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Tecnologie

Microsoft punta sul social del lavoro: acquistato LinkedIn per 26 miliardi

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Microsoft definirà nei prossimi mesi l’acquisizione di LinkedIn, il più professionale dei social network, che ha cambiato per sempre il modo di cercare e trovare lavoro e ha indirettamente causato la chiusura di migliaia di agenzie del settore. Così, dopo YouTube (rapidamente assorbita da Google nel 2006), dopo app del calibro di Instagram e WhatsApp (Facebook 2012 e 2014), un altro social finisce nel recinto delle proprietà di un grande protagonista dell’era digitale. Microsoft non s’è fatta scoraggiare dall’insuccesso patito nel 2013 con l’acquisto per 7,2 miliardi di Nokia.

La nomina nel 2014 di Satya Nadella a CEO ha ridato all’azienda di Redmont prospettiva e strategia. Tanto che da mesi gli analisti si attendevano che il manager indiano mettesse a segno un’acquisizione finalizzata a ritagliare per Microsoft uno spazio e un ruolo tra Google e Facebook. Ci aveva già provato nel 2011 l’allora CEO Steve Ballmer comprando per 8,5 miliardi Skype, popolare servizio per chiamate e conference call. Ci prova adesso più consapevolmente Nadella spendendo come mai in passato. 26,2 miliardi di dollari in contanti, ogni azione LinkedIn viene pagata 196 $, 65 in più del valore in Borsa alla chiusura di venerdì.

Confrontando i grafici dei valori borsistici dell’ultimo anno dell’azienda fondata nel 1975 da Bill Gates e Paul Allen e di quella creata da Reid Hoffman si capisce perché all’acquisto si arriva solo adesso: i percorsi sono opposti, con una crescita costante per l’ex regina assoluta dei sistemi operativi e un calo rilevante per LinkedIn, che fatica a monetizzare la comunità di 433 milioni di utenti, tutti di profilo medio-alto, di cui 105 milioni attivi ogni mese e con una forte propensione a utilizzare i servizi del network via smartphone o tablet.

Nella versione base, LinkedIn consente a ciascun membro di aggiornare il proprio curriculum e di rimanere in contatto con colleghi e amici. Qualsiasi promozione o cambiamento di azienda diventa patrimonio della cerchia di utenti connessi. Inoltre, LinkedIn assicura un flusso di notizie inerenti gli interessi prevalenti tra quanti sono tra loro in collegamento. Nelle versioni premium, si ha accesso a informazioni sull’utilizzo del proprio curriculum da parte di altri. Gran parte delle aziende usa in prima battuta LinkedIn per cercare personale. Ma gli abbonamento non costituiscono un modello di business sufficiente e la pubblicità continua a scarseggiare.

Perché allora Microsoft e, in particolare, Nadella puntano su LinkedIn, che porta in dote 9200 dipendenti e 15 sedi in giro per il mondo, oltre a quelle negli Stati Uniti? Anzitutto perché ogni piano di crescita delle multinazionali digitali non può più prescindere da una forte presenza nell’ecosistema social. Ogni giorno gli utenti della rete passano lì ore e ore, compresi il miliardo e duecento milioni che hanno Microsoft Office come proprio sistema operativo. Secondo Nadella, l’integrazione delle due comunità, di fatto sovrapponibili, creerà occasioni di ricavi aggiuntivi provenienti sia dagli abbonamenti, sia dalla pubblicità. Dalla combinazione dei grafi sociali emergeranno poi nuovi flussi di servizi gratuiti e a pagamento destinati soprattutto alle aziende. Ma già in una fase iniziale le applicazioni più importanti di Microsoft come Skype, Outlook e Office dovrebbero trarre vantaggio dalla precisa identificazione – nome, cognome, collocazione professionale, storia personale, interessi e aspirazioni – di ogni utente di LinkedIn. E viceversa.

Il matrimonio appare di ottime prospettive. Ed è in linea con la politica di crescita per aggregazioni che Google e Facebook – più ancora di Apple – stanno praticando da tempo. Il motore di ricerca e il social network si muovono con grande agilità, comprando quando i prezzi delle startup più promettenti sono già alti per i concorrenti meno liquidi mentre sono ancora affrontabili per le loro tasche. Nadella, che verosimilmente si muove in sintonia con Bill Gates, è costretto a puntare su realtà più consolidate, ma vuole raggiungete lo stesso obiettivo: ottenere sinergie che sprigionino servizi e, poi, valore.

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