione. Il risultato di questa specializzazione di competenze sono prodotti curati nei dettagli, evidenti segni di quella artigianalità sartoriale che ha contribuito al successo del made in Italy nel mondo. Le nostre collezioni non fanno che recuperare quei concetti di valore dei capi, di attenzione per i particolari e di unicità delle lavorazioni persisi negli ultimi anni.

Un‘operazione revival che si scontra con le regole di immediatezza proposte dai colossi della moda veloce…

Negli ultimi anni la moda “fast food”, figlia della dinamicità del mercato e delle esigenze “usa e getta” del consumatore finale, ha portato a modificare le leggi della produzione, anche nella moda. Collezioni veloci, realizzate con materiali poco pregiati e con lavorazioni spesso approssimative, svolte ben oltre i confini del Paese, hanno invaso le nostre vetrine e, complici i prezzi competitivi, i nostri guardaroba. Il loro design ultra modaiolo e la scelta di materiali dalla qualità non eccellente ne determinano però la breve vita. Capobianco ha scelto di sovvertire le regole, tornando alla tradizione, reinterpretata però in chiave contemporanea, e puntando sulla durata delle sue realizzazioni. Una nostra giacca è ultragenerazionale, perché può passare dall’armadio del padre a quello del figlio senza perdere in appeal e in qualità. I nostri capi, “tradizionalmente moderni”, si propongono come evergreen, fuori dalle mode ma capaci di dettarle e interpretarle, grazie alle contaminazioni del colore e all’utilizzo di piccoli dettagli, anche tecnici, che gli conferiscono una continuità che va oltre la classica stagionalità.

Quanto conta il fattore “T”, tecnologia tessile, nella realizzazione finale?

Materiali e trattamenti sono due punti nodali nella realizzazione di capi destinati a lasciare un’impronta. A distinguere le collezioni Capobianco ci pensano, oltre alla rifinitura a mano di alcuni dettagli, come la cucitura delle etichette, l’apposizione di colli e bordature in cashmere, di zip e bottoni a conclusione delle fasi di lavorazione, anche speciali trattamenti brevettati. Penso al “Frosted”, al “Mano cashmere” e al “Trattamento idrorepellente” che contribuiscono a rendere ogni capo non solo unico, ma ancor più pregiato.

La variabile prezzo non sembra essere tenuta in considerazione…

Un capo che sceglie cotone egiziano e peruviano, il migliore disponibile sul mercato, punta sul cashmere e affida al lavoro manuale i suoi dettagli ha sicuramente un valore commisurato alla qualità dei suoi materiali e della sua realizzazione. Il prezzo del “made with love” corrisponde a quello del “made with quality”.

Una politica che sembra aver dato risultati che vanno oltre i confi ni nazionali…

Abbiamo partecipato con ottimi riscontri, oltre che a Pitti Immagine 2011, anche a Designer Collectives, rassegna americana di primo piano per l’universo della moda. Il che ci lascia ben sperare per l’immediato futuro, che vuole la nostra distribuzione allargarsi anche a Francia, Germania, Giappone e agli USA. Per pensare a dei monomarca, invece, ci prendiamo tempo. Credo che i prossimi 5 anni saranno determinanti. Oggi mi sento unicamente di pensare al 2011, per cui ipotizziamo un margine di crescita del brand del 50% a fronte dell’attuale 30% e un ulteriore incremento dell’export , attualmente attestato intorno al 20%.

Business&Gentlemen

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