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Tutela, amministrazione e conservazione del patrimonio: perchè scegliere una fiduciaria

fiduciarie

Attualmente, è opinione di molti che le società fiduciarie servano principalmente a occultare la proprietà di beni mobili e immobili e a eludere il fisco.

In realtà, per fiduciaria bisogna intendere quella struttura, professionalmente qualificata, autorizzata e vigilata dal Ministro delle Attività Produttive e ora, per chi decida di assoggettarvisi, anche da Banca d’Italia (D.Lgs 141/2010), in grado di operare come intermediario sostituto d’imposta e di offrire una serie di servizi e di benefici economici derivanti da un’attenta pianifi cazione e ottimizzazione fiscale.

Sono dunque società fiduciarie e di revisione quelle che si propongono, sotto forma di imprese, di assumere l’amministrazione di beni per conto terzi, l’organizzazione e la revisione contabile di aziende e la rappresentanza dei portatori di azioni e di obbligazioni. Caratteristica principale delle società fiduciarie è che agiscono in nome proprio, ma per conto del cliente, che rimane l’unico effettivo proprietario dei beni.

Al contrario di istituzioni bancarie e finanziarie che dispongono per conto proprio dei capitali dei correntisti per erogare finanziamenti. Altra caratteristica peculiare dell’attività fiduciaria è la separazione dei beni dei fiducianti da quelli della società: la legge infatti impedisce che i creditori della società fiduciaria possano rifarsi sui beni trasferiti in mandato fiduciario. Inoltre alle società fiduciarie sono inibite tutte le operazioni in assenza di totale copertura finanziaria.

Questi disposti congiunti escludono pertanto l’ipotesi del fallimento di una società fiduciaria. Nel caso di stato di insolvenza, infatti, le società fiduciarie sono assoggettate alla procedura di liquidazione coatta amministrativa (che si applica anche a banche, imprese di assicurazioni, cooperative, istituti per le case popolari e consorzi obbligatori).

Mentre però per il fallimento, l’unico presupposto oggettivo è lo stato di insolvenza, per la liquidazione coatta amministrativa possono essere previsti anche altri elementi che sono: la violazione di norme o di atti amministrativi (es: fido) e motivi di pubblico interesse che, a giudizio insindacabile della Pubblica Autorità, impongano la soppressione dell’ente. In caso di procedimento coatto, inoltre, il fatto che la società fi duciaria non acqui-sisca la proprietà dei beni che, abbiamo detto, rimane in capo al cliente, e non vada in fallimento, è garanzia di sicurezza assoluta per il fiduciante.

Abbiamo detto che il procedimento di liquidazione coatta si applica anche alle banche, ma il fatto che esse acquisiscano la proprietà degli attivi (con una serie di esclusioni), può chiaramente avere conseguenze sui capitali versati. In caso di depositi bancari (tipicamente conto corrente) per esempio, il correntista è coperto dalla garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi fino a un importo massimo di 103 mila e 291,38 euro per depositante, non molto diversi sono i rischi che il cliente corre nei confronti di altri intermediari finanziari, quali Sim o Sgr (come la cronaca talvolta certifica).

Perché dunque rivolgersi a una fiduciaria? Innanzitutto per un tema di riservatezza. Si tratta di un’effettiva tutela della privacy nei confronti di terzi, però, non nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Infatti, per ogni nuovo mandato ricevuto, la fiduciaria è tenuta a segnalarlo all’Anagrafe Tributaria, oltre chiaramente a dover assolvere alla funzione di sostituto d’imposta per gli attivi di cui è amministratrice nei confronti dell’Agenzia delle Entrate

Nel caso in cui, poi, i proventi non siano sostituzioni d’imposta (per esempio su dividendi di partecipazione qualificata), la fiduciaria è tenuta a segnalare sul Modello 770 che il fiduciante ha ricevuto tale tipologia di provento nel rapporto fiduciario per cui l’Agenzia delle Entrate potrà procedere alle opportune verifiche. Oltre alla riservatezza, un altro plus implicito nell’amministrazione da parte di una fiduciaria è l’ottimizzazione fiscale.

Mettiamo il caso del sig. Rossi che abbia un rapporto con la banca X e con la banca Y; cosa succede nel caso in cui il soggetto in questione abbia conseguito un risultato di gestione positivo con la prima banca e negativo con la seconda? Nella realtà dei fatti, le due posizioni si compensano, ma lasciando la gestione separata alle due banche, il soggetto dovrà versare le imposte nel primo caso, mentre vanterà un credito d’imposta nel secondo. Attraverso l’amministrazione di una fiduciaria invece, è possibile consolidare fiscalmente le due posizioni, evitando qualsiasi esborso: chiaramente non si tratta di elusione o evasione delle tasse, ma semplicemente di un uso razionale della norma.

Sul fronte investimenti poi, le possibilità operative di una fiduciaria sono molto più ampie rispetto a quelle bancarie. Qualora infatti, io fossi interessato a crearmi un portfolio di attivi finanziari, a esempio acquistando delle sicav, rivolgendomi a una banca, avrei due limiti precisi: da un lato, la banca mi offrirà l’acquisto solo di quelle sicav che hanno un rapporto di collocamento con la stessa; dall’altro, mi venderà o collocherà solo classi retail che hanno costi di gestione e sottoscrizione molto più alti rispetto alle classi istituzionali che normalmente non prevedono commissioni di distribuzione per gli intermediari. La fiduciaria invece, non potendo avere ritorni economici da nessuna controparte, non ha alcun interesse a limitare l’universo investibile del cliente e può acquistare direttamente classi istituzionali. Di fatto quindi, con una fiduciaria, il cliente può fare le stesse cose che farebbe con un’intermediazione bancaria, di Sim o Sgr, ma a minor costo e con maggiore scelta. Qualora poi io voglia avere accesso al mondo finanziario, nel caso in cui scegliessi un gestore professionale autorizzato, per esempio a Londra, dovrei inviargli il capitale da investire, monitorarlo sul mio Unico, procedere per ogni operazione del gestore a calcolare e autoliquidare l’imposta, complessità che il più delle volte mi faranno optare per un ritorno nel mercato domestico. Avvalendomi, invece, di una fiduciaria, potrei gestire rapporti multipli in tutto il mondo con assoluta semplicità: sarà infatti la fiduciaria ad adempiere a tutta la normativa sul monitoraggio e alla parte di sostituto d’imposta, liberandomi di qualsiasi barriera operativa.

Concludendo, se proprio dovessimo indicare un difetto che affl igge l’istituto fiduciario, lo individueremmo nella sua scarsa e, spesso, distorta conoscenza da parte del mercato quando invece si pone, per caratteristiche, come strumento straordinariamente efficiente ed efficace per il raggiungimento professionale di moltissimi obiettivi dei clienti.

Qualche curiosità storica

Il mandato fiduciario vanta il suo antenato più antico nel “fede-commesso ereditario romano”, figura nata per tutelare alcuni soggetti “deboli” (schiavi, donne, impuberi e quanti sottoposti al pater familias) che per legge non potevano ricevere beni in eredità. Intorno al 100 a.C., per raggirare questo ostacolo normativo, il fedecommesso divenne anche erede fiduciario con il compito, in assoluta segretezza, di restituire al soggetto designato, i beni ricevuti in eredità. In Italia, fu la promulgazione delle leggi razziali che impedivano agli ebrei italiani di essere proprietari di aziende o di gestire attività rilevanti, a far nascere l’esigenza di strumenti in grado di tutelare i patrimoni delle famiglie ebraiche. Ed è proprio del 1939 la prima legge sulle società fiduciarie, tuttora allla base del nostro ordinamento.

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