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Economy

Burocrazia: per la serie proposte pratiche che non costano nulla

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Notizie di stampa dicono che il Governo valuta che le imprese perdano due giorni al mese esclusivamente per le pratiche burocratiche. A mio parare, ma è un mio personale convincimento, questa valutazione è molto ottimistica, basta vedere il numero di persone dedicate ai servizi contabili, amministrativi e di supporti vari. Come ridurre questa incidenza per focalizzare le risorse su attività più utili? Spesso le soluzioni sono tanto banali da far pensare a una sorta di perversione nell’amministrazione pubblica.

Una cosa semplice , a mio parere efficace, passa attraverso l’eliminazione delle aree di incertezza che derivano da diverse possibili interpretazioni. Il tempo non viene infatti sprecato soprattutto nell’eseguire incombenze (prima o poi diviene possibile automatizzarle) ma soprattutto nel capire esattamente se, come, e quando debbano essere eseguite, se in ogni caso o solo in determinate circostanze o in alcuni casi e non altri, ecc. ecc.. Per raggiungere questa certezza si utilizzano risorse (nel mondo dei professionisti) che non sempre hanno interesse a lavorare nel senso della certezza e della semplificazione e che, a loro volta, pare vivano continui dubbi. Chi ha avuto a che fare con un commercialista o con un avvocato conosce bene questa sensazione  di “sospensione”, una sorta di limbo del sapere.

Si sa che il nostro sistema di regole è sovrabbondante, ma, nell’attesa che possa essere utilmente sfrondato, si potrebbe renderlo più affidabile e comprensibile per chi lo deve usare. Troppo complicato? Non credo. Un mezzo per costringere i regolatori a un maggiore rigore e a consentire agli operatori più efficienza sarebbe quello di adottare, ispirandoci al mai troppo lodato criterio del silenzio assenso, (che obbliga quando previsto l’ente pubblico ad accelerare i propri tempi) la regola “dell’interpretazione più favorevole”. Se la disposizione si presta a più interpretazioni si potrebbe porre un termine in capo all’ente preposto alla sua applicazione perché dia l’interpretazione che ritiene ottimale. Se l’ente non risponde entro il termine, l’interpretazione (nel caso specifico) sarà quella che l’impresa riterrà per sé più utile. All’impresa poi, se non sarà soddisfatta, resterebbero le altre strade eventualmente poste dall’ordinamento giuridico a tutela dei suoi diritti.

Prendiamo esempio dal legislatore inglese che, spesso e volentieri, all’interno delle norme fa anche … gli esempi di come si applicano! Questa semplice e per nulla costosa riforma va nella direzione della certezza delle regole che comporta sicuramente sia riduzione di costi che di tempi e potrebbe rappresentare un primo passo in grado di porre in evidenza il più complesso problema dell’interpretazione delle stesse norme. Se le regole debbono essere molte, che almeno vi sia un criterio interpretativo. Sarebbe sicuramente un sistema per rendere l’amministrazione più solerte e invogliarla a semplificare e chiarificare.

Testo di Angelo Pasquarella, AD di Projectland

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