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Meregalli, un distillato di imprenditorialità

Meregalli

Una storia imprenditoriale lunga 155 anni, scritta da 5 generazioni di imprenditori che hanno vissuto la nascita e il progressivo sviluppo di un’azienda che è oggi leader nella distribuzione di alcolici e distillati.

Fare oggi la fotografia del Gruppo Meregalli significa immortalare i tratti di una realtà che rappresenta alcuni dei più importanti marchi del settore, che ha saputo puntare sulle nuove tecnologie, che ha saputo lavorare sul fronte dell’internazionalizzazione e sviluppare new business.

A raccontarci passato, presente e futuro del Gruppo con sede a Monza è il trentatreenne amministratore delegato Marcello Meregalli.

Ben 155 anni di storia, 5 generazioni di imprenditori e oggi è lei a guidare il Gruppo. Come ha vissuto il passaggio generazionale all’interno dell’azienda?

Mio padre Giuseppe mi ha insegnato a convivere con l’azienda fin da piccolo. La storia della nostra famiglia è immancabilmente legata a quella della nostra impresa. Così ho imparato presto a conoscere le dinamiche e la vita di tutti i giorni all’interno del nostro Gruppo. E’ stato un passaggio generazionale morbido, proprio perché ho sempre vissuto questo ambiente. Se posso fare una battuta, ricordo che ho sorseggiato il mio primo cognac quando avevo 8 anni, era una bottiglia del 1805…

Oggi quali sono i suoi principali incarichi in azienda?

Rivesto il ruolo di amministratore delegato e mi occupo anche degli aspetti strategici del commerciale. Inoltre, ho seguito direttamente anche l’introduzione delle nuove tecnologie che hanno fornito un’importante crescita per il Gruppo. Presto attenzione anche alle attività di valorizzazione del nostro marchio e alle più importanti iniziative di marketing.

Un’azienda che ha radici così lontane, fin dal 1856, come riesce a far convivere elementi di continuità ed elementi d’innovazione?

La distribuzione fa parte del nostro Dna. Poi con mio padre l’azienda ha dato vita a un vero cambiamento proiettandosi prima sul circuito nazionale e, dagli Anni Settanta, puntando anche ai mercati esteri. La continuità è il filo conduttore della storia della nostra famiglia, ma in ogni epoca siamo stati capaci di cavalcare l’onda dell’innovazione, anzi ad essere spesso dei precursori.

Quanto conta oggi il processo d’internazionalizzazione?

E’ un aspetto importante che comprende circa il 20% dei nostri volumi. Lavorare sui mercati esteri è stato un elemento importante anche per soddisfare l’esigenza di export dei marchi italiani che distribuiamo. In alcuni paesi operiamo direttamente con delle sedi distaccate, come ad esempio in Svizzera e Francia.

Quali sono alcuni dei grandi marchi che rappresentano il fiore all’occhiello della distribuzione Meregalli?

Qui in Italia tra i più conosciuti c’è il Sassicaia della Tenuta San Guido, poi c’è lo Champagne Bollinger con cui abbiamo una storia lavorativa fi n dal 1994 ricca di soddisfazioni: basti pensare che abbiamo sestuplicato le vendite arrivando al traguardo di 110mila bottiglie all’anno in Italia. Molto importante anche la partnership privilegiata con la borghesia di Bordeaux di cui noi curiamo direttamente la vendita di grandi etichette tra cui Château Lafite. Poi nel settore spirits abbiamo tante notevoli referenze tra cui la grappa Jacopo Poli, con mezzo milione di bottiglie vendute nel solo canale horeca.

A proposito di spirits, ci parli del progetto “Vino è Arte”…

E’ un progetto nato nel 2007 con un pizzico di follia e di fortuna. Se fosse partito un anno dopo, in piena crisi, probabilmente non l’avremmo fatto. Tutto è nato dalla consapevolezza che abbiamo circa 1200 articoli di cui un terzo è composto da spirits. Così abbiamo deciso di puntare su un’innovativa idea di marketing e di logistica, con un piano di distribuzione completamente diverso. In un momento di crollo dei consumi, siamo andati sul mercato proponendo agli operatori soluzioni d’acquisto su misura, con kit di bottiglie completamente personalizzabili. E’ stata una scelta di successo. Il fatturato è in crescita così come le voci di prodotto. Abbiamo trovato una nicchia interessante e da qui è nata la srl del Gruppo specializzata nel settore che si chiama appunto “Meregalli Vino è Arte”.

Diamo qualche numero relativo al suo Gruppo…

Una rete di 140 persone, 93 mandati di distribuzione, una serie di agenzie di riferimento in posti strategici come Milano e Roma, circa 1200 etichette a catalogo, che diventano 1800 con Svizzera e Francia. I nostri clienti in Italia sono circa 9000 con la Gdo che rappresenta il 2% del fatturato. Abbiamo alcuni punti vendita diretti tra wine-bar ed enoteche, in punti strategici legati al nostro territorio.

Dal suo osservatorio privilegiato, come è cambiato il settore horeca in questi anni?

Direi che siamo tornati agli Anni Ottanta. Ci sono ancora troppi operatori all’interno di un ambito di consumi in cui il potere d’acquisto è sceso. Oggi ci sono ancora troppe improvvisazioni, realtà che non sono al passo con i tempi, locali “finti” senza identità. Nel canale della ristorazione tengono bene il passo i ristoranti storici, in particolare quelli di fascia media, mentre crescono i wine bar con prezzi abbordabili.

E, invece, com’è evoluta la consapevolezza del consumatore?

Sicuramente la consapevolezza è crescita. Dagli Anni Novanta gli appassionati del buon bere sono cresciuti anche grazie a iniziative mirate di associazioni di sommelier o eventi di degustazione e a una maggiore attenzione da parte dell’editoria. Oggi il vino è finito per diventare come il calcio, ci sono troppi “tifosi-allenatori”. Si tende spesso solo a criticare senza avere la giusta comprensione. Si rischia di restare un po’ in superficie, ma anche questo ovviamente genera interesse.

Al di là della distribuzione, il Gruppo ha puntato anche su alcuni iniziative di new business…

C’è Aznom, un’azienda nata non direi per gioco, ma sicuramente per passione. Siamo partiti nel 2007 creando delle linee di accessori di design legati al mondo del vino e poi abbiamo allargato su prodotti innovativi e oggettistica luxury e business. In questi ultimi anni, inoltre, abbiamo aperto 3 wine-bar a Monza, ciascuno con una propria identità, con un format preciso e un buon zoccolo di fatturato. Abbiamo, poi, messo un piede anche nell’ambito editoriale, che è un mondo al di là del nostro core-business, ma sicuramente interessante e con importanti potenzialità.

Poi c’è la Tenuta Fertuna…

Esatto. Abbiamo completato l’acquisizione nel 2008 di questa azienda vinicola che era già in parte di nostra proprietà. Siamo in piena Maremma, una zona perfetta per il Super Tuscan, abbiamo 150 ettari di cui 50 vitati in produzione. La tenuta sfrutta le più moderne strumentazioni hi-tech ed è legata anche a un progetto di accoglienza non solo turistica, ma anche per la formazione specializzata e l’incentive aziendale. E’ un vero e proprio Château di Toscana.

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