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Speciale COVID19

Tentazione usura e proposte “irrituali” per rilevare l’attività commerciale. Quei segnali da tenere sotto controllo

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Durante il periodo di chiusura forzata per l’emergenza Covid-19 il 6% delle imprese commerciali, il 9% nella ristorazione, ha ricevuto proposte “irrituali” per rilevare l’attività con valori inferiori al prezzo di mercato.

Il dato emerge dal sondaggio selettivo realizzato da Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza – dati elaborati dall’Ufficio Studi – sui potenziali rischi di infiltrazione della criminalità organizzata. All’indagine, svolta dal 3 all’8 giugno, hanno risposto 311 imprese, per l’89% fino a 9 addetti, di alcuni settori specifici: intermediazione immobiliare, oreficerie, pubblici esercizi, agenzie di viaggio e servizi d’alloggio. Dalla ristorazione il maggior numero di risposte: 64%.
Sempre durante il periodo di forzata chiusura per l’emergenza Covid-19 il 52% delle imprese ha potuto usufruire di dilazioni di pagamento da parte dei fornitori e il 45% ha corrisposto regolarmente il canone d’affitto. Ma oltre il 60% ha fatto ricorso al patrimonio aziendale o personale per affrontare il lockdown. Il 43% si è rivolto alle banche per negoziare un prestito, l’1% – il 3% nell’intermediazione immobiliare – si è invece rivolto a società finanziarie o altri soggetti.

RICORSO ALL’USURA – In questo periodo così difficile di stop per l’emergenza sanitaria si è fatto ricorso all’usura per reperire liquidità? Soltanto l’1% risponde affermativamente, il 2% nella ristorazione. Ma la tentazione resta. Quello che preoccupa è come la percentuale salga quando si ipotizza la possibilità di ricorrere a prestiti su canali illegali. Il 7% ha infatti dichiarato di aver fatto in passato ricorso a prestiti usurai, percentuale che sale al 10% nella ristorazione. E il 9% delle imprese non ha denunciato o non denuncerebbe gli usurai.

Il 97% delle imprese, in ogni caso, coglierebbe l’opportunità di un supporto di Confcommercio nella segnalazione alle Forze dell’Ordine con la garanzia dell’anonimato della vittima di usura.

ATTI CRIMINALI SUBITI DURANTE IL LOCKDOWN – Il dato più rilevante emerso dall’indagine è quello dei danneggiamenti segnalato dal 4% delle imprese (5% nella ristorazione).

La crisi generata dalla pandemia – afferma Mario Peserico, vicepresidente di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza con competenza sui temi della legalità – si protrarrà nel tempo. Ed è concreto nei nostri territori il rischio di maggiori infiltrazioni del crimine organizzato soprattutto se le misure di sostegno previste non saranno erogate con rapidità. Dall’indagine, selettiva su alcuni settori, emergono segnali da tenere sotto controllo: dalla possibile intenzione di ricorrere all’usura a una percentuale sensibile di attività che hanno ricevuto offerte non trasparenti legate allo stato di bisogno. In linea con il nostro impegno e i servizi offerti sul territorio, sosteniamo le imprese e rafforziamo la collaborazione con le istituzioni”.