close

Business

Internazionalizzazione

Food “made in Italy” nel mondo: 40 miliardi, +5,5%

food economy

L’agroalimentare “made in Italy” nel mondo vale 40,2 miliardi di euro all’anno e cresce del 5,5%, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.
Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna concentrano la metà dell’export. Tutte le principali destinazioni sono in crescita, in particolare la Spagna con 1,6 miliardi (+13,3%) supera quest’anno la Svizzera. Prima la Germania (+2,5%) seguita da Francia (+8,1%), Stati Uniti (+4,9%) e Regno Unito (+2,7%). In forte crescita la Russia 17° (+23,8%) e la Cina 20° (+14,8%). Ma i prodotti “made in Italy” raggiungono anche Canada (11°), Giappone (12°), Australia (16°). E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini, acque minerali e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine e la Grecia per alimenti per animali. L’Austria è al secondo posto per cereali e riso, il Regno Unito per frutta e ortaggi lavorati e conservati. In forte crescita la Russia per bevande (+46%), alimenti per animali (+51%), il Portogallo per cioccolato, caffè e spezie (+57%), la Turchia per granaglie (+63%), l’Algeria per oli (+128%), Hong Kong per carni (+30%), l’Albania per pesci lavorati e conservati (+33%), Giappone e Cina per gelati (rispettivamente: +57%, +46,1%). Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat, anni 2016 e 2015.

I prodotti “made in Italy” più esportati.

Cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 6,7 miliardi di euro (+8,6%), seguiti dai vini con 6 miliardi circa (+6,4%), vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,7 miliardi di euro (+4,2%) ma anche prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi) con 3,5 miliardi (+4,2%), frutta e ortaggi lavorati e conservati con 3,4 miliardi di euro (+0,9%). Gli aumenti più consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria con 714 milioni (+10,8%), prodotti lattiero-caseari che superano i 3,2 miliardi (+10,4%), acque minerali con 983 milioni (+9,7%), prodotti per l’alimentazione degli animali con 681 milioni (+9,3%). I maggiori esportatori italiani? Verona con 3 miliardi di euro circa, Cuneo con 2,8 miliardi e Parma con 1,7 miliardi, Milano è quarta con 1,5 miliardi, il 4% del totale, +6,5%. Bolzano 5°, Salerno 6° e Modena 7°. Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita ad Alessandria (+28,3%), Mantova (+17,5%) e Ravenna (+12,6%). Lombardia con 6,4 miliardi di export rappresenta circa un sesto del totale italiano. Oltre a Milano, 4° in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12° e Mantova 14° (era 18° lo scorso anno). A crescere di più sono Lodi (+34,1%), Monza e Brianza (+19,1%), Mantova (+17,5%) e Cremona (+15,2%). Como leader italiana in pesci, crostacei lavorati e conservati (32,1%, +10,8%) con Brescia 10° e Milano 19°, Lodi prima per prodotti lattiero-caseari dove rappresenta il 9% del totale nazionale, +40,6% con Mantova 3°, Cremona 6°, Brescia 7°, Bergamo 9° e Milano 15°. Pavia eccelle invece per granaglie, amidi e prodotti amidacei (16% nazionale), Milano è seconda per prodotti da forno e terza per cioccolata, caffè e spezie.

Leggi Tutto
Economy

Italia senza Mondiali: quanto ci costa

225346105-e5688d1a-92b8-4566-bbf8-a071ae6f3904

La clamorosa eliminazione non è solo un danno sportivo

L’Italia non prenderà parte ai prossimi Campionati del Mondo che si terranno in Russia, tra circa un mese e mezzo. Un ritornello che ci balena in testa di tanto in tanto, svegliandoci di notte presi da un incubo che, purtroppo, è tristissima realtà. Perché quella sera tremenda di San Siro contro la Svezia ancora non ci è passata, non abbiamo forse realizzato l’assenza della nostra Nazionale dall’evento sportivo più importante, seguito ed amato al mondo.

Leggi Tutto
Economy

Lavoro, in Italia, 17 milioni di addetti nelle imprese, + 2,8% in un anno

images_rokstories_job_opportunities

Lavoro nelle imprese: cresce nell’ultimo anno, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su base registro imprese al 2017 e 2016, con 463 mila addetti dichiarati dalle imprese in più in Italia, + 2,8%, su 17 milioni totali. In Lombardia, con 4 milioni di addetti, il 23,7% del totale nazionale, ci sono 219 mila addetti in più in un anno (+5,8%). Milano è prima per numero di addetti delle imprese con 2,1 milioni, il 12,6% nazionale, seguita da Roma (1,5 milioni, 8,8%), Torino (740 mila) e Napoli (559 mila). Tra le prime 20 in Italia anche Brescia (5° con 405 mila addetti), Bergamo (7° con 373 mila), Monza Brianza (17° con 232 mila) e Varese (20° con 207 mila). Milano è anche prima per crescita in un anno (+9,1%) seguita da Rimini e Ravenna (+6% ciascuna), Prato, Pesaro-Urbino e Bergamo (+5%).

Leggi Tutto
Economy

La “Grande Milano” consolida la ripresa e fa da traino al Paese

belle arti

Il 2017 è stato un anno di espansione sia per la Lombardia, con un PIL stimato in aumento del +1,8%, sia per Milano, la cui crescita è stimata al +1,9%. La ripresa, partita nel 2014, quindi si consolida e rafforza: nel complesso del quadriennio 2014-2017 Milano cresce del +6,2%, quasi due volte il ritmo dell’Italia(+3,4%), e oggi risulta sopra il pre crisi del +3,2%, contro un differenziale ancora negativo per Lombardia (-1,1%) e Italia (-4,5%).

È quanto emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi di Assolombarda.  I dati 2017 della produzione manifatturiera evidenziano che il recupero è in atto anche per le piccole imprese lombarde che crescono a tassi sostenuti (+3,4% nel complesso d’anno) e al pari delle grandi (+3,3%), con le medie che fanno addirittura meglio (+4,2%). Per le piccole rimane comunque ampio il gap con il pre crisi (-11,9%), mentre le medie sono quasi in pareggio (-1,1%) e le grandi viaggiano ampiamente sopra (+8,2%).

Ora più che mai è importante sostenere questa crescita, con particolare attenzione e supporto alle piccole imprese – dichiara Fabrizio Di Amato, Vicepresidente Assolombarda per il Centro Studi -. Sotto questa luce, Milano si qualifica come luogo privilegiato in cui potenziare il network tra imprese perché qui il tessuto delle piccole è integrato in un sistema di numerose medie imprese, spesso ben inserite nei mercati globali, di 3.600 multinazionali estere e di 90 grandi imprese con fatturato sopra il miliardo di euro, un numero record anche rispetto ai benchmark europei. Stiamo lavorando come Centro Studi sul tema specifico delle piccole imprese per arrivare a delineare interventi mirati di rilancio di quello che è il tessuto connettivo del Paese”. La robusta crescita lombarda, seppur con realtà che ancora devono trovare la loro collocazione nei mercati mondiali, è sostenuta con forza dalla domanda estera. Infatti, nel 2017 le esportazioni regionali raggiungono un nuovo record a 120 miliardi di euro, in crescita del +7,5% rispetto al 2016 (quando aveva registrato un +0,6% rispetto al 2015). La Lombardia torna quindi a dettare il passo di crescita sia nel confronto nazionale sia nel confronto europeo (solo la Cataluña tiene un ritmo di espansione superiore, +8,7%). A livello lombardo trainano tutti i settori manifatturieri (spicca la farmaceutica, +25,2% sul 2016) e, a livello di province, il contributo maggiore è dell’area di Milano, Lodi, Monza e Brianza (+8,5%) che rappresenta ben il 45% delle esportazioni totali regionali. Il miglioramento del quadro economico lombardo si traduce in un rafforzamento del quadro del mercato del lavoro. Nel 2017 il saldo degli occupati rispetto al pre crisi raggiunge quota +125 mila e, dopo nove anni, anche il tasso di occupazione (67,3%) supera il livello del 2008 (66,9%).

Il buon risultato investe prevalentemente le donne (+115 mila), ma finalmente anche gli uomini (+10 mila) tornano in attivo. Nell’ultimo anno è cresciuta in particolare l’occupazione a tempo determinato: la quota di dipendenti lombardi a tempo indeterminato è scesa nel 2017 all’88,7%, dopo essere rimasta sostanzialmente stabile intorno al 90% tra il 2008 e il 2016. In questa fase di recupero rimangono in controtendenza i lavoratori meno istruiti (-231 mila quelli con sola licenza media), il cui divario rispetto ai laureati (+281 mila) e ai diplomati (+76 mila) si va accentuando.  “Tuttavia permane uno squilibrio generazionale – sottolinea Di Amato -. Infatti, il saldo positivo di 125 mila occupati è il risultato di -505 mila under 44 e +631 mila over 45. Pur considerando il trend demografico (la popolazione di 15-44 anni è diminuita di 431 mila unità a fronte di +694 mila degli over45) resta quindi da affrontare il mancato recupero dei più giovani. Qualche evoluzione positiva nel 2017 per gli under 44 si riscontra sul fronte disoccupazione, nell’ultimo anno calata in modo più sensibile in quella fascia di età. In particolare tra i 15-24 anni il tasso di disoccupazione scende di ben 7 punti percentuali (dal 29,9% al 22,9%) e la percentuale di Neet si riduce dal 15,0% al 14,2%. E’ urgente in ogni caso ripensare le politiche giovanili per dare risposte concrete in modo che l’evoluzione produttiva sia generatrice di opportunità nel nostro territorio”.

Leggi Tutto
Tecnologie

La rivoluzione digitale, l’impatto in Italia e l’importanza dell’e-commerce

e_commerce-640×360

 

Il mondo dell’e-commerce non è più trascurabile. Difficile pensare al rapporto tra produttore e consumatore senza considerare una strategia di marketing e vendita che comprenda il fattore digitale. Se ne sono accorti tutti: gli addetti ai lavori, i “colossi” dell’imprenditoria retail, persino gli utenti stessi. Certo, in Italia la rivoluzione digitale, così come tutte le “rivoluzioni”, non ha avuto l’effetto sperato trascinando l’intera nazione fuori dalla crisi, ma la propensione del pubblico ad acquistare online è ormai una certezza e ha sovvertito le logiche del buy & sell e contemporaneamente spostato parte del potere d’acquisto oltre i confini italiani.

Il fenomeno e-commerce è quindi l’esempio perfetto della globalizzazione: dall’Italia è possibile inserire a carrello prodotti provenienti da tutto il mondo e, viceversa, sono sempre più numerosi gli ammiratori del “made in Italy” sparsi nelle altre nazioni, che sfruttano il canale digitale per soddisfare la loro “voglia di Italia” anche a migliaia di chilometri di distanza. Nonostante i numerosi esempi virtuosi, l’Italia non si è ancora adattata del tutto alla logica del digitale, sia lato utente che per quel che concerne i produttori. Le associazioni di categoria continuano un’opera importante di evangelizzazione del business, ma l’esito e l’assorbimento di determinati concetti non è sempre facile. Resta l’impegno di Confcommercio, che ha sottoscritto alcuni accordi come giganti del settore digitale come Facebook ed eBay, per dimostrare che il mondo e-commerce &e
grave; un’opportunità da sfruttare nonostante i suoi meccanismi talvolta possono sembrare incomprensibili. In Italia è quindi necessario un salto di qualità triplo: manageriale, tecnologico e di prodotto.

In primis è necessario capire che sono aumentati in maniera considerevoli i punti di contatti con il cliente: come sottolinea Netcomm, ogni settimana 31 milioni di italiani si connettono ad internet da luoghi e dispositivi differenti. Tra questi, l’83,6% effettua almeno un acquisto online, mentre “solo” 16 milioni sono acquirenti abituali. Se confrontati con i numeri del resto d’Europa, l’Italia resta ancora indietro, ma le percentuali iniziano comunque a diventare importanti. In questo contesto, è impensabile che un piccolo negozio di provincia riesca a rivolgersi ad un pubblico sufficientemente ampio senza l’ausilio degli strumenti digitali. Essendo chiaro che il consumatore medio è sempre più digitale, anche l’imprenditore deve investire per crescere in questo ambito: non è n
ecessario spostare capitali importanti, ma è senz’altro urgente aggiornarsi e adattarsi alle necessità di una nuova generazione di consumatori.

In tal senso, è fondamentale che anche il prodotto si evolva nell’ottica di una sempre maggiore personalizzazione, consentendo all’utente di accedere con facilità a prodotti di nicchia o altamente specializzati, difficilmente reperibili nei classici store “fisici”. I casi di piattaforme e-commerce di successo sono davvero numerosi: in Francia è molto conosciuto Vestiaire Collective, negli Stati Uniti spicca Modcloth, in Italia un esempio degno di nota è quello di Lovethesign, dedicato all’home design che coniuga trend nazionali e internazionali con l’originalità dei progetti di piccole imprese artigiane. Nel settore dello streetwear e delle nuove tendenze urbane, interessante il profilo di Planet Sports, e-commerce nato in Germania ma già da anni attivo anche sul territorio italiano,
che ha fatto della vasta selezione di abbigliamento e accessori urban style lo snodo principale della vendita online.

Pur intercettando i bisogni di cluster di utenti totalmente differenti tra loro, queste piattaforme hanno colto appieno l’essenza del commercio digitale, valorizzando le peculiarità dei loro prodotti, garantendo fiducia al cliente e investendo in una strategia in grado di portare sostanziali benefici. Se da Sulmona è possibile vendere scarpe da ginnastica a New York, se dalla Germania è possibile intercettare le tendenze dello streetwear italiano, vuol dire che il mondo del commercio sta cambiando e non è più possibile chiudere gli occhi dinanzi alla rivoluzione digitale.

Leggi Tutto
EconomyVarie

Food service e ospitalità, imprese +8,7% in cinque anni

rhf-rhd-Fotolia_63684910_M

Nel settore food service e ospitalità ci sono 386 mila imprese in Italia, + 1,7% in un anno e + 8,7% in cinque, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, sul registro imprese. In Lombardia sono 55 mila. Prima Milano con 19 mila (+16% in 5 anni), seguita da Brescia con 8 mila (+0,6%), Bergamo (quasi 6 mila, + 5,5%) e da Varese con 4 mila e da Monza, Como, Pavia con circa 3 mila. In Italia prime Roma con oltre 30 mila (+20%), Milano con 19 mila (+16%), Napoli con 18 mila (+16%), Torino (13 mila, + 2%), Salerno, Brescia e Bari (oltre 8 mila).

Nei giorni scorsi si è svolta la presentazione di EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità presso il Mandarin Oriental Hotel di Milano, con la partecipazione del Presidente Evaldo Porro e Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Tra i temi affrontati: l’andamento del mercato di settore, etichettatura energetica e relativi controlli di mercato, gli sviluppi futuri come connectivity.

“Come Camera di commercio – ha dichiarato Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – siamo impegnati con controlli che riguardano l’efficienza energetica delle apparecchiature professionali. Un lavoro che mantiene elevata la qualità dei prodotti, grazie a una concorrenza leale tra gli operatori”.

Evaldo Porro Presidente EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità: “Sono positivi i dati sull’andamento del commercio estero dell’industria italiana delle apparecchiature professionali. La nostra capacità di coniugare accoglienza e innovazione è sempre di più un punto di riferimento internazionale”.

Il 2017 è da registrare come uno degli anni più interessanti dell’intero decennio per EFCEM Italia” ha dichiarato il presidente Evaldo Porro. Per il quinto anno consecutivo gli indicatori sono stati tutti in positivo. La domanda in Italia è cresciuta tra +8% e +12% (a seconda della tipologia di prodotto) e ancora meglio è andata in Spagna (+15%) in un contesto Europeo generalmente in crescita, con l’eccezione della Gran Bretagna dove si registrano rallentamenti probabilmente causati dalle incertezze della Brexit.

Stabili gli Stati Uniti (+2%), in sofferenza il Sud America. La Cina si conferma la realtà più dinamica nello sviluppo della domanda interna. Il Giappone, uno dei maggiori poli produttivi mondiali di apparecchiature professionali, sta iniziando a dare segnali di apertura all’offerta made in Italy.

In Italia grazie al miglioramento della situazione economica generale e dei consumi, alla tendenza verso le culture gastronomiche etniche ed innovative e infine, all’andamento del flusso turistico (incremento di circa il 5%), appaiono positive le previsioni 2018 che puntano ad una stima di crescita del 5-7%.

L’Industria italiana delle attrezzature professionali si conferma leader in Europa con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e un export che copre oltre il 70% della produzione.

Il settore nazionale mostra condizioni economico-finanziarie particolarmente positive: nel 2016 il settore ha raggiunto il punto massimo sia nei fatturati che negli indici di redditività degli ultimi anni.

I margini operativi e l’efficienza d’uso del capitale investito risultano su livelli superiori a quelli precedenti la recessione iniziata nel 2008 e la capacità di autofinanziamento del settore appare generalmente elevata (il 45% delle imprese ha registrato nell’ultimo periodo un cash-flow superiore al 5% del valore della produzione) con un ricorso all’indebitamento contenuto: il rapporto tra debiti finanziari e capitale proprio (leverage) è inferiore a 0.25 per la metà delle imprese del settore.

Leggi Tutto
Economy

Reti d’impresa: in Lombardia terziario protagonista

reti-di-imprese

Le reti d’impresa come strumento di competitività per il business delle pmi del terziario e leva per l’introduzione – nel commercio, nel turismo, nei servizi – di soluzioni digitali spesso innovative. Questo il tema dell’evento “Open day Reti & Digitale” realizzato da Confcommercio Lombardia al Circolo del Commercio di Milano (Palazzo Bovara) nell’ambito della “Milano Digital Week”.

Leggi Tutto
EconomyVarie

La Cina gioca con il cuore dell’Europa

bandiera-cina-europa

Oggi come oggi il colosso asiatico Cina gioca più che mai un ruolo importante nel cuore del vecchio continente andando ad inserirsi in uno scenario sempre più globale. Pechino ha varato progetti infrastrutturali che andranno a modificare, di fatto, il mercato orientale e le certezze politiche-economiche dei paesi Europei. Il vertice di Budapest dei 16 + 1 ha visto confrontarsi Pechino da una parte e dall’altra i Premier di 16 paesi dell’Europa centro orientale: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituana, Romania, Bulgheria, Albania e le 6 ex Repubbliche della Jugoslavia. Visti nel dettaglio 11 paesi già nella U.E. e 5 dei Balcani in attesa di entrarvi: tutte nazioni con seri problemi e frustrazioni nei confronti di Bruxelles. Nazioni necessitanti di trovare partners che possano investire nelle proprie economie in maniera diretta, funzionale e continuativa, tutti aggettivi riscontrabili nella forza economica e finanziaria della Cina. Si può vedere in questo futuro, mai così prossimo, la costruzione di una nuova “via della seta”, ovvero una modernissima rete ferroviaria lunga più di 11.000 km creata per trasportare in tempi velocissimi merci cinesi a prezzi competitivi nel cuore dell’Europa. Sono occorsi meno di 10 anni per terminarla. Di fatto operativa dal 2016, proprio a Budapest, sede del vertice dell’altro ieri dei 16 + 1, è arrivato in aprile il primo treno merci da Pechino. Ora è partito il progetto per collegare, ad alta velocità, Budapest a Belgrado, un’opera ingegneristica da 3,8 miliardi di dollari che darà lavoro a migliaia di operai, ingegneri, tecnici e società specializzate dei paesi dell’Est Europa con la supervisione cinese. Tale opera permetterà di ridurre i tempi di percorrenza per merci e passeggeri da 8 a 3 ore, recuperando di fatto la vecchia rotta balcanica con l’aggiunta, economicamente rilevante, del collegamento al Sud con il porto del Pireo ( incrementando così anche l’occupazione greca) ed al Nord con l’Ungheria. Figura economica particolarmente importante per Pechino diverrà la Lettonia, perché permetterà alle merci del colosso asiatico di entrare con forza in tutto il mercato scandinavo. L’Europa occidentale risulta essere una priorità per la Cina tanto che Pechino si è opposta in maniera netta contro la Brexit proprio per poter dialogare sempre e solo con un unico interlocutore per tutto il continente europeo. Bruxelles si trova in una posizione difensiva anche perché non ha alcuna possibilità di contrastare più di tanto l’invasione dei prodotti cinesi. Di fatto Bruxelles tenta di creare ostacoli con la creazione di regolamenti alla concorrenza cinese, ed altresì cerca di ingolosire, con poco successo, i paesi dell’Est Europa con fondi UE che vadano a cercare di contrastare i grandi investimenti cinesi sugli appalti per la costruzione delle nuove infrastrutture. Oggi Bruxelles gioca, di fatto, su una difesa commerciale: soluzione però insufficiente a sostenere la competitività reale del sistema Europa nei mercati globali. Queste misure hanno portato una serie di insuccessi e non riescono ad imporre limiti agli investimenti cinesi nelle industrie strategiche centro orientali. La Cina in questo contesto gioca a carte scoperte con l’Europa, riuscendo ad aggregare attività imprenditoriali con investimenti su infrastrutture a servizio dei propri interesse strategici commerciali. Il rischio reale per Bruxelles è vedere sorgere una zona di influenza cinese nell’Europa centro orientale: una realtà che da finanziaria ed economica diverrebbe di fatto politica. Ci troviamo nella realtà, non semplicemente di fronte ad investimenti a fondo perduto, bensì investimenti che dovranno essere ripagati sia economicamente che in termini di condizionamenti e scelte politiche. Il rischio per l’Europa è vedersi sfuggire di mano il governo su una parte del suo continente, lasciando aperto il fianco centro-orientale ad un “ terzo socio” economicamente e politicamente oggi molto più forte di lei.

 

Testo di Fabio Accinelli 

Leggi Tutto
Economy

Business da 10 miliardi in Lombardia, 33 in Italia, 4 a Milano

neve_business_lombardia

L’inverno fa bene alle imprese, secondo i dati della Camera di commercio, il settore coinvolto dal periodo più freddo dell’anno tocca le 139 mila imprese in Italia e 21 mila in Lombardia a settembre 2017 e cresce in cinque anni in entrambi i casi del 5%. Hanno sede in Lombardia il 15% delle imprese nazionali nel settore. Il comparto dà lavoro a 444 mila addetti in Italia, di cui 82 mila in Lombardia e ha un business annuale di 33 miliardi nel Paese, di cui 10 in regione e 4 a Milano.

Sono soprattutto imprese che si occupano di impianti di riscaldamento e pasticcerie e sale da tè (circa 50 mila in entrambi i settori in Italia di cui 9 mila e 6 mila in Lombardia), 9 mila di articoli sportivi (mille in regione), seimila di sostituzione pneumatici invernali per auto (774 in Lombardia), 4 mila palestre per lo sport indoor (quasi 900 in regione) a cui si aggiungono quasi 2 mila organizzatori di corsi sportivi e ricreativi (334 in regione) e spa, per un totale di circa 6 mila (1200 circa in Lombardia). Ma anche 3 mila imprese nella vendita di combustibile per riscaldamento (188 in regione), 1400 cinema, altrettante imprese di calzetteria in maglia e cappellerie/ombrellai (237, 164 e 161 in regione), 1200 produttori di abbigliamento in pelle e altrettante pelliccerie (154 e 331 in Lombardia). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi sui dati del registro delle imprese al primo trimestre 2017 e 2016.

In Italia prima è Roma con 7.874 imprese (+1% in un anno e + 8% in cinque) e 27 mila addetti, seguita da Milano con 6.166 imprese (+2% e + 13%) e 24 mila addetti. Seguono Napoli (5.691, +1% e +4%) e 13 mila addetti, Torino (5.448, +1%, +4%) e 16 mila addetti, Bari (3.425, +4% in cinque anni) e 11 mila addetti, Firenze (2.778, +1% e +4%) e 12 mila addetti, Brescia (2.662, +1% e + 7%) e 10 mila addetti, Salerno (2.656, + 3% in cinque anni) e seimila addetti, Catania (2.561, +2% e +8%) e seimila addetti, Bergamo (2.451, +2% e + 13%) e 10 mila addetti. Tra le prime in Italia per addetti anche Monza (13 mila) e Bolzano (9 mila).

Tra le lombarde Milano conta 6 mila imprese (6.166 imprese, +2% in un anno e + 13% in cinque) e 24 mila addetti. Seguono Brescia (2.662 imprese, +1% e + 7% e 10 mila addetti), Bergamo (2.451, +2% e + 13% e 10 mila addetti), Varese (1.966 e 6 mila addetti), Monza (1.776, +2% e +11% con 13 mila addetti). Sopra mille imprese Pavia (1.172, +4% in cinque anni) e Como (1.205, +1% e + 8%). In cinque anni crescono soprattutto Milano, Bergamo, Lecco, Monza, Lodi, tutte oltre il +10%.

Leggi Tutto
InnovazioneVarie

Parma, Firenze, Bergamo: i progetti Smart City le promuovono nella classifica ICity Rate di FPA

smart_city_exprivia

Una nuova ricerca, tutta italiana, sui temi di Innovazione, Smart City e Trasformazione Digitale: FPA ha presentato la propria visione relativamente agli impatti dello sviluppo di progetti “smart” sulle città italiane, prima fra tutte Parma.

Secondo la classifica di ICity Rate 2017, Parma è la nona città più “smart” d’Italia. Dal ritratto di Smart Benchmarking – il percorso di analisi, approfondimento e confronto per definire l’agenda urbana di lungo periodo realizzato per la città da FPA – presentato presso l’Auditorium del Palazzo del Governatore e riportato sulla Gazzetta di Parma, emergono i buoni risultati raggiunti in merito agli obiettivi di sostenibilità fissati dall’ONU per il 2012. Welfare e servizi al cittadino, riduzione delle disuguaglianze e crescita del territorio sono, da quanto afferma Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA, i principali traguardi della città; gli obiettivi dell’Agenda 2030 e lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, secondo il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, rappresentano una priorità per l’attuale amministrazione. Per diventare a tutti gli effetti una Smart City Parma punta sull’idea di condivisione. La città, nel 2030, sarà più ricca di aree verdi e dedicherà più risorse alla Smart Mobility al fine di migliorare la qualità dell’aria, gli sprechi energetici e il numero di automobili alimentate a carburante fossile, investendo in alcuni progetti di mobilità sostenibile come quelli sulla ciclabilità e sull’uso di fonti alternative alle tradizionali, a partire dal parco dei mezzi pubblici: iniziative per le quali si classifica all’ottavo posto tra le città italiane.

Parma, inoltre, occupa il primo posto in classifica per quanto riguarda gli interventi a contrasto della povertà; si piazza invece al settimo a livello di metodo partecipativo e capacità di fissare obiettivi e politiche condivise; al quarto per l’attenzione al suolo e al territorio, all’undicesimo per l’occupazione, al dodicesimo per i rifiuti e al diciannovesimo per la crescita economica.
La città si trova al di sopra della media regionale su povertà, occupazione, ricerca e innovazione, mobilità sostenibile, rifiuti, suolo e territorio, istruzione, governance e partecipazione e crescita economica, mentre ottiene risultati inferiori alla media regionale negli ambiti acqua e aria, energia, cultura e turismo, trasformazione digitale, verde urbano e legalità.

Tra i traguardi ottenuti da Verso l’Agenda 2030 – Parma al 2030 ci sono la diminuzione del consumo del suolo e la riduzione della produzione di rifiuti procapite sotto la media UE. Manca poco al raggiungimento di altri obiettivi, come l’aumento della percentuale d’occupazione relativamente alla fascia d’età 24-60. Un altro fattore di spicco è il valore dell’internazionalizzazione produttiva, più alto del doppio rispetto alla media nazionale. Anche il credito delle imprese nel 2016 è due volte quello del resto d’Italia. Parma è vicina agli obiettivi ONU anche per quanto concerne la Digital Transformation, in particolare per i progetti di diffusione della banda larga a 30 e a 100 Mbps e connettività, riduzione degli incidenti su strada e raccolta differenziata. Lontana dagli obiettivi dell’Agenda 2030 (e sotto la media nazionale) per quanto riguarda, invece, dispersione idrica, consumi elettrici e rinnovabili. Rappresenta un punto critico la qualità dell’aria: ancora troppo alti i livelli di PM10 e le polveri sottili PM2.5.

Terza e sesta posizione nella classifica delle Smart City italiane per Firenze e Bergamo
Nominata terza Firenze, che prevede per il 2030 un miglioramento delle proprie criticità (la qualità dell’aria e dell’acqua e l’emergenza abitativa) e un potenziamento dei propri punti di forza (tra cui il turismo sostenibile, l’istruzione e l’occupazione). Secondo quanto dichiarato su Forumpa.it, dall’indagine presentata da Smart Bechmarking a Palazzo Vecchio emerge l’interesse della città per le politiche ambientali, gli investimenti nel Digital e l’Innovation nel campo della Governance. Il capoluogo toscano si posiziona meglio di Milano in quanto a energia, verde pubblico e gestione dei rifiuti urbani, legalità e sicurezza urbana. Da anni impegnata nella Digital Transformation, la città ha raggiunto ottimi risultati sul piano degli Open Data, in termini di numero di dataset liberati e capacità di utilizzo per generare valore. Molto buono anche l’utilizzo della rete wi-fi. Bisogna lavorare ancora sul tema della dispersione idrica: il comune ha avviato un progetto di distrettualizzazione della rete idrica urbana, con investimenti per sostituire le arterie principali e dotarsi di tecnologie più sofisticate per migliorare il monitoraggio della rete e individuare le aree di rottura attraverso i satelliti. Tra i principali progetti in corso, vanno segnalati quelli finalizzati al calo delle emissioni di CO2, alla diminuzione dei consumi energetici e allo sfruttamento delle rinnovabili, alla riduzione del consumo del suolo, all’ampliamento della ciclabilità urbana e del Bikesharing e al potenziamento della raccolta differenziata.

Sesto posto, invece, per Bergamo. Forumpa.it riporta la relazione di Smart Benchmarking presentata al Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, secondo cui nel 2030 la città sarà in grado di offrire un più alto standard di servizi e di potenziarsi dal punto di vista del temi di Energia e Smart Mobility. Tra i target raggiunti da Verso l’Agenda 2030 spicca la riduzione della dispersione idrica. Bergamo eccelle per quanto riguarda innovazione, crescita economica e Smart Mobility, mentre deve ancora lavorare sulla qualità dell’aria e il consumo del suolo (problematiche su cui, però, riesce a piazzarsi prima di Milano). Tra i principali progetti di Digital Transformation analizzati da Smart Benchmarking ci sono l’avanzato sistema di Teleriscaldamento, l’illuminazione pubblica efficiente e smart, il sistema di gestione dei rifiuti, i sensori della rete IoT, il controllo e la programmazione del sistema di illuminazione cittadina, un servizio wi-fi pubblico capillare e gratuito e, infine, la promozione turistica attraverso i social network. Sono in fase di sperimentazione soluzioni di Smart Parking, monitoraggio ambientale (sensori per la qualità dell’aria, livelli di acqua, rumore, ecc.) e una rete avanzata per la sicurezza urbana. Vanno segnalati, ancora, gli Open Data e i servizi digitali del Comune, il nuovo portale della città il cui lancio è previsto per l’inizio del 2018, PagoPA per i pagamenti digitali e Spid, che permetterà ai cittadini di accedere al sito comunale con una pagina personale di dialogo con tutte le Pubbliche Amministrazioni locali. Infine, per quanto riguarda la Smart Mobility, la Linea tramviaria della Valle Brembana (T2), il Treno metropolitano Ponte San Pietro-Seriate, il servizio di trasporto locale elettrico della “Linea C”, il sistema di gestione ZTL, l’estensione della pedonalizzazione, il sistema di Bikesharing BiGi, il sistema di bigliettazione elettronico e le emettitrici di bordo con moneta e carta di credito, il sistema di infomobilità, quello di gestione della sosta, sequenze semaforiche flessibili sulla base del traffico cittadino.

Leggi Tutto
1 2 3 171
Pagina 1 di 171