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Speciale COVID19

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Made in Italy, Boom ecommerce alimentare in Russia

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Boom ecommerce alimentare in Russia: aumenta 4 volte secondo AKIT Le opportunità per il Made in Italy grazie all’effetto Covid-19

Aumentano di 4 volte gli aquisti online di food nella Federazione Russa a causa del coronavirus secondo AKIT. Le opportunità per il settore alimentare, per commercianti e per piccoli produttori dall’esperto Giulio Gargiullo. 

Secondo i dati di AKIT 2020 – Associazione del Commercio Elettronico Russo –  aumenta di 4 volte l’acquisto online di prodotti alimentari, che comprende anche la consegna a domicilio dai ristoranti. Il mercato del food  online potrebbe raddoppiare nel 2020, rispetto all’anno precedente, a causa del coronavirus. La consegna di cibo su Internet – tra acquisti online e delivery – nel 2019 ha ottenuto più di 124 miliardi di rubli , più di 1.620.000.000 di dollari .
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Il legame tra cambiamento climatico e malattie trasmissibili

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All’origine di pandemie come quella attuale possono contribuire, direttamente o indirettamente, numerose azioni umane. Tra esse, il cambiamento climatico causato dall’uomo può favorire la diffusione di patogeni e l’insorgere di nuove epidemie, influendo fortemente il funzionamento degli ecosistemi e delle specie che veicolano infezioni e altre malattie trasmissibili. Contrastare il cambiamento climatico, favorendo al contempo la conservazione degli ecosistemi integri e restaurando quelli deteriorati dall’uomo, costituisce un approccio lungimirante per tutelare la salute e il benessere delle comunità umane e per prevenire future pandemie.
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Turismo al collasso: a rischio il 13% del PIL e il 20% della forza lavoro

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L’appello alle Istituzioni di Mario Malerba, Imprenditore del Turismo: “C’è bisogno di sostegno immediato alle Persone, asset strategico e cuore pulsante del nostro settore, un popolo di 7.880.000 elettori!”

“Apprezzo gli interventi e le lettere aperte dei più importanti imprenditori e delle associazioni di categoria del turismo: le nostre aziende stanno affrontando l’inimmaginabile. Rispetto ad altri settori merceologici, le imprese turistiche sono poco capitalizzate, a causa della bassa marginalità, dell’alto livello di concorrenza e della struttura verticale del mercato di intermediazione: non hanno patrimonializzato e non sono strutturalmente predisposte a superare una crisi pandemica come quella che stiamo vivendo.
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Ristoranti chiusi per mesi: i trucchi per riaprire più forti e non restare a secco di clienti

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Per il mondo della ristorazione, l’emergenza covid-19 si è tradotta nella chiusura totale degli esercizi, senza sapere quando potranno tornare a lavorare e con quali modalità. È plausibile pensare che verrà imposta una limitazione di coperti, per ridurre la vicinanza delle persone e il numero totale dei clienti presenti in una stanza, con una conseguente riduzione delle possibili entrate.

“La ripresa sarà difficile per tutti, ma alcune categorie, come quelle del turismo e della ristorazione, faticheranno più di altre, poiché dovranno fare i conti con le paure delle persone, che continueranno a temere il contagio ancora per un po’ di tempo, e con probabili limiti imposti dalla legge, al fine di tutelare la salute pubblica. – ha detto Andrea Lisi, imprenditore e docente di marketing all’accademia Master Restaurant – Per riuscire a sopravvivere a questa profonda crisi, i ristoratori dovranno necessariamente diventare degli imprenditori. Questo vuol dire che, oltre ad offrire un ottimo servizio e cibo eccellente, dovranno imparare a valutare gli scenari economici, e agire di conseguenza, cercando di anticipare ciò che il cliente vorrebbe. Bisogna investire nella propria reputazione, mettendo in atto i necessari strumenti di marketing, che consentano di intercettare la domanda. L’obiettivo di una buona strategia di marketing è quello di trovare nuovi clienti, portarli a spendere di più e farli ritornare”.
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L’emergenza Covid-19 richiede un cambio di passo nella trasformazione digitale del mondo retail

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L’impatto della pandemia da COVID-19 sul mondo Retail è ormai evidente ed è difficile al momento prevedere in che modo il settore sarà in grado di reagire all’emergenza.

Nel contesto attuale in cui l’intero Paese si trova in stato di quarantena, la chiusura forzata della maggior parte dei negozi fisici ha privato la maggioranza dei brand, non solo del principale canale commerciale, ma anche del mezzo preferenziale di comunicazione, interazione e rapporto con i clienti.

L’alternativa al canale di vendita fisico, ossia l’online, è naturalmente oggetto di attenzione da parte di un numero rilevante di catene retail, che ne stanno prendendo in considerazione il potenziale, ai fini di comunicare e vendere i propri prodotti ai rispettivi clienti finali. Ciò si riflette in un’evidente crescita del trend dell’e-Commerce nelle prime settimane della quarantena.
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Sos per asili nido e scuole d’infanzia privati: il 40% rischia di chiudere per sempre

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Confcommercio Milano si fa partecipe della grande preoccupazione di un settore, gli asili nido e le scuole all’infanzia privati, la cui condizione senza precedenti per l’emergenza Covid-19, non ha soltanto una drammatica ricaduta economica, ma anche sociale. In Lombardia sono oltre 1.400 gli asili nido e le scuole d’infanzia privati, a Milano 250 (più di 120 le strutture convenzionate con il Comune che seguono 5mila bambini). L’offerta dei gestori privati alle famiglie lombarde è molto importante: il 70% dei posti per i bambini da 0 a 3 anni. Gli educatori in tutta la regione sono circa 5mila.
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Coronavirus: Al via collaborazione tra Ordine Psicologi e mondo lavoro

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Il Presidente del Consiglio Nazionale Ordine degli PsicologiDavid Lazzari, è intervenuto oggi in videoconferenzaall’evento organizzato da HRC Group, la community che riunisce circa 500 fra direttori delle risorse umane e amministratori delegati di altrettante aziende italiane e internazionali con sede nel nostro Paese.

Oltre che per un aggiornamento sugli sviluppi delle iniziative messe in campo dal CNOP, l’occasione è stata utile per condividere con i dirigenti aziendali le criticità di natura psicologica presenti attualmente trai lavoratori e all’interno delle organizzazioni. Sia in riferimento alla gestione del ”lavoro agile” che alle possibilità di aiuto psicologico utili nella fase di crisi e in prospettiva.
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Fronteggiare il COVID-19 sfruttando il piano industria 4.0

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Oltre al settore del turismo, degli eventi e del retail, anche il manifatturiero è devastato dalle misure di arginamento dell’emergenza sanitariadel COVID-19. Questo settore, strategico per lo sviluppo del paese, non può facilmente adottare le modalità di smart working che sono, invece, ormai diffuse capillarmente a livello nazionale nelle professioni impiegatizie. Eppure la trasformazione digitale, al momento non pienamente sfruttata, potrebbe aiutare il manifatturiero ad affrontare la crisi con un impatto in molte fasi della catena del valore: della produzione fino alla vendita.
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Lavoro da remoto: come deve comunicare un manager?

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Sono ormai 8 milioni gli italiani che lavorano da remoto. Prima delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria Covid-19 erano solo 570mila.

“Il fenomeno del Covid-19 ha rimodulato la gestione del tempo, degli spazi di lavoro e i tempi di una vita finora scandita nel minimo dettaglio – commenta Fabio Musumeci, Senior Consultant e Responsabile dell’area People Development di ODM Consulting– Molti i team di lavoro che si ritrovano, senza troppi preparativi, a lavorare da remoto e altrettanti i manager che in questi giorni devono coordinare le attività a distanza. L’interazione virtuale e mediata richiede a tutti noi, ma in particolar modo ai responsabili dei gruppi di lavoro, di ricalibrare il proprio approccio e soprattutto il proprio stile comunicativo”.
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Coronavirus e social: come cambiare la comunicazione aziendale

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L’attuale pandemia richiede che soprattutto le aziende, sui social, adottino contenuti, tono di voce e azioni adeguate.

«I social media sono un luogo dove le persone vanno primariamente a parlare di ciò che gli accade nella loro vita privata, soprattutto con le persone che contano per loro. Le aziende sono sempre state un ospite necessario, e non sempre felicemente invitato, perché mentre tutti abbiamo i nostri interessi lavorativi, nessuno va sui social media per consumare intenzionalmente la pubblicità -spiegano Marino Pessina e Chiara Porta, Ceo e direttore responsabile dell’agenzia di comunicazione giornalistica Eo Ipso (www.eoipso.it)-. In questo momento le tradizionali strategie aziendali messe in atto sui social rischiano di essere inadeguate. Alla luce della situazione attuale, le aziende che già utilizzano regolarmente i social devono apportare profonde modifiche al linguaggio usuale e quelle che tendono a ignorare o utilizzare poco i social hanno la necessità di creare una conversazione con il pubblico, sfruttando l’intero ecosistema digitale e tutte le diverse tessere all’interno di ciascuna piattaforma. Stare zitti in attesa che tutto passi non aiuterà, servirà solo a farvi scomparire a poco a poco. Comunicare, quindi, ma farlo con uno scopo. Promuovendo al contempo un senso di sostegno, comunità e riconoscimento di ciò che il mondo sta vivendo in questo momento».
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