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Come vengono lavorati i materiali plastici?

Una panoramica complessiva riguardante le lavorazioni dei materiali plastici consente di scoprire quali sono i trattamenti a cui essi vengono sottoposti. Si tratta di conoscere più da vicino l’insieme di procedure che vengono messe in atto per fare in modo che la materia prima venga convertita in un prodotto finito. Come è facile immaginare, le lavorazioni si distinguono a seconda del tipo di materiale con cui si ha a che fare; il loro scopo è quello di permettere di giungere a un lotto di articoli intero (di quantità più o meno significative) o a un campione solo, che in seguito potrà essere sfruttato come modello.

Come cambiano le lavorazioni

Le lavorazioni a cui i materiali plastici sono sottoposti variano anche in funzione delle richieste specifiche che provengono dalla clientela. Il consiglio, comunque, è di rivolgersi sempre e comunque ad aziende del settore specializzate, così da poter usufruire di prodotti non solo lavorati secondo gli standard desiderati, ma anche personalizzati in tutti gli aspetti, a cominciare dal colore e dalla durezza.

A quale azienda rivolgersi

Una delle aziende che vantano più esperienza nel settore, e che quindi rappresentano un punto di riferimento importante, è la trevigiana Mediatec, che ha sede a Montebelluna. La lunga esperienza che i suoi professionisti hanno sviluppato e consolidato in questo settore nel corso del tempo è il punto di partenza per garantire i più alti standard di qualità per la fabbricazione e la fornitura di articoli tecnici plastici e in gomma, destinati alla manutenzione degli impianti e a molti altri utilizzi. L’azienda vanta una gestione operativa e organizzativa tale da garantire un’amministrazione degli ordini all’insegna della massima efficacia: è anche questo il motivo per il quale Mediatec è in grado di mettere a disposizione dei propri clienti un ampio ventaglio di soluzioni tecniche e un assortimento completo di prodotti innovativi.

Le lavorazioni a disegno

Per una grande varietà di materiali plastici è possibile prendere in considerazione le lavorazioni a disegno, che si fondano sul progetto che viene messo a disposizione dal cliente stesso. La foratura e il taglio sono due delle lavorazioni più diffuse, ma l’ampio ventaglio di soluzioni tra cui scegliere comprende anche la spianatura, la filettatura, la piegatura, la tornitura, la dentatura e la fresatura. Passando alla gomma compatta, invece, si possono prendere in esame le procedure di fustellatura, di incollaggio e di stampaggio. Entrando più nel dettaglio, la fustellatura – con il taglio ad acqua e la tranciatura – si può realizzare con poliuretano, mescole di gomma normale, silicone, neoprene, gomma telata e gomma nitrilica.

Come si effettua l’incollaggio

Sono due le modalità di esecuzione possibili per l’incollaggio, che può essere effettuato tramite vulcanizzazione o a freddo. Diverse alternative sono disponibili anche per lo stampaggio, che si può realizzare con compressione, tramite transfer o a iniezione. In un caso del genere, le differenti tipologie di mescole si possono distinguere le une dalle altre in base a molteplici caratteristiche, come per esempio il colore e la durezza. Lavorati nella maniera più opportuna, i materiali plastici possono essere impiegati in vari settori, come per esempio il comparto chimico e quello alimentare. Vale la pena di menzionare, però, anche il settore idraulico e il settore petrolifero.

La scelta della tecnica di lavorazione

Appare chiaro, a questo punto, che le tecniche a cui si ricorre per la lavorazione dei materiali plastici cambiano in misura consistente sia a seconda del contesto di riferimento che in funzione della destinazione di utilizzo.

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I derivati finanziari: tipologie di investimento, regolamenti applicabili e rischi correlati

L’affermazione dei prodotti derivati come allettante tipologia di strumenti finanziari (remunerativa nei profitti, ma non priva di rischi), suscita da sempre l’interesse dei piccoli investitori, oltre che del settore professionale di riferimento.

Il loro valore "deriva" da quello di un asset sottostante e, in linea teorica, assolvono una funzione di copertura, proteggendo l’investitore da un particolare rischio di mercato.
In pratica, non si può non ammettere che i derivati devono il loro successo soprattutto alla gestione a fini speculativi.

 

Cosa sono i derivati finanziari

I prodotti derivati sono strumenti finanziari complessi che, grazie alla diffusione sui mercati di capitali, hanno acquisito un ruolo centrale e incisivo nell'economia globale.

L’etimologia del nome suggerisce che non sono titoli dal valore intrinseco, ma che traggono il loro valore da attività finanziarie e valute (financial derivatives), o beni reali (commodity derivatives), subendo o avvantaggiandosi delle variazioni del prodotto referente. Il titolo a cui i derivati si agganciano viene denominato "sottostante" (underlying asset), indicando in questo modo che il prezzo del derivato dipende dal valore di un’attività che non si possiede e della quale si negozia il rischio senza acquistarla direttamente, il cui valore è osservabile ma sconosciuto al momento della negoziazione.

L’investimento in strumenti finanziari derivati può essere vantaggioso, ma può anche comportare rischi notevoli: per questo motivo va gestito con abilità e oculatezza. Ottimale, dunque, non utilizzare il "fai da te", ma affidarsi ad un professionista in grado di analizzare le reali necessità di investimento e consigliare di conseguenza. Consulenza Legale Italia fornisce assistenza specializzata e professionale in diritto bancario, con applicazioni pratiche agli investimenti finanziari. Ulteriori informazioni e approfondimenti sono reperibili sul sito www.consulenzalegaleitalia.it., dal quale è possibile anche inviare una richiesta di consulenza gratuita, compilando il form dedicato.

 

Finalità e tipologie dei prodotti derivati

Il valore deI derivati finanziari dipende dal verificarsi, in futuro, di un evento relativo all'attività sottostante e vengono utilizzati, principalmente, per il raggiungimento di tre finalità:

  • esigenze di copertura e riduzione dei rischi finanziari di un portafoglio preesistente (hedging);
  • finalità speculative, esponendosi al rischio legato all'esito dell’operazione finanziaria, per trarre un profitto dall'investimento;
  • finalità di arbitraggio, rivolte ad ottenere un profitto privo di rischio, operando su piazze diverse per cogliere le differenze di valorizzazione del "sottostante".

Dal punto di vista delle caratteristiche strutturali, i prodotti derivati possono essere inquadrati, in quattro tipologie.

  • Forward, contratti di compravendita "a termine", regolati in modo che la consegna dell’attività oggetto del contratto avvenga in data futura, mentre il prezzo di consegna resta fissato in contemporanea alla stipula contrattuale. La conclusione dell’accordo può avvenire sia con l’effettiva consegna del bene che attraverso il pagamento in contanti di differenziali.
  • Future, un altro genere di contratti "a termine", in cui le parti si impegnano a scambiarsi, ad una scadenza stabilita, una certa quantità di prodotti "sottostanti", fissando anche il prezzo della negoziazione. A differenza dei forward, sono standardizzati, quindi negoziabili secondo le condizioni di mercato.
  • Swap, come si evince dal nome, hanno la forma di un "baratto", in cui le due parti si scambiano flussi finanziari; questa operazione può avvenire una tantum o avere cadenza periodica (Interest rate swap); lo scambio può essere attuato adottando uno schema predefinito e l’attività può anche essere diversa per ognuna delle due parti (ad esempio, i pagamenti possono essere espressi nella stessa valuta o in valute differenti).
  • Opzioni, contratti attraverso i quali una delle due parti acquista il diritto (non l’obbligo) di comprare o vendere una certa quantità di un bene "sottostante", da esercitare entro una data stabilita, ad un prezzo prefissato.

 

L’influenza della leva finanziaria sui derivati

In questo genere di investimenti, un ruolo di particolare importanza è ricoperto dalla leva finanziaria (leverage), che consente all'investitore di effettuare l’acquisto o la vendita di un asset per un importo superiore al capitale disponibile. In questo modo l’investitore potrà beneficiare di un profitto maggiore, ottenuto sborsando una somma inferiore a quella che sarebbe stata necessaria per l’acquisto diretto del "sottostante". Di contro, però, questo sistema espone l’investitore al rischio di perdite più rilevanti, perché il profitto, dipendendo dal valore dell’asset, non è conosciuto né, tanto meno, certo.

Tutto ciò non può che confermare la connotazione tipica degli strumenti finanziari derivati, ovvero quella di essere oggetti di investimenti dalle interessanti potenzialità positive, ma nei quali si possono evidenziare altrettanti risvolti negativi. Da affrontare, pertanto, con la giusta dose di opportunità e, soprattutto, di imprescindibile cautela.

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L’arredo per ufficio sempre più smart

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Gli uffici tornano a popolarsi, gli arredi trovano nuove possibilità e gli spazi piano piano vengono ripensati. Il tutto per rispettare distanziamento, sicurezza e privacy ma allo stesso tempo garantendo produttività, scambi di idee, confronti e flessibilità.

L’ufficio anti-covid porta con sé una nuova tipologia di soluzioni, arredi per ufficio e possibilità che diventeranno parte integrante in fase di progettazione o ri-progettazione degli spazi lavorativi.

I mobili per ufficio stanno subendo nuove disposizioni all’insegna del distanziamento ma tenendo come denominatore comune la necessità di mantenere le relazioni e la collaborazione centrale.

Lo spazio lavorativo non perderà la sua essenza, ovvero il suo essere luogo di esperienza, condivisione e appartenenza. Ma sta cambiando forma, si sta adattando per arrivare ad essere un luogo ancora più fluido e sempre più incentrato sul benessere dei lavoratori e sulla loro relazione.

Arredi e mobili per ufficio, uniti a una progettazione adeguata, trasformeranno gli ufficio in luoghi indispensabili per creare esperienze e collaborazioni. La tecnologia gioca il ruolo fondamentale perché, unita alla ridefinizione degli spazi, permette di aumentare la produttività e il benessere dei lavoratori.

Come devono essere disposti gli arredi per ufficio

La parola d’ordine diventa flessibilità con spazi e uffici pensati in modo da poter essere rapidamente adattati ai vari utilizzi, trasformando ad esempio l’ufficio in pochi minuti in un luogo per conferenze.

Scegliere soluzioni e arredi per ufficio su misura diventa quindi indispensabile.

L’ufficio è prima di tutto “incontro” e “collaborazione”, pilastri che devono essere garantiti nonostante le nuove disposizioni. Ed ecco che il nuovo ufficio dovrà essere all’insegna degli spazi condivisi, ergo ambienti più confortevoli e flessibili che agevolano lo scambio di idee e il confronto.

La sfida è quella di realizzare spazi condivisi che possano sostenere i protocolli di distanziamento fisico e allo stesso tempo aumentare la produttività. Come arrivarci? Attraverso un’estetica degli arredi e degli spazi all’insegna del design e di una forte identità che vada di pari passo con il concetto di distanza.

Gli arredi negli spazi condivisi sono spesso più flessibili e possono adattarsi facilmente ai vari cambiamenti e necessità che possono subentrare.

Le sfide progettuali per mobili e arredi per ufficio

Densità, geometria e divisione sono i tre strumenti da utilizzare in chiave di progettazione, da combinare in maniera flessibile e tenendo il design e la funzionalità tra i binari da seguire.

Densità perché è indispensabile creare spazi in cui venga garantito il distanziamento fisico tra le persone. Sul fronte degli arredi e dei mobili per l’ufficio, viene modificata la disposizione e la geometria per massimizzare le distanze. Inserendo, nel tutto, l’aggiunta di pannelli e barriere tra spazi e persone.

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Magazzini sovraccarichi, come facilitare la ripartenza

Durante l’emergenza coronavirus molte attività si sono fermate ed i magazzini sono diventati sovraccarichi, non avendo possibilità di smaltire e vendere i loro prodotti. Adesso che l’economia si è rimessa in moto per le aziende è di fondamentale importanza, mai come in questo periodo,  disporre di un software gestionale per il magazzino che consenta di diminuire gli sprechi (soprattutto per i settori alimentari) e ridurre le perdite per gli imprenditori. Un software del genere non solo efficienta l’azienda, ma fornisce una serie di dati estremamente importanti per  competere in un mercato moderno e far fronte alle mutate esigenze.

Magazzini sovraccarichi: i problemi tipici per le aziende

Il problema dei magazzini sovraccarichi è esploso in tutta la sua gravità soprattutto nel periodo di lockdown, quando le aziende non avevano uno sbocco per i loro prodotti. Questa criticità però rischia di presentarsi anche in condizioni normali, soprattutto se non si dispone di un software di gestione logistica che aiuti a gestire in maniera corretta i prodotti all’interno dei magazzini.

Il mercato moderno è sempre più reattivo ed instabile, soprattutto quello degli e-commerce, dove la domanda è discontinua ed imprevedibile. Le imprese, per garantire un elevato livello di competitività, devono quindi far fronte ad una domanda sempre più personalizzata ed avere disponibili prodotti molto variegati.

Per rispondere in maniera tempestiva alle esigenze dei consumatori, le aziende tendono ad aumentare i livelli di scorta nei magazzini, ma il rischio di invenduto è alto se le previsioni di vendita dovessero risultare errate. Inoltre questa modalità di stoccaggio della merce comporta un aumento dei costi, per l’acquisto dei materiali in eccesso (col rischio di obsolescenza e di deperimento della merce) e per le spese legate al magazzino.

Come gestire una supply chain vincente con un efficace software gestionale?

Per supply chain si intende “catena di distribuzione” e richiede una pianificazione attenta ed un’allocazione strutturata delle risorse. Obiettivo finale della supply chain è rendere l’azienda più efficace e la risposta più reattiva in base alle richieste dei clienti e dei fornitori. L’intero processo si suddivide in varie fasi che migliorano le prestazioni, efficientano il flusso di approvvigionamento delle risorse e stoccano i prodotti finiti. In pratica ogni singola attività di un’azienda viene gestita e monitorata singolarmente, per migliorarne le prestazioni finali.

Tutto questo si può ottenere con un efficace software gestionale automatizzato, capace di correggere gli errori in fase di packaging, stoccaggio e produzione con l’obiettivo di ottimizzare gli spazi in magazzino, ridurre il rischio di invenduto e tagliare i costi delle aziende con un ridotto impatto sul budget aziendale.

Come agisce il software gestionale?

Il software ha l’obiettivo di garantire un’alta flessibilità produttiva, mantenendo comunque adeguato il livello delle scorte. Il gestionale, misurando le performance dei fornitori e dei clienti, fornisce alle aziende informazioni e dati oggettivi ed aggiornati per controllare i costi, stabilire il livello di produzione, limitare i rischi, ecc.

Dopo la prima analisi si passa al processo di aggiornamento, che va dall’emissione degli ordini alla consegna del prodotto fino al pagamento finale. Durante questo percorso gli imprenditori possono individuare più facilmente eventuali sprechi, spese nascoste ed opportunità inespresse. In questo modo si riduce il tempo di gestione degli ordini, si aumenta la reattività dei fornitori, si ottimizzano i processi di ingresso della merce e si garantisce la tracciabilità di ogni spedizione.

Infine c’è il processo di integrazione, grazie al quale il software elabora i dati e stila una strategia personalizzata per ogni azienda, tenendo conto dei dati e delle informazioni raccolte.

Cosa si intende per intralogistica?

Negli ultimi anni si è sviluppato il concetto di intralogistica, cioè una soluzione che fa riferimento ai flussi logistici e materiali nell’area di un’azienda, distinguendoli dal trasporto di prodotti al di fuori dello stabilimento, processo chiamato logistica.

Sul mercato una delle aziende più attrezzate in tema di intralogistica è LCS Group, che vanta un gestionale per magazzino estremamente efficace e capace di offrire soluzioni versatili e duttili a seconda delle diverse esigenze. Ogni soluzione viene studiata ad hoc per la specifica azienda, offrendo la possibilità di ammodernare gli impianti e riprogettare il magazzino. La movimentazione dei materiali viene quindi regolata in base agli scenari del mercato che possono cambiare repentinamente anche nel giro di breve tempo.

I software gestionali per intralogistica, grazie alla loro multifunzionalità, si adattano perfettamente ad ogni tipologia di azienda moderna. La produzione industriale ad esempio, grazie alle nuove tecnologie meccaniche, informatiche ed elettroniche, è in grado di gestire in maniera automatizzata ed efficiente flussi di materiali e di informazioni. Il settore automotive ha fatto passi da giganti negli ultimi anni, proprio grazie alle specializzazioni nelle singole aree con linee robotizzate ed impianti elettrici industriali che hanno velocizzato e migliorato i processi produttivi. Le stesse industrie hanno beneficiato delle nuove soluzioni software personalizzate per ottimizzare ed implementare la movimentazione interna.

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Dress code: le scelte giuste per un abbigliamento business formal o smart casual

Il cosiddetto dress code è un vero e proprio codice di abbigliamento: si tratta di un insieme di regole che consentono di indossare l'abito adatto per una determinata occasione. Esistono sei differenti macro-categorie che vengono poi declinate in vario modo per coprire tutti i possibili eventi e circostanze. Per gli uomini il capo attorno a cui ruota la maggior parte delle scelte di abbigliamento è la camicia. Vediamo come viene proposta per un abbigliamento smart casual oppure business formal.

 

La camicia per un look smart casual

Si tratta della tipologia che consente la massima libertà di scelta perché un look casual non prevede regole rigide per quanto riguarda l'abbigliamento. Al contrario, vengono privilegiati il massimo comfort e uno stile personalizzato. Proprio per questo motivo il vestiario smart casual può essere considerato (ed è soprannominato) non dress code. A differenza di quanto accade per le scelte di abbigliamento più formali è possibile abbandonare la cravatta e optare per una camicia semplice e casual. Camicissima propone una vasta selezione di soluzioni, in tinta unita oppure decorate con stampe o con fantasie colorate (righe, quadretti, tartan). Al tempo stesso questi modelli informali possono avere anche un taglio sportivo per essere indossati anche nella vita di tutti i giorni e garantire la massima comodità. Queste camicie vengono abbinate spesso a pantaloni sportivi o ai jeans: in particolare si opta per quest'ultima soluzione, tuttavia non ci sono regole oppure obblighi. Diventa facoltativa persino la scelta di indossare la giacca. Tra le declinazioni più apprezzate del look smart casual ricordiamo una camicia sportiva in tinta unita abbinata ai jeans e a uno shirt-jacket oppure, durante l'autunno e l'inverno, a un cardigan (in alternativa una giacca maglia) e ai pantaloni chino.

 

La camicia per un look business formal

Lo stile business formal è il dress code che richiede per l'uomo un completo elegante con camicia in tinta unita e cravatta dai colori complementari. Non è adatto per gli eventi sociali, ma per occasioni formali come le conferenze, gli incontri e i pranzi di lavoro. L'obiettivo è trasmettere un'immagine sobria, sicura e formale, eliminando qualunque eccesso e garantendo un'elevata professionalità. Proprio per questo motivo su Camicissima i modelli business formal sono in genere azzurri oppure bianchi. L'accostamento perfetto è rappresentato dal completo maschile due pezzi gessato o in tinta unita, privilegiando tinte come il grigio, il blu oppure il blu navy. Il gilet non è obbligatorio: si tratta di un accessorio da indossare o meno a seconda delle preferenze personali. L'importante è che l'outfit garantisca libertà nei movimenti e comfort. In base alle regole del dress code si aumenta il livello di formalità dell'abbigliamento scegliendo un completo di colore scuro. Questa decisione serve anche a far risaltare meglio la camicia dando vita a un piacevole effetto contrasto. Dato che questo stile è considerato altamente professionale bisogna evitare accessori e dettagli troppo eleganti oppure​, al contrario, informali. Rientrano in questa categoria le cravatte dalle tinte o dalle fantasie eccessivamente forti e sgargianti, i fazzoletti al taschino e i risvolti al pantalone. Si deve prestare attenzione ai minimi particolari di questo outfit maschile per evitare di compromettere l'immagine finale. Ecco perché è necessario verificare che le scarpe si sposino bene con il completo e che siano sempre pulite accuratamente e in buone condizioni.

 

Conclusione

Sono limitati i casi in cui la richiesta del dress code è esplicita. Nella maggior parte dei casi si tratta di una convenzione determinata dal contesto. Ciò è ancora più importante in ambito lavorativo o professionale. Ecco perché è bene sapere come decifrare le regole di abbigliamento per essere a proprio agio in ogni situazione.

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Condurre trattative commerciali con partner americani via web

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Il Covid-19 ha ormai decretato – almeno per ora – la fine degli incontri di persona e il trionfo delle video conferenze. Una delle più utilizzate, in Italia e negli Stati Uniti, è certamente Zoom. Quali sono i consigli per gli Zoominar di lavoro con gli Americani? C’è qualcosa di particolare da tenere presente quando si pianifica e si tiene una teleconferenza, di carattere commerciale, con chi abita negli Stati Uniti?

“Lavoriamo – dichiara Lucio Miranda, presidente di ExportUSA (società di consulenza che supporta aziende e professionisti italiani che vogliono entrare, con successo, nel mercato americano) – da oltre due decenni con gli Stati Uniti e conosciamo molto bene consuetudini, modi di fare, aspettative ed usi che governano le relazioni interpersonali e quelle di gruppo, soprattutto durante gli incontri di lavoro e le negoziazioni commerciali. E anche gli incontri online hanno delle regole ben precise che, se non vengono tenute in considerazione, rischiano di compromettere un affare”.
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Consigli per creare l’etichetta di una bottiglia di birra

L’etichetta è un elemento fondamentale per una birra: la qualità della sua grafica, infatti, condiziona la capacità di attirare l’attenzione dei consumatori, al di là del sapore della bevanda e delle sue note aromatiche. Le etichette birra in primis devono risultare gradevoli sotto il profilo estetico, anche perché costituiscono una sorta di biglietto da visita che serve a conquistare la curiosità di chi deve scegliere la birra; d’altro canto, è importante che le etichette siano ben riconoscibili e che comunque mettano in evidenza uno stile professionale.

La scelta della carta

Uno degli aspetti decisivi per la buona resa delle etichette ha a che fare con il tipo di carta adesiva che viene adoperata. Il suo spessore deve essere tale da garantire la massima longevità possibile, tenendo conto che le birre sono destinate a essere esposte alle temperature basse di un frigo. Ecco perché è spesso consigliato ricorrere ai polipropileni, in questo modo non si corre il rischio che l’etichetta si stacchi nemmeno nel caso in cui entri in contatto con l’acqua: essa infatti è umido-resistente, il che vuol dire che non si strappa, non si deteriora e non si scolorisce a contatto con l’acqua.

La ricerca dell’etichetta perfetta

Gli impianti di stampa più all’avanguardia permettono di ottenere un risultato ottimale sotto il profilo della grafica, mentre grazie alla fustella laser non importa quale forma si scelga perché il taglio sarà sempre preciso. In linea di massima, per le birre più particolari ed eleganti si prediligono le etichette ovali o sagomate, forme facilmente ottenibili con le etichette a rotolo che garantiscono un livello di versatilità superiore. La stampa in 4 colori, invece, offre l’opportunità di dare vita a grafiche molto vivaci, dotate di una forte personalità.

Il design dell’etichetta

Per progettare e creare l’etichetta destinata a una bottiglia di birra c’è bisogno di particolari competenze non solo in materia di design ma anche per quello che concerne le norme relative alla legislazione in questo ambito. E non è tutto, perché occorre essere consapevoli dei principi della comunicazione e del marketing. Lo scopo è sempre quello di colpire l’attenzione del pubblico, e ogni dettaglio deve essere finalizzato a questo obiettivo, dai font ai colori. Per altro con il passare degli anni il mercato delle birre è andato incontro a mutamenti molto significativi, per effetto dell’introduzione delle birre artigianali, le cui etichette non di rado richiamano quelle del passato.

Le etichette vintage

Una soluzione vincente può essere proprio quella di ricorrere a etichette per la birra vintage, che consentono di intervenire sulla percezione del prodotto. La riproposizione in chiave contemporanea di temi del passato fa sì che i produttori possano trasmettere un messaggio di esperienza e autorevolezza. In ogni caso, anche sulle etichette retrò deve essere sempre segnalata la denominazione legale di vendita, insieme con il grado alcolico della bevanda, espresso in percentuale, e la ragione sociale del produttore. L’indicazione degli ingredienti può mancare solo nel caso in cui la birra contenga unicamente l’acqua, il lievito, il malto d’orzo e il luppolo.

Labeldoo, la soluzione per la stampa online

Chi ha la necessità di stampare online delle etichette per la birra di qualità può fare sicuro affidamento sulle proposte di Labeldoo, che mette a disposizione un vasto assortimento di etichette adesive personalizzate. Online si può richiedere un preventivo su misura allo scopo di personalizzare le proprie richieste. Il grande vantaggio offerto da Labeldoo consiste proprio nella possibilità di configurare in totale autonomia la stampa delle etichette: così i clienti possono beneficiare di prodotti resistenti e curati in tutti i dettagli, sempre facili da applicare.

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Imprese dopo il lockdown: smart working e coworking a confronto

Durante il lockdown, per la prima volta, milioni di italiani hanno cambiato metodo di lavoro e si sono trovati a dover affrontare lo smart working, una rivoluzione improvvisa avvenuta senza la giusta preparazione.

Attraverso i diversi Decreti Legge realizzati durante l’emergenza sanitaria, per favorire una modalità di lavoro che limitava al minimo il rischio di contagio da Covid-19, il Governo Italiano ha imposto il lavoro da remoto per tutti gli impiegati dell’amministrazione pubblica, impiegati in uffici privati e delle aziende, per i liberi professionisti e altre categorie con possibilità di poter lavorare a distanza.

In Italia, dopo il lockdown, molte imprese hanno continuato ad adottare lo smart working come metodo di lavoro aziendale mentre altre imprese sono tornate pian piano alla normalità o applicando un metodo già utilizzato negli ultimi anni: il coworking.

La differenza tra Coworking e Smartworking

Il Coworking è un metodo utilizzato negli ultimi anni, in particolar modo nell’ambito del lavoro digitale: prevede la condivisione di un ambiente di lavoro, che sia un ufficio o qualsiasi ambiente condivisibile con altri professionisti che, pur lavorando nello stesso ambiente, hanno la propria attività lavorativa indipendente.

Generalmente, chi effettua il coworking non lavora con altri impiegati della stessa organizzazione ma dopo il Coronavirus le aziende hanno introdotto questo metodo di lavoro anche tra colleghi della stessa società.

Il coworking aiuta a realizzare un network di contatti e collaborazioni lavorative tra coworker che condividono gli stessi valori e obiettivi professionali. Grazie a questo metodo di lavoro e alla connessione veloce, oggi, è possibile accedere ad una struttura situata in una città diversa e dimezzare i costi di gestione come le spese energetiche, la pulizia, la sanificazione di ogni singolo ufficio e così via.

Oggi, prestando attenzione ai piccoli dettagli come gli oggetti utilizzati in ufficio, le borracce personalizzate per l´acqua e utilizzando la distanza sociale, è possibile applicare un metodo di lavoro coworking all’interno della propria azienda e lavorare insieme per velocizzare la ripresa aziendale.

 

Smart working: che cos’è e come funziona

Lo smart working è strettamente collegato ad altri metodi di lavoro digitalizzati, è un modello organizzativo che propone autonomia nelle modalità di lavoro e presuppone un modello più “intelligente” con cui vengono svolte le attività lavorative.

Durante il lockdown, questo metodo di lavoro è stato spesso inteso come “lavoro da casa”, tuttavia fare smart working non significa lavorare in modalità autonoma da casa ma è un modello che rafforza la collaborazione e la condivisione degli spazi digitali tra colleghi, favorisce la creatività delle persone e stimola nuove idee per il business.

Attraverso questo metodo organizzativo la concezione del lavoro cambia totalmente, non importano le ore di lavoro trascorse in ufficio ma prevale il raggiungimento degli obiettivi nei tempi stabiliti e il rapporto di fiducia tra i membri dell’azienda.

Lo smart working è un approccio al lavoro che mira ad ottimizzare l’efficienza di un’azienda e l’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi aziendali, attraverso una combinazione di diversi elementi: flessibilità, collaborazione ed autonomia, utilizzo di strumenti digitali ed innovativi.

Per realizzare un progetto di smart working in azienda è necessario agire su più punti ed effettuare un’attenta considerazione sulle priorità aziendali e sugli obiettivi da raggiungere e definire quali strumenti utilizzare per l’organizzazione manageriale.

La tecnologia gioca un ruolo fondamentale, perché permette di connettere persone e spazi al proprio business e permettono di aumentare la produttività e coinvolgere i diversi gruppi di lavoro.

 

 

 

 

 

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L’impatto del coronavirus sui media

La pandemia globale attualmente in corso, che ha visto purtroppo protagonista anche l’Italia nei mesi scorsi, ha spinto milioni di persone a rivolgersi a fonti mediatiche affidabili aggiornate costantemente e in grado di fornire approfondimenti e scenari di natura socioeconomica. Un credito di fiducia che emerge dall’analisi “I trend del consumo di notizie e media”, che LEWIS, agenzia globale di comunicazione integrata, ha condotto insieme a NewsWhip – piattaforma di media intelligence.
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La consulenza patrimoniale e la donazione dell’immobile

La riunione fittizia è l’operazione contabile attraverso la quale viene eseguita la ricomposizione dell’asse ereditario. Nel caso di una donazione immobiliare, la casa che è stata donata è oggetto di riunione fittizia in modo che sia possibile provvedere a una suddivisione equa dell’asse ereditario tra gli eredi. La donazione consiste in una distribuzione del patrimonio, di solito effettuata dai genitori nei confronti dei figli: è, in sostanza, uno strumento di pianificazione successoria, anche se la sua efficacia è correlata ai rischi a cui è esposto il donatario da quando la successione viene aperta.

In cosa consiste la riunione fittizia

Prima di richiedere un Preventivo Polizza Donazione, utile se si vuole sottoscrivere un’assicurazione in questo ambito, conviene acquisire una maggiore consapevolezza degli scenari che si possono verificare. Con la riunione fittizia, in occasione della successione il valore delle donazioni attualizzato viene sommato al valore complessivo dei beni; a tale cifra, poi, vengono sottratti i debiti. Si calcola, sull’asse così ottenuta, la quota disponibile, vale a dire la quota di cui poteva disporre il soggetto deceduto al netto delle quote di riserva previste per i legittimari.

Le complicazioni per il donatario

Nel caso in cui il valore del bene che è stato donato sia più elevato rispetto al valore della quota legittima a cui hanno diritto tutti gli eredi legittimari (vale a dire il coniuge e i figli, o i genitori in mancanza dei figli), il donatario è costretto a riconoscere a chi vede leso il proprio diritto la differenza di valore. In effetti, coloro che si ritrovano con un diritto leso possono rendere la donazione inefficace entro i 10 anni successivi al decesso del donante: ciò può avvenire attraverso la cosiddetta azione di riduzione, che permette di beneficiare del reintegro delle quote legittime che la donazione aveva leso. In una situazione del genere, se il donatario vuole vendere l’immobile che ha ottenuto rischia di ritrovarsi di fronte a possibili complicazioni.

La vendita degli immobili donati

In tale circostanza, infatti, il rischio passa a chi compra l’immobile. Il terzo acquirente, così, può ritrovarsi nella condizione di dover restituire il bene all’erede leso nella legittima pur non avendo niente a che fare con la vicenda. Non solo: la restituzione dell’immobile, o comunque l’erogazione di un importo equivalente, è obbligatoria anche se si può vantare un regolare atto di acquisto. È chiaro che con una spada di Damocle di questo tipo la vendita dell’immobile diventa molto più difficile, e in più il bene finisce per veder ridursi il valore commerciale. È chiaro che gli istituti di credito raramente offrono finanziamenti che prevedono come garanzia immobili donati.

A cosa servono le assicurazioni

È a questo punto che giungono in soccorso le assicurazioni. L’ente mutuante e il soggetto che compra un immobile di provenienza donativa, infatti, hanno la possibilità di tutelarsi attraverso la sottoscrizione di una polizza ad hoc contro i rischi da donazione. Si tratta di una polizza che garantisca un risarcimento del danno che può essere causato da un eventuale spossessamento del bene.

Perché conviene stipulare una polizza

Il risarcimento è erogato al soggetto che ha diritto alla restituzione. Di conseguenza gli acquirenti non sono solo sollevati dai rischi economici, ma anche dai disagi di carattere organizzativo dovuti al ritrovarsi senza il bene che hanno comprato. Spicca in tutta la propria evidenza la funzione di tutela e di preservazione dello strumento assicurativo, che garantisce la sicurezza della commerciabilità e della compravendita del bene. Così, non c’è il pericolo che la donazione dell’immobile venga annullata, un evento che poi necessiterebbe di un atto ulteriore.

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