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Tecnologie

Costruire un vantaggio competitivo e sostenibile attraverso l’innovazione

vantaggio competitivo sostenibile

Nella corsa all’innovazione genio e creatività sono un forte valore aggiunto per l’Italia rispetto agli altri Paesi. Siamo una nazione che sa “inventare l’incredibile”, però fatica a sfruttare al massimo questo potenziale per creare davvero un vantaggio competitivo. Ecco alcune linee guida per cambiare prospettiva.

Da 15 anni lavoro aiutando aziende ad innovare, ascoltando le loro problematiche e fornendo idee e strumenti perché possano aumentare la propria competitività sul mercato attraverso l’innovazione. Ho avuto il  piacere di collaborare con società e persone in diverse nazioni europee, dalla piccola impresa familiare alla grande multinazionale, ed ho spesso aiutato le PMI  italiane a confrontarsi con l’estero. Un fatto che mi ha sempre colpito è stato lo scoprire l’enorme capacità delle nostre aziende di trovare soluzioni geniali, inventare l’incredibile. Non è affatto vero che in Italia si faccia meno innovazione rispetto ad altre nazioni europee, dove però l’economia corre più veloce e le aziende riescono a proliferare: dal mio osservatorio privilegiato di oggi, quello di una multinazionale presente in 80 nazioni e che facilita l’innovazione attraverso le sue tecnologie, sono davvero in pochi che possono competere con la nostra creatività, soprattutto in quelle strutture piccole o medie che non hanno grandi risorse da devolvere ricerca e sviluppo.

Il punto è che spesso le nostre aziende non riescono a sfruttare l’intero potenziale della loro innovazione, non tanto da farne un vero vantaggio competitivo. Chi ci riesce, poi, altrettanto spesso non è in grado di sostenere sul lungo periodo il vantaggio che ha saputo creare. I motivi sono diversi, e colgo l’occasione per analizzarne alcuni che a mio avviso hanno un impatto importante.

L’innovazione come soluzione di un problema immediato
Ricordo la mia esperienza in una multinazionale tedesca: processi precisi, procedure, pianificazione, controllo… ma quando un problema tecnico mai affrontato prima bloccava una commessa e c’era bisogno di una risposta rapida, la filiale italiana veniva immediatamente allertata. La capacità di problem solving, di inventarsi una soluzione per uscire dai guai, è una caratteristica che ci contraddistingue. Vuoi perchè siamo abituati a lavorare con risorse estremamente limitate, vuoi perchè pianifichiamo poco, abbiamo sviluppato una attitudine molto forte a gestire con creatività e velocità i problemi che si presentano sul lavoro. Questo, unito alla elevata competenza tecnica (magari molto focalizzata) dei nostri imprenditori, porta a risultati spesso sbalorditivi. Considero questa caratteristica il pregio ed il limite della nostra capacità innovativa. Mi spiego meglio: da noi si innova di fronte ad una necessità immediata ed oggettiva, che di solito è un imprevisto in produzione.

Quali sono le conseguenze?

  1. L’innovazione avviene di fronte ad un problema che sta accadendo: non si ha l’abitudine di investire per prevenire il problema, con il rischio di mandare fuori controllo tempi di consegna e costi, lavorare spesso in emergenza per spegnere incendi man mano che scoppiano. Questa è una delle problematiche che possono essere ridotte o anche annullate attraverso la simulazione numerica. I software creano una sorta di laboratorio virtuale dove è possibile effettuare test di resistenza strutturale, durata, efficienza, compatibilità elettromagnetica, interferenze… Poichè tutto avviene utilizzando il computer, anche grazie ad una elevata automatizzazione dei processi di analisi e alla velocità che si è in grado di ottenere dalle moderne workstation, il costo di questi test è molto basso e possono essere verificate migliaia di ipotesi in tempi brevi. Il risultato è quella tranquillità che si poteva avere anni fa, quando c’erano il tempo e le risorse per collaudare i nostri progetti (molto più semplici di adesso) per metterli sul mercato quando si era sicuri che fossero performanti ed affidabili. Oggi, proprio perchè i prodotti sono sempre più complessi, i tempi di sviluppo ridotti e i budget limitati, l’ambiente virtuale diventa sempre più una via obbligata che è anche sempre più facilmente proponibile in virtù di due fattori: l’architettura dei software di simulazione che oggi si gestiscono con interfacce semplici e forniscono risultati precisi ed attendibili (che dipendono dalla scelta del software: non è un caso che ANSYS investa quasi 100 Milioni di dollari ogni anno per far evolvere i propri simulatori), e alla possibiità di accedere a potenze di calcolo molto elevate a basso costo (i software funzionano con workstation da 3- 4.000 Euro su cui già si sfrutta la potenza dei multi processori e la GPU della scheda grafi ca). Il vantaggio non si ferma alla semplice verifica di progetto: consentendo l’ottimizzazione di prodotto la simulazione porta a risparmi in termini di costo, a performance più elevate, risparmio energetico. Tutto questo contribuisce a creare un vantaggio competitivo e quindi ad aumentare le possibilità di successo sul mercato.
  2. L’innovazione è spesso legata al processo e non al prodotto: in Italia faremmo fatica a creare l’ I-Pad, ma potremmo riuscire benissimo a produrlo più velocemente e con meno risorse. In questo non c’è nulla di male, anzi. La nota dolente è che spesso questo tipo di innovazione rimane relegata all’azienda che l’ha introdotta e che da noi è facilmente una struttura piccola che segue un numero molto limitato di clienti. L’azienda non è quindi in grado di valorizzare un proprio asset se non nell’offerta verso il proprio micromercato, perdendo opportunità di guadagno molto elevate. Quello che spesso sfugge è la possibilità di tutelare il know how attraverso forme di protezione della proprietà intellettuale che, a differenza del brevetto che richiede la pubblicazione (e quindi la divulgazione dell’idea), consentono ad esempio di licenziare l’implementazione di un processo mantenendo la segretezza ed obbligando terze parti a mantenere il riserbo.
  3. L’innovazione è una attività spot e non è sistematica: non è un processo che mira a sviluppare con continuità soluzioni nuove e ad aggiornare il prodotto con costanza. Il rischio è di diventare obsoleti senza aver sviluppato prodotti / processi / servizi all’altezza delle nuove richieste del mercato. Essere innovativi è una forma mentis, un modo di lavorare. E’ parte delle strategie aziendali. Molti di noi immaginano l’innovazione come qualcosa collegata al genio un po’ pazzo, all’idea rivoluzionaria: è interessante invece vedere come le aziende giapponesi o tedesche ne hanno fatto un processo ben definito e regolato, che segue ritmi e procedure precise. Anche in questo caso la simulazione numerica e la prototipazione virtuale stanno diventando strumenti indispensabili. Introdotti nel processo di innovazione fin dalle prime fasi, permettono di analizzare tutte le idee, anche le più ardite, per capire quali hanno le caratteristiche per essere portate avanti e diventare un prodotto. Così si focalizzano gli investimenti su idee che hanno possibilità di successo, e si evita di scartare soluzioni che sono molto innovative, e quindi che potenzialmente porteranno un ampio vantaggio competitivo, ma che proprio in virtù della loro novità sono più pericolose da implementare.
  4. L’innovazione è generata da un singolo, solitamente il titolare o un operatore molto esperto, e non viene documentata. In questa abitudine, spesso figlia della paura che il know-how venga svelato ad altri, si cela un duplice rischio. Da un lato è impossibile per altri dare il proprio contributo, costruendo sulle idee altrui e continuando a migliorare il concetto di partenza. Dall’altro, se la persona che ha avuto l’idea lascia l’azienda per qualsiasi motivo, nessuno è in grado di proseguire e l’azienda prende parte del suo valore commerciale (a volte buona parte). Mi è spesso capitato di vedere imprenditori che, decisi a ritirarsi a vita privata e non avendo figli che proseguono nell’attività, tentano di venderla con molta fatica: i possibili compratori sanno bene il valore del know how e vedono che questo è concentrato proprio nella figura che se ne sta andando, togliendo all’azienda la sua unicità e lasciandola incapace di proseguire nel business. L’utilizzo congiunto di software per il management di dati derivanti dall’analisi virtuale, insieme ad una adeguata protezione della proprietà intellettuale, fornisce una piattaforma solida per condividere l’informazione dando valore all’azienda e non al singolo, e moltiplicando la capacità di fare innovazione di un sistema che si può anche aprire all’esterno.

Oggi si parla molto di open innovation: è un’opportunità incredibile per le piccole aziende di entrare in contatto con i grandi del mercato. Certo è che per sfruttarla è necessario essere pronti a diventare una delle parti di un sistema, e bisogna essere attrezzati per poterne trarre vantaggio. C’è quindi la possibilità per le nostre aziende di valorizzare molto di più la creatività che ci contraddistingue nel mondo: questo richiede una apertura alla collaborazione, allo scambio di informazioni, alla programmazione di attività di ricerca… e un po’ di aiuto dalle tecnologia.

testo di Paolo Colombo Responsabile Marketing Italia ANSYS

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