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TURKCIMENTO chiede il riconoscimento dei dati MRV allineati all’UE nell’ambito del CBAM

I produttori di cemento turchi avvertono che i valori di emissione predefiniti previsti dal CBAM dell’UE sovrastimano in modo significativo le emissioni reali, facendo aumentare i costi del carbonio da €20 a €80 per tonnellata. Chiedono quindi il riconoscimento dei dati nazionali MRV allineati agli standard europei, per evitare oneri finanziari sproporzionati e garantire una concorrenza equa.

Ankara – Le modifiche legislative omnibus sono state pubblicate dalla Commissione europea il 17 ottobre 2025 e i regolamenti attuativi sono entrati in vigore nel dicembre 2025. L’Associazione dei Produttori di Cemento della Turchia (TURKCIMENTO) ha rilasciato una dichiarazione in merito al Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM) dell’Unione Europea. L’Associazione ha avvertito che l’attuale applicazione rischia di trasformarsi, di fatto, in una barriera commerciale non tariffaria per l’industria cementiera turca, condividendo al contempo le soluzioni proposte.

La priorità del settore cementiero turco è preparare e verificare con grande attenzione i report sulle emissioni previsti dal CBAM. Se ci fossero problemi nella verifica dei dati reali, la differenza rispetto ai valori standard potrebbe trasformarsi in un costo molto pesante”, ha dichiarato Volkan Bozay, CEO di TURKCIMENTO.

Ha poi continuato “quando questa differenza viene calcolata sulla base degli attuali prezzi del sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), il costo del carbonio per tonnellata di clinker passa da circa €20 a €80. L’importo risultante arriva addirittura a superare il prezzo medio unitario dei prodotti esportati verso l’UE, mettendo direttamente a rischio la sostenibilità economica delle esportazioni”.

Il CBAM potrebbe influenzare i consumatori dell’UE

Il settore cementiero turco opera dal 2015 all’interno di un sistema di monitoraggio, rendicontazione e verifica (MRV) allineato agli standard dell’UE. In tutti i nostri impianti utilizziamo forni a processo secco a basse emissioni e le nostre prestazioni reali in termini di emissioni sono ben al di sotto dei valori standard. Tuttavia, poiché non è stato definito un valore di riferimento specifico per la Turchia, l’applicazione dei coefficienti di emissione più elevati previsti per la categoria ‘altri Paesi’ pone il nostro settore in una posizione di svantaggio ingiustificato”, ha spiegato Bozay.

sottolineando che “i dati reali dichiarati dai nostri associati che esportano verso l’UE durante il periodo di transizione del CBAM in Turchia mostrano che le emissioni per il clinker di cemento grigio si attestano intorno a 0,88 tCO₂ per tonnellata. Al contrario, il valore standard applicato alla Turchia dalla normativa europea è pari a 1,551 tCO₂ per tonnellata. Questa differenza comporta costi aggiuntivi che non riflettono le reali prestazioni in termini di emissioni.”

Ha poi aggiunto “Nella sua forma attuale, il CBAM potrebbe aumentare i costi, che verrebbero inevitabilmente trasferiti sui prezzi finali dei prodotti, incidendo anche sui consumatori dell’UE. Attivare tempestivamente la capacità di verifica e rivedere in modo realistico i valori standard è quindi fondamentale. In caso contrario, il meccanismo rischia di entrare in conflitto con i principi fondamentali dell’Unione Doganale

Compensazione delle emissioni indirette tramite energia rinnovabile

Bozay ha inoltre richiamato l’attenzione su alcune questioni tecniche che devono essere chiarite nella pratica: “Il nostro settore è impegnato ad aumentare l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili. Tuttavia, affinché un cementificio di piccole o medie dimensioni possa coprire interamente il proprio fabbisogno con energia rinnovabile, sarebbe necessaria una capacità di impianti solari pari a circa 50–70 MW. Realizzare un investimento di questa portata all’interno o nelle immediate vicinanze del sito produttivo e collegarlo direttamente è spesso tecnicamente impossibile.
Per questo motivo, i produttori sono costretti a realizzare gli investimenti in energia rinnovabile in luoghi diversi. Nell’ambito del CBAM, è quindi necessario definire regole chiare che consentano di riconoscere tali investimenti e i dati reali di produzione dichiarati nel calcolo delle emissioni indirette”.

Il CBAM non deve trasformarsi in una barriera commerciale

Volkan Bozay ha inoltre condiviso le soluzioni proposte da TURKCIMENTO:“Per evitare che il CBAM diventi di fatto una barriera commerciale, dovrebbero essere utilizzati valori nazionali basati su dati MRV allineati agli standard dell’UE, invece dei valori standard generici previsti per la categoria ‘Altri Paesi’. Fino a quando l’infrastruttura di verifica non sarà pienamente operativa, si dovrebbero prendere come riferimento i dati reali sulle emissioni ed evitare oneri finanziari sproporzionati.
In caso contrario, trattandosi di un sistema che non distingue tra produzioni a basse emissioni e produzioni ad alta intensità di carbonio, il CBAM non riuscirà a sostenere efficacemente la manifattura a basse emissioni e rischierà invece di trasformarsi in una barriera tecnica non tariffaria.
A questo proposito, è inoltre fondamentale chiarire quanto prima le normative secondarie e gli aspetti tecnici della legislazione interna dell’UE relativi ai processi di accreditamento, inclusa la lista definitiva delle organizzazioni accreditate nell’ambito del CBAM, che nella pratica non è ancora stata completamente definita.”

Dati di contatto

Ceren Alkan Yılmaz
cerena@turkcimento.org.tr

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Trasporto di merci pericolose (ADR): abilitazione professionale e opportunità di lavoro

Il trasporto di merci pericolose (ADR) è un’attività che richiede attenzione, formazione e sangue freddo. Non si tratta semplicemente di guidare un mezzo pesante, il carico è composto da sostanze che possono essere infiammabili, corrosive, tossiche o instabili. Materiali che attraversano ogni giorno l’Europa su camion e autocisterne e che devono essere gestiti con procedure precise.

Il sistema che regola questi trasporti nasce da un accordo internazionale firmato a Ginevra nel 1957 e aggiornato continuamente nel tempo. L’ADR stabilisce come classificare le sostanze, come imballarle, quali documenti devono accompagnarle e soprattutto quali competenze deve avere chi le trasporta. Non è una formalità. È una questione di sicurezza pubblica.

Chi lavora in questo ambito sa che il margine di errore è ridotto al minimo. Un carico di solventi industriali, un’autocisterna di carburante o un trasporto di gas compressi non lasciano spazio all’improvvisazione. Per questo la normativa europea richiede una formazione specifica: il certificato di formazione professionale ADR.

Negli ultimi anni questa abilitazione ha assunto anche un valore nuovo. Il settore logistico cresce, le catene di approvvigionamento si allungano e le industrie chimiche ed energetiche hanno bisogno di operatori preparati. In questo contesto il trasporto di merci pericolose non è solo una specializzazione tecnica: è una competenza che può aprire strade professionali concrete.

Per molti autisti rappresenta un passo avanti nella carriera. Per altri, soprattutto per chi si avvicina al settore dei trasporti, può diventare una porta d’ingresso verso un lavoro stabile e richiesto.

Il patentino ADR: formazione, esame e responsabilità

Per operare nel campo del trasporto di merci pericolose è necessario ottenere il cosiddetto patentino ADR, tecnicamente definito Certificato di Formazione Professionale. Questo documento attesta che il conducente possiede le conoscenze necessarie per gestire sostanze classificate come pericolose secondo le normative internazionali.

Il percorso formativo prevede corsi strutturati che affrontano diversi aspetti della materia. Durante la formazione vengono studiate le classi di pericolo, i sistemi di etichettatura, la documentazione obbligatoria e le modalità di intervento in caso di incidente o perdita di carico. Una parte importante riguarda anche le procedure di prevenzione.

In altre parole, l’obiettivo non è soltanto imparare le regole ma comprendere come ridurre i rischi durante il trasporto.

Il corso base permette di trasportare merci pericolose in colli o alla rinfusa. Successivamente è possibile ottenere ulteriori specializzazioni. Esistono moduli specifici per il trasporto in cisterna, per materiali esplosivi e per sostanze radioattive. Ogni specializzazione richiede formazione aggiuntiva e un esame dedicato.

L’esame viene sostenuto presso la Motorizzazione Civile. Una volta superato, il conducente riceve il certificato ADR con validità quinquennale. Dopo cinque anni è necessario frequentare un corso di aggiornamento e sostenere nuovamente la prova.

Questo sistema garantisce che chi lavora nel trasporto di merci pericolose mantenga le proprie competenze sempre aggiornate. La normativa cambia, le tecnologie evolvono e anche le procedure operative vengono migliorate nel tempo.

Dietro il patentino ADR c’è quindi qualcosa di più di una semplice abilitazione. C’è una cultura della sicurezza che accompagna ogni viaggio.

Quando la specializzazione diventa opportunità di lavoro

Nel mondo della logistica la differenza tra un conducente generico e uno specializzato può essere notevole. Il trasporto di merci pericolose adr è uno dei settori dove questa differenza si percepisce di più.

Le aziende che movimentano sostanze pericolose non possono affidarsi a personale improvvisato. Le responsabilità sono elevate e le normative molto severe. Per questo motivo cercano conducenti che abbiano già completato il percorso di formazione ADR.

Il risultato è che chi possiede questa abilitazione spesso trova maggiori opportunità professionali rispetto a un autista privo di certificazione. Non si parla solo di trasporti internazionali o di lunghe tratte autostradali. Anche molte aziende locali hanno bisogno di personale qualificato.

Pensiamo alla distribuzione di carburanti, ai gas tecnici utilizzati nell’industria, ai prodotti chimici destinati alla produzione farmaceutica o ai rifiuti speciali che devono essere trasferiti in impianti di trattamento. Tutti questi flussi rientrano nella categoria delle merci pericolose.

Per un conducente professionale, possedere l’abilitazione ADR significa poter accedere a un segmento di mercato più ampio. In alcuni casi significa anche entrare in contatto con aziende strutturate, dove la logistica è parte di processi industriali complessi.

Il ruolo della formazione: il lavoro del Gruppo Nava Autoscuole

Dietro ogni patentino ADR c’è sempre un percorso formativo. Ed è proprio qui che entrano in gioco le autoscuole specializzate nelle abilitazioni professionali. Tra queste realtà si inserisce il Gruppo Nava Autoscuole, che opera a Brescia con sedi a Chiari e Manerbio.

La proposta formativa del gruppo comprende diversi corsi dedicati alle qualifiche professionali per conducenti, tra cui proprio quelli relativi al trasporto di merci pericolose (ADR). L’impostazione dei corsi segue le linee previste dalla normativa, ma il valore aggiunto sta nel modo in cui la formazione viene organizzata.

Chi frequenta questi percorsi non ha bisogno soltanto di studiare la teoria. Ha bisogno di capire davvero come funziona il lavoro sul campo. Per questo l’approccio didattico tende a collegare le norme con esempi concreti e situazioni operative.

Le sedi di Chiari e Manerbio rappresentano due punti di riferimento per chi vive nella provincia di Brescia e nelle aree limitrofe. Non sono semplici aule dove seguire lezioni. Sono luoghi dove si costruisce un percorso professionale.

Un aspetto che emerge nell’offerta del gruppo è l’attenzione all’accompagnamento degli allievi durante tutto il processo. Dall’iscrizione al corso fino alla preparazione dell’esame, il percorso viene seguito passo dopo passo.

Questo supporto organizzativo ha un peso importante. Chi decide di ottenere l’abilitazione per il trasporto di merci pericolose spesso lavora già o sta cercando di entrare rapidamente nel settore dei trasporti. Avere una struttura che gestisce formazione e procedure burocratiche rende il percorso più chiaro.

Il risultato è una proposta formativa che unisce preparazione tecnica e orientamento professionale. Due elementi che nel mondo delle abilitazioni fanno davvero la differenza.

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Lerochem amplia il portafoglio prodotti e rafforza la presenza nel mercato europeo dei prodotti chimici

Klaipeda – Lerochem, affermato fornitore di prodotti chimici specializzati, annuncia l’ampliamento del proprio portafoglio prodotti e la prosecuzione della sua espansione nel mercato europeo. L’azienda è stata recentemente premiata come A-Class Leader nel proprio settore e ha inoltre ricevuto il prestigioso European Business Masters Award, un riconoscimento per la qualità, la capacità di innovazione e il costante orientamento al cliente.

Con un chiaro focus sul mercato dell’UE, Lerochem si posiziona grazie a una combinazione distintiva di ampia gamma di prodotti e flessibilità negli ordini. I clienti hanno la possibilità di acquistare sostanze secondo la classificazione così come sostanze secondo l’utilizzo, sia in grandi volumi sia in quantità più ridotte per prove, test o produzioni pilota. Questo approccio è particolarmente interessante per le aziende che desiderano valutare nuove formulazioni senza rinunciare a una qualità costante e alla sicurezza delle forniture.

Per supportare in modo mirato i reparti di sviluppo e i produttori di medie dimensioni, Lerochem offre una rapida elaborazione delle offerte, tempi di consegna trasparenti e quantità campione e da laboratorio. L’assortimento comprende additivi ad alte prestazioni, intermedi e materie prime specializzate destinati a diversi ambiti applicativi: per la produzione di cosmetici, il trattamento delle acque, applicazioni per materie plastiche e rivestimenti, nonché la lavorazione dei metalli. Anche il sale rientra tra i gruppi di prodotti regolarmente richiesti.

La sede aziendale a Klaipėda consente, grazie alla vicinanza diretta al porto e a una rete logistica che copre l’intera UE, una fornitura efficiente ed economicamente vantaggiosa ai clienti internazionali. Tutti i prodotti sono conformi alle normative vigenti REACH e CLP. Su richiesta, i clienti ricevono documentazione specifica per lotto, schede di sicurezza e consulenza tecnica.

«Questi riconoscimenti confermano la nostra ambizione a lungo termine di fornire alle aziende europee soluzioni chimiche affidabili e innovative», dichiara la direzione di Lerochem. «Il nostro obiettivo è supportare in modo flessibile sia i processi di sviluppo sia le produzioni in serie, indipendentemente dal volume dell’ordine.»

Con i recenti riconoscimenti, Lerochem rafforza ulteriormente la propria posizione di mercato e prevede di espandere in modo mirato le proprie attività in Europa. L’attenzione resta chiaramente focalizzata su una crescita sostenibile, su una solida competenza tecnica e sul successo a lungo termine dei clienti.

Informazioni su Lerochem

Lerochem è un fornitore europeo di prodotti chimici affidabile e offre un ampio portafoglio di sostanze classificate per tipologia e per utilizzo. L’azienda è nota per la sua selezione specializzata di prodotti, per i modelli di fornitura flessibili e per un approccio commerciale orientato alla consulenza. Premiato come A-Class Leader e insignito dell’European Business Masters Award, Lerochem supporta le aziende nello sviluppo, nella scalabilità e nell’ottimizzazione dei loro processi produttivi.

Un approccio commerciale orientato alla consulenza mette in collegamento specialisti tecnici e team acquisti per proporre alternative adeguate, ottimizzare le formulazioni e ridurre i costi complessivi di utilizzo. Per i clienti esistenti, Lerochem mantiene scorte di sicurezza per consentire consegne “just in time” e garantire la continuità dell’approvvigionamento anche in fasi di mercato caratterizzate da elevata volatilità.

Informazioni di contatto
UAB Lerochemas
info@lerochem.eu
https://lerochem.eu/it/

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Tiknil e il futuro delle app per aziende: visione, innovazione e strategia digitale

C’è stato un momento in cui le aziende volevano semplicemente “fare un’app”. Oggi quella fase è superata.

Nel dialogo con imprenditori e responsabili IT emerge un cambiamento evidente: le app per aziende non sono più un progetto collaterale, ma una leva organizzativa che incide su produttività, controllo e capacità decisionale.

Ne abbiamo parlato con il team di Tiknil, società che negli ultimi anni ha affiancato diverse realtà italiane nello sviluppo di soluzioni software su misura. Il punto di partenza non è mai la tecnologia in sé, ma il contesto aziendale.

Le app per aziende non sono più un accessorio digitale

“Se un’azienda ci chiede solo un’app, la prima cosa che facciamo è capire perché”, raccontano da Tiknil.

Dietro quella richiesta, quasi sempre, c’è un’esigenza più profonda: migliorare un processo interno, coordinare meglio la rete commerciale, monitorare dati in tempo reale oppure integrare sistemi che oggi non comunicano tra loro.

Le app per aziende sono diventate strumenti operativi centrali. Non estensioni del sito web, non progetti di immagine. Oggi vengono progettate per intervenire su attività concrete: gestione degli ordini, reportistica, controllo delle attività sul campo, flussi approvativi interni.

Il cambiamento è culturale prima ancora che tecnologico.

Come Tiknil progetta app per aziende partendo dalla strategia

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla conversazione riguarda la fase preliminare.

Secondo Tiknil, lo sviluppo di app per aziende non può partire dal codice. Prima serve comprendere come funziona davvero l’organizzazione. Dove si perde tempo? Dove si duplicano informazioni? Dove nascono errori?

È un lavoro meno visibile, ma decisivo.

Molti progetti digitali falliscono perché replicano in formato digitale un processo già inefficiente. In questi casi l’app non risolve il problema, lo rende semplicemente più veloce.

Tiknil insiste molto sull’allineamento tra obiettivi di business e struttura tecnica. L’app deve essere uno strumento coerente con la direzione strategica dell’impresa, non un elemento isolato.

Integrazione delle app per aziende con sistemi già esistenti

Un tema ricorrente quando si parla di app per aziende è l’integrazione.

Le imprese utilizzano ERP, CRM, piattaforme e-commerce, software contabili. Inserire una nuova applicazione senza farla dialogare con questo ecosistema rischia di complicare il quadro.

“Un’app efficace deve collegare, non separare”, spiegano da Tiknil.

Il valore reale emerge quando i dati fluiscono in modo continuo tra sistemi diversi. Solo così si riducono passaggi manuali, errori e ridondanze. L’integrazione non è un dettaglio tecnico, ma una condizione essenziale per garantire efficienza.

Scalabilità e sicurezza nelle app per aziende moderne

C’è poi un elemento spesso sottovalutato: la crescita.

Le app per aziende non possono essere progettate guardando solo al presente. Le imprese evolvono, cambiano struttura, aumentano utenti e volumi operativi. Per questo motivo, un’app rigida diventa subito un limite.

Tiknil lavora su architetture flessibili e scalabili, pensate per accompagnare l’azienda nel tempo senza dover essere completamente riscritte.

Accanto alla scalabilità,poi, c’è la sicurezza. Le applicazioni aziendali gestiscono dati sensibili e informazioni strategiche. Per questo motivo autenticazioni robuste, protezione delle interfacce di comunicazione e aggiornamenti costanti sono elementi essenziali.

“La sicurezza è parte del progetto fin dall’inizio”, sottolineano dal team. Ed è una delle aree in cui le aziende sono diventate molto più consapevoli rispetto al passato.

L’esperienza utente nelle app per aziende incide sui risultati

Un’app aziendale può essere tecnicamente avanzata ma risultare inefficace se non viene utilizzata correttamente.

Le app per aziende vengono impiegate ogni giorno da dipendenti, manager, tecnici. Se l’interfaccia è complessa, l’adozione sarà lenta. Se è intuitiva, invece, l’efficienza migliora in modo quasi immediato.

Tiknil affronta questo aspetto con un approccio pragmatico: l’usabilità non è una questione estetica, ma produttiva. Ridurre anche pochi secondi per operazione, su larga scala, significa incidere su costi e qualità del lavoro.

In altre parole, una buona esperienza utente si traduce in produttività misurabile.

Il futuro delle app per aziende tra dati e decisioni

Guardando ai prossimi anni, il tema dei dati diventerà sempre più centrale.

Le app per aziende non si limiteranno a raccogliere informazioni, ma supporteranno analisi e decisioni. L’integrazione con strumenti di automazione e modelli predittivi sarà una naturale evoluzione per chi oggi costruisce infrastrutture solide.

Secondo Tiknil, la vera differenza non sarà tra chi ha un’app e chi non ce l’ha, ma piuttosto tra chi ha progettato un sistema coerente e chi ha realizzato un progetto isolato.

Le app per aziende come scelta imprenditoriale consapevole

Dalla conversazione emerge un messaggio chiaro: la tecnologia non è il fine, ma il mezzo.

Le app per aziende rappresentano una leva concreta per migliorare competitività e controllo, ma funzionano solo quando sono inserite in una strategia chiara e sostenibile.

Tiknil si colloca proprio in questo spazio: non come semplice sviluppatore, ma come interlocutore capace di leggere esigenze organizzative e tradurle in soluzioni operative.

La trasformazione digitale, oggi, non è più una questione di presenza tecnologica: è una scelta manageriale. E le app per aziende, se progettate con metodo, possono diventare uno degli strumenti più efficaci per accompagnare questa evoluzione.

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BROXO svela il nuovo restyling del brand, valorizzando oltre cento anni di competenza nel sale per il trattamento dell’acqua

BROXO, uno dei principali marchi europei nel sale di alta qualità per il trattamento dell’acqua, annuncia un importante rinnovamento del brand, riaffermando il proprio ruolo di partner affidabile nelle applicazioni di addolcimento dell’acqua da quasi un secolo.

AmersfoortBROXO fa parte di Hengelo Salt Specialties e Mariager Salt Specialties, aziende appartenenti al Groupe Salins, con sede a Clichy, in Francia. Forte di oltre 100 anni di esperienza, BROXO ha costruito una solida reputazione nella fornitura di sale sottovuoto di alta qualità, utilizzato nei sistemi professionali di trattamento dell’acqua in tutta Europa.

Il sale BROXO è prodotto a partire da sale sottovuoto ad altissima purezza, estratto da cavità saline sotterranee nei Paesi Bassi e in Danimarca. Nei Paesi Bassi, il sale viene compattato in bricchette e pastiglie, oltre che in qualità speciali destinate alle applicazioni per il lavaggio delle stoviglie. Con una purezza di cloruro di sodio del 99,9% e un contenuto estremamente basso di calcio e magnesio, BROXO rientra tra i sali di più alta qualità disponibili sul mercato.

Il sale svolge un ruolo fondamentale nella rigenerazione delle resine a scambio ionico nei sistemi di addolcimento dell’acqua, rimuovendo in modo efficace calcio e magnesio. Prevenendo la formazione di calcare, BROXO contribuisce a proteggere tubazioni, impianti di riscaldamento, lavastoviglie e installazioni industriali. In ambito industriale, un addolcimento efficiente dell’acqua consente di ridurre i consumi energetici, limitare gli interventi di manutenzione e preservare l’efficienza operativa.

Il rinnovamento del brand si concentra sul rafforzamento dell’identità centrale di BROXO, valorizzando gli elementi distintivi, i colori e il linguaggio visivo riconoscibili e apprezzati dai clienti da decenni. Il nuovo look riflette al tempo stesso l’eredità storica del marchio e il suo approccio orientato al futuro nel mercato europeo.

«BROXO è un punto di riferimento nel suo segmento da oltre 100 anni. Questo rinnovamento rappresenta un ritorno ai nostri punti di forza fondamentali — qualità, affidabilità e continuità — modernizzando al contempo il modo in cui ci presentiamo al mercato», afferma Nico Basson, Segment Marketing Manager Water & Retail Products. «Partiamo da fondamenta solide per preparare il brand a una crescita continua».

Oggi BROXO continua a servire una vasta gamma di clienti, tra cui ristoranti, hotel, strutture commerciali e operatori industriali che fanno affidamento su sistemi di addolcimento dell’acqua ad alte prestazioni.

Scopri di più su BROXO

BROXO è un marchio di Salt Specialties, società parte di Groupe Salins, uno dei maggiori produttori di sale in Europa. Il gruppo francese vanta oltre 160 anni di storia e impiega attualmente circa 2.200 persone in tutto il mondo.

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Imprese: il modello attivista di Fondazione Capellino e Almo Nature cresce e finanzia la biodiversità

Un’azienda che genera profitti per sostenere una fondazione dedicata alla tutela della biodiversità. È il modello sviluppato dalla Fondazione Capellino, realtà che detiene il 100% di Almo Nature, società attiva nel mercato del pet food.

Nel 2025 l’azienda ha registrato un fatturato consolidato di 131,8 milioni di euro, con una crescita significativa rispetto all’anno precedente. Oggi il marchio distribuisce alimenti per cani e gatti in quasi 50 Paesi ed è operativo direttamente in otto, mentre l’Italia resta il mercato principale e rappresenta quasi la metà dei ricavi complessivi.

La particolarità del modello è che tutti i profitti generati dall’azienda vengono destinati alla Fondazione, che li utilizza per finanziare iniziative e progetti legati alla salvaguardia della biodiversità. Un approccio definito Reintegration Economy, che punta a reintegrare nella collettività il valore prodotto dall’attività economica.

Nel panorama europeo si tratta di un caso raro: Fondazione Capellino figura infatti tra le sole cinque fondazioni non profit in Europa che si finanziano attraverso i profitti generati da un’azienda di cui sono proprietarie al 100%.

In questo contesto la fondazione ha presentato in Italia e a breve in Europa il documento programmatico 2026–2032, che definisce le linee guida delle iniziative e delle attività di advocacy che verranno promosse nei prossimi anni, con l’obiettivo di portare il confronto sul tema della biodiversità anche a livello europeo. Il Piano propone una riforma integrata per tutela della biodiversità, agricoltura sostenibile e riduzione del consumo di suolo. Prevede una profonda revisione delle politiche sulla fauna selvatica, con limitazioni alla caccia, stop al piombo e riconversione di territori verso monitoraggio scientifico e turismo naturalistico. Promuove la transizione agroecologica con ampia conversione al biologico, tutela del suolo e filiere locali sostenibili. Introduce inoltre misure fiscali e urbanistiche per ridurre l’impermeabilizzazione del territorio e finanziare la rigenerazione ambientale.

Le iniziative della Fondazione si articolano inoltre in quattro ambiti progettuali – Impact on Biodiversity, Restoring on Biodiversity, Climate Change e Villa Fortuna – accanto a un’attività di proposta e sensibilizzazione sui temi di politica ambientale e biodiversità.

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Turi Turi guarda avanti: il futuro del viaggio passa da una nuova identità

 Il tour operator bergamasco rinnova il proprio logo, consolidando la propria posizione nel mercato dei viaggi culturali organizzati

 Il futuro non è una meta, è una direzione. E per chi lavora nel settore dei viaggi, scegliere una direzione significa decidere che tipo di mondo raccontare ai propri clienti.

Nel 2026 Turi Turi inaugura una nuova fase della propria storia presentando il restyling completo del logo: un segno grafico rinnovato che accompagna l’evoluzione del brand verso una dimensione sempre più internazionale, rafforzandone il posizionamento nel mercato dei viaggi culturali organizzati.

Dopo aver celebrato i trent’anni di attività nel 2023, l’azienda bergamasca compie oggi un passo in avanti che è insieme naturale e simbolico. Il nuovo logo non nasce per rompere con il passato, ma per trasformarlo in slancio. Una storia lunga tre decenni che continua a muoversi, cambiare, aprirsi.

Il precedente pittogramma, che raffigurava linee stilizzate gialle su fondo blu a richiamare le montagne, lascia spazio a un nuovo simbolo dinamico e fluido: una figura circolare che evoca il mondo, il movimento, l’incontro e la continuità del viaggio.

Il lettering diventa più deciso e immediatamente leggibile, mentre Il restyling cromatico mantiene i colori identitari del brand, il blu e il giallo, reinterpretandoli con tonalità più vivaci e moderne, in linea con l’evoluzione dell’identità aziendale.

Questo restyling rappresenta molto più di un semplice cambiamento estetico – spiega Diana Cappellini, titolare di Turi Turi -. È la sintesi di un percorso di crescita che ci ha portato da realtà locale a operatore riconosciuto nel panorama dei viaggi culturali. Il nuovo logo racconta la nostra capacità di evolvere mantenendo intatta l’anima: quella passione per il viaggio autentico, per la scoperta culturale, per l’incontro tra persone e luoghi che ci ha contraddistinto fin dall’inizio. Volevamo un’identità visiva che parlasse al mercato internazionale senza perdere la nostra essenza, che fosse contemporanea, dinamica e riconoscibile.”

Un cambiamento che racconta ciò che Turi Turi è oggi: una realtà leader nei viaggi organizzati di gruppo e nei viaggi culturali, dove viaggiare non significa solo spostarsi, ma esplorare culture, incontrare storie, attraversare luoghi che parlano di passato, presente e futuro.

Con la nuova identità visiva, Turi Turi conferma la propria visione: continuare a costruire viaggi che lasciano tracce, non solo fotografie. Perché ogni partenza autentica è sempre anche una promessa.

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Dolfin e Polaretti insieme a Bulli Stop: un’alleanza tra impresa e terzo settore contro il bullismo

Un progetto che unisce visione imprenditoriale e responsabilità sociale. Dolfin, storica realtà dell’industria dolciaria italiana, insieme al suo brand iconico Polaretti, avvia una collaborazione con il Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop per portare nelle scuole primarie italiane un programma strutturato di prevenzione e sensibilizzazione sul bullismo.

Con il progetto #PolarettiGelailBullismo, l’azienda e il marchio scelgono di mettere la propria capacità di comunicazione e la forza del proprio posizionamento al servizio di un’iniziativa ad alto impatto sociale, rafforzando il dialogo tra impresa, scuola e famiglie.

L’iniziativa, in partenza nel 2026, prevede quattordici incontri educativi nelle scuole primarie italiane, durante i quali un team di operatori specializzati, affiancati dalla mascotte Mr. Polaretto, dialogherà con gli alunni sui temi del rispetto, dell’inclusione, dell’empatia e della responsabilità individuale. Un format pensato per coniugare autorevolezza pedagogica e capacità di engagement, utilizzando un linguaggio vicino ai più piccoli senza rinunciare alla profondità dei contenuti.

Un modello di responsabilità sociale d’impresa

La partnership tra Dolfin e Bulli Stop rappresenta un esempio concreto di responsabilità sociale d’impresa applicata al mondo dell’educazione. Attraverso la forza comunicativa di un marchio iconico e la competenza maturata sul campo da un ente specializzato, il progetto ambisce a generare un impatto misurabile sul territorio, intervenendo in una fase cruciale della crescita: la scuola primaria.

I dati confermano l’urgenza di un’azione strutturata. Secondo le rilevazioni Istat più recenti, oltre un adolescente su due tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di aver subito episodi di bullismo o cyberbullismo. Il fenomeno, tuttavia, emerge già nei primi anni del percorso scolastico: una quota significativa di bambini tra i 6 e i 10 anni riferisce di aver vissuto esperienze di prevaricazione. Numeri che evidenziano come la prevenzione debba iniziare precocemente, attraverso strumenti adeguati all’età e al contesto.

In questo scenario, l’azienda sceglie di mettere il proprio capitale di marca al servizio di un progetto ad alto valore sociale. Il concept – “congelare” il bullismo – richiama simbolicamente l’universo del brand Polaretti, trasformando un elemento identitario in leva educativa: così come il ghiaccio blocca e raffredda, allo stesso modo è possibile fermare l’escalation della violenza attraverso consapevolezza, dialogo e solidarietà.

Impresa e scuola: un’alleanza strategica

“Come azienda che da sempre dialoga con bambini e famiglie, sentiamo una responsabilità concreta nel contribuire alla tutela del loro benessere emotivo”, ha dichiarato Santi Finocchiaro, Presidente di Dolfin. “Attraverso un linguaggio autentico e inclusivo vogliamo diffondere un messaggio chiaro di rispetto e attenzione reciproca, affiancando scuole e famiglie in un percorso condiviso”.

Dal canto suo, la Presidente di Bulli Stop, la pedagogista Giovanna Pini, sottolinea il valore strategico della collaborazione con il mondo imprenditoriale: “Coinvolgere un brand riconosciuto e vicino ai più giovani significa amplificare il messaggio educativo e renderlo più accessibile. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per riconoscere e prevenire il bullismo, promuovendo una cultura dell’inclusione sin dai primi anni di scuola”.

Durante gli incontri saranno distribuiti materiali informativi dedicati a studenti e docenti, con indicazioni sui segnali da intercettare, sulle modalità di prevenzione e sui riferimenti utili in caso di necessità. Il progetto si inserisce in un percorso più ampio che Bulli Stop porta avanti su scala nazionale, coinvolgendo ogni anno migliaia di studenti, famiglie e insegnanti.

Con #PolarettiGelailBullismo, Dolfin consolida il proprio posizionamento come azienda attenta non solo alla qualità del prodotto, ma anche all’impatto sociale delle proprie iniziative. Una scelta che rafforza il dialogo tra impresa e comunità educante, dimostrando come la collaborazione tra settore privato e organizzazioni specializzate possa tradursi in azioni concrete a beneficio delle nuove generazioni.

Per richiedere che il progetto #PolarettiGelailBullismo arrivi nella propria scuola è possibile scrivere a: info@bullistop.com. 

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Umbra Medical Italy ottiene l’esclusiva Meril per i dispositivi vascolari in Italia e raddoppia i ricavi nel 2025

IL CEO: “Un’intesa a vantaggio della comunità e del comparto, che ci fa crescere e migliora le prestazioni sanitarie connesse”

Roma – Accordo storico e in esclusiva per l’Italia quello siglato fra Meril Life Sciences, multinazionale dei dispositivi medici con fatturato superiore al miliardo, e la realtà italiana Umbra Medical Italy, distributrice di dispositivi medicali e chirurgici che, dall’Abruzzo, sta conquistando il mercato internazionale. L’intesa riguarda il segmento dei dispositivi vascolari ed endovascolari e si inserisce in una fase di importante consolidamento per l’azienda, che nel 2025 ha registrato ricavi raddoppiati rispetto all’anno di esercizio precedente. Un dato che segnala un’accelerazione significativa in un comparto caratterizzato da forte competitività, centralizzazione degli acquisti e crescente attenzione all’innovazione tecnologica.

Laccordo con Meril amplia autorevolmente il portafoglio dei prodotti di Umbra Medical Italy e rafforza il posizionamento dellazienda come operatore strutturato nella distribuzione di tecnologie per il trattamento delle patologie periferiche – spiega il CEO Manuel Pantalone –. La linea oggetto dell’intesa comprende soluzioni destinate a strutture ospedaliere pubbliche e private, con un impatto diretto sulle attività di emodinamica e chirurgia vascolare. Questa intesa si inserisce in un periodo di forte espansione per la nostra realtà: nel 2025 abbiamo visto crescere i nostri ricavi in modo esponenziale, cosa che ci ha consentito di consolidare la nostra presenza sul mercato nazionale e internazionale, rafforzando lorganizzazione interna.

Laccordo con Meril rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita e ci consente di proporre al sistema sanitario italiano soluzioni tecnologiche di livello internazionale. Grazie a questa intesa, Umbra Medical Italy potrà ora consolidare la propria presenza nel 2026, rafforzando la rete commerciale e la collaborazione con ospedali, centrali dacquisto del sistema sanitario e operatori del settore, in linea con un modello di sviluppo orientato a crescita strutturata e partnership internazionali”.

Per il mercato nazionale dei dispositivi vascolari, l’operazione si traduce in un nuovo assetto distributivo e in un ampliamento dell’offerta disponibile, in un contesto in cui qualità clinica, sostenibilità economica e affidabilità della supply chain restano elementi centrali per le strutture sanitarie.

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Calcolo parcella avvocato: quando è possibile contestarla

Capire come funziona il calcolo parcella avvocato è una delle necessità quando una causa si chiude, quando arriva una fattura con un importo che sembra inappropriato o quando il rapporto professionale si incrina. Non è solo una questione di solai, è una questione di trasparenza, di aspettative, di regole che spesso esistono ma non vengono spiegate fino in fondo.

In Italia la parcella non nasce dal nulla e non è mai del tutto arbitraria, anche quando manca un accordo scritto. Esistono parametri, criteri, prassi consolidate e, soprattutto, strumenti per verificare se quanto richiesto è corretto.

Sapere quando e come è possibile contestare una parcella significa muoversi con maggiore consapevolezza in un terreno che può apparire ostico, ma che in realtà ha confini piuttosto chiari.

E’ possibile, quindi, contestare la parcella di un avvocato? Per trovare una risposta ci è venuto in aiuto l’Avvocato Marco Ticozzi, condensiamo in questo approfondimento quanto è emerso dal nostro incontro.

Come nasce il calcolo della parcella dell’avvocato

Il calcolo della parcella dell’avvocato prende forma da un insieme di elementi che convivono tra loro: il valore della causa, la sua complessità, il numero degli atti redatti, le attività svolte fuori dall’aula, la durata del procedimento. In passato le tariffe erano rigide; oggi il sistema è più flessibile, ma non per questo privo di regole.

I parametri ministeriali fungono da bussola e permettono di capire se una richiesta economica rientra in un perimetro ragionevole. È qui che spesso nascono i primi dubbi: una parcella può sembrare alta non perché lo sia davvero, ma perché non se ne conosce la logica. La chiarezza iniziale è fondamentale, perché evita incomprensioni a valle. Secondo l’Avv. Marco Ticozzi, “molti contenziosi sulle parcelle nascono non dall’importo in sé, ma dal fatto che non è stato spiegato come si è arrivati a quell’importo”. Comprendere questa genesi è il primo passo per valutare se esistono i presupposti per una contestazione.

Accordo scritto, preventivo e loro peso reale

Quando esiste un accordo scritto o un preventivo, il quadro diventa più definito. Non significa che tutto sia intoccabile, ma i margini di discussione si restringono. Il preventivo, se dettagliato, aiuta a capire quali attività erano previste e quali no. Tuttavia, nella pratica, molte prestazioni si evolvono nel tempo e vanno oltre le previsioni iniziali. È qui che il calcolo della parcella dell’avvocato può cambiare forma.

La legge consente aggiornamenti, ma pretende coerenza. Se l’attività svolta è diversa o più ampia rispetto a quella preventivata, deve emergere con chiarezza.

Quando una parcella può dirsi eccessiva

Una parcella diventa realmente contestabile quando non rispetta i parametri di riferimento, quando include voci non giustificate o quando attribuisce compensi sproporzionati rispetto all’attività svolta. Non basta la sensazione di “costo troppo alto”. Serve un confronto tecnico, basato su dati concreti. Il valore della causa, ad esempio, incide in modo diretto, ma non può giustificare qualsiasi cifra. Anche la durata del procedimento va letta con attenzione: tempi lunghi non sempre equivalgono a maggior lavoro. Nel calcolo della parcella dell’avvocato contano le attività effettive, non l’attesa passiva. L’Avv. Marco Ticozzi lo ribadisce: “una parcella è sostenibile quando è coerente con ciò che è stato fatto, non solo con quanto è durato il procedimento”. È proprio questa coerenza il cuore di ogni contestazione fondata.

Le voci da controllare con maggiore attenzione

Le singole voci raccontano la storia del rapporto professionale. Compensi per fasi mai svolte, duplicazioni di attività, spese forfettarie non spiegate sono segnali che meritano attenzione. Anche gli accessori, come spese generali e contributi, devono essere calcolati correttamente. Il calcolo della parcella dell’avvocato è una somma di dettagli e spesso l’errore, o l’eccesso, si annida proprio lì. Secondo l’Avv. Marco Ticozzi, “una parcella ben fatta si difende da sola, perché ogni voce ha un perché comprensibile”.

Come avviene la contestazione in concreto

Contestare una parcella non è un atto aggressivo né una rottura automatica del rapporto. È, prima di tutto, un confronto. Si parte quasi sempre da una richiesta di chiarimenti, meglio se scritta e motivata. Se il dialogo non porta a una soluzione, esistono strumenti formali, come il parere di congruità dell’Ordine o il ricorso al giudice. Ogni passaggio ha tempi e modalità precise. Nel calcolo della parcella dell’avvocato, la verifica esterna serve a riportare la discussione su un piano oggettivo. Come evidenzia l’Avv. Marco Ticozzi, “contestare non significa accusare, ma chiedere che il compenso venga ricondotto a criteri verificabili”. Questo approccio riduce tensioni inutili e aumenta le possibilità di una conciliazione rapida.

Il ruolo del giudice e dei parametri ministeriali

Quando la contestazione arriva in tribunale, il giudice applica parametri, valuta atti, ascolta le parti. I parametri ministeriali non sono rigidi, ma rappresentano una base di riferimento autorevole. Il calcolo della parcella dell’avvocato viene così ricostruito pezzo per pezzo, alla luce del lavoro effettivamente svolto. In questo contesto, la documentazione diventa decisiva: atti, comunicazioni, note spese.

Il valore della prevenzione e del dialogo

Molte contestazioni potrebbero essere evitate con una comunicazione più chiara fin dall’inizio. Parlare di compensi non è mai fuori luogo. Anzi, è una forma di rispetto reciproco. Il calcolo della parcella dell’avvocato non dovrebbe essere un mistero svelato solo alla fine del percorso. Aggiornamenti periodici, spiegazioni semplici, condivisione delle scelte aiutano a mantenere il rapporto su binari sereni. Come afferma l’Avv. Marco Ticozzi, “quando il cliente sa cosa sta pagando e perché, il tema della contestazione perde gran parte della sua forza”.

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