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Le imprese iniziano a vedere rosa

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Dati positivi e in moderata accelerazione nel secondo trimestre del 2015. La produzione industriale lombarda cresce dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dell’1,9% tendenziale. Con risultati simili la produzione delle imprese artigiane (+1,6% tendenziale e +0,8% congiunturale). Gli ordini dall’estero crescono dell’1,4% congiunturale e del 4,1% tendenziale. Unico segnale negativo dagli ordini interni rispetto al trimestre precedente (-0,2%), mentre sono in crescita su base tendenziale (+1,5%). Conferme positive provengono anche dal fatturato in crescita del 4,0% tendenziale e dell’1,2% congiunturale. In miglioramento le aspettative degli imprenditori per la produzione, la domanda estera e l’occupazione che finalmente registra un saldo positivo dopo quattro anni. Ancora negative le aspettative sulla domanda interna, ma in continuo miglioramento. Sono stazionari i livelli occupazionali e si riduce il ricorso alla CIG.

I dati presentati derivano dall’indagine relativa al secondo trimestre 2015 che ha riguardato un campione di più di 2.700 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.533 imprese) e artigiane (1.211 imprese). Nel secondo trimestre 2015 si registra un lieve recupero della produzione industriale, con variazioni congiunturale (+0,7% dato destagionalizzato) e tendenziale (+1,9%) entrambe positive e in accelerazione. Il risultato positivo interessa anche le aziende artigiane manifatturiere con il dato congiunturale in crescita dello 0,8% e una variazione tendenziale del +1,6%. L’indice della produzione industriale supera finalmente quota 97, livello che ha caratterizzato tutto il 2014 e i primi mesi del 2015, arrivando a 98,1 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Per le aziende artigiane l’indice della produzione supera la soglia 70 riportandosi ai livelli di inizio 2012 (70,2 dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Da un punto di vista settoriale, il numero di settori in crescita rimane costante (6) ed è quasi identico al numero di settori ancora in contrazione (7). Guidano i settori in ripresa la Gomma-plastica (+5,5%), la Carta-stampa (+3,8%), la Meccanica e i mezzi di trasporto (entrambi al +3,6%) e la chimica (+1,9%). Con incrementi minimi si segnala il settore del legno-mobilio (+0,4%). Ancora penalizzati dalla stagnazione dei consumi e dalla crisi dell’edilizia i settori dei Minerali non metalliferi (-4,2%), dell’abbigliamento 
(-3,3%), delle industrie varie (-2,5%) e dell’alimentare (-2,0%). Tessile (-1,7%) e pelli-calzature (-1,4%) si aggiungono ai settori negativi, ma con variazioni più contenute. Infine, la siderurgia registra una contrazione minima (-0,4%). Nell’artigianato la maggior parte dei settori registra un incremento del livello della produzione rispetto a un anno fa (6 settori in crescita contro 5 in contrazione), con la gomma-plastica (+7,8%), la meccanica (+3,9%) e la siderurgia (+3,0%) ai primi posti. Incrementi più contenuti si registrano per pelli e calzature (+1,3%), legno-mobilio (+0,5%) e alimentari (+0,3%). I settori con risultati negativi sono: tessile (-5,5%), comparto che nel biennio 2013-2014 aveva vissuto una tenue ripresa e che nel 2015 ha ripreso un andamento negativo, dei minerali non metalliferi (-4,5%), collegati all’edilizia e fortemente colpiti dalla recessione in questi anni, della carta-stampa (-4,1%), delle manifatturiere varie (-1,4%) e dell’abbigliamento (-0,7%).

Lo spaccato dimensionale presenta dati positivi per le tre classi, ma con due differenti velocità: più intensa in questo trimestre per le grandi imprese (+2,5%) e più contenuta per le imprese di minori dimensioni (+1,6% le medie e +1,8% le piccole imprese). Ciò vale anche per le imprese artigiane dove le micro-imprese (fino a 5 addetti) mostrano una ripresa meno intensa (+0,8%), quelle fino a 9 addetti hanno un segno positivo più consistente (+1,4%), e le aziende artigiane maggiormente strutturate crescono del 2,4%. Cresce la quota di aziende industriali che registra incrementi dei livelli produttivi che raggiunge il 50%, dopo essere scesa al 46% a fine 2014. Diminuisce conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal 37% dello scorso trimestre al 35%) e rimane pressoché stabile la quota di imprese con variazioni nulle (16%). Anche nell’artigianato, rispetto allo scorso trimestre, si assiste ad un lieve incremento delle aziende che dichiarano variazioni positive (dal 41% al 42%) e maggiore per quelle che dichiarano stabilità (da 21% a 25%), compensato dalla corrispondente riduzione della quota di aziende che dichiarano variazioni negative (33%). Il fatturato a prezzi correnti mantiene un andamento positivo più dinamico rispetto alla produzione, fenomeno che si riscontra da alcuni trimestri. Sia il dato congiunturale (+1,2%) che tendenziale (+4,0%) risultano in accelerazione e consentono all’indice di superare il livello massimo pre-crisi registrato nel 2007 (114) e fermarsi a 115,6. Per le aziende artigiane il fatturato rimasto stagnante per tutto il 2014 e l’inizio 2015, intensifica la crescita registrando un incremento congiunturale dello 0,4% e tendenziale dell’1,4%. La variazione tendenziale degli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali mostra intensità differenti per il mercato interno e per l’estero ma uniformità nel segno positivo. Il mercato interno si assesta su una crescita dell’1,5%, segnando il miglior risultato degli ultimi 4 trimestri. Il mercato estero, dopo il rallentamento dello scorso trimestre, torna a crescere del 4,1%. Dal punto di vista congiunturale gli ordini sono in leggera contrazione per l’interno (-0,2%) ed accelerano dall’estero (+1,4%).

Le imprese artigiane presentano ancora una dinamica negativa marcata per il mercato interno (-1,8%), mentre il mercato estero accelera sensibilmente (+5,3%). Il dato congiunturale mostra maggiore omogeneità, con l’interno in crescita dello 0,4% e l’estero dello 0,8%. L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo (+0,3%) grazie a un tasso d’ingresso ancora consistente (1,8%) che compensa un tasso d’uscita pressoché stabile (1,5%). La riduzione del tasso d’ingresso è in parte giustificato dall’esaurirsi degli effetti stagionali amministrativi che tendono ad accumulare le aperture dei contratti a inizio anno, intensificati dagli effetti dei nuovi incentivi alle assunzioni e stabilizzazioni entrati in vigore ad inizio anno. In riduzione il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione che scende al 15% e la quota sul monte ore all’1,9%.

Anche per l’artigianato il saldo è positivo con un incremento sensibile degli ingressi (dal 2,0% al 2,5%) e un tasso d’uscita pressoché stabile (2,1%). Il ricorso alla CIG rallenta anche per le imprese artigiane, con la quota di aziende che si riduce all’8,2%. In leggero incremento, invece, la quota sul monte ore (1,5%). Altre variabili dell’andamento congiunturale: Il tasso d’utilizzo degli impianti rimane a quota 74% per l’industria trainato da siderurgia e mezzi di trasporto oltre il 76%, e con solo due settori con un tasso inferiore al 70% (minerali non metalliferi 63% e pelli calzature 68%). Per le aziende artigiane l’utilizzo degli impianti sale al 69%, ma rimane costante il numero di settori oltre il 70% che ora comprende: la siderurgia (75,2%), la gomma-plastica (74%), pelli-calzature (72%) e la meccanica (71%). Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 62% delle imprese industriali, fra le restanti le valutazioni di scarsità superano quelle di esuberanza, con un saldo negativo dell’1,4%. Rimane elevata la quota di grandi aziende che dichiara di non tenere scorte (25%), con una maggiore incidenza tra le imprese di piccole dimensioni (31%) e minore al crescere della dimensione d’impresa (19% le medie e 11% le imprese oltre 200 addetti). Le aziende artigiane manifestano segnali di scarsità più marcati (-7% il saldo), con il 31% che giudica le scorte adeguate. La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto più elevata rispetto all’industria (54%), e più omogeneamente distribuita tra le classi dimensionali (57% le micro, 55% le aziende da 6 a 9 addetti e 48% le aziende con 10 addetti e più).

Le scorte di materie prime sono adeguate per l’80% delle imprese industriali, con una minima prevalenza dei giudizi di esuberanza (+0,2% il saldo). Per le materie prime la quota di aziende che non tiene scorte è del 9%. Gli artigiani segnalano scorte adeguate nel 56% dei casi, con una prevalenza marcata rispetto ai giudizi di scarsità (-10% il saldo). La quota di artigiani che dichiara di non tenere scorte è del 25%. Si accentuano le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime sia per le imprese industriali (+1,4% la variazione congiunturale), che per le imprese artigiane (+1,7%), sostenute dai recenti incrementi dei prezzi di gomme e materie plastiche. I prezzi dei prodotti finiti risultano in crescita più moderata per entrambe le tipologie d’impresa: +0,43% per l’industria e +0,46% per l’artigianato. Le aspettative degli imprenditori industriali mostrano un generale miglioramento. Per la produzione il saldo consolida il posizionamento in territorio positivo. Si riduce leggermente la quota degli imprenditori che non prevedono variazioni (56%). In miglioramento anche le aspettative sull’occupazione che, finalmente, superano il punto di svolta registrando un saldo positivo. In questo caso è dell’82% la quota di imprenditori che non prevede variazioni nei livelli. Le aspettative sulla domanda vedono l’estero stabilmente in territorio positivo e una domanda interna ancora negativa ma che accelera la corsa verso il punto di svolta. Nel caso dell’artigianato, a fronte di aspettative sulla domanda estera positive si segnalano le aspettative sulla produzione, occupazione e ordini interni ancora in territorio negativo. Se le aspettative della domanda interna, pur negative, mostrano una tendenza crescente, in questo trimestre per la produzione si registra un incrementano del saldo negativo.

Sono invece stabili i saldi per l’occupazione. Rimane consistente la quota di artigiani che prevede stabilità dei livelli pari al 58% per la produzione, al 60% per la domanda interna, al 74% per la domanda estera e all’87% per l’occupazione. Il dato principale che emerge dall’analisi campionaria relativa al secondo trimestre del 2015 è non solo il mantenimento del segno positivo nella dinamica congiunturale della produzione, ma anche la sua entità. Una velocità di crociera dello 0,7% fa ben sperare, anche se rimangono tre debolezze di fondo. La prima è che la velocità di crescita di altri paesi dell’eurozona è maggiore. In secondo luogo, questa crescita è ancora inferiore a quella registrata nei periodi migliori. Infine, il livello produttivo è al 90% di quello massimo registrato prima della crisi. Questo gap non può non incidere sulla dinamica dell’occupazione che, infatti, è più lenta nel far registrare progressi. Le ore lavorate si sono stabilizzate, la cassa integrazione si è ridotta, ma il numero degli occupati nel settore manifatturiero, per adesso, ha solo cessato di diminuire.

I segnali positivi della produzione hanno trovato una conferma sia nei dati del fatturato che in quello degli ordini. In questo caso, la componente esterna è stata meglio di quella interna, soprattutto nel caso degli ordini. E questo sembra testimoniare la difficoltà di innescare un vero processo di ripresa che deve coinvolgere sia gli investimenti (e che in parte sembra si stia realizzando) sia i consumi, dove i progressi sono più lenti. Inoltre il dato della produzione manifesta aspetti incoraggianti da un punto di vista strutturale. Infatti, tutte le dimensioni di impresa sono coinvolte nella crescita con una differenza più limitata rispetto al passato, l’indice di diffusione della stessa è aumentato così che la gran parte dei settori e dei territori si trova ad agire in ambiente di crescita. Infine, la produzione assicurata, il grado di utilizzo degli impianti e la diminuzione delle scorte sono tutti elementi compatibili con la ripresa in atto. Il quadro che emerge dalla nostra indagine sul manifatturiero lombardo è compatibile con l’evoluzione macroeconomica dell’economia mondiale, europea ed Italiana. Se il calo dell’euro, delle materie prime e il quantitative easing della BCE sono tutti elementi che spingono alla crescita, non per questo sono scomparsi i rischi che possono minare la crescita stessa e che potrebbero bloccare quel processo virtuoso che dovrebbe trasformare la ripresa in crescita vera e propria, dove accanto ai segni positivi della produzione si vedranno quelli altrettanto positivi dell’accumulazione e dell’occupazione

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