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Speciale COVID19

Le misure economiche di contrasto all’emergenza Covid-19 adottate dal Governo Britannico

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L’emergenza economica connessa con la diffusione del coronavirus ha richiesto anche nel Regno Unito un’azione di governo rapida e mirata al sostegno dei diversi attori economici.

Dopo un’iniziale strategia di attesa il governo britannico, in linea con quanto osservato in altri paesi, ha progressivamente messo in atto misure di social distancing sempre più stringenti, fino ad arrivare al sostanziale lockdown dell’intero Paese nel corso della ultima decade di marzo u.s. ponendo di fatto un freno a gran parte del sistema produttivo nazionale.

Per attutire gli effetti economici dell’emergenza, il Chancellor Rishi Sunak, dopo aver dichiarato di essere pronto a fare “qualsiasi cosa sia necessaria per sostenere l’economia” (oltre ogni remora ideologica per un governo conservatore), ha presentato nel corso delle ultime due settimane una serie di misure di contrasto all’emergenza economica provocata dalla diffusione del coronavirus.

Il Chancellor ha cosí creato nuovi strumenti per salvaguardare i lavoratori dipendenti e per sostenere il reddito dei lavoratori autonomi, prevedendo un intervento dello Stato nell’economia inimmaginabile in tempi normali. Nel complesso le misure adottate, al netto delle garanzie e del differimento delle imposte, sono stimate in eccesso a 60 miliardi di sterline (il 3 per cento del PIL) e risultano superiori a quelle messe in campo per contrastare gli effetti della crisi finanziaria.
Gli interventi sono stati indirizzati lungo tre direttrici principali:

1) il sostegno diretto alle imprese per garantire l’accesso alla liquidità necessaria;

2) la protezione dei lavoratori;
3) il rafforzamento delle misure di social security.

SOSTEGNO ALLE IMPRESE

Per favorire l’accesso alla liquidità necessaria da parte delle imprese il Governo ha stanziato 330 miliardi di sterline di garanzie a copertura dei fondi erogati attraverso due nuovi strumenti il Covid Corporate Financing Facility (CCFF) e il Coronavirus Business Interruption Loan Scheme (CBILS). Nell’ambito del CCFF la BoE, che gestisce la facility per conto del Tesoro, potrà acquistare commercial paper, con scadenza fino a un anno, emessa da imprese che offrano un contributo materiale all’economia britannica e che si trovavano in buone condizioni finanziarie prima dell’inizio della crisi.

Lo strumento, pensato prevalentemente per le imprese di maggiore dimensione, sarà disponibile per almeno dodici mesi e nelle intenzioni del Tesoro e della BoE non dovrebbe avere limiti all’ammontare delle risorse erogabili.

Il CBILS consiste invece nell’offerta di una garanzia governativa dell’80% sui finanziamenti o linee di credito d’importo fino a 5 milioni di sterline erogati dal sistema bancario. Possono beneficiare della garanzia le piccole e medie imprese (fino a 45 milioni di sterline di fatturato)

e i lavoratori autonomi; la garanzia è concessa per una durata massima di 6 anni e per i primi dodici mesi il costo dell’operazione (interessi e spese) è a totale carico del Governo.

Allo schema aderiscono circa 40 tra banche e intermediari finanziari che operano nel Regno Unito. Secondo quanto riferito dal Chancellor nella conferenza stampa del 26 marzo, dopo 4 giorni dall’avvio dello schema erano state presentate circa 30 mila domande.

Sempre nell’ottica del sostegno della liquidità delle imprese, sono stati previsti sgravi fiscali e l’erogazione di contributi una tantum.

Il Chancellor ha previsto lo stanziamento di 20 miliardi di sterline per l’Inghilterra; poiché gli sgravi fiscali e l’erogazione dei contributi sono gestiti dalle autorità locali, un ulteriore stanziamento di circa 3,5 miliardi è previsto per l’adozione delle stesse misure in Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Per le imprese del commercio e per quelle del settore leisure and hospitality, ambiti maggiormente colpiti, è stato sospeso per un anno il pagamento della business rate, una tassa municipal sull’immobile commerciale occupato. La misura riguarderebbe circa 900 mila immobili commerciali, pari al 45% di quelli presenti nel Paese.

Oltre al suddetto sgravio, le imprese degli stessi settori beneficeranno di un contributo fisso del valore di 10 mila o 25 mila sterline in base alla dimensione dell’attività (valore imponibile della proprietà rispettivamente inferiore a 15 mila o tra 15 e 51 mila sterline).

Un contributo fisso di 10 mila sterline, senza limitazioni settoriali, è previsto le imprese molto piccole che già beneficiano degli sgravi fiscali sul business rate.

Infine, fino alla fine di giugno è stato sospeso il versamento dell’imposta sul valore aggiunto (VAT), per un valore stimato pari a circa 30 miliardi di sterline, e gli importi dovuti potranno essere saldati entro la fine del prossimo anno finanziario (marzo 2021). Per i lavoratori autonomi il pagamento delle imposte sul reddito dovuto a fine luglio è stato posticipato a gennaio del 2021.

PROTEZIONE DEI LAVORATORI

Per arginare il flusso dei licenziamenti dei lavoratori dipendenti e per sostenere il reddito di quelli autonomi, il Governo è intervenuto rapidamente introducendo delle misure di sostegno, che non esistevano nell’ordinamento britannico, e che difficilmente un governo conservatore avrebbe immaginato di adottare.

Per i lavoratori dipendenti è stato creato il Coronavirus Job Retention Scheme (CJRS) che prevede l’erogazione, da parte dello Stato, dell’80% dello stipendio mensile fino a un massimo di 2.500 sterline, più il pagamento dei contributi assicurativi e pensionistici. Il contributo, una sorta di cassa integrazione, è previsto per tre mesi a partire da marzo e sarà erogato ai datori di lavoro per

i dipendenti non licenziati e segnalati come ‘furloughed workers’.

Lo schema é stato approntato ex-novo dall’HRMC (l’agenzia delle entrate Britannica) ed é diventato operativo dal 20 Aprile u.s. con un portale appositamente predisposto per presentare le domande di rimoborso direttamente dale aziende o dai loro agenti fiscali e resterá in vigore fino alla fine di giugno 2020.

Un meccanismo di sostegno analogo per importo e durata è stato creato per i lavoratori autonomi. Il Self- employment Income Support Scheme (SEISS) prevede un contributo, per tre mesi, pari all’80% dei profitti mensili fino a un massimo di 2.500 sterline. Lo schema è esteso a tutti i lavoratori autonomi con un profitto medio negli ultimi tre anni inferiore a 50 mila sterline. Secondo quanto riferito dal Chancellor nella conferenza stampa di presentazione, i beneficiari rappresenterebbero circa il 95% di tutta la categoria.

Anche il SEISS dovrà essere creato ex-novo dall’HRMC, che si occuperà di contattare direttamente i soggetti eligible; le erogazioni del contributo prenderanno avvio pertanto a giugno e verosimilmente il contributo sarà erogato per il totale dei tre (probabile quattro anche per questo) mesi. Nel frattempo i lavoratori autonomi potranno accedere alle altre misure di sostegno per l’accesso al credito (il CBILS) e ai sussidi previsti nell’ambito delle misure di social security.

La scelta chiara del Tesoro è stata di proteggere quanti più lavoratori possibili, senza imporre limiti alla spesa.

Il Chancellor, nel ribadire l’eccezionalità dell’intervento a favore dei lavoratori autonomi, sostanzialmente equiparati a quelli dipendenti, ha tuttavia annunciato che sarà necessario nel prossimo futuro rivedere i meccanismi di contribuzione che prevedono ora aliquote ridotte per i lavoratori autonomi.

SOCIAL SECURITY

Per il rafforzamento degli strumenti di social security finalizzati al sostegno degli individui e delle famiglie in difficoltà sono stati stanziati 7 miliardi di sterline. Gli interventi principali hanno riguardato:

  1. (i)  l’estensione dell’indennità di malattia alle circostanze legate al Covid-19 anche ai cosiddetti “gig workers” e la previsione di un trattamento analogo anche per i lavoratori autonomi. É stato previsto che la Statutory Sick Pay (SSP), pari a 94,25 sterline a settimana, sia riconosciuta dal primo giorno di assenza, non più dal quarto, anche nel caso di isolamento volontario. Le imprese con meno di 250 addetti potranno chiedere un contributo pari a 14 giorni di assenza per i lavoratori che beneficeranno della SSP (l’intervento è valutato in circa 2 miliardi di sterline).
  2. (ii)  l’incremento di circa 20 sterline a settimana per 12 mesi a partire da aprile, circa mille sterline per un anno, dei sussidi (Universal Credit) per le famiglie e gli individui11;
  3. (iii)  l’istituzione di un fondo di circa 1 miliardo per sostenere il pagamento dell’affitto da parte dei locatari;

(iv) l’istituzione di un fondo di 500 milioni per gli aiuti alle famiglie in situazione di disagio economico12.

Il governo ha inoltre deciso di intervenire direttamente nel settore dei trasporti attraverso la sospensione per sei mesi del pagamento delle royalties da parte degli operatori dei servizi ferroviari e ha anticipato che, qualora risultasse necessario, potrebbe entrare direttamente nella gestione di alcune linee. Si stanno inoltre valutando interventi a supporto dei vettori aerei e non sono escluse misure ad hoc in altri comparti economici.

CONTRATTI DI AFFITTO

A seguito dell’ordinanza di chiudere numerosi locali implementata a livello Nazionale, rimane importante comprendere come gestire un contratto di locazione (c.d. lease agreement) per spazi che non potranno più essere usati, per diverso tempo, dal conduttore. In termini generali.

Un lease agreement va analizzato con attenzione al fine di determinare la presenza di clausole a favore del conduttore che permettano, durante l’attuale emergenza sanitaria Covid-19, di ridurre l’ammontare dei canoni di affitto, giustificare il ritardo nei pagamenti, risolvere il contratto, etc.

A tal proposito in aggiunta agli aiuti finanziari governativi stanziati dal governo Britannico, è stata varata a tempo record una normativa che impedisce ai proprietari di immobili ad uso commerciale (cosí come per quelli ad uso residenziale) di procedere legalmente verso gli affittuari che non dovessero pagare l’affitto dovuto, in particolare:

PROPRIETÁ AD USO COMMERCIALE

Inquilini di immobili ad uso commerciale che non dovessero pagare l’affitto come conseguenza del COVID-19 non possono essere sfrattati fino ad almeno la fine di giugno p.v.

Gli inquilini saranno comunque tenuti a pagare gli affitti arretrati concordando uno schema di pagamento con i proprietari.

PROPRIETÁ AD USO RESIDENZIALE

Il governo ha altresí previsto che gli inquilini di immobili ad uso residenziale che non dovessero pagare l’affitto come conseguenza del COVID-19 non possono essere sfrattati fino ad almeno la fine di giugno p.v.

Anche in questo caso gli inquilini saranno comunque tenuti a pagare gli affitti arretrati concordando uno schema di pagamento con i proprietari.

A seguito di queste manovre è stata in aggiunta prevista una sospensione del pagamento dei mutui da parte dei privati che verra estesa anche ai proprietari di immobili(“mortgage payment holiday”).