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Personaggi

Il valore aggiunto di essere donna

lucia_galluzzi

Studi scientifici e una naturale passione per il marketing e la comunicazione, molti sacrifici affrontati per l’amore per il proprio lavoro e, insieme, il forte desiderio realizzato di crearsi una famiglia. Sono tutte qualità che hanno portato Lucia Galluzzi a rico-prire un ruolo strategico in Kellogg Italia.

In questi 17 anni ha vissuto in primo piano l’evoluzione del mercato e il cambiamento dei gusti del consumatore, arrivando a diventare una figura di collegamento tra il reparto tecnico e quello di marketing e comunicazione.

Lucia Galluzzi, Nutrition & Corporate Affairs Director di Kellogg Italia lavora nell’azienda multinazionale dal 1994. Una manager consapevole del proprio valore e madre di famiglia, in questi 17 anni si è divisa tra l’azienda e i suoi familiari ricavando da en-trambi grandi soddisfazioni.

Iniziamo a parlare di come è arrivata in Kellogg?

Per me è stato un passaggio naturale. Con il mio background scientifico sono entrata in Hoffman La Roche, nella divisione vitamine e ho lavorato nel reparto tecnico e di marketing. Offrivamo un supporto alle aziende alimentari, farmaceutiche e cosmetiche che volessero aggiungere ai loro prodotti un apporto vitaminico. Quando Kellogg, i cui cereali sono arricchiti con vitamine, decise di aprire una fi liale in Italia, negli anni ’90, si rivolse a noi per una consulenza e fornitura. Il cliente mi fu affidato e questo rapporto, che iniziò da fornitore si concluse con un’assunzione.

E come si evolve la sua carriera, come è arrivata a ricoprire la sua carica attuale?

Nell’ormai lontano ’94 sono entrata in azienda come Nutrition Manager. Nel ’98 sono entrata nel Comitato Esecutivo con la carica di Nutrition & Communication Manager. Curavo quindi l’aspetto tecnico scientifico e nonostante la mia formazione, anche quello di comunicazione. Da qui ho iniziato a seguire il portfolio prodotti.

Parlando di prodotti, cosa è cambiato secondo lei nei gusti dei consumatori da allora fino ad oggi?

Dal ’94 è cambiato davvero molto. Da sempre i prodotti Kellogg’s si sono distinti per l‘alta qualità e il valore nutrizionale e negli ultimi anni i consumatori sono diventati sempre più esigenti, attenti ad acquistare alimenti a ridotto contenuto calorico e ad elevato valore nutrizionale. Per questo la nostra società ha sempre cercato di stare al passo con i tempi investendo in ricerca e sviluppo e integrando in maniera costante l’offerta di prodotti con proposte sempre nuove.Solo per citarne una: quando sono arrivata in azienda le donne iniziavano a prestare maggiore attenzione alla linea e chiedevano alimenti a basso contenuto calorico. I cereali Special K sono stati la nostra risposta, una risposta vincente.

Il wellness sta diventando quindi sempre più un business redditizio. E se Kellogg sin dagli albori ha proposto alimenti sani, negli ultimi anni molte altre aziende facendo lo stesso. Cosa vi differenzia secondo lei rispetto ai vostri competitor?

Kellogg si differenzia al 100%, innanzitutto come abbiamo già detto perché proporre un’alimentazione salutare è la mission aziendale fin dalla sua fondazione. Motto di William Keith Kellogg era “siamo un’azienda di persone dedicate che produce alimenti di qualità per un mondo più sano”. Inoltre siamo da sempre attenti al rinnovamento dei prodotti e alla ricerca per migliorarli. A Battle Creek, all’interno dell’azienda, abbiamo creato un centro studi, il W.K. Kellogg Institute for Food and Nutrition Research (WKKI) dove lavorano oltre 300 ricercatori e nutrizionisti. Siamo arrivati a produrre cereali con il 50% di sale in meno e siamo riusciti a ridurre gli zuccheri del 20-25%. In più abbiamo sempre cercato di contribuire ad un’educazione alimentare corretta, con progetti realizzati insieme ad istituzioni pubbliche o rivolti al consumatore, promossi direttamente da noi. Per fare qualche esempio: nel 1996 abbiamo siglato un accordo con la Società Italiana Pediatrica lanciando la campagna “Age+5” per incentivare il consumo di fibre nell’alimentazione dei bambini e anche quest’anno, a settembre, promuoveremo l’importanza della prima colazione con la campagna educazionale “Riparti dalla colazione”.Inoltre per far arrivare il nostro messaggio al consumatore italiano, abbiamo dato vita a partnership con aziende come Parmalat, Noberasco e Mielizia.

Lavora in uno dei settori strategici dell’azienda, una società conosciuta a livello mondiale. Crede di essere stata penalizzata o favorita nel suo essere donna?

Kellogg ha una struttura fortemente meritocratica. Non conta essere uomo o donna, l’importante è la qualità del proprio lavoro, il contributo che si da all’azienda. Inoltre è una società che da sempre ha compreso l’impor-tanza della diversity intesa sia dal punto di vista femmi-nile/maschile sia da quello culturale. In questo modo si hanno approcci diversi che danno un valore aggiunto al business. Parlando di cifre concrete nella sede Italiana siamo in 130, 50% uomini e 50% donne; il Comitato Direttivo è composto da 7 persone, di cui 3 sono donne e il 20% della forza vendita è femminile, così come il 50% dei quadri aziendali. Una dimostrazione concreta della filosofi a aziendale.

E l’azienda come si pone in relazione alle donne che lavorano? Kellogg è stata una delle prime aziende a istituire negli USA un asilo per i figli delle dipendenti, una chiara politica a sostegno delle donne. È ancora così?

In Italia le dimensioni non consentono una simile soluzione. Ad ogni modo questa azienda si è sempre distinta per la volontà di sostenere le sue dipendenti. La flessibilità oraria e il part-time post gravidanza ne sono un esempio. E il sostegno dei dipendenti non si limita alle donne; Kellogg, per fare un esempio, dà la possibilità a tutti i suoi dipendenti di fare un check up annuale.

Estendendo la domanda a livello nazionale, in Italia esiste secondo lei un aiuto concreto per le donne?

Direi di no. Kellogg è un’eccezione in questo senso. In Italia siamo estremamente arretrati da questo punto di vista, manca un sostegno concreto per le donne che lavorano. A mio parere è un problema di mentalità e sarebbe necessaria una politica mirata per cambiarla.

Arrivare dove è ora ha comportato delle rinunce nel corso della sua vita?

Sacrifici ce ne sono stati e ce ne sono tuttora ma la mia posizione unita alla profonda passione per quello che faccio mi danno una soddisfazione enorme. Il lavoro mi impegna molto e il tempo che posso dedicare alla mia famiglia è limitato, per questo ho imparato a renderlo qualitativamente importante e i miei famigliari in questo mi aiutano molto.

Da recenti studi della Camera di Commercio di Milano è emerso che in Lombardia, un’azienda su cinque è di proprietà di una donna e che queste aziende abbiano resistito meglio alla crisi finanziaria, perché secondo lei?

Direi per la diversity che caratterizza uomini e donne. Le donne sono più determinate e hanno una sensibilità e intuizione maggiore rispetto agli uomini, che sono più pratici. Forse queste sono proprio le qualità necessarie per reagire alla particolare situazione in cui ci ritroviamo.

Concludiamo con una domanda rivolta al futuro, progetti, un sogno che vorrebbe si realizzasse?

Pensando al futuro ho una speranza, che defi nirei sociale. Mi pia-cerebbe tra 10 o 20 anni vedere risolto o quantomeno ridotto il problema dell’obesità infantile. Vorrei vedere un cambio di rotta in questo senso e una maggiore consapevolezza nelle famiglie per un’alimentazione corretta e salutare. In questo modo vedrei coronato il lavoro che nel mio piccolo ho fatto in questi anni e che voglio continuare a fare.

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