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Economia/Imprese

Servizi e approfondimenti sul mondo dell’economia

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Le 5 priorità per rendere le PMI italiane più resilienti

myPOS individua le aree operative essenziali per il business italiano: controllo dei costi, gestione della liquidità, digitalizzazione/AI, sicurezza e qualità dell’esperienza cliente.

Tra aumento e volatilità dei costi, difficoltà nel reperire competenze, accelerazione digitale, nuove minacce cyber e aspettative dei clienti sempre più elevate, le imprese italiane necessitano, ora più che mai, di gestire precise priorità e sfide che impattano su continuità del business e competitività. In questo scenario, myPOS, fintech innovativa che supporta clienti di piccole e medie imprese in 30 Paesi dell’Area Economica Europea, oltre che in Svizzera e nel Regno Unito, ha sintetizzato in cinque aree chiave le priorità su cui le aziende sono chiamate a fare il punto.

1. Controllo dei costi e gestione dell’incertezza 

Gli aumenti su energia, materie prime e logistica rendono centrale un monitoraggio costante della struttura dei costi e della capacità di intervenire rapidamente. Tra le azioni più rilevanti rientrano una revisione aggiornata di costi fissi e variabili, la rinegoziazione almeno annuale dei contratti a maggior valore con i fornitori e un modello di prezzo flessibile, in grado quindi di assorbire gli shock senza compromettere il posizionamento. A supporto delle decisioni, la costruzione di scenari previsionali su 6-12 mesi aiuta a proteggere margini e liquidità.

2. Pianificazione finanziaria e gestione del cash flow 

In questo contesto incerto, la solidità del business passa anche dalla capacità di prevedere e gestire i flussi. Una dashboard aggiornata dei flussi di cassa, la previsione di entrate e uscite con almeno tre mesi di anticipo e un fondo di sicurezza per imprevisti aiutano a ridurre stress finanziario e decisioni d’emergenza. Il controllo regolare di margini, costi e redditività rende più rapido individuare le aree su cui intervenire per proteggere la sostenibilità del business.

3. Digitalizzazione e uso dell’AI 

Processi ancora manuali o frammentati rallentano l’operatività e rendono più difficile scalare. La digitalizzazione dei processi principali (vendite, amministrazione, customer care) e l’adozione di strumenti di automazione per le attività ripetitive consentono di recuperare produttività e ridurre errori. In questo quadro, l’integrazione dell’AI in almeno un processo operativo e un piano per aumentare la maturità digitale entro 12 mesi rappresentano un passaggio sempre più concreto per trasformare la tecnologia in efficienza.

4. Cybersecurity e protezione dei dati (di pagamento) 

Con l’aumento degli attacchi e dei rischi legati a frodi e interruzioni di servizio, la sicurezza informatica è una leva di continuità aziendale. Backup regolari e testati, formazione del personale su phishing e social engineering e la presenza di un responsabile interno o di un fornitore dedicato alla sicurezza sono elementi fondamentali. Inoltre, la scelta di un sistema di pagamento certificato PCI-DSS contribuisce a rafforzare la protezione dei dati di pagamento e la fiducia dei clienti.

5. Customer experience e aspettative dei clienti 

La relazione con il cliente si misura sempre più su velocità, coerenza e facilità d’acquisto. Tempi di risposta adeguati e un CRM aggiornato e realmente utilizzato dal team aiutano a gestire i propri clienti in modo più efficace. Anche i pagamenti incidono sulla percezione complessiva: opzioni semplici e moderne, come i POS mobili, i QR code e altre modalità simili, riducono attriti e sostengono conversione e fidelizzazione. La raccolta di feedback, se trasformata in azioni concrete, diventa un indicatore operativo di miglioramento continuo.

“Le imprese italiane stanno lavorando in un contesto in cui l’incertezza aumenta, ma il tempo, e spesso anche il budget, per gestirla non cresce allo stesso ritmo; per questo è importante riportare l’attenzione su poche priorità concrete: quelle che proteggono i margini, semplificano i processi ed incidono direttamente sull’esperienza del cliente. Una cosa spesso sottovalutata è come piattaforme e sistemi di pagamento giochino un ruolo essenziale nel migliorare l’operatività senza aggiungere burocrazia e frizioni; permettendo così di concentrarsi su ciò che conta davvero e trasformando il cambiamento in corso in un’opportunità tangibile”, ha dichiarato Alessandro Bocca, Country Manager di myPOS Italia.

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Economia/ImpreseInnovazione

Netcomm Forum: team.blue presenta lo studio europeo sulla produttività digitale delle PMI

Il paradosso della produttività digitale: tanti strumenti, ma l’impatto resta minimo
team.blue, gruppo europeo leader nell’abilitazione digitale, debutta a Netcomm Forum e presenta i dati su uno studio sulla trasformazione digitale delle PMI.

team.blue, leader europeo nell’abilitazione digitale potenziata dall’intelligenza artificiale, presenta per la prima volta a Netcomm Forum i risultati di uno studio che analizza lo stato di avanzamento della trasformazione digitale nelle PMI e la distanza che ancora separa “adozione” e “produttività”.

All’evento che si è tenuto il 06 maggio 2026, il gruppo era presente allo stand B15 per incontri con media e business partners su: produttività digitale nelle PMI, adozione dell’AI “dal pilota al processo”, hosting e cloud, compliance e accessibilità digitale. Ha partecipato con quattro brand italiani del suo ecosistema: Register.it, punto di riferimento in Italia da oltre 25 anni per domini, hosting, email e servizi digitali; Keliweb, realtà specializzata in hosting e cloud con un forte focus su affidabilità, trasparenza e supporto continuativo; Pingup, piattaforma italiana che aiuta le aziende a comunicare, vendere e crescere su WhatsApp grazie a marketing, automazioni, integrazioni e customer care in un unico ambiente; e iubenda, il leader nella fornitura di servizi online per la gestione della privacy.

Dallo studio, condotto su oltre 8.000 PMI di oltre 30 Paesi europei, emerge un dato controintuitivo: la disponibilità di strumenti digitali è ormai diffusa, ma non sempre si traduce in risparmio di tempo e maggiore efficienza. Oltre il 40% delle aziende intervistate dichiara infatti che gli strumenti digitali non generano risparmio di tempo, mentre il 35,5% afferma di non essere in grado di stimare quante ore la tecnologia consenta effettivamente di risparmiare rispetto al lavoro manuale.

Inoltre, secondo la ricerca europea, il gap non è solo tecnologico ma soprattutto operativo: il 30% delle imprese ammette di non saper selezionare i dispositivi più adatti alle proprie esigenze e il 26% indica una mancanza di competenze. Nel frattempo, la dotazione digitale si concentra sui “fondamentali” più immediati, social media (74%) e cloud storage (73%), e oltre metà delle aziende resta ancorata a un ecosistema digitale essenziale, limitato a collaborazione online e creazione di siti web.

Un ulteriore segnale arriva dalle imprese più consolidate: il 59% di quelle con oltre dieci anni di attività non riconosce ancora il valore aggiunto delle nuove tecnologie, evidenziando come il vero attrito sia spesso nel cambio delle abitudini operative e nella capacità di integrare la tecnologia nei processi.

Le PMI hanno oggi accesso a un numero crescente di strumenti digitali, ma spesso manca una regia che aiuti a scegliere poche priorità, integrarle nei processi e misurarne l’effetto”, dichiara Claudio Corbetta, Group CEO team.blue. “Senza disciplina operativa e metriche chiare, anche il dibattito sull’AI rischia di seguire lo stesso schema: aspettative altissime, risultati disomogenei e difficoltà a passare dalla prova al processo.”

A Netcomm Forum, team.blue ha portato il confronto su un punto chiave: la tecnologia crea valore quando diventa essenziale, tangibile e verificabile, concentrandosi su pochi ambiti ad alta misurabilità, come acquisizione clienti, gestione richieste, fatturazione e compliance, e prevedendo cicli periodici di verifica, formazione mirata e casi d’uso concreti.
Con un ecosistema di oltre 60 brand in oltre 22 Paesi europei e più di 3,3 milioni di clienti, team.blue supporta imprenditori e PMI con soluzioni digitali AI-powered, affidabili e user-friendly per creare, far crescere e proteggere la presenza online: attraverso servizi integrati per domini, hosting, siti web, e-commerce, marketing, compliance e altri strumenti potenziati dall’intelligenza artificiale. In particolare, team.blue integra funzionalità di AI nei propri prodotti per semplificare le attività quotidiane delle imprese, tra cui onboarding e supporto assistiti, generazione automatizzata di contenuti SEO, strumenti per social e digital marketing e un AI Copilot a supporto dei clienti B2B.

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Economia/Imprese

Sicurezza alimentare e nazionale: 6 italiani su 10 non si sentono pronti a una crisi di lungo periodo

Presentata  il 17 aprile, nella sede Tetra Pak di Modena, nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy e del confronto istituzionale sulla tutela agroalimentare, la ricerca Excellera Intelligence “Sicurezza alimentare in Europa: la percezione dei consumatori italiani”.

La sicurezza alimentare non è più solo una questione di filiera, ma una leva strategica per la tenuta economica e sociale del Paese. Eppure, uno dei dati chiave che emergono dalla ricerca realizzata da Excellera Intelligence,  è che il 61% degli italiani dichiara di non sentirsi preparato ad affrontare una crisi alimentare strutturale e prolungata.

La presentazione si è svolta nel contesto del confronto “Made in Italy e resilienza. Il ruolo della filiera agroalimentare nelle strategie di sicurezza nazionale”, inserito nelle celebrazioni per la Giornata Nazionale del Made in Italy e in una fase di rinnovata attenzione istituzionale sul tema, anche alla luce della crisi in corso in Medio Oriente.

In apertura dei lavori, Paolo Maggi, Presidente e Managing Director Tetra Pak South Europe, ha sottolineato come oggi food safety e food security siano sempre più interconnesse:

Oggi food safety e food security sono inscindibili: garantire il cibo significa assicurarne igiene e qualità, ma anche accesso e disponibilità, soprattutto quando il sistema è sotto stress. Molte crisi alimentari non nascono dalla mancanza di cibo, ma dalle interruzioni delle infrastrutture che ne rendono possibile la conservazione e la distribuzione. Come Tetra Pak abbiamo voluto promuovere questo confronto proprio per mettere attorno a un tavolo istituzioni, industria e filiera e contribuire a soluzioni concrete e implementabili. La sicurezza alimentare è un obiettivo permanente e condiviso, che richiede cooperazione e una visione di lungo periodo”.

Nel quadro degli interventi istituzionali, Giacomo Vigna, Direttore della Divisione Agroindustria del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha ribadito: “Il MIMIT conferma il proprio impegno a sostegno di politiche industriali fondate su strumenti di assessment come il “Food Security Test”, fondamentali per valorizzare e rafforzare la leadership manifatturiera italiana”.

La survey, illustrata da Aldo Cristadoro, CEO di Excellera Intelligence, fotografa una consapevolezza diffusa della vulnerabilità del sistema, tra i dati chiave emersi: il 65% degli italiani ritiene che la filiera che garantisce la sicurezza alimentare sia esposta a rischi capaci di comprometterne il funzionamento, una quota superiore alla media europea (62%). Tra i rischi percepiti come più rilevanti emergono contaminazione e deterioramento del cibo (67%), malattie degli animali (62%) ed eventi climatici estremi (42%), seguiti dalla mancanza di adeguati sistemi di confezionamento (39%).

Il legame sempre più stretto tra sicurezza alimentare e contesto geopolitico è stato richiamato da Antonella Rossetti, membro del Gabinetto del Commissario europeo per l’Agricoltura e il Cibo: “Come ricordato dal Commissario Christophe Hansen alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, ‘se discutiamo di sicurezza senza includere il cibo, stiamo coprendo solo metà del campo di battaglia’. Oggi serve passare da una logica di reazione a una di preparazione”.

Accanto alle preoccupazioni, emerge una fiducia cauta: il 58% degli italiani ritiene che il sistema possa reggere a crisi gravi o eventi estremi, seppur con difficoltà localizzate. In caso di interruzioni dell’approvvigionamento, le principali preoccupazioni riguardano l’aumento dei prezzi (71%), la scarsità di alcuni prodotti (41%) e la riduzione dell’accesso al cibo per le fasce più fragili (32%). In questo scenario, gli alimenti confezionati sono percepiti come l’opzione più sicura.

Sul ruolo del packaging come infrastruttura strategica è intervenuta Sara Roversi, Founder & President di Future Food Institute: “La sicurezza alimentare si gioca nella capacità di connettere produzione, trasformazione e accesso. In questo spazio, realtà come Tetra Pak sono infrastrutture invisibili ma essenziali, perché rendono possibile l’accesso al cibo anche nei contesti più fragili”.

Guardando alle politiche europee sugli imballaggi, i consumatori italiani chiedono che il legislatore dia priorità a prevenzione della contaminazione (51%), conservazione nel tempo (43%) e accessibilità economica del cibo (31%). Non a caso, il 76% ritiene che senza soluzioni di packaging adeguate la capacità di affrontare una crisi alimentare sarebbe ridotta, mentre oltre l’80% sottolinea l’importanza di filiera e approvvigionamenti europei per ridurre i rischi di interruzione.

Nel corso della tavola rotonda “La sicurezza alimentare come chiave per la difesa nazionale”, organizzata durante l’evento Tetra Pak, Michele Barcaiuolo, Senatore della Repubblica e membro della Commissione Affari esteri e Difesa, ha affermato: “Con il disegno di legge sulla sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti alimentari proponiamo strumenti concreti: un piano nazionale, una cabina di regia e sistemi di scorte strategiche. La sicurezza alimentare deve diventare un criterio guida delle decisioni europee, introducendo strumenti come un vero Food Security Test”.

Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato Filiera Italia, ha aggiunto: “Abbiamo chiesto l’attivazione di stock strategici agroalimentari per rendere il Paese meno esposto a shock globali e interruzioni delle supply chain e abbiamo quindi proposto di prevedere nel fondo competitività risorse adeguate per le infrastrutture di stoccaggio europee oggi inesistenti. Accogliamo con favore l’istituzione di un Piano nazionale, da inserire in un quadro comunitario”.

Maurizio Gardini, Presidente Conserve Italia, ha commentato: “La sostenibilità è centrale, ma va perseguita senza compromettere la capacità produttiva. Servono politiche europee che tengano insieme transizione, competitività e sicurezza alimentare”.

A evidenziare il ruolo del packaging è stato Andrea Taglini, Consigliere UCIMA: “Lo studio mostra che la sicurezza alimentare è percepita come un sistema fragile. In questo contesto il packaging non è un dettaglio, ma una leva di sicurezza nazionale”.

A chiudere l’evento, Davide Baruffi, Assessore al Bilancio della Regione Emilia-Romagna: “Sicurezza e sostenibilità sono obiettivi irrinunciabili. Per raggiungerli, agricoltura e industria devono camminare insieme, mettendo a sistema imprese, ricerca e competenze”.

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Tack TMI Italy: soft skill decisive per più di 8 lavoratori su 10, ma solo il 36% ha partecipato alla formazione nell’ultimo anno

Più rilevanti delle competenze tecniche, oggi in cima per importanza tra le soft skill ci sono organizzazione del lavoro e orientamento ai risultati, per il domani saranno le competenze digitali trasversali, ma permane difficoltà nel conciliare la formazione con le priorità operative. (altro…)

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Economia/Imprese

100 anni di Cegos Group, l’International Barometer 2026 esplora le sfide del lavoro, la formazione e l’impatto delle tecnologie

Barometer “Transformation, Skill & Learning” 2026
In occasione dei suoi 100 anni, il Gruppo Cegos analizza le trasformazioni del lavoro a livello globale e i loro impatti sulla formazione di domani.
Il 68% dei Direttori HR indica IA e automazione come principali trasformazioni che impatteranno le competenze nei prossimi 2 anni.
Solo il 32% dei lavoratori si è già formato sull’IA tramite community di pratica o formazione proposta dalla propria azienda. (altro…)

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Economia/Imprese

AxL accelera la crescita: ricavi a 130,6 milioni, EBITDA +15,3% e nuove filiali. Al timone il nuovo DG Cristian Sala

AxL – Agenzia per il Lavoro, tra i principali operatori italiani nei servizi per il lavoro e le risorse umane, annuncia la nomina di Cristian Sala come nuovo Direttore Generale e mette in risalto le performance raggiunge nell’ultimo anno, consolidando il proprio posizionamento nel mercato italiano anche attraverso un programma di aperture di nuove filiali.
Segnali significativi per l’Agenzia che prosegue nel percorso di crescita avviato negli ultimi anni anche a seguito del suo ingresso (2024) nel Gruppo internazionale Groupe Adéquat, tra i principali player globali nel mercato del lavoro.
In un contesto di mercato in flessione (-1,38%), AxL registra una crescita significativa e si posiziona ai vertici nazionali per performance tra le agenzie per il lavoro con oltre 1.500 FTE, con ricavi in aumento da 118,8 milioni di euro nel 2024 a 130,6 milioni nel 2025, pari a un incremento del 10%. In miglioramento anche la redditività: l’EBITDA passa da 3,9 milioni a 4,5 milioni di euro, segnando un +15,3%.

IL NUOVO DG, CRISTIAN SALA
Cristian Sala, classe ‘72, ex vice campione italiano di karate, dopo gli studi in Economia e Commercio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha iniziato la propria carriera nell’area Finance all’interno di multinazionali dei settori ICT e Pharma. Ha ricoperto il ruolo di Senior Controller in B. Braun Group per approdare poi in Kelly Services nel 2006 come Financial Controller. Negli anni ha intrapreso un percorso di crescita con responsabilità crescenti all’interno del management, prima come CFO, poi come Country Manager, fino a diventare Amministratore Delegato nel 2017. Nel corso della sua carriera ha maturato una solida esperienza in contesti organizzativi nazionali e internazionali complessi, sviluppando competenze strategiche nella crescita e trasformazione delle organizzazioni. Da gennaio 2026 è alla guida di AxL – Agenzia per il Lavoro.
L’ingresso di Cristian Sala nel team di AxL è l’ultimo tassello del percorso strategico avviato negli ultimi anni dall’azienda con il chiaro intento di rafforzare il posizionamento dell’Agenzia con un’anima internazionale ma da sempre radicata nel tessuto economico e imprenditoriale italiano.
«AxL rappresenta una realtà con una profonda conoscenza del mercato del lavoro italiano ma con un respiro internazionale – commenta Cristian Sala, Direttore Generale di AxL – il nostro legame con il Groupe Adéquat, infatti, ci consente oggi di unire visione ad ampio raggio e radicamento territoriale. L’obiettivo è crescere valorizzando persone e competenze specifiche, puntando su una comprensione approfondita delle dinamiche e dei distretti economici, sperimentando nuovi modelli di recruiting e rafforzando il ruolo dell’agenzia per il lavoro come partner strategico per imprese e persone in cerca di lavoro».

APPROCCIO “GLOCAL”
Negli ultimi anni AxL – Agenzia per il Lavoro ha saputo evolvere verso un modello sempre più internazionale mantenendo un forte “cuore italiano” e una strategia aziendale fondata su tre pilastri: ascolto, affiancamento e alleanza, un approccio che punta a costruire relazioni durature con aziende e persone andando oltre la logica della semplice intermediazione per creare rapporti basati sul valore condiviso.
Dalla collaborazione con il gruppo francese è emersa col tempo una parola chiave che è diventata per AxL una vera e propria dichiarazione d’intenti: “coraggio”. 
Il coraggio inteso come capacità di sperimentare, di uscire dagli schemi tradizionali del settore per abbracciare nuovi modelli di recruiting e nuove modalità di relazione con clienti e lavoratori.
Un orientamento coerente con il payoff del gruppo, “Global Solutions, Local Expertise”, e con la scelta strategica di valorizzare professioniste e professionisti profondamente radicati nei territori in cui operano.

PIANO DI SVILUPPO E NUOVE APERTURE
Il percorso di crescita prosegue anche attraverso l’espansione territoriale. A inizio 2026 AxL ha inaugurato una nuova filiale a Lucca; sono inoltre previste aperture in provincia di Vicenza e Brescia, all’interno di un piano di sviluppo pluriennale che prevede diverse nuove sedi a copertura e presidio delle aree strategiche e di distretti economico-industriali di maggior rilevanza in Italia. Questi nuovi punti si aggiungono quindi alle oltre 30 agenzie già presenti sul territorio nazionale.

AxL S.p.A – Agenzia per il Lavoro è parte del Gruppo Adéquat. 

Oltre ad AxL – Agenzia per il Lavoro, fondata nel 2004 e presente sul territorio nazionale con oltre 30 filiali, il Gruppo in Italia è composto anche da:
AxL Formazione, società di formazione e consulenza, è stata costituita nel 2015. I suoi servizi sono focalizzati sia su corsi di formazione per privati e aziende, sia sull’analisi dei processi delle organizzazioni e del benessere delle persone con progetti orientati alla crescita delle competenze e alla valorizzazione dei candidati.
Job Centre è un’agenzia formativa con sede a Padova, accreditata dalla Regione Veneto (Nord-Est Italia) per la Formazione Continua, la Formazione Superiore e i Servizi per il Lavoro.
Job Centre è un centro di formazione nato nel 2002 che crede nella centralità della persona e si impegna a far sì che le aziende e i singoli ricordino ogni interazione con il team come significativa e preziosa.
La visione di Job Centre si concentra sull’importanza di generare continue opportunità di crescita e sviluppo per le aziende e gli individui.
Unilinea è stata fondata nel 1999 e si è subito specializzata nella gestione di servizi di BPO – Business Process Outsourcing, in particolare nel settore bancario e finanziario. Azienda di oltre 60 persone, è un punto di riferimento per i più importanti interlocutori istituzionali del settore bancario, finanziario, assicurativo, immobiliare ed energetico.
Il Groupe Adéquat, un’azienda familiare privata fondata nel 1987 a Lione, in Francia; è la 38ª più grande agenzia di reclutamento a livello globale (Fonte: SIA). Con 400 sedi in 6 paesi, il Groupe Adéquat è rapidamente diventato un formidabile concorrente in diversi settori, tra cui retail, food & beverage, logistica, supply chain, costruzioni, scienze della vita, energia, ambiente e aviazione. Il gruppo è composto da 6 marchi: Adéquat Interim & Recrutement (Francia); Adsearch (Francia); Totem (Canada); Sigmar Recruitment (Irlanda); Connect (Paesi Bassi); Skillflex (Belgio); e Gruppo AxL (Italia).
Il gruppo impiega 1.900 persone, lavora con 16.000 clienti ogni anno e supporta oltre 200.000 persone nell’inserimento lavorativo.

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Economia/ImpresePeople

Tecnocasa: i pensionati sono il 7,7% sul totale degli acquisti di abitazioni e comprano trilocali nel 36,5% dei casi

COMPRAVENDITE PENSIONATI
L’analisi delle operazioni effettuate nel 2025 attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa evidenzia che, nel 79,5% dei casi, i pensionati hanno scelto l’acquisto, mentre nel 20,5% hanno optato per l’affitto.
Nel 2024 si registravano quote simili, mentre negli anni precedenti la componente legata all’affitto era più elevata (nel 2022, ad esempio, sfiorava il 28%).
Sempre più spesso quindi i pensionati preferiscono l’acquisto all’affitto.
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Economia/Imprese

Trasparenza salariale: per le aziende italiane non è più solo compliance, ma una leva strategica per attrarre talenti

La direttiva europea 2023/970 sulla pay transparency accelera il cambiamento anche in Italia, dove la condivisione della retribuzione resta ancora un tabù: il 51% dei lavoratori parla di stipendio solo con il partner e solo l’8% con i colleghi.

 In Italia, la retribuzione continua a essere un tema poco condiviso all’interno delle organizzazioni: la maggior parte dei lavoratori ne parla solo in ambito privato, con il 51% che si confronta esclusivamente con il partner, il 28% ne discute con familiari o amici e appena l’8% condivide queste informazioni con i colleghi. Dati che comunicano un’opacità importante e che la normativa europea 2023/970 punta oggi a superare.

In questo contesto Sesame HR, piattaforma tecnologica europea per la gestione digitale delle risorse umane, osserva un crescente interesse da parte delle aziende italiane verso modelli di gestione delle persone più strutturati e trasparenti, spinti dall’avvicinarsi dell’implementazione della direttiva europea sulla pay transparency.

Per il tessuto imprenditoriale italiano, composto per oltre il 90% da PMI, il cambiamento richiesto è particolarmente rilevante. Infatti, molte organizzazioni operano ancora con sistemi retributivi poco formalizzati e con livelli di trasparenza limitati, rendendo necessario un salto di qualità sia nei processi sia nella cultura aziendale.

Dallo studio European HR Leaders Survey condotto da Sesame HR su oltre 570 direttori e responsabili HR in Europa, emerge come la trasparenza salariale e l’equità retributiva siano tra le principali sfide emergenti per le organizzazioni nei prossimi anni. Allo stesso tempo però, la ricerca sottolinea come molte aziende non siano ancora pienamente pronte ad affrontare questo cambiamento, soprattutto in termini di strumenti, processi e cultura.

Il quadro che emerge è quello di una funzione HR in trasformazione, sempre più chiamata a un ruolo strategico ma ancora fortemente appesantita da attività operative: oltre il 60% dei team HR dedica più del 40% del proprio tempo ad attività amministrative. Questo rallenta la capacità delle organizzazioni di affrontare in modo strutturato temi complessi come la trasparenza salariale.

“Parlare di trasparenza salariale significa parlare di fiducia, ma anche di responsabilità organizzativa. Non basta rendere visibili gli stipendi: le aziende devono costruire sistemi chiari, criteri oggettivi e percorsi di crescita comprensibili.” ha sottolineato Tiago Santos, VP of Community and Growth di Sesame HR. “La vera sfida non è mostrare i numeri, ma spiegare come questi si costruiscono e come evolvono nel tempo. È questo che permette di creare coerenza, ridurre le asimmetrie e rafforzare davvero il rapporto tra aziende e persone.”

La direttiva introduce infatti obblighi che vanno oltre la semplice comunicazione degli stipendi, richiedendo maggiore chiarezza sui criteri di crescita, valutazione delle performance e sistemi di inquadramento. Un cambiamento che impone alle aziende un’evoluzione più ampia dei propri modelli di gestione.

La trasparenza salariale non rappresenta quindi solo un adeguamento normativo, ma una leva strategica e per le aziende italiane, la sfida non è solo adeguarsi, ma cogliere l’opportunità di rafforzare la propria cultura organizzativa e il proprio posizionamento, evolvendo verso modelli più chiari, equi e sostenibili nel lungo periodo.

In questo scenario, soluzioni tecnologiche come quelle sviluppate da Sesame HR possono supportare le aziende nello strutturare processi più trasparenti e coerenti, facilitando la gestione dei dati retributivi, la definizione di criteri oggettivi e una comunicazione interna più chiara. Un passaggio chiave per trasformare un obbligo normativo in un reale vantaggio competitivo.

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Economia/Imprese

Agritech e Food & Beverage, pilastri dell’export italiano sotto pressione

Dalle tensioni nel Golfo Persico alle fragilità delle supply chain globali fino alla volatilità valutaria: perché due settori chiave dell’economia italiana sono esposti ai nuovi rischi del commercio internazionale.
A firma di Marta Bonati, Country Manager di Ebury Italia.

L’agroalimentare e le tecnologie agricole rappresentano due colonne portanti dell’economia italiana. Il primo continua a registrare risultati record sui mercati internazionali, mentre il secondo si conferma uno dei comparti più competitivi della manifattura nazionale. Secondo le stime di Coldiretti, la filiera agricola (che comprende agricoltura, industria alimentare, distribuzione e ristorazione) contribuisce all’economia con oltre 580 miliardi di euro di valore e impiega circa 4 milioni di persone. Eppure, proprio questi due settori strategici, oggi, risultano sempre più esposti alle tensioni geopolitiche e alle fragilità delle catene di approvvigionamento globali. Non è tanto la domanda di prodotti italiani a essere in discussione (che resta elevata) quanto la stabilità delle infrastrutture economiche e finanziarie su cui si regge il commercio internazionale.

Nel 2025 il valore dell’export agroalimentare italiano ha sfiorato i 73 miliardi di euro, con una crescita di circa il 5% rispetto all’anno precedente, secondo le elaborazioni di AgriMercati ISMEA. A trainare la domanda globale restano le principali filiere del Made in Italy, dal vino alla pasta, dai prodotti lattiero-caseari ai trasformati da forno, che continuano a consolidare la loro presenza nei mercati maturi come Stati Uniti e Germania e ad espandersi in diverse economie asiatiche.

Accanto al Food & Beverage, anche la filiera delle tecnologie agricole rappresenta uno dei comparti più dinamici della manifattura italiana. Il settore delle macchine agricole e delle soluzioni per l’agricoltura è tra i più internazionalizzati del sistema industriale: circa il 70% della produzione viene esportato, mentre il valore complessivo delle vendite ha superato negli ultimi anni i 16 miliardi di euro. Parallelamente, cresce il mercato dell’Agricoltura 4.0. Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, il valore delle tecnologie digitali applicate all’agricoltura in Italia ha raggiunto circa 2,5 miliardi di euro, con tassi di crescita annui vicini al 20%.

Tuttavia, proprio questi due settori, fortemente orientati all’export, dipendono in misura crescente dalla stabilità delle catene di approvvigionamento globali. L’industria agroalimentare italiana, pur eccellendo nella trasformazione, importa una quota significativa delle materie prime agricole utilizzate nella produzione, in particolare cereali, mangimi e semi oleosi. Allo stesso tempo la produttività agricola dipende da energia, fertilizzanti e componenti tecnologici. Quando questi flussi diventano più costosi o subiscono interruzioni, l’impatto si estende rapidamente all’intera filiera.

È in questo contesto che le tensioni nel Golfo Persico assumono una rilevanza economica più ampia. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei nodi più critici del commercio globale: attraverso questo corridoio marittimo transita circa il 20% del petrolio mondiale trasportato via mare. Nelle ultime settimane, il traffico nello stretto ha subìto un forte rallentamento, tra chiusure e riaperture, e diverse compagnie di navigazione stanno rinviando o sospendendo le traversate per ragioni di sicurezza, con conseguenze potenziali sui tempi di consegna e sui costi logistici tra Europa, Asia e Medio Oriente.

Per la filiera agroalimentare gli effetti passano innanzitutto dall’energia. L’aumento del prezzo del petrolio incide direttamente sui costi agricoli, dal carburante per i macchinari ai sistemi di irrigazione, fino alla trasformazione industriale e al trasporto refrigerato degli alimenti. A questo si aggiunge la questione dei fertilizzanti: il Golfo Persico è uno dei principali hub mondiali per la produzione e l’esportazione di ammoniaca e fertilizzanti chimici, elementi fondamentali per la produttività agricola. Eventuali interruzioni nelle forniture potrebbero quindi generare nuove pressioni sui costi lungo l’intera filiera.

Ai rischi logistici ed energetici si affianca la volatilità valutaria, un fattore spesso sottovalutato. Le attuali tensioni geopolitiche accentuano le oscillazioni tra le principali valute internazionali, con conseguenze dirette sulle imprese esportatrici. Una tale instabilità non solo può influire sui rapporti di cambio tra euro e dollaro, la moneta di regolazione per gran parte del commercio globale di energia e materie prime, secondo il Fondo Monetario Internazionale, ma anche sulle valute dei mercati di destinazione, specie nei Paesi emergenti. Per le aziende italiane di Food & Beverage e Agritech, che esportano sempre più verso Stati Uniti, Medio Oriente e Asia, ciò comporta un potenziale impatto sui margini di profitto e sulla prevedibilità dei ricavi.

Nonostante il Food & Beverage italiano continui a registrare risultati record sui mercati globali, il contesto internazionale diventa sempre più complesso. La domanda di prodotti italiani resta solida, ma aumentano i fattori di incertezza legati alla logistica globale, ai costi energetici e alla volatilità dei mercati valutari. In questo scenario, rafforzare la resilienza delle filiere produttive diventa una delle principali sfide per le imprese. Tecnologie come l’agricoltura di precisione, l’uso più efficiente di acqua e fertilizzanti e la digitalizzazione delle supply chain possono contribuire a ridurre la dipendenza da input esterni e migliorare la sostenibilità delle produzioni. Allo stesso tempo, una gestione più strutturata del rischio finanziario e valutario può aiutare le aziende a proteggere margini e competitività sui mercati internazionali.

Per un paese fortemente orientato all’export come l’Italia, Agritech e Food & Beverage non rappresentano soltanto due comparti industriali di eccellenza. Sono anche uno dei principali strumenti con cui l’economia nazionale si posiziona nei mercati globali. Proprio per questo, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e crescente volatilità finanziaria, la stabilità delle rotte commerciali e dei mercati valutari diventa un fattore sempre più decisivo per la competitività del Made in Italy.

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