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La Cina chiama il Friuli

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Il progetto di cui parliamo oggi è  l’ampliamento della “via della seta” tra Cina ed Europa. Pechino vuole a forza inserirsi al centro del grande gioco economico-finanziario e quindi geopolitico europeo, imponendosi di fatto come il “dominus” della globalizzazione, ora più che mai sotto assedio da parte del “risorgere” dei vari protezionismi nazionali. Sul piatto la Cina ha messo: 900 progetti per nuove infrastrutture, 1000 miliardi di dollari in investimenti, 780 miliardi di dollari generati dagli interscambi con gli oltre i 60 paesi coinvolti, 200 mila nuovi posti di lavoro, ciò confermando che trattasi di un piano geopolitico condiviso ed  inclusivo, destinato a trasformare, di fatto e nelle sue fondamenta, l’Eurasia. Sul fronte specifico delle piccole e medie imprese italiane è di ieri l’ufficializzazione che la nostra Cassa Depositi e Prestiti  ha firmato con China Development Bank un importantissimo accordo per la costituzione di un fondo di investimento Italo-Cinese da 100 milioni di euro, atto a sostenere le aziende italiane impegnate lungo la “via della seta”. Ed è qui che entrano in gioco  i porti italiani quali Genova e Trieste come terminali della rotta marittima dalla Cina. E’ soprattutto su Trieste che sono rivolti gli occhi del governo cinese, essendo il porto friulano perfettamente collegato ai corridoi ferroviari e stradali con il cuore dell’Europa. Trieste detiene anche la più grande autostrada del mare che collega l’Europa alla Turchia, idonea per ciò che concerne il traffico container, ed è in assoluto il porto più utilizzato dalle maggiori compagnie mondiali di navigazione commerciale come Maersk, CMA, CGM, Evergreen, ZIM, Safmarine e Cosco. L’interesse cinese per la soluzione portuale triestina è anche data dal fatto che, con il raddoppio del canale di Suez, il mediterraneo ha acquisito una nuova e fortissima “centralità” mai avuta in precedenza. La Cina, dopo aver investito nel Pireo, ha trovato in Trieste un canale di accesso certo, moderno e pronto a ricevere le proprie merci per smistarle velocemente ed in piena sicurezza al resto d’Europa.. A fare centro nella decisione cinese vi è altresì il fatto che il porto di Trieste è immediatamente pronto e disponibile, garantendo così al governo  cinese  un ruolo strategico per le proprie merci così avvalorando la  decisione di creare nel nord Italia un hub logistico europeo. Non a caso la quarta compagnia mondiale per il traffico di container, la Cosco, ha acquisito da poco il 40% del porto di Vado Ligure ed è in costruzione un nuovo modernissimo terminal container che sarà operativo dal 2018.  Personalmente, a livello economico, ritengo che i porti italiani di Trieste, Genova e Venezia, ma soprattutto Trieste per la sua velocità nelle procedure di sdoganamento,  siano i partner perfetti per la leadership cinese, offrendo di fatto  ad essi una via complementare e sicura alla ferrovia che Pechino ipotizza di costruire per collegare il porto Greco all’Europa attraverso i Balcani. Trattasi di uno dei più grandi piani geo-economici in attuazione, condiviso da tutte le nazioni europee che saranno coinvolte e dove i porti italiani ed in particolare Trieste non sono visti dai cinesi come alternativi ma bensì complementari al porto del Pireo. La Cina oggi è forte e concreta e la “via della seta” andrà avanti a grandi passi. Spetta a noi farci trovare pronti  per  questo mastodontico progetto che tocca i 2/3 della popolazione mondiale: progetto che non ha solamente una forte componente economico-infrastrutturale ma esprime, se ancora ce ne fosse bisogno, la proiezione internazionale di Pechino, dove la sua leadership ha una visione economico-finanziaria sempre più lunga e sempre più ampia.
Testo di Fabio Accinelli 
Redazione Cobalto

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