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Milano, tempo di Design Week

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Anche quest’anno, dal 17 al 22 Aprile 2018, non può mancare l’appuntamento con la Design Week di Milano: un evento imperdibile per tutti gli appassionati di arredamento e di design in particolare, che racchiude il famigerato Salone del Mobile, e tutti gli eventi che animano il resto del capoluogo lombardo, nel cosiddetto Fuorisalone. Diamo quindi subito un’occhiata agli eventi che caratterizzeranno la settimana del design quest’anno.

Il Salone Internazionale del Mobile

Dal 1961, il Salone Internazionale del Mobile rappresenta un punto di riferimento a livello estero e nazionale: si tratta di una vera e propria vetrina in cui esporre le meraviglie del made in Italy nell’ambito dell’arredamento e dei suoi complementi. Nato per promuovere l’industria italiana, il Salone ha acquistato negli anni una rilevanza sempre maggiore, attirando espositori e visitatori da ogni parte d’Italia. Negli anni più recenti, proprio quest’elevata affluenza ha stimolato la nascita di eventi contemporanei al Salone del Mobile in tutta la città (il cosiddetto Fuorisalone), organizzati poi appunto nella settimana del design. Per ulteriori informazioni, non esitate a visitare il sito ExpoDays.net, dove troverete notizie su tutto ciò che riguarda la Design Week di quest’anno.
Il Salone offre una panoramica completa del mondo dell’arredamento, che va dall’esposizione dei singoli pezzi alle composizioni di interi ambienti, coniugando classicità e modernità. Ci sono tre particolari ripartizioni, all’interno della manifestazione, strutturate in base alle differenze stilistiche: abbiamo il settore Classico, il settore Design, che ospita le proposte più moderne, e il settore xLux, dedicato all’arredamento di lusso.
Alcuni degli eventi del Salone Internazionale del Mobile sono biennali: nel 2018, potremo assistere al Salone Internazionale del Bagno ed EuroCucina (Technology For the Kirtchen), rappresentativi degli anni pari.
Se siete interessati a scoprire di più su questa celebrazione del made in Italy e del design italiano, vi consigliamo di visitare il sito ufficiale http://www.salonemilano.it.

Il Fuorisalone

Con Fuorisalone si intendono tutti quegli eventi che hanno luogo nella città di Milano durante il Salone del Mobile, insieme al quale definiscono la Design Week milanese. Esso nacque negli anni ’80 dalla volontà delle aziende stesse, incuriosite dal successo del Salone del Mobile: non si tratta, dunque, di un evento organizzato da un organismo centrale. Non a caso, gli espositori possono tranquillamente decidere di presentare autonomamente.
Attualmente, il Fuorisalone ospita esposizioni dei generi più disparati, dal settore automobilistico a quello delle telecomunicazioni e della tecnologia in generale, passando, ovviamente, per la moda e l’arte e per il cibo.
Sebbene l’intera città sia coinvolta nella manifestazione, l’anima del Fuorisalone si trova a Brera, che ospita, tra le altre cose, l’Accademia delle Belle Arti, e il quartiere di Tortona, che proprio alla Design Week deve la sua fama. Negli ultimi anni, ha acquistato importanza anche Lambrate, con il Lambrate Design District: proprio intorno alla stazione, infatti, sarà possibile fare tappa per assistere ad alcuni tra i più importanti eventi della settimana, tra cui un happening espositivo e l’attesa street food experience. Immancabili, ovviamente, anche gli appuntamenti con le scuole di grafica, design, fumetti e fotografia. Una novità del 2018 è invece il Fuorisalmone, un evento che punta a mettere in contatto imprenditori e designer controcorrente, all’insegna del progresso. Per informazioni più dettagliate su tutti gli eventi del Fuorisalone di Milano, rimandiamo al sito ufficiale www.fuorisalone.it.

 

 

 

 

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Offerte gas e luce del mercato libero: dal 2018 una novità che accomuna tutti gli operatori

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Il mercato libero di luce e gas è sempre più prossimo ad arrivare. Dal 1° luglio del 2019 sarà a tutti gli effetti realtà e questo comporterà notevoli cambiamenti per il mercato dell’energia. I consumatori avranno modo di confrontare le offerte convenienti per il gas e la luce e scegliere quella migliore per le proprie esigenze. Questo sarà inevitabile, anche perché cesserà di fatto il servizio di maggior tutela attualmente ancora in essere.

Ma come verrà gestito il periodo di transizione che porta da qui al 1° luglio del 2019?

Qui arriva la novità voluta dall’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), che con una delibera ha stabilito che tutti gli operatori del mercato libero di luce e gas devono inserire tra le proprie offerte anche quella Placet.

In cosa consiste l’offerta Placet

L’offerta Placet consiste in una tariffa standardizzata per tutti gli operatori: questo permetterà agli utenti di valutare quale sia la migliore offerta rispetto alle proprie esigenze. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Placet non è altro che l’acronimo di “Prezzo libero a condizioni equiparate di tutela”. Questo sta a significare, in parole più semplici, che con Placet si giunge ad una soluzione in cui le condizioni contrattuali sono predefinite dall’Autorità. Così il cliente può fare le proprie valutazioni conoscendo già quali sono le condizioni che muteranno tra operatore e operatore: un modo per avvicinare tutti all’ingresso nel mercato libero.

L’interrogativo che si pone la maggior parte dei consumatori è relativo all’effettivo risparmio in bolletta. Ma è difficile stabilire a priori se l’offerta Placet possa essere conveniente per tutti, visto che i fattori da prendere in considerazione sono molteplici.

Si tratta in ogni caso di una soluzione in più da valutare, e che sarà utile per rendersi realmente conto di come potranno cambiare le cose con l’arrivo del mercato libero.

Una sorta di transizione dalla maggior tutela al mercato libero insomma; per molti utenti sarà uno strumento in più per tirare le proprie somme.

Come funziona l’offerta Placet a livello pratico

Cerchiamo di capirne di più facendo degli esempi per comprendere meglio il funzionamento dell’offerta Placet. Se qualcuno avesse già deciso di passare al mercato libero, si sarà accorto che ogni operatore può mettere in atto liberamente la propria offerta. Ma valutare quale sia la più conveniente non è per nulla facile, considerando il fatto che gli aspetti da vagliare sono moltissimi.

Ed è proprio su questo presupposto che si basa l’offerta Placet, che costringe (fino a luglio 2019) gli operatori a inserire alcuni costi invariabili che vengono determinati a priori dall’Autorità per l’Energia.

Con Placet non è possibile inserire nella propria offerta agevolazioni o sconti: l’unica cosa che varierà tra gli operatori è un canone fisso annuo e il prezzo dell’energia. Di fatto cambierà solamente il tipo di prezzo per il servizio fornito, così sarà molto più semplice per l’utente comprendere dove può esserci un risparmio.

Avendo un costo fisso per l’energia per tutti, e togliendo la possibilità di inserire sconti, agevolazioni o premi, l’unico parametro da valutare rimarrà il costo sull’effettivo servizio erogato. Quindi il consumatore è chiamato a fare una valutazione sulle proprie esigenze di consumo e propendere per l’offerta Placet migliore per sé.

Aderire ad un’offerta Placet è semplice: lo si può fare recandosi ad uno sportello, compilando un form online oppure contattando telefonicamente l’operatore scelto.

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La Cina chiama il Friuli

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Il progetto di cui parliamo oggi è  l’ampliamento della “via della seta” tra Cina ed Europa. Pechino vuole a forza inserirsi al centro del grande gioco economico-finanziario e quindi geopolitico europeo, imponendosi di fatto come il “dominus” della globalizzazione, ora più che mai sotto assedio da parte del “risorgere” dei vari protezionismi nazionali. Sul piatto la Cina ha messo: 900 progetti per nuove infrastrutture, 1000 miliardi di dollari in investimenti, 780 miliardi di dollari generati dagli interscambi con gli oltre i 60 paesi coinvolti, 200 mila nuovi posti di lavoro, ciò confermando che trattasi di un piano geopolitico condiviso ed  inclusivo, destinato a trasformare, di fatto e nelle sue fondamenta, l’Eurasia. Sul fronte specifico delle piccole e medie imprese italiane è di ieri l’ufficializzazione che la nostra Cassa Depositi e Prestiti  ha firmato con China Development Bank un importantissimo accordo per la costituzione di un fondo di investimento Italo-Cinese da 100 milioni di euro, atto a sostenere le aziende italiane impegnate lungo la “via della seta”. Ed è qui che entrano in gioco  i porti italiani quali Genova e Trieste come terminali della rotta marittima dalla Cina. E’ soprattutto su Trieste che sono rivolti gli occhi del governo cinese, essendo il porto friulano perfettamente collegato ai corridoi ferroviari e stradali con il cuore dell’Europa. Trieste detiene anche la più grande autostrada del mare che collega l’Europa alla Turchia, idonea per ciò che concerne il traffico container, ed è in assoluto il porto più utilizzato dalle maggiori compagnie mondiali di navigazione commerciale come Maersk, CMA, CGM, Evergreen, ZIM, Safmarine e Cosco. L’interesse cinese per la soluzione portuale triestina è anche data dal fatto che, con il raddoppio del canale di Suez, il mediterraneo ha acquisito una nuova e fortissima “centralità” mai avuta in precedenza. La Cina, dopo aver investito nel Pireo, ha trovato in Trieste un canale di accesso certo, moderno e pronto a ricevere le proprie merci per smistarle velocemente ed in piena sicurezza al resto d’Europa.. A fare centro nella decisione cinese vi è altresì il fatto che il porto di Trieste è immediatamente pronto e disponibile, garantendo così al governo  cinese  un ruolo strategico per le proprie merci così avvalorando la  decisione di creare nel nord Italia un hub logistico europeo. Non a caso la quarta compagnia mondiale per il traffico di container, la Cosco, ha acquisito da poco il 40% del porto di Vado Ligure ed è in costruzione un nuovo modernissimo terminal container che sarà operativo dal 2018.  Personalmente, a livello economico, ritengo che i porti italiani di Trieste, Genova e Venezia, ma soprattutto Trieste per la sua velocità nelle procedure di sdoganamento,  siano i partner perfetti per la leadership cinese, offrendo di fatto  ad essi una via complementare e sicura alla ferrovia che Pechino ipotizza di costruire per collegare il porto Greco all’Europa attraverso i Balcani. Trattasi di uno dei più grandi piani geo-economici in attuazione, condiviso da tutte le nazioni europee che saranno coinvolte e dove i porti italiani ed in particolare Trieste non sono visti dai cinesi come alternativi ma bensì complementari al porto del Pireo. La Cina oggi è forte e concreta e la “via della seta” andrà avanti a grandi passi. Spetta a noi farci trovare pronti  per  questo mastodontico progetto che tocca i 2/3 della popolazione mondiale: progetto che non ha solamente una forte componente economico-infrastrutturale ma esprime, se ancora ce ne fosse bisogno, la proiezione internazionale di Pechino, dove la sua leadership ha una visione economico-finanziaria sempre più lunga e sempre più ampia.
Testo di Fabio Accinelli 
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Gite fuori porta: eleganza e stile per chi viaggia nei week end

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Con l’avvicinarsi della bella stagione si programmano i primi week-end fuori porta alla scoperta di nuove mete turistiche come le Capitali europee, città d’arte o località turistiche.

Per chi viaggia nei week-end e per chi ricerca l’eleganza e il buon stile non può fare a meno di acquistare un set da viaggio in pelle che consenta di trasportare con funzionalità e stile i propri capi d’abbigliamento, accessori, oggetti personali e tutto l’occorrente indispensabile.

Viaggiare con stile: quale set da viaggio acquistare

Per tutti coloro che ricercano la raffinatezza stilistica e l’eleganza senza rinunciare alla comodità e alla funzionalità quando viaggiano, i prodotti must have sono: il portabiti da viaggio capiente e funzionale alle proprie esigenze personali, la borsa da viaggio e la trousse da viaggio.

Tra le varie alternative di set da viaggio da acquistare, la linea di pelletteria firmata Montblanc è la soluzione perfetta per chi ricerca un mixage di stile inconfondibile, eleganza e funzionalità. Da sempre, il noto brand è leader indiscutibile nel soddisfare i gusti più raffinati, proponendo prodotti e accessori di pregiata fattura artigianale.

Set da viaggio Montblanc: dal porta abiti alla trousse

Il porta abiti Montblanc della collezione Meisterstück Soft Grain è realizzato in pelle nera granulata, estremamente morbida al tatto e funzionale: perfetto per i business men che necessitano di “salvare lo spazio” e di trasportare tutti gli abiti da cocktail da indossare in speciali occasioni.

Grazie all’acquisto di questo porta abiti, è possibile trasportare facilmente i propri capi utilizzando i due bottoni metallici e i due manici in pelle, o con la cinghia in nylon regolabile. Sul retro, vi è un’ampia tasca con cerniera, due tasche più piccole e una tasca pensata per le cravatte: tutte da utilizzare per riporre indumenti ed accessori di taglia contenuta.

La borsa viaggio è la soluzione ideale quando si vuole partire riponendo tutti i capi ed accessori in un’unica valigia di grandi, medie o piccole dimensioni.

Montblanc offre diverse borse da viaggio per chi non vuole rinunciare alla ricercatezza stilistica ed alla raffinatezza: un articolo molto interessante ed estremamente funzionale è la borsa Montblanc Sartorial Jet che unisce eleganza, sobrietà e leggerezza.

Il prodotto è realizzato in pelle di vitello e tessuto nylon nero idrorepellente e antigraffio con finitura satinata: è dotata di manici rivestiti in pelle e di una piccola tracolla con la cinghia in nylon regolabile e amovibile. Grazie all’ampio scomparto principale, la borsa è l’ideale per i viaggi d’affari o per i week-end fuori porta.

Per completare il set, non si deve dimenticare di acquistare la bellissima e funzionale trousse da viaggio nel formato piccolo o grande a seconda dell’occorrente da inserire. Tra le migliori e più comode da acquistare, la trousse da toilette Montblanc NightFlight è realizzata in tessuto nylon nero antimacchia e in pelle nera liscia, ideale per riporre gli oggetti personali in un luogo sicuro e asciutto.

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Prima comunione, momento religioso o business?

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La primavera si avvicina e con essa le cerimonie religiose, molti dei nostri ometti si avvieranno verso una tappa importante del loro percorso di crescita e nel loro cammino spirituale: la prima comunione.

Per i ragazzi è un momento emozionante, il culmine di un percorso fatto di impegno e appuntamenti settimanali al catechismo, mentre per i genitori spesso si traduce in un impegno economico, piuttosto consumistico, che poco ha a che fare con il vero significato religioso.

Così mesi prima della cerimonia partono i preparativi, le mamme più ansiose cercano di accaparrarsi il ristorante più “In”, la location perfetta per fare anche un bel servizio fotografico, magari con la piscina e un parco verde, capace di accogliere le decine di persone che parteciperanno al rinfresco, neanche fosse un matrimonio. Con un pranzo di dieci portate, che ovviamente il ristorante venderà ad un prezzo più elevato perché il menu è destinato ad una cerimonia.

La comunione nel costume italiano

La prima comunione è diventata un bene o un servizio, ancora prima che un sacramento. Uno spettacolo da abbellire con costosi addobbi floreali, un’esperienza da immortalare in fotografie e dvd, acquistabili in un pacchetto “tutto compreso”, servizi che ormai non sono più accessori, ma nel costume italiano sono diventati parte stessa della cerimonia. Consapevoli di tutto questo compriamo vestiti costosi, ci adorniamo con particolari acconciature di capelli e partecipiamo alla rappresentazione di una società in cui il significato di Comunione passa dalla sua vera natura di “condivisione” all’esibizionismo e allo sfoggio del proprio ceto sociale, più un momento di business che cammino di fede. Di recente i giornali hanno narrato di carrozze con cavalli bianchi, abiti da sposa, oppure auguri su cartelloni pubblicitari in costume da bagno, celebrazioni pacchiane e kitsch di un momento religioso che sono assolutamente da evitare.

Come educhiamo i nostri figli alla comunione?

Certo la comunione può essere anche un momento di festa, oltre che in chiesa può essere celebrato anche con un rinfresco, ma nel rispetto dell’educazione dei nostri figli e lontano dal concetto di consumismo sfrenato e immotivato. Del resto, se Gesù mangiava pane azimo e vestiva di stracci, il miglior messaggio che possiamo insegnare ai nostri ragazzi in un giorno come questo è la sobrietà e la riflessione interiore. Ci sono cose che non si comprano con il denaro e sono più importanti di quelle che potremmo acquistare.

Cosa regalare per la prima comunione

È giusto che i ragazzi ricevano regali da amici e parenti, ma non dobbiamo rischiare di svilire il significato spirituale di questo giorno, enfatizzando il “regalo materiale”. I ragazzi dovrebbero essere consapevoli del dono più grande che riceveranno, come ha raccontato papa Benedetto XVI in merito alla sua prima comunione:
“…Ho capito che Gesù è entrato nel mio cuore, ha fatto visita proprio a me. E con Gesù Dio stesso è con me. E che questo è un dono di amore che realmente vale più di tutto il resto che può essere dato dalla vita”

Valori, non solo business

La prima comunione merita di essere festeggiata nel migliore dei modi: con bomboniere, il ristorante, un vestito nuovo… come la nostra tradizione vuole, ma ponendo al centro di questo giorno la fede e i valori come l’amicizia, l’amore, l’uguaglianza o l’importanza delle relazioni umane.

È in questo contesto che il sito Vita Insieme aiuta i genitori nell’organizzazione della comunione, un momento importante della vita dei ragazzi, da vivere in modo etico e da celebrare consapevolmente e con stile, senza scadere nel pacchiano.

I genitori che desiderano festeggiare la Prima Comunione dei loro ragazzi come un giorno di fede e di festa possono appoggiarsi al portale Vita Insieme, per trovare tante idee originali e consigli indispensabili: https://www.vitainsieme.it/comunione/idee/

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Food service e ospitalità, imprese +8,7% in cinque anni

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Nel settore food service e ospitalità ci sono 386 mila imprese in Italia, + 1,7% in un anno e + 8,7% in cinque, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, sul registro imprese. In Lombardia sono 55 mila. Prima Milano con 19 mila (+16% in 5 anni), seguita da Brescia con 8 mila (+0,6%), Bergamo (quasi 6 mila, + 5,5%) e da Varese con 4 mila e da Monza, Como, Pavia con circa 3 mila. In Italia prime Roma con oltre 30 mila (+20%), Milano con 19 mila (+16%), Napoli con 18 mila (+16%), Torino (13 mila, + 2%), Salerno, Brescia e Bari (oltre 8 mila).

Nei giorni scorsi si è svolta la presentazione di EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità presso il Mandarin Oriental Hotel di Milano, con la partecipazione del Presidente Evaldo Porro e Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Tra i temi affrontati: l’andamento del mercato di settore, etichettatura energetica e relativi controlli di mercato, gli sviluppi futuri come connectivity.

“Come Camera di commercio – ha dichiarato Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – siamo impegnati con controlli che riguardano l’efficienza energetica delle apparecchiature professionali. Un lavoro che mantiene elevata la qualità dei prodotti, grazie a una concorrenza leale tra gli operatori”.

Evaldo Porro Presidente EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità: “Sono positivi i dati sull’andamento del commercio estero dell’industria italiana delle apparecchiature professionali. La nostra capacità di coniugare accoglienza e innovazione è sempre di più un punto di riferimento internazionale”.

Il 2017 è da registrare come uno degli anni più interessanti dell’intero decennio per EFCEM Italia” ha dichiarato il presidente Evaldo Porro. Per il quinto anno consecutivo gli indicatori sono stati tutti in positivo. La domanda in Italia è cresciuta tra +8% e +12% (a seconda della tipologia di prodotto) e ancora meglio è andata in Spagna (+15%) in un contesto Europeo generalmente in crescita, con l’eccezione della Gran Bretagna dove si registrano rallentamenti probabilmente causati dalle incertezze della Brexit.

Stabili gli Stati Uniti (+2%), in sofferenza il Sud America. La Cina si conferma la realtà più dinamica nello sviluppo della domanda interna. Il Giappone, uno dei maggiori poli produttivi mondiali di apparecchiature professionali, sta iniziando a dare segnali di apertura all’offerta made in Italy.

In Italia grazie al miglioramento della situazione economica generale e dei consumi, alla tendenza verso le culture gastronomiche etniche ed innovative e infine, all’andamento del flusso turistico (incremento di circa il 5%), appaiono positive le previsioni 2018 che puntano ad una stima di crescita del 5-7%.

L’Industria italiana delle attrezzature professionali si conferma leader in Europa con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e un export che copre oltre il 70% della produzione.

Il settore nazionale mostra condizioni economico-finanziarie particolarmente positive: nel 2016 il settore ha raggiunto il punto massimo sia nei fatturati che negli indici di redditività degli ultimi anni.

I margini operativi e l’efficienza d’uso del capitale investito risultano su livelli superiori a quelli precedenti la recessione iniziata nel 2008 e la capacità di autofinanziamento del settore appare generalmente elevata (il 45% delle imprese ha registrato nell’ultimo periodo un cash-flow superiore al 5% del valore della produzione) con un ricorso all’indebitamento contenuto: il rapporto tra debiti finanziari e capitale proprio (leverage) è inferiore a 0.25 per la metà delle imprese del settore.

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Lombardia, business dei trasporti. 2 mila le start-up su 10 mila in Italia

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Trasporti, sono quasi 10 mila le start up nate in Italia tra il 2015 e il 2017 tra produzione, trasporti via terra, mare ed aria e servizi di supporto. Circa 2 mila le iscritte in Lombardia che da sola pesa il 20,3% del totale nazionale. Sono soprattutto imprese del settore del trasporto terrestre (5.157 in Italia, 1.016 in Lombardia) e delle attività di supporto (3.190 in Italia e 769 in Lombardia).

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La traduzione di cataloghi e manuali: un passaggio necessario nell’’economia globale

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La traduzione di cataloghi e manuali deve essere effettuata tenendo presenti le peculiarità dei testi presenti in questo tipo di pubblicazioni, che hanno caratteristiche molto diverse da ogni altro tipo di testo. Un risultato efficace può essere assicurato soltanto da traduttori professionisti.

Il catalogo: una porta aperta sul mondo

Il catalogo dei prodotti di un’azienda, dei pezzi d’arte esposti in un museo, dei modelli di una boutique sartoriale hanno tutti un elemento comune: presentano testi brevi e specialistici, che utilizzano spesso un linguaggio tecnico proprio del settore per i quali sono prodotti.

La necessità principale è quella di creare un equilibrio tra forma e contenuto che rispecchi nel testo tradotto l’equilibrio che caratterizza il testo originale.

Il manuale: le istruzioni per il successo

Un manuale è in genere un testo altamente tecnico che deve essere principalmente chiaro e fruibile. La traduzione di un manuale nella maggior parte dei casi viene preceduta da uno studio approfondito dell’argomento oppure viene svolta da traduttori che siano anche esperti del settore.

La necessità di tradurre cataloghi e manuali nell’economia globale

La traduzione di cataloghi e manuali deve essere fruibile, precisa e talvolta coinvolgente quanto il testo originale, rendendosi in grado di comunicare la mission aziendale e le caratteristiche dei prodotti presentati.

L’esattezza dei testi presenti all’interno di un manuale è di importanza cruciale perché proprio dall’esattezza e dalla chiarezza dei testi presenti all’interno di un manuale dipendono la corretta fruizione di un prodotto o di un servizio da parte degli utenti e pertanto la potenziale diffusione di quel prodotto o di quel servizio a livello globale.

Gli obiettivi di una buona traduzione di cataloghi

In merito alla traduzione di cataloghi la necessità principale è quella di creare un equilibrio tra forma e contenuto che rispecchi nel testo tradotto lo stesso equilibrio che caratterizza il testo originale, in maniera che il testo elaborato dal traduttore sia fluido e piacevole quanto quello di partenza, utilizzando il linguaggio tecnico e le sue variazioni in maniera appropriata.

Gli obiettivi di una buona traduzione di manuali

Il pericolo principale in cui incorre il traduttore alle prese con la traduzione di manuali è quello di creare un testo dal suono meccanico e non scorrevole. Il cross match cioè il controllo incrociato tra il testo originale e quello tradotto è inoltre un momento irrinunciabile nella revisione in questo genere di traduzioni: l’obiettivo di questo passaggio è accertarsi di non aver trascurato o tradotto in maniera errata passaggi cruciali del testo.

E’ meglio affidarsi a un professionista o a un’agenzia?

Posto che nel caso della traduzione di cataloghi o manuali è essenziale affidarsi a professionisti della traduzione tecnica, spesso non è semplice individuare un traduttore con le conoscenze professionali necessarie a svolgere adeguatamente il lavoro.

Risulta molto più semplice e spesso efficace rivolgersi allora a un’agenzia di traduzione, dal momento che ognuna di esse dispone di un team di traduttori e revisori tra i quali potranno essere selezionati i più competenti in merito alle traduzioni di cataloghi e manuali.

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Perché scegliere una scuola primaria bilingue per i bambini?

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Scegliere la scuola primaria è, per molti genitori, fonte di preoccupazione. Il passaparola può essere molto utile da questo punto di vista, ma è bene valutare con attenzione i diversi criteri che possono orientare la decisione verso questo o quell’istituto. Uno dei fattori da prendere in considerazione riguarda, per esempio, il numero di ore di studio che vengono dedicate alla lingua inglese. Ormai da tempo è accertato che la conoscenza dell’inglese è fondamentale nella maggior parte degli ambiti del mondo del lavoro: tanto vale iniziare l’apprendimento fin da piccoli.

Come trovare una scuola primaria bilingue

Il sito http://www.stphilipschool.it/it/scuola-primaria-paritaria.html può essere preso come punto di riferimento a Roma per chi è alla ricerca di una scuola primaria bilingue. In Lombardia invece già da qualche anno è attivo un progetto sperimentale denominato BEI/IBI, sigla che sta per Bilingual Education Italy / Educazione Bilingue Italia, in virtù del quale non ci si limita a insegnare l’inglese, ma addirittura altre materie curriculari prevedono l’impiego della lingua straniera. Sono ancora pochi gli istituti che hanno scelto di aderire a questa formula, il che vuol dire che spesso per iscriversi è necessario far fronte a file interminabili.

Le attività extra-curriculari

Un altro parametro su cui è opportuno concentrarsi nella scelta della scuola primaria per il proprio bambino riguarda la disponibilità di attività extra-curriculari che fanno parte del piano dell’offerta formativa. Si può trattare di sport o di attività artistiche, ma anche di musica: ciò che conta è la varietà di soluzioni. Spesso, per altro, sono proprio le attività previste fuori dall’aula che fanno la differenza tra una scuola e un’altra: esse contribuiscono in maniera decisiva alla formazione dei bimbi, sia perché sviluppano la loro socialità, sia perché favoriscono il loro apprendimento. E se in una scuola ci si lamenta dell’assenza di fondi che impedisce l’organizzazione di gite o altre attività, il consiglio è quello di indirizzare il proprio sguardo da altre parti.

Anche la qualità delle strutture logistiche ha un valore importante: l’ambiente in cui i bambini passano gran parte della propria giornata deve essere pulito e in ordine, e magari dotato di attrezzature e strumenti che permettano di dedicarsi ad attività ricreative e sportive in totale sicurezza. L’attività motoria non deve rappresentare un’eccezione nella settimana tipo di un alunno della scuola primaria, ma deve punteggiare ogni sua giornata: ecco perché sono necessari degli spazi ad hoc, in cui i piccoli si possano sfogare evitando di concedersi una quotidianità troppo sedentaria.

Infine, l’ultimo aspetto su cui è bene focalizzarsi è relativo alla presenza di genitori all’interno della scuola: essa sta a indicare la volontà da parte della dirigenza scolastica e del corpo docente di aprirsi e di confrontarsi con mamme e papà rispetto ai progetti educativi che vengono proposti. Lo scambio con le famiglie è sempre un sinonimo di crescita e, al tempo stesso, uno stimolo per il miglioramento. Non solo: l’attività dei genitori può favorire l’organizzazione di attività ed eventi, ma più semplicemente può essere il punto di partenza per la fruizione di strumenti didattici che non potrebbero essere acquistati con le sole risorse della scuola. Risorse intese sia sul piano economico che dal punto di vista operativo.

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La Cina gioca con il cuore dell’Europa

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Oggi come oggi il colosso asiatico Cina gioca più che mai un ruolo importante nel cuore del vecchio continente andando ad inserirsi in uno scenario sempre più globale. Pechino ha varato progetti infrastrutturali che andranno a modificare, di fatto, il mercato orientale e le certezze politiche-economiche dei paesi Europei. Il vertice di Budapest dei 16 + 1 ha visto confrontarsi Pechino da una parte e dall’altra i Premier di 16 paesi dell’Europa centro orientale: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituana, Romania, Bulgheria, Albania e le 6 ex Repubbliche della Jugoslavia. Visti nel dettaglio 11 paesi già nella U.E. e 5 dei Balcani in attesa di entrarvi: tutte nazioni con seri problemi e frustrazioni nei confronti di Bruxelles. Nazioni necessitanti di trovare partners che possano investire nelle proprie economie in maniera diretta, funzionale e continuativa, tutti aggettivi riscontrabili nella forza economica e finanziaria della Cina. Si può vedere in questo futuro, mai così prossimo, la costruzione di una nuova “via della seta”, ovvero una modernissima rete ferroviaria lunga più di 11.000 km creata per trasportare in tempi velocissimi merci cinesi a prezzi competitivi nel cuore dell’Europa. Sono occorsi meno di 10 anni per terminarla. Di fatto operativa dal 2016, proprio a Budapest, sede del vertice dell’altro ieri dei 16 + 1, è arrivato in aprile il primo treno merci da Pechino. Ora è partito il progetto per collegare, ad alta velocità, Budapest a Belgrado, un’opera ingegneristica da 3,8 miliardi di dollari che darà lavoro a migliaia di operai, ingegneri, tecnici e società specializzate dei paesi dell’Est Europa con la supervisione cinese. Tale opera permetterà di ridurre i tempi di percorrenza per merci e passeggeri da 8 a 3 ore, recuperando di fatto la vecchia rotta balcanica con l’aggiunta, economicamente rilevante, del collegamento al Sud con il porto del Pireo ( incrementando così anche l’occupazione greca) ed al Nord con l’Ungheria. Figura economica particolarmente importante per Pechino diverrà la Lettonia, perché permetterà alle merci del colosso asiatico di entrare con forza in tutto il mercato scandinavo. L’Europa occidentale risulta essere una priorità per la Cina tanto che Pechino si è opposta in maniera netta contro la Brexit proprio per poter dialogare sempre e solo con un unico interlocutore per tutto il continente europeo. Bruxelles si trova in una posizione difensiva anche perché non ha alcuna possibilità di contrastare più di tanto l’invasione dei prodotti cinesi. Di fatto Bruxelles tenta di creare ostacoli con la creazione di regolamenti alla concorrenza cinese, ed altresì cerca di ingolosire, con poco successo, i paesi dell’Est Europa con fondi UE che vadano a cercare di contrastare i grandi investimenti cinesi sugli appalti per la costruzione delle nuove infrastrutture. Oggi Bruxelles gioca, di fatto, su una difesa commerciale: soluzione però insufficiente a sostenere la competitività reale del sistema Europa nei mercati globali. Queste misure hanno portato una serie di insuccessi e non riescono ad imporre limiti agli investimenti cinesi nelle industrie strategiche centro orientali. La Cina in questo contesto gioca a carte scoperte con l’Europa, riuscendo ad aggregare attività imprenditoriali con investimenti su infrastrutture a servizio dei propri interesse strategici commerciali. Il rischio reale per Bruxelles è vedere sorgere una zona di influenza cinese nell’Europa centro orientale: una realtà che da finanziaria ed economica diverrebbe di fatto politica. Ci troviamo nella realtà, non semplicemente di fronte ad investimenti a fondo perduto, bensì investimenti che dovranno essere ripagati sia economicamente che in termini di condizionamenti e scelte politiche. Il rischio per l’Europa è vedersi sfuggire di mano il governo su una parte del suo continente, lasciando aperto il fianco centro-orientale ad un “ terzo socio” economicamente e politicamente oggi molto più forte di lei.

 

Testo di Fabio Accinelli 

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