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Economy

I fondi paritetici interprofessionali. Un aiuto alle imprese per la formazione

fondi paritetici

I Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa, promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici Accordi Interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

Si finanziano attraverso il trasferimento dello 0,30% del cosiddetto “contributo obbligatorio contro la disoccupazione involontaria” versato all’Inps da tutte le imprese private con dipendenti. La modalità di accesso delle imprese ai Fondi è relativamente semplice e snella. L’impresa, attraverso il Modello UNIEMENS INPS (ex DM10) sceglie a quale Fondo aderire, l’ Inps, trasferisce le risorse al Fondo da essa indicato e il Fondo, a sua volta,  mette a disposizione delle imprese le risorse per finanziare gli interventi formativi tramite gli Avvisi.

Nel caso in cui l’impresa non formuli alcuna preferenza, le risorse vengono invece trasferite d’ufficio, per un terzo al Ministero del Lavoro che le destina al finanziamento degli interventi ex lege 236/93 e per due terzi al Ministero dell’Economia che le destina al cofinanziamento degli interventi del FSE. I Fondi rappresentano attualmente lo strumento maggiormente utilizzato dalle imprese per poter finanziare le iniziative formative dei propri dipendenti.

Nel periodo compreso tra il gennaio 2009 e il giugno 2010, i Fondi hanno infatti approvato, secondo i dati forniti dall’ISFOL nel rapporto annuale sulla formazione continua del 2011, oltre 9.800 piani formativi, a loro volta suddivisi  in circa 39.500 iniziative (mediamente 4 per ogni Piano), per un totale di oltre 73 milioni di ore di formazione destinate a circa 1 milione 288 mila dipendenti appartenenti a più di 32.500 imprese.

I Fondi ad oggi possono essere considerati la componente del “sistema nazione” che concentra le maggiori risorse finanziarie a sostegno della formazione dei lavoratori. L’insieme dei 18 Fondi Paritetici riconosciuti dal Ministero del Lavoro può contare, infatti, su un introito annuo che supera i 450 milioni di euro.

Tale strumento viene attualmente utilizzato dal 45% delle aziende private italiane che rappresenta  il 66% dei lavoratori nazionali. Il dato nasconde tuttavia una disomogeneità sia a livello territoriale che a livello di dimensioni nell’accesso delle imprese ai Fondi Interprofessionali.

Al Nord si è raggiunto ormai da tempo un livello di adesione ai Fondi elevato, soprattutto per quanto riguarda le imprese medie e grandi: in alcune aree del Nord-Est sono stati raggiunti tassi di incidenza superiori all’85% difficili da superare. Al Sud una parte rilevante delle piccole e delle piccolissime imprese non sembra invece sufficientemente informata sulle opportunità offerte dai Fondi e non pare in grado di esprimere autonomamente una domanda formativa sufficientemente strutturata.

Del resto è molto difficile pensare che in assenza di sostegni di tipo strategico e consulenziale possano prodursi spontaneamente quei fenomeni di aggregazione territoriale e settoriale necessari per elaborare e proporre piani formativi suscettibili di finanziamento. Ma quali iniziative formative sono state approvate e finanziate dai Fondi Interprofessionali nel corso dell’ultimo anno e mezzo in termini di contenuti, durata e modalità di realizzazione?

Nel periodo compreso tra gennaio 2009 e giugno 2010, circa il 40% dei lavoratori coinvolti ha partecipato a progetti formativi che si sono occupati del tema inerente la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Un peso altrettanto decisivo è costituito dalle iniziative finalizzate a sviluppare le abilità personali dei dipendenti. Le lingue e l’informatica hanno invece un peso trascurabile in quest’ambito, mentre crescono rispetto al passato, seppur in modo limitato, le tematiche specialistiche, legate soprattutto ai processi produttivi nei diversi settori d’ufficio e di segreteria. L’aula rappresenta ancora oggi il contesto di apprendimento maggiormente utilizzato (75%), seguita dai corsi di formazione a distanza. Un ruolo crescente sembra avere il training on the job e la rotazione programmata nelle mansioni lavorative.  Per quanto riguarda la durata dei singoli moduli didattici si riscontra una forte incidenza  delle iniziative molto brevi (fino ad 8 ore); in molti casi si tratta di corsi di aggiornamento o di partecipazioni a seminari ed a workshop. In ogni caso oltre la metà delle partecipazioni si realizza in percorsi che non superano le 24 ore.

La concentrazione dell’attività di formazione realizzata in tempi brevi, unita alla prevalente attività d’aula, evidenzia la natura standard della maggior parte dei progetti formativi che transitano attraverso i meccanismi della formazione finanziata. Non a caso circa l’89% di essi prevede esclusivamente attività di formazione, mentre altre tipologie di intervento hanno ancora un ruolo assai marginale. Laddove sono presenti, i servizi aggiuntivi riguardano prevalentemente la fase che precede la formazione con un particolare focus rivolto alle attività di orientamento e bilancio delle competenze.

Non particolarmente incoraggiante è il dato relativo alla certificazione delle attività formative: la maggior parte delle iniziative termina con il rilascio di dispositivi di certificazione forniti direttamente dall’organismo che eroga l’intervento o senza alcuna certificazione. I percorsi formativi che si concludono con attestazioni riconosciute e rilasciate da soggetti terzi coinvolgono com-plessivamente circa il 20% dei partecipanti.

In sintesi, sebbene tali numeri dimostrino come la formazione finanziata costituisca attualmente un’opportunità conosciuta ed assai utilizzata dalle imprese, in ottica futura, risulta necessario operare sul piano strutturale recuperando alcune direttrici che privilegino la qualità dell’intervento formativo e contemplino la facilitazione all’accesso da parte di tutte le piccole medie imprese del panorama italiano mediante la loro aggregazione, l’ampliamento delle metodologie utilizzate per il trasferimento delle conoscenze/competenze e la definizione di dispositivi per il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze acquisite direttamente sul campo formativo.

A cura di Massimo Sperlecchi

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