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Economy

Dalla lira all’euro: i beni diventati più cari

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Secondo l’indice di valutazione Istat, nei 15 anni di moneta unica crescono pane e benzina, cala il cinema.

In linea con il clima di gelo, anche la temperatura dei valori monetari resta bassa. Per il secondo anno consecutivo il coefficiente elaborato dall’Istat per la valutazione delle somme di denaro nel tempo, si colloca sotto la parità, a quota 0,999. Ciò significa che per una spesa fatta con mille euro nel 2015, oggi ne basterebbero 999. Effetto della dinamica, stentata o addirittura negativa, dell’inflazione di questi ultimi anni, a partire dal 2007, con l’innescarsi della crisi sui mercati internazionali. Si tratta di un rafforzamento (seppure minimo) del potere d’acquisto per chi quei soldi li deve spendere e, viceversa, di un indebolimento delle aspettative reddituali per il creditore.

Un caso di stretta attualità riguarda i pensionati: a fronte dell’inflazione più bassa registrata nel 2015 rispetto a quella prevista, il recupero del differenziale negativo dello 0,1% rischierebbe di produrre una decurtazione dell’assegno mensile (il ministero del Lavoro ha però predisposto un emendamento al decreto Milleproroghe per prolungare al 2017 la norma che ha consentito di non procedere al recupero già nel 2016).

Ma qual è la funzione della tabella che viene aggiornata ogni anno in gennaio dall’Istat, in occasione della pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati del precedente mese di dicembre? I coefficienti, uno per anno a partire dal 1861, costituiscono un meccanismo di rivalutazione su base annua del costo della vita: in pratica, servono per calcolare quanto si deve incrementare la somma di un determinato anno per controbilanciare il calo del potere d’acquisto di tale somma per effetto dell’inflazione registrata in quell’arco di tempo. Se inflazione non c’è stata – come, appunto, nell’ultimo biennio -, si avrà una riduzione dell’importo.

L’utilizzo è semplice: si moltiplica l’importo in questione per il coefficiente dell’anno di riferimento e qualora l’importo fosse espresso in lire si dividerà il valore per 1.936,27. Per esempio, per il 2001 (l’ultimo anno di vita della lira) il coefficiente da utilizzare è 1.276: 100mila lira di allora (pari a 51,6 euro) oggi varrebbero 65,90 euro. L’operazione serve anche a scoprire come l’inflazione nel tempo non si sia riflessa in maniera univoca su tutti i prezzi di beni e servizi: alcuni (per esempio, pasta benzina e trasporti) sono cresciuti di più, altri (canone Rai e cinema) hanno faticato a tenere il passo. Questo perché su ogni voce di spesa influiscono più fattori micro e macro-economici: dalle regole del mercato al gioco tra domanda e offerta, dal miglioramento di tecnologia, efficienza e comfort all’ampliamento della concorrenza, dalla disponibilità di materie prima ai mutamenti climatici fino agli interventi commerciali, politici e social (vedi grafico in alto con alcuni esempi pratici).

Al di là dei “giochi” sull’evoluzione dei prezzi a 15 anni dall’introduzione dell’euro, i coefficienti Istat hanno un ruolo fondamentale per l’aggiornamento di alcuni valori specifici: tra i principali, l’assegno di mantenimento dovuto al coniuge separato o divorziato, i canoni di locazione, le spettanze arretrate per i lavoratori o per i prestatori dell’opera, la rendita Inail o la pensione. A ricorrere alla tavola per motivi professionali sono imprese, commercialisti, notai, patronati ed enti di previdenza, ma anche tutti coloro che vogliono riflettere sull’andamento del potere d’acquisto della moneta.

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Redazione Cobalto

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