close
Varie

La classe di Trump

o.382791
Trump ci è ricascato: ha incontrato dei parlamentari democratici e repubblicani per una questione di visti di ingresso negli Usa a favore di persone di Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, e ha dovuto dire la sua. Ha dovuto offendere come al solito. E’ chiaro che un uomo del genere, uno che comunque è riuscito a incrementare il patrimonio familiare, e che è diventato Presidente Usa al primo colpo, qualche qualità ce l’abbia. Difficile dire quali però. Ogni volta che apre bocca sembra uno scaricatore di porto – e anzi mi scuso con gli scaricatori in anticipo -. Lo sguardo non è dei più rassicuranti, tutt’altro, e non sembra una persona empatica: sembrava a proprio agio solo con un microfono in mano su un ring popolato di omaccioni maneschi e grossi come lui detti anche “wrestler” quando era ancora un uomo di sport e di spettacolo. Trump che istiga, Trump che mena le mani, perché ha fatto anche questo: ebbene sì, invito tutti ad andarsi a vedere la farsa in cui tira uno schiaffo ad un altro personaggio del suo livello, credo un ex lottatore, durante una conferenza stampa. Ma la vera domanda a questo punto è: non è che un signore del genere ci sta prendendo in giro? Sentendosi imbalsamato in un ruolo che non è chiaramente il suo dal punto di vista della forma – Presidente Usa, figuriamoci -, costretto all’etichetta insomma, potrebbe benissimo aver scelto di continuare a fare campagna elettorale, e a mandare messaggi ai suoi amici ed elettori, spesso rozzi quanto lui, che, con ogni evidenza, non sono quelli per i quali l’etichetta è stata pensata. Non potendo dire che le persone di colore sono degli “sporchi negri” o simili in contesti pubblici dove ci dovrebbe mettere la faccia (e rimettere la poltrona), si limita a chiamare “cesso” i Paesi da dove vengono parlandone in colloqui privati, non pubblici, tra le quattro mura dello studio ovale, e aspettandosi così che siano gli altri a diffondere il suo pensiero per contestarlo indignati, senza peraltro poterlo provare, in modo che la sua base di elettori intuisca come stanno veramente le cose: che lui, insomma, non è cambiato, lui la pensa sempre allo stesso modo, sissignore, sono solo le circostanze a impedirgli di comportarsi come vorrebbe, di dire le cose in faccia al mondo. Vista così, la sua tattica sta portando i frutti sperati a livello di politica interna, che è quella su cui il Nostro si sta evidentemente concentrando dato che i voti li prende negli Usa: auguriamoci che non volga mai lo sguardo sul mondo con lo stesso interesse, e con la stessa classe.
Articolo di Fabrizio Amadori 
Redazione Cobalto

The author Redazione Cobalto