strategie commerciali, pubblicità e protagonisti
Fanplayr, azienda americana specializzata nella conversione degli utenti online in buyers, grazie all’analisi dei Behavioural Data e al suo punto di vista privilegiato, ha stilato una lista di strategie efficaci per far fronte al Cyber 5, il periodo che, partendo dal Thanksgiving fino al Cyber Monday, inaugura ufficialmente la corsa agli acquisti natalizi.
Dopo l’enorme crescita registrata nel periodo del lockdown in cui si è verificato un aumento di oltre 1,3 milioni di nuovi consumatori online in un mese si prospetta un nuovo boom del settore a partire dal mese di novembre che, da sempre, rappresenta per gli esercizi commerciali fisici e online il periodo più profittevole dell’anno a livello di incassi oltre che un appuntamento fisso per gli shopping addicted.
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Selligent Marketing Cloud, piattaforma in cloud per il marketing omnichannel, in collaborazione con DI.GI. International, presenta i risultati della ricerca “Marketing Automation: stato attuale e scenari futuri”, curata dall’Università IULM con la coordinazione della prof. Daniela Corsaro.
Lo studio, condotto tramite la somministrazione di un questionario a 200 professionisti e manager delle aree marketing, digital, comunicazione e vendite, è volto ad analizzare il ruolo della marketing automation nelle aziende italiane, per comprendere meglio la situazione corrente e delineare le possibili prospettive a livello di applicazione nella gestione della customer experience.
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Quando si tratta di definire i piani di marketing nei momenti di crisi, la ricerca è molto chiara sul da farsi. Bisogna essere ottimisti, investire nel proprio brand e assistere la crescita della propria azienda. Strategia che Procter & Gamble ha seguito con successo, raddoppiando gli investimenti per spingersi avanti in questi tempi difficili.
È probabile, però, che la realtà per molti marketer sia decisamente diversa. Durante la recessione, i team di marketing si trovano spesso senza fondi, dal momento che i costi variabili devono essere ridotti. È possibile che non sia l’approccio giusto, ma per molte aziende non c’è alternativa. Sono costrette a sopravvivere al meglio con poche risorse.
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Sarà capitato a tutti, in particolare in questo momento, di sentire parlare di “e-commerce di prossimità“, conosciuto anche con il termine inglese di “proximity commerce”. Ma perché questo fenomeno sta emergendo in particolar modo ora e soprattutto, quali vantaggi offre ai retailer che prediligono questo canale di vendita digitale?
In un momento storico come questo, nel quale si cerca di acquistare locale e dai piccoli produttori sotto casa (secondo i dati dell’osservatorio di Netcomm il commercio online locale, e nel dettaglio il Click&Collect, in questo periodo è cresciuto del +349%), sono sempre di più i negozi che decidono di aprire un e-store online, un po’ per incrementare le vendite e un po’ per offrire alla propria clientela un servizio in più, come ad esempio la consegna a domicilio o la possibilità di acquistare in digitale ma di ritirare poi il prodotto nel negozio fisico.
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Questo periodo di lockdown e di social distancing, per molti esperti, è stato un vero e proprio acceleratore della digitalizzazione del nostro Paese. Molti piccoli imprenditori e realtà locali hanno dovuto spostare online il proprio business, potenziare i canali di vendita digitali preesistenti o ancora, trasformare i propri social in vetrine e nuove opportunità di vendita.
Wiko, brand franco-cinese di smartphone, da sempre attento ai trend legati al digitale, ha indagato il boom del fenomeno e-commerce attraverso le testimonianze di alcuni piccoli imprenditori italiani come Mami Louise (cake design), Poupine (azienda di moda) e Le Conturbanti (ideatrici di turbanti e accessori) che hanno coltivato a regola d’arte canali social e community incrementando, attraverso diverse strategie, in alcuni casi il business e in altri espandendo la loro clientela.
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3 imprese B2B italiane su 4 con fatturato superiore a 2 milioni di € utilizzano i canali digitali in qualche fase o per qualche scopo del processo di acquisto (era il 65% nel 2015) e il 52% delle aziende B2B (o B2B2C) con più di 20 milioni di euro di fatturato ha un canale eCommerce B2B attivo, in crescita del 10% rispetto alla ricerca condotta a fine 2015. Il 40% delle aziende B2B ha attivato un e-commerce con sito proprio, mentre il 18% vende con marketplace. Il 26% di aziende B2B non ha nessuna attività di digital commerce (era il 37% nel 2015), ma buona parte prevede di iniziare a farlo entro un anno. La principale barriera ad un uso più intenso degli strumenti digitali è rappresentata dagli attuali rapporti con i fornitori tradizionali.
Sono queste le principali evidenze della ricerca di Netcomm, presentata durante Netcomm Focus B2B Live – Digital Commerce, un’occasione per condividere e dibattere di modelli di riferimento, casi di successo e trend nel commercio digitale tra imprese.
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Affrontare la trasformazione digitale e lanciarsi nell’e-commerce è diventato quasi un imperativo categorico per le imprese. Ma come farlo nel modo giusto e nel più breve tempo possibile? Per rispondere a questa esigenza sempre più diffusa, sono scesi in campo alcuni imprenditori digitali che hanno costituito in modo spontaneo l’associazione senza scopo di lucro Imprenditori Digitali Riuniti. L’obiettivo principale è offrire alle aziende una consulenza gratuita, basata sulla condivisione delle precedenti esperienze lavorative degli imprenditori che credono fortemente nella forza del canale di vendita a distanza. L’associazione, nata da un’idea di Luca Gerini (Stroili Gioielli) e Alessandro Samà (Bricobravo), oggi ha già coinvolto nel progetto altre decine di manager di noti brand, dal food all’editoria, tra cui Stroili Gioielli, Bricobravo, Profumeriaweb, Eataly, Boxeur de Rues, Queryo, Feltrinelli/IBS, Bantoa, Clickio, Stiga, Transactionale, Grohe, Green Telecomunicazioni, Aversa Shoes.
Ogni azienda che abbia deciso di scegliere l’e-commerce come soluzione per uscire dalla crisi, tanto improvvisa quanto potente, può compilare il questionario on line e, una volta individuato il professionista più adatto in base al settore merceologico, ha a disposizione 30 minuti di consulenza gratuita (una tantum), per compiere i passi giusti nella creazione di un e-commerce e comunque recuperare il tempo (e i guadagni) persi, nel più breve tempo possibile.
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Stripe, che costruisce infrastrutture per l’economia di Internet, ha condotto una ricerca dettagliata dei 450 siti Web più visitati tra Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna e Svezia, scoprendo errori significativi nelle pagine di pagamento di molti dei portali più frequentati al mondo. In Italia ad esempio circa la metà dei siti analizzati, non controlla in tempo reale il numero di carta di credito (56%), né consente di inserire le cifre tramite tastierino numerico da Smartphone (50%), moltiplicando così la possibilità di errori fortuiti, o di un abbandono della transazione.
A few months ago, everything changed overnight. The COVID-19 pandemic forced companies to find new ways to engage with customers, to market and sell their products and services. I helped a few of them to analyse and re-design their go-to-market. What I’ve seen emerging from their proposed recovery marketing plans made me think about the significant risk companies could face by implementing the centralised and very tactical approaches many have chosen.
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