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Aromi e-motions per sigaretta elettronica

Nota anche con il nome di e-cigarette o attraverso la relativa abbreviazione di e-cig, la sigaretta elettronica è un dispositivo che ormai è entrato a far parte delle abitudini e dei comportamenti quotidiani di milioni di persone. Si tratta di un apparecchio che non fa altro che simulare l’atto del fumo, e che in effetti è stato concepito e realizzato per limitare il ricorso ai sigari, alle pipe o alle sigarette. Dagli aromi e-motions per sigaretta elettronica alle resistenze, il mercato che si è sviluppato intorno a questo settore si è allargato in modo significativo nel giro di breve tempo, anche perché varie ricerche hanno dimostrato che i rischi per la salute connessi all’utilizzo delle sigarette elettroniche sono più bassi del 99% ris
petto a quelli causati dalle sigarette classiche.

Come funzionano le sigarette elettroniche

Prima di dedicarsi all’acquisto degli aromi e-motions per sigaretta elettronica, può essere utile capire il meccanismo alla base del funzionamento di questo dispositivo. Esso si basa sull’evaporazione di un liquido che nella maggior parte dei casi è costituito da nicotina, glicerolo vegetale, glicole propilenico, aromi e acqua depurata. Il vapore che viene prodotto dalla sigaretta è inalato da chi la sta usando. Esso è creato tramite una resistenza che si trova nell’atomizzatore del dispositivo: l’atomizzatore, a sua volta, è alimentato da una batteria, in modo tale che – riscaldandosi – vada a nebulizzare la miscela che è presente nella cartuccia.

I componenti principali di una e-cig sono, appunto, il vaporizzatore, la batteria ricaricabile, il circuito elettrico e il filtro. L’atto di fumare si chiama svapo proprio per effetto della produzione del vapore: quello che deriva dalla sigaretta elettronica, in effetti, non è fumo ma vapore acqueo. In commercio è possibile trovare una grande varietà di miscele, alcune delle quali possono essere prive di acqua oppure senza nicotina. Il consiglio, in ogni caso, è quello di optare per le miscele basi, appunto senza nicotina.

Perché è bello usare le sigarette elettroniche

Utilizzare la sigaretta elettronica è piacevole soprattutto per effetto dei tanti aromi e dei vari profumi che derivano dai liquidi: gli aromi e-motions per sigaretta elettronica sono solo un esempio delle tante proposte in vendita. Sul mercato si possono trovare materie prime che devono essere miscelate o liquidi già pronti per essere utilizzati. Nel caso in cui si opti per una miscela fai da te, si è soliti adottare una dose di glicerolo vegetale per una dose di glicole propilenico, in rapporto di 50 e 50. Per creare lo svapo la nicotina non è necessaria, così come non c’è bisogno di acqua depurata: basta la soluzione con il glicole propilenico e il glicerolo vegetale, che devono essere miscelati e agitati.

Non si può individuare una formula universale valida per ogni contesto, dal momento che ciascun fumatore ha gusti personali. Quel che è bene sapere, comunque, è che il glicerolo vegetale ha un sapore tendente al dolciastro e rende il vapore più corposo, contribuendo alla produzione di più fumo. Il glicole propilenico, a sua volta, serve a trasmettere la nicotina qualora essa sia presente. Ovviamente, si tratta di sostanze che non producono effetti dannosi rispetto alla salute delle persone. Quando si adopera l’acqua depurata lo si fa con l’intento di diminuire la viscosità della miscela.

In sintesi, le materie prime che sono presenti nei liquidi senza nicotina sono controllate e non dannose, a differenza delle 4mila sostanze nocive che vengono generate dalle sigarette tradizionali, che proprio per questo motivo sono ritenute cancerogene.

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Perché ci si rivolge ai compro oro oggi

Entrare in un Compro oro non significa solamente effettuare una transazione per vendere o acquistare un oggetto prezioso, ma usufruire di una serie di servizi.
Grazie alle nuove tecnologie sui siti internet online dei negozi si possono avere le prime valutazioni, in modo da conoscere a quale prezzo si può cedere il proprio oro, in qualsiasi forma sia.
Una volta vista la quotazione la si può bloccare per un paio di giorni da proprio computer, qualora interessi, per poi recarsi al punto vendita e completare la vendita.
Il servizio di valutazione prevede la consegna dell’oggetto all’addetto che esamina con cura l’articolo, lo pesa e quindi esprime una cifra in relazione al peso e alla caratura. Questa attività si rivolge in particolare alla clientela interessata a disfarsi dei propri preziosi in cambio di una somma in denaro.
Lo stesso vale per le valutazioni di altri materiali come ad esempio argento e diamanti, che offrono molti Compro oro presenti sul mercato.
C’è poi la vendita degli articoli al pubblico, ma uno dei servizi più importanti riguarda la riparazione e la rigenerazione di gioielli ed orologi di lusso.

Rigenerare oggetti preziosi

I Compro oro sono dotati di laboratori e vantano la collaborazione con abili artigiani della gioielleria e dell’orologeria in grado di ripristinare l’aspetto originario degli oggetti. Molto spesso questo servizio riguarda gli articoli acquistati da rivendere, ma viene messo a disposizione, in alcuni casi, anche di coloro che necessitano semplicemente di riparare un gioiello o un orologio. Gli esperti si occupano della rigenerazione con attenzione ai dettagli. Prima verificano scrupolosamente l’oggetto e quindi si effettuano le riparazioni. Possono essere ripristinati i meccanismi degli orologi e gli agganci delle collane, ad esempio, prevedendo inoltre l’eventuale sostituzione delle parti non riparabili, sempre nel rispetto della fattura artigianale originale.
In particolare per gli orologi si rende a volte necessario il cambio di alcuni pezzi per consentire il loro funzionamento. Una volta concluse le operazioni di riparazioni si procede alla cancellazione delle incisioni eventualmente fatte dai vecchi proprietari e infine si esegue la lucidatura per ridare splendore agli oggetti.

Le rarità a prezzi convenienti

All’interno dei negozi Compro oro si trovano gioielli antichi e pregiati così come orologi di lusso di cui esistono pochi esemplari in circolazione. Spesso infatti i proprietari si disfano di vecchi oggetti d’oro di valore e unici per poter realizzare le somme di denaro necessarie ad altri acquisti o alle spese della quotidianità.
Siccome questo genere di attività commerciali si basa sul valore del metallo prezioso in termini di peso e caratura, non incide molto sul prezzo praticato la lavorazione artigianale, consentendo agli acquirenti di rintracciare delle vere e proprie chicche a prezzi decisamente più bassi di quelli che si trovano nelle gioiellerie o in altri negozi specializzati.
Il servizio di rigenerazione consente di ridare vita a oggetti di pregio come se fossero appena usciti dalla fabbrica o dalla bottega artigiana e di offrirli al pubblico a condizioni vantaggiose.

I Compro oro oggi, sono spesso la meta di collezionisti e persone alla ricerca di articoli importanti e rari.

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Piramis, dal sogno alla vetta. Intervista a Davide Possi

Davide Possi rappresenta molto bene quel gruppo di self made men che troviamo soprattutto tra Lombardia e Veneto. Egli ha fondato con dei soci una società che è diventata la prima agenzia di servizi alle telecomunicazioni in Italia, Piramis.

Davide Possi, ci racconti in breve la sua vita imprenditoriale, con particolare riferimento ai passaggi più significativi.

Essere imprenditore ha un significato profondo, è un modo di vedere il lavoro in una prospettiva sociale. Essere imprenditore è un impegno nei confronti di sé stessi, della propria famiglia e delle persone con le quali vivi e lavori.
Sono nato in un contesto sociale sano ma umile. Ho iniziato a lavorare come dipendente in un’azienda che mi ha insegnato i valori delle persone e del lavoro. Poi un giorno, un amico mi ha invitato ad una convention in cui ho scoperto l’entusiasmo di lavorare in gruppo, con altre persone: CREARE il lavoro invece che attenderlo. Immediatamente ho capito che avevo un sogno da realizzare. Quella era la scintilla, adesso andava alimentata.
Sono entrato in un gruppo di lavoro poi ne ho creato uno mio perché sentivo che avevo qualcosa in più da condividere, da donare.
Io non credo nelle coincidenze, credo che chi sa “dare” agli altri con entusiasmo sia destinato ad incontrare persone come lui. E così è accaduto.
Sono uscito dalla mia città, dalle certezze del passato. Non è stata una fuga, ma una sfida con me stesso e con coloro, ed erano tanti, che mi dicevano che era una pazzia. Avevo un progetto di vita che parlava di felicità, di lavorare divertendosi, di libertà. Ho incontrato persone con la mia stessa visione in una terra in cui l’economia stava soffrendo molto. Ci siamo messi in gioco con entusiasmo ed un po’ di sana follia perché c’era energia, tantissima energia. I successi sono arrivati quasi subito perché eravamo una squadra, ciascuno sapeva cosa fare non perché gli fosse imposto ma perché era esattamente ciò che sapeva fare, ciò che amava fare.
Ed è così anche oggi. Con queste persone meravigliose abbiamo creato Piramis. Abbiamo fatto sacrifici che non ci sono mai pesati perché avevamo un obiettivo: realizzare un sogno da condividere con centinaia di persone, di famiglie italiane.

Oggi lei guida Piramis, società leader nel suo settore. Ci sono progetti di espansione? E se sì, quali sono?

Piramis nasce come agenzia corporate nel momento in cui Vodafone stava cambiando identità. 16 anni fa Omnitel lasciava il “verde brillante” per passare al “rosso passione” di un’azienda che aveva una visione imprenditoriale allineata al nostro sogno, ai nostri valori etici: Vodafone.
Gli obiettivi professionali che abbiamo raggiunto sono importantissimi ma se lei chiede “cos’è Piramis” ai nostri collaboratori, alle persone che vivono con noi, non sentirà parlare di numeri ma di passione, di SISTEMA di lavoro, non di UN lavoro
Per questo, grazie all’esperienza Vodafone – e sempre in perfetta sintonia con il brand che rappresentiamo orgogliosamente da ormai 16 anni – abbiamo creato altri filoni imprenditoriali che ci stanno dando soddisfazione. Ci stanno dando ragione sul fatto che il mercato va ascoltato (ed abbiamo imparato a farlo benissimo) per poi rispondere alle sue richieste.
Oggi Piramis parla 8 lingue diverse che spaziano dalle tecnologie più avanzate alla consulenza imprenditoriale passando sempre dal “SOCIALE”, dalla nostra onlus che si occupa di finanziare progetti medici ed umanitari.
E questo è un altro inizio.

Oggi si dice che c’è disoccupazione in Italia, al Sud soprattutto, ma anche al Nord, specialmente tra i giovani. Eppure lei è sempre alla ricerca di collaboratori. Ce lo conferma?

Certo che lo confermo, è assolutamente vero. Ed è proprio per questo che sono nati i nuovi progetti Piramis, per trovare sempre nuove opportunità da offrire alle persone.
Il mondo è cambiato dalle fondamenta e così è cambiato anche il mondo del lavoro. Oggi pensare ai vecchi lavori è fuori dal tempo.
Noi vediamo le nuove opportunità legate allo sviluppo tecnologico ma guardiamo soprattutto al mondo delle professionalità richieste dai nuovi modi di interagire col mercato.
Abbiamo aperto uffici commerciali e negozi in tutta Italia e diamo lavoro a circa un migliaio di persone di tutte le età. Uno dei nostri impegni sociali è proprio questo: offrire opportunità reali a giovani e “diversamente giovani” che desiderino vedere il lavoro in un’ottica moderna che guardi al futuro non al passato. Persone che sappiano cogliere le opportunità del nuovo mercato, che non guardino ad un passato che non esiste e non esisterà mai più.

Uomini e donne che non abbiano paura di sognare perché Piramis nasce da un sogno ed oggi è diventata una realtà fatta da centinaia di persone e migliaia di obiettivi raggiunti grazie al lavoro di una squadra di valore fondata su valori etici e professionali.

 

Testo di Fabrizio Amadori 

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Food “made in Italy” nel mondo: 40 miliardi, +5,5%

food economy

L’agroalimentare “made in Italy” nel mondo vale 40,2 miliardi di euro all’anno e cresce del 5,5%, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.
Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna concentrano la metà dell’export. Tutte le principali destinazioni sono in crescita, in particolare la Spagna con 1,6 miliardi (+13,3%) supera quest’anno la Svizzera. Prima la Germania (+2,5%) seguita da Francia (+8,1%), Stati Uniti (+4,9%) e Regno Unito (+2,7%). In forte crescita la Russia 17° (+23,8%) e la Cina 20° (+14,8%). Ma i prodotti “made in Italy” raggiungono anche Canada (11°), Giappone (12°), Australia (16°). E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini, acque minerali e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine e la Grecia per alimenti per animali. L’Austria è al secondo posto per cereali e riso, il Regno Unito per frutta e ortaggi lavorati e conservati. In forte crescita la Russia per bevande (+46%), alimenti per animali (+51%), il Portogallo per cioccolato, caffè e spezie (+57%), la Turchia per granaglie (+63%), l’Algeria per oli (+128%), Hong Kong per carni (+30%), l’Albania per pesci lavorati e conservati (+33%), Giappone e Cina per gelati (rispettivamente: +57%, +46,1%). Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat, anni 2016 e 2015.

I prodotti “made in Italy” più esportati.

Cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 6,7 miliardi di euro (+8,6%), seguiti dai vini con 6 miliardi circa (+6,4%), vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,7 miliardi di euro (+4,2%) ma anche prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi) con 3,5 miliardi (+4,2%), frutta e ortaggi lavorati e conservati con 3,4 miliardi di euro (+0,9%). Gli aumenti più consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria con 714 milioni (+10,8%), prodotti lattiero-caseari che superano i 3,2 miliardi (+10,4%), acque minerali con 983 milioni (+9,7%), prodotti per l’alimentazione degli animali con 681 milioni (+9,3%). I maggiori esportatori italiani? Verona con 3 miliardi di euro circa, Cuneo con 2,8 miliardi e Parma con 1,7 miliardi, Milano è quarta con 1,5 miliardi, il 4% del totale, +6,5%. Bolzano 5°, Salerno 6° e Modena 7°. Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita ad Alessandria (+28,3%), Mantova (+17,5%) e Ravenna (+12,6%). Lombardia con 6,4 miliardi di export rappresenta circa un sesto del totale italiano. Oltre a Milano, 4° in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12° e Mantova 14° (era 18° lo scorso anno). A crescere di più sono Lodi (+34,1%), Monza e Brianza (+19,1%), Mantova (+17,5%) e Cremona (+15,2%). Como leader italiana in pesci, crostacei lavorati e conservati (32,1%, +10,8%) con Brescia 10° e Milano 19°, Lodi prima per prodotti lattiero-caseari dove rappresenta il 9% del totale nazionale, +40,6% con Mantova 3°, Cremona 6°, Brescia 7°, Bergamo 9° e Milano 15°. Pavia eccelle invece per granaglie, amidi e prodotti amidacei (16% nazionale), Milano è seconda per prodotti da forno e terza per cioccolata, caffè e spezie.

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Italia: vizi e virtù della tassazione sulla ricchezza

L’idea dell’Italia di introdurre una nuova tassa patrimoniale è stata clamorosamente bocciata dall’Ocse che l’ha definita una semplice soluzione di ripiego. Il suggerimento al nostro paese per ridurre le disparità, fra ricchi e meno ambienti, è quella di studiare un aliquota progressiva sulle rendite da capitale ed incrementare l’imposizione fiscale sulle tasse di successione che in Italia ha una soglia di 1 milione di euro prima che l’imposta scatti a carico di figli e coniugi. Oggi l’Italia ha una tassazione diversificata e omnicomprensiva dei redditi da capitale tra cui, la tassazione del capital gain, compresa una tassazione ragionevolmente importante anche per le plusvalenze. Personalmente vedo un blocco dell’aliquota piatta sui redditi da capitale, inserendo una “progressività di tassazione” anche perché l’Italia come quasi tutti i paesi Ocse ha una “ flat rate” sulla maggior parte degli asset. E’ importante soffermarci sul fatto che è da oltre 20 anni che quasi tutti i principali paesi hanno abbandonato la tassazione progressiva delle rendite da capitale: ciò perché questa tipologia di tassazione accentua e favorisce sia l’evasione fiscale sia il fatto che le persone benestanti possono andare a nascondere i soldi in società e/o paesi offshore. Oggi come oggi però il quadro internazionale a livello giudiziario, finanziario ed economico è totalmente cambiato. Vige ormai un regime automatico di informazioni tra stati specificatamente in materia fiscale: sono cambiate le regole del gioco perché ora è più difficile nascondere i soldi e quindi evadere le tasse. Da questo motivo parte la mia convinzione che i governi dovrebbero ripensare a riformulare nuove leggi fiscali con un grado di progressività specifico sulla tassa dai redditi di capitale. Tale progressività dovrebbe essere non limitata ad una singola forma di risparmio e/o asset ma bensì suddivisa in maniera capillare sull’intera gamma di redditi da capitale, ciò per evitare di favorire un contribuente rispetto ad un altro. A questo proposito pongo l’attenzione sui fondi pensioni che oggi favoriscono una deduzione per le fasce più alte di reddito. Nello specifico infatti i fondi pensioni privati godono di particolari concessioni che portano di fatto ad un vantaggio più che proporzionale per le tasche delle persone più agiate. In Italia, infatti, si favorisce un livello di deducibilità dei contributi fino ad un massimo di 5000 € l’anno. Ciò porta ad una deduzione sull’imposta dei contributi tale che si rileva un risparmio fiscale maggiore e più che proporzionale per il contribuente con un reddito elevato rispetto ad un contribuente col reddito più basso. Ultimo punto su cui pongo l’accento è la tassazione sulla prima casa. In Italia vige un’aliquota particolarmente interessante per il grado di bassa tassazione sulla prima abitazione, questo però porta ad avvantaggiare in modo particolare e significativo i redditi medi ed alti che, presumibilmente, sono proprietari di immobili di maggior valore. E’ interessante in chiusura segnalare che, oggi come oggi, la tassazione sull’immobile è uno degli strumenti fiscali più efficaci: è stato dimostrato soprattutto che è una delle tasse meno dannose per la crescita economica di un paese.

Articolo di Fabio Accinelli

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L’’UE propone l’’inserimento di dati biometrici nelle future carte d’’identità

Al fine di garantire una maggiore sicurezza ai cittadini, e ridurre le possibilità per i criminali di commettere reati, la Commissione Europea ha presentato nuove misure tra le quali rientra il miglioramento delle carte d’identità. Queste verranno integrate con dati biometrici, come impronte digitali e immagini del volto, e saranno conservate in un chip inserito nel documento. Bruxelles stima che sono 80 milioni gli europei in possesso di carte d’identità che non si prestano alla lettura automatizzata e che sono prive di identificatori biometrici.

Se passeranno le proposte presentate dalla Commissione Europea, nel giro di due anni a partire dall’entrata in vigore del regolamento, le carte d’identità cartacee dovranno essere tolte dalla circolazione e cesseranno di essere valide oppure alla scadenza del documento, se precedente. Le minacce alla nostra sicurezza non svaniscono, criminali e terroristi usano nuovi strumenti per danneggiarci, ma oggi dimostriamo di essere più veloci e più intelligenti. Oggi adottiamo una serie di strumenti per essere un passo avanti, per restringere gli spazi”, ha dichiarato il commissario agli affari interni Avramopoulos.

I presidenti del Parlamento europeo, la presidenza di turno del Consiglio e la Commissione europea hanno firmato, lo scorso 14 dicembre, una dichiarazione comune contenente le priorità legislative dell’UE per il periodo 2018-2019, nella quale si è sottolineata l’importanza di una maggiore protezione dei cittadini. Tra le iniziative gli elementi di sicurezza che caratterizzeranno le carte d’identità. Il fine è quello di ridurre l’uso di documenti falsi cui potrebbero ricorrere terroristi e criminali per entrare nell’Unione Europea da paesi terzi.

Dopo gli attacchi che abbiamo fronteggiato non è più accettabile che 88 mln di cittadini europei usino carte d’identità in carta, anche per viaggiare al di là dei confini. I controlli sistematici sui cittadini Ue ai confini esterni si fondano pesantemente sui dati biometrici. Nessun criminale o terrorista dovrebbe potersi nascondere dietro una carta d’identità falsa”, continua Avramopoulos.

Tutti i cittadini dell’Unione Europea di età superiore a 12 anni, disporranno di una carta d’identità contenente due dati biometrici, quali impronte digitali e immagini del volto. Queste saranno conservati in un chip inserito nel documento. I documenti d’identità non conformi saranno gradualmente eliminati alla data di scadenza o almeno entro cinque anni e quelli meno sicuri, che non si prestano alla lettura automatizzata, verranno eliminati nel giro di due anni.

La Commissione UE ha ricordato ad ogni modo che il regolamento proposto non introduce carte d’identità obbligatorie in tutta l’UE, ma aggiorna gli elementi di sicurezza di quelle esistenti, “lasciando interamente ai singoli Stati membri il compito di disciplinare altri elementi relativi agli aspetti formali delle carte d’identità nazionali“.

Sistemi di riconoscimento biometrico, quali riconoscimento facciale, dell’iride e impronte digitali, sono già utilizzati in diversi paesi al fine di controllare ed identificazione gli immigrati alle frontiere e nelle applicazioni con passaporto. Ciò conferma come la biometria si stia convertendo come uno dei metodi più sicuri per l’identificazione e la sicurezza. Inoltre, secondo recenti ricerche la biometria multimodale, ovvero la combinazione di due o più tecnologie biometriche, rappresenta l’aspetto più innovativo di identificazione sicura.

Un’altra delle proposte della Commissione in materia di sicurezza, riguarda l’accesso semplificato alle cosiddette prove elettroniche, come email o documenti conservati sul cloud. Le autorità di polizia e giudiziarie potra
nno così ottenere più facilmente e più rapidamente le prove elettroniche per indagare, perseguire e condannare criminali e terroristi. Attualmente quasi due terzi dei reati non possono essere oggetto di indagini o azioni penali efficaci in quanto occorre troppo tempo per acquisire le prove elettroniche o perché il quadro giuridico è troppo frammentato.

Secondo il regolamento verrà creato un “ordine di produzione europeo”, basandosi sul quale l’autorità giudiziaria potrà richiedere prove elettroniche direttamente al fornitore del servizio accessibile da uno stato membro, a prescindere dall’ubicazione dei dati. Il provider sarà tenuto a rispondere entro 10 giorni o 6 ore in casi di emergenza, non potrà cancellare i dati e dovrà nominare un rappresentante legale nell’UE. L’intera procedura verrà effettuata nel rispetto della legge sulla p
rotezione dei dati personali e la carta dei diritti fondamentali dell’UE.

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Mercato immobiliare, un settore in ripresa già da qualche anno

Il mercato dell’immobile non perde colpi, ma anzi continua a far registrare una crescita abbastanza costante nel corso degli ultimi anni.

Una crescita cominciata di fatto nel 2014, e che nel 2016 ha conosciuto il suo picco maggiore. Lo scorso anno si è registrato un aumento delle compravendite a tassi più bassi rispetto al 2016, ma in ogni caso il cammino resta incoraggiante.

Ma a cosa è dovuto questo dato? Per capirlo prendiamo in esame un paio di fattori.

Mercato del credito e immobili di lusso: i due elementi chiave per la crescita

Per prima cosa dobbiamo dire che gli incentivi nel mercato del credito hanno giocato un ruolo senz’altro importante, andando di pari passo con le politiche economiche di tipo espansionistico.

Poi c’è da analizzare un’altra fetta di mercato, quella relativa alle abitazioni di lusso. In questo caso sono state le maggiori città italiane a trainare il mercato: basta fare una ricerca su immobili di prestigio milano per toccare con mano l’effettiva portata di questo trend.

Ma non è stata solo la città meneghina a far registrare numeri incoraggianti da questo punto di vista. Anche Roma e Firenze, grazie principalmente alla bellezza del centro storico, hanno fatto schizzare in alto le statistiche per quanto riguarda le compravendite.

Si è trattato di un effetto a catena visto che, alcune zone più periferiche (l’Eur su tutte), hanno seguito il trend mostrando una crescita relativa agli immobili mai constatata in precedenza.

Case di seconda mano e prezzi delle abitazioni: l’altra faccia della medaglia

Finora abbiamo parlato dei dati in costante crescita relativi alla compravendita degli immobili e all’andamento positivo delle abitazioni di lusso. A fare da contraltare a questi numeri ci sono da segnalare un paio di aspetti negativi.

Vediamo insieme quali sono e cerchiamo di capirne meglio le motivazioni.

Il primo di questi dati si riferisce al prezzo delle abitazioni, che è in aumento anche se tendente alla stabilizzazione. Una circostanza, quest’ultima, che non dovrebbe incidere in maniera così determinante sul dato generale.

Diverso è il discorso relativo all’andamento delle case di seconda mano: in questo caso è stato registrato un calo del 4% rispetto allo scorso anno. Gli ultimi aggiornamenti parlano di prezzi tendenti alla crescita in mercati più floridi come Bologna e Firenze (centri in cui storicamente c’è una richiesta molto alta di case di seconda mano) e anche nelle zone più centrali di Roma ,Napoli e Milano.

Ma cosa ha contribuito a creare questo trend negativo?

Per prima cosa va segnalato un numero cospicuo di immobili che hanno caratteristiche (prezzo qualità e localizzazione) non aderenti alle richieste del mercato: la domanda privata ha invece una notevole portata nelle zone con una migliore qualità della vita.

Quali, a questo punto, gli scenari futuri?

Se le rendite sugli immobili continueranno ad aumentare, in questo 2018 gli investimenti in tal senso dovrebbero aumentare. I prezzi avranno di ceto un ruolo determinante, così come lo sviluppo generale delle aree urbane.

Ma c’è un altro aspetto molto importante da considerare. Per attrarre gli investitori, in particolar modo quelli esteri, la vera svolta dovrebbe arrivare dalla semplificazione dell’apparato burocratico.

Questo comporterebbe una serie di benefici, tra i quali spiccano senza dubbio la riduzione delle tasse e un sistema legislativo più snello e comprensibile, specialmente per ciò che concerne gli affitti.

Ed è proprio l’aumento degli affitti a prestare il fianco a considerazioni di carattere più generale.

Questi ultimi rappresentano il vero trend in crescita del presente ma anche del futuro.

Intercettare la richiesta di affitto (anche per periodi molto brevi) sia di case che di stanze  è la vera sfida che gli investitori devono saper affrontare nei prossimi anni.

Non solo migliorando la qualità degli immobili, ma anche pensando a un aumento dei servizi che possa “incendiare” ulteriormente un mercato già molto fervido.

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Milano, tempo di Design Week

Anche quest’anno, dal 17 al 22 Aprile 2018, non può mancare l’appuntamento con la Design Week di Milano: un evento imperdibile per tutti gli appassionati di arredamento e di design in particolare, che racchiude il famigerato Salone del Mobile, e tutti gli eventi che animano il resto del capoluogo lombardo, nel cosiddetto Fuorisalone. Diamo quindi subito un’occhiata agli eventi che caratterizzeranno la settimana del design quest’anno.

Il Salone Internazionale del Mobile

Dal 1961, il Salone Internazionale del Mobile rappresenta un punto di riferimento a livello estero e nazionale: si tratta di una vera e propria vetrina in cui esporre le meraviglie del made in Italy nell’ambito dell’arredamento e dei suoi complementi. Nato per promuovere l’industria italiana, il Salone ha acquistato negli anni una rilevanza sempre maggiore, attirando espositori e visitatori da ogni parte d’Italia. Negli anni più recenti, proprio quest’elevata affluenza ha stimolato la nascita di eventi contemporanei al Salone del Mobile in tutta la città (il cosiddetto Fuorisalone), organizzati poi appunto nella settimana del design. Per ulteriori informazioni, non esitate a visitare il sito ExpoDays.net, dove troverete notizie su tutto ciò che riguarda la Design Week di quest’anno.
Il Salone offre una panoramica completa del mondo dell’arredamento, che va dall’esposizione dei singoli pezzi alle composizioni di interi ambienti, coniugando classicità e modernità. Ci sono tre particolari ripartizioni, all’interno della manifestazione, strutturate in base alle differenze stilistiche: abbiamo il settore Classico, il settore Design, che ospita le proposte più moderne, e il settore xLux, dedicato all’arredamento di lusso.
Alcuni degli eventi del Salone Internazionale del Mobile sono biennali: nel 2018, potremo assistere al Salone Internazionale del Bagno ed EuroCucina (Technology For the Kirtchen), rappresentativi degli anni pari.
Se siete interessati a scoprire di più su questa celebrazione del made in Italy e del design italiano, vi consigliamo di visitare il sito ufficiale http://www.salonemilano.it.

Il Fuorisalone

Con Fuorisalone si intendono tutti quegli eventi che hanno luogo nella città di Milano durante il Salone del Mobile, insieme al quale definiscono la Design Week milanese. Esso nacque negli anni ’80 dalla volontà delle aziende stesse, incuriosite dal successo del Salone del Mobile: non si tratta, dunque, di un evento organizzato da un organismo centrale. Non a caso, gli espositori possono tranquillamente decidere di presentare autonomamente.
Attualmente, il Fuorisalone ospita esposizioni dei generi più disparati, dal settore automobilistico a quello delle telecomunicazioni e della tecnologia in generale, passando, ovviamente, per la moda e l’arte e per il cibo.
Sebbene l’intera città sia coinvolta nella manifestazione, l’anima del Fuorisalone si trova a Brera, che ospita, tra le altre cose, l’Accademia delle Belle Arti, e il quartiere di Tortona, che proprio alla Design Week deve la sua fama. Negli ultimi anni, ha acquistato importanza anche Lambrate, con il Lambrate Design District: proprio intorno alla stazione, infatti, sarà possibile fare tappa per assistere ad alcuni tra i più importanti eventi della settimana, tra cui un happening espositivo e l’attesa street food experience. Immancabili, ovviamente, anche gli appuntamenti con le scuole di grafica, design, fumetti e fotografia. Una novità del 2018 è invece il Fuorisalmone, un evento che punta a mettere in contatto imprenditori e designer controcorrente, all’insegna del progresso. Per informazioni più dettagliate su tutti gli eventi del Fuorisalone di Milano, rimandiamo al sito ufficiale www.fuorisalone.it.

 

 

 

 

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Offerte gas e luce del mercato libero: dal 2018 una novità che accomuna tutti gli operatori

Il mercato libero di luce e gas è sempre più prossimo ad arrivare. Dal 1° luglio del 2019 sarà a tutti gli effetti realtà e questo comporterà notevoli cambiamenti per il mercato dell’energia. I consumatori avranno modo di confrontare le offerte convenienti per il gas e la luce e scegliere quella migliore per le proprie esigenze. Questo sarà inevitabile, anche perché cesserà di fatto il servizio di maggior tutela attualmente ancora in essere.

Ma come verrà gestito il periodo di transizione che porta da qui al 1° luglio del 2019?

Qui arriva la novità voluta dall’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), che con una delibera ha stabilito che tutti gli operatori del mercato libero di luce e gas devono inserire tra le proprie offerte anche quella Placet.

In cosa consiste l’offerta Placet

L’offerta Placet consiste in una tariffa standardizzata per tutti gli operatori: questo permetterà agli utenti di valutare quale sia la migliore offerta rispetto alle proprie esigenze. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Placet non è altro che l’acronimo di “Prezzo libero a condizioni equiparate di tutela”. Questo sta a significare, in parole più semplici, che con Placet si giunge ad una soluzione in cui le condizioni contrattuali sono predefinite dall’Autorità. Così il cliente può fare le proprie valutazioni conoscendo già quali sono le condizioni che muteranno tra operatore e operatore: un modo per avvicinare tutti all’ingresso nel mercato libero.

L’interrogativo che si pone la maggior parte dei consumatori è relativo all’effettivo risparmio in bolletta. Ma è difficile stabilire a priori se l’offerta Placet possa essere conveniente per tutti, visto che i fattori da prendere in considerazione sono molteplici.

Si tratta in ogni caso di una soluzione in più da valutare, e che sarà utile per rendersi realmente conto di come potranno cambiare le cose con l’arrivo del mercato libero.

Una sorta di transizione dalla maggior tutela al mercato libero insomma; per molti utenti sarà uno strumento in più per tirare le proprie somme.

Come funziona l’offerta Placet a livello pratico

Cerchiamo di capirne di più facendo degli esempi per comprendere meglio il funzionamento dell’offerta Placet. Se qualcuno avesse già deciso di passare al mercato libero, si sarà accorto che ogni operatore può mettere in atto liberamente la propria offerta. Ma valutare quale sia la più conveniente non è per nulla facile, considerando il fatto che gli aspetti da vagliare sono moltissimi.

Ed è proprio su questo presupposto che si basa l’offerta Placet, che costringe (fino a luglio 2019) gli operatori a inserire alcuni costi invariabili che vengono determinati a priori dall’Autorità per l’Energia.

Con Placet non è possibile inserire nella propria offerta agevolazioni o sconti: l’unica cosa che varierà tra gli operatori è un canone fisso annuo e il prezzo dell’energia. Di fatto cambierà solamente il tipo di prezzo per il servizio fornito, così sarà molto più semplice per l’utente comprendere dove può esserci un risparmio.

Avendo un costo fisso per l’energia per tutti, e togliendo la possibilità di inserire sconti, agevolazioni o premi, l’unico parametro da valutare rimarrà il costo sull’effettivo servizio erogato. Quindi il consumatore è chiamato a fare una valutazione sulle proprie esigenze di consumo e propendere per l’offerta Placet migliore per sé.

Aderire ad un’offerta Placet è semplice: lo si può fare recandosi ad uno sportello, compilando un form online oppure contattando telefonicamente l’operatore scelto.

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La Cina chiama il Friuli

Il progetto di cui parliamo oggi è  l’ampliamento della “via della seta” tra Cina ed Europa. Pechino vuole a forza inserirsi al centro del grande gioco economico-finanziario e quindi geopolitico europeo, imponendosi di fatto come il “dominus” della globalizzazione, ora più che mai sotto assedio da parte del “risorgere” dei vari protezionismi nazionali. Sul piatto la Cina ha messo: 900 progetti per nuove infrastrutture, 1000 miliardi di dollari in investimenti, 780 miliardi di dollari generati dagli interscambi con gli oltre i 60 paesi coinvolti, 200 mila nuovi posti di lavoro, ciò confermando che trattasi di un piano geopolitico condiviso ed  inclusivo, destinato a trasformare, di fatto e nelle sue fondamenta, l’Eurasia. Sul fronte specifico delle piccole e medie imprese italiane è di ieri l’ufficializzazione che la nostra Cassa Depositi e Prestiti  ha firmato con China Development Bank un importantissimo accordo per la costituzione di un fondo di investimento Italo-Cinese da 100 milioni di euro, atto a sostenere le aziende italiane impegnate lungo la “via della seta”. Ed è qui che entrano in gioco  i porti italiani quali Genova e Trieste come terminali della rotta marittima dalla Cina. E’ soprattutto su Trieste che sono rivolti gli occhi del governo cinese, essendo il porto friulano perfettamente collegato ai corridoi ferroviari e stradali con il cuore dell’Europa. Trieste detiene anche la più grande autostrada del mare che collega l’Europa alla Turchia, idonea per ciò che concerne il traffico container, ed è in assoluto il porto più utilizzato dalle maggiori compagnie mondiali di navigazione commerciale come Maersk, CMA, CGM, Evergreen, ZIM, Safmarine e Cosco. L’interesse cinese per la soluzione portuale triestina è anche data dal fatto che, con il raddoppio del canale di Suez, il mediterraneo ha acquisito una nuova e fortissima “centralità” mai avuta in precedenza. La Cina, dopo aver investito nel Pireo, ha trovato in Trieste un canale di accesso certo, moderno e pronto a ricevere le proprie merci per smistarle velocemente ed in piena sicurezza al resto d’Europa.. A fare centro nella decisione cinese vi è altresì il fatto che il porto di Trieste è immediatamente pronto e disponibile, garantendo così al governo  cinese  un ruolo strategico per le proprie merci così avvalorando la  decisione di creare nel nord Italia un hub logistico europeo. Non a caso la quarta compagnia mondiale per il traffico di container, la Cosco, ha acquisito da poco il 40% del porto di Vado Ligure ed è in costruzione un nuovo modernissimo terminal container che sarà operativo dal 2018.  Personalmente, a livello economico, ritengo che i porti italiani di Trieste, Genova e Venezia, ma soprattutto Trieste per la sua velocità nelle procedure di sdoganamento,  siano i partner perfetti per la leadership cinese, offrendo di fatto  ad essi una via complementare e sicura alla ferrovia che Pechino ipotizza di costruire per collegare il porto Greco all’Europa attraverso i Balcani. Trattasi di uno dei più grandi piani geo-economici in attuazione, condiviso da tutte le nazioni europee che saranno coinvolte e dove i porti italiani ed in particolare Trieste non sono visti dai cinesi come alternativi ma bensì complementari al porto del Pireo. La Cina oggi è forte e concreta e la “via della seta” andrà avanti a grandi passi. Spetta a noi farci trovare pronti  per  questo mastodontico progetto che tocca i 2/3 della popolazione mondiale: progetto che non ha solamente una forte componente economico-infrastrutturale ma esprime, se ancora ce ne fosse bisogno, la proiezione internazionale di Pechino, dove la sua leadership ha una visione economico-finanziaria sempre più lunga e sempre più ampia.
Testo di Fabio Accinelli 
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