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Frasi di buon anno e auguri: come festeggiare il Capodanno

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Festeggiare il Capodanno ormai sembra essere diventato un obbligo per tutti, grandi e piccini: per chi non ha voglia di spendere soldi in locali rumorosi o in ristoranti dai menù discutibili, non c’è niente di meglio che rimanere a casa, circondati dagli amici, dai parenti e dalle persone a cui si vuol bene. Un’esperienza speciale, non solo perché permette di risparmiare, ma anche perché consente di divertirsi come si vuole, mangiando e bevendo senza che ci si debba preoccupare di dover guidare. Organizzare un party per il veglione dell’ultimo dell’anno non è difficile: è sufficiente scegliere la giusta musica e preparare un menù invitante ma leggero, per poi scatenarsi tra danze e giochi.

Una cena di buon augurio per il nuovo anno

In attesa di scambiare frasi di buon anno, si può iniziare a pensare alla cena: si può chiedere a ogni invitato di portare qualcosa da mangiare, ma se si ha tempo a sufficienza è piacevole passare la giornata del 31 dietro ai fornelli, sbizzarrendosi tra tartine, torte salate e dolci golosi. Volendo si possono servire le pietanze al tavolo in rigoroso ordine tra antipasti, primi e secondi, ma chi non vuole essere troppo ancorato alla prassi può optare per il classico buffet: il cibo già a disposizione sul tavolo e ognuno si rifornisce quando e come vuole.

Se il numero di invitati è alto e non ci sono sedie a sufficienza, niente paura: basta mettere alcuni cuscini morbidi per terra e questo inconveniente viene risolto in un batter di ciglia. Nel caso in cui ci siano molti bambini, invece, può essere carina l’idea di pensare a un menù apposta per loro, magari non troppo elaborato. Dalle pizzette alle mozzarelle impanate, dalle patatine alle olive ascolane, dai panini agli spiedini, sono tante le possibilità per stuzzichini nutrienti e veloci da preparare.

La sera del 31 dicembre è probabile che l’alcol scorra in grandi quantità, ma non ci si deve dimenticare dei gusti di chi è astemio e delle esigenze dei più piccoli: un goccio di spumante può essere consentito allo scoccare della mezzanotte, ma per l’aperitivo si può pensare di mescolare un po’ di succo di frutta con dell’acqua frizzante, in modo tale da ottenere una gustosa bibita con le bollicine da impreziosire con qualche foglia di menta o con delle fette di arancia appena tagliate.

Cosa fare dopo la cena di Capodanno

La cena è senza dubbio uno dei momenti clou della sera del 31 dicembre, ma di certo non si può pensare di passare ore e ore a tavola. Che cosa fare, quindi, dopo mangiato? Accendendo la tv si possono trovare i film più classici di questo periodo dell’anno: da Ritorno al futuro a Mamma ho perso l’aereo, da La spada nella roccia a Una poltrona per due, può essere piacevole tenere una di queste pellicole come sottofondo mentre ci si dedica ad altro. I giochi di società sono un grande classico: che si opti per il Risiko o per il Monopoli, è bene prepararsi a partite che durino ore e ore. Come dimenticare, poi, la tombola?

Ma non è detto che sia obbligatorio avere a disposizione dei giochi in scatola per divertirsi: con un po’ di fantasia e di creatività si possono trovare ottimi spunti, dal gioco dei mimi a quello della bottiglia. Volendo intrattenere i bambini si può allestire uno spettacolo tutto per loro, magari con le marionette. In alternativa, si può allestire un gioco a premi per i più piccoli: usando dei dolcetti e dei gadget i genitori preparano un pacco a sorpresa con dei fogli di giornale, riempiendolo con quello che vogliono (delle caramelle, un pupazzo, dei pastelli, dei cioccolatini, degli elastici per capelli, dei pennarelli, e così via). Il tutto deve essere disposto a matrioska: così, facendo girare il pacco a ritmo di musica, basta aprire lo strato più esterno per ottenere il premio “allegato”. Facile, vero?

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Cosa ha cambiato il nuovo decreto sui compro oro in Italia?

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Il Decreto Legislativo del 25 maggio 2017, contrassegnato dal numero 92, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 giugno 2017, ha disegnato il nuovo quadro normativo in cui dovranno operare i compro oro.
Un provvedimento che ha inteso affrontare in maniera decisa i problemi di un’attività commerciale spesso additata per una certa opacità derivante dalla presenza di alcuni operatori poco professionali e per la contiguità con organizzazioni criminali, che vi ravvisano la possibilità di riciclare e reimpiegare proventi di attività illecite.

Il decreto è entrato in vigore il 5 luglio e, come prima cosa, ha dato una definizione di compro oro come attività commerciale dedita appunto all’acquisto di oro, da portare avanti come attività “esercitata in via esclusiva ovvero in via secondaria rispetto all’attività prevalente”.

I punti fondamentali del decreto legislativo

Altro punto molto importante, che va a sanare la precedente situazione è il varo di un registro degli operatori professionali, la cui iscrizione è obbligatoria per tutti i soggetti diversi dagli istituti bancari.
Istituito presso l’OAM (l’organismo delegato a gestire gli elenchi degli agenti nelle attività finanziarie e dei mediatori creditizi), proprio a questo registro è affidato il compito di disboscare il settore, in quanto chi non ne fa parte non potrà esercitare l’attività di compro oro.
Una precisazione non da poco, se si considera come l’operatore potrà iscriversi soltanto se in possesso del permesso per esercitare nel campo degli oggetti preziosi, come stabilito dal “Testo Unico di Pubblica Sicurezza”, all’articolo 127.

Uno dei nuovi compiti dei compro oro indicato dal decreto è poi quello relativo all’obbligo di identificare i clienti in ottemperanza alla leggi di contrasto verso il riciclaggio.
Anche la soglia relativa all’uso del contante è stata poi dimezzata, passando da 1.000 a 500 euro. Ove l’operazione comporti una somma che pareggi o superi la soglia, è obbligatorio l’utilizzo di strumenti in grado di assicurarne la tracciabilità.

Anche le operazioni di compravendita del metallo prezioso devono a loro volta essere tracciabili, in particolare tramite l’impiego di un conto corrente bancario che dovrà essere dedicato esclusivamente a questo tipo di attività.

Altro punto molto importante del decreto è quello riguardante la compilazione di una scheda per ogni operazione effettuata. La scheda dovrà essere oggetto di numerazione progressiva e indicare chiaramente i dati che vanno ad identificare il cliente, la cifra pagata e il mezzo prescelto per pagare, oltre a descrivere in maniera sintetica il prezioso oggetto della transazione.

Alla fine dell’operazione, il compro oro dovrà poi rilasciare una ricevuta recante un riassunto delle operazioni effettuate, la quale dovrà essere conservata per un periodo di almeno 10 anni insieme ai dati che identificano il cliente e alle schede numerate.

Naturalmente il decreto prevede anche un impianto sanzionatorio che dovrebbe sconsigliare la sua inosservanza.
In particolare chi eserciterà l’attività abusivamente e chi non rispetterà gli obblighi di legge potrà essere punito con pene detentive da 6 mesi a 4 anni, cui si aggiungerà una multa che può andare da un minimo di 2mila ad un massimo di 10mila euro.
Viene invece sanzionata con una multa di 1.500 euro la mancata osservanza degli obblighi di comunicazione all’OAM, con la possibilità di triplicare la sanzione ove le violazioni si ripetano o siano molto gravi. Nel caso in cui la comunicazione avvenga con un ritardo contenuto nel termine di 30 giorni la sanzione si riduce a 500 euro.

Ove poi non venga identificato il cliente oppure non sia rispettata la soglia dei 500 euro per l’utilizzo di contante, la multa prevista sarà tra i 1.000 e i 10mila euro, la stessa che colpirà chi omette di conservare i dati e le informazioni richiesti.
Mentre salirà ad una cifra oscillante tra 5 e 50 mila euro la mancata comunicazione di operazioni sospette o il ritardo nell’adempimento.

Infine va ricordato come in caso di doppia violazione commessa nell’arco di un triennio, l’esercizio commerciale può andare incontro ad una chiusura forzata che può durare da un minimo di 15 giorni ad un massimo di tre anni, la cui inosservanza può portare ad una multa tra i 10 e i 30mila euro.

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Inizia dalla Sardegna la stagione dei carciofi

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E’ partita la stagione del carciofo in Sardegna. E con essa la distribuzione di quello che viene definito “l’oro verde della Sardegna” in tutta Italia.
Basti pensare che in un anno dalla sola Sardegna arriva più del 20 percento della produzione complessiva di carciofi italiana. Una regione che infatti vanta una tradizione plurisecolare nella coltura di questi ortaggi, in tutte le sue varietà.

Log-In Group, azienda leader in Sardegna nei servizi di Trasporti, Groupage e Logistica soprattutto per la Grande Distribuzione, ha fatto del trasporto di questo ortaggio un suo punto di forza grazie a una presenza ramificata sul territorio sardo, a mezzi refrigerati dotati delle migliori tecnologie e grazie ai suoi numerosi depositi tra Olbia, Sassari e Cagliari. Grazie al suo servizio di Trasporti Sardegna infatti, Log-In Group raccoglie, trasporta e consegna carciofi in Sardegna e in Italia, soprattutto alle principali catene della Grande Distribuzione.

Il carciofo viene coltivato nelle aree a più alta vocazione per questo ortaggio, dislocate in varie zone della Sardegna: Campidano di Oristano, Campidano di Cagliari e bassa valle del Coghinas, tutte ideali per lo sviluppo ottimale dei capolini.

La Sardegna, per le sue caratteristiche climatiche (calda la stagione estiva; mite la stagione invernale) è particolarmente vocata alla coltivazione del carciofo. Nell’isola sono coltivate le seguenti varietà di carciofo:

  • Carciofo spinoso sardo: coltivato nel medio campidano di Cagliari (Serramanna e Villasor), nel sulcis, nell’oristanese e nel sassarese.
  • Carciofo terom: coltivato nel medio campidano di Cagliari.
  • Carciofo violetto di provenza: coltivato nel medio campidano di Cagliari (Samassi,Serramanna e Villasor).
  • Carciofo tema: coltivato soprattutto nel medio campidano di Cagliari (Villasor,Serramanna,Samassi) e nella zona di Oristano.
  • Carciofo romanesco: coltivato nel medio campidano di Cagliari.
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Perché il nuovo “Iphone X” funziona?

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Cocktail emotivo “IphoneX”

Il 12 settembre sul palco del nuovo Steve Jobs Theater all’Apple Park sono stati presentati i nuovi modelli Apple. Iphone X è stata la star della serata. Sono passati esattamente 10 anni dal lancio del primo I-phone, un “oggetto” che ha cambiato il mondo in cui viviamo.
Non sono un esperto di tecnologia, quindi non so addentrarmi nelle complessità tecniche del dispositivo. Sono certo che il nuovo “giocattolo” andrà a ruba malgrado il prezzo richiesto. Perché affermo questo?

Perché il nuovo “IphoneX” stimola fortemente tutte e quattro le emozioni dominanti attive nel processo di acquisto, il che lo rende “irresistibile” per il cervello.

Mi occupo di Neurovendita, quindi di studiare come funziona il sistema nervoso durante l’acquisto. Le tecniche di Neuroimaging dimostrano come il sistema limbico (l’area che governa la componente emotiva) sia particolarmente attivato quando si compra. Vale anche negli Apple store.

Le principali emozioni dominanti attive quando si fa shopping sono 4: il potere, la paura, la gioia e l’amore.

Si tratta di sensazioni interiori impulsive, immediate e difficilmente descrivibili a parole. In sintesi si compra perché inconsapevolmente il prodotto stimola una o più di queste emozioni. L’acquisto è l’azione finale indotta da questa iperattivazione emotiva.

Torniamo alla presentazione di Tim Cook. L’iphone-X sarà un successo? Si perché stimola fortemente tutte e quattro le emozioni dominanti.

Potere

Comprare un prodotto per “potere”, significa che il suo acquisto fa percepire a chi compra un senso di controllo, potenza, superiorità e velocità. L’Iphone X mostra un display a tutto schermo, dove con un tocco (o con la voce) puoi ottenere quello che vuoi. Scompare il tasto di assistenza. Tutto si attiva velocemente scorrendo dall’alto al basso. Il massimo dell’accesso a quello che vuoi solo muovendo un dito o con una parola, senza nemmeno più la necessità di schiacciare nulla. Si ricarica velocemente senza fili, in 30 minuti. Inoltre la ridotta disponibilità del modello in vetro ed acciaio, il suo essere già nel nome una “limited edition”, lo trasforma in uno status symbol. Estrarlo dalla tasca ad una cena o in una riunione, fa sentire “superiore” rispetto a chi ha solo un normale smartphone o solo un “banale” I-phone.

Paura

Acquistare per “paura” riduce il senso di insicurezza, ansia, preoccupazione per un problema che potrebbe accadere. Oggi le persone hanno tutta la loro vita privata e lavorativa sullo smartphone. Tutti ne temono il furto per le ricadute enormi che questo può avere. Sono terrorizzate che qualcuno possa entrare nel loro telefonino, violando la privacy ed accedendo a tutto il loro mondo. Non solo per l’aspetto economico, ma soprattutto per l’accesso a dati ed informazioni riservate. Ed ecco il nuovo “Face ID”. Il telefono si attiva riconoscendo il volto dell’utente, tramite un complesso sistema di telecamere. IphoneX si sblocca solo se riconosce il suo proprietario, anche se cambia taglio di capelli o si fa crescere la barba. Il rischio di essere ingannato è 1 su un milione perché riconosce l’unicità legata alla profondità del viso. Lo smartphone diventa inviolabile, accessibile solo a chi ha la faccia del legittimo proprietario. La preoccupazione per furti ed attacchi hacker si azzera.

Gioia

In questo caso comprare stimola un senso di entusiasmo legato a quello che puoi fare grazie all’acquisto. L’oggetto consente di vivere esperienze nuove e mai vissute prima. Ecco la piattaforma Arkit. Di fatto si tratta di “realtà aumentata”. E’ considerata da tutti la nuova frontiera tecnologica. Si potrà vedere il mondo in maniera diversa. Una percezione in cui lo smartphone sovrascrive, aggiunge e crea. Basti pensare la demo sportiva della partita di baseball in cui grazie a questa tecnologia è come se la guardassi catapultato al centro del campo, con i nomi dei giocatori sovrascritti per non perderti nessun passaggio. Guarda la realtà aumentata in tre D Ikea, consente di creare la stanza come se ci fossi davvero dentro. Sono i primi passi di una nuova tecnologia che promette di cambiare il mondo. Con il nuovo I-phone X puoi essere il protagonista di questa rivoluzione.

Amore

Comprare spinto dall’amore significa che il tuo acquisto serve a migliorare la relazione tra te e le persone a cui vuoi bene. Ciò che compri deve impattare positivamente sulle persone con cui hai un legame. Ed ecco gli Emoji o Animoji. Si tratta di una versione evoluta dell’emoticons in grado di esprimere gli stati d’animo in maniera divertente e soprattutto con il tuo volto, anche attraverso animazioni. Questo modo di comunicare in maniera così personale ed unica è pensato per chi vuole capire e farsi capire meglio. Sembra un linguaggio per migliorare la comunicazione con le persone che contano nella vita. Ed oggi le comunicazioni sono via chat.ì

Non sono un “addicted” tecnologico, ma un neuroscienziato prestato al business. IphoneX è in grado di stimolare tutte e 4 le emozioni dominanti nell’acquisto. La squadra di Cupertino ha realizzato una specie di “cocktail emotivo” che piace a tutti i gusti. Ogni cliente noterà la sfacettatura emotiva più incline al suo cervello. E’ un prodotto cosi “brain friendly” che il suo successo commerciale, sembra davvero scontato, malgrado le polemiche sul prezzo eccessivo. L’emozione batte sempre la razionalità. L’IphoneX confermerà la regola.

Lorenzo Dornetti, di Neurovendita

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Carpisa aveva ragione?

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Carpisa aveva avuto un’ottima idea nel “far vincere uno stage estraendo i candidati tra i suoi clienti”. Ha sbagliato fortemente, dal mio punto di vista, a ritirare la campagna.

Non voglio entrare nel merito della proposta contrattuale. Non parlo dell’uso/abuso degli stage nell’odierno mercato del lavoro. E’ un argomento complesso e spesso pieno di posizioni “politicizzate” ed “estremiste”. Non è lo strumento in sé ma piuttosto la cattiva intenzione di chi lo usa che lo rovina. Condivido l’idea intelligente di Carpisa di “scegliere un potenziale collaboratore tra i propri clienti”.

Occupandomi di Neurovendita, cioè di formazione del personale commerciale basata sulle neuroscienze, noto che una delle più grandi difficoltà nei percorsi formativi è convincere il personale commerciale sul valore del prodotto/servizio da proporre, smontando una serie di immotivati pregiudizi iniziali. I collaboratori migliori di un’azienda (soprattutto nel sales and marketing) sono proprio i più convinti ed appassionati fan del prodotto/servizio.

I primi clienti di un’azienda sono i suoi collaboratori. Saranno infatti loro che si relazioneranno con gli utenti finali. Vista la complessità di motivare il personale, perché non partire facilitati, scegliendo un candidato che compra un certo prodotto in una miriade di offerta. Sicuramente si tratta di una persona che ama quel tipo di articoli, quel marchio, quella filosofia, che segue l’azienda sui social. Insomma è molto più probabile trovare un collaboratore motivato non solo al compenso, ma a tutto ciò che un marchio rappresenta. L’iniziativa era estremamente utile non solo per l’azienda, ma anche per il candidato stesso. Se il tirocinio deve essere il primo passo per apprendere delle competenze. Una persona è più motivata quando può imparare (in questo caso) facendo parte di un team di cui era solo consumatore.

Ovviamente la strategia non è sempre applicabile per ragioni di budget legate all’acquisto (Carpisa è accessibile, si compra una borsa a partire da 30 euro). Faccio una confessione. Da anni suggerisco alle aziende di iniziare, a parità di altri fattori di interesse, a contattare i curricula delle persone il cui nome è inserito nel proprio database clienti. “Seleziona tra le persone che già usano il tuo prodotto”. “Seleziona tra le persone che hanno già scelto il tuo servizio”. “Seleziona tra i tuoi utilizzatori più fedeli”. Il consiglio è ancora più valido, se si reclutano persone che dovranno interfacciarsi con il pubblico o realizzare ruoli commerciali. La formazione sarà più semplice. Si potrà valorizzare l’effetto entusiasmo. Sarà più facile creare senso di appartenenza.

Quindi, al di là, dei preconcetti, l’idea di Carpisa era estremamente valida e la sua marcia indietro è stata sbagliata. Premetto che non ho nessun rapporto con questa azienda e non conosco le sue scelte strategiche. Tuttavia credo che l’obbiettivo dell’iniziativa (“compra una borsa e vinci uno stage”) fosse individuare in modo “giocoso” una serie di potenziali nuovi collaboratori tra clienti appassionati del proprio marchio. Forse serviva esprimere il messaggio più chiaramente. Senza essere ipocriti, molte aziende fanno ogni giorno la stessa cosa quando devono scegliere tra una rosa di curricula.

Di Lorenzo Dornetti

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Europa, Italia e lobby: a che punto siamo?

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Parlando di Lobby, il primo pensiero corre subito agli Stati uniti D’America, dove il lobbing (gruppi di interesse che si attiva in modo da esercitare pressioni sulle decisioni dei “decisori pubblici”) ha una tradizione storica lunga più di due secoli ed ha costituito, di fatto, il mezzo concorrente a quello politico nella rappresentanza degli interessi della società civile americana.

La pressione si esercita sia sul Congresso di Washington (dove impegna decine di migliaia di operatori), sia sui vertici dell’esecutivo guidato dal Presidente degli Stati Uniti. Negli USA esiste un famoso aneddoto nato nel Congresso Americano che recita: “Il modo più rapido e sicuro per conoscere in profondità la fattibilità di un Progetto di Legge è quello di ascoltare il lobbista a favore del provvedimento e quello contrario”.

In Europa, al mese di giugno 2017, sono 11.399 le lobby esistenti, ovvero le organizzazioni regolari iscritte nel Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea. I lobbisti che vi lavorano sono più di 25.000, distribuiti tra Bruxelles e Strasburgo; persone che, di fatto, hanno regolare accesso sia alla Commissione che al Parlamento Europeo.

Qui difendono gli interessi delle grandi aziende, delle associazioni di categoria e diversi altri gruppi, ove la loro presenza incentiva la capacità dell’Unione Europea ad intervenire con legislazioni e regolazioni ad hoc in moltissime materie precedentemente normate solo dalle Istituzioni Nazionali.

I commissari ed i dipendenti della Commissione, come i Parlamentari ed i dipendenti del Parlamento Europeo sono chiamati a specifici codici di condotta, normati e sottoscritti iscrivendosi al Registro della Trasparenza, frutto di un processo di regolamentazione del lobbing affrontato in simultanea sia dalla Commissione che dal Parlamento Europeo.

Nel merito in Europa le lobby rappresentano industrie, enti locali, studi legali, organizzazioni non governative, confessioni religiose di vario tipo, centri di studio e così via. Gli interventi vengono studiati, elaborati e posti in essere dai lobbisti che lavorano per società di consulenza specializzate nel porre in essere vere e proprie “influenze” a loro favore o per i loro clienti, riuscendo così a modificare e/o correggere processi decisionali e legislativi che andranno a regolare la vita quotidiana di centinaia di milioni di cittadini europei.

Queste società , sommate alle altre lobby, investono complessivamente oltre 1 miliardo e mezzo di euro all’anno. Fra tutte emerge la European Chemical Industry Council, la quale nel 2016 ha investito oltre 12 milioni di euro per sostenere e far approvare i progetti delle Industrie Chimiche.

In Italia, il lobbismo ha vissuto di uno sviluppo determinato da fattori legati al sistema pubblico. Si possono enumerare alcune  caratteristiche tecniche-peculiari nelle lobby del nostro Paese:

  1. è un tipo di rappresentanza ad oggi non ancora regolamentata con norme specifiche
  2. è una pressione sulle istituzioni condizionata dalla nostra particolare cultura politica nazionale
  3. sono una tipologia di relazioni istituzionali orientate con influenze sociali specifiche
  4. è un sistema che poggia con rapporti diretti ed immediati tra lobbista e decisore: la capacità dei partiti politici funge da aggregatore di interessi comuni facendo emergere l’assoluta assenza di una Legge Nazionale in materia di lobby.

Di Fabio Accinelli

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L’Italia è un Paese fondato sulle PMI

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L’Italia è un Paese fondato sulle PMI. Ogni attività volta a sostenerle è quindi ben accetta.
Tra i nuovi strumenti capaci di dare fiato alle piccole aziende c’è la locazione operativa, al servizio di manager, aziende ma anche di liberi professionisti e soggetti a partita iva intenzionati a noleggiare, e non comprare, i beni necessari alla propria attività.
Perché noleggiare e non comprare? Per una molteplicità di motivi che sarebbe opportuno far conoscere, nell’interesse – certo – delle aziende locatrici, ma anche – e, perché no? soprattutto – delle aziende che utilizzerebbero il servizio di locazione.

Qualche numero (riferito al bacino di Grenke, uno dei principali player della locazione B2B in Italia): le aziende che vanno da 0 a 9 dipendenti formano il gruppo più vasto di utilizzatori di tale servizio (66%).
A dimostrazione che si tratti di un servizio valido innanzitutto per i “piccoli”, la quota totale di micro, piccole e medie imprese che utilizzano la locazione operativa (sempre nei dati Grenke) arriva al 98%.

Non solo. Oltre un terzo della base dei clienti è composta da aziende del Centro-Sud, a riprova del fatto che un servizio del genere potrebbe risultare significativo per lo sviluppo di qualsiasi parte del Paese, comprese quelle generalmente considerate meno avanzate e con infrastrutture meno sviluppate. Un servizio utilissimo per la crescita al punto da essere ben recepito innanzitutto dalle aziende che lo utilizzano, visto che il tasso di regolarità di pagamento dei canoni risulta altissimo, ossia quasi del 96%!

Ma di che servzio si tratta e quali sono i reali vantaggi per le aziende a partire – ripeto -da quelle piccole? Partiamo dai vantaggi: si tratta di vantaggi fiscali, economici, finanziari e operativi. Fiscali perché i canoni sono totalmente deducibili ai fini IRES e IRAP. Economici perché si possono ottenere subito le attrezzature di cui si ha bisogno, e metterle subito “al lavoro”, col risultato principale di mantenere liquidità in azienda ed evitare indebitamenti.
Finanziari perché così si migliora il cash flow, non essendo il bene noleggiato iscritto a bilancio, e non rappresentando fonte di indebitamento, bensì un puro costo aziendale.

Operativi perché la durata dei noleggi è allineata al ciclo di vita dei prodotti, col risultato cruciale in tempo di concorrenza globale di rinnovamento tecnologico continuo. Il bene diventa obsoleto dopo pochi anni? Nessun problema: con la locazione lo cambi di volta in volta con la versione più aggiornata.

Un processo del genere come funziona? Il cliente stabilisce con il proprio distributore di fiducia quali sono i beni strumentali che utilizzerà nello svolgimento del proprio business (dall’hardware al software, dai macchinari industriali agli elettromedicali, dalle macchine per caffè agli arredi per ufficio, dalle dotazioni ho.re.ca. ai sistemi di navigazione satellitare).

La gamma di beni, prodotti, attrezzature e tecnologie noleggiaibli è incredibilmente vasta, comprendendo anche soluzioni inolite (droni, impianti di allarme e videosorveglianza, strumenti per l’edilizia, illuminazioni). A questo punto la società locatrice acquisisce i beni dal distributore (Grenke fa leva anche sulla rapidità dei propri pagamenti, di appena 24 ore), e instaura il rapporto di locazione col cliente. “Un modello di business di questo tipo” – chiarisce il direttore commerciale di Grenke Aurelio Agnusdei – “determina vantaggi per tutti i soggetti coinvolti”.

Per il locatario, cioè di chi ha bisogno di uno strumento di lavoro. Per la società che fornisce il servizio, il locatore appunto, e anche per il fornitore del bene, il quale ha tutto l’interesse a promuovere il noleggio usando il locatore, complice la sicurezza e rapidità dell’incasso nonché i rischi di credito azzerato e la possibilità di fare upselling.
In effetti l’atttività di locazione rappresenta un circolo virtuoso: e in temi di difficoltà di rapporti con altri protagonisti del sostegno alle imprese, forse sarebbe opportuno rendersene conto, e questo a tutto vantaggio dell’economia italiana, la quale sembra pensata apposta per applicare con successo una formula del genere.

Di Fabrizio Amadori

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Dissesto idrogeologico: tanti progetti ancora fermi

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Poche criticità italiane sanno rappresentare i ritardi del Paese come il dissesto idrogeologico. Ogni tragedia che si ripete, l’ultima a Livorno, ce li ricorda. Il dato peggiore è sui progetti : il 94% dei 9.230 del piano anti dissesto sono «non cantierabili».

Ma se quasi 9mila progetti risultano «vuoti» o almeno incapaci di produrre cantieri e lavori concreti entro 2-3 anni in quella che tutte le forze politiche considerano una delle grandi emergenze nazionali, vuol dire che Regioni ed enti locali riempiono i programmi di indicazioni generiche senza aver creato un parco progetti adeguati su interventi che si invocano da anni.

Come rompere il corto circuito? La task force di Palazzo Chigi per il dissesto idrogeologico, guidata da Erasmo D’Angelis e Mauro Grassi, ha rispolverato una soluzione tentata in via sperimentale negli anni ’90. Si chiama «fondo di progettualità»: Palazzo Chigi l’ha inserita nel “collegato ambientale”, legge approvata dal Parlamento a fine 2015. Il fondo è stato approvato e dotato di 100 milioni per partire.

«Si è proceduto alla ripartizione regionale», dice il Ministero, si sono inseriti nelle piattaforme competenti «elenchi regionali degli interventi suscettibili di finanziamento per la progettazione fino alla concorrenza di una volta e mezza per le risorse attribuite a ciascuna regione», si è conclusa per tutte le regioni «una prima fase istruttoria» di condivisione dell’elenco definitivo degli interventi. Si sono «condivisi i rispettivi elenchi regionali degli interventi da sottoporre alla fase istruttoria successiva», mentre è in corso «la verifica dei presupposti per l’ammissibilità al finanziamento, previa verifica della relativa documentazione disponibile». Risultato: «Il trasferimento delle risorse avverrà nei prossimi mesi, una volta definita la seconda fase istruttoria».

Ovviamente la conclusione ribadisce la priorità del tema: «Ferme restando le informazioni esposte, in ragione dell’importanza che la tematica del dissesto idrogeologico riveste nel nostro Paese, rimane costante l’attenzione del Governo».

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Esagon conto deposito online offre il 3,15%

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Esagon conto deposito online è l’offerta di Credito Fondiario per i risparmiatori. Molti sono i vantaggi proposti, tra cui un tasso lordo annuo del 3,15% e nessuna spesa di apertura.

Come aprirlo

Per aprire Esagon conto deposito online è sufficiente avere più di 18 anni, cittadinanza e residenza fiscale in Italia e un importo vincolabile pari o superiore a 10mila euro. Sono esclusi, dunque, i cittadini italiani che vivono all’estero, i cittadini stranieri che vivono in Italia e quanti abbiano la doppia cittadinanza. La procedura è semplice, basta recarsi sul sito ufficiale e:

– Compilare il modulo di richiesta con i propri dati anagrafici
– Inviare 2 documenti di riconoscimento a scelta tra quelli proposti
– Scegliere un conto d’appoggio
– Versare, via SEPA, un bonifico per l’attivazione (2 nel caso di conto cointestato)

Esagon conto deposito online è anche facile da chiudere. Credito Fondiario non attribuisce penali, a patto che la richiesta venga inviata in maniera tempestiva (la banca deve ricevere comunicazione della chiusura entro 14 giorni dalla data di apertura). In questo caso, le somme depositate verranno rese senza interessi. Successivamente, si potrà comunque chiudere il conto, ma la richiesta andrà in porto solo alla scadenza dei vincoli attivati.

Quali sono le condizioni

Esagon conto deposito è stato pensato per i piccoli risparmiatori che desiderino investire sul medio-lungo periodo. Più la durata del vincolo è lunga, più alto sarà il tasso d’interesse annuo garantito. Si va infatti da un minimo di 0,75% per i vincoli a 12 mesi fino a un massimo di 3,15% per quelli a 84 mesi. Non vi è limite né al numero né alla tipologia; si possono attivare, infatti, più vincoli della stessa durata in periodi diversi, ma anche vincoli di durata differente in uno stesso momento. Le durate, però, non sono modificabili, e le somme depositate torneranno disponibili, in automatico, solo dopo l’avvenuta scadenza. A quel punto, sarà possibile prelevare il denaro necessario o attivare un nuovo vincolo. Anche in quest’ultimo caso, la somma minima depositabile dovrà essere di 10mila euro o di una cifra di 1.000 euro superiore (10mila, 11mila, 12mila, eccetera. Ci
fre quali 10.500, 11.750, 12.240 eccetera, non saranno, dunque, ammesse).
I rendimenti offerti sono lordi e vengono calcolati su base annua. La liquidazione può avvenire, a scelta, sia a 3 che a 12 mesi, accedendo alla propria Area Personale online.

Quali i servizi offerti

Nel caso in cui si decida di inviare via web i documenti per l’avvio delle pratiche di apertura, Credito Fondiario offre gratuitamente il servizio di firma digitale. Un sistema che permette di convalidare, in maniera semplice e veloce, i propri documenti. La firma elettronica è sicura, perché si avvale della One Time Password (OTP), una chiave temporanea che viene inviata sul proprio cellulare e va inserita nello spazio apposito presente nella finestra dell’iter di sottoscrizione. Una volta confermato il codice OTP, basterà inviare il bonifico per l’attivazione, in questo modo non sarà necessario inviare i documenti via posta ordinaria per la conferma, ma si potrà iniziare ad usare il conto subito, evitando attese e lungaggini.
Esagon conto deposito non presenta spese (a meno che non si decida di ricevere le comunicazioni in forma cartacea). Il bollo è infatti a carico della banca, per tutta la durata del o dei vincoli. Inoltre Credito Fondiario offre supporto alla clientela via email, tramite il form di contatto e il centralino gratuito, attivo tutti i giorni dalle 06:00 alle 24:00.

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Le cascate in Alto Adige: una guida alle più spettacolari

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L’Alto Adige è una terra ricca di foreste, montagne e corsi d’acqua. Si tratta d’ingredienti noti alla maggior parte dei visitatori che si avventurano nell’area, ma che talvolta, combinati, danno vita ad alcuni degli spettacoli più incredibili che la natura è in grado di offrire: le cascate. La potenza della corrente che s’infrange sulle rocce, l’affascinante rifrazione dei raggi solari e l’inconfondibile sapore dell’aria sono immagini e sensazioni che il rientro a casa non potrà farvi dimenticare. Se cercate un modo diverso di passare un weekend, ecco una piccola guida per indicarvi quali cascate, tra le tante presenti in Alto Adige, è opportuno non farsi scappare.

In assoluto, le più famose sono probabilmente quelle di Riva (in tedesco, Reinbachfälle). Sono in totale tre – la più alta delle quali compie un salto di 42 metri – e si trovano all’inizio della valle omonima, nei pressi di Campo Tures: per raggiungerle vi consigliamo di percorrere il sentiero dedicato a San Francesco, completo di sculture in legno e frasi tratte dal Cantico delle Creature. In Val Passiria, invece, è possibile ammirare le cascate di Stieber (Stieber Wasserfall). Sono in totale due, alte poco meno di 20 metri, e si originano dal fiume Plan per poi precipitare in un burrone davvero scenografico: fotografatele al tramonto per godere di uno spettacolo incredibile.

Se siete stanchi, potete cercare su portali come expedia hotel o rifugi in cui rifocillarvi e trascorrere la serata. Al mattino però alzatevi di buon’ora per raggiungere la cascata più alta (e a detta di molti, più bella) di tutto l’Alto Adige, e cioè quella di Parcines (Partschinser Wasserfall), nel territorio del paese omonimo sito dalle parti di Merano. Dal centro del comune alla cascata è necessario camminare circa un’ora e mezza (la strada non è lunga, ma è ripida); il salto di 98 metri, tuttavia, ripaga della fatica spesa. Non solo: Parcines si trova a stretto contatto con il parco naturale Gruppo di Tessa, apprezzatissimo per gli itinerari escursionistici, ed è famosa per la sua aria, che è stata scientificamente collocata tra le più salubri del mondo – piazzandosi al di sopra, per intenderci, dei livelli raggiunti da quella dell’Artide.

Possiedono proprietà simili anche le otto Cascate di Barbiano, in zona Ponte Gardena: è fondamentale visitarle in primavera, quando raggiungono il massimo splendore per via dello scioglimento della neve. A Racines, vicino alla valle omonima, potrete invece fotografare le cascate di Stanghe, note per la stupenda gola che in estate è possibile percorrere. Infine, se vi trovate dalle parti di Brennero, non perdete la cascata all’Inferno, dalle proprietà… metereologiche: come sanno i locali, infatti, nei giorni in cui diventa “fumosa” e spumeggiante il tempo volgerà al bello!

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