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Economy

I fallimenti invertono la rotta

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Fallimenti delle imprese italiane in calo per la prima volta dal 2009: secondo l’analisi di Cribis D&B sull’anno 2015 si è verificata una riduzione in termini assoluti di 1.189 casi, pari a un calo del 7,6%.

Così il numero di aziende che sono state costretta a portare i libri in tribunale sono ritornate sotto la soglia psicologica del 15mila, attestandosi a quota 14.416, contro le 15.605 del 2014.

Una contrazione che è stata pressoché costante in ciascun trimestre rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, con l’unica eccezione di luglio-settembre, quando nel 2015 si sono registrati 11 casi in più.

Il dato complessivo resta, comunque, una medaglia a due facce, visto che all’inversione di rotta degli ultimi dodici mesi fa da contraltare un gap ancora ampio rispetto al livello di fallimenti registrati nel 2009, prima che si materializzassero le conseguenze della crisi globale.

In ogni caso, tornando a guardare il bicchiere mezzo pieno, la riduzione coinvolge quasi tutti i settori produttivi. Il calo maggiore del 2015 l’hanno registrato le imprese dell’industria, -12,3%, che si sono attestate a 2.857 fallimenti. Dato che rimane, però, ancora del 35,7% superiore a quello del 2009. Due i comparti che ancora mostrano maggiori criticità rispetto agli altri: il commercio è caratterizzato ancora da un elevato numero di aziende costrette ad avviare le procedure fallimentari – oltre 4.500 – e da una inversione di tendenza molto limitata (-1,6%).

La mappa territoriale dei fallimenti rispecchia quella della concentrazione delle aziende sui territori. Quasi il 21% si concentra in Lombardia, dove il dato in valore assoluto supera i tremila casi, poco meno del doppio rispetto al Lazio (circa 1.600), in seconda posizione. Seguono poi Veneto (1.348), Campania (1.223), Toscana (1.130) ed Emilia Romagna (1.084), le altre quattro regioni con oltre mille fallimenti nel corso del 2015. In coda chiudono Basilicata, Molise e Valle d’Aosta, rispettivamente con 62, 61 e 17.

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