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Internazionalizzazione

Quadri italiani alla prese con il fisco cinese

fisco cinese

Quanto sia cambiato il mercato orientale da dieci anni a questa parte è sotto gli occhi di tutti. Ė arrivato il momento di un adeguamento del sistema fiscale e con la riforma entrata in vigore il 1 settembre per i lavoratori stranieri arrivano aumenti d’imposta

Dieci anni fa a Shanghai la comunità degli immigrati italiani era relativamente piccola e quella degli studi di commercialisti internazionali che aiutavano le nostre aziende a muovere i primi passi nel mercato cinese era ancora più piccola. La sera, tra italiani, ci si trovava alla birreria Paulaner; se si avevano ospiti, li si portava ad ascoltare l’orchestrina del Peace Hotel, per poi salire al roof bar a fare «quattro chiacchiere di business». I pochi artisti italiani che mettevano il naso in città (la movida dell’arte contemporanea non era ancora iniziata) passavano i pomeriggi a prendere appunti sui loro moleskine al bar dello Shanghai Art Museum, un edificio molto evocativo (è l’ex sede dello Shanghai Race Club, che si occupava di corse di cavalli) ma che spesso rimaneva vuoto di visitatori. Erano proprio altri tempi. Molti professionisti immigrati vivevano ancora in albergo. L’esigenza di avere appartamenti in affitto per i propri dipendenti si sarebbe fatta sentire da lì a breve. Per fare un altro esempio: l’ufficio di Diacron Group, lo studio di fiscalisti internazionali per cui lavoro, all’epoca aveva un dipendente italiano e due cinesi. Oggi ne ha più di trenta.

Adesso, invece, si pensi a questo: attualmente una delle preoccupazioni maggiori tra i professionisti immigrati (a Shanghai vivono oramai 4mila italiani) è relativa al carico fiscale che il governo cinese ha deciso di aumentare per tutti i lavoratori stranieri, con la riforma fiscale entrata in vigore dal 1 settembre scorso. È uno dei tanti segnali che bisogna saper cogliere: in una manciata di anni siamo passati dalla prima alla cosiddetta «seconda globalizzazione». Entriamo nel dettaglio, dal momento che la «Social Contribution» è uno dei migliori indicatori per capire dove sta andando, nel suo complesso, una nazione. Ad oggi esiste solo una legge quadro che ha introdotto l’argomento, ma restano diversi punti aperti. Una certezza, però, c’è: molto presto sarà obbligatorio il pagamento di contribuzioni sociali in Cina anche da parte dei lavoratori non cinesi.

Le uniche esenzioni sono i Paesi che hanno già sottoscritto un accordo con la Cina, cioè ben pochi: Germania e Sud Corea. I contributi riguarderanno pensione, assistenza sanitaria, infortuni, disoccupazione e maternità. Nella pratica, i lavoratori immigrati sono equiparati ai cittadini cinesi. Non è un cambiamento da poco. Il sistema di pagamento, suddiviso tra lavoratore e datore, varia leggermente a seconda di dove abbia la sua sede la società per cui lavora l’immigrato. Per esempio a Shanghai, se verrà confermato un massimale per il calcolo (come succede per i cinesi), la contribuzione sarà suddivisa così: il 37 per cento a carico dell’azienda (calcolato su un massimale di 11,688 RMB al mese) e l’11 per cento a carico del lavoratore (calcolato sullo stesso massimale).Tra gli effetti più immediati di questa riforma: l’alleggerimento del carico fiscale per il personale locale, mentre le buste paga straniere sopra i 2mila euro al mese avvertiranno un sensibile prelievo. Per dirla in termini sociali: lo straniero inizia a farsi carico della la sicurezza sociale cinese.

Il quadro politico-economico dove si inserisce questa riforma è quello varato qualche anno orsono dal governo cinese, che ha abolito agevolazioni fiscali e Tax Holiday, l’esenzione per i primi due anni di attività e il dimezzamento della tassazione per altri tre. Se le spese di vitto e alloggio, di lavanderia e le indennità di trasferimento continueranno a rimanere esclusi dalla Individual income tax, è vero che per il lavoratore straniero in Cina l’impatto con questo fisco inatteso, quasi «occidentale» nelle sue premesse, potrebbe essere una piccola sorpresa.

Per dare un piccolo aiuto, la sezione editoriale di Diacron Group ha messo a punto una guida disponibile in ebook (su www.bookrepublic.it e in molte altre librerie on line): la tassazione per gli espatriati.

Dieci anni fa sembrava molto lontano, per gli espatriati italiani in Cina, il momento in cui avrebbero avuto bisogno di un manuale di questo tipo, ma si sa, oggi le cose viaggiano davvero veloci.

testo di Paolo Valente, consulente Diacron Group a Shanghai

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