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Economia/Imprese

Il 60% degli istituti finanziari italiani si dice positivo nei confronti dell’ open banking

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In Italia l’open banking viene sempre più percepito come un’opportunità. Tuttavia, la maggior parte delle banche italiane è ancora cauta nello stabilire partnership fintech per raggiungere i propri obiettivi. Si tratta di alcuni dei nuovi dati pubblicati oggi dalla piattaforma di open banking Tink (https://tink.com/it/), che rivelano come in Europa la positività nei confronti dell’open banking sia cresciuta di 6 punti percentuali nel 2020, con quasi due terzi degli istituti finanziari europei (61%) che crede nelle opportunità offerte dal settore.

Dato altrettanto positivo è quello prettamente italiano. Nel Bel Paese, infatti, è il 60% degli intervistati a mostrarsi positivo nei confronti dell’open banking, segnando un +3% rispetto allo stesso dato analizzato nel 2019.

L’indagine internazionale di Tink, basata sui riscontri di 290 dirigenti finanziari in 12 paesi europei, ha verificato come oltre la metà degli intervistati (52%) si senta maggiormente positiva quando si parla di open banking rispetto allo scorso anno e che solo l’1% del campione ha espresso un riscontro più negativo a riguardo.

La positività cresce, ma molti player non hanno ancora una strategia chiara per godere dei benefici dell’open banking

Sebbene un gran numero di istituti finanziari in Europa riconosca le opportunità dell’open banking, i risultati del report suggeriscono che alcuni enti non hanno ancora fatto chiarezza su come realizzarne il potenziale.

In Italia, nello specifico, quasi due terzi degli intervistati (63,3%) indica l’open banking come un’opportunità per la propria azienda; a fronte di una media europea del 58,6%. In egual misura, è lo stesso numero di intervistati (il 63,3%) a dichiarare di avere in atto una chiara strategia di open banking. Motivo per cui, quasi il 27% degli istituti sta ancora pianificando i prossimi step strategici.

Marie Johansson, Country Manager di Tink in Italia, ha dichiarato a riguardo: “Siamo felici di riscontrare una crescente fiducia nell’open banking, percepito sempre più come un’opportunità per portare valore reale al cliente e sempre meno come un modo per trasformare modelli di business. Per le istituzioni che guarderanno oltre la conformità al PSD2 e sono pronte ad innovare con rapidità, c’è un enorme potenziale per la creazione di valore a breve termine. Comportandosi più come provider di terze parti (TPP) e sfruttando al massimo le API già presenti sul mercato, le istituzioni possono trarre vantaggi immediati, creando prodotti e servizi migliori ed una customer experience superiore”.

Le partnership Fintech sono una priorità fondamentale

In Europa, quanti traggono il maggiore vantaggio dall’open banking considerano le partnership fintech come una priorità assoluta. Quasi un quarto degli intervistati (22%) ha attivato almeno una partnership fintech per accedere a tecnologie di open banking nel corso dell’ultimo anno e le realtà più lungimiranti hanno fino a cinque differenti partnership all’attivo.

Oltre due terzi del campione (69%), inoltre, ha aumentato il numero di partnership fintech nel 2019 e la stessa percentuale (69%) ha indicato che stabilire una partnership fintech sarà una priorità nei prossimi 12 mesi.

In Italia, nello specifico, è il 17% degli istituti finanziari ad avere attualmente in corso una partnership fintech per alimentare la propria strategia di open banking.

Marie Johansson, Country Manager di Tink in Italia, ha commentato a riguardo: “Per raccogliere i benefici dell’open banking, gli istituti finanziari devono tradurre la propria strategia di open banking in una roadmap fatta di tecnologia, prodotti e servizi. Questo iter può essere accelerato attraverso le partnership strategiche grazie al supporto di fintech in grado di fornire la tecnologia, l’esperienza e la visione per guidare la creazione di valore nell’open banking. Finora, è un numero limitato di istituti ad aver stretto accordi di partnership per accedere alle tecnologie di open banking, ma il dato positivo è che la maggior parte dei dirigenti intende avviarne ulteriori nel corso dei prossimi 12 mesi, comprendendo come queste siano strategiche e consentano agli istituti finanziari di creare valore per i clienti.”