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Innovazione

Il valore dell’innovazione. Intervista a Thierry Marchal, Worldwide Industry leader di Ansys

ansys thierry marchal

La Innovation Executive Conference che si è tenuta al Kilometro Rosso può essere definita come il primo momento in Italia in cui si racconta il valore delle  tecnologie  di simulazione a persone non tecniche, ma ai dirigenti delle aziende manifatturiere.

Perché i dirigenti dovrebbero interessarsi di uno strumento tecnico e come ANSYS sta cercando di aiutarli?

Una parte del mio lavoro consiste nell’incontrare i massimi dirigenti di aziende multinazionali in tutto il mondo per aiutarli a visualizzare come la simulazione, integrata nel processo di sviluppo del prodotto, possa portare a benefici strategici importanti per la competitività dell’azienda stessa. La fase in cui si impiegava la simulazione solo per migliorare le prestazioni dei prodotti o di ridurre il time to market è superata. Questi valori, seppur sempre importanti, passano in secondo piano di fronte all’enorme vantaggio che si ottiene prendendo la simulazione come base per tutto il processo di progettazione stesso, modificandolo in maniera sostanziale.

Il concetto di “Simulation Driven Product Development”, in cui viene utilizzata la simulazione sistematicamente sin dalle prime fasi della progettazione fino alla prototipazione e test, richiede un cambiamento metodologico e culturale del modo in cui nuovi prodotti vengono sviluppati. Accade quello che Bob Tickel, Direttore dell’Analisi presso un’azienda internazionale che si chiama Cummins, ha chiamato “il passaggio da una cultura test-centrica a un’analisi-centrica, favorito dalla facilità d’uso e affidabilità degli strumenti oggi disponibili”.

Un cambiamento così drammatico non può essere fatto senza il supporto del top management aziendale e dell’imprenditore. Anche se gli utenti e i loro manager diretti sono convinti che la simulazione sia la soluzione da adottare, è come viene implementata che fa la differenza. La modifica di processi e gli investimenti richiesti (spesso soprattutto in termini di impegno iniziale delle persone) non sono pensabili se non c’è un forte commitment di proprietà o direzione generale. Inoltre queste persone sono le uniche che riescono ad avere una visione abbastanza ampia per comprendere tutte le implicazioni startegiche di queste scelte e non fermarsi al banale, seppur interessante, risparmio in prototipi e tempo.

Perchè ANSYS a questa conferenza?

Perchè il top management non è sempre consapevole di cosa sia la simulazione, e soprattutto di quali vantaggi ne stanno traendo le aziende “best in class” nel mondo.  I nostri utenti spesso trovano nel management un ostacolo alle loro idee e ci chiedono spesso di aiutarli a far comprendere il motivo per cui richiedono determinati investimenti in software e formazione. In Italia si è ancora indietro, e non di poco, rispetto ad altre nazioni europee come la Germania, ma anche Francia e Inghilterra. I rischi non sono pochi: il divario che si crea ora potrebbe non essere facile da recuperare. È evidente che questi argomenti sono di interesse per i vertici delle aziende, addirittura più che per i tecnici stessi. Inoltre, non dimentichiamoci che il peso strategico di fattori come innovazione sul prodotto/processo, la sostenibilità ambientale ed energetica, il costo di gestione dell’ingegneria e l’integrità di prodotto (qualità, affidabilità, robustezza..) sono di solito decisioni prese ad alto livello, che verranno solo controllate poi dal management intermedio. È quindi importante che il dirigente sia consapevole di come, per esempio, oggi alcuni prodotti si sviluppino in un decimo del tempo rispetto agli anni scorsi o si possa raggiungere con un solo prodotto obiettivi come innovazione, riduzione dei costi e riduzione dei tempi di sviluppo mantenendo la garanzia dell’affi  dabilità dello stesso quando fino a pochi anni fa si sarebbe dovuti scendere a pericolosi compromessi.

Qual è il futuro di queste tecnologie? Cosa sta accadendo in Italia e nel mondo?

Stiamo andando verso la simulazione pervasiva: un mondo dove ogni prodotto coinvolgerà in modo continuo la simulazione durante ogni  fase di sviluppo, perché questo sarà l’approccio conveniente per “fare bene la prima volta”. Questo significa che ogni decisione verrà supportata da decine, centinaia o migliaia di analisi, facilitate da software che permettono agli ingegneri un’altissima produttività e velocità, concentrando le loro competenze sull’analisi dei dati.

In Italia, come nel resto del mondo, ci sono aziende molto diverse tra loro per dimensioni, ma soprattutto per apertura mentale verso l’innovazione. Molte hanno paura degli investimenti, altre di stravolgere i loro processi. Per questo noi abbiamo un approccio consulenziale e le aiutiamo attraverso piani di implementazione commisurati a ogni singola realtà. Certo una società aeronautica, abituata alla tecnologia, è di solito più propensa a considerare la simulazione rispetto ad una società del settore alimentare. Sareste comunque sorpresi di vedere tutti i settori in cui la simulazione è applicabile ed è già applicata: siamo quindi già tutti sullo stesso percorso. L’Italia vive una situazione particolare: alcune aziende sono dei gioielli grazie a imprenditori illuminati che hanno fatto come tedeschi e francesi, investendo e rinnovandosi durante la crisi. Molti sono rimasti fermi a guardare una rivoluzione silenziosa e rischiano ora di dover rincorrere i concorrenti. È di fondamentale importanza capire inoltre che lo strumento offre potenzialità diverse a seconda di come viene implementato. Alcune aziende simulano solo componenti singoli, altri interi sistemi. Alcuni non utilizzano le capacità dei software di accoppiare i risultati di analisi fatti su fisiche diverse (elettromagnetica, strutturale, fluidodinamica, acustica…), gestire scale diverse (nano e micro componenti), domini multitempo (chiaro l’esempio tragico delle torri gemelle quando l’impatto con un aereo, un evento misurabile in un paio di secondi, ha creato un crollo a distanza di ore), valutare l’azione del tempo sul sistema (per prevenire guasti dopo anni dall’acquisto o per valutare/allungare i cicli di manutenzione). Le aziende leader utilizzano il design exploration, la possibilità di automatizzare l’esplorazione di soluzioni diverse alla ricerca dell’optimum, senza scartare quelle più originali ed innovative che potrebbero portare ad innovazioni importanti ma che spesso oggi si tralasciano per lo sfavorevole rapporto costo/rischi/benefici.

Abbiamo visto un grande esempio di come una società può essere estremamente innovativa anche producendo prodotti comuni come un ventilatore o un aspirapolvere. Guardando al caso Dyson, qual è il ruolo che la tecnologia, e la simulazione in particolare, deve avere nei processi aziendali?

Io non sono il primo a dire che il mondo è sempre più piccolo: il concorrente di oggi magari si trova a migliaia di chilometri di distanza, in un altro continente e non possiamo capire da cosa derivi il suo vantaggio competitivo perchè ci è difficile avere informazioni sulla sua strategia, sui suoi processi, sulle tecnologie che usa. Per mantenere noi stessi un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo dobbiamo innovare con costanza e rapidamente, riducendo nel contempo i rischi intrinseci nel fare innovazione in costrizione di budget e tempi perchè nessuno può permettersi di fare errori. Il loro costo è elevatissimo, come ci insegnano casi come quello di BP e del disastro del Golfo del Messico. Dyson dimostra che con la tecnologia possiamo sopperire al vantaggio legato al costo del lavoro e subire molto meno la concorrenza della Cina: un ventilatore oggi si vende a 30 Euro, quello di Dyson a 200 Euro. Il problema è che l’approccio tradizionale non riesce a governare tutte le variabili coinvolte nello sviluppo di un prodotto innovativo, sostenibile, che costi poco, che sia sviluppato velocemente e che risulti affidabile nel tempo.

Quindi, aziende che vogliono emergere come leader di domani sono passate al mondo virtuale, al fine di testare anche idee insolite o addirittura considerate folli da cui potrebbero derivare esperienze importanti, nuovo know-how,  innovazioni dirompenti. Chi avrebbe mai immaginato un ventilatore senza pale, appena 2 anni fa? Non dobbiamo uccidere la creatività delle nostre persone, ma dare loro strumenti per verificare in modo rapido ed economico quante più idee possibile per poi portare alla direzione aziendale l’idea stessa insieme alle prove della sua fattibilità.

Le persone spesso chiedono quale sia il costo di simulazione. Dalla conferenza, sembra che sia più corretto chiedersi quale sia il costo di non usarla….

Esattamente. È facile misurare il costo della simulazione (costo del software, hardware e risorse di ingegneria). Come spiegato durante la conferenza, c’è una parte di “risparmio” sui costi che è facilmente visibile e riguarda, ad esempio, l’eliminazione di molti prototipi fisici. Ma questa è la punta dell’iceberg. Noi incoraggiamo fortemente le imprese a calcolare i risparmi e a valutare il valore reale della simulazione. Ma il costo intangibile del non usare la simulazione è ancora più grande: cosa succede ritardando il lancio di un prodotto? E se nel frattempo la concorrenza arriva prima di noi? Cosa succede se un prodotto nuovo si guasta e crea problemi ai nostri clienti? Quanto vale il danno in immagine e fiducia, e quanto costa recuperarlo? Jim Cashman, CEO di ANSYS,  ha sottolineato in un suo discorso, come oggi il costo di un errore può essere insostenibile anche per un’azienda di grandi dimensioni. Alla conferenza sono stati citati diversi casi: analizzati gli impatti non solo economici, è stato opportuno risparmiare durante lo sviluppo? Abbiamo anche evidenziato come in realtà molte sono le aziende che usano la simulazione e poche quelle che la usano correttamente.

Le “best practices” che abbiamo individuato sono: farne un uso sistematico, fin dalle prime fasi del processo; usare l’analisi parametrica per studiare scenari, valutare soluzioni e prendere decisioni; gestire il know-how aziendale, usando la simulazione per fare esperienza e gestendone i risultati in modo che diventino un patrimonio riutilizzabile; gestire la complessità attraverso sistemi software intelligenti ed adattativi.

Un recente sondaggio svolto da Aberdeen Group quantifica con chiarezza la differenza tra le aziende di maggior successo e tutti gli altri in termini di gestione di ingegneria della conoscenza: l’impiego efficace della simulazione non dipende dai tecnici, che conoscono le potenzialità della tecnologia, ma dagli executive delle aziende che temono, di fronte a ciò che non conoscono, di commettere un errore nel deciderne l’implementazione. È la stessa Aberdeen Group a dirci che invece questo è l’errore vero. Questo è il motivo per cui Ansys, da leader mondiale della tecnologia, si è evoluta da realizzatore di software a consulente per supportare le aziende a quantificare correttamente i benefici e prendere decisioni tali da poter rimanere competitivi, anche di fronte ad una concorrenza globale.

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