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Marketing

strategie commerciali, pubblicità e protagonisti

Economia/ImpreseMarketing

Fondamentale importanza delle strategie di comunicazione

In una realtà sempre maggiormente condizionata dall’impiego dei supporti tecnologici, le strategie di comunicazione hanno subito una decisiva trasformazione, coinvolgendo sempre maggiormente gli strumenti del web. Per le aziende che desiderano comunicare correttamente la propria identità, per interagire al meglio con il target di riferimento, risulta di fondamentale importanza affidarsi ad esperti del settore, che siano in grado di servirsi di un team affiatato e competente. L’agenzia di Comunicazione Salerno ADS network.it si occupa di pianificazione strategica cross media, allo scopo di raggiungere obiettivi vantaggiosi per i committenti.

  1. Obiettivi di un’agenzia di comunicazione
  2. Come realizzare una strategia di comunicazione efficace
  3. Quali sono i mezzi per realizzare un’efficace strategia di comunicazione

Obiettivi di un’agenzia di comunicazione

In base alla tipologia degli obiettivi da perseguire vengono impostate differenti strategie operative.

I presupposti da prendere in esame prima di affrontare un lavoro di questo tipo sono i seguenti:

  • qual’è il target di consumatori a cui ci si rivolge;
  • quali valori devono essere espressi;
  • quale messaggio si vuole divulgare;
  • qual’è la valenza del brand nel panorama globale;
  • qual’è l’incisività della concorrenza.

Una volta analizzati tali prerequisiti è quindi possibile stabilire concretamente gli obiettivi da raggiungere che, nella maggior parte dei casi, si concentrano su cinque aspetti principali, che sono:

  • definire chiaramente le caratteristiche del progetto;
  • individuare il concept;
  • impostare la strategia di comunicazione;
  • individuare le opportunità da sfruttare;
  • valutare le eventuali criticità.

Rivolgersi a strutture in grado di comprendere a fondo le esigenze del cliente è il primo passo per la realizzazione di un progetto valido; AdsNetwork.it, un’efficiente agenzia di comunicazione a Salerno, offre ottime garanzie di riuscita in tale ambito.

Come realizzare una strategia di comunicazione efficace

La comunicazione rappresenta lo strumento che consente di avvicinare ampie fasce di individui nell’intento di un coinvolgimento nella trasformazione da semplici spettatori a clienti del proprio marchio.

Per promuovere e rafforzare la brand reputation è necessario stimolare la memorizzazione del brand per attirare i consumatori; a tale scopo un ruolo decisivo è quello di un adeguato piano di comunicazione integrato, coordinato e coerente con tutte le attività promozionali.

Il piano di comunicazione riguarda numerosi aspetti pratici, che sono:

  • analisi del contesto;
  • target di riferimento;
  • strategia creativa;
  • programmazione per step successivi;
  • tempistiche;
  • tipologia dei mezzi di comunicazione;
  • budget a disposizione.

Per impostare un programma di questo genere è indispensabile realizzare una serie di strategie efficaci per raggiungere gli obiettivi nel minor tempo possibile in quanto l’importanza della concorrenza è strettamente correlata al fattore tempo.

Essere in grado di “arrivare primi” rispetto ai competitor è il punto di partenza indiscutibilmente più efficace.

Quali sono i mezzi per realizzare un’efficace strategia di comunicazione

Per realizzare un’efficace strategia di comunicazione è necessario seguire un percorso organizzato sulla sequenza di determinati step, che sono:

  • incominciare con un’analisi situazionale interna ed esterna, basandosi sulla posizione che il brand deve occupare sul mercato;
  • conoscere con precisione il target di riferimento, utilizzando il metodo delle rappresentazioni fittizie dei potenziali clienti (Modello Buyer Personas);
  • definire gli obiettivi, che devono essere reali, concreti ed attuabili;
  • elaborare una strategia creativa tramite cui comunicare il brand, con particolare riguardo all’analisi del linguaggio sia verbale che visivo;
  • pianificare nel dettaglio tattiche, tempi e modi, senza lasciare nulla al caso;
  • decidere le linee guida della comunicazione per rendere il brand immediatamente e facilmente riconoscibile;
  • prevedere possibili situazioni critiche;
  • monitorare costantemente i risultati ottenuti e quelli non ancora raggiunti;
  • decidere di modificare tutti gli aspetti che si sono rivelati inadatti per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Come si nota, le strategie di comunicazione implicano un complesso sistema di operazioni di vario tipo che, pur nella loro unicità, devono svilupparsi sinergicamente.

Per garantire un’adeguata risposta è pertanto necessario affidarsi a professionisti affidabili ed esperti, come ADS network.it, l’agenzia di comunicazione a Salerno in grado di contare su un affiatato team di collaboratori il cui scopo è quello di realizzare le aspettative della clientela.

Nella realtà attuale, in cui le strategie di comunicazione sono affidate quasi esclusivamente al web, avere la possibilità di rivolgersi ad agenzie competenti diventa quindi una priorità assoluta.

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Marketing

I vantaggi del web per chi vuole richiedere un Prestito Personale

Il web ha oggettivamente cambiato radicalmente le nostre vite. Oggi come oggi, è difficilissimo immaginare la nostra quotidianità e molti dei lavori che svolgiamo senza internet. Tra le attività che la rete ha reso oggettivamente più semplici rientra anche la richiesta di prestiti. Come dimostra il caso dei finanziamenti e prestiti di IBL Banca – giusto per citare un esempio tra i tanti – bastano pochi minuti per scegliere un prestito e per capire qual è il prodotto più adatto alle proprie esigenze.

Prima di entrare nel merito delle indicazioni in questione, ricordiamo che esistono numerosi prodotti tra cui scegliere. Si può infatti scegliere tra prestiti finalizzati all’acquisto di un bene o di un servizio, come ad esempio il Mutuo, oppure preferire il prestito non finalizzato e godere di piena autonomia nella gestione dei soldi, come nel caso del prestito personale. In quest’ultimo caso, il prestito è la soluzione per ogni tipologia di esigenza, pagare gli studi ai propri figli, comprarsi l’automobile, fare i regali di Natale e tanto altro ancora. È infatti possibile chiedere dai 200,00€ ai 75mila euro per esaudire qualsiasi vostro desiderio. Come fare a richiederli? Non vi preoccupate, IBL Banca ha pensato proprio a voi: ecco qui una comoda guida in 8 punti che vi esplicherà tutto quello che c’è da sapere sul prestito personale.

Altri prodotti bancari

Il prestito personale non è però l’unico prodotto che offrono gli istituti bancari. La Cessione del Quinto è pensata sia per i lavoratori dipendenti, sia per i pensionati, ed offre la possibilità di usufruire di prestito la cui rata non è mai superiore al 20% dello stipendio o della pensione.
Questi prestiti, che possono essere richiesti contattando online l’istituto di credito, non sono gli unici degni di interesse. Da citare è anche la formula del prestito con delega, che può essere integrata alla Cessione del Quinto dello stipendio. Il prelievo complessivo, però, non deve superare il 40% della busta paga al netto.
Chi ha in corso più finanziamenti e fa fatica a rimborsarli può invece fare riferimento al consolidamento debiti, che consente di accorpare più prestiti in uno solo maggiormente sostenibile.

Come scegliere il prestito più adatto alle proprie esigenze

Per scegliere il prestito più adatto alle proprie esigenze è necessario controllare sul sito della realtà creditizia di proprio interesse informazioni sui limiti di età che, in linea generale, vanno dai 18 ai 70 anni alla fine del piano di ammortamento.
Molto importante è anche il monitoraggio del TAN e del TAEG. Il primo è il tasso di interesse annuo che la banca applica al prestito. Il secondo, invece, è il costo complessivo del prestito espresso in percentuale.
Quest’ultimo è un indicatore oggettivamente più efficace per capire quanto costa effettivamente un prestito e per scegliere quello più adatto alle proprie tasche, ovviamente dopo un confronto tra diversi prodotti.

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Marketing

Black Friday? Parole alle neuroscienze

Il rituale dello shopping dagli Stati Uniti è diventato un “must” anche in Italia. Anche la sua variante tecnologica del “Ciber Monday” è un “cult” per gli acquisti digitali. Venerdì 24 Novembre negozi, grande distribuzione ed e-commerce proporranno sconti importanti sui loro prodotti. Di solito un -30%. Alcuni hanno anticipato il “venerdì nero” e terranno prezzi ribassati fino a domenica. Perché i consumatori amano il black Friday? Alcune nuove risposte arrivano dalla Neurovendita. Il campo che lega neuroscienze e business.
Il Nobel per l’economia, Richard Thaler, ha dimostrato che oltre al piacere per l’acquisto esiste un piacere aggiunto legato all’idea di aver fatto un “buon affare”. Sapere di comprare ad una cifra vantaggiosa, genera nel consumatore un benessere ulteriore, che supera quello linearmente connesso all’acquisto. Immagina un cliente che voglia acquistare un nuovo televisore. Ha 400 euro di budget. Comprerà? Secondo la teoria economica classica, si, se il piacere connesso al possesso della nuova TV supera il dolore legato al pagamento. E’ la massimizzazione dell’utilità. Il cervello umano non è così razionale. Se il cliente sa che fino a 2 settimane prima quella TV aveva un prezzo di 520 euro, si attiva un ulteriore dinamica. Oltre al piacere connesso all’acquisto, proverà un ulteriore sensazione di benessere legata all’idea di aver scovato l’affare, di aver risparmiato 120 euro rispetto al valore iniziale del bene. Si tratta di un processo completamente irrazionale. Infatti la logica imporrebbe di stimare il rapporto tra costi reali (400 euro) e benefici soggettivi. Tuttavia sentirsi “fighi” per aver scovato l’affare aumenta l’autostima e accresce la propensione all’acquisto.
Anche il rimpianto gioca un ruolo. Il cervello umano è costruito per non provare rimpianti. Il rimpianto è l’emozione negativa legata alla perdita di un’opportunità. E’ il dolore per un’occasione mancata. La riduzione del prezzo di un bene lo rende accessibile a più clienti. Il cervello gioca d’anticipo. Non vuole soffrire scoprendo che un certo oggetto non è più disponibile. Ed ecco allora che si precipita ad acquistare. Evitare di rimpiangere guida il comportamento d’acquisto. Il Black Friday è l’innesco che spinge a comprare, mossi dall’evitare di rimpiangere di non trovare più ciò che vogliamo.
Se si considera l’Effetto Gregge, il successo del “venerdì nero” è ancora più potente. Il cervello umano tende ad imitare. E’ un automatismo funzionale a garantire le relazioni sociali. Imitare è il modo migliore per funzionare in un gruppo. Il cervello lo sa ed inconsapevolmente ci fa comportare come se facessimo parte di un “gregge”. Se tutti comprano per il black Friday. Anche io comprerò durante il Black Friday. E’ la naturale tendenza a copiare inconsapevolmente i comportamenti degli altri, per essere accettati e sentirsi parte della società.
Le ricerche della Neurovendita dimostrano che gli acquisti del “Black Friday” non sono frutto di un’analisi razionale. Le persone non comprano perché matematicamente risparmiano. Non si tratta di logico rapporto tra costi e benefici. Rimpianto, autostima e imitazione sono le vere ragioni che determinano il successo di questa giornata cult dello shopping planetario.

Testo di Lorenzo Dornetti 

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Vi svelo i segreti del passaparola

Intervista esclusiva a Jonah Berger, lo “scienziato” del marketing celebrato anche dal Times e famoso in tutto il mondo per il suo bestseller “Contagious”

Il suo libro “Contagious: why things catch on” è stato un bestseller mondiale, celebrato dal New York Times e dal Wall Street Journal, nominato “miglior libro di marketing” dall’American Marketing Association. Siamo parlando di Jonah Berger, professore alla Wharton School dell’Università di Pennsylvania, vera e propria star del marketing mondiale apparso sulle copertine delle più importanti riviste economiche del pianeta.

Noi di Business&Gentlemen lo abbiamo intervistato in esclusiva durante la due giorni del “Business Marketing Summit” che si è svolto recentemente a Milano, dove ha raccontato l’importanza del passaparola e dei 6 principi fondamentali che rendono contagiosi prodotti e idee. (altro…)

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I big mondiali del marketing riuniti a Milano

La due giorni del “Business Marketing Summit” con Jonah Berger, Fernando Trias de Bes, Hermann Simon e Annamaria Testa

Nell’era della iperproliferazione di contenuti, i fattori chiave che fanno la differenza appaiono essere sempre di più quelli della “qualità”, della “selezione” e della “concentrazione”. Ossia la possibilità di concentrare in un preciso momento un contenuto di qualità fortemente selezionato sulle esigenze del destinatario. Ancor più se si parla di formazione.

Potrebbe essere questa la sintesi della filosofia che sta dietro alla prima edizione del “Business Marketing Summit” svoltosi a Milano nei giorni scorsi. Un ‘evento che ha raggruppato oltre 700 partecipanti provenienti da tutta Italia riuniti per ascoltare, apprendere e mettere in pratica alcuni dei temi chiave nel contesto del management  e del marketing. Tutto questo grazie a quattro grandi “Big” che si sono intervallati sul palco dell’Atahotel Expo Fiera di Milano in una due giorni ricca non solo di importanti spunti, ma anche di elementi strategici da mettere praticamente in azione fin da subito, una volta concluso il convegno.

Sono stati infatti personaggi del calibro di Jonah Berger, Fernando Trias de Bes, Hermann Simon e Annamaria Testa a illuminare la platea con i loro interventi focalizzati ciascuno su tematiche di estrema rilevanza nel campo del marketing, ma più in generale nella gestione d’impresa. Come fa un contenuto a diventare virale? Quali sono i processi per sviluppare prodotti innovativi? Come costruire dinamiche di prezzo che facciano crescere i profitti? Come trasformare la creatività nel motore della comunicazione d’impresa?

Sono queste alcune delle domande che hanno trovato risposta in questa prima edizione del “Business Marketing Summit”. Un appuntamento organizzato da Performance Strategies realtà che si propone come punto di riferimento per la realizzazione di seminari multidisciplinari con i massimi esperti mondiali nelle aree di maggior interesse per chi fa business oggi: management, leadership, marketing e strategia aziendale, negoziazione e vendite.

“Abbiamo costruito un format riconosciuto e fortemente orientato al risultato – ha spiegato Marcello Mancini, fondatore e Ceo di Performance Strategies – perché oggi manager e imprenditori hanno bisogno di certezze quando investono nella formazione per se stessi o per il loro team. La nostra formula è chiara, selezioniamo il meglio del meglio per offrirlo al nostro pubblico attraverso principi fortemente orientati alla formazione, all’apprendimento, all’execution. Dal marketing strategico alla negoziazione, dalle vendite alla leadership selezioniamo nel mondo le figure più autorevoli e qualificate per poterle riunire in un evento specifico costruito ad hoc per soddisfare le esigenze del nostro pubblico”.

E la formula pare che funzioni visto che Performance Strategies si conferma player in forte crescita nel settore in Italia con un progetto dai contorni assai più ampi: “Il nostro gruppo – ha continuato Mancini – non si occupa solo di formazione tradizionale nei contesti tipici del management, ma anche sul fronte del lifestyle per valorizzare un approccio più olistico e trasversale. Inoltre, a dimostrazione di quanto siamo importanti per noi i contenuti di qualità, abbiamo investito nella realizzazione di una nostra casa editrice, Roi Edizioni, che presenta un’eccellente selezione di titoli di autori italiani e stranieri proprio sui temi che sono i nostri riferimenti nel contesto della formazione e del lifestyle”.

Platea-Business-Marketing-Summit

I relatori dell’evento

Annamaria TESTA:
una delle più grandi pubblicitarie del nostro Paese, prima pubblicitaria donna ad entrare nella hall of fame dell’Art Directors Club Italiano, ha lavorato per importanti campagne come Perlana, Ferrarelle e Golia Bianca. Ha svolto la professione di consulente per imprese affiancando a questa un’intensa attività di scrittura come blogger e saggista. Scrive ogni settimana per Internazionale.it. È stata docente per oltre 20 anni presso svariate università italiane, tra cui: l’Università Ca’ Foscari di Venezia, La Sapienza di Roma, l’Università degli Studi di Torino e le Università IULM e Bocconi di Milano. È stata omaggiata da Rai Storia che le ha dedicato una puntata alla sua figura, dall’Università di Modena e Reggio Emilia che le ha assegnato il Premio Pirella “Comunicatore dell’anno” e da Womentech che le ha conferito il Premio Tecno-Visionarie per la Cultura. In passato è stata membro del CdA di Illy Spa e ha fatto parte della giuria dei letterati del Premio Campiello. Attualmente fa parte del Gruppo Incipit dell’Accademia della Crusca.

Hermann SIMON:
considerato il maggiore esperto al mondo sui temi del pricing, è stato eletto “Management Thinker più influente” direttamente dopo Peter Druker. Ha insegnato nelle più prestigiose università del mondo tra cui Harvard, Stanford, London Business School, Insead e MIT. Ha ricevuto lauree honoris causa in svariate università internazionali e svolge la sua attività di consulente dividendosi tra Londra, Madrid, Milano, Mosca, New York, Tokyo e San Francisco. È membro del consiglio editoriale di numerose riviste di business tra cui International Journal of Research in Marketing, Management Science e European Management Journal. Ha pubblicato centinaia di articoli sulle più prestigiose riviste mondiali di Management, Strategia, Marketing ed è presidente di Simon-Kucher & Partners (SKP). Autore dei bestseller Power Pricing e Campioni Nascosti, nella sua carriera ha scritto oltre 35 successi editoriali tradotti in più di 20 lingue.

Jonah BERGER:
è apparso sulle copertine del New York Times e di Harvard Business Review e ha scritto per riviste come: Wall Street Journal, Science, Wired, Business Week e The Economist. Jonah Berger svolge inoltre attività di consulenza per aziende e organizzazioni appartenenti ad ogni settore: da aziende facenti parti della Fortune 500 a piccole start-up, da multinazionali a enti non-profit, contribuendo all’ideazione di nuovi prodotti, all’affinamento delle tecniche di comunicazione aziendale e allo sviluppo di strategie di marketing innovative. Il suo libro Contagious: perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono, è diventato bestseller del New York Times e del Wall Street Journal ed è stato nominato “Miglior Libro di Marketing” dalla American Marketing Association.

Fernando TRIAS DE BES:
imprenditore, saggista e autore bestseller de Il Marketing Laterale, le sue pubblicazioni sono state tradotte in oltre 30 lingue. Personaggio poliedrico, le sue aree di interesse principali sono l’Innovazione e il Marketing. Oltre ad occuparsi di marketing è anche scrittore di romanzi e regista di cortometraggi premiati a livello internazionale, in aggiunta ha collaborato per diversi anni come articolista per El Paíse per il supplemento economico de La Vanguardia su cui scrive tuttora. Svolge l’attività di docente presso l’ESADE Business & Law School di Barcellona ed è socio fondatore della società di consulenza specializzata in ricerca e innovazione Salvetti & Llombart. Tra i suoi maggiori successi editoriali: Il Marketing Laterale (insieme a Philip Kotler), Il Venditore di Tempo, Il Libro Nero dell’Imprenditore, Innovare per Vincere e Fortunati si Diventa che ha venduto, solo nel primo anno, 2 milioni di copie in tutto il mondo.

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Pubblicità nei centri commerciali: come scegliere il totem informativo giusto

Pubblicità nei centri commercial usando il totem informativo: ecco i vantaggi

I totem informativi sono degli espositori pubblicitari di importanza strategica nei centri commerciali, in occasione di fiere o eventi e in tutte le altre location in cui si concentra il passaggio di visitatori che possono diventare potenziali clienti. La funzione di questo strumento pubblicitario è proprio quella di catalizzare l’attenzione delle persone, spesso distratte da troppi stimoli esterni in ambienti caotici come possono essere appunto gli shopping center e le fiere.

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Marketing

Il paradosso del capo. Una figura essenziale specializzata nella “despecializzazione”

Nella società della conoscenza la produzione intellettuale ha in gran parte sostituito quella materiale.
Cosa significa concretamente? Che il valore delle merci è determinato in misura minore dalla materiale produzione degli oggetti (capitale/lavoro) e in misura prevalente dalle attività immateriali: innovazione (processo, ricerca, mercato), servizio, brand, marketing, licenze, comunicazione, ecc. Questa prevalente parte immateriale è presidiata dai cosiddetti operatori della conoscenza.

In che cosa consiste il loro lavoro?
In buona sostanza l’output che ci si aspetta da un lavoratore della conoscenza è la complessa combinazione delle sue capacità e conoscenze con le specificità che derivano da situazioni, problemi o applicazioni fino ad arrivare alla produzione creativa o innovativa. Si tratta certamente di un lavoro, ma affatto diverso da chi è deputato a svolgere un compito particolare o a produrre un oggetto materiale.

Il knowledge worker, per poter svolgere efficacemente le proprie attività, non può avere troppe costrizioni o modelli organizzativi vincolanti, altrimenti viene meno la componente creativa e innovativa che ci aspettiamo da lui.

Veniamo al tema. In questo contesto si ha ancora bisogno del capo? E qual è il suo ruolo?
Alla prima domanda dobbiamo rispondere: certamente, e più di prima! Laddove infatti il modello organizzativo è centrale per la produzione, in linea ipotetica, potremmo anche farne a meno, se tutti gli operatori svolgessero diligentemente il lavoro assegnato e non intervenissero fenomeni inattesi.

Se la nostra produzione è invece intellettuale, il modello organizzativo diviene labile e il capo (il leader, come si suole dire) è essenziale.

Egli infatti è tenuto a raggiungere risultati eccellenti e, per farlo, deve amalgamare competenze sofisticate e spesso molto diverse tra di loro. Competenze che fanno capo a delle persone con il loro carattere, le loro aspettative e aspirazioni, le loro paure e gelosie.
Ebbene tutte queste risorse devono convergere sinergicamente e armoniosamente verso le finalità desiderate.

Ecco il ruolo del leader: saper mettere insieme, ottimizzare, amalgamare, guidare risorse intellettuali eccellenti, con competenze diverse verso il risultato atteso. E’ come un abile pastaio che mescola burro, farina, latte, uova e deve dare una forma a qualcosa che scivola tra le mani, scorre sulla tavola e che deve raccogliere continuamente ed inglobare senza stancarsi mai, fino a dare al tutto la forma e la consistenza voluta.

Il punto è che, per giunta, tutto questo lo fa pur essendo sicuramente e per definizione molto più ignorante nelle materie presidiate dalle persene che coordina.

Ecco il paradosso: il manager di ieri era la persona che conosceva più del suo sottoposto che a lui si rivolgeva in caso di problemi, il capo di oggi è il più ignorante di tutti e le sue conoscenze sono superficiali, ma la sua grande specializzazione sta nella capacità di dare forma alle conoscenze specialistiche degli altri, ricavandone un valore maggiore della somma dei suoi componenti. Egli quindi non può operare semplicemente impartendo degli ordini, farebbe solo disastri.

Come direbbe Steve Jobs: “Perché ho scelto il migliore specialista in questo campo se devo essere io a dirgli come deve fare?!”

La specializzazione del capo quindi parte necessariamente da una premessa di “non specializzazione”. Né potrebbe essere altrimenti poiché è impossibile per chi guida un progetto complesso o un’intera azienda essere più bravo dei suoi sottoposti nei singoli mestieri e attività che coordina. Nello stesso tempo però deve essere sommamente specializzato nell’arte di indirizzare lo sforzo di tutti verso i risultati attesi dell’azienda. Insomma, specializzato nella despecializzazione!
Angelo Pasquarella – Ad Projectland
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Marketing online: i trend e le novità del 2016

 

Il nuovo anno si annuncia pieno di novità tecnologiche: forse esploreremo la realtà virtuale, mentre la nostra maglietta tecnologica tiene sotto controllo la pressione e il forno si connette ad internet e ci prepara la cena.

Sembra impossibile? In realtà questa visione potrebbe non tardare a realizzarsi.

Scopriamolo leggendo i trend in arrivo nel 2016.

Video sempre più importanti per la pubblicità

I video sono più coinvolgenti e si memorizzano meglio rispetto ai testi: il 60% delle persone lo conferma.
Proprio per questo il 69% dei professionisti del marketing ha utilizzato il video marketing e il 39% sta programmando di farlo.

Inoltre
·      Utilizzare la parola “video” nell’oggetto di un’email
o   Accresce le possibilità che venga aperta del 19%
o   Aumenta il tasso dei click del 65%
o   Riduce l’annullamento delle iscrizioni del 26%
·      I video prolungano la permanenza su un sito di due minuti
·      L’81% delle persone inserisce nel sito del loro brand un video dedicato
·      Il 75% dei dirigenti d’azienda guarda almeno settimanalmente un video relativo al lavoro e il 54% lo condivide con i colleghi
·      Nel 2016 le pubblicità mediante video rappresenteranno il 40% della spesa totale di pubblicità digitale negli USA
·      Secondo il 46% delle persone le Video ads non dovrebbero essere più lunghe di 15 secondi 

Pubblicità video su Google e Facebook 

L’importanza delle video ads è chiara anche a Google che sta testando l’inserimento di pubblicità di questo tipo all’interno della pagina dei risultati di ricerca. Yahoo e Bing stanno facendo la stessa cosa e al momento sembrano essere più lungimiranti di Google, che potrebbe riprendersi velocemente grazie a Youtube, sul quale dovrebbero risiedere le video ads.

Un altro possibile concorrente è Facebook, che ha proposto delle pubblicità che si autoriproducono sul social. A inizio 2015 negli USA solo il 9% aveva acquistato questo tipo di pubblicità, ma il 21% era seriamente intenzionato a farlo nei successivi sei mesi.

Pubblicità video interattive 

Tra i trend del 2016 sono presenti anche le pubblicità interattive su video.
Quanto sono popolari?
·      Già nel 2014 la quota di interazione di questi video era 3,6%
·      Si stima che quest’anno negli USA verranno spesi 7,7 miliardi di dollari per le pubblicità interattive
Esse sono una grande opportunità: oltre che risultare più memorabili perché coinvolgono il consumatore, possono aiutare i brand a conoscere meglio i clienti in base alle scelte che fanno sui video, così da poter creare strategie mirate, anche a seconda di dove il video viene guardato. 


App Indexing e l’aumento delle app


App Indexing

Già da qualche tempo Google ha introdotto la App Indexing: un sistema che permette di trovare tra risultati di una ricerca su Google anche delle applicazioni in cui sono contenute delle informazioni che ci possono interessare. 

Per far sì che la propria app rientri nell’elenco dei risultati, bisogna indicizzarla: inizialmente era necessario che nella app fosse presente del materiale corrispondente a quello del sito da cui proviene, mentre ora non più, permettendo a molte più app di ottenere questi vantaggi. 

E’ davvero importante far indicizzare la propria app? Sì, perché può renderla più popolare e ci sono più possibilità che venga installata, questo anche perché Google ha annunciato che farà salire la propria posizione nei risultati di ricerca a coloro che hanno indicizzato la propria app. 


Siti web in declino? 

Si dice che l’App Indexing sia un ulteriore passo verso il dominio delle app sui siti web: questi ultimi infatti, seppur mobile friendly, non potrebbero competere con le app dedicate, che hanno le stesse funzioni ma sono più intuitive.

In realtà i pareri a riguardo sono contrastanti, ma quel che è certo è che nel 2016 i brand potranno constatare la maggiore visibilità online che offre un’app. dedicata.

Sempre più mobile

Recentemente ci sono stati chiari segnali di come l’utilizzo di internet sui dispositivi mobili (smartphone, tablet, e-readers) sia sempre più rilevante rispetto a quello su PC:

·      Nel 2015 il traffico mobile ha superato quello desktop in 10 paesi
·      Lo stesso anno è uscito un aggiornamento di un algoritmo in grado di eliminare gradualmente i siti non mobile friendly
·      Secondo Google è accettabile avere solo un sito mobile anziché uno desktop e uno mobile.
·      Gli statunitensi utilizzano il cellulare per 2,8 ore al giorno, superando il PC (2,4 ore) e altri dispositivi connessi
·      L’utilizzo di internet da cellulare da parte delle diverse generazioni è
o   Millennials (16-30 anni) 74%
o   Generation X (31-50 anni) 66%
o   Baby boomer (51-64 anni) 39%
·      Utilizzo di internet da cellulare da parte dell’intera popolazione di possessori di questi dispositivi (dati e stime) :
o   48,8% nel 2014
o   52,7% nel 2015
o   56,1% nel 2016
o   58,9% nel 2017
o   61,2% nel 2018
o   63,4% nel 2019

Questo si spiega se si nota come internet veloce (4G) e la diffusione di nuovi dispositivi, che hanno funzioni che in passato appartenevano solo ai PC, stiano rendendo il traffico mobile la scelta più rapida e comoda rispetto al PC. 


I sintetizzatori vocali cambieranno il web

La popolarità delle ricerche basate sulla voce è in crescita ed esse potrebbero rimpiazzare la classica ricerca type-and-go.

Perché?

Le ricerche tramite i Digital Assistants oggi sono più precise e sofisticate rispetto al passato poiché utilizzano un processo semantico che permette di riconoscere l’ intende cercare, anziché basare le proprie ricerche sulla serie di parole dettate, facendo sì che i risultati siano più accurati e precisi.

Le persone si stanno abituando a questa capacità di riconoscimento, offerta anche da Google, infatti vengono utilizzate sempre più spesso lunghe frasi colloquiali per effettuare una ricerca, al posto delle keywords usate in passato. Questo cambiamento potrebbe modificare i metodi più efficaci per far scoprire il proprio sito a nuove persone: non più SEO e pay-per-click, ma

·      Utilizzare un linguaggio conversazionale nel sito: così come le domande di ricerca hanno un linguaggio sempre più colloquiale, allo stesso modo usare un linguaggio colloquiale nel proprio sito potrebbe far sì che venga presentato tra i primi nella pagina dei risultati
·      Includere foto e video nel proprio sito: i Digital Assistants li mostreranno direttamente poiché non sono in grado di tradurli, a differenza dei testi.

L’importanza dei siti internet è però a rischio: i Digital Assistants proporranno sempre più spesso risposte dirette anziché lasciare che sia la persona a dover cercare la risposta nel sito proposto.

E’ in arrivo la realtà virtuale


Dispositivi 

Tra le tecnologie del futuro c’è anche la realtà virtuale: numerose aziende infatti stanno cercando di mettere sul mercato prodotti che si basano su di essa, legate ai giochi, ai social e alle piattaforme mobile.

·      Oculus, acquistato e migliorato da Facebook, è leader nel settore e la sua uscita è prevista per il 2016.
Questo dispositivo disporrà di un controller Xbox, ma necessiterà di un PC molto potente per farlo funzionare. A questo proposito Oculus lancerà sul mercato dei PC di questo tipo, con la promessa che non costeranno più di 1000 dollari.
·      Altri dispositivi saranno:
o   Playstation VR, della Sony, uscirà all’inizio del 2016.  E’ il più elegante ma ha lo svantaggio di avere le cuffie pesanti.
o   HTC Vive, legato ai giochi, è quello con la grafica migliore ma è il più costoso
o   Microsoft HoloLens, permetterà agli utenti di creare oggetti 3D che potranno anche essere stampati da una stampante 3D
Vantaggi e miglioramenti

La virtual reality possiede già una buona qualità di suoni e immagini, ma
·      deve migliorare il senso del tatto, al momento non viene riprodotto con efficacia
·       deve dare al giocatore il senso della propria presenza e di quella degli altri giocatori.

La virtual reality potrebbe essere utile anche per
·      le industrie che utilizzano la simulazione (medicina, aviazione etc). Ford ad esempio la sta già utilizzando per vedere come potrebbe essere un modello di macchina prima di costruirlo.
·      Il turismo: MasterCard ad esempio sta pensando di utilizzarla per permettere ai turisti di osservare virtualmente gli hotel o i luoghi che vorrebbero visitare.


Tecnologie indossabili e Internet of things alla conquista del quotidiano


Tecnologie indossabili 

Le tecnologie indossabili sono già una realtà, ma, tenendo conto che questo mercato è cresciuto del 223% nel 2015, si pensa che nel 2016 possano diffondersi ulteriormente.

Affinché questo avvenga le tecnologie indossabili devono superare alcuni ostacoli:
·      Il prezzo alto
·      L’utilizzo e l’effettivo aiuto dato agli users. Al momento infatti le nicchie sono coperte, ma servono nuove e diverse funzioni che possano essere utili per la vita di tutti i giorni.
·      La difficoltà di ingresso in Italia. Le piccole aziende che si occupano degli wearable devices in Italia non possono permettersi i grandi investimenti necessari.

Possibili applicazioni delle tecnologie indossabili:
·      Abbigliamento. Al momento ComfTech ha già introdotto questa novità mediante prodotti bio medicali indossabili che consentono di monitorare i parametri fisiologici connettendosi a devices senza fili. Questi prodotti sono stati studiati per neonati, prematuri, bambini, anziani e adulti (in quest’ultimo caso per sport e fitness)
·      Essendo studiati per aiutare gli users on-the-go, le tecnologie indossabili potrebbero essere utili al business locali, offrendo per esempio risultati alle ricerche che siano geograficamente rilevanti, in base alla vicinanza dei possibili clienti alle loro attività. 


Internet of things 

Con il termine Internet of things si intendono i dispositivi che raccolgono e trasmettono dati via internet. 

Essi sono estremamente diffusi e in aumento, infatti
·      Già nel 2008 c’erano più oggetti che persone connessi,
·      Quest’anno gli oggetti connessi sono 4,9 miliardi
·       Il numero è destinato ad aumentare, tanto da arrivare a 50miliardi nel 2020.
·      Nel 2020:
o    avremo 6,1 miliardi di utenti smartphone.
o   250 milioni di veicoli saranno connessi a internet, ampliando le possibilità di servizi e guida automatica.
o   verranno spediti 10.2 milioni di abiti smart connessi ad internet
·      Entro il 2025 il mercato delle Internet of things potrebbe avere un impatto economico totale di 11.000 miliardi. 

Le Internet of things porteranno alcuni cambiamenti:
·      Questo mercato in espansione permetterà alle compagnie di creare prodotti sempre più “intelligenti” che cambieranno la quotidianità degli utenti.
·      Oltre ai dispositivi, anche i sensori sono oggetto di studio: essi si possono fissare agli oggetti più diversi e raccolgono informazioni che vengono inviate ai produttori. In questo modo sarà possibile raccogliere dati più specifici sui prodotti (come e quando vengono usati, quando si rompono etc.), che permetteranno operazioni di business e decisioni più accurate. 

Ad esempio i motori degli aerei Rolls Royce sono dotati di sensori che inviano dati alle stazioni a terra, in modo da individuare eventuali funzionamenti e prevenire i disastri aerei. 


Aumento dei costi delle pubblicità online 

La pubblicità online sta acquisendo sempre maggiore importanza rispetto a quella televisiva: già nel 2016 i pubblicitari americani spenderanno di più per la pubblicità online che per quella televisiva.

E’ comunque possibile osservare come anche le spese pubblicitarie online nel mondo siano in aumento (dati e previsioni)
·      104,58 miliardi di dollari nel 2012
·      121,47 miliardi di dollari nel 2013
·      146,62 miliardi di dollari nel 2014
·      170,5 miliardi di dollari nel 2015
·      197,48 miliardi di dollari nel 2016
·      224,34 miliardi di dollari nel 2017
·      252,02 miliardi di dollari nel 2018

A causa della sua maggiore efficacia e tracciabilità, la pubblicità online diventa di dominio delle grandi aziende, a scapito di piccole e medie imprese (PMI) 

Social network e siti in generale propongono la display advertising contestuale, una forma di pubblicità targetizzata che appare su siti e social: in questo modo le pubblicità sono selezionate e mostrate da sistemi automatizzati basati sull’identità dell’user e del contenuto. Queste pubblicità hanno una forte carica emotiva e virale, ma necessitano di uno sforzo creativo per essere prodotte e per questo possono diventare costose.

Per non rimanere escluse dal modo della pubblicità online, le PMI possono decidere di rivolgersi alle nicchie selezionando:
·      Target più specifici
·      Pochi paesi di destinazione
·      Un solo prodotto da promuovere

Martina Mazzucchelli – Redazione Cobalto

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