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I vantaggi del web per chi vuole richiedere un Prestito Personale

i vantaggi del web per chi vuole richiedere un prestito – business gentleman (1)

Il web ha oggettivamente cambiato radicalmente le nostre vite. Oggi come oggi, è difficilissimo immaginare la nostra quotidianità e molti dei lavori che svolgiamo senza internet. Tra le attività che la rete ha reso oggettivamente più semplici rientra anche la richiesta di prestiti. Come dimostra il caso dei finanziamenti e prestiti di IBL Banca – giusto per citare un esempio tra i tanti – bastano pochi minuti per scegliere un prestito e per capire qual è il prodotto più adatto alle proprie esigenze.

Prima di entrare nel merito delle indicazioni in questione, ricordiamo che esistono numerosi prodotti tra cui scegliere. Si può infatti scegliere tra prestiti finalizzati all’acquisto di un bene o di un servizio, come ad esempio il Mutuo, oppure preferire il prestito non finalizzato e godere di piena autonomia nella gestione dei soldi, come nel caso del prestito personale. In quest’ultimo caso, il prestito è la soluzione per ogni tipologia di esigenza, pagare gli studi ai propri figli, comprarsi l’automobile, fare i regali di Natale e tanto altro ancora. È infatti possibile chiedere dai 200,00€ ai 75mila euro per esaudire qualsiasi vostro desiderio. Come fare a richiederli? Non vi preoccupate, IBL Banca ha pensato proprio a voi: ecco qui una comoda guida in 8 punti che vi esplicherà tutto quello che c’è da sapere sul prestito personale.

Altri prodotti bancari

Il prestito personale non è però l’unico prodotto che offrono gli istituti bancari. La Cessione del Quinto è pensata sia per i lavoratori dipendenti, sia per i pensionati, ed offre la possibilità di usufruire di prestito la cui rata non è mai superiore al 20% dello stipendio o della pensione.
Questi prestiti, che possono essere richiesti contattando online l’istituto di credito, non sono gli unici degni di interesse. Da citare è anche la formula del prestito con delega, che può essere integrata alla Cessione del Quinto dello stipendio. Il prelievo complessivo, però, non deve superare il 40% della busta paga al netto.
Chi ha in corso più finanziamenti e fa fatica a rimborsarli può invece fare riferimento al consolidamento debiti, che consente di accorpare più prestiti in uno solo maggiormente sostenibile.

Come scegliere il prestito più adatto alle proprie esigenze

Per scegliere il prestito più adatto alle proprie esigenze è necessario controllare sul sito della realtà creditizia di proprio interesse informazioni sui limiti di età che, in linea generale, vanno dai 18 ai 70 anni alla fine del piano di ammortamento.
Molto importante è anche il monitoraggio del TAN e del TAEG. Il primo è il tasso di interesse annuo che la banca applica al prestito. Il secondo, invece, è il costo complessivo del prestito espresso in percentuale.
Quest’ultimo è un indicatore oggettivamente più efficace per capire quanto costa effettivamente un prestito e per scegliere quello più adatto alle proprie tasche, ovviamente dopo un confronto tra diversi prodotti.

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Focus imprese

Con Piramis Locator il paziente è seguito “real time”

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Ecco cosa succede quando tre eccellenze bresciane credono fortemente in un grande sogno e decidono di metterci testa e cuore per dargli vita: si realizza.
Possiamo finalmente ufficializzare l’inizio della sperimentazione dei “Piramis Locator” sui primi pazienti; Croce Bianca di Brescia e la Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A., in collaborazione, hanno scelto Piramis per siglare questa partnership dando il via ad una meravigliosa sinergia data dalle esperienze e dal know-how di realtà operanti in settori diversi, ma che hanno dimostrato di essere allineati sugli obiettivi di eccellenza funzionalità ed utilità.
Il Progetto nasce dalla volontà di mettere in primo piano le esigenze degli utilizzatori dei propri prodotti e servizi. Questo progetto ambizioso e fortemente sentito dà la possibilità di avere un miglioramento della qualità della vita delle persone che indosseranno il “Piramis Locator”, ma non solo, migliorerà anche la qualità della vita dei familiari e dei volontari che quotidianamente supportano i propri cari e pazienti e che si scontrano con i limiti spazio-temporali che ostacolano il pronto intervento.
Oggi, grazie ai “Piramis Locator”, il paziente sarà in costante contatto sia con il personale medico e paramedico sia con i familiari che saranno aggiornati in tempo reale sulle condizioni ma, soprattutto, sulle eventuali urgenze.
Oggi si parte, ma entro la fine di quest’anno contiamo di monitorare i primi 1000 pazienti.
E non ci fermeremo qua – spiegano dall’azienda -. Questa è la prima tappa di un progetto che mira a sviluppare ed attuare tutte le potenzialità del dispositivo che potrà essere utilizzato sia in campo medicale che no. Il “Piramis Locator” può essere personalizzato con diverse funzionalità attraverso un sistema GIS altamente scalabile e personalizzabile. Inoltre l’APP collegata può essere arricchita di funzionalità legate allo specifico utilizzo del bracciale”.
Sì, perché tra le molteplici funzioni del “Piramis Locator” ci sono: il rilevamento della posizione via GPS adatto per adulti e bambini (si pensi all’utilizzo dei bracciali per i bambini all’interno di parchi divertimento, outlet, centri commerciali, stabilimenti balneari, campeggi); la comunicazione bi-direzionale con la possibilità di effettuare chiamate voce, il pulsante SOS; il monitoraggio delle funzionalità del cuore, il sensore di caduta del paziente; il pedometro e il Geo-Recinto virtuale dove far scattare un alert in caso di uscita/entrata. Le possibilità di sviluppo e di impiego sono infinite.
“E’ un orgoglio per noi di Piramis essere scelti, per questo Progetto, su scala nazionale, e perché no, anche oltre da questi partner in virtù del prodotto proposto. Siamo esponenzialmente motivati e stimolati a continuare a proporre un modo di lavorare etico e professionale che da sempre fa parte del nostro DNA; trovare il giusto equilibrio e connubio fra il business e l’aspetto umano e umanitario. Questo è il motivo per cui parteciperemo anche come Piramis Onlus allo sviluppo e al sostegno di questo importante ed ambizioso progetto”.

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Eventi biz

Si rinnova l’appuntamento con il Top Management Forum

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Il 22 novembre 2018 si svolgerà la 12° edizione del Top Management Forum organizzato da Knowità presso Villa Castelbarco (Vaprio D’Adda, Milano).

Il Forum è l’incontro annuale riservato primariamente ai membri del Club Knowità o potenziali tali, ossia Imprenditori e Top Manager “innovatori e visionari” che credono nel valore del confronto e desiderano contribuire attivamente allo sviluppo delle proprie organizzazioni, mettendo a disposizione la loro esperienza.

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Economy

Continua a crescere l’industria manifatturiera di Milano, Monza e Brianza e Lodi

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L’industria manifatturiera di Milano, Monza e Brianza e Lodi continua a crescere. Nel secondo trimestre 2018 le imprese milanesi registrano segnali positivi a livello tendenziale per produzione (+2,2%), fatturato (+3,4%) e ordini (+1,8%), soprattutto quelli esteri (+5,9% fatturato +4,1% ordini). Crescita robusta a Monza e Brianza (+5,3% produzione, +8,4% fatturato, +3,7% ordini). A Lodi crescono fatturato (+5,6%) e produzione (+4,8%), mentre sono stabili gli ordini (-0,2%). Emerge da un’anticipazione dei dati dal Monitor congiunturale del secondo trimestre 2018 del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi oggi, in occasione della presentazione di Unioncamere Lombardia dei risultati dell’analisi congiunturale dell’industria e dell’artigianato manifatturieri.

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Economy

Cresce, ma più lentamente, la produzione industriale lombarda

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Rallenta la crescita della produzione industriale lombarda nel secondo trimestre, con un incremento congiunturale dello 0,3%. Su base annua la produzione aumenta del 3,9%, in linea con la variazione dello scorso trimestre (+3,7%). Primi segnali negativi provengono dagli ordini, sia interni (-0,3% la variazione congiunturale) che esteri (-0,1%). Il fatturato è ancora positivo e accelera rispetto allo scorso trimestre (+1,6% congiunturale). Più positivo il risultato dell’artigianato, con un incremento congiunturale dei livelli produttivi dello 0,7% e una variazione tendenziale del +2,7%, ancora vicina alla crescita media annua del 2017. In questo contesto l’occupazione, che reagisce in ritardo rispetto alle dinamiche produttive, rafforza i segnali di recupero già manifestati negli scorsi trimestri con tutti gli indicatori significativamente positivi.
In peggioramento le aspettative degli imprenditori, in particolare per la domanda interna che torna in territorio negativo, sia per l’industria che per l’artigianato. In calo anche le aspettative sulla domanda estera e sull’occupazione che però rimangono ancora in area positiva. In controtendenza le aspettative degli industriali sulla produzione, che avevano registrato una contrazione lo scorso trimestre.

I dati presentati derivano dall’indagine relativa al secondo trimestre 2018 che ha riguardato un campione di più di 2.600 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (quasi 1.500 imprese) e artigiane (più di 1.120 imprese).

Nel secondo trimestre 2018 si registra un incremento della produzione industriale sia tendenziale (+3,9%), in linea con la media del 2017, che congiunturale (+0,3% dato destagionalizzato) in sensibile decelerazione rispetto al risultato di inizio anno (+1,1%).
Per le aziende artigiane manifatturiere si registra una accelerazione per entrambi i riferimenti temporali: +2,7% la variazione tendenziale, rispetto al +2,3% dello scorso trimestre, e +0,7% la variazione congiunturale, contro il precedente +0,4%.

L’indice della produzione industriale, sale a quota 111,2 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100) riducendo lo scarto dal massimo pre-crisi a 2,1 punti percentuali (pari a 113,3 registrato nel 2007).
Per le aziende artigiane l’indice della produzione è a quota 98,4 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), ancora sotto quota 100.

Da un punto di vista settoriale, il 2018 si apre con un risultato complessivo della produzione che mostra una variazione negativa solo per le pelli-calzature (-1,0%) e l’abbigliamento 
(-4,7%). Tutti gli altri settori sono in crescita, con variazioni più consistenti per industrie varie (+6,2%), meccanica (+6,1%), minerali non metalliferi (+5,3%). Sotto la media, ma in sua prossimità, si trovano la chimica (+3,5%), gli alimentari (+3,2%) e la siderurgia (+3,2%). Gli incrementi più contenuti si registrano per legno mobilio (+2,4%) e mezzi di trasporto (+2,1%). Seguono la gomma plastica (+1,9%), la carta stampa (+1,6%) e il tessile (+1,1%).
Per l’artigianato, si riduce il numero di settori caratterizzati da una variazione produttiva negativa, passando dai 5 del primo trimestre a 3: si tratta delle pelli-calzature (-6,6%), comparto che, a differenza degli altri, ha subito contrazioni significative negli ultimi anni, della gomma-plastica (-3,7%) e della carta-stampa (-2,0%).
Tra i settori in crescita spiccano la siderurgia (+7,3%) e la meccanica (+5,3%); significativa anche la variazione per i minerali non metalliferi (+3,7%) e incrementi più contenuti si registrano per il legno-mobilio (+1,8%), le manifatturiere varie (+1,8%), l’abbigliamento (+0,6%), l’alimentare (+0,6%) e il tessile (+0,2%).

Lo spaccato dimensionale presenta un quadro tendenziale positivo per tutte e tre le classi considerate con risultati allineati, più positivi per piccole e grandi imprese (+4,1%) e meno per le medie (+3,7%).
Per l’artigianato si interrompe la relazione positiva tra dimensione e risultati con le imprese da 6 a 9 addetti in crescita con un tasso in linea con il dato della piccola industria (+4,1%), le imprese di maggiori dimensioni in crescita del 2,8% e le micro imprese dell’1,3%.

Il dato medio generale nasconde andamenti differenziati fra le imprese: rimane oltre il 50% per l’industria la quota di aziende in crescita (56%), con quelle in contrazione al 28% e le stazionarie al 16%.
Nell’artigianato sale al 48% la quota di imprese in crescita e rimane al 22% quella delle imprese stazionarie a svantaggio delle imprese in contrazione che divengono il 30% contro il 31% dello scorso trimestre.

Il fatturato a prezzi correnti per l’industria cresce ancora sensibilmente su base annua (+6,0%) come anche rispetto al trimestre precedente (+1,6%), recuperando lo stop registrato lo scorso trimestre. Lo sfasamento del fatturato rispetto alla produzione può essere dovuto sia all’aumento dei prezzi sia alla vendita di prodotti finiti presenti in magazzino. Anche per l’artigianato la variazione tendenziale del fatturato è positiva (+2,5%) e, grazie a una crescita congiunturale dello 0,6%, l’indice destagionalizzato riesce a superare quota 100.

Gli ordinativi provenienti dal mercato interno, dopo i buoni risultati dello scorso anno, confermano la svolta negativa segnando un -0,3% congiunturale. Rimane comunque positivo il dato tendenziale (+2,5%) anche se in decelerazione. Lo stesso fenomeno si osserva per il mercato estero, per il quale però il calo congiunturale è meno marcato e più configurabile come dato stazionario (-0,1%) e una variazione tendenziale del +4,5%, anch’essa in decelerazione. La quota di fatturato ricavata dalle esportazioni dall’industria scende al 39,7%.
Le imprese artigiane mostrano la stessa svolta congiunturale negativa per la domanda interna (-0,7%) associata ad una decelerazione tendenziale (+1,3%). Migliora invece la domanda estera delle imprese artigiane, che mostra una accelerazione sia tendenziale (+2,6%) che congiunturale (+1,2%). Il canale estero per le imprese artigiane svolge sempre un ruolo marginale, con la quota sul fatturato totale ferma al 7%.

L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo (+0,6%), grazie al tasso d’ingresso ancora ai massimi (2,3%) e una stabilizzazione delle uscite (1,7% il tasso d’uscita). Considerando il dato corretto per gli effetti stagionali, la crescita risulta confermata, con una variazione congiunturale pari al +0,4% (dato destagionalizzato). In flessione il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 5,6% e la quota sul monte ore dell’1,2%.
Anche nell’artigianato il dato occupazionale è positivo. Si mantiene ai massimi il tasso d’ingresso (2,4%), ma aumenta leggermente il tasso di uscita (1,8%) determinando un saldo ancora positivo (+0,6%); al netto degli effetti stagionali la crescita occupazionale risulta confermata (+0,2% dato destagionalizzato). Per gli artigiani il ricorso alla CIG appare in controtendenza, con un incremento sia della quota di aziende che dichiarano di avervi fatto ricorso (2,4%), sia della quota sul monte ore (0,4%).

Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione, dopo il peggioramento dello scorso trimestre, sono in ripresa, mentre quelle relative all’occupazione sono in sensibile flessione pur rimanendo in territorio positivo. Peggiorano più marcatamente, invece, le aspettative sulla domanda sia per il mercato interno che per l’estero, con quelle per il mercato interno che tornano in territorio negativo.
Nel caso dell’artigianato, le aspettative mostrano una flessione generalizzata con produzione e domanda interna in territorio negativo. Si equivalgono invece le quote di ottimisti e pessimisti per l’occupazione e la domanda estera, generando saldi nulli.

Mai come in questo secondo trimestre del 2018 è stata grande la divaricazione fra una lettura dell’evoluzione dell’economia in chiave congiunturale rispetto ad una analoga riferita all’ottica tendenziale. Infatti, anno su anno, i dati per l’industria manifatturiera lombarda sembrano essere lusinghieri non solo per la triade produzione-ordini e fatturato, ma anche per l’occupazione che finalmente ha conosciuto saggi di crescita superiori all’1%.
Proprio quando i segnali di ripresa sul mercato del lavoro si stanno manifestando con una certa intensità, la prospettiva congiunturale spinge a moderare i toni. Infatti, la crescita della produzione mostra una decelerazione rispetto al trimestre precedente, pur rimanendo in territorio positivo. Tuttavia, questo non accade per gli ordini, sia interni che esteri, che hanno mostrato variazioni negative. In questo contesto, anche le aspettative degli imprenditori si sono adeguate al ribasso, contribuendo a proiettare questa tendenza nel prossimo futuro.
La minaccia di guerre tariffarie da una parte, il cambiamento di paradigma nella politica fiscale americana, dall’altra, a cui si deve aggiungere lo stallo nelle decisioni nell’Euro-zona sono tutti elementi che di per sé non sono favorevoli alla crescita.
In situazioni come queste, l’incertezza costituisce il principale freno alla crescita. Se a questa si somma una tendenza endogena del ciclo a decelerare dopo anni di espansione si ottiene una visione del quadro di insieme che non è certamente catastrofico ma che presenta criticità che possono essere superate con una coerente e lungimirante politica economica, nazionale ed europea.

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Economy

Voglia di impresa, 6 mila i titolari under 24 in Lombardia, 39 mila in Italia

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Sono quasi sei mila le imprese di giovanissimi, con età compresa tra 18 e 24 anni, attive in Lombardia nel 2018 su 39 mila presenti in Italia (il 14,4%), secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese al primo trimestre 2018 e 2017 relativi ai titolari di impresa individuale, mentre sono oltre 800 le neo imprese di under 24 iscritte nei primi tre mesi dell’anno in regione su circa 6 mila a livello nazionale. I titolari under 24 pesano l’1,4% delle imprese individuali lombarde attive ma l’8,1% di quelle iscritte nel 2018.

Milano è prima con 1.627 imprese attive e 236 iscritte, seguita da Brescia (811 e 119), Bergamo (652 e 75), Varese (522 e 95) e Monza Brianza (485 e 75). Milano è l’area dove gli stranieri pesano di più tra i titolari con meno di 24 anni (il 30,8% dei giovanissimi imprenditori attivi) mentre spetta a Mantova (22,9%) e Cremona (21,4%) il primato considerando le iscrizioni. Più forte la presenza femminile tra i titolari under 24 a Sondrio, Brescia e Cremona (30% delle attive) mentre sono prime per iscrizioni Cremona (il 46,4% delle imprese individuali nate nei primi tre mesi del 2018 ha un titolare donna) e Lodi (37,5%).

Le imprese di giovanissimi in Italia.

Sono 39.231 le imprese individuali con titolare under 24 attive in Italia nel 2018, pesano l’1,3% sul totale dei titolari di ditta che supera quota 3 milioni. Il peso dei giovanissimi imprenditori cresce però considerevolmente considerando le iscrizioni, 5.923 nei primi tre mesi dell’anno su quasi 67 mila raggiungendo un peso dell’8,9%. Napoli, Roma e Torino sono prime in Italia per numero di titolari under 24 attivi e iscritti mentre Milano è quarta seguita da Salerno. Tra i primi dieci territori a livello nazionale c’è anche Brescia. Gli stranieri con età compresa tra 18 e 24 anni pesano il 14% delle iscrizioni e il 18,4% delle imprese attive, le donne il 26% delle nuove imprese e il 27% delle attive. Roma e Trieste sono i territori dove gli stranieri pesano di più tra i titolari con meno di 24 anni (circa il 40%), Avellino ed Enna dove pesano di più le donne (circa 45%).

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Economy

Milano, Roma e Napoli, oltre + 5% le imprese in 5 anni grazie agli imprenditori di origine non italiana

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Imprese al traino delle grandi città. Sono diciannove i territori italiani che crescono o tengono in cinque anni per la creazione d’impresa, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi che mettono a confronto il 2017 e il 2012. Sono: Roma, Napoli, Milano, tutte sopra il 5%, Reggio Calabria e Catanzaro, entrambe sopra il 3%. Crescite minori a: Caserta, Crotone, Pescara, Cosenza, Nuoro, Bolzano, Vibo Valentia, Avellino, Siracusa. Stabili: Taranto, Latina, Frosinone, Isernia, Ragusa. Forte il contributo degli imprenditori nati fuori dall’Italia: la crescita delle prime tre, Roma, Napoli e Milano è comunque in parte dovuta anche al fare impresa degli italiani: +1,9%, +1,2% e +0,7%. Con gli originari da fuori Paese (+36%, +112% e +38%) arrivano a livelli superiori. Per un totale di: +6,1%, +6%, +5,2%.

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Internazionalizzazione

Food “made in Italy” nel mondo: 40 miliardi, +5,5%

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L’agroalimentare “made in Italy” nel mondo vale 40,2 miliardi di euro all’anno e cresce del 5,5%, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.
Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna concentrano la metà dell’export. Tutte le principali destinazioni sono in crescita, in particolare la Spagna con 1,6 miliardi (+13,3%) supera quest’anno la Svizzera. Prima la Germania (+2,5%) seguita da Francia (+8,1%), Stati Uniti (+4,9%) e Regno Unito (+2,7%). In forte crescita la Russia 17° (+23,8%) e la Cina 20° (+14,8%). Ma i prodotti “made in Italy” raggiungono anche Canada (11°), Giappone (12°), Australia (16°). E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini, acque minerali e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine e la Grecia per alimenti per animali. L’Austria è al secondo posto per cereali e riso, il Regno Unito per frutta e ortaggi lavorati e conservati. In forte crescita la Russia per bevande (+46%), alimenti per animali (+51%), il Portogallo per cioccolato, caffè e spezie (+57%), la Turchia per granaglie (+63%), l’Algeria per oli (+128%), Hong Kong per carni (+30%), l’Albania per pesci lavorati e conservati (+33%), Giappone e Cina per gelati (rispettivamente: +57%, +46,1%). Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat, anni 2016 e 2015.

I prodotti “made in Italy” più esportati.

Cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 6,7 miliardi di euro (+8,6%), seguiti dai vini con 6 miliardi circa (+6,4%), vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,7 miliardi di euro (+4,2%) ma anche prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi) con 3,5 miliardi (+4,2%), frutta e ortaggi lavorati e conservati con 3,4 miliardi di euro (+0,9%). Gli aumenti più consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria con 714 milioni (+10,8%), prodotti lattiero-caseari che superano i 3,2 miliardi (+10,4%), acque minerali con 983 milioni (+9,7%), prodotti per l’alimentazione degli animali con 681 milioni (+9,3%). I maggiori esportatori italiani? Verona con 3 miliardi di euro circa, Cuneo con 2,8 miliardi e Parma con 1,7 miliardi, Milano è quarta con 1,5 miliardi, il 4% del totale, +6,5%. Bolzano 5°, Salerno 6° e Modena 7°. Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita ad Alessandria (+28,3%), Mantova (+17,5%) e Ravenna (+12,6%). Lombardia con 6,4 miliardi di export rappresenta circa un sesto del totale italiano. Oltre a Milano, 4° in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12° e Mantova 14° (era 18° lo scorso anno). A crescere di più sono Lodi (+34,1%), Monza e Brianza (+19,1%), Mantova (+17,5%) e Cremona (+15,2%). Como leader italiana in pesci, crostacei lavorati e conservati (32,1%, +10,8%) con Brescia 10° e Milano 19°, Lodi prima per prodotti lattiero-caseari dove rappresenta il 9% del totale nazionale, +40,6% con Mantova 3°, Cremona 6°, Brescia 7°, Bergamo 9° e Milano 15°. Pavia eccelle invece per granaglie, amidi e prodotti amidacei (16% nazionale), Milano è seconda per prodotti da forno e terza per cioccolata, caffè e spezie.

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Economy

Italia senza Mondiali: quanto ci costa

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La clamorosa eliminazione non è solo un danno sportivo

L’Italia non prenderà parte ai prossimi Campionati del Mondo che si terranno in Russia, tra circa un mese e mezzo. Un ritornello che ci balena in testa di tanto in tanto, svegliandoci di notte presi da un incubo che, purtroppo, è tristissima realtà. Perché quella sera tremenda di San Siro contro la Svezia ancora non ci è passata, non abbiamo forse realizzato l’assenza della nostra Nazionale dall’evento sportivo più importante, seguito ed amato al mondo.

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Economy

Lavoro, in Italia, 17 milioni di addetti nelle imprese, + 2,8% in un anno

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Lavoro nelle imprese: cresce nell’ultimo anno, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su base registro imprese al 2017 e 2016, con 463 mila addetti dichiarati dalle imprese in più in Italia, + 2,8%, su 17 milioni totali. In Lombardia, con 4 milioni di addetti, il 23,7% del totale nazionale, ci sono 219 mila addetti in più in un anno (+5,8%). Milano è prima per numero di addetti delle imprese con 2,1 milioni, il 12,6% nazionale, seguita da Roma (1,5 milioni, 8,8%), Torino (740 mila) e Napoli (559 mila). Tra le prime 20 in Italia anche Brescia (5° con 405 mila addetti), Bergamo (7° con 373 mila), Monza Brianza (17° con 232 mila) e Varese (20° con 207 mila). Milano è anche prima per crescita in un anno (+9,1%) seguita da Rimini e Ravenna (+6% ciascuna), Prato, Pesaro-Urbino e Bergamo (+5%).

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