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Economy

Lavoro 4.0 sbocco naturale per i giovani

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Bisogna scommettere sul futuro già nel presente, sul nuovo lavoro 4.0. La sua digitalizzazione è nelle corde dei giovani. Li abbiamo socializzati al mondo digitale con giochi, app e social network. Ora diamo loro un lavoro 4.0

L‘Agcom segnala che il 92% dei giovani utilizza Internet, contro il 33% dei più anziani. L’età media degli occupati è cresciuta da 39 anni del 2003 agli attuali 44. Mentre nell’ultimo quarto di secolo gli occupati tra i 24 e i 35 anni sono diminuiti del 34%, i lavoratori tra i 55 e i 64 anni sono aumentati del 100%. E’ un cambiamento antropologico del mondo del lavoro.

Sul lungo periodo, è probabile che l’invecchiamento della popolazione (bassa natalità e longevità), oltre che dai progressi biomedici, sarà compensato dalle nuove tecnologie. Tuttavia, l’invecchiamento degli occupati paga dazio in questa delicata transizione di medio periodo verso la tecno-economia: ad esempio, con una minor propensione all’innovazione della nostra struttura occupazionale. Il tasso di disoccupazione tra i 50 e i 64 anni è al 6%, metà di quello medio nazionale. Quello dei giovani balla attorno al 40%.

E’ necessario inoltre redistribuire il lavoro agendo sul ciclo di vita lavorativo, con politiche attive adeguate all’inserimento di giovani formati, alimentato dall’abbattimento del cuneo fiscale per i primi 3 anni, come sostenuto da Confindustria. Sarebbe più giusto proporre un qualche reddito di cittadinanza per i sessantenni, come incentivo al turn over generazionale, piuttosto che prevederlo come una ciambella di salvataggio in prevalenza per giovani disoccupati e neet, per i quali, al contrario, occorre un lavoro al passo coi tempo.

Industria 4.0 è un’importante opportunità per la cultura imprenditoriale per stare nelle corde d’investimenti tecnologici e di un agire inclusivo, come richiesto alle nostre élite per dare slancio all’attuale scialba andatura inerziale. Un piano d’investimenti in capitale umano, per il lavoro 4.0 (magari in occasione del G7 Industria a Torino), completerebbe una politica industriale che vuole cambiare passo: investimenti e abbattimento del cuneo fiscale per produttività, crescita e lavoro.

Tuttavia, il percorso è impervio per quanto riguarda il mercato del lavoro: istruzione, rete formativa, alternanza formazione-lavoro, politiche attive d’accompagnamento, servizi al mercato del lavoro. Gentiloni e Calenda appaiono propensi a un nuovo inizio in tema di lavoro: approfittare della congiuntura favorevole, fare uno sforzo in più per trovare risorse adeguate a lavoro 4.0 e procedere come si fece per industria 4.0, inserita nella legge di Bilancio.

 

Di C. Carboni 

 

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