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Porte aperte all’Innovazione. La strategia di Electrolux

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Intervista a Lucia Chierchia, Open Innovation Manager di Electrolux. Come creare nuove opportunità di business combinando, in modo intelligente ed efficace, risorse interne ed esterne. Ecco come nasce il nuovo ecosistema dell’innovazione

Un nuovo modo di fare business costruito mediante la sinergia tra l’azienda e un nuovo network esterno, formato da persone e realtà diverse. Si chiama Open Innovation ed è il motore che ha dato un’ulteriore accelerata all’innovazione in casa Electrolux. L’azienda svedese infatti, ormai da più di un anno, ha aperto le porte a idee nuove che arrivano dal mondo esterno, da “inventori” improvvisati, laureati e non, ingegneri e semplici appassionati. Una strategia che ha permesso all’azienda, leader mondiale nel campo delle apparecchiature per uso domestico e professionale, con una vendita di oltre 40 milioni di prodotti a clienti in 150 Paesi ogni anno, di creare nuove ed innovative opportunità di business. Lucia Chierchia, Open Innovation Manager per il gruppo Electrolux, ci racconta questo nuovo modello di “fare innovazione”, i nuovi network costruiti in questi anni e soprattutto le prospettive future.

Electrolux è nell’élite delle 11 aziende che in Italia producono più innovazione. Cosa significa innovare oggi?
Uno dei valori alla base della strategia di Electrolux è “Passion for Innovation”, insieme a “Customer Obsession” e “Drive for Results”. Per un gruppo industriale come Electrolux, innovazione significa nuovo valore per i consumatori, valore per il quale essi siano disposti a pagare un “premium price” e che Electrolux  sia in grado di trasformare in business.
Noi crediamo e investiamo nell’innovazione e lavoriamo per costruire un network di partner forte e duraturo. Per riuscire però a trasformare il valore in business è indispensabile capire se abbiamo gli asset necessari per fare questo passaggio. In tale contesto, la sinergia con nuovi partner esterni rappresenta anche l’opportunità di catturare gli asset mancanti per costruire il business.
Electrolux incoraggia l’innovazione e la creatività non solo in prodotti e servizi, ma anche nei processi, nella gestione delle risorse umane e nelle metodologie di lavoro. L’innovazione può essere rappresentata da una nuova tecnologia, un nuovo componente, un nuovo prodotto, un nuovo processo industriale, oppure nuove competenze, nuovi partner con cui lavorare, nuove metologie, con il cliente sempre al centro di tutte le innovazioni.

Lei lavora per costruire in Electrolux il modello “Open Innovation”. Quale valore aggiunto sta portando questo modello?
“Open Innovation” significa che network di organizzazioni agiscono insieme per innovare: la creazione di valore non è il risultato esclusivo di una trasformazione interna di input in output, ma la combinazione intelligente ed efficace di risorse interne ed esterne.
Nell’attuale contesto di mercato il modello “Open Innovation” è l’unica strada percorribile per accelerare l’innovazione. Infatti possiamo essere competitivi solo se siamo in grado di interagire all’interno di un network formato da tutti coloro che, all’interno di mondo accademico ed industriale, possono proporre ad Electrolux buone idee.
L’obiettivo è quello di creare un nuovo ecosistema per portare a casa nuovi business.
La nostra strategia è globale, ossia coinvolge tutte le funzioni aziendali, tutte le regioni e tutte le categorie di business.
Tale strategia segue un approccio “learn by doing”: ci siamo confrontati con alcuni gruppi industriali e ci siamo resi conto che l’approccio migliore è costruire il modello cammin facendo, accettando di sbagliare e calibrando il tiro lungo la strada, piuttosto che fare strategie a priori, slegate dal contesto aziendale, rischiando di non portare a casa nulla. Tale approccio ci ha permesso di iniziare a seminare lungo la strada, raccogliendo i risultati in tempi brevi. Dopo un mese infatti avevamo la strategia e in meno di 3 mesi i primi risultati concreti.

Ci può parlare di un ulteriore risultato arrivato grazie al modello “Open Innovation”?
A Eurocucina, all’interno del Salone del Mobile di Milano di aprile, abbiamo presentato un’innovazione che arrivava proprio dal nuovo network creato mediante “Open Innovation”.
Inoltre oggi, all’interno del piano strategico, abbiamo diversi progetti che sono frutto di proposte “Open Innovation”.
Tale successo non è altro che la conferma che al di fuori delle mura dell’azienda vi sono persone con idee valide, dall’inventore che crede in un’idea ed investe per brevettarla a professori universitari che, grazie ad un approccio imprenditoriale, cercano di trovare applicazione per le tecnologie da loro scoperte.
Il trucco è quello di creare un network e trovare un nuovo modo per dialogare con chi ne entra a far parte.

Come avviene nel concreto la ricerca di nuove opportunità di business?
Electrolux ha definito una strategia che si fonda su 3 pilastri. Il primo pilastro di chiama “Challenges” (sfide): “call for ideas” verso il mondo esterno.
Electrolux identifica nuove opportunità di business seguendo due modalità: “Target Challenges”, ergo richieste di idee per rispondere a una specifica esigenza per l’attuale business e “Inspirend Challenges”, ossia richieste di idee per rispondere all’apertura di Electrolux verso nuovi business. Ogni idea viene valutata con riferimento alle opportunità per i consumatori, alle opportunità di business e al potenziale modello di partnership.

Una volta arrivate le idee qual è il passaggio successivo?
Le idee vengono discusse con le funzioni di interesse, ad esempio, nel caso di un’idea relativa a un nuovo prodotto, facciamo riferimento al marketing. Se l’idea viene approvata, entra nel tradizionale flusso di gestione progetti.
Cruciale è la competenza e l’esperienza delle persone all’interno dell’azienda, senza cui non saremmo in grado di comprendere il valore delle idee proposte e di prendere le decisioni.

Torniamo alla strategia Open Innovation di Electrolux. Qual è il secondo pilastro?
Il secondo pilastro si chiama “network”, con l’obiettivo di creare un nuovo ecosistema di “persone innovative” a cui lanciare le challenges: università, centri di ricerca, spin-off, start-up, business incubator, tecnopoli, piccole e medie imprese, multinazionali, persino inventori privati.

In questo senso, ormai da qualche anno, avete avviato una partnership importante con Ansys, realtà leader nel campo della simulazione virtuale e con l’appuntamento di “Innovare x Competere”. Quanto conta oggi la simulazione?
La simulazione fa parte del nostro normale modo di lavorare e ci stiamo impegnando per coinvolgere sempre più i nostri fornitori su questo fronte. Molte imprese italiane, soprattutto quelle medio-piccole, non hanno un know how di questo tipo e noi ci impegnano costantemente nel trasmettere l’importanza della simulazione come strumento di progettazione..
All’interno delle nostre iniziative di “Open Innovation”, ho appoggiato il progetto di Ansys nell’aiutare a diffondere la nostra visione di innovazione attraverso “Innovare x Competere” (l’international executive conference organizzata da Ansys ogni anno è diventata un appuntamento di riferimento per il mondo dell’innovazione, ndr), motto che rappresenta la condizione necessaria per poter raggiungere l’eccellenza. Innovare significa anche fare le cose in modo diverso e la simulazione è un esempio molto forte in tale ambito. Non ricorrere alla simulazione significa mettere a rischio la propria azienda a livello di soluzioni e di business. “Innovare x Competere” è una iniziativa che si inserisce all’interno del nostro progetto di creazione di un network di persone con la volontà di costruire innovazione, non semplicemente contando sulle proprie forze, ma facendo leva sulla sinergia con nuovi partners. “Innovare x Competere” non è solo un evento puntuale, ma una piattaforma che prosegue durante tutto l’arco dell’anno e che ha permesso ad Electrolux di costruire nuove relazioni e di implementare nuovi progetti.
Dal punto di vista degli obiettivi di “Open Innovation” la partnership con Ansys va oltre e mira a creare quel nuovo ecosistema di cui parlavo prima, in cui ciascuno possa aiutare a creare qualcosa di nuovo. Proprio per questo motivo, Electrolux, come azienda globale, ha già condiviso con Ansys la volontà e l’interesse a estendere tale iniziativa oltre il territorio italiano.

Avete avviato altre collaborazioni per allargare la rete di questo nuovo “ecosistema”?
Abbiamo fatto un agreement con gruppi bancari che ci permettono di raggiungere altre aziende che vogliono innovare. Inoltre abbiamo partecipato a una serie di eventi sul territorio regionale dell’Emilia Romagna, in collaborazione con Confindustria, in cui si parla di Open Innovation, Knowledge Management, Design Management e reti di impresa.
Questo ci permette di intercettare altri settori e trovare così idee nuove che possano tradursi in progetti.

Torniamo ancora alla vostra strategia. Parliamo del terzo pilastro.
Il terzo pilastro si chiama “mindset”, poiché siamo consapevoli che il modello “Open Innovation” richiede un cambio culturale importante. Nostro obiettivo è creare le condizioni ambientali adeguate per stimolare l’utilizzo di risorse esterne, dare alle persone occhiali diversi con cui guardare il mondo.

Come è arrivata a ricoprire il ruolo di Open Innovation Manager in Electrolux?
Ho un background di tipo tecnico. Mi sono laureata al Politecnico di Milano in Ingegneria Meccanica ed ho iniziato il mio percorso professionale nel settore aerospaziale, per poi passare al settore elettrodomestici in cui opero da 12 anni. Sono in Electrolux da 6 anni e, prima della sfida “Open Innovation”, ho ricoperto ruoli manageriali all’interno dell’organizzazione di Ricerca e Sviluppo. Oggi la sfida va oltre il ruolo di R&D, poichè “Open Innovation” non è solo un nuovo modo di fare R&D, ma un nuovo modo di fare business.
“Open Innovation” è una sfida che richiede impegno, tenacia e passione, un’occasione unica, che mi dà la possibilità di crescere sia dal punto di vista professionale che personale. Ho l’opportunità di interagire con persone brillanti appartenenti a mondi diversi, da inventori privati che costruiscono prototipi nel garage di casa a scienziati con un bagaglio culturale sorprendente: in entrambi i casi è importante saper ascoltare, per poter comprendere il valore della loro proposta. Inoltre ho la possibilità di avere accesso costante ai nuovi trend, con riferimento a tecnologie, consumatori e mercato, e di costruire pertanto una visione del business sempre nuova e stimolante. Piano piano stiamo rinforzando il team, ora molto piccolo, per poter supportare tutti e 3 i pilastri della strategia “Open Innovation”.

In una realtà globale come Electrolux quale valore aggiunto porta il segmento “Italia”?
Il gruppo Electrolux ha circa 58,000 dipendenti nelle diverse regioni del mondo ed un fatturato di circa 12 miliardi di euro all’anno. Ha una forte presenza sul territorio italiano, con più di 6,000 dipendenti in area R&D, design, marketing, sales, supply chain, fabbriche…
Inoltre la base fornitori ha un forte peso in Italia. Riteniamo che il modello “Open Innovation” sia un’opportunità non solo per le grandi aziende, ma anche per università e piccole e medie imprese. Pertanto, all’interno del panorama italiano, stiamo dando supporto a diverse iniziative di Confindustria, al fine di sensibilizzare le imprese e fornire una visione innovativa riguardo alle opportunità di fare business.

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