close

Business

Economy

Cresce, ma più lentamente, la produzione industriale lombarda

ripresa-economica_primoIII15.jpg

Rallenta la crescita della produzione industriale lombarda nel secondo trimestre, con un incremento congiunturale dello 0,3%. Su base annua la produzione aumenta del 3,9%, in linea con la variazione dello scorso trimestre (+3,7%). Primi segnali negativi provengono dagli ordini, sia interni (-0,3% la variazione congiunturale) che esteri (-0,1%). Il fatturato è ancora positivo e accelera rispetto allo scorso trimestre (+1,6% congiunturale). Più positivo il risultato dell’artigianato, con un incremento congiunturale dei livelli produttivi dello 0,7% e una variazione tendenziale del +2,7%, ancora vicina alla crescita media annua del 2017. In questo contesto l’occupazione, che reagisce in ritardo rispetto alle dinamiche produttive, rafforza i segnali di recupero già manifestati negli scorsi trimestri con tutti gli indicatori significativamente positivi.
In peggioramento le aspettative degli imprenditori, in particolare per la domanda interna che torna in territorio negativo, sia per l’industria che per l’artigianato. In calo anche le aspettative sulla domanda estera e sull’occupazione che però rimangono ancora in area positiva. In controtendenza le aspettative degli industriali sulla produzione, che avevano registrato una contrazione lo scorso trimestre.

I dati presentati derivano dall’indagine relativa al secondo trimestre 2018 che ha riguardato un campione di più di 2.600 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (quasi 1.500 imprese) e artigiane (più di 1.120 imprese).

Nel secondo trimestre 2018 si registra un incremento della produzione industriale sia tendenziale (+3,9%), in linea con la media del 2017, che congiunturale (+0,3% dato destagionalizzato) in sensibile decelerazione rispetto al risultato di inizio anno (+1,1%).
Per le aziende artigiane manifatturiere si registra una accelerazione per entrambi i riferimenti temporali: +2,7% la variazione tendenziale, rispetto al +2,3% dello scorso trimestre, e +0,7% la variazione congiunturale, contro il precedente +0,4%.

L’indice della produzione industriale, sale a quota 111,2 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100) riducendo lo scarto dal massimo pre-crisi a 2,1 punti percentuali (pari a 113,3 registrato nel 2007).
Per le aziende artigiane l’indice della produzione è a quota 98,4 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), ancora sotto quota 100.

Da un punto di vista settoriale, il 2018 si apre con un risultato complessivo della produzione che mostra una variazione negativa solo per le pelli-calzature (-1,0%) e l’abbigliamento 
(-4,7%). Tutti gli altri settori sono in crescita, con variazioni più consistenti per industrie varie (+6,2%), meccanica (+6,1%), minerali non metalliferi (+5,3%). Sotto la media, ma in sua prossimità, si trovano la chimica (+3,5%), gli alimentari (+3,2%) e la siderurgia (+3,2%). Gli incrementi più contenuti si registrano per legno mobilio (+2,4%) e mezzi di trasporto (+2,1%). Seguono la gomma plastica (+1,9%), la carta stampa (+1,6%) e il tessile (+1,1%).
Per l’artigianato, si riduce il numero di settori caratterizzati da una variazione produttiva negativa, passando dai 5 del primo trimestre a 3: si tratta delle pelli-calzature (-6,6%), comparto che, a differenza degli altri, ha subito contrazioni significative negli ultimi anni, della gomma-plastica (-3,7%) e della carta-stampa (-2,0%).
Tra i settori in crescita spiccano la siderurgia (+7,3%) e la meccanica (+5,3%); significativa anche la variazione per i minerali non metalliferi (+3,7%) e incrementi più contenuti si registrano per il legno-mobilio (+1,8%), le manifatturiere varie (+1,8%), l’abbigliamento (+0,6%), l’alimentare (+0,6%) e il tessile (+0,2%).

Lo spaccato dimensionale presenta un quadro tendenziale positivo per tutte e tre le classi considerate con risultati allineati, più positivi per piccole e grandi imprese (+4,1%) e meno per le medie (+3,7%).
Per l’artigianato si interrompe la relazione positiva tra dimensione e risultati con le imprese da 6 a 9 addetti in crescita con un tasso in linea con il dato della piccola industria (+4,1%), le imprese di maggiori dimensioni in crescita del 2,8% e le micro imprese dell’1,3%.

Il dato medio generale nasconde andamenti differenziati fra le imprese: rimane oltre il 50% per l’industria la quota di aziende in crescita (56%), con quelle in contrazione al 28% e le stazionarie al 16%.
Nell’artigianato sale al 48% la quota di imprese in crescita e rimane al 22% quella delle imprese stazionarie a svantaggio delle imprese in contrazione che divengono il 30% contro il 31% dello scorso trimestre.

Il fatturato a prezzi correnti per l’industria cresce ancora sensibilmente su base annua (+6,0%) come anche rispetto al trimestre precedente (+1,6%), recuperando lo stop registrato lo scorso trimestre. Lo sfasamento del fatturato rispetto alla produzione può essere dovuto sia all’aumento dei prezzi sia alla vendita di prodotti finiti presenti in magazzino. Anche per l’artigianato la variazione tendenziale del fatturato è positiva (+2,5%) e, grazie a una crescita congiunturale dello 0,6%, l’indice destagionalizzato riesce a superare quota 100.

Gli ordinativi provenienti dal mercato interno, dopo i buoni risultati dello scorso anno, confermano la svolta negativa segnando un -0,3% congiunturale. Rimane comunque positivo il dato tendenziale (+2,5%) anche se in decelerazione. Lo stesso fenomeno si osserva per il mercato estero, per il quale però il calo congiunturale è meno marcato e più configurabile come dato stazionario (-0,1%) e una variazione tendenziale del +4,5%, anch’essa in decelerazione. La quota di fatturato ricavata dalle esportazioni dall’industria scende al 39,7%.
Le imprese artigiane mostrano la stessa svolta congiunturale negativa per la domanda interna (-0,7%) associata ad una decelerazione tendenziale (+1,3%). Migliora invece la domanda estera delle imprese artigiane, che mostra una accelerazione sia tendenziale (+2,6%) che congiunturale (+1,2%). Il canale estero per le imprese artigiane svolge sempre un ruolo marginale, con la quota sul fatturato totale ferma al 7%.

L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo (+0,6%), grazie al tasso d’ingresso ancora ai massimi (2,3%) e una stabilizzazione delle uscite (1,7% il tasso d’uscita). Considerando il dato corretto per gli effetti stagionali, la crescita risulta confermata, con una variazione congiunturale pari al +0,4% (dato destagionalizzato). In flessione il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 5,6% e la quota sul monte ore dell’1,2%.
Anche nell’artigianato il dato occupazionale è positivo. Si mantiene ai massimi il tasso d’ingresso (2,4%), ma aumenta leggermente il tasso di uscita (1,8%) determinando un saldo ancora positivo (+0,6%); al netto degli effetti stagionali la crescita occupazionale risulta confermata (+0,2% dato destagionalizzato). Per gli artigiani il ricorso alla CIG appare in controtendenza, con un incremento sia della quota di aziende che dichiarano di avervi fatto ricorso (2,4%), sia della quota sul monte ore (0,4%).

Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione, dopo il peggioramento dello scorso trimestre, sono in ripresa, mentre quelle relative all’occupazione sono in sensibile flessione pur rimanendo in territorio positivo. Peggiorano più marcatamente, invece, le aspettative sulla domanda sia per il mercato interno che per l’estero, con quelle per il mercato interno che tornano in territorio negativo.
Nel caso dell’artigianato, le aspettative mostrano una flessione generalizzata con produzione e domanda interna in territorio negativo. Si equivalgono invece le quote di ottimisti e pessimisti per l’occupazione e la domanda estera, generando saldi nulli.

Mai come in questo secondo trimestre del 2018 è stata grande la divaricazione fra una lettura dell’evoluzione dell’economia in chiave congiunturale rispetto ad una analoga riferita all’ottica tendenziale. Infatti, anno su anno, i dati per l’industria manifatturiera lombarda sembrano essere lusinghieri non solo per la triade produzione-ordini e fatturato, ma anche per l’occupazione che finalmente ha conosciuto saggi di crescita superiori all’1%.
Proprio quando i segnali di ripresa sul mercato del lavoro si stanno manifestando con una certa intensità, la prospettiva congiunturale spinge a moderare i toni. Infatti, la crescita della produzione mostra una decelerazione rispetto al trimestre precedente, pur rimanendo in territorio positivo. Tuttavia, questo non accade per gli ordini, sia interni che esteri, che hanno mostrato variazioni negative. In questo contesto, anche le aspettative degli imprenditori si sono adeguate al ribasso, contribuendo a proiettare questa tendenza nel prossimo futuro.
La minaccia di guerre tariffarie da una parte, il cambiamento di paradigma nella politica fiscale americana, dall’altra, a cui si deve aggiungere lo stallo nelle decisioni nell’Euro-zona sono tutti elementi che di per sé non sono favorevoli alla crescita.
In situazioni come queste, l’incertezza costituisce il principale freno alla crescita. Se a questa si somma una tendenza endogena del ciclo a decelerare dopo anni di espansione si ottiene una visione del quadro di insieme che non è certamente catastrofico ma che presenta criticità che possono essere superate con una coerente e lungimirante politica economica, nazionale ed europea.

Leggi Tutto
Economy

Voglia di impresa, 6 mila i titolari under 24 in Lombardia, 39 mila in Italia

giovani_imprese

Sono quasi sei mila le imprese di giovanissimi, con età compresa tra 18 e 24 anni, attive in Lombardia nel 2018 su 39 mila presenti in Italia (il 14,4%), secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese al primo trimestre 2018 e 2017 relativi ai titolari di impresa individuale, mentre sono oltre 800 le neo imprese di under 24 iscritte nei primi tre mesi dell’anno in regione su circa 6 mila a livello nazionale. I titolari under 24 pesano l’1,4% delle imprese individuali lombarde attive ma l’8,1% di quelle iscritte nel 2018.

Milano è prima con 1.627 imprese attive e 236 iscritte, seguita da Brescia (811 e 119), Bergamo (652 e 75), Varese (522 e 95) e Monza Brianza (485 e 75). Milano è l’area dove gli stranieri pesano di più tra i titolari con meno di 24 anni (il 30,8% dei giovanissimi imprenditori attivi) mentre spetta a Mantova (22,9%) e Cremona (21,4%) il primato considerando le iscrizioni. Più forte la presenza femminile tra i titolari under 24 a Sondrio, Brescia e Cremona (30% delle attive) mentre sono prime per iscrizioni Cremona (il 46,4% delle imprese individuali nate nei primi tre mesi del 2018 ha un titolare donna) e Lodi (37,5%).

Le imprese di giovanissimi in Italia.

Sono 39.231 le imprese individuali con titolare under 24 attive in Italia nel 2018, pesano l’1,3% sul totale dei titolari di ditta che supera quota 3 milioni. Il peso dei giovanissimi imprenditori cresce però considerevolmente considerando le iscrizioni, 5.923 nei primi tre mesi dell’anno su quasi 67 mila raggiungendo un peso dell’8,9%. Napoli, Roma e Torino sono prime in Italia per numero di titolari under 24 attivi e iscritti mentre Milano è quarta seguita da Salerno. Tra i primi dieci territori a livello nazionale c’è anche Brescia. Gli stranieri con età compresa tra 18 e 24 anni pesano il 14% delle iscrizioni e il 18,4% delle imprese attive, le donne il 26% delle nuove imprese e il 27% delle attive. Roma e Trieste sono i territori dove gli stranieri pesano di più tra i titolari con meno di 24 anni (circa il 40%), Avellino ed Enna dove pesano di più le donne (circa 45%).

Leggi Tutto
Economy

Milano, Roma e Napoli, oltre + 5% le imprese in 5 anni grazie agli imprenditori di origine non italiana

mercato_estero

Imprese al traino delle grandi città. Sono diciannove i territori italiani che crescono o tengono in cinque anni per la creazione d’impresa, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi che mettono a confronto il 2017 e il 2012. Sono: Roma, Napoli, Milano, tutte sopra il 5%, Reggio Calabria e Catanzaro, entrambe sopra il 3%. Crescite minori a: Caserta, Crotone, Pescara, Cosenza, Nuoro, Bolzano, Vibo Valentia, Avellino, Siracusa. Stabili: Taranto, Latina, Frosinone, Isernia, Ragusa. Forte il contributo degli imprenditori nati fuori dall’Italia: la crescita delle prime tre, Roma, Napoli e Milano è comunque in parte dovuta anche al fare impresa degli italiani: +1,9%, +1,2% e +0,7%. Con gli originari da fuori Paese (+36%, +112% e +38%) arrivano a livelli superiori. Per un totale di: +6,1%, +6%, +5,2%.

Leggi Tutto
Internazionalizzazione

Food “made in Italy” nel mondo: 40 miliardi, +5,5%

food economy

L’agroalimentare “made in Italy” nel mondo vale 40,2 miliardi di euro all’anno e cresce del 5,5%, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.
Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna concentrano la metà dell’export. Tutte le principali destinazioni sono in crescita, in particolare la Spagna con 1,6 miliardi (+13,3%) supera quest’anno la Svizzera. Prima la Germania (+2,5%) seguita da Francia (+8,1%), Stati Uniti (+4,9%) e Regno Unito (+2,7%). In forte crescita la Russia 17° (+23,8%) e la Cina 20° (+14,8%). Ma i prodotti “made in Italy” raggiungono anche Canada (11°), Giappone (12°), Australia (16°). E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini, acque minerali e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine e la Grecia per alimenti per animali. L’Austria è al secondo posto per cereali e riso, il Regno Unito per frutta e ortaggi lavorati e conservati. In forte crescita la Russia per bevande (+46%), alimenti per animali (+51%), il Portogallo per cioccolato, caffè e spezie (+57%), la Turchia per granaglie (+63%), l’Algeria per oli (+128%), Hong Kong per carni (+30%), l’Albania per pesci lavorati e conservati (+33%), Giappone e Cina per gelati (rispettivamente: +57%, +46,1%). Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat, anni 2016 e 2015.

I prodotti “made in Italy” più esportati.

Cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 6,7 miliardi di euro (+8,6%), seguiti dai vini con 6 miliardi circa (+6,4%), vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,7 miliardi di euro (+4,2%) ma anche prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi) con 3,5 miliardi (+4,2%), frutta e ortaggi lavorati e conservati con 3,4 miliardi di euro (+0,9%). Gli aumenti più consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria con 714 milioni (+10,8%), prodotti lattiero-caseari che superano i 3,2 miliardi (+10,4%), acque minerali con 983 milioni (+9,7%), prodotti per l’alimentazione degli animali con 681 milioni (+9,3%). I maggiori esportatori italiani? Verona con 3 miliardi di euro circa, Cuneo con 2,8 miliardi e Parma con 1,7 miliardi, Milano è quarta con 1,5 miliardi, il 4% del totale, +6,5%. Bolzano 5°, Salerno 6° e Modena 7°. Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita ad Alessandria (+28,3%), Mantova (+17,5%) e Ravenna (+12,6%). Lombardia con 6,4 miliardi di export rappresenta circa un sesto del totale italiano. Oltre a Milano, 4° in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12° e Mantova 14° (era 18° lo scorso anno). A crescere di più sono Lodi (+34,1%), Monza e Brianza (+19,1%), Mantova (+17,5%) e Cremona (+15,2%). Como leader italiana in pesci, crostacei lavorati e conservati (32,1%, +10,8%) con Brescia 10° e Milano 19°, Lodi prima per prodotti lattiero-caseari dove rappresenta il 9% del totale nazionale, +40,6% con Mantova 3°, Cremona 6°, Brescia 7°, Bergamo 9° e Milano 15°. Pavia eccelle invece per granaglie, amidi e prodotti amidacei (16% nazionale), Milano è seconda per prodotti da forno e terza per cioccolata, caffè e spezie.

Leggi Tutto
Economy

Italia senza Mondiali: quanto ci costa

225346105-e5688d1a-92b8-4566-bbf8-a071ae6f3904

La clamorosa eliminazione non è solo un danno sportivo

L’Italia non prenderà parte ai prossimi Campionati del Mondo che si terranno in Russia, tra circa un mese e mezzo. Un ritornello che ci balena in testa di tanto in tanto, svegliandoci di notte presi da un incubo che, purtroppo, è tristissima realtà. Perché quella sera tremenda di San Siro contro la Svezia ancora non ci è passata, non abbiamo forse realizzato l’assenza della nostra Nazionale dall’evento sportivo più importante, seguito ed amato al mondo.

Leggi Tutto
Economy

Lavoro, in Italia, 17 milioni di addetti nelle imprese, + 2,8% in un anno

images_rokstories_job_opportunities

Lavoro nelle imprese: cresce nell’ultimo anno, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su base registro imprese al 2017 e 2016, con 463 mila addetti dichiarati dalle imprese in più in Italia, + 2,8%, su 17 milioni totali. In Lombardia, con 4 milioni di addetti, il 23,7% del totale nazionale, ci sono 219 mila addetti in più in un anno (+5,8%). Milano è prima per numero di addetti delle imprese con 2,1 milioni, il 12,6% nazionale, seguita da Roma (1,5 milioni, 8,8%), Torino (740 mila) e Napoli (559 mila). Tra le prime 20 in Italia anche Brescia (5° con 405 mila addetti), Bergamo (7° con 373 mila), Monza Brianza (17° con 232 mila) e Varese (20° con 207 mila). Milano è anche prima per crescita in un anno (+9,1%) seguita da Rimini e Ravenna (+6% ciascuna), Prato, Pesaro-Urbino e Bergamo (+5%).

Leggi Tutto
Economy

La “Grande Milano” consolida la ripresa e fa da traino al Paese

belle arti

Il 2017 è stato un anno di espansione sia per la Lombardia, con un PIL stimato in aumento del +1,8%, sia per Milano, la cui crescita è stimata al +1,9%. La ripresa, partita nel 2014, quindi si consolida e rafforza: nel complesso del quadriennio 2014-2017 Milano cresce del +6,2%, quasi due volte il ritmo dell’Italia(+3,4%), e oggi risulta sopra il pre crisi del +3,2%, contro un differenziale ancora negativo per Lombardia (-1,1%) e Italia (-4,5%).

È quanto emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi di Assolombarda.  I dati 2017 della produzione manifatturiera evidenziano che il recupero è in atto anche per le piccole imprese lombarde che crescono a tassi sostenuti (+3,4% nel complesso d’anno) e al pari delle grandi (+3,3%), con le medie che fanno addirittura meglio (+4,2%). Per le piccole rimane comunque ampio il gap con il pre crisi (-11,9%), mentre le medie sono quasi in pareggio (-1,1%) e le grandi viaggiano ampiamente sopra (+8,2%).

Ora più che mai è importante sostenere questa crescita, con particolare attenzione e supporto alle piccole imprese – dichiara Fabrizio Di Amato, Vicepresidente Assolombarda per il Centro Studi -. Sotto questa luce, Milano si qualifica come luogo privilegiato in cui potenziare il network tra imprese perché qui il tessuto delle piccole è integrato in un sistema di numerose medie imprese, spesso ben inserite nei mercati globali, di 3.600 multinazionali estere e di 90 grandi imprese con fatturato sopra il miliardo di euro, un numero record anche rispetto ai benchmark europei. Stiamo lavorando come Centro Studi sul tema specifico delle piccole imprese per arrivare a delineare interventi mirati di rilancio di quello che è il tessuto connettivo del Paese”. La robusta crescita lombarda, seppur con realtà che ancora devono trovare la loro collocazione nei mercati mondiali, è sostenuta con forza dalla domanda estera. Infatti, nel 2017 le esportazioni regionali raggiungono un nuovo record a 120 miliardi di euro, in crescita del +7,5% rispetto al 2016 (quando aveva registrato un +0,6% rispetto al 2015). La Lombardia torna quindi a dettare il passo di crescita sia nel confronto nazionale sia nel confronto europeo (solo la Cataluña tiene un ritmo di espansione superiore, +8,7%). A livello lombardo trainano tutti i settori manifatturieri (spicca la farmaceutica, +25,2% sul 2016) e, a livello di province, il contributo maggiore è dell’area di Milano, Lodi, Monza e Brianza (+8,5%) che rappresenta ben il 45% delle esportazioni totali regionali. Il miglioramento del quadro economico lombardo si traduce in un rafforzamento del quadro del mercato del lavoro. Nel 2017 il saldo degli occupati rispetto al pre crisi raggiunge quota +125 mila e, dopo nove anni, anche il tasso di occupazione (67,3%) supera il livello del 2008 (66,9%).

Il buon risultato investe prevalentemente le donne (+115 mila), ma finalmente anche gli uomini (+10 mila) tornano in attivo. Nell’ultimo anno è cresciuta in particolare l’occupazione a tempo determinato: la quota di dipendenti lombardi a tempo indeterminato è scesa nel 2017 all’88,7%, dopo essere rimasta sostanzialmente stabile intorno al 90% tra il 2008 e il 2016. In questa fase di recupero rimangono in controtendenza i lavoratori meno istruiti (-231 mila quelli con sola licenza media), il cui divario rispetto ai laureati (+281 mila) e ai diplomati (+76 mila) si va accentuando.  “Tuttavia permane uno squilibrio generazionale – sottolinea Di Amato -. Infatti, il saldo positivo di 125 mila occupati è il risultato di -505 mila under 44 e +631 mila over 45. Pur considerando il trend demografico (la popolazione di 15-44 anni è diminuita di 431 mila unità a fronte di +694 mila degli over45) resta quindi da affrontare il mancato recupero dei più giovani. Qualche evoluzione positiva nel 2017 per gli under 44 si riscontra sul fronte disoccupazione, nell’ultimo anno calata in modo più sensibile in quella fascia di età. In particolare tra i 15-24 anni il tasso di disoccupazione scende di ben 7 punti percentuali (dal 29,9% al 22,9%) e la percentuale di Neet si riduce dal 15,0% al 14,2%. E’ urgente in ogni caso ripensare le politiche giovanili per dare risposte concrete in modo che l’evoluzione produttiva sia generatrice di opportunità nel nostro territorio”.

Leggi Tutto
Tecnologie

La rivoluzione digitale, l’impatto in Italia e l’importanza dell’e-commerce

e_commerce-640×360

 

Il mondo dell’e-commerce non è più trascurabile. Difficile pensare al rapporto tra produttore e consumatore senza considerare una strategia di marketing e vendita che comprenda il fattore digitale. Se ne sono accorti tutti: gli addetti ai lavori, i “colossi” dell’imprenditoria retail, persino gli utenti stessi. Certo, in Italia la rivoluzione digitale, così come tutte le “rivoluzioni”, non ha avuto l’effetto sperato trascinando l’intera nazione fuori dalla crisi, ma la propensione del pubblico ad acquistare online è ormai una certezza e ha sovvertito le logiche del buy & sell e contemporaneamente spostato parte del potere d’acquisto oltre i confini italiani.

Il fenomeno e-commerce è quindi l’esempio perfetto della globalizzazione: dall’Italia è possibile inserire a carrello prodotti provenienti da tutto il mondo e, viceversa, sono sempre più numerosi gli ammiratori del “made in Italy” sparsi nelle altre nazioni, che sfruttano il canale digitale per soddisfare la loro “voglia di Italia” anche a migliaia di chilometri di distanza. Nonostante i numerosi esempi virtuosi, l’Italia non si è ancora adattata del tutto alla logica del digitale, sia lato utente che per quel che concerne i produttori. Le associazioni di categoria continuano un’opera importante di evangelizzazione del business, ma l’esito e l’assorbimento di determinati concetti non è sempre facile. Resta l’impegno di Confcommercio, che ha sottoscritto alcuni accordi come giganti del settore digitale come Facebook ed eBay, per dimostrare che il mondo e-commerce &e
grave; un’opportunità da sfruttare nonostante i suoi meccanismi talvolta possono sembrare incomprensibili. In Italia è quindi necessario un salto di qualità triplo: manageriale, tecnologico e di prodotto.

In primis è necessario capire che sono aumentati in maniera considerevoli i punti di contatti con il cliente: come sottolinea Netcomm, ogni settimana 31 milioni di italiani si connettono ad internet da luoghi e dispositivi differenti. Tra questi, l’83,6% effettua almeno un acquisto online, mentre “solo” 16 milioni sono acquirenti abituali. Se confrontati con i numeri del resto d’Europa, l’Italia resta ancora indietro, ma le percentuali iniziano comunque a diventare importanti. In questo contesto, è impensabile che un piccolo negozio di provincia riesca a rivolgersi ad un pubblico sufficientemente ampio senza l’ausilio degli strumenti digitali. Essendo chiaro che il consumatore medio è sempre più digitale, anche l’imprenditore deve investire per crescere in questo ambito: non è n
ecessario spostare capitali importanti, ma è senz’altro urgente aggiornarsi e adattarsi alle necessità di una nuova generazione di consumatori.

In tal senso, è fondamentale che anche il prodotto si evolva nell’ottica di una sempre maggiore personalizzazione, consentendo all’utente di accedere con facilità a prodotti di nicchia o altamente specializzati, difficilmente reperibili nei classici store “fisici”. I casi di piattaforme e-commerce di successo sono davvero numerosi: in Francia è molto conosciuto Vestiaire Collective, negli Stati Uniti spicca Modcloth, in Italia un esempio degno di nota è quello di Lovethesign, dedicato all’home design che coniuga trend nazionali e internazionali con l’originalità dei progetti di piccole imprese artigiane. Nel settore dello streetwear e delle nuove tendenze urbane, interessante il profilo di Planet Sports, e-commerce nato in Germania ma già da anni attivo anche sul territorio italiano,
che ha fatto della vasta selezione di abbigliamento e accessori urban style lo snodo principale della vendita online.

Pur intercettando i bisogni di cluster di utenti totalmente differenti tra loro, queste piattaforme hanno colto appieno l’essenza del commercio digitale, valorizzando le peculiarità dei loro prodotti, garantendo fiducia al cliente e investendo in una strategia in grado di portare sostanziali benefici. Se da Sulmona è possibile vendere scarpe da ginnastica a New York, se dalla Germania è possibile intercettare le tendenze dello streetwear italiano, vuol dire che il mondo del commercio sta cambiando e non è più possibile chiudere gli occhi dinanzi alla rivoluzione digitale.

Leggi Tutto
EconomyVarie

Food service e ospitalità, imprese +8,7% in cinque anni

rhf-rhd-Fotolia_63684910_M

Nel settore food service e ospitalità ci sono 386 mila imprese in Italia, + 1,7% in un anno e + 8,7% in cinque, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, sul registro imprese. In Lombardia sono 55 mila. Prima Milano con 19 mila (+16% in 5 anni), seguita da Brescia con 8 mila (+0,6%), Bergamo (quasi 6 mila, + 5,5%) e da Varese con 4 mila e da Monza, Como, Pavia con circa 3 mila. In Italia prime Roma con oltre 30 mila (+20%), Milano con 19 mila (+16%), Napoli con 18 mila (+16%), Torino (13 mila, + 2%), Salerno, Brescia e Bari (oltre 8 mila).

Nei giorni scorsi si è svolta la presentazione di EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità presso il Mandarin Oriental Hotel di Milano, con la partecipazione del Presidente Evaldo Porro e Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Tra i temi affrontati: l’andamento del mercato di settore, etichettatura energetica e relativi controlli di mercato, gli sviluppi futuri come connectivity.

“Come Camera di commercio – ha dichiarato Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – siamo impegnati con controlli che riguardano l’efficienza energetica delle apparecchiature professionali. Un lavoro che mantiene elevata la qualità dei prodotti, grazie a una concorrenza leale tra gli operatori”.

Evaldo Porro Presidente EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità: “Sono positivi i dati sull’andamento del commercio estero dell’industria italiana delle apparecchiature professionali. La nostra capacità di coniugare accoglienza e innovazione è sempre di più un punto di riferimento internazionale”.

Il 2017 è da registrare come uno degli anni più interessanti dell’intero decennio per EFCEM Italia” ha dichiarato il presidente Evaldo Porro. Per il quinto anno consecutivo gli indicatori sono stati tutti in positivo. La domanda in Italia è cresciuta tra +8% e +12% (a seconda della tipologia di prodotto) e ancora meglio è andata in Spagna (+15%) in un contesto Europeo generalmente in crescita, con l’eccezione della Gran Bretagna dove si registrano rallentamenti probabilmente causati dalle incertezze della Brexit.

Stabili gli Stati Uniti (+2%), in sofferenza il Sud America. La Cina si conferma la realtà più dinamica nello sviluppo della domanda interna. Il Giappone, uno dei maggiori poli produttivi mondiali di apparecchiature professionali, sta iniziando a dare segnali di apertura all’offerta made in Italy.

In Italia grazie al miglioramento della situazione economica generale e dei consumi, alla tendenza verso le culture gastronomiche etniche ed innovative e infine, all’andamento del flusso turistico (incremento di circa il 5%), appaiono positive le previsioni 2018 che puntano ad una stima di crescita del 5-7%.

L’Industria italiana delle attrezzature professionali si conferma leader in Europa con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e un export che copre oltre il 70% della produzione.

Il settore nazionale mostra condizioni economico-finanziarie particolarmente positive: nel 2016 il settore ha raggiunto il punto massimo sia nei fatturati che negli indici di redditività degli ultimi anni.

I margini operativi e l’efficienza d’uso del capitale investito risultano su livelli superiori a quelli precedenti la recessione iniziata nel 2008 e la capacità di autofinanziamento del settore appare generalmente elevata (il 45% delle imprese ha registrato nell’ultimo periodo un cash-flow superiore al 5% del valore della produzione) con un ricorso all’indebitamento contenuto: il rapporto tra debiti finanziari e capitale proprio (leverage) è inferiore a 0.25 per la metà delle imprese del settore.

Leggi Tutto
Economy

Reti d’impresa: in Lombardia terziario protagonista

reti-di-imprese

Le reti d’impresa come strumento di competitività per il business delle pmi del terziario e leva per l’introduzione – nel commercio, nel turismo, nei servizi – di soluzioni digitali spesso innovative. Questo il tema dell’evento “Open day Reti & Digitale” realizzato da Confcommercio Lombardia al Circolo del Commercio di Milano (Palazzo Bovara) nell’ambito della “Milano Digital Week”.

Leggi Tutto
1 2 3 171
Pagina 1 di 171