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Speciale COVID19

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Grande Milano resiliente: sfidano la pandemia oltre 12mila nuove imprese

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La pandemia di Covid-19 ha determinato l’inversione del pluriennale trend di crescita dell’economia milanese. In particolare, le previsioni per la fine del 2020 del PIL indicano un calo pari al 7,1% per la Lombardia, al 7,7% per Milano, al 5,8% per Monza Brianza e al 5,4% per Lodi. Sono alcuni dei dati emersi in occasione della presentazione del rapporto “Milano Produttiva”, realizzato dal Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Il Rapporto, giunto alla sua 30esima edizione, contiene tutti i dati economici relativi a Milano, Monza Brianza e Lodi, territori di riferimento della Camera di commercio. Durante la presentazione del Rapporto, sono stati diffusi anche i numeri del sistema delle imprese di Milano Monza Brianza Lodi relativi al periodo gennaio-giugno 2020 e una prima indagine sugli effetti economici del lockdown.
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Bar e ristoranti, la riapertura non è una ripartenza per il settore

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Se il periodo di chiusura per il lockdown ha rappresentato una fase durissima per il settore della ristorazione, la riapertura non si può definire una ripartenza. È quanto emerge dal questionario realizzato da Ascom Confcommercio Bergamo e indirizzato a ristoratori e baristi di città e provincia: i dati confermano la percezione di difficoltà che il settore sta attraversando. L’indagine, realizzata dal 17 al 20 giugno, evidenzia come il lockdown abbia modificato le abitudini di ristoratori e consumatori, misurando il calo di fatturato e di lavoro che l’emergenza sanitaria ha generato. Tre imprese su quattro hanno fatto ricorso alla Cassa integrazione. Il 6% delle attività non ha ancora riaperto. Nella fase 2 di riapertura (dal 18 maggio a metà giugno), il 43% delle attività ha perso più dell’80% di fatturato. Delivery e asporto sono stati utilizzati durante il periodo del lockdown dal  59% delle imprese (prima dell’emergenza erano il 43 %), ma dopo il periodo di stop forzato il 27% dei nuovi esercizi ha sospeso il servizio. E, tra coloro che proseguono l’attività, registrano una crescita solo il 4,4% delle imprese.
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Effetto Covid, per l’E-commerce e delivery la crescita è a tre cifre

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Se lo smart working impiegato su larga scala rappresenta l’innovazione nella gestione del lavoro nelle imprese dei servizi, l’e-commerce e il delivery sono l’evoluzione del commercio. Le imprese bergamasche con e-commerce prima del lockdown erano il 15%, ora sono salite al 35% con una crescita a tre cifre, pari al + 134%. Una su tre ha quindi attivato forme di commercio elettronico. Tra le imprese che hanno sperimentato l’e-commerce durante la crisi, il 57% continuerà ad utilizzare le vendite online a emergenza finita.
Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dall’indagine affidata da Ascom Confcommercio Bergamo a Format Research relativa all’impatto del Covid sull’organizzazione aziendale, con un focus su e-commerce e delivery (interviste dal 6 al 17 aprile con dati rilasciati il 12 maggio 2020).
Ascom Confcommercio Bergamo stima, guardando oltre l’emergenza, che saranno il 26,4 % (una su quattro) le imprese che in forme diverse continueranno ad affidare parte dei ricavi all’e-commerce, anche se il commercio tradizionale e la vendita diretta nel punto vendita resteranno portanti, soprattutto per le attività a gestione familiare. La ricerca non specifica la modalità utilizzata nella vendita online, ma la più frequente tra le piccole insegne sembra avvenire attraverso la creazione del negozio virtuale su Ebay.
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L’emergenza Covid-19 accelera la digitalizzazione del Retail

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L’emergenza Coronavirus non ha frenato gli acquisti online, un comparto che, al contrario, ha mostrato una crescita esponenziale in settori merceologici generalmente legati al mondo fisico.

A conferma dello scenario delineato anche durante il Netcomm Forum Live 2020,  i dati rilasciati dall’ultima analisi di HiPay –  il Gruppo Fintech internazionale specializzato in pagamenti digitali – mostrano come, fin dalle prime settimane di blocco nazionale, gli italiani abbiano aumentato gli acquisti online di beni di prima necessità, prodotti alimentari e farmaceutici: è il caso della GDO che ha mostrato una crescita del +124%, un’impennata senza precedenti seguita dal settore Pharma (+35%) e dagli shop online dedicati alla Profumeria e alla Cura della Persona (+25 %).
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Microsoft advertising: Le ricerche online degli italiani durante e dopo il lockdown

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La pandemia COVID-19 ha avuto un impatto significativo sulla vita quotidiana di milioni di persone, che durante il periodo del lockdown hanno dovuto adeguarsi a nuove abitudini, spostando le proprie vite online. Per scoprire in che modo siano cambiate le attività quotidiane dei consumatori, Microsoft Advertising ha monitorato i trend di ricerca su Bing, facendo leva su una quota di mercato dell’11,5% e circa 11 miliardi di ricerche mensili a livello globale, 250 milioni solo in Italia.
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Il 62% dei lavoratori teme di perdere il posto a causa dell’emergenza

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Per sei lavoratori italiani su dieci l’emergenza sanitaria ha avuto un impatto negativo sul proprio lavoro e il 62% teme di perdere il posto se la situazione economica del datore di lavoro sarà influenzata dalla crisi, otto punti in più della media globale. Un timore che registra percentuali più basse in tutte le nazioni europee, fra i paesi analizzati risulta più diffuso soltanto in Cina (63%), Hong Kong (66%) e India (78%) e che in Italia coinvolge soprattutto i lavoratori più giovani (84% dei 18-24enni e 69% dei 25-34enni contro solo il 46% degli over 55). In caso di perdita del posto più di metà dei dipendenti ripone fiducia nel datore di lavoro per essere aiutato a ricollocarsi (52%) o nel governo per avere un sostegno finanziario o nella ricerca di un altro impiego (54%). La fiducia nel governo è cresciuta dell’8% rispetto alla precedente rilevazione di marzo, ma resta ancora 13 punti sotto alla media globale, al penultimo posto fra i paesi analizzati, davanti al solo Giappone (36%).
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Cambiano le logiche della progettazione immobiliare. Le nuove costruzioni post-covid19

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L’emergenza COVID-19 come già rilevato, ci ha portato a trascorrere molto tempo nelle nostre abitazioni, avendo modo di comprenderne pregi e difetti. “Ed è molto probabilmente quest’ultimo aspetto – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – che sta portando alla definizione di una domanda abitativa di tipo migliorativo, orientata verso immobili di qualità. Tra le richieste maggiormente registrate dalle agenzie affiliate Tecnocasa e Tecnorete c’è soprattutto la necessità di uno spazio esterno: un balcone meglio ancora se abitabile, stesso discorso per il terrazzo, un giardino quando possibile. Ricercate le case luminose ed anche più spaziose in modo da ricavare “un angolo” per lo smart working. Altro aspetto considerato è la possibilità di avere una buona connettività”.
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Com’è cambiata la ricerca della casa dopo il Covid-19?

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La Fase 3 per molte persone ha significato l’inizio di una nuova vita, e questo spesso significa anche una nuova casa. Dopo l’esperienza del lockdown, è cambiato il modo di pensare alla propria abitazione e alle caratteristiche che questa dovrebbe avere.
Già diverse settimane fa, SoloAffitti S.p.A., leader italiano nel settore degli affitti immobiliari, aveva previsto un cambio dei trend di mercato, in favore di case più confortevoli, e i primi dati confermano la previsione.

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The Next Normal: La cosmetica si rifà il trucco

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Quello della cosmetica è un settore trainante del nostro Made in Italy, anche se resta spesso fuori dai riflettori. I dati pubblicati dall’Associazione nazionale imprese cosmetiche sono importanti: 11,9 miliardi di fatturato globale, in crescita costante negli ultimi anni, una bilancia commerciale attiva per ben 2,9 miliardi. Prima del covid-19 il settore cosmetico marciava a buon passo. Nel mondo come in Italia si apprestava a  registrare  un  nuovo  anno  di  crescita  e  di  margini  elevati  protetti  da un andamento poco influenzato da eventi macroeconomici. I big internazionali del settore stavano affilando le armi sulla frontiera dell’inserimento di nuove apparecchiature tecnologiche e dell’IoT (per rilevare la condizione della pelle come nel caso di L’Oreal e Shiseido) allo scopo di aumentare la qualità dei consigli al consumatore più esigente. La comparsa di ‘Smart Beauty Devices’ appariva la sfida più avanzata nel settore, mentre sul fronte del mercato target spiccava la crescita del segmento maschile, testimoniata dagli studi e anche da una serie di acquisizioni da parte delle maggiori società. In sostanza il settore cosmetica su base globale era in piena prosperità e stava sperimentando percorsi nuovi per ampliare la domanda e servirla con maggiore spinta per indurre un utilizzo ripetitivo.
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Covid e PMI: cinque storie di liquidità tempestiva e fintech

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Una decisione non presa è una decisione sbagliata, soprattutto quando si parla di lavoro. Lo sanno bene gli imprenditori: non fare è un errore grave, che può costare molto, come ha dimostrato la situazione contingente che ha coinvolto (e travolto) tutti, in particolare le micro e piccole imprese. La crisi generata dal Covid non ha precedenti nella nostra memoria, è stata veloce e globale, investendo persone e imprese a quasi ogni latitudine. In Italia, poi, questa situazione a livello economico rischia di distruggere il patrimonio imprenditoriale e l’intera capacità produttiva del Paese. Ma se gli aiuti statali hanno tardato ad arrivare, d’altra parte invece le imprese stanno dimostrando una grande vitalità, cercando di innovarsi, adattarsi alla situazione, adeguarsi alle nuove esigenze e norme di sicurezza, ai nuovi bisogni e abitudini dei consumatori.
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