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Economia/Imprese

L’opinione degli imprenditori quotati sul nuovo Ministero dell’Innovazione e della Digitalizzazione

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Tra le novità introdotte del Conte Bis spicca il ritorno del Ministero dell’Innovazione e della Digitalizzazione.

L’innovazione, questa volta, si tinge di rosa. Alla guida del Ministero, infatti, c’è Paola Pisano, classe 1977, docente di Disruptive Innovation all’università di Torino e già assessore al digitale nella giunta di Chiara Appendino a Torino. Vanta più di 70 pubblicazioni in ambito internazionale su tematiche relative al digitale e ai modelli di business.

Per la prima volta si fa riferimento esplicito, nel nome del Ministero stesso, alla Digitalizzazione. In passato Lucio Stanca ha ricoperto il ruolo di Ministro dell’Innovazione e delle Tecnologie.

AIM Italia: il punto di vista

Cosa pensano gli imprenditori quotati su AIM del nuovo Ministero dell’Innovazione e della Digitalizzazione? E quali sono le priorità sulle quali dovrà concentrarsi? Lo abbiamo chiesto a Luca Abatello, presidente Circle, Marco Ciscato, amministratore delegato di Maps, Marco Corti, amministratore delegato di Costamp Group, e Rita Paola Petrelli, presidente di Kolinpharma.

Luca Abatello, presidente di Circle: “L’Italia ha bisogno di scommettere sull’innovazione. Sono ottimista sulla nascita del Ministero. Mi preme sottolineare, però, la necessità di fare sistema con quanto già costruito in questi anni. Molto, infatti, è stato fatto e anche bene. In particolare, l’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale, ha lavorato molto su questi temi e vanta una guida di primo livello, come quella di Teresa Alvaro che ha già consentito al sistema doganale italiano di fare importanti passi vanti. La priorità è proprio questa, fare sistema e investire a partire da quanto realizzato”.

Marco Ciscato, amministratore delegato di Maps: “Abbiamo accolto con positività la nomina del nuovo Ministro e l’attenzione posta su innovazione e digitalizzazione. Due i filoni su cui lavorare: il primo interessa la Pubblica Amministrazione, dove la sfida dell’innovazione rappresenta un fattorerilevante perché porta con sé discussioni più ampie, relative ai rapporti con i cittadini e all’efficienza della PA stessa. Il secondo filone, invece, interessa le imprese private, che hanno bisogno di investire in innovazione e digitalizzazione per non essere tagliate fuori dal mercato ed essere sempre competitive”.

Marco Corti, amministratore delegato di Costamp Group: “L’idea di per sé sembrerebbe buona, ma sono sempre scettico su certe scelte, specialmente se a gestirle ci mettono qualcuno che il mondo del lavoro lo conosce di riflesso. Comunque, chiederei agevolazioni e sgravi per chi l’innovazione e la ricerca la fa veramente, e uno snellimento sensibile della macchina burocratica. Come sempre ai posteri l’ardua sentenza”.

Rita Paola Petrelli, presidente di Kolinpharma: “Accogliamo con grande interesse il Ministero dell’innovazione tecnologica e digitalizzazione. Ci aspettiamo azioni specifiche, concrete e fruibili nel breve/medio termine. Allo stesso tempo, si resta in attesa di ciò che il nuovo Dicastero offrirà come Piano di attuazione. Tra le priorità: formazione specializzata per laureandi/neolaureati/studenti di Master di II livello; finanza agevolata per le imprese che investono in innovazione e digitalizzazione, assumono giovani risorse formate, puntano sulla green economy; semplificazione seria e concreta dei rapporti tra cittadini e PA; sussidi alle scuole superiori che promuovono seminari di approfondimento e/o formazione sul tema”.

Conclude Anna Lambiase, fondatore e CEO di IR Top Consulting: “Sono positiva sulla nascita di questo nuovo Ministero dedicato a un tema molto presente nei progetti di quotazione delle PMI italiane e apprezzato dagli investitori in capitale di rischio nazionali ed esteri. I temi dell’innovazione e della digitalizzazione implicano la capacità di cambiamenti nei modelli di business e di conseguenza di crescita della domanda di occupazione “skilled”; occorrerebbe porre particolare attenzione ad incentivare le aziende ad investire parte della finanza ottenuta grazie all’IPO nella formazione delle correlate risorse professionali”.