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Tè indiani: scuri e preziosi, ecco le varietà

Il gusto del tè è sempre frutto di una scoperta, anche per gli esperti: esso infatti varia secondo la tipologia del tè stesso, del luogo di coltivazione, del metodo di raccolta. In questo modo non è difficile oggi scoprire che sono sempre di più le scuole di “sommelier del tè”, nate per insegnare la vera e propria arte di degustare questa bevanda e riconoscerne le caratteristiche. Tra i tè più famosi troviamo sicuramente quelli coltivati in India, che si attesta come prima nazione produttrice al mondo di tè nero. I tè indiani possiedono caratteristiche diverse da quelli cinesi e si suddividono in numerose varietà. Scopriamo quali sono.

I diversi tè indiani: dai Darjeeling ai Sikkim

Una prima grande distinzione tra i tè può essere fatta tra i tè verdi e i tè neri. I primi vengono coltivati e “realizzati” soprattutto in Giappone (la patria del tè verde) ed in Cina, i secondi in diverse parti del mondo, ma in particolar modo in Cina, Ceylon e India. Proprio i tè neri indiani costituiscono un mondo a parte, in quanto presentano gusto, proprietà e caratteristiche uniche. Nella famiglia dei tè indiani si distinguono innanzitutto i Darjeeling e gli Assam, poi i Dimbula, i Nilgiri, i Sikkim e gli Uva. Infine i Trovancore e quelli di varietà Dooars.

I Darjeeling: gli “champagne” del tè indiano

Il Darjeeling è una regione indiana, e si trova alle falde dell’Himalaya, tra Nepal e Butan. I tè neri prodotti in queste zone sono pregiatissimi, tanto che vengono definiti “gli champagne dei tè indiani”. Prediletti da sempre dagli inglesi – pare che anche la regina Elisabetta adori i tè indiani – hanno un gusto molto rotondo e morbido, che talvolta ricorda certi vini moscati. Il loro sapore può però variare secondo la raccolta nei cosiddetti “Giardini”: quella primaverile, che dà vita a un sentore più fresco, e quella autunnale, che rende il tè più corposo. Si presta molto bene ad essere impiegato nei blend con altri tè.

L’Assam: il tè delle donne

Ad est del Darjeeling, ai confini con Mianmar, Bangladesh e Cina, troviamo invece la valle dell’Assam, conosciuta per essere tra le zone più umide del mondo, investita com’è da monsoni (da aprile a settembre) e piogge abbondanti. Proprio queste sono le caratteristiche che rendono un territorio perfetto per la coltivazione di tè: verso il mese di ottobre, infatti, la temperatura atmosferica raggiunge e supera i 35 gradi e si dà vita alle più grandi coltivazioni dell’India (un terzo di tutto il tè indiano, il 15% del tè nel mondo, viene prodotto qui). Una particolarità del tè di Assam è che la raccolta viene eseguita esclusivamente a mano e solo dalle donne; si arriva a raccoglierne anche 20 chili di foglie al giorno. Il gusto dell’Assam, tra i migliori tè al mondo, è liquoroso, speziato, forte: perfetto per una colazione ricca o una pausa pomeridiana rinvi
gorente. Sicuramente non un “tè da grande distribuzione”, ma piuttosto destinato a essere reperito soltanto in erboristerie e negozi specializzati nella commercializzazione delle migliori varietà di tè, nonché su specifici shop di vendita tè online.

Tè Nilgiri, perfetto per il Chai

Coltivato nel sud dell’India, e raccolto nella stagione invernale da dicembre a marzo, il tè Nilgiri è molto apprezzato dagli Occidentali, perché è dolce ed è tra gli ingredienti preferiti dagli indiani per creare i Chai, bevande ayurvediche rinfrancanti e talvolta golose, molto speziate. Il chai si prepara con tè Nilgiri, spezie (cannella, zenzero, curcuma, cacao, peperoncino, etc.) e latte.

Dimbula, Sikkim, Uva e gli altri: tra Ceylon e la Malaysia

Vi sono poi le altre varietà di tè indiano, meno conosciute ma non per questo meno valide. Nella regione del Sikkim, ad esempio, che da qualche anno produce esclusivamente cibi da agricoltura biologica, si coltiva un tè molto simile a quello del Darjeeling, solo un po’ più intenso. I tè del distretto di Dimbula, invece, a sud dell’India, sono raccolti in inverno e si presentano come delicati: non diventano mai amari, anche se lasciati in infusione per molto tempo. Al contrario, i tè del distretto di Uva ricordano i tè di Ceylon: raccolti in estate, possiedono aroma fiorito e gusto intenso. Sempre simili ai tè di Ceylon sono i tè Trovancore, ottimi con il latte, mentre i tè Dooars vengono prodotti nel Bengala in terreni bassi e poco coltivati.

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Economia/ImpreseVarie

All’ENGIE Green Friday Forum 2019 i risultati delle ricerche sul tema del cambiamento climatico

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“Più per meno CO2”, ovvero è il momento di passare all’azione, tutti insieme, per invertire la rotta, ridurre le C02 e fermare il surriscaldamento globale. Questo il tema centrale dell’ENGIE Green Friday – Forum 2019, oggi a Milano presso la Fondazione Catella, evento con cui l’azienda, attore mondiale dell’energia e in prima linea per la decarbonizzazione, intende dare impulso concreto alla lotta ai cambiamenti climatici.

In apertura il saluto del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala “La presenza qui oggi all’ENGIE Green Friday Forum di rappresentanti del mondo dell’impresa, delle Istituzioni, dell’università è un segno della crescente sensibilità al tema della sostenibilità ambientale. Milano è un modello in questo senso, non solo a livello nazionale, con politiche ambientali destinate a cambiare radicalmente la città nei prossimi decenni, dai progetti di riforestazione urbana, come il progetto ForestaMI, di cui ENGIE è partner, ai piani per la mobilità sostenibile e la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati. Credo che la questione ambientale sia l’occasione per un nuovo protagonismo dei giovani in politica. La consapevolezza, la maturità e la passione dimostrate dai giovani nella lotta per l’ambiente, rappresentano il carburante che può ridare forza e visione del futuro alle nostre democrazie”.

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Il listino Rapaport e le 4C, come si calcola il prezzo dei diamanti

In che modo è possibile calcolare la quotazione dei diamanti oggi? Come scoprire se ci si trova o meno di fronte ad una pietra che può definirsi preziosa? Prima di passare alla menzione dei prezzi, cosa buona e giusta è fornire una serie di consigli utili e riguardanti i parametri da tenere necessariamente in debita considerazione.

Le certificazioni

Si tratta del fattore che, senza ombra di dubbio alcuna, ricopre l’importanza maggiore, soprattutto nel caso in cui l’eventuale spesa preveda un esborso economico considerevole. Specialmente quando si procede all’acquisto di un diamante privo di incastonatura, la presenza di una certificazione attesta sia la qualità della pietra sia la presenza di tutti quei connotati che concorrono a comporne il prezzo esercitato dal venditore. I riconoscimenti più prestigiosi sono quelli rilasciati dall’Istituto Gemmologico Internazionale.

La pregevolezza qualitativa

Successivamente ad aver visionato tutte le certificazioni del caso, arriva l’attimo in cui volgere uno sguardo attento a tutte quelle particolarità attestate al proprio interno. In altre parole, andrà prestata attenzione ad elementi distintivi come:

– il carato. Tramite siffatta unità di misura verrà espresso il peso del diamante. Un carato equivale a 0,2 grammi;

– la colorazione. Nella stragrande maggioranza dei casi, le cromaticità di simili pietre vanno da un “bianco eccezionalmente superiore” fino ad arrivare al giallo;

– la purezza. Essendo pietre di origine naturale, i diamanti possono essere soggetti alla presenza di impurità, frequentemente date da tracce di carbonio non cristallizzato. A meno inclusioni (così come vengono definite queste tracce) corrisponderà un valore più alto;

– il taglio. Codesta caratteristica conferisce importanza al numero delle faccette, alla forma, alla loro posizione e ad una qualità misurata analizzando anche la proporzionalità.

Come si calcola il prezzo?

Dopo aver acclarato il valore materiale del diamante, giunge il momento il cui è opportuno calcolare quello monetario. Se è vero che lo scambio dei diamanti non avviene all’interno di mercati soggetti a regolamentazione, è altrettanto vero che si possono in egual misura consultare dei listini volti a fornire alcune indicazioni utili a proposito. Il calcolo su cui si basano questi ultimi tiene conto dei prezzi coi quali i diamanti vengono mediamente scambiati. Tra codesti listini, a spiccare è il Rapaport Diamond Report, la cui pubblicazione avviene a cadenza settimanale.

In base e ciò che è stato finora detto, è evidente che ciascun diamante è contraddistinto da un costo differente. Se la compravendita avviene servendosi di intermediari, è ovvio che il prezzo tenderà a crescere. In soldoni, un diamante acquistato in negozio risulterà, a parità di caratteristiche, più costoso rispetto alla medesima pietra acquisita online. Malgrado ciò, è tuttavia consigliabile rivolgersi al proprio gioielliere di fiducia. In aggiunta, è appropriato ricordare che il valore monetario dei diamanti subisce un incremento rapportato al peso. Un diamante da un carato, quindi, costerà meno rispetto ad una pietra da due carati.

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Le differenze sostanziali tra un software ERP e un software CRM

Per chi gestisce un’azienda non avendo competenze informatiche avanzate, può essere difficile riuscire a distinguere tra i vari tipi di software a cui si può ricorrere per migliorare il proprio business. I più diffusi sono i CRM e gli ERP: i primi sono i programmi di Customer Relationship Management, mentre i secondi sono quelli di Enterprise Resource Planning. In pratica, mentre un CRM serve a generare i dati che riguardano i clienti e a organizzarli, un ERP permette di coordinare i flussi organizzativi all’interno di un’impresa. Ecco perché uno è indispensabile per ricavare dati dall’area vendita e dal marketing, mentre l’altro è coinvolto nella gestione e nel controllo delle funzioni finanziarie e della produzione.
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Economia/ImpreseVarie

Primavera-estate 2019: adattarsi al look della stagione anche nei dettagli

Il periodo primaverile è quello dedicato alla moda a maschile. Solitamente, all’inizio di gennaio viene presentata la tendenza per la primavera – estate che consiglia una serie di dettagli da prendere in considerazione per essere di tendenza e adattarsi al look giusto per la stagione che sta arrivando. Sono gli accessori quelli a fare la differenza nel corso della nuova moda primaverile.
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L’uomo al centro della progettazione degli spazi in ufficio

La progettazione dell’ufficio cambia il suo punto focale e mette al centro l’uomo. Ed ecco che gli spazi lavorativi cambiano nel design, nella loro organizzazione e nel contenuto.

Nascono cosi gli uffici come luoghi di aggregazione e incontro di idee. Luoghi dinamici, flessibili, capaci di adattarsi alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni. Aumentano gli spazi condivisi e l’ufficio, cosi come lo abbiamo sempre vissuto e conosciuto, diventa un luogo costruito in base alle funzioni, alle attività e ai processi lavorativi. Spazi che mettono al centro il benessere delle persone e diventano efficienti, confortevoli e in grado di stimolare la cooperazione proficua tra collaboratori.

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Pellicole fotografiche: quali sono le migliori

Con l’avvento della fotografia digitale, il mercato analogico, storico ambiente “alchemico” fatto di bagni di sviluppo, fissanti e fotografie senza anteprima ha dovuto cedere necessariamente il passo alla rivoluzione tecnologica: meno difficoltà, meno “consumabili” da acquistare, anteprime visibili e tanti altri vantaggi.

Tuttavia, scattare in analogico rimane ancora oggi non solo un hobby a cui dedicarsi per riscoprire un piacere “sommerso” dal poter ottenere subito l’effetto desiderato tramite le anteprime digitali e gli scatti “senza costo” di una digitale, ma anche un vero e proprio stile artistico fatto di lomografi, ricercatori dell’effetto vintage e semplici street photographer in cerca del chiaroscuro perfetto o fotografi il cui massimo espressivo si svolge proprio tramite analogico.

Come scegliere le migliori pellicole, però, oggi?

Uno dei grandi “drammi” della scomparsa graduale della fotografia analogica, è che questa si basa non solo su una strumentazione piuttosto ingombrante e dei processi semilunghi per lo sviluppo di una pellicola, ma anche appunto, dei rullini consumabili da inserire nella macchina. Fra i più anziani che leggono o, semplicemente, curiosi di fotografia, si penserà subito che i rullini si differenziano solo per ISO: 50, 100, 320, 800, 3200… eppure, invece, ci sono anche altri parametri per la scelta del rullo giusto.

Per semplificare le categorie, un tempo così come ora, si usava dividere le “pellicole lente” (ad esempio 50 e 100) dalle “pellicole veloci” (200, 400, 800…) per via dei tempi d’esposizione, tuttavia la definizione ha sempre creato confusione in quanto “lenta” e “veloce” può distinguere sia i tempi richiesti per l’ottenimento di una fotografia (e quindi il tempo di apertura del diaframma) ma anche i tempi richiesti per far apparire l’immagine dalla pellicola in fase di sviluppo.

La grana è legata alla velocità della pellicola ed è un altro parametro fondamentale: del tutto assimilabile al “rumore” di una fotocamera digitale, la grana tende ad aumentare in seguito alla sensibilità. Le pellicole lente, esattamente come per gli ISO bassi dei corrispettivi digitali, in fase di sviluppo producono poca grana e quindi più nitidezza d’immagine. Discorso opposto invece per le pellicole veloci che, anche se necessitano di meno luce e tempo d’esposizione per poter essere impresse, in fase di sviluppo fanno venire a galla una grana solitamente indesiderabile ma che alcuni invece hanno usato (e abusato) come elemento stilistico.

La latitudine di posa è, molto semplicemente, l’ “elasticità” delle pellicole fotografiche ad adattarsi a esposizioni leggermente minori o maggiori di quella ottimale. Solitamente le pellicole di qualità migliore riescono a tenere meglio su questo fronte.

Il contrasto, piccola chimera dei suoi tempi, è dipendente dalla sensibilità della pellicola: raccogliendo più luce e potendo essere più facilmente manipolata da questa, una “pellicola veloce” tenderà ad avere meno contrasto e, di conseguenza, profondità cromatica.

Ma esistono ancora così tanti rulli in commercio?

Un altro problema non da poco consiste proprio nella reperibilità delle pellicole. Alcuni produttori come Kodak e Ilford, la Fujicolor e altre case continuano a produrne alcune. Ovviamente esistono le pellicole B/N e quelle a colori ed è molto importante osservare sempre data di scadenza e i prezzi non gonfiati, purtroppo occasione ghiotta per un mercato di nicchia come quello delle pellicole analogiche.

Inoltre, bisogna sempre vedere se i rullini sono “negativi” o “invertibili”, con i primi che richiedono appunto il processo classico di sviluppo mentre gli invertibili devono solo essere trasferiti su carta o proiettati, già elaborati come diapositive.

Di seguito, divise per categorie, alcuni dei migliori rulli disponibili sul mercato, così da orientarvi definitivamente sulle scelte. Attenzione che ogni produttore ha le sue particolarità nei cristalli di alogenuro al momento dello sviluppo, quindi una grana diversa e condizioni ottimali leggermente diverse anche a parità di sensibilità.

Le pellicole a colori, invece, sono solitamente ottimizzate su una specifica gamma colori, solitamente 5500K per la luce del giorno, ma talvolta invece specializzata nel ridurre la grana e offrire un alto contrasto per la ritrattistica.

B/N Veloci: Ilford HP5 400, Fomapan 400, Ilford Delta 3200,

B/N Lenti: T-Max 100, Neopan 100 Acros, Ferrania P30, Zorki 100

Colore Veloci: Kodak Portra 400, Fuji Pro 400H, Lomography Color 400

Colore Lenti: Cinestill 50D, Portra 160, Velvia RVP 50, Ektar 100

Non spaventatevi di fronte a questo “nuovo vecchio mondo”, scegliete qualche rullino e scattate! Buona fotografia!

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L’inverno è in arrivo, ecco i trend da non perdere per essere sempre alla moda

La stagione estiva tecnicamente non è ancora conclusa, ma il periodo del mare e delle vacanze ormai è alle spalle e si è tornati alla vita di tutti i giorni. Tra poco arriverà anche il momento del cambio del guardaroba, e per chi vuole essere sempre in sintonia con le tendenze del momento è un imperativo categorico scoprire in anteprima quali accessori e quali trend andranno per la maggiore nei prossimi mesi. Ne parliamo con gli esperti di Gulliver Collection, e-commerce molto rinomato che mette a disposizione della clientela i marchi più conosciuti e apprezzati del mondo della moda.

Cosa dobbiamo aspettarci dai brand più importanti del settore?

L’empowerment delle donne sembra essere il valore fondamentale destinato a caratterizzare le proposte fall winter che verranno. Per ragazze e signore di classe ma grintose, con una personalità ben definita e un carattere forte, è indicato il completo mannish reinterpretato in un’ottica femminile: via libera, per esempio, agli smoking destrutturati, mentre i tailleur pantaloni saranno rivisitati secondo un approccio ultra chic. In questa scia che conduce verso il power dressing, si moltiplicheranno gli outfit da girl boss.

Immaginiamo di voler comprare un accessorio nuovo: da cosa dovremmo partire per sintonizzarci con le tendenze del momento?

Di certo da un cappello a tesa media, che sarà tra gli accessori principali dei prossimi mesi. Molto chic, ma a condizione che la tesa sia dritta. Volendo ipotizzare un abbinamento affascinantei, poi, si potrebbe ricorrere ai guanti lunghi, utili anche per dare vita a un evidente contrasto con l’outfit mannish a cui facevamo cenno in precedenza. Una it-girl non si può considerare tale senza un paio di guanti da diva, che non nascondono le mani ma anzi le valorizzano, creando un alone di mistero sinonimo di seduzione.

Dobbiamo attenderci qualche ritorno dal passato?

Ormai il vintage non è da ritenere un’eccezione ma la regola. Tra i capi che torneranno di moda segnaliamo le giacche oversize con le maniche a sbuffo, mentre direttamente dagli anni ’80 riemergeranno in tutta la loro particolarità i bold blazer, ovviamente con le spalline imbottite. Sempre a proposito di giacche, le utility jacket rappresentano una new entry degna di nota. Con i loro volumi over e con le loro linee dritte, sapranno far perdere la testa a donne di tutte le età alla ricerca del massimo del comfort. La presenza di una quantità pressoché infinita di tasche, poi, è una ulteriore garanzia di praticità.

Come potremmo abbinare una utility jacket?

Il consiglio è quello di scegliere dei materiali deluxe per ottenere un effetto di contrasto. Più in generale, comunque, le giacche di questo tipo vanno bene su tutto: se poi si aggiunge del pizzo, la sensualità ne beneficerà. I gilet sotto la giacca e i pantaloni, magari con tanto di cravatta, saranno comunque dei must have. Lo abbiamo sottolineato in precedenza: l’effetto lady boss sarà uno dei caratteri essenziali delle proposte dei grandi marchi questo inverno.

Quale sarà il colore dominante?

Forse non ci sarà un solo colore dominante, ma se proprio fossimo obbligati a indicarne uno non potremmo che puntare sul total white. Finalmente potremo dire addio a uno dei luoghi comuni più diffusi in area fashion, e cioè quello secondo il quale il bianco si adatta unicamente ai capi estivi. Non è così, e per trovarne una dimostrazione è sufficiente pensare agli smoking femminili in bianco, un concentrato di ricercatezza e di eleganza da provare in occasione di situazioni in cui è d’obbligo un dress code glamour ma non troppo sofisticato.

E delle borse che cosa ci dite?

Sembra proprio che nei prossimi mesi sempre più donne andranno in giro con due borse nello stesso momento. D’altra parte, perché essere costrette a scegliere un modello troppo grande e ingombrante quando per soddisfare le proprie esigenze di spazi contenitivi in più basta raddoppiare il numero di borse? Naturalmente nella maggior parte dei casi la borsa extra sarà una mini bag, che andrà ad aggiungersi a una borsa piatta e larga.

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Daihatsu, l’importanza di affidarsi alle officine autorizzate

La rete di riparatori autorizzati Daihatsu copre tutto il territorio nazionale, da nord a Sud, da est a ovest. Una rete capillare che permette a DPS Italia di portare assistenza a chi necessita di un pezzo di ricambio originale per il proprio modello di Daihatsu.

Se possiedi una Daihatsu, di qualsiasi modello e di qualsiasi anno, ti stai magari chiedendo se sia meglio portarla a un centro di assistenza ufficiale Daihatsu o in una qualsiasi officina vicino a casa.
L’unica variabile da prendere in considerazione non è quella economica perché spesso risparmio non è sinonimo di risparmio di tempo e soprattutto risparmiando spesso si va a compromettere la sicurezza.
Sicurezza che invece un centro riconosciuto e garantito può dare.
Ricambi originali Daihatsu e controlli generali alla macchina sono solo alcuni dei servizi che un’officina autorizzata può fornire alla macchina rispetto a soluzioni “fai da te” o a officine generalità.
Non solo, perché può capire che le officine generiche spesso non conoscano nel dettagli protocolli e standard della casa madre. E questo può comportare un allungamento dei tempi. Diversamente invece, i meccanici Daihatsu sanno dove e come intervenire e conoscono a fondo tutti i modelli.

Perché scegliere un riparatore autorizzato Daihatsu?

Perché l’essere affiliato all’azienda diventa garanzia dell’originalità dei pezzi utilizzati e di qualità. Inoltre i centri di assistenza autorizzati sono gli unici riconosciuti e autorizzati dall’azienda a effettuare riparazioni e ricambi in garanzia.
L’importante è ricordare che i ricambi originali vengono utilizzati per realizzare il tuo veicolo. Vengono selezionati dai costruttori dell’auto e testati rigorosamente come parti integrali dell’auto, per garantire alta qualità, sicurezza, prestazioni ottimali e una vasta scelta elementi aggiuntivi personalizzabili.

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Le differenze sostanziali tra un software ERP e un software CRM

Per chi gestisce un’azienda non avendo competenze informatiche avanzate, può essere difficile riuscire a distinguere tra i vari tipi di software a cui si può ricorrere per migliorare il proprio business. I più diffusi sono i CRM e gli ERP: i primi sono i programmi di Customer Relationship Management, mentre i secondi sono quelli di Enterprise Resource Planning. In pratica, mentre un CRM serve a generare i dati che riguardano i clienti e a organizzarli, un ERP permette di coordinare i flussi organizzativi all’interno di un’impresa. Ecco perché uno è indispensabile per ricavare dati dall’area vendita e dal marketing, mentre l’altro è coinvolto nella gestione e nel controllo delle funzioni finanziarie e della produzione.

La differenza tra gli ERP e i CRM

In sintesi, si può sostenere che con un software ERP si coordina la supply chain – cioè la catena di distribuzione -, si amministra la contabilità, si gestiscono i tempi del reparto di produzione e si tengono sotto controllo i costi. Con un software CRM, invece, si implementa il management, si automatizzano i processi di gestione del cliente, si analizzano le procedure e si coordinano le attività di vendita.

I vantaggi di un CRM

Per conoscere l’utilizzo di un gestionale crm si può fare riferimento a Salesforce Sales Cloud, un programma che permette di personalizzare la propria strategia al fine di aumentare l’efficacia. Esso, infatti, è in grado di analizzare tutti i passaggi che devono essere seguiti nelle varie fasi che compongono il processo di acquisto monitorando i dati indispensabili per operare. In più, il team di vendita viene messo nelle condizioni di modificare la strategia a seconda del cliente. L’incremento della produttività non è vincolato all’uso di questo o quel device: il team di vendita che si avvale della piattaforma CRM Cloud di Salesforce, infatti, ha la possibilità di lavorare ovunque si trovi, all’insegna della massima reattivit&agrave
;. Tra le funzionalità a disposizione degli utenti ci sono eventi, task e un’agenda quotidiana.

ERP e CRM sono soluzioni alternative?

Un ERP non è alternativo rispetto a un CRM: anzi, a ben vedere vale la pena di iniziare a sfruttare le potenzialità di queste due soluzioni in contemporanea, poiché solo un approccio integrato è in grado di assicurare una collaborazione ottimale tra i reparti e di migliorare la visione globale di un’impresa. Se si vuol essere certi di agire con elevati standard di sicurezza e il giusto tempismo, non si può prescindere da sincronia e coordinazione. 

I pregi di un CRM

I software CRM possono essere considerati come applicazioni che servono a coordinare le diverse attività di raccolta dei dati che riguardano i clienti: lo scopo è quello di favorire una migliore interazione tra il brand e i consumatori. Per una corretta gestione delle relazioni con la clientela non si può prescindere da una strategia ben pianificata, che non escluda nessuna risorsa. Il customer care è un punto di fondamentale importanza per il successo di un’azienda, ma c’è bisogno di strumenti e programmi specifici per monitorare i vari processi, tenendo sempre presente che il traguardo da raggiungere è rappresentato dalla soddisfazione del cliente.

I pregi di un ERP

A volte, però, le aziende si occupano solo della creazione di prodotti, e non di servizi: questo è il motivo per il quale necessitano di sistemi informativi che siano in grado di coordinare la produzione e le forniture di materie prime, così come i contatti con i fornitori e la vendita. Un software ERP non è altro che un sistema informativo di questo tipo, concepito per la pianificazione delle risorse di impresa e per il monitoraggio dei processi. 

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