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IEG: VICENZAORO SEPTEMBER, PIÙ INTERNAZIONALE E COMPETITIVA

In fiera, presenti nel quartiere fieristico di IEG rinnovato con l’apertura del nuovo Padiglione 2, 1.300 espositori, di cui il 45% proveniente da 40 Paesi esteri.
Raggiunto il record di buyer ospitati: oltre 900, provenienti da 73 Paesi, di cui l’80% in partnership con ICE Agenzia.
T.Gold, nel Padiglione 4, debutta nell’edizione di settembre “sotto lo stesso tetto”, con le tecnologie più innovative.
Apre il Congresso del centenario di CIBJO, la Confederazione mondiale della gioielleria.

Vicenzaoro September 2026 registra una doppia crescita sul fronte internazionale. Tra i 1.300 brand espositori provenienti da 40 Paesi, cresce la componente estera, che in questa edizione si attesta al 45% del totale con provenienze europee maggiori da Germania, Belgio, Spagna, Francia, Grecia e Gran Bretagna, mentre quelle extraeuropee vedono ai primi posti Turchia, Hong Kong, Tailandia, India e Stati Uniti d’America. New entry: Corea del Sud, Ucraina e Uzbekistan.
Cresce anche la delegazione di buyer ospitati, sono 910, il 33% in più rispetto ai 605 del settembre dello scorso anno. La delegazione estera composta da 73 Paesi, grazie alla partnership con il Ministero degli Affari esteri, della Cooperazione internazionale e ICE Agenzia, vede in fiera 700 buyer che conoscono profondamente le aziende espositrici di Vicenzaoro e i mercati esteri di riferimento. Le rappresentanze maggiori provengono da Stati Uniti, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita a pari merito, Cina e Spagna; 210, infine, i buyer italiani.
«Una domanda internazionale che si allarga per provenienze e consistenza e che conferma la capacità di Vicenzaoro di attrarre operatori dai principali mercati mondiali. Da questa edizione noi rispondiamo a questa domanda con un riordino delle aree espositive, grazie al nuovo Padiglione 2. Dall’alto di gamma, al packaging, alle gemme, alle tecnologie, alla manifattura orafa: tutta la filiera è ora sotto lo stesso tetto e il Jewellery Boutique Show è oggi ancora più competitivo», sottolinea Matteo Farsura, a capo delle fiere orafe di IEG.

T.GOLD, LE TECNOLOGIE DEBUTTANO A SETTEMBRE

Sono 170 i brand espositori al T.Gold, salone b2b parallelo che debutta nell’edizione di settembre. Le tecnologie, con il 60% di aziende italiane, entrano nel perimetro della fiera, nel Padiglione 4 che precedentemente ospitava la manifattura orafa italiana e internazionale, ora di casa nel nuovo Padiglione 2. Questa edizione di T.Gold è accompagnata dal Jewellery Technology Forum che avrà come tema portante Design. Print. Transform con focus la manifattura additiva nell’industria del gioiello.

ECONOMIA, MATERIA PRIMA, DESIGN NEI PRINCIPALI APPUNTAMENTI

Congiuntura industriale, sentiment delle imprese e analisi dei distretti produttivi, sono i tre pilastri dell’evento che Confindustria Federorafi presenta al pubblico. Alle analisi delle economiste Daniela Corsini, Stefania Trenti e Sara Giusti di Intesa Sanpaolo, si affianca una tavola rotonda con quattro aziende rappresentative di ciascuno dei distretti produttivi di Vicenza, Arezzo, Valenza e Torre del Greco, con le conclusioni della presidente Federorafi Maria Cristina Squarcialupi. Modera Laura Biason di Federorafi.
Un ponte sul Giappone farà conoscere meglio la perla Akoya con Preziosa Magazine, mentre allo zaffiro Padparadscha è dedicato il Gem Talk dell’Istituto Gemmologico Italiano. Assogemme, invece porta a Vicenzaoro una voce tra le più autorevoli della lavorazione del corallo di Torre Del Greco: Enzo Liverino. Trendvision, l’osservatorio indipendente di Vicenzaoro diretto da Paola De Luca, presenterà il nuovo The Jewellery Trendbook 2028+ e farà entrare i partecipanti nella “macchina” che analizza i trend di consumo e stile, per produrre ogni anno il nuovo volume sulle tendenze del settore.

CIBJO, A VICENZA IL CENTENARIO CON I BIG INTERNAZIONALI

I nomi chiave dell’industry e del retail internazionale e un calendario di interventi che tocca ogni aspetto della produzione e della tutela del cliente, sono gli elementi che arricchiscono il Congresso del centenario di CIBJO, la Confederazione Mondiale della Gioielleria presieduta da Gaetano Cavalieri, ospitato da Vicenzaoro. Tra i nomi di rilievo troviamo, l’ospite dell’evento di apertura del congresso, Gareth Penny: Ceo di De Beers e oggi presidente del fondo Ninety-One, che gestisce asset per 250 miliardi di dollari; Cyrille Vigneron: presidente e Ceo di Cartier, oggi chairman di Fondazione Cartier. 


vicenzaoro.com

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Economia/Imprese

AGRICOLTURA: 7 AZIENDE SU 10 COLPITE DA EVENTI NATURALI NEGLI ULTIMI TRE ANNI

Cresce la consapevolezza del rischio.
Da grandine, tempeste e caldo estremo i danni più ingenti.
Negli ultimi tre anni, tra il 2023 e il 2025, quasi 7 aziende agricole su dieci (67,6%) hanno subito almeno un danno causato da eventi naturali.
A fronte di un livello di consapevolezza in crescita, c’è ancora una quota non trascurabile di imprese che considera con meno evidenza l’esposizione ai rischi climatici.
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Economia/ImpresePeople

I giovani scartano i ruoli manageriali, e non è mancanza di ambizione: dietro ci sono sovraccarico cognitivo e contesti aziendali illeggibili

Quando i team non si capiscono, cresce il carico di doversi interpretare a vicenda.
Mindiversity ha individuato le 5 coordinate per leggere il funzionamento di ciascuno e progettare un lavoro sostenibile.

Si parla sempre più spesso di grandi dimissioni e disimpegno silenzioso: la scelta di restare in azienda impiegando il minimo delle energie e facendosi coinvolgere sempre meno.
A portare alla luce per prima l’importanza di un equilibrio tra vita e lavoro, che va oltre le promozioni e i ruoli manageriali, è stata la Generazione Z, risvegliando anche la fascia più giovane dei Millennial.

Secondo lo studio condotto da Deloitte: “The Voice of Millennials” iniziato 15 anni fa, basandosi sulla generazione dei Millenial e quest’anno aggiornato includendo la Gen Z, i dati del report 2026 che vengono riportati sono: il 44% della Gen Z e il 45% dei Millennial, scelgono una crescita graduale ed equilibrata al lavoro, mettendo stabilità e benessere davanti all’avanzamento rapido. Inoltre, solo il 6% dei giovani indica una posizione di leadership come principale obiettivo di carriera.

È un fenomeno che ha già un nome, conscious unbossing: la rinuncia a ruoli manageriali.
Secondo un sondaggio condotto dall’azienda Robert Walters, il 72% dei giovani preferisce optare per un avanzamento di carriera in un ruolo individuale, con un focus sulla crescita personale e sullo sviluppo di skills, piuttosto che gestire un team.

Dietro questi numeri, però, non c’è soltanto una nuova idea di carriera. C’è un lavoro che è cambiato per tutti, diventando più veloce e difficile da decifrare. E quando il contesto smette di essere leggibile, restare coinvolti costa di più, con stress e burnout come condizioni sempre più diffuse.

Il costo invisibile dei team che non si capiscono

Secondo l’analisi presentata nel webinar di Asseprim-Confcommercio da Mindiversity®, progetto che porta nelle organizzazioni una lente organizzativa sul funzionamento cognitivo, il lavoro è diventato mentalmente più esigente. Si è spostato tra ufficio e digitale, toccando una moltitudine di strumenti e canali, chiedendo attenzioni e decisioni rapide in contesti frammentati e situazioni ambigue.

Il problema, in un contesto così fluido, si manifesta quando nascono incomprensioni: richieste disperse tra messaggi e frasi dette di sfuggita, procedure poco chiare e priorità non dichiarate. Le persone sono così costrette a indovinare cosa si aspettano gli altri membri del team o quale attività abbia più urgenza.

Inoltre, ogni mente percepisce, ragiona e collega le informazioni in modo diverso, dando per scontato che gli altri ragionino allo stesso modo: chi in azienda chiede una risposta immediata lo considera normale, e chi ha bisogno di tempo per rielaborarla la vive come pressione. Nessuno dei due sa come funziona l’altro, ed è lì che nasce il conflitto.

Sembra una competenza relazionale, ma è carico cognitivo aggiuntivo, energia spesa per decifrare il contesto anziché dedicarsi all’operatività. E il conto lo pagano i team, in fraintendimenti che si accumulano giorno dopo giorno. In questo caso, disimpegnarsi o andarsene diventa la conseguenza più probabile.

“Quando un team non funziona, la domanda che le aziende si pongono è come motivare le persone. Sarebbe più utile chiedersi se sappiamo davvero come lavora ciascuna di loro, e quasi sempre la risposta è no, perché nessuno l’ha mai chiesto. Eppure basta poco: nella maggior parte dei casi le persone sanno benissimo di cosa hanno bisogno per rendere al meglio, aspettano solo che qualcuno glielo domandi”, commentano Barbara Antongiovanni e Federica Ometti, fondatrici di Mindiversity®.

Come si legge il funzionamento di un team?
Le 5 chiavi pratiche di Mindiversity®

Quando il contesto smette di essere un rebus da decifrare, le persone recuperano l’energia che spendevano per interpretarlo, i conflitti si diradano e restare in azienda torna a essere una scelta. Per far sì che questo avvenga, occorre conoscere come funziona ogni membro del team.

Barbara Antongiovanni e Federica Ometti hanno individuato 5 coordinate per orientarsi:

  1. Ritmo: la velocità con cui si entra e si esce dai compiti. C’è chi ha bisogno di un aggancio immediato e salta facilmente da un’attività all’altra, e chi ha bisogno di una fase di decantazione e va in difficoltà con un calendario di riunioni ravvicinate che non lascia il tempo di elaborare.
  2. Soglia: quanto rumore e quanta ambiguità si riescono a reggere. C’è chi ha bisogno di silenzio assoluto e chi si concentra solo con la musica nelle orecchie, chi lavora bene anche con indicazioni vaghe e chi, per non sentirsi perso, ha bisogno di un brief chiaro e definito.
  3. Canale: il modo più efficace per scambiare informazioni. C’è chi allinea tutto con una telefonata di due minuti e chi, per lavorare sereno, ha bisogno di istruzioni scritte e dettagliate a cui poter tornare.
  4. Focus: l’orientamento dell’attenzione. C’è chi ragiona per associazioni e visione d’insieme, metodo prezioso in un brainstorming, e chi si immerge nel dettaglio, indispensabile quando contano precisione e finalizzazione.
  5. Regolazione: il modo in cui si recupera energia dopo un sovraccarico. C’è chi tira dritto ignorando i segnali di stanchezza fino a rischiare il burnout e chi si rigenera con pause mirate, per tornare lucido sul compito.

Le nuove generazioni chiedono ambienti in cui lavorare senza doversi mimetizzare. Quando un’azienda impara a leggere come funzionano le proprie persone e a progettare un contesto in cui ognuno si sente ascoltato, smette di perdere talenti.concludono Federica Ometti e Barbara Antongiovanni.

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Economia/Imprese

Nuove imprese, vecchi errori: i 10 passaggi da non sbagliare all’avvio

Ogni anno in Italia nascono oltre 300mila imprese, ma il vero test arriva dopo l’apertura.
Startup Geeks e Revolut spiegano come orientarsi tra idea, mercato, primi incassi e gestione finanziaria.

Fare impresa in Italia continua ad attrarre. Secondo gli ultimi dati elaborati da Unioncamere e Infocamere, le nuove iscrizioni al Registro delle Imprese sono state 323.533, con un saldo positivo di quasi 57mila unità. Un dato che conferma la vitalità del tessuto imprenditoriale italiano e la voglia di mettersi in proprio, anche in un contesto economico complesso.

Ma aprire un’attività è solo il primo passo. La vera sfida inizia successivamente: capire se l’idea risponde a un bisogno reale, trovare i primi clienti, costruire un team, gestire entrate e uscite, evitare che la crescita venga frenata da errori finanziari o organizzativi.

Molti progetti rallentano proprio in questa fase intermedia, quando l’entusiasmo iniziale incontra il mercato.
A volte il problema è un prodotto sviluppato prima di essere validato, altre volte è una gestione della cassa troppo approssimativa, la confusione tra finanze personali e aziendali, o la gestione di pagamenti difficili e processi operativi che sottraggono tempo alla crescita.

Per aiutare aspiranti imprenditori, freelance e founder a orientarsi nei primi passaggi, Startup Geeks: società benefit ed ecosistema per l’imprenditorialità italiana e Revolut: fintech e banca digitale globale, hanno individuato 10 consigli pratici per evitare gli errori più comuni nella fase di avvio. Suggerimenti con un focus sui passaggi che possono determinare la tenuta di una nuova impresa: validazione del mercato, costruzione del team, vendite, cash flow, automazione finanziaria e apertura internazionale.
Un tema che intreccia natalità d’impresa, sostenibilità finanziaria e capacità di resistere oltre la fase iniziale.

Ecco i 10 consigli:

  1. Non partire dall’idea, ma dal problema
    Prima di investire tempo e risorse, bisogna capire se il problema che si vuole risolvere esiste davvero, quanto è sentito e chi sarebbe disposto a pagare per una soluzione.
  1. Guardare il mercato senza innamorarsi della propria soluzione
    Anche l’idea più innovativa ha concorrenti diretti o indiretti. Analizzare alternative, competitor e dimensione del mercato aiuta a capire se c’è spazio reale per crescere.
  1. Testare prima di costruire
    Un MVP, una landing page o un prototipo possono bastare per misurare l’interesse iniziale. Meglio validare presto e correggere rotta, invece di sviluppare un prodotto completo che il mercato potrebbe non volere.
  1. Scegliere bene le prime persone
    Co-founder, collaboratori e mentor incidono sulla qualità delle decisioni e sulla velocità di esecuzione. Nelle prime fasi, costruire il team giusto può contare quanto il prodotto.
  1. Vendere il prima possibile
    Le prime vendite valgono più di molte metriche di visibilità. Anche un fatturato iniziale contenuto dimostra che il bisogno esiste e che qualcuno riconosce valore nella soluzione.

“Ogni anno accompagniamo migliaia di aspiranti imprenditori e vediamo spesso lo stesso errore: partire da un prodotto già definito, invece che da un problema da verificare. Chi accetta di testare l’idea fin dall’inizio riesce ad adattarsi più velocemente al mercato. La fase più delicata non è avere l’intuizione, ma metterla alla prova prima di costruirci sopra”, racconta Gabriele Casiraghi, Head of Innovation & Partnership di Startup Geeks.

  1. Separare subito finanze personali e aziendali
    Mescolare spese personali e professionali rende difficile capire come sta andando davvero l’attività. Separare i flussi fin dall’inizio aiuta a gestire meglio il business e semplifica la parte fiscale.
  1. Controllare le entrate e le uscite, non solo il fatturato
    Vendere non significa automaticamente avere liquidità. Monitorare entrate e uscite permette di capire se l’impresa può pagare fornitori, tasse, collaboratori e nuovi investimenti.
  1. Rendere semplice farsi pagare
    Ogni ostacolo nel pagamento può rallentare una vendita o ritardare l’incasso. Offrire modalità rapide e comode, online e offline, aiuta a ridurre attriti e migliorare la conversione.
  1. Automatizzare ciò che non fa crescere il business
    Fatture, pagamenti ricorrenti, note spese e approvazioni possono assorbire tempo prezioso. Automatizzare le attività ripetitive libera risorse da dedicare a clienti, prodotto e vendite.
  1. Pensare internazionale prima di averne bisogno
    Clienti, fornitori e collaboratori possono arrivare dall’estero già nei primi anni. Prepararsi a gestire valute, pagamenti internazionali e operazioni transfrontaliere rende la crescita più semplice.

“I primi mesi di vita di un’impresa spesso determinano la velocità con cui potrà crescere. Mentre molti founder concentrano tutte le energie sulla costruzione di un ottimo prodotto, spesso trascurando le basi finanziarie necessarie per una crescita sostenibile. Tenere separate le finanze aziendali da quelle personali, monitorare il cash flow e rendere semplice ricevere pagamenti, sono abitudini semplici che fanno risparmiare tempo e aiutano gli imprenditori a prendere decisioni migliori durante la crescita”, ha dichiarato Álvaro Alberdi, Head of Growth di Revolut Business per il Sud Europa.

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Economia/Imprese

Aumentate del 21% in un anno le richieste d’aiuto da parte di consumatori (56%) e piccole imprese (44%) per eccesso di debito

Sovraindebitamento: crisi economiche, patrimoniali e finanziarie – dati annuali 2025

Il giorno 02 luglio 2026, all’Università Cattolica di Milano, si è tenuto il convegno: “Sovraindebitamento e sistema finanziario” organizzato dall’Osservatorio sul Debito Privato dell’Università Cattolica e dalla Camera Arbitrale di Milano.
Incontro che intende dare una lettura organica del rapporto tra sovraindebitamento e sistema finanziario, mettendo a confronto la prospettiva giuridica e quella economica con i dati forniti dall’esperienza operativa camerale sul fenomeno. (altro…)

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BusinessInnovazione

Il lusso globale ritrova stabilità: previsioni di moderato ottimismo per l’anno in corso

Il mercato del lusso ritrova stabilità in un contesto di incertezza e spinge i brand ad accelerare sulla ricerca di significato e rilevanza.
Emerge una divergenza geografica: gli Stati Uniti trainano la crescita grazie ai brand locali e ai consumatori più giovani, mentre Europa e Medio Oriente pesano sulla performance complessiva.

La polarizzazione tra i brand di lusso persiste, ma il divario si è ridotto rispetto allo scorso anno: circa il 60% dei player registra risultati migliori dell’anno precedente, contro una quota più ridotta nel 2024, segno di un mercato che ritrova progressivamente la rotta.
In questo scenario, le sponsorizzazioni sportive si affermano come pilastro del brand-building: oltre l’80% del valore del mercato del lusso è oggi generato da brand che hanno investito in sponsorizzazioni sportive negli ultimi dodici mesi.

Il lusso globale affronta la seconda metà dell’anno in un contesto di policrisi, di volatilità economica, tensioni geopolitiche e profondi cambiamenti culturali. Tuttavia, nonostante queste pressioni, i fondamentali del mercato indicano una graduale stabilizzazione.
Questo è quanto emerge dall’aggiornamento di metà anno del Bain-Altagamma Luxury Goods Worldwide Market Study: nel 2025 la spesa globale per il lusso ha toccato i 1.443 miliardi di euro e quest’anno si muove lungo una traiettoria di progressivo consolidamento con uno scenario più realistico, che potrebbe portare il mercato a chiudere l’anno tra i 365 e i 373 miliardi di euro.
A plasmare il mercato sono quattro forze interconnesse:

  1. La crescente centralità delle esperienze rispetto al possesso, nonostante questo mostri i primi segnali di stabilizzazione prevedendo quindi per i beni personali di lusso una crescita moderata.
  2. Il riequilibrio dei motori di crescita tra le diverse geografie
  3. L’evoluzione del significato stesso di lusso per il consumatore
  4. La rapida trasformazione dei percorsi d’acquisto guidata dall’intelligenza artificiale: Il consumatore cambia con la stessa rapidità del mercato: metà dei consumatori consulta oggi il secondhand prima di acquistare un prodotto nuovo, e il 50% ricorre all’intelligenza artificiale nel proprio percorso d’acquisto, con la quasi totalità intenzionata a continuare a farlo.

Per il 2026, nello scenario base di Bain, la spesa globale è prevista tra i 1.440 e i 1.470 miliardi di euro, con una crescita compresa tra lo 0% e il 2% a tassi di cambio costanti.

Claudia D’Arpizio, Senior Partner e responsabile globale moda e lusso di Bain & Company.

Il mercato si sta stabilizzando, ma non si tratta di un ritorno ai vecchi ritmi: è piuttosto l’emergere di un ritmo nuovo”, afferma Claudia D’Arpizio, Senior Partner e responsabile globale moda e lusso di Bain & Company. “I consumatori non si stanno allontanando dal lusso: ne stanno ridefinendo il senso, legandosi più al suo significato che al semplice prodotto. Avranno successo i brand capaci di reinventare di continuo la propria rilevanza e di costruire connessioni autentiche, sia con i consumatori sia con gli ecosistemi guidati dall’intelligenza artificiale”.

Le instabilità macroeconomiche fanno da sfondo

La prima metà del 2026 è stata segnata da una serie di shock macroeconomici. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio; negli Stati Uniti l’inflazione ha raggiunto il livello più alto dall’aprile 2023, mentre la fiducia dei consumatori è scesa ai minimi storici. A giugno la BCE ha alzato i tassi di interesse per la prima volta dal 2023 e le prospettive di crescita del PIL globale risultano oggi inferiori a quelle del 2025. A gennaio i titoli del comparto hanno perso circa l’8% e a febbraio il turismo internazionale in Europa è arretrato del 20% su base annua, salvo poi registrare una parziale ripresa.

Le esperienze guidano la crescita, i beni tangibili si riassestano

Nel 2026 la propensione dei consumatori verso le esperienze cresce a un ritmo circa 1,5 volte superiore rispetto ai beni tangibili, espressione di una trasformazione strutturale che privilegia i momenti vissuti rispetto al possesso. Nel mondo esperienziale la maggior parte delle categorie performa bene: ospitalità di lusso, jet privati, yacht e crociere mostrano forte resilienza, sostenuti dalla premiumizzazione dell’offerta, da portafogli ordini solidi e dall’acquisizione di nuovi clienti. L’alta ristorazione e il cibo gourmet beneficiano di una crescente preferenza per esperienze meno frequenti ma di qualità superiore. Più articolata la situazione in alcune categorie adiacenti di luxury asset: l’automotive di lusso continua a risentire della transizione verso l’elettrico, mentre vini e distillati premium registrano consumi più contenuti. Design e arredamento rallentano, man mano che si smaltiscono gli stock accumulati durante la pandemia, e il mercato immobiliare resta limitato.

Beni personali di lusso verso una graduale ripresa, nonostante l’incertezza

Il mercato dei beni personali di lusso, attestatosi a 358 miliardi di euro nel 2025 (dai 364 miliardi del 2024), è atteso in moderata ripresa nel 2026, con una crescita compresa tra il 2% e il 4% nello scenario più realistico, fino a raggiungere un valore tra i 365 e i 373 miliardi di euro a fine anno. Questo scenario, cui si attribuisce una probabilità del 70%, poggia su una possibile stabilizzazione in Medio Oriente, sulla tenuta della domanda locale e su una graduale ripresa del mercato cinese. Uno scenario più favorevole, con una crescita tra il 4% e il 6% (probabilità intorno al 20%), richiederebbe un ulteriore allentamento delle tensioni geopolitiche e un’accelerazione della domanda sia negli Stati Uniti sia in Cina. Uno scenario più prudente, con crescita piatta o compresa tra lo 0% e il 2% (probabilità intorno al 10%), rifletterebbe una nuova escalation in Medio Oriente, un indebolimento del turismo o un rallentamento dell’America.

Dopo un primo trimestre più debole, con performance comprese tra il -5% e il -3% a cambi correnti rispetto al 2025, le condizioni dovrebbero migliorare nel secondo trimestre, grazie al progressivo allentamento di alcuni fattori macroeconomici e geopolitici. Circa il 60% dei player del lusso registra già risultati superiori al primo trimestre del 2025. Il divario di performance che aveva caratterizzato lo scorso anno comincia inoltre a ridursi: alcuni dei vincitori del 2025 stanno rallentando, mentre diversi player precedentemente in ritardo mostrano segnali di recupero.

Tre velocità tra le diverse geografie

Il quadro regionale evidenzia una forte divergenza: il continente americano accelera, mentre Europa e Medio Oriente continuano a pesare sulla crescita complessiva.

Negli Stati Uniti la spesa nel lusso è in aumento in diverse categorie, dall’abbigliamento all’hard luxury, con una crescita più moderata nel beauty. I brand nativi americani hanno registrato nel primo trimestre una crescita tra il 10% e il 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, al netto delle oscillazioni del dollaro. A trainare la domanda sono soprattutto i consumatori più giovani: gli under 35 spendono a un ritmo di circa quattro punti percentuali superiore rispetto alle fasce più adulte. Un altro segnale rilevante è la crescita della spesa delle famiglie con reddito medio-alto, che aumenta a un ritmo circa doppio rispetto ai segmenti più abbienti: un indizio del progressivo ampliamento della base di consumatori.

La Cina mostra segnali di ripresa, seppur ancora cauta. Le vendite online sono cresciute dal 25% al 35% nel primo trimestre rispetto all’anno precedente. I consumatori si stanno orientando verso il ready-to-wear a un ritmo doppio rispetto alla pelletteria, segnale di un graduale spostamento dallo shopping legato allo status verso scelte più connesse ad appartenenza, identità ed espressione personale. Il Giappone, al contrario, risente del rallentamento dei flussi turistici, in particolare dalla Cina.

L’Europa è al momento l’area più debole. La spesa dei turisti internazionali si è contratta di circa il 20% a febbraio, con un impatto particolarmente marcato dei visitatori mediorientali, penalizzati dalle tensioni regionali. Anche la base dei consumatori del lusso nel Golfo si è ridotta tra il 15% e il 25% nei primi mesi del 2026. Il secondo trimestre mostra però già alcuni segnali di miglioramento: i dati tax-refund di maggio indicano un’accelerazione della spesa di visitatori americani, cinesi e mediorientali rispetto ad aprile, suggerendo una possibile inversione di tendenza per Europa e Golfo.

Le categorie riflettono l’evoluzione delle priorità dei consumatori. Canali e funnel in trasformazione

Sul fronte delle categorie merceologiche, l’analisi evidenzia come la gioielleria guidi la crescita, mentre abbigliamento, eyewear e fragranze mostrano una buona tenuta. I cosmetici risultano più deboli, mentre pelletteria e calzature restano sotto pressione, pur su una traiettoria di miglioramento. Nel segmento degli orologi, competenza e cultura del prodotto prendono il posto dell’hype: i collezionisti premiano sempre più artigianalità, rarità e valore intrinseco. È una dinamica che alimenta anche la crescita del resale. Più in generale il secondhand continua a rafforzarsi: le ricerche online di borse vintage sono più che raddoppiate anno su anno e circa la metà dei consumatori del lusso consulta oggi il mercato dell’usato prima di acquistare un prodotto nuovo.

Anche il panorama distributivo è in evoluzione. Nel complesso i canali mostrano una crescita limitata, ma al loro interno emergono cambiamenti rilevanti. Il retail mono-brand resta centrale per l’esperienza, ma sconta la pressione sui volumi. Il travel retail recupera in modo disomogeneo, con una volatilità particolarmente marcata nei Paesi del Golfo. I retailer multimarca si trovano stretti tra il progressivo pullback di alcuni brand e il perdurante interesse dei consumatori. Il canale online diretto si sta stabilizzando, mentre i brand rafforzano il controllo sulla distribuzione direct-to-consumer.

L’AI rivoluziona il percorso d’acquisto, anche nel lusso

I consumatori utilizzano sempre più spesso l’intelligenza artificiale per scoprire, confrontare e validare le proprie scelte d’acquisto. Secondo il report, l’AI sta ridefinendo rapidamente la rilevanza dei brand del lusso e il modo in cui questi vengono intercettati lungo la customer journey. Circa la metà dei consumatori del lusso utilizza già strumenti di AI nel proprio percorso d’acquisto e quasi tutti prevedono di continuare a farlo. Un consumatore su quattro li impiega per scoprire brand e prodotti, mentre due su tre li usano per confrontare alternative. I brand che non stanno costruendo una rilevanza “AI-native” rischiano di perdere visibilità e considerazione in un contesto in cui scoperta, valutazione e decisione d’acquisto sono sempre più mediate dai canali tecnologici.

Lo sport come nuovo terreno di brand-building del lusso

Oltre l’80% del valore del mercato del lusso è oggi rappresentato da brand che hanno sponsorizzato esperienze sportive negli ultimi dodici mesi. Il driver di questa scelta è però la costruzione di credibilità culturale, distintività e rilevanza su larga scala, più che un effetto diretto sulle vendite.

Amplificare le esperienze: nuovi format ridefiniscono il perimetro del lusso

Il lusso esperienziale si sposta verso momenti più emotivi, intenzionali e orientati al purpose. Le prenotazioni immersive in ambiti come dining, leisure ed entertainment sono cresciute del 30% rispetto all’anno precedente, sostenute da format personalizzati, esperienze di slow travel e proposte radicate nella cultura locale. I viaggi fuori dalle rotte tradizionali sono aumentati del 20% anno su anno, riflesso del trend dell'”Elsewhereism”, ossia la ricerca di luoghi meno convenzionali e più autentici. Cresce anche il turismo multigenerazionale: circa il 50% dei consumatori della Gen Z dichiara che le proprie preferenze sono state influenzate dai genitori.

Federica Levato, Senior Partner e responsabile EMEA Moda e Lusso di Bain & Company.

L’appetito per il lusso resta forte. Ciò che diminuisce è la tolleranza verso esperienze o prodotti deludenti“, afferma Federica Levato, Senior Partner e responsabile EMEA Fashion & Luxury di Bain & Company e co-autrice dello studio. “Oltre il 70% dei clienti che si sono allontanati dal lusso intende tornare ad acquistare, ma non necessariamente dagli stessi brand. La vera domanda è se i marchi stiano costruendo il significato e la rilevanza AI-native necessari per emergere ed essere scelti quando quel momento arriverà“.

Vincere amplificando il significato

In sostanza, il significato del lusso per i consumatori sta evolvendo: dalla validazione sociale a una dimensione più individuale di autorealizzazione. Il lusso si sposta dal desiderio di essere ammirati alla ricerca di realizzazione personale. In questa nuova fase non definirà più soltanto ciò che i consumatori possiedono, ma il modo in cui vivono: il settore evolve da una logica di elitismo, aspirazione e auto-espressione verso una nuova era all’insegna del “vivere bene”.

In questo scenario si delineano tre imperativi strategici per i brand: generare meraviglia attraverso esperienze immersive, longevity escapes e untamed sanctuaries; costruire rilevanza culturale per comunità sempre più diversificate; offrire ai clienti piattaforme di co-creazione abilitate dall’intelligenza artificiale, dalla creatività aumentata e dalla personalizzazione.

 

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Economia/Imprese

Startup, il 96% fallisce per problemi strutturali. Assintel al Governo: servono aiuti urgentemente, da fondo dedicato a incentivi e semplificazioni 

Durante l’Assintel Startup Speed Date è emerso il tema cruciale del perché moltissime startup muoiano prima di crescere. Da questi dati, portati al tavolo della discussione dal Politecnico di Milano, l’associazione Assintel ha colto l’occasione per inviare un nuovo appello al Governo.
Il vicepresidente Dante Laudisa: “Le imprese non vengano lasciate da sole”. (altro…)

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Economia/ImpreseInnovazione

CYBERSICUREZZA: OLTRE 116.000 ATTACCHI GLOBALI NEL MESE DI MAGGIO

Il Rapporto mensile HORUS di Netgroup evidenzia il dominio degli attacchi ransomware (63% degli incidenti) e una pressione crescente su manifattura, istruzione e infrastrutture critiche.
L’Italia si posiziona al quarto posto nella classifica mondiale per numero di attacchi subiti.

Nel mese di maggio 2026 il cyberspazio globale ha registrato oltre 116.000 attacchi informatici: il ransomware si conferma la minaccia prevalente con 73.000 casi, pari al 63% del totale. È il quadro che emerge dal Rapporto mensile elaborato da HORUS, la piattaforma di Cyber Threat Intelligence AI-driven di Netgroup, società italiana specializzata in cybersicurezza. I dati delineano un’escalation strutturale del rischio informatico, con impatti diretti su imprese, istituzioni e infrastrutture strategiche a livello mondiale.

Gli Stati Uniti si confermano il Paese più colpito con oltre 53.000 attacchi, seguiti da Germania (oltre 3.000), Francia (oltre 2.800) e Italia (oltre 2.600), che si posiziona al quarto posto nella classifica mondiale. Il dato italiano è aggravato da una campagna sistematica condotta dal collettivo filorusso NoName057(16), che nel corso del mese ha rivendicato attacchi contro enti locali, porti, compagnie assicurative e infrastrutture critiche nazionali. Completano la classifica Spagna, Canada e Regno Unito.

Tra le tipologie di attacco, il ransomware, che crittografa i dati delle vittime fino al pagamento di un riscatto, resta la forma più diffusa con 73.000 casi censiti. Ormai prassi consolidata è il modello della “doppia estorsione”: alla cifratura dei sistemi si aggiunge la minaccia di rendere pubblici i dati sottratti, moltiplicando la pressione sulle organizzazioni colpite. In crescita costante anche i data leak e la vendita di credenziali e informazioni riservate su dark web e forum clandestini.

Il settore manifatturiero guida la classifica dei comparti più esposti con quasi 30.000 attacchi, seguito da retail, tecnologia e sanità. Preoccupa in particolare la crescita degli attacchi all’istruzione: oltre 9.600 episodi in un solo mese. Università e centri di ricerca sono bersagli sempre più appetibili per la combinazione di dati sensibili: brevetti, ricerche, anagrafi di studenti e docenti, ma anche le infrastrutture informatiche sono spesso vulnerabili. In crescita anche le offensive contro i settori legale e governativo.

I dati HORUS confermano la sovrapposizione crescente tra crimine informatico e conflitto geopolitico. Il collettivo NoName057(16), attivo in diversi Paesi europei con finalità esplicitamente destabilizzanti, ha intensificato le proprie campagne contro l’Italia in coincidenza con il dibattito pubblico sul sostegno all’Ucraina. Grazie al monitoraggio continuo di fonti OSINT, dark web e deep web e alle proprie capacità predittive basate sull’intelligenza artificiale, la piattaforma HORUS ha permesso di tracciare queste campagne in tempo reale, identificando i vettori d’attacco prima che producessero danni sistemici, un segnale che la cybersicurezza è ormai inseparabile dalla sicurezza nazionale.

“Il dato di maggio conferma che il cyber è ormai un dominio stabile del confronto globale. Non si tratta di singoli episodi, ma di un ecosistema strutturato in cui criminalità organizzata, tensioni geopolitiche e hacktivismo si intrecciano con logiche industriali. La vera evoluzione è nella capacità di colpire più settori in parallelo, con tecniche sempre più sofisticate e accessibili”, afferma Giuseppe Mocerino, Presidente di Netgroup.

“Per imprese e istituzioni – aggiunge Mocerino – questo significa passare definitivamente da una logica difensiva a una di intelligence permanente: monitorare, correlare i segnali e anticipare le minacce. Le superfici d’attacco restano troppo ampie, soprattutto nelle filiere energetica, manifatturiera e logistico-finanziaria. Nessun settore può permettersi di considerarsi al riparo”.

“Il livello di rischio nei prossimi mesi resta elevato. Tre le tendenze da tenere sotto osservazione: la crescita degli attacchi a istruzione e ricerca, l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento offensivo, e il consolidamento dell’Italia come bersaglio dichiarato. Serve un salto di qualità nella risposta, con maggiore condivisione delle informazioni tra pubblico e privato e investimenti adeguati in difesa avanzata”, conclude il presidente di Netgroup.

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Economia/Imprese

Lombardia primo motore d’impresa, Milano genera oltre metà del fatturato regionale (analisi di Reportaziende.it)

Dall’energia alle telecomunicazioni, dalla grande distribuzione ai servizi, l’analisi fotografa il peso economico del capoluogo e conferma la Lombardia come primo motore d’impresa in Italia.

Milano si conferma il principale baricentro economico della Lombardia e uno dei poli più rilevanti del sistema imprenditoriale italiano. Secondo l’elaborazione di ReportAziende.it, piattaforma italiana di business intelligence specializzata nell’analisi e distribuzione di dati ufficiali sulle imprese, la provincia milanese genera un fatturato complessivo di quasi 740 miliardi di euro, pari a oltre la metà del totale regionale.

Il dato si inserisce in un quadro più ampio che conferma il ruolo della Lombardia come prima regione italiana per densità imprenditoriale e capacità di generare fatturato. La regione conta infatti oltre 900 mila aziende e registra un fatturato complessivo di circa 1.300 miliardi di euro, posizionandosi ai vertici della classifica nazionale.

A rendere particolarmente significativa la fotografia milanese è anche la composizione del ranking delle aziende con il maggiore fatturato. In testa emerge il comparto energia, che conferma il peso delle grandi realtà attive nella produzione e distribuzione energetica all’interno dell’economia del territorio. Al secondo posto si colloca il settore delle telecomunicazioni, seguito dalla grande distribuzione, a conferma del ruolo centrale dei consumi e delle reti commerciali nella generazione di valore.

Completano la top five i comparti utility e servizi energetici, che rafforzano la presenza di settori infrastrutturali e ad alta rilevanza strategica nella parte alta della classifica. Il quadro restituisce quindi una Milano che non è soltanto centro finanziario e direzionale, ma anche piattaforma economica in cui energia, reti, distribuzione e servizi convivono e contribuiscono in modo determinante al fatturato complessivo della provincia.

Accanto alla classifica per fatturato, l’analisi di ReportAziende.it consente di osservare anche le dinamiche di crescita delle imprese milanesi. In questo caso, ai vertici emergono realtà attive in comparti diversi, dal real estate agli investimenti, fino a società operative nei servizi e nelle attività commerciali. Si tratta di incrementi percentuali molto elevati rispetto all’anno precedente, da leggere anche alla luce di basi di partenza spesso più contenute.

Proprio per questo, il ranking della crescita offre una chiave di lettura complementare rispetto alla classifica per fatturato: non misura soltanto il peso economico assoluto, ma intercetta segnali di accelerazione, trasformazione e sviluppo all’interno del tessuto imprenditoriale locale.

Il primato di Milano si riflette nel posizionamento complessivo della Lombardia rispetto alle altre regioni italiane. Dietro la Lombardia si collocano rispettivamente Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, confermando la concentrazione della capacità produttiva e commerciale del Paese nelle aree a maggiore densità industriale, direzionale e infrastrutturale.

Attraverso i dati di ReportAziende.it è possibile andare oltre la lettura aggregata del territorio e osservare più da vicino la composizione reale del tessuto imprenditoriale”, commenta Vincenzo Augurio, Chairman & Group CEO di Media Asset S.p.A. Il caso di Milano è particolarmente significativo perché mostra come la leadership economica non dipenda da un unico settore, ma dalla compresenza di comparti diversi e complementari: energia, telecomunicazioni, grande distribuzione, servizi e utility. Questo tipo di analisi aiuta imprese, professionisti e stakeholder a leggere il mercato in modo più concreto, individuando concentrazioni, dinamiche settoriali e potenziali opportunità”.

Vincenzo Augurio, Chairman & Group CEO di Media Asset S.p.A.
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