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Stefano Pigolotti: fare impresa è un’’impresa

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Complice il mercato del lavoro sempre più parcellizzato e mobile, che ha decretato la scomparsa del posto fisso a vantaggio di numerosi lavori a tempo determinato, in molti puntano a creare la propria azienda o start up, creandola da zero per portarla al successo. Ma quali sono gli step fondamentali per creare e amministrare un’azienda di successo? Abbiamo chiesto il parere di Stefano Pigolotti, che negli ultimi anni, ha avuto la possibilità di formare oltre 30.000 persone (di diversa estrazione e professionalità) in ambito commerciale, nonché di condividere esperienze imprenditoriali come consulente strategico per importanti aziende italiane.

“Il primo passo per creare un’azienda è l’idea. Può arrivare in qualunque momento. Trovare un’idea di business può essere semplice, ma va realizzata al meglio, anche studiando gli eventuali concorrenti già presenti. È possibile sia studiare la forma societaria che si sono dati, sia i loro stessi prodotti, mettendoli alla prova come clienti. Il logo è egualmente importante, e deve comunicare affidabilità e serietà. Allo stesso modo, deve diventare un riferimento per i vostri clienti, che acquisteranno i prodotti o i vostri servizi anche grazie alla serietà e all’affidabilità del brand”.

“Qui le mie 7 regole base”

Stabilisci i tuoi obiettivi a medio e lungo termine

Lanciarsi in una nuova impresa comporta anche dei rischi, e conviene sempre sapere quanto si è disposti a rischiare. Se i costi d’avvio della nuova impresa sono bassi, anche il rischio è più basso, dato che è più facile rientrare nell’investimento, e nel caso in cui l’investimento vada male, è più facile ripartire con un nuovo progetto. È bene ricordare che c’è chi considera 100 mila o 1 milione di euro un investimento alla portata, chi considera 50 mila euro una somma eccessiva. Di conseguenza il concetto di investimento a basso rischio è dettato anche e soprattutto dalla personale percezione del rischio. Un vantaggio per la riduzione del rischio è dato dall’alto tasso tecnologico del mondo in cui viviamo, con sempre nuovi apparecchi tecnologici pronti a cambiarci la vita e sempre con più frequenza.

Prepara un business plan credibile. Stabilisci degli obiettivi economici

Un altro aspetto estremamente importante è quello legato al generare profitto. Se un’idea imprenditoriale non genera profitti, è destinata al fallimento. Anche se ti chiami Elon Musk. Generare profitti è lo scopo di ogni business, se non genera business non è un’idea in grado di stare sul mercato. Se l’azienda ha bassi costi mensili rispetto al margine di vendita e al fatturato, è in grado di generare enormi profitti. Le uscite mensili sono affitto, spese energetiche, dipendenti, gestione e bilancio, prodotti e materie prime, marketing e pubblicità, magazzino… tutte spese utili a consentire all’azienda di funzionare.

Seleziona bene i tuoi collaboratori. Investi in formazione

Lo staff che compone il team di lavoro è fondamentale. La formazione di un team è ancora più fondamentale, dato che un team di lavoro coeso è molto più efficace di uno non coeso. Comprendere le caratteristiche delle persone è fondamentale per avere un team di successo, e il percorso formativo Skills Empowerment è garanzia di successo. Mira infatti ad agevolare la crescita personale e professionale delle persone basandosi su elementi non solamente motivazionali ma, soprattutto, attitudinali in quanto crediamo fortemente che la vera motivazione non si ritrovi in stimoli esterni eclatanti, bensì nella giusta sollecitazione di ciò che è già dentro di noi e che quindi è necessario percepire e valorizzare. È bene ricordare che la condivisione dell’esperienza è fondamentale. Chi è più esperto aiuta i suoi colleghi a crescere per migliorare l’operatività dei t
eam e dell’intera azienda.

Adotta i metodi dell’economia circolare

Poi, dai uno sguardo anche al lato “green” della tua azienda.  Dato che il mondo sta diventando sempre più smart e interessato al risparmio di risorse, complici anche le immagini delle immense isole di rifiuti plastici che vagano per gli oceani, è bene prevedere nel proprio business plan anche lo smaltimento degli scarti di lavorazione e degli imballaggi. La forte attenzione posta dall’economia circolare alla questione dei rifiuti, e le norme in via di definizione al Parlamento Europeo che puntano alla promozione di una maggiore percentuale di riciclo dei materiali, portano ad uno scenario ben chiaro e preciso, caratterizzato da una parte dal continuo aumento dei costi di discarica e dall’altra della necessità di valorizzare i rifiuti. Di conseguenza, creare la propria impresa prevedendo già le modalità di riciclo degli eventu
ali scarti è un passo avanti per il successo, anche ambientale.

Scegli i lavori da dare in outsourcing

Esternalizzare consente di diminuire i costi legati ai dipendenti, affidando ad altre aziende la realizzazione di alcuni servizi senza avere una figura in azienda. Quando però l’azienda diventa più grande e strutturata, può essere più efficiente avere una o più figure al proprio interno, in modo da essere maggiormente efficienti.

Analizza il mercato

Altro dettaglio fondamentale è legato all’idea stessa di impresa: un’attività imprenditoriale di successo vende, semplicemente, uno o più prodotti che un gruppo di persone è disposto ad avere in cambio di una somma di denaro prefissata. Niente di più, niente di meno. Se nessuno compra quanto stai proponendo, ci sono diversi aspetti da analizzare: il prezzo è troppo alto? È qualcosa di cui la gente sente di aver bisogno? È qualcosa di cui potrebbe aver bisogno, ma ancora non ne è cosciente? O è qualcosa che è rivolto a una nicchia fin troppo specifica di persone, tanto che è praticamente impossibile da vendere? Trovare le risposte a queste domande aiuta a comprendere se l’investimento effettuato ha possibilità di ritorno economico e di generare profitti o meno.

Studia la concorrenza

Un ultimo fattore da tenere ben presente, specialmente in mercati già saturi, è quello del vantaggio competitivo. Perché si dovrebbe acquistare un prodotto o un servizio da una nuova azienda e non da una già presente sul mercato? In un mercato con una grande domanda si può avere bassa concorrenza solo differenziandosi. Differenziandosi grazie ad una qualche forma di vantaggio competitivo, vale a dire una caratteristica-particolarità del tuo business che ti permette di avere quella marcia in più rispetto ai tuoi eventuali competitors.

Domande? Inviate le vostre a info@skillsempowerment.it

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Davide Possi, un imprenditore che crede nel volontariato

Davide Possi

Dare spazio al sociale significa per un imprenditore “dare valore alla Vita imparando a donare se stessi a chi ne ha bisogno“. In questa intervista Davide Possi, Managing Director del Gruppo Piramis racconta la realtà di Piramis Onlus, la parte sociale del Gruppo.

D: La costituzione di un ente di volontariato nell’ambito della Sua struttura imprenditoriale rappresenta una bellissima manifestazione del connubio tra profit e no profit. Perché ha deciso di intraprendere questa iniziativa nel sociale?

R: Piramis Onlus è la parte sociale della grande famiglia Piramis e nasce come naturale evoluzione di un modo di intendere il lavoro e l’imprenditoria. Essere imprenditore ha un significato profondo: il mio è un modo di vedere il lavoro in una prospettiva sociale; dove essere imprenditore è un impegno nei confronti di se stessi, della propria famiglia e delle persone con le quali vivo e lavoro.
Dare spazio al sociale significa “dare valore alla Vita imparando a donare se stessi a chi ne ha bisogno “; questo è il mio e nostro faro guida.
Creare posti di lavoro è un’impresa sociale, si dà un’opportunità alle famiglie di sostenersi e di far parte di un grande progetto come quello di Piramis, dove accanto al business, al profit diamo spazio e supporto ai più deboli o bisognosi tramite Piramis Onlus perché questo è il nostro modo di vivere, non solo di lavorare.

D: In quali settori operate? O meglio: quali tipologie di disagio affronta Piramis Onlus?

R: Piramis Onlus ha iniziato la propria attività dando supporto a grandi progetti nazionali come la ricerca sul cancro, la Fondazione Veronesi, l’AIRC, la LILT, la campagna di vaccini “For Children”. E’ anche molto sensibile alle emergenze a carattere territoriale, ed ha supportato situazioni gravissime come l’alluvione in Sardegna piuttosto che il terremoto in Emilia.
Fatti i primi passi, siamo riusciti a diventare supporto e presenza per realtà di particolare disagio e necessità a livello locale, come “un Sorriso di Speranza”, “Associazione per David” e “Associazione per Samuele”. Questa presenza e aiuto, specialmente a livello locale, è stata possibile grazie alle segnalazioni dei nostri collaboratori che con noi condividono non solo il lavoro, ma anche i valori.

D: Ci potrebbe tracciare l’identikit tipico del destinatario dei servizi dell’ente?

R: Piramis Onlus abbraccia ogni tipo di situazione, ogni caso segnalato sul territorio viene analizzato e preso in carico col cuore; siamo aperti e pronti a raccogliere fondi e farci voce e portatori di bene, senza focalizzarci solo su determinati tipi di necessità.
Un esempio concreto che possiamo portare, per far capire che tipo di realtà è Piramis Onlus, è quello di David, un neonato di sole 7 settimane di origine rumena a cui è stata diagnosticata la bws, i cui genitori hanno chiesto aiuto per poter intervenire a livello chirurgico in una struttura ospedaliera italiana per una glossectomia. Piramis Onlus ha dato il suo supporto e si è tenuta costantemente in contatto per fare in modo che ciò potesse accadere.

D: Come è organizzata Piramis Onlus (dipendenti, volontari, ecc)?

R: Piramis Onlus non ha dipendenti, nessuno è retribuito: siamo tutti volontari proprio per il desiderio di avvalorare la logica sociale da cui nasce questa realtà.
Siamo persone che condividono dei valori e crediamo fortemente nelle potenzialità dell’aiuto reciproco.
Ognuno di noi contribuisce con una piccola parte che, nell’insieme, fa la differenza.

D: Secondo Lei nella società italiana come è cambiata negli ultimi anni l’esigenza di aiuto da parte delle famiglie?

R: Dal mio punto di vista l’esigenza di aiuto non è cambiata poi così tanto; c’è sempre un allarmante percentuale di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà e, per le quali la priorità assoluta è il soddisfacimento dei bisogni primari.
Piramis Onlus si attiva anche per loro: sul nostro territorio le famiglie bisognose con bambini ci sono, e sono numerose. Per esempio per 20 di loro nel periodo natalizio abbiamo dato il nostro sostegno e la nostra presenza travestendoci da Babbo Natale e consegnando pacchi dono con beni di prima necessità e qualche gioco. Non è importante il riconoscimento di chi fa cosa, ma dedicare loro un po’ del nostro tempo, presentandosi con un regalo, senza annunciarsi e cogliendo tutti di sorpresa: è il modo che a noi sembra più semplice e genuino per far vivere la magia e la gioia del Natale.

D: Se vuole dirci qualcosa sulla riforma del Terzo Settore…

R: Quella del Terzo Settore è una Riforma importante, che riguarda più di 300.000 organizzazioni associative, cooperative e di volontariato, e che coinvolge più di 6 milioni di cittadini che dedicano tempo all’impegno volontario.
È da accogliere positivamente, perché per la prima volta si definisce per legge cosa è terzo settore, uscendo dalle formule sociologiche e indicando chiaramente nella legge e nei decreti quali enti e soggetti lo compongono: un unico punto di riferimento, monitorato e gestito dalle Regioni ma su un’unica piattaforma nazionale.
Le nuove norme da accogliere con favore riguardano anche le novità per l’agevolazione 5 x mille: allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale, e proponendo un meccanismo di erogazione più veloce e strumenti di trasparenza che rendano conto ai cittadini di come gli enti impiegheranno queste risorse.
Al di là della burocrazia ciò che per Piramis è davvero rilevante è la possibilità di continuare a realizzare un sogno che è fatto di uomini e donne impegnati per intervenire e per sollevare il destino di chi è meno fortunato.

Intervista di Fabrizio Amadori

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Il Made in Italy a caccia di Europa

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La guerra commerciale che si profila tra Stati Uniti ed UE potrebbe avere una prima vittima nella produzione italiana del vino e del cibo made in italy. Tutto nasce dalla decisione di Donald Trump di ampliare i dazi su acciaio ed alluminio nell’ UE, fatto questo che accenderebbe una reazione a catena rischiando di danneggiare significativamente anche tutto il comparto dell’agricolture e degli alimenti del continente europeo. Basta pensare che i vini italiani hanno un peso pari al 35 % sul totale delle esportazioni della “tavola alimentare italiana” verso gli USA . A ruota del vino un altro must del made in italy è l’olio d’oliva, seguito dai derivati del latte, acqua e bevande analcoliche e dalla immancabile pasta. In caso di dazi le nostre esportazioni diventerebbero meno competitive rispetto all’Australia, Cile, Nuova Zelanda, paesi non toccati dalle rappresaglie di Trump. Circa l’acciaio e l’ alluminio, essi valgono solo il 3,8 % dell’Export con gli USA. Nel merito dopo una performance brillante nel 2017 con una crescita di 31 miliardi di euro dell’export dei beni, nonostante le incertezze, oggi si rilevano un mondo di opportunità per l’export italiano: le nostre esportazioni infatti continueranno ad avanzare quest’anno fino al 5,8 %, stimando nel 4,5 % il valore medio previsionale per il triennio 2019/20121.  Di fatto sappiamo che gli investimenti sono ripartiti e che gli accordi commerciali della UE permetteranno di avere uno sguardo a 360 gradi sia verso ovest dove si prediligeranno Canada, Messico e Mercussur; sia ad Est verso Giappone, India ed Asean. Il made in Italy continua ad orientarsi verso comparti a più alto valore aggiunto, con una diminuzione più che proporzionale relativa alla concorrenza sul prezzo. Per molti prodotti si vede che il valore percepito del made in Italy supera di gran lunga il fattore prezzo anche in aumento a causa dei dazi. Pongo l’attenzione sul fatto che, negli ultimi sette anni, la voce export ha fornito l’UNICO apporto positivo alla crescita del nostro paese: senza il contributo monetario dell’export il PIL italiano sarebbe inferiore di almeno 6 punti percentuali! Senza dubbio una fonte di incertezza è data dagli effetti reali del protezionismo che va ad influenzare il cambio euro/dollaro e consequenzialmente l’evoluzione finanziaria delle catene globali del valore. Si deduce quindi quale incognita sia l’andamento del cambio euro/dollaro; ciò anche se al momento non sembra preoccupare fintantoché non si raggiunga la soglia del “POINT BREAK” pari al 1,30. Superato tale valore la competitività di prezzo peserebbe più che proporzionalmente sui nostri beni. Prima accennavo alla evoluzione delle catene globali del valore che a mio parere appare molto incerta, ciò soprattutto per il ritorno alla ribalta delle politiche di “import substitution” che attraverso i programmi “make in” posti in essere dalla Cina, dall’India e dagli Stati Uniti, porteranno siffatti mercati a domandare più macchinari specifici confermandosi quindi come paesi prioritari per l’export in generale. Nel dettaglio i continenti trainanti nell’export italiano nel 2017 sono state l’Europa emergente, le Americhe e l’Asia: tali location continueranno a primeggiare anche nel 2018 con un atteso recupero anche per il Brasile e la Russia. Le vie dell’Export dipendono molto dal gap da colmare sulle infrastrutture soprattutto dedicate al trasporto marittimo che di fatto rappresenta il secondo vettore delle esportazioni italiane dopo quello su terra soprattutto verso i mercati extra UE. Bisogna focalizzarsi sul fatto che per un economia come quella italiana, che basa più del 30 % del proprio PIL sull’export, il fatto di investire su infrastrutture di trasporto è condizione indispensabile per alzare il grado di competitività. Un ultima attenzione sui settori che contribuiscono in maniera più che rilevante alla crescita dell’export e che continueranno anche in questo clima odierno di guerra commerciali: si segnalano i bum degli articoli farmaceutici, chimico / medicinali con un più del 25,9%, metalli base e prodotti in metallo per un più del 17,1%, prodotti chimici più 18,4%, prodotti altri attività manifatturiere più 13,4%, prodotti alimentari e bevande più 12,8%. Infine segnalo che solamente un terzo delle aziende italiane esporta  usando il marchio “made in Italy”: tra queste le imprese tessili, della moda ed alimentari. Anche nel mondo digitale di fatto lo spazio per il made in italy, potrebbe essere molto rilevante, portando nei prossimi anni un incremento ulteriore alla crescita del nostro export.
 
Articolo di Fabio Accinelli 
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Aziende italiane alla carica di Dubai 2020

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A 850 giorni dall’apertura ufficiale di Expo 2020, si è calcolato che tale evento porterà a mobilizzare 8 miliardi di dollari per la sua costruzione, con un flusso di investimenti  esteri di almeno 120/150 miliardi indirizzati in costruzioni, servizi finanziari ed infrastrutture. L’Italia, affiancata da Asso Lombarda che ha ospitato il “Comitato Expo di Dubai”, è operativa con 889 aziende registrate nel protocollo di intesa agli appalti; di queste oltre il 60% sono aziende piccole e medie prettamente indirizzate al made in Italy. Il sito dell’Expo costerà 8 miliardi di dollari. Al termine della manifestazione tutti i siti saranno trasformati in una Università tecnologica collegata ad un primario centro di ricerca e quindi un modernissimo centro fieristico. E’ da qui che le aziende italiane avranno una seconda opportunità economica, quando dovranno seguire  i nuovi investimenti atti alle trasformazioni nel comparto delle infrastrutture, trasporti, ospitalità, immobiliare e nel campo della produzione e distribuzione dell’energia.  Il primo colpo per l’Italia è stato che il Comitato di Expo 2020  ha affidato ad una società italiana, la Rimond, la costruzione della gigantesca cupola  che sovrasterà Al  Wasl Plaza, luogo che sarà il simbolo di Expo 2020.  Il valore della commessa è di 60 milioni di euro.  A livello di pura curiosità  la cupola, estremamente tecnologica, sarà alta 70 metri, larga 130 metri, saranno impiegate 4 mila tonnellate di acciaio e la prima pietra verrà posata il 30 Luglio. Anche questa commessa ha messo in evidenza  le grandi opportunità operative per valorizzare ed attuare soluzioni industriali innovative  portate dalle imprese italiane. Oltre alla moda, al food ed alla gioielleria di alta gamma c’è anche una tecnologia meccanica italiana specializzata, ricercata e riconosciuta in tutto il mondo. Nel dettaglio  ecco i punti di Expo 2020: 277 mila  saranno i posti di lavoro che si creeranno durante il periodo, di cui il 40 % nel settore del turismo; 889 sono le imprese italiane registrate sulla piattaforma creata per gli appalti Expo; 25 milioni  è il numero di persone attese a Dubai dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021. Ecco quindi il terreno di caccia soprattutto per le piccole imprese italiane.
Articolo di Fabio Accinelli
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Quanto contano gli imballaggi per lo sviluppo degli e-commerce?

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Negli ultimi anni il sempre più crescente sviluppo dell’e-commerce, ha portato a un’inevitabile ripercussione sul mondo del commercio e in particolare sull’aspetto logistico, a partire dagli imballaggi fino alla consegna.
I settori che interessano il commercio online sono praticamente tutti, è chiaro quindi che i tipi d’imballaggi, necessari alle varie spedizioni, sono di ogni forma e grandezza.

A partire, per esempio, dai mobili e dagli accessori di arredo per la casa o per l’ufficio, che inevitabilmente necessitano di confezionamenti particolari e di una certa grandezza e resistenza.

Per andare poi verso oggetti più piccoli come articoli di orologeria e gioielleria o tecnologici che, oltre alla resistenza delle scatole, hanno bisogno di contenitori sicuri.

Questa sempre più diffusa richiesta di imballaggi professionali, ha fatto sì che le aziende specializzate del settore aumentassero il loro lavoro, assistendo a un vero e proprio boom nella richiesta di prodotti specifici per i trasporti.

Gli articoli principalmente richiesti sono le scatole di cartone, di ogni forma e misura con materiali che garantiscano protezione dall’umidità, e i nastri adesivi che garantiscono una perfetta chiusura e sicurezza nel trasporto.

Importanti sono i contenitori per il trasporto nel campo dell’abbigliamento, che risulta ancora essere il principale settore presente negli e-commerce, soprattutto per capi particolari che necessitano di scatole adatte, considerando anche la questione dei resi che inevitabilmente prevedono un nuovo imballaggio del prodotto.

Tante aziende hanno anche la possibilità di personalizzare scatole e nastri adesivi con il proprio logo, contribuendo anche al marketing aziendale con la promozione del brand a un minimo costo.

Tra gli articoli da imballaggio si trovano anche accessori importanti come i film estensibili e pluriball, per avvolgere i prodotti e assicurare la loro integrità durante il trasporto, oltre che materiali protettivi per riempire i vuoti nelle scatole e proteggere così i materiali.

È chiaro che tutte le aziende di e-commerce hanno necessariamente bisogno di poter contare su imballaggi sicuri e di qualità per le loro consegne, tenendo conto dell’ormai grande concorrenza sul mercato per l’attuale crescita delle vendite online comode e veloci.

Ovviamente in questa crescita sono chiamati in causa anche i trasportatori, con la nascita di nuove aziende che iniziano a “scalare” lo strapotere dei Big Player dei trasporti attuali. Maggior attenzione per le merci trasportate e tempistiche rispettate, fanno si che società giovani possano competere oltre che per un’aggressiva policy economica, anche sul piano qualitativo al quale gli odierni compratori digitali danno sempre maggior importanza.

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Negozio eBay, i costi e tutte le altre caratteristiche

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Aprire un negozio su eBay vuol dire avere a disposizione una piattaforma di vendita pratica ed efficace, sottoposta ad aggiornamenti costanti per andare incontro alle esigenze di tutti i venditori, che in questo modo possono beneficiare delle condizioni ottimali per avviare un’attività e per svilupparla senza rischi, eventualmente con il supporto di iniziative di marketing attraverso le quali il traffico può essere diretto verso le inserzioni. I negozi di livello Premium e di livello Premium Plus, per esempio, comprendono l’offerta dei servizi WebInterpret

I cambiamenti del 2018

A partire dal 2018 per i negozi eBay sono state previste alcune novità che vale la pena di conoscere per non farsi trovare impreparati. Coloro che agiscono non solo su scala nazionale ma anche a livello internazionale possono scoprire le modifiche tariffarie che sono state apportate sulla versione spagnola della piattaforma, su quella francese, su quella tedesca, su quella britannica e su quella internazionale, contrassegnata dal dominio .com. Per un negozio ebay costi e tariffe variano, infatti, a seconda dei servizi di cui si usufruisce: nel caso di oggetti di uno stesso venditore presenti in più categorie, la commissione viene pagata sul valore più elevato. Le modifiche in questione sono entrate in vigore pochi mesi fa, all’inizio di aprile: per chi volesse aggiornare il proprio modus operandi, il consiglio è q
uello di leggere con attenzione le novità che sono state introdotte, in modo tale da adeguare la propria strategia di business ed eventualmente cogliere al volo nuove opportunità per incrementare i guadagni, magari puntando di più sulle vendite internazionali.

Che cosa bisogna fare per adeguarsi

EBay invita chi vende in due categorie a togliere gli oggetti da una delle due, così da non subire ripercussioni sul piano economico. Un altro suggerimento che proviene dalla piattaforma è quello di includere nelle inserzioni le spese di spedizione internazionale: in virtù di questo accorgimento il team di programma di espansione europea ha la possibilità di offrire un’assistenza migliore e un supporto più efficace a tutti gli utenti, non solo per quel che riguarda le traduzioni, ma anche per la vera e propria messa in vendita degli articoli.

Che cos’è WebInterpret

Una delle novità di maggior rilievo del 2018 per i negozi eBay è rappresentata, come si è detto, dall’integrazione dei servizi WebInterpret, attraverso i quali vengono selezionate le inserzioni caratterizzate da una maggiore attrattiva a livello internazionale: tali inserzioni, quindi, vengono pubblicate sui siti di eBay degli altri Paesi, ovviamente nella lingua di riferimento. I vantaggi che se ne possono ricavare sono evidenti, a cominciare da un tasso di conversione migliore, frutto della maggior visibilità di cui si beneficia. Ciò che conta è che le inserzioni comprendano le spese di spedizione internazionale: in caso contrario non potranno essere selezionate.

Chi fosse interessato ad aderire al programma non deve fare altro che visitare la pagina relativa, attraverso cui il servizio può essere attivato: a quel punto WebInterpret individua alcune delle inserzioni che sembrano più adatte per la vendita internazionale. In base all’iscrizione, il numero di inserzioni che possono essere tradotte va da 500 per i negozi Premium a 750 per i negozi Premium Plus. Ovviamente si tiene sempre conto dei luoghi di spedizione che sono stati previsti dal venditore.

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Fabbro a Rimini, servizio di pronto intervento h24: in un’ora siamo da te

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Se cerchi un fabbro a Rimini, in quanto ti sei imbattuto un problema che ha per protagonista la serratura della porta d’ingresso, le chiavi di casa, la porta blindata, la serranda, il cancello automatico, la cassaforte, la nostra ditta ti propone il miglior servizio di pronto intervento. Siamo operativi h24, 365 giorni all’anno, inclusi sabato, domenica, notturni e festivi (Natale, Santo Stefano, Capodanno, Festa dei lavoratori, Pasqua, Ferragosto, Ognissanti). Siamo in grado di raggiungere qualsiasi domicilio, entro un’ora dalla tua chiamata, in quanto i fabbri del nostro staff sono dislocati nei punti più strategici di Rimini e dell’hinterland. Questo si traduce per te in un vantaggio non indifferente, in termine di tariffe, visto che, come diremo a breve, con noi i costi dell’uscita non esistono.

Che dire circa il funzionamento del servizio di pronto intervento di Fabbro a Rimini?

A fronte di un’emergenza o di un imprevisto, quale la perdita delle chiavi di casa e la conseguente impossibilità di rincasare, la chiave rimasta incastrata nella serratura, la serranda che non si alza, il cancelletto automatico che non si chiude, contatta il nostro centralino e spiega al meglio il problema. Toccherà a lui inviare sul posto il fabbro più vicino. Nell’attesa, di massimo un’ora dalla tua telefonata, ti preghiamo di non intervenire in prima persona. Fabbri si diventa con l’esperienza e non ci si improvvisa. Per maneggiare trapani, chiavi inglesi, tenaglie, pinze, lima e cacciavite, occorre conoscenza del settore. Un utilizzo improprio di uno di questi arnesi, forse leggendo i passaggi di una guida trovata casualmente in Rete, può ingigantire il danno e anche il prezzo dell’intervento successivo. Lascia perdere. Non agire da solo, facendoti prendere dall’ansia, se magari il problema si è verificato d
i notte, quando nel palazzo tutti dormono, o in estate, quando nel condominio sono tutti in vacanza. Non provare a buttare la porta d’ingresso a terra, prendendola a spallate. Funziona solo nei film d’azione e corri il rischio di farti seriamente male. Attendi solo il nostro intervento.

Una volta sul posto, i tecnici di Fabbro a Rimini faranno la valutazione dello stato generale della situazione e ti presenteranno il preventivo. Tariffe trasparenti e competitive con noi. Zero spese impreviste e dell’ultimo minuto. Tu avrai la più assoluta libertà di accettarlo. In caso affermativo, non dovrai pagarci neanche un euro per l’uscita.

A seguito del nostri intervento, la situazione verrà ripristinata alla normalità nei tempi più immediati possibili.

Che tipo di intervento esegue Fabbro a Rimini?

Hai perso le chiavi di casa e non riesci a rientrare? Se non hai fatto le mandate dall’interno, ti assicuriamo l’apertura porte senza scasso, porte blindate incluse. Non ci sarà bisogno di acquistare una nuova porta d’ingresso. Per questione di sicurezza, a seguito del furto o dello smarrimento delle chiavi, dovrai occuparti solo della sostituzione della serratura.

In questi casi, a Rimini e provincia, proponiamo la blindatura della porta d’ingresso, sostituendo i modelli di serratura a doppia mappa, decisamente inefficaci contro l’azione del trapano, delle chiavi ad urto o del grimaldello bulgaro, con una più sicura, dotata di cilindro europeo e di defender. Il top in termini di sicurezza.

Se poi la serranda proprio non ne vuole sapere di abbassarsi o di alzarsi, rendendoti di fatto impossibile aprire o chiudere la tua attività, a mettere le cose a posto ci pensiamo noi. Nelle loro auto, i fabbri del nostro staff dispongono di officine mobile con tutti gli attrezzi e i pezzi di ricambio, essenziali per rimpiazzare o per riparare le parti danneggiate, dal nastro alla cinghia, dalle molle al rullo.

Per concludere, se cerchi un fabbro a Rimini serio, affidabile ed economico, con noi vai sul sicuro. Mettiti in contatto con noi quando desideri, per saperne di più.

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Addio alla plastica dal 2025. Si punta sui prodotti biodgradabili.

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Addio alla plastica entro il 2025. A dirlo è la Commissione Europea che ha presentato le nuove, e ambiziose, misure nel quadro della strategia per ridurre i rifiuti plastici.

Entro il 2025 infatti gli Stati membri dovranno raccogliere il 90 percento delle bottiglie di plastica monouso per bevande. Direttiva che si unisce al divieto di vendita di stoviglie, cannucce, agitatori per bevande, bastoncini di cotone per le orecchie e bastoncini per palloncini in plastica.

Secondo il progetto di direttiva, inoltre, i contenitori per bevande in plastica saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi restano attaccati al contenitore. Per i contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica, gli Stati membri dovranno fissare obiettivi nazionali di riduzione. I produttori saranno inoltre chiamati a coprire i costi di gestione dei rifiuti per prodotti come i mozziconi di sigaretta, palloncini e attrezzi da pesca in plastica.

La produzione mondiale di plastica è in continua crescita ed è arrivata due anni fa a 335 milioni di tonnellate contro le 322 dell’anno precedente, con un aumento del 4%. Dieci anni fa, nel 2009, i milioni di tonnellate erano 250, all’inizio del nuovo millennio circa 200 e nel 1989 erano ancora 100. Il 1990 è stato l’anno in cui la produzione di plastica ha superato quella di acciaio, che pure ha continuato e continua a crescere.

Stoviglie Biodegradabili, l’alternativa che premia

Già oggi posate, bicchieri e piatti biodegradabili e compostabili stanno prendendo piede, sia tra privati sia tra aziende. Si parla di prodotto biodegradabile quando, secondo la direttiva europea, è in grado di decomporsi al 90 percento entro sei mesi. Si parla invece di bioplastica compostabile se si possono disintegrare in 3 mesi, diventando poi compost.

I materiali utilizzati per i prodotti di eco packaging sono per lo più: polpa di canna da zucchero, PLA (acido polilattico, una plastica biodegradabile ricavata dall’amido di mais), CPLA (variante del comune PLA), carta, cartone e legno e PSM (resina termoplastica).

L’educazione al “bio” che parte dalle scuole

Un buon esempio in tema di utilizzo di materiali bio arriva da molte scuole su tutto il territorio nazionale. Ad esempio, nelle scuole milanesi, dal 2012 piatti, bicchieri (e non solo) sono in materiale ecosostenibile. Il merito di questa scelta è da riconoscere a Milano Ristorazione, la società creata dal Comune di Milano nel 2001 per garantire il servizio di ristorazione a favore di nidi d’infanzia, scuole pubbliche dell’infanzia, primarie, secondarie di primo grado, case di riposo, anziani con servizio a domicilio e centri di prima accoglienza.  Ad oggi, la scelta di utilizzare stoviglie in materiale biodegradabile e compostabile al 100% ha permesso all’azienda di risparmiare 720mila chili di plastica.

Le stoviglie utilizzate fino all’ultimo trimestre del 2015 erano in polpa di cellulosa, successivamente sono state introdotte stoviglie in Mater-bi, bioplastiche completamente biodegradabili e compostabili. Durante lo scorso anno scolastico, 2016-2017, l’iter si è concluso: oggi in tutte le utenze scolastiche le stoviglie sono in materiale ecosostenibile.

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Gambling: Il nuovo governo vieterà ogni forma di pubblicità?

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Il nuovo governo Cinque Stelle-Lega Nord che sta per nascere nel suo «contratto per il governo del cambiamento» ha inserito anche una parte relativa al gioco d’azzardo. Ci sarà divieto assoluto di pubblicità, trasparenza per le società del settore, migliore regolamentazione per le autorizzazioni per le slot machine solo in luoghi definiti con limitazione di orari e luoghi. Verrà aumento anche il distanziometro da scuole e centri di aggregazione giovanile.  La questione più spinosa è senza dubbio quello sulla pubblicità. Vediamo di capire bene quali saranno le reali misure prese a riguardo.

Questione pubblicitaria

Da quanto letto sopra, sembra che il nuovo governo abbia intenzione di abolire del tutto la pubblicità inerente al gambling. Sono anni che questa tematica fa capolino tra i palazzi del potere senza trovare soluzione.  Vietare la pubblicità sul gioco d’azzardo avrebbe due cause devastanti: affossare quella che è attualmente la terza industria dello Stato e favorire il proliferare del gioco illegale.

In realtà, si dovrebbe andare a colpire su un altro tasto più specifico: quello dei contenuti pubblicitari. Della questione si è già occupato lo IAP (Istituto Autodisciplina pubblicitaria) che ha varato l’articolo 28 Ter denominato “Linee di indirizzo per la comunicazione commerciale dei giochi con vincita in denaro”. Lo scopo di tale articolo era rafforzare la disciplina esistente in tema di pubblicità dei giochi con vincita in denaro. Secondo tali linee di indirizzo non tutta la pubblicità è da vietare, ma solo quella che non rispetta alcuni canoni. Per chi si chiedesse quali sono, va detto che a stabilirlo, sono, oltre allo IAP,ADM (Agenzie delle Dogane e dei monopoli) e AGCOM (Agenzie delle Comunicazioni). Queste tre istituzioni analizzano in modo preventivo gli spot e danno il «pass» per la messa in onda.

Secondo dati IAP, lo scorso anno sono stati 66 i messaggi passati per il vaglio preventivo del Comitato di controllo, il 16,4% in meno rispetto ai 79 messaggi del 2016. Sempre nel 2017 sono state eseguite 11 archiviazioni a seguito di istruttoria: 9 considerate non in contrasto con le norme del Codice e 2 a seguito della modifica del messaggio da parte dell’inserzionista, su richiesta del Comitato di Controllo.

La norma attuale

Attualmente la questione pubblicitaria legata al gioco d’azzardo è regolata dal decreto dell’8 agosto 2017 abbia vietato gli spot relativi al gambling sulle tv generaliste nella fascia che va dalle 7 alle 22.
Le pubblicità, infatti, proseguono senza alcun tipo di problema su televisioni private regionali, pay tv, canali tematici, radio, giornali e internet.

La normativa non è riuscita a porre un freno ad un fenomeno sempre più diffuso. Nel 2016, gli operatori del settore hanno speso 71,6 milioni di euro in pubblicità, con un incremento del 40% rispetto al 2015. Gli sforzi sono stati concentrati maggiormente sulle scommesse sportive con un investimento di 34,2 milioni di euro. Questi dati sono fondamentali per comprendere come sia la pubblicità a trascinare sempre più in alto il settore del gambling. Ciò che colpisce di questi spot è la loro capacità aggregante. Il loro scopo è quello di far sentire il giocatore all’interno di una comunità in cui poter vivere l’esperienza del gambling in ogni sua forma. È proprio l’accezione positiva che colpisce l’individuo, spingendolo ad entrare nella suddetta comunità. Il resto lo fanno i bonus e la moltitudine di offerte di giochi proposti. Proprio i bonus sono materia di dibattito in ambit
o pubblicitario. Secondo lo IAP, molte pubblicità che trattano questa tematica non sono chiare sulle modalità con cui questi vanno ottenuti, finendo per rivelarsi una trappola per il giocatore. Per questo motivo è stato stretto un giro di vite a riguardo. È stato affermato, infatti che le pubblicità che riguardano questo tipo di promozione devono esplicitare in maniera chiara le modalità e le condizioni di fruizione. Inoltre, gli spot televisivi non devono associare l’attività ludica a forti emozioni o mostrare situazioni di gioco incontrollato.

Come si vede la questione rimane spinosa. Vietare la pubblicità in toto non sembra, però, la risposta giusta ad un problema molto più grande.

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Varie

Aromi e-motions per sigaretta elettronica

Man smoking e-cigarette

Nota anche con il nome di e-cigarette o attraverso la relativa abbreviazione di e-cig, la sigaretta elettronica è un dispositivo che ormai è entrato a far parte delle abitudini e dei comportamenti quotidiani di milioni di persone. Si tratta di un apparecchio che non fa altro che simulare l’atto del fumo, e che in effetti è stato concepito e realizzato per limitare il ricorso ai sigari, alle pipe o alle sigarette. Dagli aromi e-motions per sigaretta elettronica alle resistenze, il mercato che si è sviluppato intorno a questo settore si è allargato in modo significativo nel giro di breve tempo, anche perché varie ricerche hanno dimostrato che i rischi per la salute connessi all’utilizzo delle sigarette elettroniche sono più bassi del 99% ris
petto a quelli causati dalle sigarette classiche.

Come funzionano le sigarette elettroniche

Prima di dedicarsi all’acquisto degli aromi e-motions per sigaretta elettronica, può essere utile capire il meccanismo alla base del funzionamento di questo dispositivo. Esso si basa sull’evaporazione di un liquido che nella maggior parte dei casi è costituito da nicotina, glicerolo vegetale, glicole propilenico, aromi e acqua depurata. Il vapore che viene prodotto dalla sigaretta è inalato da chi la sta usando. Esso è creato tramite una resistenza che si trova nell’atomizzatore del dispositivo: l’atomizzatore, a sua volta, è alimentato da una batteria, in modo tale che – riscaldandosi – vada a nebulizzare la miscela che è presente nella cartuccia.

I componenti principali di una e-cig sono, appunto, il vaporizzatore, la batteria ricaricabile, il circuito elettrico e il filtro. L’atto di fumare si chiama svapo proprio per effetto della produzione del vapore: quello che deriva dalla sigaretta elettronica, in effetti, non è fumo ma vapore acqueo. In commercio è possibile trovare una grande varietà di miscele, alcune delle quali possono essere prive di acqua oppure senza nicotina. Il consiglio, in ogni caso, è quello di optare per le miscele basi, appunto senza nicotina.

Perché è bello usare le sigarette elettroniche

Utilizzare la sigaretta elettronica è piacevole soprattutto per effetto dei tanti aromi e dei vari profumi che derivano dai liquidi: gli aromi e-motions per sigaretta elettronica sono solo un esempio delle tante proposte in vendita. Sul mercato si possono trovare materie prime che devono essere miscelate o liquidi già pronti per essere utilizzati. Nel caso in cui si opti per una miscela fai da te, si è soliti adottare una dose di glicerolo vegetale per una dose di glicole propilenico, in rapporto di 50 e 50. Per creare lo svapo la nicotina non è necessaria, così come non c’è bisogno di acqua depurata: basta la soluzione con il glicole propilenico e il glicerolo vegetale, che devono essere miscelati e agitati.

Non si può individuare una formula universale valida per ogni contesto, dal momento che ciascun fumatore ha gusti personali. Quel che è bene sapere, comunque, è che il glicerolo vegetale ha un sapore tendente al dolciastro e rende il vapore più corposo, contribuendo alla produzione di più fumo. Il glicole propilenico, a sua volta, serve a trasmettere la nicotina qualora essa sia presente. Ovviamente, si tratta di sostanze che non producono effetti dannosi rispetto alla salute delle persone. Quando si adopera l’acqua depurata lo si fa con l’intento di diminuire la viscosità della miscela.

In sintesi, le materie prime che sono presenti nei liquidi senza nicotina sono controllate e non dannose, a differenza delle 4mila sostanze nocive che vengono generate dalle sigarette tradizionali, che proprio per questo motivo sono ritenute cancerogene.

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