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Architettura - Design

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Le case in vendita a Torresina di Progedil 90

Le case in vendita a Torresina di Progedil 90

Nuovi cantieri nel PdZ Torresina 2 per Progedil 90, che punta su una nuova realtà all’interno del Grande Raccordo Anulare. Si tratta di una zona che offre numerosi vantaggi, anche perché è già servita dai mezzi di trasporto pubblici e, in più, è vicina alla fermata Mattia Battistini della metropolitana A. Chi è in cerca di case in vendita a Torresina, quindi, può fare riferimento ai nuovi interventi immobiliari che sono realizzati in quest’area, con numerose proposte relative ad appartamenti in edilizia convenzionata che fanno parte di palazzine signorili ed eleganti. Appartamenti di numerose tipologie, in grado di soddisfare le esigenze più diverse, anche in base al nucleo familiare.

Tutte le abitazioni sono state progettate, realizzate e messe a punto per assicurare il migliore comfort possibile, ma anche per favorire un notevole risparmio energetico, limitando per quanto possibile i consumi: per esempio, l’impianto di produzione e di riscaldamento dell’acqua sanitaria è centralizzato e dotato di ripartitore a consumo, grazie a un contabilizzatore del calore; inoltre, il riscaldamento degli ambienti è reso possibile dall’impiego di pannelli radianti a pavimento. E non è tutto: sfruttando le energie rinnovabili, un impianto solare termico contribuisce alla produzione dell’acqua calda sanitaria, con benefici evidenti sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista del contenimento dei costi.

Grande attenzione, poi, è stata riservata a ogni dettaglio estetico: le finiture interne sono curate alla perfezione, come dimostra il ricorso al gress ceramico porcellanato nei bagni o al parquet prefinito per il pavimento delle camere e della zona giorno, con la solidità, la longevità e le straordinarie venature del legno di rovere. L’isolamento, sia acustico che termico, è frutto della presenza di finestre in legno con vetrocamera, che garantiscono un elevato livello di coibentazione, mentre il portone di ingresso blindato è garanzia di sicurezza e di protezione dagli eventuali tentativi di intrusione da parte dei malintenzionati.

Nell’ambito del Piano di zona Torresina 2, quindi, gli appartamenti messi a disposizione da Progedil 90 si inseriscono in un complesso residenziale che si caratterizza per la presenza di grandi spazi verdi: il tutto, a pochi passi da tutte le comodità offerte dalla vita di città. Il complesso, infatti, è completamente immerso nel verde, e prevede palazzine raffinate e di classe contraddistinte da uno stile moderno, in cui l’attenzione per l’estetica si coniuga con la sensibilità per l’ambiente.

Come detto, la zona è ampiamente servita: il quartiere si trova nei pressi di Torrevecchia ed è collegato con molte linee Atac, tra le quali la 916, che giunge a Torresina per poi andare a Monte Mario: in questo modo, i ragazzi possono andare a scuola in autobus sfruttando un percorso breve e senza essere costretti a cambiare mezzo. Se poi ci si vuole recare in centro, non c’è niente di più comodo della metropolitana. La vicinanza al centro commerciale Torresina e la disponibilità di appartamenti di varie metrature, con un numero di locali differente di caso in caso, sono motivi ulteriori per prendere in considerazione l’idea di scoprire più da vicino le case in vendita a Torresina proposte da Progedil 90.

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Tornano I Saloni WorldWide a Mosca

salone mobile milano

L’edizione del Salone del Mobile di Milano torna come ogni anno nella sua edizione moscovita e preannucia importanti novità ed ospiti all’insegna dei nuovi trend mondiali dell’home forniture, dell’ecosostenibilità e i nuovi designer emergenti da tutto il mondo.

Giulio Gargiullo Online Marketing Manager fra Italia e Russia conferma le molteplici opportunità per gli operatori del settore: sia per esporre che per sviluppare business nella Federazione Russa e in tutto il mondo con clientela in cerca di alta qualità, spesso italiana . I Saloni WorldWide Moscow 2015 tornano armai alla loro 11o edizione con successo assicurato dati i risultati entusiasmanti dell’edizione dell’anno precedente: 42.818 gli operatori, 402 giornalisti e 557 espositori di cui 494 italiani e 63 da Belgio, Francia, Germania, Olanda e Spagna. L’evento avrà luogo a Mosca dal 14 al 17 ottobre 2015 presso l’area espositiva Crocus Expo della capitale russa. Commenta l’evento Giulio Gargiullo Online Marketing Manager fra Italia e Russia da più di dieci anni: I Saloni Moscow rappresentano un appuntamento fondamentale per architetti, studi di architettura, design, developer, designer, ma anche ingegneri e agenti immobiliari che vogliono scoprire le ultime novità nell’ambito dell’architettura e dell’arredo con tantissime aziende italiane ed internazionali che sfoderano le loro migliori creazioni e idee in questo evento”. Giulio Gargiullo segnala le opportunità per le aziende italiane e non solo: “Una grande opportunità certamente per le aziende che espongono a Mosca al Crocus Expo, ma anche per tutti gli operatori che direttamente o indirettamente hanno a che fare con la casa, l’arredo e l’architettura di alto livello e che quindi intendono anche avviare partnership o fare business con la Russia o altri paesi” Giulio Gargiullo sta organizzando, a margine dei I Saloni WorldWide Moscow, alcuni incontri di business fra operatori del settore che intendono trovare clienti o vendere in Russia.

L’evento che si tiene ogni anno a Mosca presso il noto centro espositivo Crocus Expo presenterà il meglio del settore dell’arredo-casa contraddistinta come al solito da una grande qualità dei prodotti e dalla vastità della scelta degli espositori: arredi agli imbottiti, apparecchi per l’illuminazione, cucine, mobili da ufficio, complementi, arredo-bagno, tessile. L’area espositiva del Crocus Expo di Mosca è di ben 19.000 metri quadrati ed ospiterà gli espositori ripartiti nei settori Design/Moderno nei padiglioni 7 e 8 e Classico nei padiglioni 10 e 11. Il SaloneSatellite WorldWide Moscow è alla sua decima edizione e si conferma il punto di lancio per i giovani designer russi e dei Paesi ex sovietici. Un’esplosione di novità e innovazione che fa parte degli appuntamenti immancabili dell’evento. D

esign, dell’architettura e dell’ecosostenibilità saranno i temi centrali degli appuntamenti annuali dei Master Classes, organizzati con ICE, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. A guidare i workshop saranno gli architetti Riccardo Blumer, Mario Cucinella e Marco Romanelli, con la moderazione a cura della giornalista e critica di design Olga Kosyreva. Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento parallelo con MADE expo WorldWide, manifestazione dedicata all’architettura d’interni e per l’involucro.

Per gli addetti ai lavori I Saloni WorldWide Moscow 2015 gli orati d’entrata saranno dal 14 al 16 ottobre dalle 10:00 alle 18:00 e il 17 ottobre l’evento sarà aperto al pubblico, nella versione a porte aperte, dalle ore 10:00 alle ore 17:00. Giulio Gargiullo Online Marketing Manager specializzato nel mercato russo e dei beni di lusso segnala alcuni dati: “L’Italia è il secondo partner commerciale della Federazione Russa dopo la Germania e l’Italia è il quarto partner commerciale della Russia a livello mondiale. Fondamentale è notare il numero di aziende italiane espongono all’evento rispetto alle aziende internazionali” . Giulio Gargiullo conclude: Ricordo che la Russia si conferma la prima destinazione dell’arredamento made in Italy come mostrato dal rapporto di Consorzio Netcomm e Bain & Company sul settore Home Furnishing sul web. I dati sono stati presentati nell’ambito del Convegno Dalani “@Home 1.0: la casa del futuro è online”, organizzato il 4 giugno 2015 a Milano. Per capire il dell’Italia nel commercio internazionale ed in particolare nel settore del lusso: più dell’80% dei consumatori mondiali acquista i prodotti di alta gamma se sono made in Italy. Un dato significativo che è stato divulgato in un recente studio di Boston Consulting Group, del quale si è parlato al 7° Luxury Summit del Sole 24 Ore”. Giulio Gargiullo è un esperto Online Marketing Manager che da più di dieci anni lavora fra Italia e Russia portando le aziende a vendere e sviluppare business nel settore arredo-design e alcuni settori del lusso.

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Come organizzare meglio lo spazio in ufficio

Pareti ufficio

Avere un ufficio organizzato al meglio, è una delle regole più importanti quando si parla di lavoro: uno spazio ordinato e organizzato non solo favorisce l’armonia e la concentrazione di chi opera all’interno di tale spazio, ma contribuisce anche e soprattutto a comunicare ai clienti in visita un’immagine di professionalità e qualità.

A tal proposito, negli ultimi anni le aziende produttrici di mobili e arredo per ufficio, si sono specializzate anche nell’ideazione e nella creazione di pareti divisorie e pareti attrezzate, in modo da ampliare la loro gamma di prodotti offerti e di rispondere in maniera più completa alle varie esigenze dei clienti.

Le pareti attrezzate rappresentano un tipo di arredamento pratico e funzionale, sempre più indispensabile nell’arredamento per ufficio: sono realizzate in uno o più mobili componibili per dare vita alla soluzione ideale per tutte le necessità. Sono costituite da una serie di ripiani e mobili di diverso tipo che, una volta uniti, formano la cosiddetta “parete attrezzata”.

Le pareti attrezzate si adattano prevalentemente ad uno stile di arredo moderno, ma si sposano bene anche con un arredamento più classico, grazie alla loro versatilità di impiego e di costruzione.

Inoltre esiste anche la possibilità di dotare queste pareti con faretti e altri oggetti di illuminazione, in modo tale da poter evidenziare determinate superfici e lasciarne altre meno in rilievo: in questo caso nella parete attrezzata saranno previsti vani per cavi e fili e appositi spazi per nasconderli allo sguardo.

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​Rinnovare gli archetipi: una via felice per l’innovazione all’Italiana

ceppi

Avere una storia e confrontarsi con essa, a breve o lungo termine, è una strategia vincente per produrre innovazione, rinnovando la propria cultura ed identità attraverso alcuni milestones.

Oggetti memorabili e unici, archetipi funzionali o immaginari che siano. Tuttavia occorre rimetterli in gioco ed in circolo. Ne è convinto Giulio Ceppi, direttore del Master in Business Design di Domus Academy che ci racconta il perchè in questa intervista.

Cosa vuol dire fare innovazione in Italia? Esiste un rapporto particolare ad esempio tra il nostro passato ed il nostro futuro?

Siamo un paese con una forte tradizione, profondamente legato al proprio passato e alla Storia, e forse a volte ci dimentichiamo di quanto ciò sia un booster potentissimo ed esclusivo per innovare. Innovare non è infatti solo sinonimo di inventare dal nulla e rivoluzionare l’esistente tout court: spesso innovare è la capacità di riscrivere il passato, l’archetipo, il noto, in forma nuova, riferendosi ad un passato ma in forma radicalmente diversa. Se pensiamo alla storia della pittura o dell’architettura ciò è evidente: Giotto non reinterpretava i temi del suo maestro Cimabue ma introducendo nuove tecniche e colori, qualcosa che prima non c’era?

Quindi sostiene che non si inventa mai nulla di nuovo? Che l’archetipo è un assoluto?

Non esattamente, ma diciamo che ad esempio nella storia della pittura i temi religiosi su cui i pittori si confrontano sono sempre gli stessi: annunciazioni, natività, crocefissioni, vite dei santi…Nell’architettura Palladio non reinterpreta secoli dopo il classico? Così non fece Canova in scultura? Allora dovremmo cominciare a ragionare seriamente su quanto vale un archetipo ed esserne in qualche modo considerati i custodi ed i possessori: l’archetipo è un riferimento assoluto e certo, che può essere reinventato e reinterpretato all’infinito. Almeno questo vale quando ci si riferisce alla storia. Può farci un esempio recente a dimostrazione del valore dell’archetipo come elemento di riferimento per il nuovo? Recentemente il nuovo brand BBooks ha lanciato una sfida frontale all’idea del libro in quanto libro, per come l’abbiamo ereditato fisicamente dai tempi di Gutemberg: come ripensare il libro in quanto oggetto? Non quindi un Ebook, ma un nuovo formato oggettuale di libro: nel caso della prima collezione la risposta sono state 9 sfere in essenze pregiate di legno ognuna in 9 pezzi e che contiene al suo interno un codex, ovvero l’archetipo precedente all’invenzione dei caratteri mobili. La stampa qui avviene però digitalmente in continuo e su un tessuto non tessuto, privo di memoria di forma: il tutto protetto da un chip anticontraffazione che dialoga con il tuo cellulare.

Quindi è errato considerare l’archetipo come sinonimo di passato?

Rifarsi ad un archetipo sembra in prima istanza un gesto conservatore, ma non è tale operazione quando si compie un ragionamento attivo e dinamico sul valore dell’archetipo stesso. D’altronde se qualcosa è diventato archetipo, ciò è accaduto perché qualcuno a suo tempo ha innovato, ha agito in maniera concreta tracciando una strada nuova, che assume poi il valore referenziale di un nuovo archetipo. Non è forse un archetipo oggi l’IPhone, di Apple tanto quanto in passato lo era uno Startac di Motorola? La storia del design e degli oggetti industriali è piena di esempi in tal senso: chiaro che oggi la velocità propositiva brucia a volta la durata di quanto sembra essere un archetipo, riducendone la vita rispetto a soluzioni che attraversano indenni i secoli, anzi che con il tempo si rafforzano sempre più. Allora l’archetipo per lei è una sorta di milieu di riferimento, quasi una sorgente di infinite possibili reinterpretazioni: allora è un qualcosa di grande valore, di altamente prezioso ed insostituibile? Assolutamente! Non bisogna perdere memoria dei propri archetipi e la forma migliore per fare ciò è appunto la continua reinterpretazione degli stessi, non lasciandoli abbondonati a se stessi. Pensate al valore di un’automobile come la Porsche 911, che ha saputo rinnovarsi con continuità negli ultimi 50 anni: sempre identica e sempre diversa, un poco come la nave degli Argonauti. Mentre qualcuno ha brutalmente fallito nella celebrazione del proprio archetipo, come nel caso della Volskwagen Beatle, in cui si è banalmente scaduti in un revival estetico primo di veri contenuti. L’industria europea dell’automobile ha usato l’archetipo a obsolescenza rapida come politica per combattere lo strapotere commerciale giapponese: si pensi anche alla recenti operazioni Mini e 500, che paradossalmente trasformano l’auto in un accessorio di moda.

Lei di fatto sta sostenendo che il nuovo viene sempre necessariamente dal vecchio? Che è implicitamente la Storia a garantire il futuro?

Avere una storia e confrontarsi con essa, a breve o lungo termine, è una strategia vincente per produrre innovazione, rinnovando la propria cultura ed identità attraverso alcuni milestones. oggetti memorabili e unici, archetipi funzionali o immaginari che siano. Tuttavia occorre rimetterli in gioco ed in circolo, non celebrarli in maniera passiva e puramente nozionistica. La storia è viva e genera innovazione e trasformazione, come chi fa ed innova può a sua volta presumere di arrivare a generare nuovi archetipi. Forse sono due facce della stessa medaglia e in un Paese carico di storia come il nostro, dovremmo avere la cultura e l’intelligenza di capire che siamo già pieni di innovazione, che la portiamo nel nostro Dna. Ancora una volta guardando il settore alimentare e la lezione di Slow Food possiamo capire che nel nostro patrimonio storico abbiamo elementi a cui possiamo dare nuova vita e garantire un futuro, relazionando locale e globale, materiale e virtuale, analogico e digitale.

Qual è allora un messaggio per i giovani innovatori del nostro paese?

Dobbiamo solo saper vedere le cose con il giusto sguardo e capire che spesso chi ha innovato prima di noi lo ha fatto guardando qualcuno prima di lui e così via, in una catena di relazioni che ci spinge verso il futuro, e non verso il passato, come ci verrebbe facile credere. Il passato è nel non fare nulla. Agire con coraggio porta verso nuovi archetipi.

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Saper cogliere l’innovazione anche quando si è percepiti come tradizione

legno lamellare
Imparare dal legno: saper cogliere l’innovazione anche quando si è percepiti come tradizione
Legno sinonimo di innovazione. Ne è convinto Giulio Ceppi, architetto e direttore del Master in Business Design di Domus Academy che in questa intervista racconta la crescita che sta vivendo il legno lamellare.
In cosa consiste la novità principale introdotta dal legno lamellare nell’industria delle costruzioni? Perché tale successo da un materiale di lunga tradizione?
Il legno lamellare è un modo nuovo di usare un materiale antico quanto la storia abitativa dell’uomo, ma che sta trovando come materiale ed elemento strutturale sempre più spazio e credito nel settore costruttivo offrendo possibilità alternative e concorrenziali, soprattutto nel settore di strutture a grandi luci e dimensioni (le dimensioni sono solo condizionate dai limiti imposti dal trasporto) e in quello della ristrutturazione (si fa presente che la maggior parte delle costruzioni nei centri storici ha l’orditura dei solai e dei tetti realizzata in legno). Ulteriori vantaggi derivano dalla prefabbricazione che consente di ottenere un materiale con caratteristiche di omogeneità ed uniformità di resistenza superiore alla corrispondente essenza legnosa, nonché un migliore sfruttamento della materia prima con minore scarto di materiale: quindi vantaggi evidenti in termini di sostenibilità e di filiera.
Quali sono le imprese di riferiemento sul mercato? Vi sono dei leader di settore?
Non è un caso se l’industria italiana del lamellare parte da regioni quali il Trentino, da dove à mossa anche la motivazione ecologica della bioarchitettura legata al così detto “impatto ambientale”, in un’onda unitaria produttiva che hai poi coinvolto tutta l’Italia, fino al profondo Sud. Tra i leader storici di settore citiamo la bolzanina Holzbau, con ordini acquisiti che negli ultimi anni sono passati da 40 milioni di euro a 65 milioni di euro. Le analisi di mercato ci hanno indicato un aumento dell’utilizzo di travi in legno lamellare del 250% dal 2000 al 2005, il raddoppio al 2010, per un totale oggi di oltre 100 milioni. Holzbau fa parte del Gruppo Rubner, leader in Italia e nei primi posti nel mondo per la produzione e realizzazione di tutti quei prodotti legati alla filiera del legno (segati, travature e pannelli, le porte, le case in legno… con più di 10.000 case costruite in quaranta anni di attività): sono ben 52 le società partecipate dal Gruppo Rubner con circa 1.300 collaboratori e un fatturato consolidato di oltre 370 milioni di Euro con una crescita di oltre il 70% negli ultimi 10 anni.
Ci può citare qualche realizzazione esemplare del legno lamellare?
Non è un caso se anche una società come Autogrill, nel momento in cui si è voluto realizzare un nuovo modello esemplare di area di servizio di ristoro autostradale, abbia scelto il lamellare come materiale strutturale: a Villoresi Est, progettato da TotalTool sulla Milano Laghi sono stati impiegate 1385 travi prefabbricate (di cui la più lunga di 22 metri) per 550 mc complessivi di materiale ligneo, prodotti ed assemblati in meno di 6 mesi di lavoro, risparmiando non solo tempo e denaro, ma soprattutto anche 500 mila kg di Co”, ripristinabili con la piantumazione di 1000 alberi. Un impatto ambientale di 10 volte minore del calcestruzzo e di circa 30 volte dell’equivalente in acciaio: un segnale forte ed evidente, che fa capire quanto il legno sappia reinterpretare valori oggi di primaria importanza per la certificazione energetica e ambientale
.
Quali sono gli scenari di sviluppi di questa tecnologia in Italia? Quali le principali inerzie?
Ricordiamoci innanzitutto che in Italia la storia del costruire dal dopoguerra è legata al cemento (in calo tendenziale del 20% su base annua oramai da oltre un triennio) e all’acciaio e che sono ancora moltissimi i progettisti (e le imprese) che non vogliono cambiare le loro abitudini consolidate. Il legno lamellare sta diventando una nuova possibilità offerta a progettisti, ingegneri e architetti, per cimentarsi nell’utilizzare un nuovo materiale: il pregiudizio e l’ignoranza sono come sempre i primi nemici dell’innovazione, sul piano culturale prima ancora che tecnico. Le qualità estetiche, fisiche e meccaniche del legno lamellare vengono sempre più apprezzate anche dagli utenti finali, tanto più che abitazioni, chiese e impianti sportivi hanno permesso una discreta diffusione del legno lamellare in ambiti prima impensabili.
Ci sembra di capire che la trasversalità e la ricerca di nuove applicazioni siano state una chiave vincente per questa tecnologia: ha qualche altro caso notevole da citare a modello?
Il caso lombardo di Interholz (a sua volta parte del Gruppo Terra Moretti che sempre in legno fa barche a vele a marchio Maxi Dolphin e cantine quali Bellavista e Contadi Castaldi) mostra come oltre al sempre maggiore numero di centri commerciali, il vero obiettivo sia quello di trasformare i capannoni industriali e tutta l’edilizia legata al terziario in qualche cosa di non solo architettonicamente più attraente, ma disponibile ad un facile cambio di destinazione d’uso, fruibile da diverse attività, aggiungendo indubbi vantaggi nei confronti di consumo energetico, sisma, fuoco e carichi gravanti sulle fondazioni.
Il futuro prossimo ci vuole spingere ancora più in là permettendoci di costruire interi edifici completamente in legno, ecocompatibili, performanti, flessibili a diversi stili abitativi, adattabili a diversi climi, come il progetto MORE di TerraMoretti dimostra concretamente nel settore residenziale. Abbiamo appena lanciato la casa Trilobite, che utilizza un inico modulo in legno per la realizzazione di tutti i setti verticali dell’abitazione, con grande ottimizzazione di costi e tempi, ed offrendo notevole flessibilità distributiva e tipologica.
Quali sono le sfide future del lamellare? Esiste uno scanrio di internazionalizzazione di tale tecnologia?
La sfida futura è certamente andare oltre, bel oltre Svizzera, Austria e Germania, allargandosi a tutti quei paesi limitrofi all’Italia e che si affacciano sul mar Mediterraneo, ma ovviamente con un occhio attento ai BRICS, con l’obbiettivo di trasferire e adattare tutto quello che di buono abbiamo fatto in Italia anche all’estero. Questa è la lezione che viene dal vecchio legno, che ha saputo credere in nuovi scenari produttivi e tecnologici, cogliere la portata ecologica, espandere il valore di filiera e fare cultura non solo sul piano tecnico.
Legno sinonimo di innovazione. Ne è convinto Giulio Ceppi, architetto e direttore del Master in Business Design di Domus Academy che in questa intervista racconta la crescita che sta vivendo il legno lamellare.
Il mercato delle costruzioni sembra in profonda crisi in Italia. Che spazi vede all’orizzonte? Vi sono almeno nicchie felici su cui poter investire?

Per certo non è un momento d’oro per il settore delle costruzioni in Italia, ma questo non toglie che vi siano degli spazi di manovra e di ricerca interessanti, sempre che si sappia vedere oltre. Secondo il rapporto ANCE gli investimenti in costruzioni sono diminuiti del 30% tra il 2008 ed il 2013 e, se si esclude la riqualificazione dello stock abitativo, unico comparto che ha registrato aumenti dei livelli produttivi, la perdita raggiunge il 43,6%.La profonda crisi delle costruzioni è evidenziata dagli indicatori settoriali, ma il caso dell’industria del legno lamellare ci offre conforto in tal senso, in chiara controtendenza. Per legno lamellare si intende un materiale da costruzione prefabbricato, la cui materia prima è il legno tagliato in assi (lamelle) di limitata larghezza e lunghezza, sovrapposte e legate tra loro mediante collanti ad alta resistenza, in modo da dare origine a elementi di forma e dimensione prestabilita.

In cosa consiste la novità principale introdotta dal legno lamellare nell’industria delle costruzioni? Perché tale successo da un materiale di lunga tradizione?
Il legno lamellare è un modo nuovo di usare un materiale antico quanto la storia abitativa dell’uomo, ma che sta trovando come materiale ed elemento strutturale sempre più spazio e credito nel settore costruttivo offrendo possibilità alternative e concorrenziali, soprattutto nel settore di strutture a grandi luci e dimensioni (le dimensioni sono solo condizionate dai limiti imposti dal trasporto) e in quello della ristrutturazione (si fa presente che la maggior parte delle costruzioni nei centri storici ha l’orditura dei solai e dei tetti realizzata in legno). Ulteriori vantaggi derivano dalla prefabbricazione che consente di ottenere un materiale con caratteristiche di omogeneità ed uniformità di resistenza superiore alla corrispondente essenza legnosa, nonché un migliore sfruttamento della materia prima con minore scarto di materiale: quindi vantaggi evidenti in termini di sostenibilità e di filiera. Il legno lamellare è un modo nuovo di usare un materiale antico quanto la storia abitativa dell’uomo, ma che sta trovando come materiale ed elemento strutturale sempre più spazio e credito nel settore costruttivo offrendo possibilità alternative e concorrenziali, soprattutto nel settore di strutture a grandi luci e dimensioni (le dimensioni sono solo condizionate dai limiti imposti dal trasporto) e in quello della ristrutturazione (si fa presente che la maggior parte delle costruzioni nei centri storici ha l’orditura dei solai e dei tetti realizzata in legno). Ulteriori vantaggi derivano dalla prefabbricazione che consente di ottenere un materiale con caratteristiche di omogeneità ed uniformità di resistenza superiore alla corrispondente essenza legnosa, nonché un migliore sfruttamento della materia prima con minore scarto di materiale: quindi vantaggi evidenti in termini di sostenibilità e di filiera.

Quali sono le imprese di riferiemento sul mercato? Vi sono dei leader di settore?
Non è un caso se l’industria italiana del lamellare parte da regioni quali il Trentino, da dove à mossa anche la motivazione ecologica della bioarchitettura legata al così detto “impatto ambientale”, in un’onda unitaria produttiva che hai poi coinvolto tutta l’Italia, fino al profondo Sud. Tra i leader storici di settore citiamo la bolzanina Holzbau, con ordini acquisiti che negli ultimi anni sono passati da 40 milioni di euro a 65 milioni di euro. Le analisi di mercato ci hanno indicato un aumento dell’utilizzo di traviin legno lamellare del 250% dal 2000 al 2005, il raddoppio al 2010, per un totale oggi di oltre 100 milioni. Holzbau fa parte del Gruppo Rubner, leader in Italia e nei primi posti nel mondo per la produzione e realizzazione di tutti quei prodotti legati alla filiera del legno (segati, travature e pannelli, le porte, le case in legno… con più di 10.000 case costruite in quaranta anni di attività): sono ben 52 le società partecipate dal Gruppo Rubner con circa 1.300 collaboratori e un fatturato consolidato di oltre 370 milioni di Euro con una crescita di oltre il 70% negli ultimi 10 anni.

Ci può citare qualche realizzazione esemplare del legno lamellare?
Non è un caso se anche una società come Autogrill, nel momento in cui si è voluto realizzare un nuovo modello esemplare di area di servizio di ristoro autostradale, abbia scelto il lamellare come materiale strutturale: a Villoresi Est, progettato da TotalTool sulla Milano Laghi sono stati impiegate 1385 travi prefabbricate (di cui la più lunga di 22 metri) per 550 mc complessivi di materiale ligneo, prodotti ed assemblati in meno di 6 mesi di lavoro, risparmiando non solo tempo e denaro, ma soprattutto anche 500 mila kg di Co”, ripristinabili con la piantumazione di 1000 alberi. Un impatto ambientale di 10 volte minore del calcestruzzo e di circa 30 volte dell’equivalente in acciaio: un segnale forte ed evidente, che fa capire quanto il legno sappia reinterpretare valori oggi di primaria importanza per la certificazione energetica e ambientale.

Quali sono gli scenari di sviluppi di questa tecnologia in Italia? Quali le principali inerzie?
Ricordiamoci innanzitutto che in Italia la storia del costruire dal dopoguerra è legata al cemento (in calo tendenziale del 20% su base annua oramai da oltre un triennio) e all’acciaio e che sono ancora moltissimi i progettisti (e le imprese) che non vogliono cambiare le loro abitudini consolidate. Il legno lamellare sta diventando una nuova possibilità offerta a progettisti, ingegneri e architetti, per cimentarsi nell’utilizzare un nuovo materiale: il pregiudizio e l’ignoranza sono come sempre i primi nemici dell’innovazione, sul piano culturale prima ancora che tecnico. Le qualità estetiche, fisiche e meccaniche del legno lamellare vengono sempre più apprezzate anche dagli utenti finali, tanto più che abitazioni, chiese e impianti sportivi hanno permesso una discreta diffusione del legno lamellare in ambiti prima impensabili.

Ci sembra di capire che la trasversalità e la ricerca di nuove applicazioni siano state una chiave vincente per questa tecnologia: ha qualche altro caso notevole da citare a modello?
Il caso lombardo di Interholz (a sua volta parte del Gruppo Terra Moretti che sempre in legno fa barche a vele a marchio Maxi Dolphin e cantine quali Bellavista e Contadi Castaldi) mostra come oltre al sempre maggiore numero di centri commerciali, il vero obiettivo sia quello di trasformare i capannoni industriali e tutta l’edilizia legata al terziario in qualche cosa di non solo architettonicamente più attraente, ma disponibile ad un facile cambio di destinazione d’uso, fruibile da diverse attività, aggiungendo indubbi vantaggi nei confronti di consumo energetico, sisma, fuoco e carichi gravanti sulle fondazioni.
Il futuro prossimo ci vuole spingere ancora più in là permettendoci di costruire interi edifici completamente in legno, ecocompatibili, performanti, flessibili a diversi stili abitativi, adattabili a diversi climi, come il progetto MORE di TerraMoretti dimostra concretamente nel settore residenziale. Abbiamo appena lanciato la casa Trilobite, che utilizza un inico modulo in legno per la realizzazione di tutti i setti verticali dell’abitazione, con grande ottimizzazione di costi e tempi, ed offrendo notevole flessibilità distributiva e tipologica.

Quali sono le sfide future del lamellare? Esiste uno scanrio di internazionalizzazione di tale tecnologia?
La sfida futura è certamente andare oltre, bel oltre Svizzera, Austria e Germania, allargandosi a tutti quei paesi limitrofi all’Italia e che si affacciano sul mar Mediterraneo, ma ovviamente con un occhio attento ai BRICS, con l’obbiettivo di trasferire e adattare tutto quello che di buono abbiamo fatto in Italia anche all’estero. Questa è la lezione che viene dal vecchio legno, che ha saputo credere in nuovi scenari produttivi e tecnologici, cogliere la portata ecologica, espandere il valore di filiera e fare cultura non solo sul piano tecnico.

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