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Fiere

Parola d’ordine “formazione”

formazione

La formazione in Lombardia? Una realtà consolidata per il 35 per cento delle aziende e un appuntamento saltuario per tutte le altre imprese. Un dato allarmante che emerge da un’indagine condotta da Unionformazione (Associazione sindacale degli Enti di Formazione), partendo da un sondaggio telefonico presso 50 enti di formazione tra i propri associati lombardi.

Il sistema sta attraversando un cambiamento non regolamentato – spiega Carlo Barberis, Presidente di Unionformazione e direttore responsabile di Human Training -, da un lato l’offerta deve allinearsi agli standard europei. In Italia non esiste, se non in minima parte, un’attività di ricerca nel settore sia sui contenuti che sulle metodologie. E poiché la non ricerca equivale al non sviluppo è chiaro perché le aziende non vedano valore nella formazione e non vi destinino che budget minimi. Dal lato della domanda è necessario attivare un processo di sensibilizzazione all’utilizzo delle pratiche formative: le imprese devono capire che lo sviluppo del proprio business è direttamente proporzionale allo sviluppo delle capacità dei propri dipendenti”.

A sostegno del “sistema formazione”, Fiera Milano e la rivista Human Training, specialista del settore, hanno organizzato per il 30 novembre e il 1 dicembre 2011, nei padiglioni di Fiera Milano City, la prima edizione di EXPOTraining, il primo evento fi eristico in Italia dedicato al mondo della formazione, destinato a ripetersi fi no al 2015.

L’obiettivo è quello di “permettere a queste pratiche di assumere un ruolo strategico per agevolare la ripresa economica e far sì che la formazione diventi uno strumento di competitività del nostro Paese”. Sondaggio di Unionformazione alla mano infatti, il 70% delle aziende intervistate ha risposto che la scelta di fare formazione è subordinata alla possibilità di accedere a finanziamenti, come per esempio i fondi interprofessionali. Il 76% delle aziende con meno di 15 dipendenti fa solo la formazione richiesta dagli obblighi legislativi, ad esempio quella sulla sicurezza o l’apprendistato.

Un processo di formazione, più o meno strutturato, è invece presente nelle aziende con oltre 100 dipendenti. Un avvicinamento alle pratiche formative si è riscontrato in momenti particolmente delicati nella vita di un’impresa: il 45% delle aziende intervistate ha riferito di aver utilizzato la formazione quando ha dovuto optare per la cassa integrazione. Venendo alle diverse tipologie dei corsi di formazione, le maggiori richieste interessano i seguenti ambiti: corsi sulla sicurezza (30%), corsi d’informatica (20%), corsi di lingue (35%), corsi di management – soprattutto sui temi “come lavorare in team” e “la gestione dei conflitti”- (30%), corsi sulle tecniche di vendita e sulla customer satisfaction (25%).

Dall’indagine di Unionformazione è emerso il dato allarmante che solo poche aziende hanno al proprio interno un Responsabile Formazione (35%). Il 65% delle aziende, quindi, non possiede le competenze tecnico scientifiche necessarie per valutare tecnicamente l’offerta di formazione

Qual è la situazione della formazione in Italia e in Lombardia?

A partire dal 2001/2002 l’opinione pubblica ha dimostrato una maggior sensibilità e consapevolezza nei confronti dell’argomento “formazione”. Il motivo? In questi anni le politiche finanziarie, attraverso una serie di fondi messi a disposizione alle aziende e a enti, hanno favorito la gratuità e l’accessibilità a questi servizi. Un’altra variabile che ha inciso in maniera considerevole è il cambio generazionale: oggi il management proviene da una scolarizzazione diversa, più propensa a coniugare in qualunque momento il valore che deriva dalla formazione. Nonostante questo i dati italiani sono allarmanti: mentre in Paesi quali Germania e Francia sono state messe in atto politiche concrete a sostegno della formazione, quali ad esempio la defiscalizzazione, in Italia non abbiamo ancora compreso il vantaggio competitivo che può derivare da un’adeguata politica formativa. 

Nel nostro Paese i diversi fondi attivati in questi anni, hanno “drogato” il mercato perché oggi, in molti, fanno formazione solo se vengono finanziati i corsi. Quando parlo di formazione parlo di un mercato che vale più di 5 miliardi di euro all’anno.  Ma c’è anche un altro problema: gli operatori della formazione devono essere riqualificati e il sistema deve essere regolamentato perché fare formazione significa prima di tutto gestire intelligentemente e con le giuste competenze una risorsa del Sistema Paese fondata su qualità ed etica. Non tutti possono fare formazione, la competenza va certificata, ad esempio, con un patentino. 

Quali sono le principali carenze del sistema sul fronte dell’offerta?

C’è un buco di comunicazione per cui non ci sono pas-serelle strutturali tra il mondo del lavoro e le scuole. La formazione dovrebbe essere il cuscinetto tra questi due mondi ma in Italia purtroppo non esiste un’attività di ricerca specifica nel settore e questo determina la poca crescita.

Ci sono settori che più di altri hanno bisogno di formazione?

La formazione è necessaria in tutti i settori. Diciamo che il “problema” è più forte nelle piccole imprese dove i piccoli imprenditori sarebbero chiamati a formarsi per affrontare con gli strumenti adeguati le criticità del mercato ma spesso non c’è tempo. Per questo motivo è necessario innescare un’importante campagna di sensibilizzazione da fare tutti insieme. Per quanto riguarda i settori, la sicurezza resta il ramo più interessato da corsi. Il motivo principale è legato a fatti di cronaca quali la Tyssen Group per cui alla carenza di formazione potrebbe far seguito una sanzione. In questo caso si è accelerato sulla formazione rendendola obbligatoria.

Quindi le aziende investono poco in formazione…

Esattamente. In Lombardia solo il 35 per cento delle aziende ha al suo interno un Reponsabile Formazione, segno che sono in pochi a vedere la formazione come un valore. Con la ripresa molte aziende avevano varato un piano ad hoc per attivare corsi ma i piani sono stati congelati per mancanza di tempo.

Qual è l’obiettivo che vi siete dati con la  prima edizione di EXPOTraining?

Vogliamo lanciare un messaggio di riforma per far assumere al settore un ruolo predominante che non è riconosciuto come tale. È necessario aumentare il dialogo tra chi ha bisogno di formazione. In questa piazza politica lanciamo un messaggio di riforma per far assumere al settore un ruolo che non è riconosciuto come tale. Per aumentare il dialogo tra chi ha bisogno di formazione in assenza di un responsabile formazione, la non esistenza di un criterio decisionale. Insegniamo a fare formazione.

EXPOTraining – La formazione va in fiera

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