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Milano, Roma e Napoli, oltre + 5% le imprese in 5 anni grazie agli imprenditori di origine non italiana

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Imprese al traino delle grandi città. Sono diciannove i territori italiani che crescono o tengono in cinque anni per la creazione d’impresa, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi che mettono a confronto il 2017 e il 2012. Sono: Roma, Napoli, Milano, tutte sopra il 5%, Reggio Calabria e Catanzaro, entrambe sopra il 3%. Crescite minori a: Caserta, Crotone, Pescara, Cosenza, Nuoro, Bolzano, Vibo Valentia, Avellino, Siracusa. Stabili: Taranto, Latina, Frosinone, Isernia, Ragusa. Forte il contributo degli imprenditori nati fuori dall’Italia: la crescita delle prime tre, Roma, Napoli e Milano è comunque in parte dovuta anche al fare impresa degli italiani: +1,9%, +1,2% e +0,7%. Con gli originari da fuori Paese (+36%, +112% e +38%) arrivano a livelli superiori. Per un totale di: +6,1%, +6%, +5,2%.

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Italia senza Mondiali: quanto ci costa

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La clamorosa eliminazione non è solo un danno sportivo

L’Italia non prenderà parte ai prossimi Campionati del Mondo che si terranno in Russia, tra circa un mese e mezzo. Un ritornello che ci balena in testa di tanto in tanto, svegliandoci di notte presi da un incubo che, purtroppo, è tristissima realtà. Perché quella sera tremenda di San Siro contro la Svezia ancora non ci è passata, non abbiamo forse realizzato l’assenza della nostra Nazionale dall’evento sportivo più importante, seguito ed amato al mondo.

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Lavoro, in Italia, 17 milioni di addetti nelle imprese, + 2,8% in un anno

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Lavoro nelle imprese: cresce nell’ultimo anno, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su base registro imprese al 2017 e 2016, con 463 mila addetti dichiarati dalle imprese in più in Italia, + 2,8%, su 17 milioni totali. In Lombardia, con 4 milioni di addetti, il 23,7% del totale nazionale, ci sono 219 mila addetti in più in un anno (+5,8%). Milano è prima per numero di addetti delle imprese con 2,1 milioni, il 12,6% nazionale, seguita da Roma (1,5 milioni, 8,8%), Torino (740 mila) e Napoli (559 mila). Tra le prime 20 in Italia anche Brescia (5° con 405 mila addetti), Bergamo (7° con 373 mila), Monza Brianza (17° con 232 mila) e Varese (20° con 207 mila). Milano è anche prima per crescita in un anno (+9,1%) seguita da Rimini e Ravenna (+6% ciascuna), Prato, Pesaro-Urbino e Bergamo (+5%).

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La “Grande Milano” consolida la ripresa e fa da traino al Paese

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Il 2017 è stato un anno di espansione sia per la Lombardia, con un PIL stimato in aumento del +1,8%, sia per Milano, la cui crescita è stimata al +1,9%. La ripresa, partita nel 2014, quindi si consolida e rafforza: nel complesso del quadriennio 2014-2017 Milano cresce del +6,2%, quasi due volte il ritmo dell’Italia(+3,4%), e oggi risulta sopra il pre crisi del +3,2%, contro un differenziale ancora negativo per Lombardia (-1,1%) e Italia (-4,5%).

È quanto emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi di Assolombarda.  I dati 2017 della produzione manifatturiera evidenziano che il recupero è in atto anche per le piccole imprese lombarde che crescono a tassi sostenuti (+3,4% nel complesso d’anno) e al pari delle grandi (+3,3%), con le medie che fanno addirittura meglio (+4,2%). Per le piccole rimane comunque ampio il gap con il pre crisi (-11,9%), mentre le medie sono quasi in pareggio (-1,1%) e le grandi viaggiano ampiamente sopra (+8,2%).

Ora più che mai è importante sostenere questa crescita, con particolare attenzione e supporto alle piccole imprese – dichiara Fabrizio Di Amato, Vicepresidente Assolombarda per il Centro Studi -. Sotto questa luce, Milano si qualifica come luogo privilegiato in cui potenziare il network tra imprese perché qui il tessuto delle piccole è integrato in un sistema di numerose medie imprese, spesso ben inserite nei mercati globali, di 3.600 multinazionali estere e di 90 grandi imprese con fatturato sopra il miliardo di euro, un numero record anche rispetto ai benchmark europei. Stiamo lavorando come Centro Studi sul tema specifico delle piccole imprese per arrivare a delineare interventi mirati di rilancio di quello che è il tessuto connettivo del Paese”. La robusta crescita lombarda, seppur con realtà che ancora devono trovare la loro collocazione nei mercati mondiali, è sostenuta con forza dalla domanda estera. Infatti, nel 2017 le esportazioni regionali raggiungono un nuovo record a 120 miliardi di euro, in crescita del +7,5% rispetto al 2016 (quando aveva registrato un +0,6% rispetto al 2015). La Lombardia torna quindi a dettare il passo di crescita sia nel confronto nazionale sia nel confronto europeo (solo la Cataluña tiene un ritmo di espansione superiore, +8,7%). A livello lombardo trainano tutti i settori manifatturieri (spicca la farmaceutica, +25,2% sul 2016) e, a livello di province, il contributo maggiore è dell’area di Milano, Lodi, Monza e Brianza (+8,5%) che rappresenta ben il 45% delle esportazioni totali regionali. Il miglioramento del quadro economico lombardo si traduce in un rafforzamento del quadro del mercato del lavoro. Nel 2017 il saldo degli occupati rispetto al pre crisi raggiunge quota +125 mila e, dopo nove anni, anche il tasso di occupazione (67,3%) supera il livello del 2008 (66,9%).

Il buon risultato investe prevalentemente le donne (+115 mila), ma finalmente anche gli uomini (+10 mila) tornano in attivo. Nell’ultimo anno è cresciuta in particolare l’occupazione a tempo determinato: la quota di dipendenti lombardi a tempo indeterminato è scesa nel 2017 all’88,7%, dopo essere rimasta sostanzialmente stabile intorno al 90% tra il 2008 e il 2016. In questa fase di recupero rimangono in controtendenza i lavoratori meno istruiti (-231 mila quelli con sola licenza media), il cui divario rispetto ai laureati (+281 mila) e ai diplomati (+76 mila) si va accentuando.  “Tuttavia permane uno squilibrio generazionale – sottolinea Di Amato -. Infatti, il saldo positivo di 125 mila occupati è il risultato di -505 mila under 44 e +631 mila over 45. Pur considerando il trend demografico (la popolazione di 15-44 anni è diminuita di 431 mila unità a fronte di +694 mila degli over45) resta quindi da affrontare il mancato recupero dei più giovani. Qualche evoluzione positiva nel 2017 per gli under 44 si riscontra sul fronte disoccupazione, nell’ultimo anno calata in modo più sensibile in quella fascia di età. In particolare tra i 15-24 anni il tasso di disoccupazione scende di ben 7 punti percentuali (dal 29,9% al 22,9%) e la percentuale di Neet si riduce dal 15,0% al 14,2%. E’ urgente in ogni caso ripensare le politiche giovanili per dare risposte concrete in modo che l’evoluzione produttiva sia generatrice di opportunità nel nostro territorio”.

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Food service e ospitalità, imprese +8,7% in cinque anni

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Nel settore food service e ospitalità ci sono 386 mila imprese in Italia, + 1,7% in un anno e + 8,7% in cinque, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, sul registro imprese. In Lombardia sono 55 mila. Prima Milano con 19 mila (+16% in 5 anni), seguita da Brescia con 8 mila (+0,6%), Bergamo (quasi 6 mila, + 5,5%) e da Varese con 4 mila e da Monza, Como, Pavia con circa 3 mila. In Italia prime Roma con oltre 30 mila (+20%), Milano con 19 mila (+16%), Napoli con 18 mila (+16%), Torino (13 mila, + 2%), Salerno, Brescia e Bari (oltre 8 mila).

Nei giorni scorsi si è svolta la presentazione di EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità presso il Mandarin Oriental Hotel di Milano, con la partecipazione del Presidente Evaldo Porro e Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Tra i temi affrontati: l’andamento del mercato di settore, etichettatura energetica e relativi controlli di mercato, gli sviluppi futuri come connectivity.

“Come Camera di commercio – ha dichiarato Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – siamo impegnati con controlli che riguardano l’efficienza energetica delle apparecchiature professionali. Un lavoro che mantiene elevata la qualità dei prodotti, grazie a una concorrenza leale tra gli operatori”.

Evaldo Porro Presidente EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità: “Sono positivi i dati sull’andamento del commercio estero dell’industria italiana delle apparecchiature professionali. La nostra capacità di coniugare accoglienza e innovazione è sempre di più un punto di riferimento internazionale”.

Il 2017 è da registrare come uno degli anni più interessanti dell’intero decennio per EFCEM Italia” ha dichiarato il presidente Evaldo Porro. Per il quinto anno consecutivo gli indicatori sono stati tutti in positivo. La domanda in Italia è cresciuta tra +8% e +12% (a seconda della tipologia di prodotto) e ancora meglio è andata in Spagna (+15%) in un contesto Europeo generalmente in crescita, con l’eccezione della Gran Bretagna dove si registrano rallentamenti probabilmente causati dalle incertezze della Brexit.

Stabili gli Stati Uniti (+2%), in sofferenza il Sud America. La Cina si conferma la realtà più dinamica nello sviluppo della domanda interna. Il Giappone, uno dei maggiori poli produttivi mondiali di apparecchiature professionali, sta iniziando a dare segnali di apertura all’offerta made in Italy.

In Italia grazie al miglioramento della situazione economica generale e dei consumi, alla tendenza verso le culture gastronomiche etniche ed innovative e infine, all’andamento del flusso turistico (incremento di circa il 5%), appaiono positive le previsioni 2018 che puntano ad una stima di crescita del 5-7%.

L’Industria italiana delle attrezzature professionali si conferma leader in Europa con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e un export che copre oltre il 70% della produzione.

Il settore nazionale mostra condizioni economico-finanziarie particolarmente positive: nel 2016 il settore ha raggiunto il punto massimo sia nei fatturati che negli indici di redditività degli ultimi anni.

I margini operativi e l’efficienza d’uso del capitale investito risultano su livelli superiori a quelli precedenti la recessione iniziata nel 2008 e la capacità di autofinanziamento del settore appare generalmente elevata (il 45% delle imprese ha registrato nell’ultimo periodo un cash-flow superiore al 5% del valore della produzione) con un ricorso all’indebitamento contenuto: il rapporto tra debiti finanziari e capitale proprio (leverage) è inferiore a 0.25 per la metà delle imprese del settore.

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Reti d’impresa: in Lombardia terziario protagonista

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Le reti d’impresa come strumento di competitività per il business delle pmi del terziario e leva per l’introduzione – nel commercio, nel turismo, nei servizi – di soluzioni digitali spesso innovative. Questo il tema dell’evento “Open day Reti & Digitale” realizzato da Confcommercio Lombardia al Circolo del Commercio di Milano (Palazzo Bovara) nell’ambito della “Milano Digital Week”.

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La Cina gioca con il cuore dell’Europa

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Oggi come oggi il colosso asiatico Cina gioca più che mai un ruolo importante nel cuore del vecchio continente andando ad inserirsi in uno scenario sempre più globale. Pechino ha varato progetti infrastrutturali che andranno a modificare, di fatto, il mercato orientale e le certezze politiche-economiche dei paesi Europei. Il vertice di Budapest dei 16 + 1 ha visto confrontarsi Pechino da una parte e dall’altra i Premier di 16 paesi dell’Europa centro orientale: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituana, Romania, Bulgheria, Albania e le 6 ex Repubbliche della Jugoslavia. Visti nel dettaglio 11 paesi già nella U.E. e 5 dei Balcani in attesa di entrarvi: tutte nazioni con seri problemi e frustrazioni nei confronti di Bruxelles. Nazioni necessitanti di trovare partners che possano investire nelle proprie economie in maniera diretta, funzionale e continuativa, tutti aggettivi riscontrabili nella forza economica e finanziaria della Cina. Si può vedere in questo futuro, mai così prossimo, la costruzione di una nuova “via della seta”, ovvero una modernissima rete ferroviaria lunga più di 11.000 km creata per trasportare in tempi velocissimi merci cinesi a prezzi competitivi nel cuore dell’Europa. Sono occorsi meno di 10 anni per terminarla. Di fatto operativa dal 2016, proprio a Budapest, sede del vertice dell’altro ieri dei 16 + 1, è arrivato in aprile il primo treno merci da Pechino. Ora è partito il progetto per collegare, ad alta velocità, Budapest a Belgrado, un’opera ingegneristica da 3,8 miliardi di dollari che darà lavoro a migliaia di operai, ingegneri, tecnici e società specializzate dei paesi dell’Est Europa con la supervisione cinese. Tale opera permetterà di ridurre i tempi di percorrenza per merci e passeggeri da 8 a 3 ore, recuperando di fatto la vecchia rotta balcanica con l’aggiunta, economicamente rilevante, del collegamento al Sud con il porto del Pireo ( incrementando così anche l’occupazione greca) ed al Nord con l’Ungheria. Figura economica particolarmente importante per Pechino diverrà la Lettonia, perché permetterà alle merci del colosso asiatico di entrare con forza in tutto il mercato scandinavo. L’Europa occidentale risulta essere una priorità per la Cina tanto che Pechino si è opposta in maniera netta contro la Brexit proprio per poter dialogare sempre e solo con un unico interlocutore per tutto il continente europeo. Bruxelles si trova in una posizione difensiva anche perché non ha alcuna possibilità di contrastare più di tanto l’invasione dei prodotti cinesi. Di fatto Bruxelles tenta di creare ostacoli con la creazione di regolamenti alla concorrenza cinese, ed altresì cerca di ingolosire, con poco successo, i paesi dell’Est Europa con fondi UE che vadano a cercare di contrastare i grandi investimenti cinesi sugli appalti per la costruzione delle nuove infrastrutture. Oggi Bruxelles gioca, di fatto, su una difesa commerciale: soluzione però insufficiente a sostenere la competitività reale del sistema Europa nei mercati globali. Queste misure hanno portato una serie di insuccessi e non riescono ad imporre limiti agli investimenti cinesi nelle industrie strategiche centro orientali. La Cina in questo contesto gioca a carte scoperte con l’Europa, riuscendo ad aggregare attività imprenditoriali con investimenti su infrastrutture a servizio dei propri interesse strategici commerciali. Il rischio reale per Bruxelles è vedere sorgere una zona di influenza cinese nell’Europa centro orientale: una realtà che da finanziaria ed economica diverrebbe di fatto politica. Ci troviamo nella realtà, non semplicemente di fronte ad investimenti a fondo perduto, bensì investimenti che dovranno essere ripagati sia economicamente che in termini di condizionamenti e scelte politiche. Il rischio per l’Europa è vedersi sfuggire di mano il governo su una parte del suo continente, lasciando aperto il fianco centro-orientale ad un “ terzo socio” economicamente e politicamente oggi molto più forte di lei.

 

Testo di Fabio Accinelli 

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Business da 10 miliardi in Lombardia, 33 in Italia, 4 a Milano

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L’inverno fa bene alle imprese, secondo i dati della Camera di commercio, il settore coinvolto dal periodo più freddo dell’anno tocca le 139 mila imprese in Italia e 21 mila in Lombardia a settembre 2017 e cresce in cinque anni in entrambi i casi del 5%. Hanno sede in Lombardia il 15% delle imprese nazionali nel settore. Il comparto dà lavoro a 444 mila addetti in Italia, di cui 82 mila in Lombardia e ha un business annuale di 33 miliardi nel Paese, di cui 10 in regione e 4 a Milano.

Sono soprattutto imprese che si occupano di impianti di riscaldamento e pasticcerie e sale da tè (circa 50 mila in entrambi i settori in Italia di cui 9 mila e 6 mila in Lombardia), 9 mila di articoli sportivi (mille in regione), seimila di sostituzione pneumatici invernali per auto (774 in Lombardia), 4 mila palestre per lo sport indoor (quasi 900 in regione) a cui si aggiungono quasi 2 mila organizzatori di corsi sportivi e ricreativi (334 in regione) e spa, per un totale di circa 6 mila (1200 circa in Lombardia). Ma anche 3 mila imprese nella vendita di combustibile per riscaldamento (188 in regione), 1400 cinema, altrettante imprese di calzetteria in maglia e cappellerie/ombrellai (237, 164 e 161 in regione), 1200 produttori di abbigliamento in pelle e altrettante pelliccerie (154 e 331 in Lombardia). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi sui dati del registro delle imprese al primo trimestre 2017 e 2016.

In Italia prima è Roma con 7.874 imprese (+1% in un anno e + 8% in cinque) e 27 mila addetti, seguita da Milano con 6.166 imprese (+2% e + 13%) e 24 mila addetti. Seguono Napoli (5.691, +1% e +4%) e 13 mila addetti, Torino (5.448, +1%, +4%) e 16 mila addetti, Bari (3.425, +4% in cinque anni) e 11 mila addetti, Firenze (2.778, +1% e +4%) e 12 mila addetti, Brescia (2.662, +1% e + 7%) e 10 mila addetti, Salerno (2.656, + 3% in cinque anni) e seimila addetti, Catania (2.561, +2% e +8%) e seimila addetti, Bergamo (2.451, +2% e + 13%) e 10 mila addetti. Tra le prime in Italia per addetti anche Monza (13 mila) e Bolzano (9 mila).

Tra le lombarde Milano conta 6 mila imprese (6.166 imprese, +2% in un anno e + 13% in cinque) e 24 mila addetti. Seguono Brescia (2.662 imprese, +1% e + 7% e 10 mila addetti), Bergamo (2.451, +2% e + 13% e 10 mila addetti), Varese (1.966 e 6 mila addetti), Monza (1.776, +2% e +11% con 13 mila addetti). Sopra mille imprese Pavia (1.172, +4% in cinque anni) e Como (1.205, +1% e + 8%). In cinque anni crescono soprattutto Milano, Bergamo, Lecco, Monza, Lodi, tutte oltre il +10%.

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Bilancio delle imprese nel 2017

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Milano seconda in Italia con 299 mila imprese attive ma prima per addetti. Lombardia, prima con il 16% delle imprese nazionali e il 24% degli addetti. Prime in regione, dopo Milano, Brescia, Bergamo e Monza e Brianza
In Italia prime Roma, Milano, Napoli e Torino. Primi settori: commercio, costruzioni, attività immobiliari e manifatturiero

Con oltre 299 mila sedi d’impresa attive (5,8% del totale nazionale), Milano si colloca al secondo posto nella classifica delle province italiane per numero di imprese, dopo Roma che ne ha 355 mila (6,9%), ma è prima per numero di addetti con 2,1 milioni (12,4% nazionale) contro gli 1,5 milioni (9,1%) di Roma, che è seconda secondo i dati della Camera di commercio. Al terzo posto ci sono Napoli per imprese (238 mila, 4,6%) e Torino per addetti (733 mila, 4,4%). Il territorio di Monza e Brianza è 17° in Italia per numero di imprese (64 mila) e 23° per addetti (233 mila). Lodi ha 15 mila imprese e 42 mila addetti. E se sono stabili a 5,2 milioni le imprese nazionali, crescono le città maggiori, a Napoli +1,6% pari a 3.842 imprese attive in più, Roma +1,3% (4.423 imprese in più), e Milano +0,9% (quasi 2.793 imprese in più). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati del registro delle imprese al terzo trimestre 2017 e 2016.

Le imprese lombarde. La Lombardia chiude il 2017 con 818 mila imprese attive e 3,9 milioni di addetti. È la prima regione in Italia per concentrazione di imprese, il 16% del totale nazionale, e addetti, il 24% nazionale. La seguono per imprese Lazio e Campania con quasi mezzo milione di imprese l’una (9% italiano), Emilia Romagna e Piemonte con circa 400 mila l’una. Per numero di addetti dopo la Lombardia vengono Lazio (1,8 milioni), Veneto (1,6 milioni) ed Emilia Romagna (1,5 milioni). Tra le province dopo Milano che è prima con 299 mila imprese e 2 milioni di addetti, vengono Brescia (con 107 mila imprese e 402 mila addetti) e Bergamo (con 85 mila imprese e 376 mila addetti). Monza e Brianza è quarta con 64 mila imprese, viene poi Varese con 62 mila. Il settore che pesa di più è il commercio con 197 mila imprese, seguito da costruzioni (134 mila) e manifatturiero (97 mila). Quindi il settore immobiliare (67 mila imprese) e l’agricoltura (46 mila). In un anno crescono soprattutto il settore della fornitura di energia (+4,1%), servizi di supporto alle imprese (+3,7%) e istruzione (+3,5%).

Come cambiano le imprese in un anno. Crescono dello 0,9% le imprese a Milano tra 2016 e 2017, contro una sostanziale stabilità lombarda (+0%) e italiana (-0,1%). Crescono gli addetti, +6% a Milano, +4,1% in Lombardia e +1,8% in Italia. In crescita anche Monza e Brianza, +0,4% le imprese e +2% gli addetti. Tra i settori che pesano di più, si trovano il commercio (75 mila imprese tra ingrosso e dettaglio a Milano, 16 mila a Monza e Brianza, 3.500 a Lodi), le costruzioni (41 mila a Milano, 12 mila a Monza, 3 mila a Lodi), le attività immobiliari (30 mila a Milano, 6 mila a Monza e mille a Lodi) e manifatturiere (29 mila a Milano, 9 mila a Monza e Brianza e 1.500 a Lodi).

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Bankitalia e Consob, accuse a vicenda

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Consob guidata da Giuseppe Vegas, con sede a Milano ha il compito specifico dei vigilare sulle attività di borsa e di mercato per tutelare i risparmiatori. Bankitalia, fino all’avvento della BCE e quindi dell’euro, si occupava di stampare lire: oggi ha il compito di vigilare direttamente sulle banche per garantire la stabilità e la sicurezza del sistema con una funzione diretta per la tutela del risparmio.
Ad una semplice, ma veritiera lettura, si intuisce che sia Consob che Bankitalia hanno compiti di controllo simili. Detta collaborazione funziona (o dovrebbe funzionare) con un interscambio preciso ed esaustivo di informazioni. Oggi, invece, accade che il direttore generale della Consob, Angelo Apponi, ed il capo della sorveglianza di Bankitalia Carmelo Barbagallo si accusino a vicenda, senza esclusione di colpi, nel merito del dissesto delle due banche venete. Fino a venerdì u.s. entrambi i responsabili hanno parlato singolarmente davanti ai membri della Commissione Bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario. Dopodiché la Commissione ha votato a maggioranza la trasformazione delle audizioni dei due responsabili in testimonianze ai sensi di quanto previsto dal codice di procedura penale. Fino a qui Barabagallo ha spiegato che era stata la vigilanza puntuale della Banca d’Italia ad aver rilevato lo stato di criticità che si stagliava sia su Veneto Banca che su Popolare di Vicenza. Bankitalia infatti aveva accertato, documentalmente, il fenomeno capzioso delle cosi dette “operazioni baciate ”: cioè l’acquisto di azioni della banca tramite finanziamente diretti dello stesso Istituto. Quindi Barbagallo ha acclarato il comportamento corretto di Bankitalia la quale ha fatto tutto quello che era nei suoi poteri azionando ispezioni ad hoc, informando la magistratura nel merito e dando contezza documentale anche alla Consob di tutto quanto rilevato. In risposta a questa affermazione di Bankitalia, però, Consob ha replicato che Bankitalia, nella realtà, non abbia fatto assolutamente capire, alla Consob, quale fosse il reale stato dell’arte in seno alle due banche. Appare chiaro, quindi, che sia Bankitalia che Consob erano perfettamente a conoscenza entrambe di quello che stava accadendo sia a Vicenza che a Montebelluna. Ad attestare ciò vi sono le carte che Casini, presidente della Commissione, vuole acquisire e che dimostrano inconfutabilmente che sapevano cosa stesse acacdendo tutte e due gli organi di sorveglianza.
Martedì 14 Novembre si è aperto in Commissione, il caso MPS. Al termine delle prime sedute su questo caso di Consob e Bankitalia seguirà l’audizione dei magistati che stanno indagando sulla banca senese.
Come sempre vi è da rilevare come i potenti d’Italia premevano affinché sulla vicenda di Vicenza e Montebelluna “le cose” non prendessero una brutta piega. Ciò fino a quando non è intervenuta l’Europa.
In tutta questa querelle alla fine molti hanno convenuto che era meglio spennare il povero risparmiatore facendogli intendere che le azioni delle due banche che lui era costretto ad acquistare se voleva, di fatto, avere un fido, potevano valere fino a 62 Euro. Una vera e propria truffa con i baffi!

Articolo di Fabio Accinelli

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