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Marketing e Comunicazione

Marco Montemagno: il futuro è nei social media

Montemagno

I social media non sono un’onda ma un fenomeno dominante”, un fenomeno in grado di creare nuovi posti di lavoro, portare una marcia in più e maggior efficienza nelle imprese e soprattutto allargare la diffusione del proprio brand. È quanto sostiene Marco Montemagno, co-founder insieme a Marco Antonio Masieri di Augmendy (la società che organizza e-festival, Social Media Week e StartUp School), di Blogosfere (il più grande network europeo di blog d’informazione professionali) e di Codice Internet (associazione no profit per la divulgazione di Internet in Italia).

Speciale Social Media – Parte seconda

Montemagno, uno dei più popolari divulgatori delle potenzialità di Internet e conduttore di “Io reporter” su Sky Tg 24, crede nelle potenzialità del web ma è anche consapevole delle tante limitazioni che persistono in Italia: da una cultura imprenditoriale del fallimento ancora troppo chiusa alla poca pianificazione nelle aziende di una strategia ad hoc dedicata interamente a Internet.

Augmendy una società che organizza iniziative di divulgazione e di formazione sulle opportunità del digitale, sia per il grande pubblico sia per il mondo delle aziende. Augmendy, organizza in Italia l’E-Festival, la Social Media Week, la StartUp School. I fondatori sono Marco Antonio Masieri e Marco Montemagno, tra l’altro già cofondatori.

Qual  è lo stato di salute del rapporto imprese-social media oggi in Italia?
L’Italia purtroppo sconta un ritardo nell’adozione di questi strumenti a causa principalmente di un ritardo culturale. Non esistono ad oggi case histories italiane in grado di fare scuola, tranne qualche rara eccezione tra cui, ad esempio, la Regione Toscana: in questo caso l’ente pubblico è stato molto attento nello spingere verso i social network per far conoscere la Toscana nel mondo e incentivare il turismo. Il motivo di una carenza ancora così forte sta principalmente nella mancanza di una buona progettazione da parte di chi vorrebbe puntare sul web. Oggi assistiamo alla corsa verso e-Business e social media ma spesso si sbagliano i modi. Non c’è ancora una conoscenza adeguata anche da parte degli interlocutori. Ci sono aziende che lavorano “inhouse”, con un’organizzazione interna formata da un digital manager e da una task force interamente dedicata a questo; altre realtà lavorano in “outsourcing” con consulenti esterni. Sono due strade diverse: con la prima si ha un totale controllo ma i costi sono maggiori, con la seconda i costi sono inferiori ma il brand è comunicato da una società esterna e questo rappresenta un limite. 

Quale valore aggiunto possono offrire alle imprese?
I valori aggiunti sono tanti: il primo segue la direttrice del brand per cui attraverso i social media il brand viene diffuso e affinato a costi più bassi e viene veicolato in tempi molto più rapidi. La seconda direttrice è quella dei risultati con un ritorno in termini di vendite per le aziende di prodotti e servizi.

Come utilizzarli in maniera adeguata per raggiungere obiettivi concreti per l’azienda?

Prima di tutto per avere dei risultati adeguati è necessario sviluppare una strategia efficace ed efficiente. Per questo motivo bisogna prevedere un budget rilevante: le strategie dell’online richiedono almeno 6 mesi di tempo perché deve essere sviluppata una campagna permanente del brand e non ci si può permettere di fermarsi.

A una strategia adeguata seguono effettivamente dei ritorni di vendite?

Se il prodotto proposto è interessante e la strategia è giusta allora le ricadute sono un fatto certo. Ne abbiamo avuto la prova personalmente con il nostro E-Festival: abbiamo sviluppato una comunicazione completamente on-line che ci ha permesso di riempire 130 eventi spostando quindi le persone dal web al reale. E lo stesso è successo per la StartUp School.

Lei è tra i fondatori della StartUp School, nata per imparare a creare in Italia una startup Internet. Come si sta evolvendo questo settore in Italia?

C’è un grande fermento e un forte interesse da parte dei player. Stiamo intercettando interessi e stiamo mettendo a disposizione una serie di competenze e metodi. Si tratta di una scuola che permette di lavorare concretamente e proprio per questo è una realtà destinata a crescere. I posti di lavoro ci sono e sono in aumento.

Quali sono i principali ostacoli che una realtà del genere può incontrare?
Le componenti sono tante: partiamo da una cultura e idea del fallimento che in Italia è percepita negativamente. Per cambiare la prospettiva è necessario un lavoro che coinvolga il sistema mediatico stesso che ad oggi non aiuta la percezione in positivo della rete. Inoltre abbiamo il problema della burocrazia per cui in Italia costa di più lanciare un’azienda e le normative non favoriscono questo iter. Fortunatamente, rispetto al passato, stanno aumentando i business angel, ergo gli investitori che decidono di mettere un capitale iniziale in queste iniziative. Mancano anche i casi di successo che potrebbero aprire la strada ad altre esperienze. C’è inoltre un problema formativo per cui l’Università italiana non è ancora capace di creare una cultura imprenditoriale. Insomma c’è un vero e proprio sistema da creare.

Quali sono le principali novità dell’edizione 2011 dell’E-Festival Social Media Week di Milano?
Esordiremo con un freccia rossa Roma Milano e Milano Roma dedicato alle start up dove potranno incontrarsi imprenditori e media. Nel corso del viaggio inoltre, tutti i partecipanti, singolarmente o a gruppi e con l’aiuto degli esperti, potranno proporre un progetto, che sarà consegnato al termine del percorso. L’E-Festival si caratterizza inoltre per una cinque giorni di eventi e iniziative, rivolte al mondo del business e al vasto pubblico. Sono tre le aree in cui si sviluppa: il Festival della Rete, Social Media Week e Start Up Festival.  Ci saranno più di 250 ospiti.

Ci sono settori che più di altri possono sfruttare le potenzialità del web?
Direi che non dipende dal settore ma dall’abilità di chi segue le iniziative. È indispensabile la capacità di essere persistenti, con qualità. Sicuramente uno dei settori che potrebbe trarre giovamento da un maggior lavoro “virtuale” è il Made in Italy. Alla base naturalmente ci vuole una strategia giusta. Al contrario, se non si sa quale strada percorrere e non si hanno in mente gli obiettivi, allora è meglio non fare nulla.

Quali tra gli strumenti proposti dal web vengono maggiormente utilizzati?

I trend dei settori vedono molto in voga Youtube, Twitter per i lanci veloci di notizie, Facebook per la presenza di promozioni e per l’implementazione del social commerce con offerte e flash nell’arco delle 24 ore.
A monte è necessaria una strategia e una struttura dedicata che sappia capire i valori da proporre e sappia identificare il pubblico di riferimento.

Quale sarà il futuro dei Social Network e dei Social media in generale?

Per dirlo dobbiamo andare a guardare quale sono i settori in cui al momento si sta investendo di più: il mobile social e le applicazioni geolocalizzate che permettono di sapere sempre dove ci si trova, chi c’è intorno, particolari offerte di nostro interesse nelle vicinanza e anche offerte di lavoro. Il futuro è l’internet delle cose per cui tutto è connesso a internet. Il trend dei social non è un’onda ma un fenomeno dominante. Basti vedere il boom di Google + che in sole due settimane ha avuto ben 10 milioni di adesioni.

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