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Economia/Imprese

Servizi e approfondimenti sul mondo dell’economia

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Insolvenze, in Italia in controtendenza (-2%) rispetto al livello globale

Nel 2026 ci si attende un leggero aumento a livello globale delle insolvenze d’impresa, in un contesto di graduale riduzione dei costi di finanziamento. In Italia, il trend sarà in controtendenza, con un calo contenuto dopo anni di forte crescita delle insolvenze. In questo caso però si tratta di un’evoluzione più congiunturale che strutturale, legata alle attuali condizioni dell’economia.

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Economia/Imprese

Professioni, tremila commercialisti di tutta Italia a “Labirinto Live 2026”

L’evento dell’Unione Giovani dedicato alla Legge di Bilancio e trasmesso in 55 sedi
La quarta edizione di “Labirinto Live”, il format di aggiornamento professionale sulle principali novità fiscali della Legge di Bilancio promosso dall’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili in collaborazione con Euroconference e TeamSystem, si è svolta martedì 20 gennaio.

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Economia/Imprese

Amazon Web Services rafforza la filiera dei data center in Lombardia riunendo 35 imprese a Milano

Con l’espansione della Region AWS in Italia, l’azienda apre nuove opportunità per il territorio: un investimento da 1,2 miliardi di euro che sosterrà circa 5.500 posti di lavoro a tempo pieno entro il 2029.
 

Amazon Web Services ha celebrato, presso la sede della Regione di Milano, l’evento “Partnerships locali, innovazione globale: AWS con le imprese del territorio”. L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali del Sottosegretario Regionale con delega alla digitalizzazione, Ruggero Invernizzi, e ha visto la partecipazione di più di 70 rappresentanti di 35 aziende attive sul territorio lombardo nella filiera dei data center.
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Economia/ImpreseMarketing

Poste Italiane prima in Europa per qualità e trasparenza della comunicazione digitale corporate e finanziaria

Con il punteggio di 95,9 su 100 il sito www.posteitaliane.it è in testa alla classifica Webranking Europe 500 stilata da Lundquist

Poste Italiane è la prima delle 500 principali aziende europee per capitalizzazione nella trasparenza della comunicazione corporate e finanziaria sui canali digitali. Il risultato è il frutto della ricerca “Webranking Europe 500” la classifica stilata da Lundquist, in collaborazione con la società svedese Comprend, che analizza la chiarezza e la correttezza del flusso informativo rivolto a investitori, cittadini e stakeholder.

Il sito posteitaliane.it del Gruppo guidato dall’AD Matteo Del Fante e dal Direttore Generale, Giuseppe Lasco, sul podio della rilevazione Webranking Europe 500 già nel 2024 con il secondo posto, ha ottenuto il punteggio di 95,9 su 100 affermandosi sia nella classifica assoluta sia in quella di settore.

L’aspetto ancora più significativo del percorso di Poste Italiane è la rapida ascesa dell’azienda nella classifica: nel 2016, infatti, Poste italiane era collocata in 246esima posizione, a dimostrazione del valore del lavoro compiuto dall’azienda nella comunicazione digitale nell’arco di un decennio.

La ricerca ha motivato il primato europeo di Poste Italiane spiegando che l’azienda “ha continuato a crescere e ora è in cima alla classifica per la prima volta, raggiungendo il punteggio rilevante di 95,9 su 100 punti. L’azienda si distingue per la solida governance e le informazioni sulle relazioni con gli investitori, nonché per i contenuti chiari e tempestivi relativi alla stampa e al titolo. Il sito web di Poste Italiane riflette un approccio di comunicazione ben integrato, in cui informazioni finanziarie, di sostenibilità e aziendali sono interconnesse”.

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Economia/Imprese

Salario minimo: Europa a confronto dopo la pronuncia della Corte di Giustizia europea

L’analisi dello Studio legale Daverio & Florio ha messo a confronto alcuni principali Paesi
per fotografare la situazione legislativa sui salari minimi.
Tra questi Germania, Belgio, Olanda, Irlanda, Spagna e Francia.

La Corte di Giustizia europea si è recentemente pronunciata sul tema del salario minimo a seguito del ricorso presentato dalla Danimarca, che ne richiedeva l’annullamento. La Corte ha respinto il ricorso, là dove veniva contestata la competenza dell’Unione Europea ad occuparsi di un tema che vede ancora profonde differenze fra i paesi dell’Unione, quanto alla misura media dei salari, stabilendo come la direttiva non imponga per questo aspetto alcuna convergenza, limitandosi ad imporre però la diffusione di misure a tutela dei livelli retributivi più bassi come una misura necessaria per garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose.

In coerenza con queste premesse, il ricorso è stato invece accolto là dove la direttiva imponeva un meccanismo di adeguamento all’inflazione o il divieto di riduzione del salario minimo, nei paesi in cui questo esiste già. Ed infatti la direttiva non impone necessariamente l’introduzione di un salario minimo a quegli Stati membri dell’Unione che siano in grado di dimostrare che il contratto collettivo trova applicazione ad almeno l’80% dei lavoratori di ogni categoria” afferma il Prof. Avv. Vincenzo Ferrante, dello Studio Legale Daverio&Florio, esperto di diritto del lavoro e docente universitario.

Attualmente in Italia non esiste una retribuzione minima garantita e l’unico strumento resta quello della negoziazione dei contratti collettivi.

La conferma della sussistenza di una base normativa alla direttiva fa tramontare l’idea che questa potesse essere spazzata via dalla Corte con una pronunzia di accoglimento integrale di un ricorso (che aveva visto anche la Svezia intervenire in giudizio a sostegno delle richieste del paese confinante). In questo modo, i tanti paesi dell’Unione, che hanno atteso che l’iter processuale giungesse ad esito per riformare il quadro normativo interno, dovranno ora porsi la questione di come correttamente trasporre una direttiva.

L’Italia a riguardo ha sempre dichiarato di non aver bisogno di un salario minimo perché il contratto collettivo sottoscritto dalle maggiori organizzazioni sindacali resta ampiamente diffuso. E questo è certamente vero, ove si limiti il dato ai flussi mensili che riceve l’INPS in sede di versamento spontaneo dei contributi dalle imprese (anche se l’analisi dei dati che si ricavano dalle ispezioni potrebbe far sorgere più di un dubbio sull’effettivo generalizzato rispetto della norme di legge e di contratto collettivo da parte di tutte le aziende italiane)” continua il Professor Ferrante.

Ma come funziona nei principali Paesi europei? Secondo l’analisi dello Studio Legale Daverio&Florio, specializzato nel Diritto del Lavoro e nel Diritto della Previdenza Sociale, che in Italia rappresenta il network internazionale Innangard, il salario minimo è presente in quasi tutti i Paesi europei, ad eccezione dell’Italia, della Danimarca, dell’Austria, della Finlandia e della Svezia, ma con valori e applicazioni molto differenti.

Considerando esclusivamente i Paesi analizzati, in Francia e in Spagna esiste già da tempo, rispettivamente dal 1950 e dal 1963, mentre i valori più alti si registrano in Lussemburgo (€2.704 / mese) e in Germania (€2.161 / mese). La Spagna, l’Olanda, il Belgio e l’Irlanda in questi anni hanno aumentato gli importi.  Svezia e Danimarca, così come l’Italia, seguono modelli basati sulla negoziazione dei contratti collettivi e dei livelli salariali da parte dei sindacati.

Entrando nell’analisi, in Germania, il salario minimo è stato introdotto nel 2015 e negli anni ha visto un incremento costante arrivando a un totale di €2.161 lordi mensili. Si applica a tutti i dipendenti, con alcune eccezioni.

In Belgio, sin dal 1975 esiste il reddito minimo mensile medio garantito (GAMMI), che in seguito all’ultima indicizzazione di quest’anno ammonta effettivamente a €2.112 lordi. È rivolto ai dipendenti con un contratto di lavoro dai 18 anni in su e che lavorano a tempo pieno.

L’Olanda è uno dei Paesi “storici”, con il salario minimo che esiste da ben il 1969. Attualmente il salario minimo mensile ammonta a €2.246 lordi registrando in due anni un aumento del 16%. Il salario minimo si applica solo nel caso in cui un dipendente sia assunto con un contratto di lavoro ed è progressivo: dai 15 ai 21 anni aumenta in base all’età, diventando successivamente fisso. Dal 2024, inoltre, l’Olanda ha introdotto un salario minimo orario, al fine di renderlo ancora più equo.

In Irlanda il salario minimo nazionale è stabilito dal National Minimum Wage Act 2000 (€2.282/mese lordi), ma verrà sostituito con il salario di sussistenza a partire dal 2026. Per determinare la cifra, il governo irlandese sta adottando un approccio a soglia fissa del 60% del salario mediano, che si stima comporterà un aumento del reddito da €11,30 a €13,10 lordi all’ora. Attualmente hanno diritto al salario minimo i lavoratori a tempo pieno, a tempo parziale, temporanei, occasionali e stagionali di età superiore ai 20 anni. Ai dipendenti di età inferiore ai 20 anni si applicano aliquote salariali minime diverse.

Il primo salario minimo in Spagna (SMI) risale al 1963. L’importo attuale è di €1.381 al mese lordi ed è determinato su base mensile o giornaliera, ma con valori inferiori per i lavoratori temporanei, stagionali e domestici.

Concludiamo infine con la Francia è senza dubbio uno dei primi Paesi ad aver introdotto il minimo salariale (attivo dal 1950), valido a tutti i dipendenti che hanno almeno 18 anni, indipendentemente dal contenuto e dalla forma del contratto di lavoro e della retribuzione. Il “salario minimo di crescita interprofessionale” (SMIC) è pari a €1.802 lordi mensili (per 35 ore), e si rivaluta in base all’aumento dei prezzi e all’aumento del salario medio.

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Economia/Imprese

“Futuro del lavoro”: la sfida del territorio bresciano

Il convegno “IL FUTURO DEL LAVORO” nel contesto della manifestazione
“DOMANI LAVORO” a Brixia Expo. Lo scenario è sempre più complesso tra mancanza
di candidati, deficit di competenze e mismatch di genere.
Entro cinque anni servono 560mila sostituzioni in Lombardia
e a Brescia la disoccupazione femminile è al di sopra dei livelli nazionali.
La prospettiva del territorio bresciano tra progetti, sinergie e nuovi approcci

Sinergie territoriali, progetti mirati, nuovi approcci alla formazione e valorizzazione del potenziale. Sono alcune delle linee guida per affrontare la complessità dello scenario occupazionale emerse durante il convegno “IL FUTURO DEL LAVORO” nel contesto della manifestazione “DOMANI LAVORO” a Brixia Expo.

L’evento è stato promosso da AxL – Agenzia per il Lavoro, realtà di riferimento nel panorama nazionale nei servizi e nelle soluzioni HR per imprese e persone in cerca di lavoro. L’appuntamento ha visto la partecipazione di Barbara Lodi Rizzini – Responsabile dei Centri per l’Impiego della Provincia di Brescia; Davide Piras – imprenditore e membro del Direttivo, nonché responsabile del Dipartimento Giovani, di Assocamuna; Serena Schiavo – imprenditrice e Presidente del CIF – Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Brescia e Luca Rota – Direttore commerciale di AxL – Agenzia per il Lavoro.

Dal convegno è emerso che il “presente” occupazionale sembra vivere uno dei suoi momenti migliori con un bassissimo tasso di disoccupazione a livello nazionale (6,1% a settembre 2025) e con la Provincia di Brescia tra le aree con la percentuale più bassa, sotto il 3%.

Eppure c’è un dato che distingue ulteriormente la provincia di Brescia da altre aree: il divario tra il tasso di disoccupazione femminile e quello maschile. A livello nazionale il gap è del 1,4%, ma in questo territorio si raggiunge il 2,2%.

“Sicuramente questo divario rappresenta una oggettiva criticità – ha sottolineato Barbara Lodi Rizzini, responsabile dei Centri per l’Impiego della Provincia di Brescia – ed è un tema che la Provincia affronta con grande sensibilità. Per questo abbiamo diversi progetti in campo per supportare e valorizzare l’occupazione femminile nella consapevolezza che occorre osservare il problema partendo dai bisogni concreti che le donne e le famiglie hanno tutti i giorni per coniugare vita e lavoro. Tutto questo in collaborazione con i vari interlocutori presenti sul territorio provinciale, che come noi parlano e si occupano di lavoro.”

In generale, le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rassicuranti. Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profonda trasformazione: oggi, è vero, l’occupazione è alta, ma per le aziende è sempre più complesso trovare e trattenere le persone giuste. Nei prossimi cinque anni, solo in Lombardia, si stima la necessità di oltre 560.000 sostituzioni e circa 755.000 nuovi ingressi. A questo si aggiunge il cosiddetto “inverno demografico”: si prevede che nel 2050 per ogni 3 over 65 ci sarà solo 1 giovane (fonte Istat).

In questo contesto, una sfida nella sfida riguarda il tema della retention: “Nel settore dell’edilizia – ha spiegato Davide Piras, imprenditore e membro di Assocamuna – recuperare nuove risorse e attrarre personale è estremamente complicato. Per questo ho sviluppato microprogetti che coinvolgono il mio team per formarlo verso nuove competenze nell’ambito del nostro lavoro. In questo modo siamo riusciti a valorizzare il potenziale interno all’azienda e cogliere nuove opportunità di mercato grazie ai nuovi servizi nati dalla formazione. Il tema della formazione è, inoltre, al centro delle politiche di relazione con il territorio della nostra Associazione”.

Secondo Unioncamere la difficoltà di reperimento di personale a livello nazionale per il mese di Ottobre è stata del 47%, un dato che negli ultimi anni è rimasto costante, con degli scostamenti minimi di mese in mese, e che ben rappresenta le difficoltà attuali dell’intero Paese. In particolare, per le professioni relative all’area “Progettazione e ricerca e sviluppo” la difficoltà di reperimento stimata sale al 60,4%. Nella provincia di Brescia per quest’area la difficoltà di reperimento è addirittura del 70,1%.

Molto possono fare le imprese e le associazioni di categoria creando progetti dedicati e premiando il merito: “All’interno del nostro Comitato – ha raccontato Serena Schiavo, imprenditrice e presidente del Comitato per l’Imprenditoria Femminile di Brescia – abbiamo messo a punto dei premi dedicati alle tesi di laurea in materie STEM delle studentesse del nostro territorio che si distinguono per temi e contenuti ad alto valore scientifico e tecnologico. Ambiti che in passato sono stati troppo spesso esclusivo appannaggio dell’universo maschile”.

In estrema sintesi le sfide sono molteplici e lo scenario futuro è certamente complesso tra mancanza di candidati, deficit di competenze e mismatch di genere, ma non mancano le opportunità e la progettualità anche grazie all’importante ruolo che le agenzie per il lavoro possono sviluppare come hub territoriale nell’ambito delle risorse umane: “La nostra agenzia – ha precisato Luca Rota, Direttore Commerciale di AxL Agenzia per il Lavoro – ha proprio l’ambizione di essere un punto di riferimento nel territorio per creare sistema, sviluppare le relazioni tra istituzioni, imprese e candidati nella consapevolezza che possiamo svolgere un ruolo autorevole grazie alle competenze mirate, servizi specifici e, ovviamente, l’esperienza che maturiamo ogni giorno sul campo”.

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Posto fisso? Non più! Ecco i 5 aspetti che cercano i giovani di oggi nel mondo del lavoro

Nel 2025 il “posto fisso” non è più il sogno unico dei giovani: le nuove generazioni scelgono il lavoro che rispecchia i propri valori, il benessere e la voglia di inclusione. Lo rivela lo studio raccolto nel libro “Il lavoro da offrire, la proposta da accettare. Scelte consapevoli nell’era del welfare” (FrancoAngeli), firmato da Luca Furfaro, consulente del lavoro, insieme a Valentina Marini e Filippo Poletti.

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