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Innovazione

Lo smart building diventa tassello fondamentale dell’ecosistema urbano

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Con l’avvento dell’Internet of Things (IoT), gli edifici sono ormai intelligenti. Questi smart buildings, incorporando nuove generazioni di hardware e software, possono entrare a far parte di nuovi ecosistemi, spostando l’attenzione dagli asset materiali ai servizi incentrati sull’esperienza di utilizzo degli spazi e sulla trasformazione degli edifici stessi in centri di profitto.

In occasione dello “Smart Building Expo” di questi giorni, Porsche Consulting, società di consulenza strategica parte dell’omonimo gruppo, evidenzia i passi da seguire per ripensare il proprio ruolo al di fuori di una visione settoriale e cogliere l’opportunità per trasformare gli smart-building nel tassello fondamentale delle future smart cities, offrendo servizi anche molto lontani da quelli che oggi propone il settore.
L’integrazione di hardware e software nella gestione degli edifici, ormai presente nella maggior parte delle nuove realizzazioni, permette già di interpretare i dati relativi agli ambienti ed adattare gli spazi alle necessità del cliente. Ma, l’integrazione degli edifici in reti più ampie, il cloud computing e l’artificial intelligence danno vita a interessanti opportunità, nuovi “casi di utilizzo”, e abilitano innovativi modelli di business, molto più sofisticati di quelli tipici della gestione del real estate o del facility management tradizionale. Questo trend, oltre a cambiare offerta e modello di pricing, sta modificando radicalmente l’arena competitiva del settore.

L’utente passa dal possesso degli impianti, ad esempio il sistema di illuminazione, al puro pay-per- use attraverso investimenti tecnologici fatti dal service provider. La creazione di smart grid per edifici o gruppi di edifici, consente sia forti risparmi energetici, in particolare a seguito del bilanciamento della rete, sia la vendita dell’energia stessa, trasformando quindi un centro di costo in un centro di profitto.

L’arena competitiva si sta trasformando: mentre gli attuali operatori migrano la propria proposta di valore verso i servizi per attrarre nuovi clienti, il potenziale di crescita del settore della building automation spinge sia giganti tecnologici che start-up ad invadere i mercati con innovative soluzioni. Infatti, il mercato globale degli smart building si colloca al terzo posto per numero di applicazioni IoT e si stima che tra il 2018 e il 2025 registrerà una crescita annuale pari al 32,3%.

Il potenziale è enorme, in quanto in futuro gli edifici saranno in grado di comunicare e scambiare dati con sistemi di traffico, reti elettriche e infrastrutture di smaltimento dei rifiuti, diventando elementi fondamentali delle “smart cities”.
In Italia ci sono interessanti esempi di soluzioni “smart”: a Milano Siemens ha realizzato nel proprio quartier generale un modello di generazione energetica distribuita che permetterà di massimizzare l’autoconsumo e ridurre il carico sulla rete nazionale grazie ad una gestione bilanciata ed accurata dei carichi elettrici e della produzione; si tratta di una microrete intelligente della capacità complessiva di oltre 1 megawatt (MW). Si tratta di un caso concreto di infrastruttura smart che integra tecnologie e building diversi, alimenta due edifici, uno smart building nuovo certificato Leed Gold e uno storico degli anni ’60 completamente rinnovato, coprendo un’area complessiva di circa 86 mila metri quadri e 1800 persone.

«Per cogliere l’opportunità di questa trasformazione dell’arena competitiva – afferma Francesco Leoni, Associate Partner Porsche Consulting – bisogna superare la visione settoriale e creare un chiaro modello di partnership per posizionarsi strategicamente in un ecosistema urbano che ingloba la mobilità, i servizi cittadini e i produttori di tecnologie, mettendo al centro l ́utente degli spazi e la sua esperienza.»

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