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Poste Italiane prima in Europa per qualità e trasparenza della comunicazione digitale corporate e finanziaria

Con il punteggio di 95,9 su 100 il sito www.posteitaliane.it è in testa alla classifica Webranking Europe 500 stilata da Lundquist

Poste Italiane è la prima delle 500 principali aziende europee per capitalizzazione nella trasparenza della comunicazione corporate e finanziaria sui canali digitali. Il risultato è il frutto della ricerca “Webranking Europe 500” la classifica stilata da Lundquist, in collaborazione con la società svedese Comprend, che analizza la chiarezza e la correttezza del flusso informativo rivolto a investitori, cittadini e stakeholder.

Il sito posteitaliane.it del Gruppo guidato dall’AD Matteo Del Fante e dal Direttore Generale, Giuseppe Lasco, sul podio della rilevazione Webranking Europe 500 già nel 2024 con il secondo posto, ha ottenuto il punteggio di 95,9 su 100 affermandosi sia nella classifica assoluta sia in quella di settore.

L’aspetto ancora più significativo del percorso di Poste Italiane è la rapida ascesa dell’azienda nella classifica: nel 2016, infatti, Poste italiane era collocata in 246esima posizione, a dimostrazione del valore del lavoro compiuto dall’azienda nella comunicazione digitale nell’arco di un decennio.

La ricerca ha motivato il primato europeo di Poste Italiane spiegando che l’azienda “ha continuato a crescere e ora è in cima alla classifica per la prima volta, raggiungendo il punteggio rilevante di 95,9 su 100 punti. L’azienda si distingue per la solida governance e le informazioni sulle relazioni con gli investitori, nonché per i contenuti chiari e tempestivi relativi alla stampa e al titolo. Il sito web di Poste Italiane riflette un approccio di comunicazione ben integrato, in cui informazioni finanziarie, di sostenibilità e aziendali sono interconnesse”.

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Economia/Imprese

Salario minimo: Europa a confronto dopo la pronuncia della Corte di Giustizia europea

L’analisi dello Studio legale Daverio & Florio ha messo a confronto alcuni principali Paesi
per fotografare la situazione legislativa sui salari minimi.
Tra questi Germania, Belgio, Olanda, Irlanda, Spagna e Francia.

La Corte di Giustizia europea si è recentemente pronunciata sul tema del salario minimo a seguito del ricorso presentato dalla Danimarca, che ne richiedeva l’annullamento. La Corte ha respinto il ricorso, là dove veniva contestata la competenza dell’Unione Europea ad occuparsi di un tema che vede ancora profonde differenze fra i paesi dell’Unione, quanto alla misura media dei salari, stabilendo come la direttiva non imponga per questo aspetto alcuna convergenza, limitandosi ad imporre però la diffusione di misure a tutela dei livelli retributivi più bassi come una misura necessaria per garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose.

In coerenza con queste premesse, il ricorso è stato invece accolto là dove la direttiva imponeva un meccanismo di adeguamento all’inflazione o il divieto di riduzione del salario minimo, nei paesi in cui questo esiste già. Ed infatti la direttiva non impone necessariamente l’introduzione di un salario minimo a quegli Stati membri dell’Unione che siano in grado di dimostrare che il contratto collettivo trova applicazione ad almeno l’80% dei lavoratori di ogni categoria” afferma il Prof. Avv. Vincenzo Ferrante, dello Studio Legale Daverio&Florio, esperto di diritto del lavoro e docente universitario.

Attualmente in Italia non esiste una retribuzione minima garantita e l’unico strumento resta quello della negoziazione dei contratti collettivi.

La conferma della sussistenza di una base normativa alla direttiva fa tramontare l’idea che questa potesse essere spazzata via dalla Corte con una pronunzia di accoglimento integrale di un ricorso (che aveva visto anche la Svezia intervenire in giudizio a sostegno delle richieste del paese confinante). In questo modo, i tanti paesi dell’Unione, che hanno atteso che l’iter processuale giungesse ad esito per riformare il quadro normativo interno, dovranno ora porsi la questione di come correttamente trasporre una direttiva.

L’Italia a riguardo ha sempre dichiarato di non aver bisogno di un salario minimo perché il contratto collettivo sottoscritto dalle maggiori organizzazioni sindacali resta ampiamente diffuso. E questo è certamente vero, ove si limiti il dato ai flussi mensili che riceve l’INPS in sede di versamento spontaneo dei contributi dalle imprese (anche se l’analisi dei dati che si ricavano dalle ispezioni potrebbe far sorgere più di un dubbio sull’effettivo generalizzato rispetto della norme di legge e di contratto collettivo da parte di tutte le aziende italiane)” continua il Professor Ferrante.

Ma come funziona nei principali Paesi europei? Secondo l’analisi dello Studio Legale Daverio&Florio, specializzato nel Diritto del Lavoro e nel Diritto della Previdenza Sociale, che in Italia rappresenta il network internazionale Innangard, il salario minimo è presente in quasi tutti i Paesi europei, ad eccezione dell’Italia, della Danimarca, dell’Austria, della Finlandia e della Svezia, ma con valori e applicazioni molto differenti.

Considerando esclusivamente i Paesi analizzati, in Francia e in Spagna esiste già da tempo, rispettivamente dal 1950 e dal 1963, mentre i valori più alti si registrano in Lussemburgo (€2.704 / mese) e in Germania (€2.161 / mese). La Spagna, l’Olanda, il Belgio e l’Irlanda in questi anni hanno aumentato gli importi.  Svezia e Danimarca, così come l’Italia, seguono modelli basati sulla negoziazione dei contratti collettivi e dei livelli salariali da parte dei sindacati.

Entrando nell’analisi, in Germania, il salario minimo è stato introdotto nel 2015 e negli anni ha visto un incremento costante arrivando a un totale di €2.161 lordi mensili. Si applica a tutti i dipendenti, con alcune eccezioni.

In Belgio, sin dal 1975 esiste il reddito minimo mensile medio garantito (GAMMI), che in seguito all’ultima indicizzazione di quest’anno ammonta effettivamente a €2.112 lordi. È rivolto ai dipendenti con un contratto di lavoro dai 18 anni in su e che lavorano a tempo pieno.

L’Olanda è uno dei Paesi “storici”, con il salario minimo che esiste da ben il 1969. Attualmente il salario minimo mensile ammonta a €2.246 lordi registrando in due anni un aumento del 16%. Il salario minimo si applica solo nel caso in cui un dipendente sia assunto con un contratto di lavoro ed è progressivo: dai 15 ai 21 anni aumenta in base all’età, diventando successivamente fisso. Dal 2024, inoltre, l’Olanda ha introdotto un salario minimo orario, al fine di renderlo ancora più equo.

In Irlanda il salario minimo nazionale è stabilito dal National Minimum Wage Act 2000 (€2.282/mese lordi), ma verrà sostituito con il salario di sussistenza a partire dal 2026. Per determinare la cifra, il governo irlandese sta adottando un approccio a soglia fissa del 60% del salario mediano, che si stima comporterà un aumento del reddito da €11,30 a €13,10 lordi all’ora. Attualmente hanno diritto al salario minimo i lavoratori a tempo pieno, a tempo parziale, temporanei, occasionali e stagionali di età superiore ai 20 anni. Ai dipendenti di età inferiore ai 20 anni si applicano aliquote salariali minime diverse.

Il primo salario minimo in Spagna (SMI) risale al 1963. L’importo attuale è di €1.381 al mese lordi ed è determinato su base mensile o giornaliera, ma con valori inferiori per i lavoratori temporanei, stagionali e domestici.

Concludiamo infine con la Francia è senza dubbio uno dei primi Paesi ad aver introdotto il minimo salariale (attivo dal 1950), valido a tutti i dipendenti che hanno almeno 18 anni, indipendentemente dal contenuto e dalla forma del contratto di lavoro e della retribuzione. Il “salario minimo di crescita interprofessionale” (SMIC) è pari a €1.802 lordi mensili (per 35 ore), e si rivaluta in base all’aumento dei prezzi e all’aumento del salario medio.

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Economia/Imprese

“Futuro del lavoro”: la sfida del territorio bresciano

Il convegno “IL FUTURO DEL LAVORO” nel contesto della manifestazione
“DOMANI LAVORO” a Brixia Expo. Lo scenario è sempre più complesso tra mancanza
di candidati, deficit di competenze e mismatch di genere.
Entro cinque anni servono 560mila sostituzioni in Lombardia
e a Brescia la disoccupazione femminile è al di sopra dei livelli nazionali.
La prospettiva del territorio bresciano tra progetti, sinergie e nuovi approcci

Sinergie territoriali, progetti mirati, nuovi approcci alla formazione e valorizzazione del potenziale. Sono alcune delle linee guida per affrontare la complessità dello scenario occupazionale emerse durante il convegno “IL FUTURO DEL LAVORO” nel contesto della manifestazione “DOMANI LAVORO” a Brixia Expo.

L’evento è stato promosso da AxL – Agenzia per il Lavoro, realtà di riferimento nel panorama nazionale nei servizi e nelle soluzioni HR per imprese e persone in cerca di lavoro. L’appuntamento ha visto la partecipazione di Barbara Lodi Rizzini – Responsabile dei Centri per l’Impiego della Provincia di Brescia; Davide Piras – imprenditore e membro del Direttivo, nonché responsabile del Dipartimento Giovani, di Assocamuna; Serena Schiavo – imprenditrice e Presidente del CIF – Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Brescia e Luca Rota – Direttore commerciale di AxL – Agenzia per il Lavoro.

Dal convegno è emerso che il “presente” occupazionale sembra vivere uno dei suoi momenti migliori con un bassissimo tasso di disoccupazione a livello nazionale (6,1% a settembre 2025) e con la Provincia di Brescia tra le aree con la percentuale più bassa, sotto il 3%.

Eppure c’è un dato che distingue ulteriormente la provincia di Brescia da altre aree: il divario tra il tasso di disoccupazione femminile e quello maschile. A livello nazionale il gap è del 1,4%, ma in questo territorio si raggiunge il 2,2%.

“Sicuramente questo divario rappresenta una oggettiva criticità – ha sottolineato Barbara Lodi Rizzini, responsabile dei Centri per l’Impiego della Provincia di Brescia – ed è un tema che la Provincia affronta con grande sensibilità. Per questo abbiamo diversi progetti in campo per supportare e valorizzare l’occupazione femminile nella consapevolezza che occorre osservare il problema partendo dai bisogni concreti che le donne e le famiglie hanno tutti i giorni per coniugare vita e lavoro. Tutto questo in collaborazione con i vari interlocutori presenti sul territorio provinciale, che come noi parlano e si occupano di lavoro.”

In generale, le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rassicuranti. Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profonda trasformazione: oggi, è vero, l’occupazione è alta, ma per le aziende è sempre più complesso trovare e trattenere le persone giuste. Nei prossimi cinque anni, solo in Lombardia, si stima la necessità di oltre 560.000 sostituzioni e circa 755.000 nuovi ingressi. A questo si aggiunge il cosiddetto “inverno demografico”: si prevede che nel 2050 per ogni 3 over 65 ci sarà solo 1 giovane (fonte Istat).

In questo contesto, una sfida nella sfida riguarda il tema della retention: “Nel settore dell’edilizia – ha spiegato Davide Piras, imprenditore e membro di Assocamuna – recuperare nuove risorse e attrarre personale è estremamente complicato. Per questo ho sviluppato microprogetti che coinvolgono il mio team per formarlo verso nuove competenze nell’ambito del nostro lavoro. In questo modo siamo riusciti a valorizzare il potenziale interno all’azienda e cogliere nuove opportunità di mercato grazie ai nuovi servizi nati dalla formazione. Il tema della formazione è, inoltre, al centro delle politiche di relazione con il territorio della nostra Associazione”.

Secondo Unioncamere la difficoltà di reperimento di personale a livello nazionale per il mese di Ottobre è stata del 47%, un dato che negli ultimi anni è rimasto costante, con degli scostamenti minimi di mese in mese, e che ben rappresenta le difficoltà attuali dell’intero Paese. In particolare, per le professioni relative all’area “Progettazione e ricerca e sviluppo” la difficoltà di reperimento stimata sale al 60,4%. Nella provincia di Brescia per quest’area la difficoltà di reperimento è addirittura del 70,1%.

Molto possono fare le imprese e le associazioni di categoria creando progetti dedicati e premiando il merito: “All’interno del nostro Comitato – ha raccontato Serena Schiavo, imprenditrice e presidente del Comitato per l’Imprenditoria Femminile di Brescia – abbiamo messo a punto dei premi dedicati alle tesi di laurea in materie STEM delle studentesse del nostro territorio che si distinguono per temi e contenuti ad alto valore scientifico e tecnologico. Ambiti che in passato sono stati troppo spesso esclusivo appannaggio dell’universo maschile”.

In estrema sintesi le sfide sono molteplici e lo scenario futuro è certamente complesso tra mancanza di candidati, deficit di competenze e mismatch di genere, ma non mancano le opportunità e la progettualità anche grazie all’importante ruolo che le agenzie per il lavoro possono sviluppare come hub territoriale nell’ambito delle risorse umane: “La nostra agenzia – ha precisato Luca Rota, Direttore Commerciale di AxL Agenzia per il Lavoro – ha proprio l’ambizione di essere un punto di riferimento nel territorio per creare sistema, sviluppare le relazioni tra istituzioni, imprese e candidati nella consapevolezza che possiamo svolgere un ruolo autorevole grazie alle competenze mirate, servizi specifici e, ovviamente, l’esperienza che maturiamo ogni giorno sul campo”.

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Economia/Imprese

Posto fisso? Non più! Ecco i 5 aspetti che cercano i giovani di oggi nel mondo del lavoro

Nel 2025 il “posto fisso” non è più il sogno unico dei giovani: le nuove generazioni scelgono il lavoro che rispecchia i propri valori, il benessere e la voglia di inclusione. Lo rivela lo studio raccolto nel libro “Il lavoro da offrire, la proposta da accettare. Scelte consapevoli nell’era del welfare” (FrancoAngeli), firmato da Luca Furfaro, consulente del lavoro, insieme a Valentina Marini e Filippo Poletti.

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Economia/Imprese

Il sogno delle Smart City: stanziati 10 miliardi, ma mancano le competenze ed il Sud resta indietro

Se n’è discusso in un convegno al Politecnico di Bari promosso dall’Osservatorio sull’Innovazione del Mezzogiorno con Fondimpresa e l’Università pugliese.
Viviamo in un’epoca in cui le città sono ecosistemi intelligenti, dove tecnologia e innovazione devono migliorare la qualità della vita, ridurre le disuguaglianze e generare impatto sociale positivo. L’Italia non parte da zero, visto che grazie al PNRR, oltre 10 miliardi di euro sono stati destinati alle smart city e quasi la metà dei comuni ha già avviato progetti. Ma i ritardi restano, soprattutto nel Sud.

 

“Nel 2024 – spiega Andrea Troisi, direttore dell’Osservatorio sull’Innovazione del Mezzogiorno – il mercato italiano delle smart city ha superato 1 miliardo di euro, in crescita del 5%, ma resta sotto la media europea. Oltre il 40% delle risorse territoriali del PNRR è destinato al Mezzogiorno. La sfida principale è la governance: ogni progetto deve rispettare privacy, sicurezza, sostenibilità ed efficienza, in un’ottica di multicompliance. Ad oggi, però, solo il 16% dei comuni ha attivato partnership pubblico-private, nonostante il loro potenziale nel rafforzare i progetti”.

Il capitale umano è dunque la vera infrastruttura delle smart city. Il 47% dei comuni segnala la carenza di competenze come principale ostacolo, più ancora della mancanza di fondi.

“Solo il 46% degli italiani possiede competenze digitali di base – aggiunge Livio Tenerelli, presidente dell’Osservatorio – e nel Sud la percentuale scende ulteriormente. Per questo è cruciale investire in formazione, sia dei giovani laureati in discipline ICT sia del personale pubblico, per evitare che i finanziamenti si trasformino in occasioni sprecate. L’Osservatorio nasce proprio con l’obiettivo di osservare e monitorare la spesa pubblica nei settori dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale, due ambiti che possono decollare solo se supportati da un’adeguata preparazione”.

In Italia, tuttavia, l’impatto dell’innovazione resta complesso. I recenti dati OCSE mostrano un miglioramento sul fronte della formazione continua dei dipendenti, ma siamo ancora indietro rispetto alla media europea.

“Come Fondimpresa – ricorda Mario Moioli, responsabile delle Relazioni esterne del principale Fondo interprofessionale italiano – negli ultimi anni abbiamo svolto un intenso lavoro su questo fronte. Il nostro nuovo impegno, in linea con la visione delle smart city, è continuare a finanziare la formazione continua per rafforzare le competenze dei dipendenti delle imprese private coinvolte in questo processo, perché l’innovazione di una città passa prima di tutto da una collaborazione e da una reale integrazione tra privati e Pubblica Amministrazione“.

C’è insomma ancora molto da fare, soprattutto al Sud, dove i servizi pubblici sono digitalizzati solo al 40% e dove la connettività domestica è più bassa di 7 punti percentuali rispetto alla media nazionale.

“Ma i fondi PNRR destinati al Meridione – chiosano Troisi e Tenerelli – rappresentano un’occasione irripetibile per colmare il gap, soprattutto se calibrati sulle peculiarità locali: turismo, agricoltura, energie rinnovabili e valorizzazione culturale. L’innovazione deve diventare smart land, un modello che unisce città e aree interne. In altre parole, se il Mezzogiorno vuole diventare protagonista, serve una strategia che coniughi governance evoluta, competenze diffuse e risorse ben gestite. La smart city non è fatta solo di sensori e algoritmi, ma di visione e coraggio. Innovare significa mettere al centro le persone e i territori, costruendo città più vivibili, attrattive e inclusive”.

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Economia/ImpreseEventi biz

Parco San Marco: l’eccellenza per eventi business tra il Lago di Lugano e il Lago di Como

Il Lago di Lugano non è soltanto una distesa d’acqua placida e scenografica, ma una fucina di ispirazione dove il business prende forma con slancio naturale. Ed è qui – in questo angolo di mondo sospeso tra grazia e concretezza – che sorge Parco San Marco. Una location che non si limita ad accogliere eventi: li modella, li innalza, li rende memorabili. La sua forza? Anche nella posizione: affacciato sul Lago di Lugano, ma con lo sguardo rivolto a pochi minuti dal Lago di Como, si trova esattamente dove le idee iniziano a muoversi con libertà.

Non sorprende che realtà di primo piano lo prediligano: Parco San Marco è uno spazio di dialogo tra efficienza e meraviglia, un contesto in cui la bellezza non è un orpello, ma un alleato strategico. La vicinanza simultanea a due dei più iconici specchi d’acqua d’Europa – Lugano e Como – non è solo una curiosità geografica, ma un vantaggio competitivo che rende ogni spostamento agevole, ogni scelta logistica più semplice, ogni evento più accessibile e attraente.

Parco San Marco è dunque una location business che ha fatto della sua duplice anima lacustre una risorsa inestimabile. Non offre solo stanze e attrezzature: offre un orizzonte. Ed è in quel doppio riflesso d’acqua che il pensiero prende forma.

Dove eleganza e funzionalità si incontrano, tra due laghi

Entrare al Parco San Marco Hotels & Beach Resort significa varcare la soglia di un mondo dove la concretezza del lavoro incontra il respiro dell’estetica. Le sale, ampie e curate, sono progettate per adattarsi con stile a ogni esigenza operativa, senza mai rinunciare a quel senso di armonia visiva che solo certi luoghi sanno offrire.

Le grandi vetrate che si affacciano sul lago – e che, idealmente, abbracciano anche la vicinanza suggestiva del Lago di Como – non sono semplici aperture sul paesaggio: sono strumenti di benessere e concentrazione. In questo connubio di luce, aria e silenzio, la mente si libera, la creatività si fa audace, le relazioni fioriscono.

E a rendere tutto questo ancora più prezioso, un team di professionisti che si muove con garbo e competenza, pronto a sostenere ogni esigenza organizzativa. Qui, l’eccellenza non è ostentata: è sottile, discreta, profondamente rassicurante.

Tecnologia, sapori, connessioni: al centro di due mondi

Nel cuore di questo luogo si intrecciano le esigenze più attuali: tecnologia di ultima generazione, spazi perfettamente attrezzati per eventi fisici e ibridi, connettività fluida anche per interlocutori internazionali. Parco San Marco è la risposta concreta a un mondo del lavoro che richiede immediatezza, affidabilità e presenza scenica.

Ma c’è di più. Il valore dell’accoglienza passa anche per la tavola: il servizio di ristorazione è pensato per essere non solo un momento di pausa, ma un raffinato trait d’union tra professionisti. Le proposte culinarie, ispirate al territorio – che, non dimentichiamolo, è un crocevia culturale tra Svizzera e Lombardia – accompagnano l’esperienza con gusto e identità.

È anche questo equilibrio tra due universi – il rigore nordico del Lago di Lugano e la sensualità mediterranea del Lago di Como – che conferisce al luogo una personalità unica. Un’identità duplice che arricchisce ogni evento, rendendolo sofisticato e inclusivo al tempo stesso.

Flessibilità intelligente, ospitalità sartoriale

Ogni evento è un’entità viva, con dinamiche e necessità proprie. Parco San Marco Hotels & Beach Resort risponde con un approccio sartoriale, capace di plasmarsi intorno a ogni richiesta, con naturalezza. Nessuno spazio è rigido, nessuna formula è imposta: l’organizzazione si fa fluida, discreta, in ascolto.

Lo staff agisce con una gentilezza operativa che mette chiunque a proprio agio: nessuna invadenza, solo soluzioni. E se la giornata diventa intensa, basta volgere lo sguardo verso il lago per ritrovare lucidità. Oppure – per i più fortunati – concedersi una passeggiata nei dintorni e, in un attimo, raggiungere anche il Lago di Como, per respirare un’altra sfumatura d’incanto.

La posizione è, in questo senso, un’arma silenziosa ma potente: al centro di un territorio dinamico, tra due poli attrattivi e complementari, Parco San Marco rappresenta più di una location per eventi business tra Como e Lugano, ma una base privilegiata per estendere la propria rete, la propria visione, il proprio business.

Parco San Marco: dove l’equilibrio diventa eccellenza

Essere riconosciuti come punto di riferimento per eventi business in un’area così ricca e competitiva non è frutto del caso. È il risultato di una visione precisa: trasformare una location in un’esperienza totalizzante, dove paesaggio, tecnologia, servizio e gusto si fondono in un’armonia tangibile.

Il Lago di Lugano con la sua quiete riflessiva, il Lago di Como con il suo magnetismo internazionale: Parco San Marco si colloca esattamente nel mezzo, tra ispirazione e concretezza, bellezza e accessibilità. È questo il suo tratto distintivo, la sua firma inconfondibile.

Affidarsi a una struttura che coniuga versatilità, raffinatezza e una posizione che guarda a due laghi – e quindi a due mondi – significa giocare una carta vincente. Parco San Marco è quel luogo raro dove il business si fa con stile, e ogni evento si trasforma in un’opportunità, in un ricordo, in una promessa mantenuta.

 

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BusinessEconomia/Imprese

Progettare spazi come si progetta un’idea: il design thinking cambia volto all’ufficio (con il supporto giusto)

Non è più tempo di progettare spazi come se fossero solo contenitori di scrivanie e persone. Oggi l’ufficio è qualcosa di più: un’estensione dell’identità aziendale, uno strumento per generare cultura, benessere e produttività. E per costruirlo, servono nuovi sguardi.

Uno di questi arriva dal mondo del design thinking, un approccio nato nel product design e ormai sempre più adottato nella progettazione degli ambienti lavorativi. Perché funziona? Perché parte dalle persone. Osserva, ascolta, coinvolge. E costruisce soluzioni dinamiche, capaci di adattarsi nel tempo.

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Economia/Imprese

Come ‘scalare’ un’azienda? Tutto parte dal controllo di gestione

Il controllo di gestione rappresenta uno strumento strategico, grazie al quale è possibile monitorare le performance aziendali, identificare aree di miglioramento e pianificare azioni correttive. Attraverso l’analisi dei dati economico-finanziari, nello specifico, è possibile ottenere una visione chiara e dettagliata dell’andamento dell’impresa, facilitando così il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Implementare un sistema di controllo di gestione efficace richiede competenze, approccio e metodo. Per le aziende che non dispongono di risorse interne adeguate, può essere utile affidarsi a partner esterni specializzati.

Questi professionisti offrono supporto in tutte le fasi più delicate di pianificazione controllo di gestione, come elaborazione di budget, definizione di indicatori di performance, analisi degli scostamenti e molto altro ancora.

Vediamo più nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere.

L’ABC: cos’è il controllo di gestione e a cosa serve davvero?

Il controllo di gestione è un insieme di processi e strumenti che permettono di pianificare, monitorare e analizzare le attività aziendali. Attraverso la raccolta e l’elaborazione di dati, consente di confrontare i risultati ottenuti con quelli attesi, identificando eventuali scostamenti e le relative cause.

Questo sistema supporta la direzione aziendale nel prendere decisioni basate su informazioni accurate e tempestive. Ad esempio, l’analisi dei costi e dei ricavi per centro di responsabilità permette di individuare le aree più redditizie e quelle che necessitano di interventi correttivi.

Inoltre il controllo di gestione favorisce la trasparenza e la responsabilizzazione all’interno dell’organizzazione. Ogni funzione aziendale, infatti, è chiamata a contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni, in modo che siano monitorate con costanza le proprie performance e, quindi, adottate le misure necessarie per migliorare.

In quali aziende, imprese o organizzazioni è necessario?

Il controllo di gestione è fondamentale per le aziende di ogni dimensione e settore. Nelle piccole e medie imprese, spesso caratterizzate da una struttura organizzativa snella, consente di mantenere sotto controllo le risorse disponibili e di ottimizzare i processi operativi.

Nelle grandi aziende, dove la complessità organizzativa è maggiore, il controllo di gestione assume un ruolo ancora più strategico. Permette di coordinare le diverse unità operative, garantendo coerenza tra le decisioni prese a livello centrale e le attività svolte a livello periferico.

Anche le organizzazioni non profit e le pubbliche amministrazioni possono trarre beneficio dall’adozione di sistemi di controllo di gestione. In questi casi, l’obiettivo principale è garantire l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e la trasparenza nei confronti degli stakeholder.

Vantaggi reali nel breve e nel lungo termine

Nel breve termine, il controllo di gestione consente di individuare tempestivamente eventuali inefficienze o criticità, permettendo a chi prende decisioni di adottare misure correttive rapide. Un esempio: l’analisi degli scostamenti tra budget e consuntivo può evidenziare costi non previsti o ricavi inferiori alle attese, suggerendo interventi mirati.

Nel lungo termine, invece, contribuisce a costruire una cultura aziendale orientata al miglioramento continuo e alla creazione di valore. La disponibilità di informazioni accurate e tempestive, infatti, facilita la pianificazione strategica, nonché l’adattamento ai cambiamenti del mercato.

Il controllo di gestione, in conclusione rappresenta un alleato fondamentale per la crescita sostenibile di un’azienda: implementarlo richiede un certo sforzo, in termini di impegno e competenze, ma i benefici che promette, in termini di efficienza, competitività e capacità decisionale ne giustificano ampiamente l’investimento.

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Economia/ImpreseVarie

Consulenza fiscale e tributaria: la bussola strategica per navigare la complessità normativa italiana

Nel panorama economico attuale, caratterizzato da una legislazione fiscale in continua evoluzione e da adempimenti tributari sempre più complessi, le imprese italiane si trovano ad affrontare sfide normative che richiedono competenze specialistiche. In questo contesto, la consulenza fiscale e tributaria emerge non solo come un servizio necessario per la compliance, ma come un asset strategico per ottimizzare le risorse aziendali e prevenire potenziali rischi, affermano gli specialisti di ApreRoma.

Il sistema fiscale italiano è notoriamente uno dei più articolati in Europa, con un quadro normativo caratterizzato da frequenti modifiche e interpretazioni che possono risultare ambigue anche per gli addetti ai lavori. Questa complessità si traduce in rischi concreti per le aziende: sanzioni per inadempimenti, inefficienze dovute a scelte fiscali non ottimali e, nei casi più gravi, contenziosi con l’amministrazione finanziaria.

Le PMI sono particolarmente vulnerabili a questa complessità, poiché spesso non dispongono di risorse interne sufficienti per gestire autonomamente tutti gli aspetti fiscali della loro attività. In questo scenario, affidarsi a una consulenza fiscale e tributaria qualificata non rappresenta un costo, ma un investimento capace di generare significativi risparmi e opportunità.

Il ruolo strategico del consulente fiscale moderno

Se in passato il consulente fiscale veniva coinvolto principalmente per la dichiarazione dei redditi e gli adempimenti periodici, oggi il suo ruolo si è evoluto verso una funzione molto più strategica. Il moderno consulente fiscale è un partner che accompagna l’impresa nelle diverse fasi del suo sviluppo, supportandola nelle decisioni chiave che hanno implicazioni tributarie.

Questa evoluzione risponde a un cambiamento di prospettiva: la fiscalità non è più vista esclusivamente come un obbligo da adempiere, ma come una variabile da ottimizzare all’interno della strategia aziendale complessiva. In quest’ottica, la pianificazione fiscale diventa parte integrante della pianificazione finanziaria dell’impresa.

Il consulente preparato e moderno si distingue non solo per la conoscenza approfondita della normativa, ma anche per la capacità di analizzare il business del cliente, individuando le soluzioni fiscali più adeguate alle sue specifiche esigenze e caratteristiche. Questa personalizzazione del servizio è fondamentale per massimizzare i benefici della consulenza.

Aree di intervento della consulenza fiscale e tributaria

La consulenza fiscale e tributaria contemporanea abbraccia diverse aree di intervento, ciascuna delle quali può avere un impatto significativo sulle performance aziendali:

  • Pianificazione fiscale ordinaria: ottimizzazione degli adempimenti periodici (IVA, imposte sui redditi, IRAP) e analisi delle opzioni fiscali più vantaggiose nell’ambito dell’ordinaria amministrazione.
  • Pianificazione fiscale straordinaria: consulenza nelle operazioni non ricorrenti come fusioni, acquisizioni, scissioni, variazioni societarie o passaggi generazionali, dove le implicazioni fiscali possono essere determinanti per il successo dell’operazione.
  • Gestione delle crisi aziendali e ristrutturazione del debito: Una consulenza fiscale specializzata è fondamentale nelle situazioni di tensione finanziaria, dove una corretta gestione degli aspetti tributari può fare la differenza tra il risanamento e l’insolvenza.
  • Contenzioso tributario: assistenza nei rapporti con l’amministrazione finanziaria, dalla gestione degli accertamenti alla rappresentanza in sede di contenzioso, fino alla valutazione di strumenti deflativi come l’accertamento con adesione o la conciliazione giudiziale.
  • Fiscalità internazionale: consulenza sulle implicazioni fiscali delle operazioni transfrontaliere, dalla gestione delle stabili organizzazioni alla determinazione dei prezzi di trasferimento, fino alla pianificazione delle strutture societarie internazionali.
  • Agevolazioni fiscali e incentivi: individuazione e gestione delle opportunità di risparmio fiscale offerte dalla normativa, come crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, Patent Box, incentivi per investimenti in beni strumentali o agevolazioni per start-up innovative.

La capacità di operare efficacemente su questi diversi fronti richiede non solo competenze tecniche, ma anche una visione d’insieme del business del cliente e una costante attenzione all’evoluzione normativa.

L’approccio integrato alla consulenza fiscale

Un elemento distintivo delle migliori pratiche in ambito di consulenza fiscale è l’adozione di un approccio integrato, che consideri gli aspetti tributari come parte di un sistema più ampio di gestione aziendale. Questo tipo di approccio consente di valutare le implicazioni fiscali delle decisioni aziendali in un’ottica più ampia, considerando l’impatto sulla struttura finanziaria, sui processi operativi e sulla sostenibilità del business nel lungo periodo. 

I benefici di una visione integrata sono particolarmente evidenti nelle fasi di trasformazione aziendale, quando le scelte fiscali possono influenzare significativamente i risultati complessivi dei progetti di cambiamento.

Le società di consulenza che riescono a combinare competenze fiscali con una solida comprensione delle dinamiche di business possono offrire un valore aggiunto sostanziale, guidando le imprese verso soluzioni che ottimizzano non solo la variabile fiscale, ma la performance aziendale nel suo complesso.

Tecnologia e consulenza fiscale: una sinergia vincente

L’innovazione tecnologica sta trasformando profondamente il settore della consulenza fiscale, offrendo strumenti che rendono più efficiente l’elaborazione dei dati e più accurata l’analisi delle informazioni. Software di tax compliance, piattaforme di fatturazione elettronica e strumenti di business intelligence consentono oggi ai consulenti di dedicare meno tempo agli aspetti operativi e più energia all’attività consulenziale ad alto valore aggiunto.

I sistemi di intelligenza artificiale e machine learning iniziano inoltre a essere applicati all’analisi predittiva in ambito fiscale, permettendo di anticipare potenziali rischi o opportunità. Questa evoluzione tecnologica non sostituisce il consulente umano, ma ne potenzia le capacità, consentendogli di offrire un servizio di maggior valore ai propri clienti.

Le aziende che scelgono consulenti fiscali al passo con l’innovazione tecnologica possono beneficiare di un servizio più tempestivo, accurato e strategico, riducendo al contempo i costi amministrativi interni.

Come scegliere il consulente fiscale e tributario adeguato

La scelta del consulente fiscale è una decisione strategica che può influenzare significativamente la performance aziendale. Tra i criteri di selezione più rilevanti figurano:

  • La specializzazione nei settori di interesse per l’azienda
  • L’aggiornamento continuo sulla normativa e sulle interpretazioni ufficiali
  • L’approccio proattivo, orientato non solo alla risoluzione di problemi ma anche all’individuazione di opportunità
  • La disponibilità di un team multidisciplinare, che integri competenze fiscali, legali e finanziarie
  • La capacità di comunicare in modo chiaro e trasparente anche concetti tecnici complessi

È fondamentale che il rapporto tra azienda e consulente fiscale sia basato su una comunicazione aperta e continua, che permetta al professionista di comprendere a fondo le caratteristiche e le esigenze dell’impresa. Solo così sarà possibile sviluppare una strategia fiscale realmente personalizzata ed efficace.

In un contesto economico e normativo sempre più complesso, la consulenza fiscale e tributaria rappresenta una risorsa cruciale per la competitività delle imprese italiane. Scegliere un consulente qualificato, aggiornato e dotato di un approccio strategico consente non solo di garantire la conformità agli obblighi di legge, ma anche di ottimizzare il carico fiscale in modo legittimo e di liberare risorse per lo sviluppo aziendale.

Le prospettive future indicano un’ulteriore evoluzione del settore verso modelli di consulenza sempre più integrati, dove l’aspetto fiscale si coordina con la pianificazione finanziaria, le strategie di crescita e i processi di trasformazione aziendale. Le imprese che sapranno costruire partnership solide con consulenti fiscali di qualità saranno meglio equipaggiate per navigare le complessità normative e trasformarle in opportunità di creazione di valore.

Investire in una consulenza fiscale e tributaria di alto livello non è quindi solo una necessità per evitare rischi, ma una scelta strategica per costruire un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo.

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Economia/Imprese

ASSONIDI premia ACAMAR FILMS e BING per l’impegno dimostrato nella promozione di una cultura della prima infanzia attenta al benessere di bambini e famiglie

Mercoledì 14 maggio, nel prestigioso contesto di palazzo Bovara, nel cuore di Milano, Assonidi ha consegnato un riconoscimento speciale ad Acamar Films, compagnia di produzione responsabile della creazione di Bing, la serie animata per bambini in età prescolare tra le più viste in tutto il mondo, con circa 9 miliardi di visualizzazioni complessive su YouTube e 1 milione di ore di riproduzioni ogni giorno. In Italia la serie è seguitissima su Rai Yoyo e su tutte le principali piattaforme di distribuzione di contenuti multimediali.

Il premio è stato consegnato da Paolo Uniti, Direttore Assonidi, e Federica Ortalli, Presidente Assonidi, a Valentina De Felice (Head of Communications Acamar Films).

L’occasione è stata quella delle celebrazioni per il ventesimo anniversario di Assonidi, con cui Acamar Films condivide un importante progetto per la promozione di buone pratiche per la crescita sana dei bambini 0-6 anni. Stiamo parlando della campagna Le Buone Abitudini, che vede anche il fondamentale contributo dei pediatri di Società Italiana di Pediatria, dei dentisti di Arkè – Un Dentista per Amico e di Nati Per leggere e che, tramite iniziative di sensibilizzazione, attività editoriali ed eventi pubblici, si rivolge a decine di migliaia di famiglie italiane trattando temi come il sonno, l’alimentazione, l’igiene orale, il gioco all’aria aperta e la gestione delle emozioni. Grazie al progetto Le Buone Abitudini oltre 400 asili e 11 mila pediatrihanno ricevuto materiali ludico-educativi, in formato digitale, per sostenere le famiglie nella crescita dei propri figli.

È un vero privilegio collaborare con gli autorevoli sostenitori del progetto LE BUONE ABITUDINI e siamo anche grati per il supporto del nostro partner Rai Yoyo. E’ un onore lavorare al fianco di alcun i tra i più preparati specialisti d’Italia e ricevere questo riconoscimento da Assonidi” afferma Mikael Shields, CEO di Acamar Films. “Il grande successo di questo progetto conferma quanto le famiglie italiane siano attente allo sviluppo e al benessere dei loro figli. Continueremo a impegnarci per produrre episodi di Bing che rispecchino davvero i bisogni reali del nostro giovane e meraviglioso pubblico. I bambini sono il 20% del nostro presente, ma il 100% del nostro futuro.”

Una partnership, quella tra Acamar Films, Assonidi, Arkè e Società Italiana di Pediatria, inedita in Italia e destinata a estendersi con il coinvolgimento di altre organizzazioni di esperti della prima infanzia.

Bing, property gestita in Italia dall’agenzia Maurizio Distefano Licensing, si conferma, dunque, come il perfetto ambasciatore per promuovere buone abitudini e accompagnare le famiglie con bambini piccoli in un percorso volto al benessere fisico, psichico e relazionale. “Bing rappresenta valori autentici, per questo intorno al suo personaggio si è potuto costruire un progetto così autorevole che è diventato un punto di riferimento sui temi della prima infanzia” commenta Maurizio Distefano.

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