close

Focus imprese

Focus imprese

KSB Italia, qualità e risorse umane in primo piano

ksb

Uno stile manageriale partecipativo, basato sulla condivisione degli obiettivi aziendali, attenzione ai rapporti umani, un alto livello innovativo e tecnologico, nuove assunzioni e investimenti costanti sui giovani. Sono solo alcune delle direttrici su cui KSB Italia, azienda di Concorezzo (MB), fornitrice di pompe, valvole e relativi sistemi e servizi, ha costruito un successo riconosciuto a livello internazionale.

Leggi Tutto
Focus imprese

Alecom un “polo d’acquisto” innovativo per il mondo della stampa

Aleocom

Un’azienda nata per rinnovare un “settore vecchio” come quello della carta stampata. Una realtà costruita con l’obiettivo di offrire al cliente un prodotto di qualità a prezzi ridotti e in tempi rapidi. Stiamo parlando di Alecom, società di Publishing Management con sede nel Comasco, frutto di un’intuizione di Alessandro Rampoldi, attuale CEO dell’impresa e presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Como.

Leggi Tutto
Focus imprese

L’importanza del fattore umano

Del Cin

Spostare l’obiettivo dell’attività d’impresa alla dimensione umana per costruire un dialogo più a misura d’uomo e appagante tra chi chiede e chi offre. È quanto sostiene Marzio Dal Cin, Presidente Consorzio Qualità Assolombarda, intervenuto al convegno Human Satisfaction organizzato da Bonferroni.

Speciale Human Satisfaction Seconda parte

Quanto conta il fattore “umano” nella gestione del cliente e nella comunicazione d’impresa?

Personalmente arriverei quasi ad affermare che gestione del cliente e comunicazione d’impresa sono basate esclusivamente sul fattore umano. Dobbiamo sempre ricordare, prima di ogni considerazione di tipo imprenditoriale o commerciale, che noi stessi, in molti momenti della nostra giornata e della nostra vita, siamo “clienti” di qualcosa, e se facciamo un piccolo esame di coscienza ci accorgiamo che le nostre scelte sono sempre mosse, alla fine, anche e soprattutto da fattori umani: l’immagine, l’impatto psicologico, la sicurezza per noi e gli altri, la salute, il benessere, la soddisfazione… tutti elementi umani comuni a grandi e piccoli.

Come concretamente le aziende devono muoversi per mettere al centro il fattore “umano”?

Mettendosi dal punto di vista della persona a cui si rivolgono, conoscendone le pulsioni e le attrazioni. In tal senso è importante che le imprese determinino con reale certezza quale è il valore competitivo aziendale percepito dal cliente, non quello che esse credono di avere, basandosi spesso erroneamente su fattori arbitrari, storici o semplicemente desunti da osservazioni male interpretate.

Quanto questo cambiamento di visione – il passaggio dalla customer alla human satisfaction – può incidere sulla qualità di un’azienda?

Il passaggio è fondamentale in quanto riporta l’obiettivo dell’attività d’impresa alla dimensione umana, perché in fin dei conti alla radice di ogni azienda esiste sempre una persona, o più persone, e non un’entità astratta. Le imprese riflettono nel loro comportamento, e quindi anche nei loro valori, le persone che ne sono alla guida, e in quest’ottica vanno diretti gli sforzi comunicativi d’impresa.

Come vede il consumatore di oggi? Come è cambiato nel tempo?

“Consumatore” è un termine molto sfruttato e a mio avviso anche piuttosto brutto, che dà la sensazione di un automa che esiste solo per bruciare e divorare ogni oggetto o servizio che gli viene proposto, distruggendolo, quasi fosse una belva famelica e insaziabile, dotata solo di istinti primordiali. Mi piacerebbe che questo termine fosse sostituito dalla parola “persona” o anche “cliente”, che è sicuramente più gradevole di “utente”, molto sfruttato da fornitori di servizi pubblici. Il “consumatore” infatti non è una macchina ottusa a cui non far mancare nulla da “consumare”, ma un essere vivente con i propri bisogni, necessità, anche di natura psicologica e sentimentale. Di questo sicuramente i primi ad essersene resi conto sono essi stessi (NOI stessi) ed ecco la maggiore ricerca negli ultimi anni di un dialogo più a misura d’uomo e appagante tra chi chiede e chi offre.

Vai alla Prima parte

Vai alla Terza parte

Vai alla Quarta parte

Leggi Tutto
Focus imprese

Il punto di vista accademico

no thumb

La Human Satisfaction? Ha il merito di mettere al centro l’uomo, l’etica della vita, il rispetto e consegna all’azienda risultati più duraturi nel tempo. Ne è convinto Giacomo Samek Lodovici, filosofo e docente nell’Università Cattolica di Milano che giudica il metodo messo a punto da Bonferroni, “una prospettiva estremamente pregevole perchè rispecchia e rispetta l’essere dell’uomo, evitando erronei e nefasti dualismi di vario genere”.

Speciale Human Satisfaction Quarta parte

Come spiega lo stesso professore “la Human Satisfaction contrasta il dualismo emozione/ragione, oppure corpo/spirito, ed evita altresì quel riduzionismo che risolve l’uomo in un mero fascio di emozioni: in realtà noi siamo distinti dalle nostre emozioni”.

Un secondo punto a favore di questa pratica è l’idea del dialogo: “E’ importante promuovere una comunicazione incentrate sulla relazione. È un aspetto che credo sia molto redditizio: come insegnata Aristotele, “l’uomo è un essere sociale e nella relazione trova la sua soddisfazione”.

A detta del docente della Cattolica inoltre, la metolodologia avrebbe un ritorno positivo per l’azienda stessa: “La pubblicità emozionale può generare dei risultati che cessano poco dopo la fine di una campagna pubblicitaria, perché l’emozione è breve, istantanea, rapidamente sostituita da quella successiva. Quindi una pubblicità che suscita emozioni difficilmente può produrre risultati a lungo termine. Invece, una pubblicità che si rivolge alla ragione è più duratura nei suoi risultati, perché nel lungo periodo quest’ultima, coi i suoi argomenti, può conseguire risultati più profondi e duraturii.

Un altro concetto chiave del metodo Human Satisfaction è quello della Comunità “di marca”, ergo il punto di incontro per clienti attuali e potenziali. Un concetto su cui è tornata Ariela Mortare, docente di Sociologia dei consumi all’Università IULM di Milano. “Create dai consumatori, o volute dalle aziende, le comunità di consumo si sono affermate nell’ultimo decennio dimostrando la loro utilità come efficace strumento di comunicazione tra i consumatori e le marche, testimoniano del passaggio da un modello di comunicazione one-to-many, tipico della comunicazione pubblicitaria, che prevede un flusso comunicativo che parte dall’impresa e arriva ai consumatori, a un modello many-to many che si basa sull’interazione tra i consumatori tra di loro e dei consumatori con la comunità”.

Con la diffusione dell’accesso a internet, il boom dei social network, le comunità virtuali hanno contribuito a migliorare l’immagine del brand. “Esse – prosegue Ariela Mortare -, rappresentano un ottimo punto d’osservazione per i marketing manager che hanno la possibilità di seguire l’evoluzione delle percezioni, dei sentimenti e dei significati simbolici riferiti alla marca, permettendo di intervenire prontamente sulle criticità eventualmente messe in rilievo dalla comunità. Il monitoraggio delle dinamiche relazionali e dei dialoghi fra i consumatori fornisce anche spunti interessanti per lo sviluppo di nuovi prodotti o di nuovi concept di comunicazione (la logica del marketing collaborativo, della co-creazione e della cooperazione tra aziende e consumatori deriva in gran parte dalle comunità)”.

Unica controindicazione: “Esiste comunque il rischio di una riappropriazione del brand da parte dei consumatori, pratica questa che può portare anche a un’interpretazione “deviata” (si pensi al fenomeno del cultural jamming)”.

Vai alla Prima parte

Vai alla Seconda parte

Vai alla Terza parte

Leggi Tutto
Focus imprese

Passi felpati

cms_images_articoli_n_17_capobianco

Capobianco sdogana la felpa nel guardaroba della high society grazie al prezioso connubio con il cashmere e la ricercatezza di dettagli “made whit love”. L’ azienda bergamasca ha partecipato all’ultima edizione di Pitti Immagine Uomo.

Leggi Tutto
1 2 3 4 5 15
Pagina 3 di 15