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Gestione delle spese? Facilissima con l’app Tinaba

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Un’app rivoluziona la gestione del denaro, ecco come

Tre anni di ricerca e sviluppo, 30 milioni investiti, 500 persone coinvolte nella fase iniziale di test. Queste le premesse che hanno portato al lancio sul mercato di Tinaba, la start-up fintech che promette di rivoluzionare il mondo dei pagamenti e della gestione del denaro tramite app. La start-up è già attiva in Italia, grazie all’accordo in esclusiva con Banca Profilo, e si espanderà nei prossimi mesi negli altri Paesi europei grazie ad accordi analoghi con banche partner locali.

Tinaba, acronimo di “This is not a Bank” (“questa non è una Banca”) anche se non è la prima App italiana per il mobile payment (vedasi Hype di Banca Sella, Satispay, 2pay e Jiffy della Sia), è sicuramente la più competitiva perché permette di trasferire il denaro da un utente ad un altro – basta avere il contatto in rubrica e aver installato l’App sul proprio smartphone – senza nessun costo di commissione.

Come funziona e a chi è dedicata

Tinaba è una App gratuita che semplifica la gestione delle proprie spese e permette di inviare, aggregare e condividere il denaro in maniera immediata e secondo un meccanismo simile a quello dei più popolari social network, a costo zero perché ogni transazione è gratuita e senza commissioni.

Nella versione Business è possibile sfruttare l’App anche per il lavoro dal momento che permette la gestione di entrate ed uscite relative alla propria attività. L’App rappresenta un valore aggiunto per tutti i commercianti, soprattutto quelli che utilizzano spesso il POS, dal momento che Tinaba non prevede costi di commissione sui pagamenti ricevuti. Con Tinaba gli utenti possono pagare senza dover recarsi alla cassa e in pochi secondi, in quanto il denaro viene scambiato in tempo reale.

Sempre più social

Oltre ad essere gratuita, l’App è semplice, sicura e funziona secondo un meccanismo simile a quello dei più popolari social network. È il caso, ad esempio, della creazione di una cassa comune: si può scegliere importo e durata nonché inoltrare inviti a tutti i contatti che si desidera coinvolgere. E se alla fine non si spende tutto, niente paura: la App provvederà a restituire la cifra rimasta, in modo proporzionale a tutti i partecipanti.

Tinaba consente quindi di condividere il denaro tra gli utenti, per una cassa comune ma anche per una raccolta fondi a scopo solidale, così come di risparmiare in modo automatico con la funzione Salvadanaio, cui possono contribuire anche amici e parenti.

Le caratteristiche della rivoluzionaria App offrono all’utente la possibilità di godere del Fast Check-Out, eliminare code alla cassa, dividere il conto e avere un assistente virtuale.

La Carta Tinaba prepagata e senza commissioni

La Carta Prepagata Tinaba, inviata gratuitamente a casa a chi si registra alla App, può essere ricaricata in qualunque momento dal wallet, e usata per pagare nei negozi non ancora convenzionati o sul web.

La carta prepagata rappresenta uno strumento molto utile anche per i più giovani, a partire dai 12 anni di età, in particolar modo per quelli che hanno in programma di recarsi all’estero per studio o per trascorrere le vacanze, configurandosi quindi come una carta di credito per ragazzi.

Grazie alla Carta Tinaba ricaricabile, i genitori possono inviare loro in ogni momento una somma di denaro di emergenza tramite la App. In questo modo, il ragazzo o la ragazza in questione non dovranno fare altro che ricaricare la loro carta direttamente dall’app, una volta ricevuto il denaro.

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Patrimonio e famiglia: un binomio imprescindibile

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I nostri patrimoni, indipendentemente dalla loro consistenza economica, sono giornalmente esposti ad una molteplicità di rischi: non ultimi quelli connessi alla propria sfera professionale o privata. Anche le cause di separazione e di divorzio, in assenza di  “asset protection”, possono essere causa di conflitti e vere e proprie guerre fra i coniugi. Così come pure un rovescio economico nella propria azienda o un fallimento possono comportare il pignoramento e la consequenziale perdita dei beni sia aziendali che personali.

Da ciò si desume che le vicende attive e passive legate ad un patrimonio hanno inevitabilmente ripercussioni positive e/o negative sia sul patrimonio stesso che sulla famiglia del detentore, con profonda incidenza sulla personale stabilità economica.

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Cosa indossare in moto d’estate

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Col sopraggiungere della calura estiva in moto la mitica giacca di pelle risulta ovviamente essere troppo pesante, così come la tuta o la giacca in cordura. Allora, sempre più spesso ci si chiede: come risolvere questo problema? Cosa è meglio indossare in moto d’estate? Com’è opportuno attrezzarsi? Vediamo allora cosa è meglio mettersi addosso in moto quando d’estate il sole diventa cocente.

La protezione prima di tutto

Sul mercato sono disponibili numerosi capi di abbigliamento moto estivo, ma esistono anche indumenti tecnici ideati per poter essere indossati ad ogni temperatura, grazie alla loro enorme flessibilità e versatilità. Prima di tutto bisogna dire che è necessario comunque indossare capi che resistano agli strappi, alle escoriazioni e alle abrasioni da asfalto e che siano capi muniti di protezioni CE previste dalla legge per l’utilizzo in strada. Dunque evitate assolutamente la normale giacca di tessuto, poichè rischiereste facilmente di sbucciarvi in caso di caduta dalla moto.

Quali capi scegliere con cura

Per viaggiare in moto protetti e piacevolmente freschi scopri abbigliamento moto estivo: avrai una vasta scelta di capi di abbigliamento da poter effettuare. L’importante è ricordare sempre che è meglio essere protetti, anche se ciò magari ci fa sudare un pò: dunque la primissima regola è non rinunciare mai alle protezioni, anche d’estate. Fortunatamente le aziende che producono abbigliamento tecnico per motociclisti grazie all’innovazione delle tecnologie di produzione riescono a garantire capi capaci di offrire un’ottima aerazione come tute, giacche in tessuto traforate e gilet con protezione integrale. Oltre allo zaino contenente liquidi (il cosiddetto camelback), le aziende produttrici di abbigliamento tecnico volgono il loro sguardo continuamente
verso la risoluzione o comunque il miglioramento del problema del caldo.

Cosa indossare in moto d’estate

Prima di tutto come già accennato è necessario proteggersi, dunque anche se la tuta in pelle sembra il capo meno adatto alla stagione, esso è sicuramente il più protettivo; dunque bisogna indossare la tuta e se possibile, utilizzare anche un sottotuta che è di certo più semplice da lavare rispetto alla tuta. Per quanto riguarda la testa, è bene indossare un sottocasco ed è consigliato anche portarne un altro di ricambio poichè al sole ci mette giusto 5 minuti ad asciugare. C’è da dire comunque che per quanto riguarda i caschi, tutti, soprattutto i jet, hanno degli inserti traforati sulla parte superiore ed in più sono corredati di un regolatore del flusso d’aria attraverso un piccolo sportellino. Le giacche in cordura sono da utilizzare solo se hanno dei fori sulle maniche, sul petto e sui lati della
schiena poichè permettono un costante passaggio d’aria. Quasi tutte sono corredate di protezioni su gomiti e spalle ed è raccomandato indossare solo quelle omologate CE. Stessa cosa per i pantaloni estivi, provvisti anch’essi anteriormente di fori all’altezza dei quadricipiti e a volte anche nella zona delle parti intime e dotati inoltre di protezioni rigide oppure semirigide sulle ginocchia e più morbide sui fianchi. I guanti estivi, sia con protezioni sulle nocche delle dita che senza, di solito sono composti in tessuto elastico e traforato. Perfetti sono quelli in pelle e tessuto che uniscono la resistenza agli strappi della pelle con una buona aerazione del tessuto. Per i motociclisti che non riescono proprio a rinunciare ai guanti racing, vi sono guanti con protezioni dotate di prese d’aria per ventilare le mani e renderle più fresche. Infine per i piedi vi sono in commercio scarpe e stivali traforat
i i quali fanno entrare l’aria sia nella zona delle caviglie che nella parte anteriore dei piedi. Insomma, in definitiva si può dire che con un adeguato abbigliamento il caldo in moto poi non dovrebbe essere così insopportabile!

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La ristrutturazione dell’ufficio passa per il contract

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Ristrutturare con il servizio contract

Ottimizzazione dei tempi e qualità e risultati garantiti. Con il servizio contract per ufficio ristrutturare l’ufficio, diventa più facile, economico e soprattutto con risultati ottimi. L’importante è affidarsi a un partner con esperienza, meglio se produttore di mobili e arredi per ufficio e dotato di uno staff interno composto da progettisti, architetti e personale altamente qualificato. Questo è possibile grazie al servizio di contract per ufficio attraverso cui il cliente delega tutto a un unico soggetto.  Il cliente sarà ovviamente coinvolto nelle decisioni più importanti e verrà periodicamente informato dello stato di avanzamento dei lavori.

Vantaggi della formula contract ufficio

La ristrutturazione del proprio ufficio può rivelarsi un’impresa complicata, soprattutto se si decide di non cambiare qualche mobile ma di cambiare completamente l’ufficio. Per evitare di sbagliare, ed assicurarsi di fare un bel lavoro, scegliere la formula contract ufficio può sicuramente essere una buona soluzione. Ma è necessario affidarsi a un’azienda esperta, meglio se produttore di mobili per ufficio. Un’azienda in grado di coordinare le attività di ristrutturazione, dalla progettazione alla sistemazione vera e propria.

I principali vantaggi sono:

  • Unico Interlocutore – Con il Contract si ha un solo interlocutore per tutti i lavori e questo significa uno snellimento a livello burocratico e di rapporti con la commitenza.
  • Lavori Coordinati – Contract significa miglioramento per quanto riguarda la realizzazione del progetto. Un interlocutore significa più controllo e quindi maggior professionalità.
  • Personalizzazione – Se l’interlocutore in questione è un produttore di Mobili per Ufficio il “su misura” e la possibilità di personalizzare diventano una possibilità reale
  • Rispetto dei tempi di consegna – Avendo un unico interlocutore si riesce a stare nei tempi previsti

Scegliere il giusto partner con cui ristrutturare il proprio ufficio è fondamentale. Un partner che dovrà essere produttore di mobili prima di tutto e quindi con alle spalle anni di esperienza nel settore, a contatto con aziende di tutte le dimensioni. IVM Contract diventa così il partner migliore e affidabile a cui rivolgersi per ristrutturare l’ufficio, ottimizzando i tempi e avendo la garanzia di un lavoro fatto bene.

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SEO e Link Building: come gestire quest’attività di ottimizzazione utilizzando degli appositi tool

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Con il termine SEO, come ben sapranno gli esperti di Web Marketing, si fa riferimento ad una serie di ottimizzazioni che hanno il medesimo fine: posizionare un sito Internet e tutti i suoi contenuti ai primi posti di Google per quanto riguarda specifiche keyword di ricerca.
È noto a tutti il fatto che Google sia uno strumento utilizzato da chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la navigazione online, di conseguenza la grande maggioranza degli accessi ai siti web proviene proprio da questo canale.
Fare in modo che un sito web figuri tra le prime proposte di Google per quanto riguarda ricerche coerenti con i suoi contenuti significa garantirgli un vantaggio davvero notevole nei confronti dei siti web concorrenti, per questo motivo dunque gli interventi SEO sono sempre più richiesti.

Che cos’è la Link Building?

La cosiddetta Link Building è una delle numerose attività che gli esperti di Web Marketing possono eseguire per ottimizzare un sito web dal punto di vista SEO.
Senza addentrarci oltremodo in questioni tecniche possiamo sottolineare che la Link Building consiste sostanzialmente nel procurare al sito di interesse una serie di link in entrata, i cosiddetti backlink: se un sito Internet è molto linkato da altre risorse online, infatti, tende ad essere benvisto da Google, dunque è alquanto probabile che il suo posizionamento all’interno del motore di ricerca migliori in modo importante.
Procurare dei link a un sito web tuttavia non deve essere un’operazione puramente meccanica, tantomeno si deve badare esclusivamente alla quantità: è molto importante che gli esperti SEO operino con cautela selezionando con attenzione le risorse dalle quali ottenere il link, dal momento che un’attività di Link Building effettuata in modo approssimativo può procurare perfino delle penalizzazioni, quindi può di fatto divenire dannosa.

La gestione dei link: perché utilizzare un tool

Un’attività di Link Building dunque non si basa esclusivamente sull’ottenimento di vari link, ma richiede anche una gestione costante.
I link in entrata d’altronde possono essere ottenuti tramite una molteplicità di attività differenti, basti pensare ad esempio al Guest Posting, all’Article Marketing, all’inserimento all’interno di directory.
Questi termini risulteranno del tutto sconosciuti a chi non ha un’esperienza specifica, ciò che è importante sottolineare ad ogni modo è che chi esegue la Link Building deve avere un quadro chiaro ed aggiornato di tutti i link che ha procurato al sito Internet da ottimizzare.
Dal momento che quest’esigenza è sempre più sentita dagli esperti SEO sono stati creati diversi tool che rispondono in modo specifico a questo bisogno, facilitando in modo importante tali operazioni di ottimizzazione.

SeoLuxury, il tool specifico per l’attività di Link Building

SeoLuxury è un ottimo esempio di tool ideato appositamente per la gestione di un’attività di Link Building.
Questo tool è stato progettato affinché chi cura la Link Building possa avere un quadro nitido di tutti i link in entrata, ordinatamente suddivisi in base alla loro natura.
Utilizzare un tool come SeoLuxury consente di conoscere e di gestire tutti i link in entrata riguardanti uno o più siti web attraverso un’unica interfaccia, evitando così di dover far riferimento a numerosi file excel, peraltro assai meno agevoli nel loro aggiornamento.
L’iscrizione a SeoLuxury è gratuita e viene offerta la possibilità di usufruire di un trial di 5 giorni: in questo modo chi è interessato può dunque familiarizzare con lo strumento e scoprirne le potenzialità, in modo da apprezzarne personalmente la semplicità di gestione.
Nel vasto e variegato mondo SEO l’utilizzo di tool specifici è sempre più consueto, anzi è divenuto fondamentale per raggiungere dei risultati apprezzabili, e SeoLuxury è una risorsa molto efficiente per quel che riguarda la Link Building.

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La protesi capelli che ti restituisce una chioma naturale

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Quando si perdono i capelli, parzialmente o totalmente, l’idea di ricorrere a una protesi di primo acchito può far pensare a qualcosa di poco naturale e/o antiestetico. In realtà non bisogna immaginare i parrucchini di un tempo, ma delle riproduzioni fedeli della capigliatura dell’utilizzatore. Le protesi moderne, infatti, sono realizzate tenendo presente le caratteristiche della chioma e del cranio dell’utilizzatore. Scopriamole insieme nel dettaglio.

Le protesi capelli, che vengono denominate anche ricostruzioni o protesi capillari, servono a integrare una zona nucale calva da ricoprire. Si tratta senz’altro della migliore soluzione non chirurgica per coloro che sono affetti da calvizie o da diradamento dei capelli. Le protesi vengono realizzate in appositi centri tricologici con tessuti naturali e dermatologicamente testati, su cui vengono innestati capelli veri, utilizzati per riprodurre in maniera fedele la chioma e del cuoio capelluto.

Come si realizza la protesi capelli con sistema CRL

La protesi capelli con sistema CRL è la soluzione ottimale per recuperare una capigliatura folta, vitale e naturale, senza tuttavia rinunciare alla propria libertà di movimento. Con le moderne protesi, infatti, non si corre il rischio di incappare in imbarazzanti incidenti come succedeva una volta.

Principali fasi della protesi con sistema CRL

Le principali fasi per mettere a punto una protesi con sistema CRL sono le seguenti:

1 – consulenza tricologica: gli operatori del centro analizzano le caratteristiche del cuoio capelluto e della chioma del paziente. In questa fase, inoltre, si effettuano tutte le prove allergiche necessarie al fine di evitare eventuali disturbi (dermatiti, pruriti, arrossamenti, ecc.);

2 – riproduzione delle caratteristiche del cranio: gli operatori realizzano un calco del cranio, su cui andranno innestati i capelli naturali; un apposito programma informatico ne registra tutte le misure e le caratteristiche del calco e poi realizza una copia fedele del cranio. Tale modello servirà quando si andrà a creare la protesi capelli;

3 – scelta dei capelli: per ottenere dei capelli del tutto simili a quelli del cliente viene effettuata una accurata cernita, fino a individuare quelli più simili per ondulazione, corposità e colore. Ricordiamo che le protesi realizzate con sistema CRL utilizzano esclusivamente i capelli di donatori europei, in quanto garantiscono un effetto più naturale e, nel contempo, sono più facili da districare.

4 – preparazione della base: la protesi viene realizzata con biomateriali polimerici che risultano essere perfettamente traspiranti, selezionati dopo una serie di test allergici. La base, a questo punto, viene colorata. Infine si assembla il supporto su cui andranno innestati i capelli, tenendo presente i parametri del cranio precedentemente rilevati;

5 – innesto: il processo di innesto viene effettuato da un operatore manualmente: i capelli, infatti, vengono inseriti uno a uno sulla protesi, tenendo presente tutte le caratteristiche della chioma originale, ovvero distribuzione, inclinazione e foltezza.

6 – integrazione: l’ultima fase consiste nell’integrare la protesi sul cuoio capelluto del cliente; a tal fine vengono utilizzati speciali collanti dermatologicamente testati da centri ad hoc. Infine si procede con il taglio e l’acconciatura, a seconda delle specifiche esigenze del cliente.

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Anche gli operai potranno lavorare da casa. Ecco la smart production

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Al Kilometro Rosso, Bergamo, lo scorso 4 maggio si è tenuto il workshop “dallo Smart Working alla Smart Production, come le persone e le tecnologie riorganizzano il lavoro”.

Quindi aziende, tra le più innovative del nostro paese, si sono confrontate su come portale le logiche dello Smart Working in produzione e in generale in contesti operations.

Lo Smart Working, in sperimentazione già da qualche anno, oggi è una modalità di lavoro sempre più diffusa e adottata soprattutto in ambito impiegatizio e negli uffici. La formula, che prevede che i lavoratori possano lavorare da casa con una certa flessibilità di orario per un numero variabile di giorni al mese, piace sia ai collaboratori che alle imprese: consente agli Smart Worker i risparmi di tempo e di denaro (per trasferte e pasti) e produce nelle aziende economie di spesa in spazi, affitti, buoni pasto, indennità di pendolarismo oltre che riduzioni dei giorni di malattia.

Ma se lo Smart Working consente così tanti vantaggi, perché non portarlo oltre i confini degli uffici, nelle fabbriche, nei punti vendita, nelle corsie degli ospedali, nelle filiali di banca, in produzione?

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Cresce ancora a doppia cifra l’e-commerce italiano: +16%

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Il valore degli acquisti online raggiungerà nel 2017 i 23,1 miliardi di euro con un incremento pari a oltre 3,2 miliardi di € rispetto al 2016 (+16%). Tra i settori che trainano il mercato troviamo il Food&Grocery (+37%), seguito da Arredamento & Home Living (+27%), Informatica & Elettronica di Consumo (+26%), Abbigliamento (+25%). Gli acquisti via Smartphone crescono del 52% e unitamente a quelli fatti attraverso il Tablet pesano per quasi un terzo dell’intero mercato e-commerce.

Prosegue lo sviluppo dell’eCommerce italiano: il valore degli acquisti online da parte dei consumatori italiani arriverà nel 2017 a quota 23,1 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto al 2016.
Gli acquisti e-commerce di prodotti cresceranno nel 2017 del 25%, a un tasso più che triplo rispetto a quello dei servizi (+8%). Per la prima volta nella storia dell’eCommerce italiano, il mercato online dei prodotti varrà tanto quanto quello dei servizi.

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FMI boccia le banche italiane

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Sarà pure il tempo dei ciliegi in fiore e della kermesse degli Spring Meetings, ma quando si parla dell’Italia il sopracciglio inevitabilmente si inarca. Due documenti, il Global Financial Stability Report (banche e finanza) e il Fiscal Monitor (conti pubblici) non risparmiano bacchettate: troppe sofferenze e troppi sportelli bancari, attenzione alla spesa per pensioni e investimenti pubblici, reintroduzione dell’Imu sulla prima casa e fondi per la riduzione del cuneo fiscale.

L’analisi del sistema bancario italiano è severa. Il Fondo mette l’Italia in castigo sul tema più critico degli ultimi anni: gli Npl, cioè i crediti deteriorati. Siamo al terzo posto tra i grandi Paesi europei per entità di sofferenze lorde rispetto agli attivi delle banche: in testa c’è l’Irlanda con il 14,6%, segue il Portogallo con il 12,6% e quindi l’Italia con il 12,2%. Giusto per avere un’idea: le sofferenze in Austria sono il 3,1%. Il Fondo rimprovera anche di non aver ridotto abbastanza gli Npl: dal 2008 siamo scesi solo di 0,1 punti, meno del Portogallo, l’altro Paese “attenzionato”, che ha fatto -0,2 punti.

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La necessità del visto turistico per entrare in Australia

Ayres Rock, Australia: A Kangaroo warning road sign in the desert near Uluru

Se devi fare un viaggio in Australia, sappi che per entrarvi avrai bisogno di richiedere un visto. Prima di fare ciò, però, devi conoscere bene alcune informazioni molto importanti, necessarie al fine di ottenere il visto per Australia più adatto alle tue necessità. Infatti, per fare ingresso in questo paese, vi sono una serie di visti da richiedere che vanno concessi in base alle motivazioni per le quali ci si reca, all’età e ad altri svariati requisiti. Il visto turistico per l’Australia può essere richiesto tramite un’agenzia di viaggi, online senza che vi sia la necessità di inviare documenti o passaporto oppure tramite il consolato australiano.

Il visto turistico per l’Australia: cos’è

Il visto turistico per l’Australia è riferito a chi vi si reca in vacanza per ragioni ricreative o sociali, per visitare amici o parenti o per altri scopi a breve termine che non riguardino la propria professione, cioè che non riguardino l’eventuale ricerca di un lavoro. Vi sono diversi tipi di visto per Australia: vediamo quali sono e cerchiamo dunque di capire qual’è il visto più appropriato alle nostre esigenze nel caso in cui avessimo in mente l’idea di partire verso questo straordinario paese dalle tante attrazioni e dai tanti luoghi da visitare.

eVisitor

L’ eVisitor è un visto per Australia elettronico rilasciato per soggiornare in Australia solo ed esclusivamente a scopo turistico oppure d’affari per un tempo al massimo di tre mesi. Viene rilasciato a coloro che possiedono un passaporto dell’Unione Europea o da altri paesi europei che risiedono al di fuori dell’Australia.

L’ETA Visitor

L’ETA Visitor è un visto per Australia elettronico adatto solo per le visite brevi fino ad un massimo di 3 mesi e viene rilasciato a coloro vivono al di fuori dell’Australia e che posseggono il passaporto di alcuni paesi e regioni.

Tourist Visa

Il Tourist Visa è un visto per Australia temporaneo che permette di soggiornare nel paese al massimo fino tre, sei oppure dodici mesi. Questo visto può essere richiesto sia compilando la domanda online sul sito del Ministero per l’immigrazione australiana oppure facendone domanda appena giunti nel paese. Anche se il Tourist Visa può sembrare lo sbocco più facile e più diretto per poter fare ingresso in Australia, bisogna comunque rispettare obbligatoriamente dei requisiti, in quanto se ciò non dovesse accadere e la vostra domanda non dovesse rispettare alla lettera le indicazioni fornite del Dipartimento di Immigrazione e Protezione delle Frontiere, potreste incorrere nel pericolo di non riuscire ad ottenere il Tourist Visa. Dunque prestate molta attenzione a ciò che vi viene richiesto e cercate di avere tutti i requisiti in regola per evitare spiacevoli sorprese.

Sponsored family visa

Lo Sponsored family visa è un visto per Australia destinato a coloro che si recano nel paese per far visita ai familiari e dura al massimo 12 mesi. Alcuni cittadini non australiani che provengono da determinati paesi possono tranquillamente passare in Australia senza alcun bisogno del rilascio di un visto. Se non si rientra in nessuno di questi paesi, allora siamo obbligati necessariamente a richiedere un visto di transito. I consolati e le ambasciate che si trovano in Italia non sono autorizzati a rilasciare visti, quindi in alternativa potete richieder il visto presso l’Ufficio Immigrazione dell’ambasciata d’Australia a Berlino. Per richiedere uno qualsiasi di questi visti turistici per entrare in Australia, bisogna avere una foto tessera ed il passaporto ma oltre a questi possono essere necessari altri documenti soprattutto per le persone che vogliono ottenere il rilascio di un visto che abbia una durata di più di 90 giorni.

 

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