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Marketing e Comunicazione

14.000 tweet per raccontare il Social Media Marketing in Italia e nel Mondo

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Per il terzo anno di fila il ‘Social Media Marketing Day’ #SMMdayIT si conferma successo di pubblico, contenuti e comunicazione social. L’evento, espressione delle maggiori community di Social Media Marketing in Italia, si è tenuto presso il Centro Congressi de IlSole24Ore a Milano e per il primo anno ha introdotto anche la diretta streaming attraverso la partnership tecnica con Tiscali, che ha reso fruibili gli interventi in real time con un semplice click da un post di Facebook creato sul profilo dell’organizzatore, Andrea Albanese.

 

L’evento leader in Italia per il Social Media Marketing esclusivamente B2B era già fra i trending topic di Twitter prima che aprissero le registrazioni, alle 9 di mattina, e si è mantenuto fra i trend italiani per quasi 7 ore, con un totale di 13.800 tweet scambiati utilizzando l’hashtag #SMMdayIT fra le 6 e le 20.

“In eventi come il nostro la validità dei contenuti e l’attenzione del pubblico si misurano anche e soprattutto dalle conversazioni che si creano attorno all’hashtag di riferimento”, spiega Andrea Albanese. “Una conversazione ed una reputazione costruite nel tempo e attraverso una relazione costante con le communities che gestiamo. Basti pensare che nell’ultimo mese #SMMdayIT è stato utilizzato in oltre 30.000 tweet”.
Grande soddisfazione in tutto il team, nonostante per il secondo anno di fila il profilo Twitter ufficiale dell’evento, @smmdayit, sia stato sospeso ‘per sospetta attività automatica’ e riattivato solo dopo 24h.
Questo fatto ci ha portati a riflettere su quanto la nostra capacità comunicativa sia ormai ostaggio di player come Facebook, Twitter, Linkedin”, commenta Albanese. “Se per una qualsiasi ragione il tuo profilo viene oscurato, tu cessi di esistere e non hai la possibilità di parlare con nessuno. Non vi è nessun customer service dietro, noi abbiamo cercato di interagire con i profili di Twitter support e Twitter Italia ma non siamo stati minimamente considerati”.

L’identità digitale sta dunque diventando centrale per aziende e professionisti: i clienti, i lettori, cercano i brand online e se non li trovano vanno dai concorrenti, che spesso non sono neanche italiani, con un pesante impatto sull’economia e sul sistema paese.
Fra i grandi threads che si sono articolati nel corso dei 16 interventi della giornata ve ne sono alcuni di particolare rilievo, rivisti quasi come leitmotifs di tutte le presentazioni.
1 – La parola chiave per il nuovo modo di fare comunicazione è ‘community’: il valore, la potenza dei brand intesi in senso lato non stanno più nel messaggio che riescono a convogliare, ma nelle communities che riescono a creare e che si fanno ambassador di quel messaggio e dei valori espressi dal brand.
2 – Sui social il vero valore sono le relazioni e le conversazioni, e affinché queste si sviluppino è necessario mettere le persone e non i profili o i brand al centro. L’era del P2P lascia il posto al mondo H2H – Human to Human.
3 – Nell’era social e digital scegliere di non esserci significa perdere opportunità di business importanti e l’assenza non impedisce comunque che si parli della propria azienda o del proprio marchio.
4 – Il quarto filone, ma non certo in ordine di importanza, è il mobile, sempre più utilizzato per acquisti online e che diventa centrale anche nella fruizione dell’informazione. Senza contare le app, diventate talmente importanti da venir addirittura indicizzate da Google.
5 – C’è poi un aspetto più ‘sociale’ dei social network cioè la potenzialità immensa che offrono sia alle aziende che ai privati di ‘prendersi a cuore’ cause condivise e far leva così sull’aspetto emotivo insito in queste piattaforme, proprio perché dietro ad ogni profilo social c’è una persona.

In un periodo in cui l’editoria tradizionale in Italia sta evidenziando tutta la propria crisi, il ‘Social Media Marketing Day’ #SMMdayIT ha scelto di affrontare il tema della distribuzione social dell’informazione. Il messaggio è stato chiaro: sono i vecchi modelli editoriali ad essere in crisi, non l’interesse verso l’informazione, cui si accede attraverso canali e piattaforme diverse. Occorre quindi imparare ad usare questi nuovi strumenti per farsi trovare dai lettori.

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