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Economy

La deflazione imbavaglia i consumi

euro-stagnazione

Secondo uno studio di Ref Ricerche solo nel prossimo anno si dovrebbe vedere un rincaro dei prezzi intorno all’uno per cento. La Brexit rende più incerte le prospettive per una robusta ripresa della spesa delle famiglie

La ripresa continua a essere debole, non si allontana il rischio di un prolungato periodo di deflazione, mentre all’orizzonte si profila la flebile possibilità di un rincaro dei prezzi al consumo.

A portarla saranno le quotazioni del greggio: a gennaio il Wti prezzata 27 dollari e venerdì scorso, pur in calo di oltre il 4% sotto i colpi della Brexit, ha chiuso a quota 47,9 dollari. Certo, il momento di bonaccia dei prezzi continua e per ritornare a vedere un bagliore d’inflazione di un certo livello, intorno al punto percentuale, si dovranno attendere ancora 6-8 mesi.
Solo nel primo trimestre 2017, infatti, potrebbe manifestarsi un rincaro dei prezzi, sulla spinta anche del petrolio intorno ai 60 dollari, che è la quotazione attesa dagli analisti. Sono questi alcuni elementi chiave delle previsioni per o prossimi mesi che emergono da uno studio realizzato da Ref Ricerche sull’inflazione italiana nel più ampio contesto congiunturale nazionale.

Da venerdì scorso lo scenario è diventato ancora più complicato dopo l’esito del referendum inglese sulla Brexit, che ha scatenato il temuto panic selling dei mercati finanziari. Per il momento si continua a fare i conti con la flessione delle materie prime, che solo negli ultimi mesi si è stabilizzata. Nel brevissimo termine i prezzi delle commodities industriali non si dovrebbero rafforzae Nel caso delle materie prime alimentari, in particolare, a primavera hanno fatto segnare un incremento dell’1%, ma per i prossimi mesi non sono previste fiammate dei listini. Una premessa che potrebbe anticipare un’estate all’insegna di un probabile aumento dei prezzi, con una forchetta tra +0,2 e +0,5 per cento. Poco. I consumi rialzano debolmente la testa, grazie al recupero del reddito disponibile reale da parte delle famiglie, conseguenza di un minimo allentamento della pressione fiscale.

C’è poi il leggero miglioramento del dato legato all’occupazione. Ad aprile, secondo l’Istat, la crescita è stata dello 0,2%, mentre gli inattivi sono calati di 113 mila unità (-0,8%). Le imprese, invece, sono tornare a investire, grazie al super.ammortamento e in un prossimo futuro potrebbero sfruttare le nuove opportunità che arriveranno con il contributo del Fondo europeo per gli investimenti: un ulteriore stimolo che, nelle intenzioni agevolerà i progetti di rinnovo di macchinari e beni strumentali.

Quello che oggi manca è il traino dell’export: su questo fronte non solo non si vedono spazi di miglioramento, ma da venerdì scorso le imprese hanno iniziato a interrogarsi sui possibili contraccolpi portati dalla Brexit. Il ciclo deflattivo, secondo le previsioni di Ref Ricerche, è destinato a continuare quanto meno per i prossimi mesi, passando dal -0,3% di maggio a quota zero, inseguendo l’obiettivo di arrivare a valori che resteranno al di sotto del punto percentuale per il prossimo anno. Si continua a scontare una ripresa debole, un ciclo che contraddistingue gli ultimi trimestri dell’economia nazionale, mentre la quota di consumi delle famiglie ha premiato soprattutto i beni durevoli, con le immatricolazioni di auto alla ribalta: a maggio sono aumentate del 28% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Altra voce di spesa che beneficia della mini-ripresa è quella dei servizi legati al turismo. Per altre voci, invece, è ancora calma piatta.

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