close

Economia/Imprese

Servizi e approfondimenti sul mondo dell’economia

Economia/Imprese

AGRICOLTURA: 7 AZIENDE SU 10 COLPITE DA EVENTI NATURALI NEGLI ULTIMI TRE ANNI

Cresce la consapevolezza del rischio.
Da grandine, tempeste e caldo estremo i danni più ingenti.
Negli ultimi tre anni, tra il 2023 e il 2025, quasi 7 aziende agricole su dieci (67,6%) hanno subito almeno un danno causato da eventi naturali.
A fronte di un livello di consapevolezza in crescita, c’è ancora una quota non trascurabile di imprese che considera con meno evidenza l’esposizione ai rischi climatici.
(altro…)

Leggi Tutto
Economia/ImpresePeople

I giovani scartano i ruoli manageriali, e non è mancanza di ambizione: dietro ci sono sovraccarico cognitivo e contesti aziendali illeggibili

Quando i team non si capiscono, cresce il carico di doversi interpretare a vicenda.
Mindiversity ha individuato le 5 coordinate per leggere il funzionamento di ciascuno e progettare un lavoro sostenibile.

Si parla sempre più spesso di grandi dimissioni e disimpegno silenzioso: la scelta di restare in azienda impiegando il minimo delle energie e facendosi coinvolgere sempre meno.
A portare alla luce per prima l’importanza di un equilibrio tra vita e lavoro, che va oltre le promozioni e i ruoli manageriali, è stata la Generazione Z, risvegliando anche la fascia più giovane dei Millennial.

Secondo lo studio condotto da Deloitte: “The Voice of Millennials” iniziato 15 anni fa, basandosi sulla generazione dei Millenial e quest’anno aggiornato includendo la Gen Z, i dati del report 2026 che vengono riportati sono: il 44% della Gen Z e il 45% dei Millennial, scelgono una crescita graduale ed equilibrata al lavoro, mettendo stabilità e benessere davanti all’avanzamento rapido. Inoltre, solo il 6% dei giovani indica una posizione di leadership come principale obiettivo di carriera.

È un fenomeno che ha già un nome, conscious unbossing: la rinuncia a ruoli manageriali.
Secondo un sondaggio condotto dall’azienda Robert Walters, il 72% dei giovani preferisce optare per un avanzamento di carriera in un ruolo individuale, con un focus sulla crescita personale e sullo sviluppo di skills, piuttosto che gestire un team.

Dietro questi numeri, però, non c’è soltanto una nuova idea di carriera. C’è un lavoro che è cambiato per tutti, diventando più veloce e difficile da decifrare. E quando il contesto smette di essere leggibile, restare coinvolti costa di più, con stress e burnout come condizioni sempre più diffuse.

Il costo invisibile dei team che non si capiscono

Secondo l’analisi presentata nel webinar di Asseprim-Confcommercio da Mindiversity®, progetto che porta nelle organizzazioni una lente organizzativa sul funzionamento cognitivo, il lavoro è diventato mentalmente più esigente. Si è spostato tra ufficio e digitale, toccando una moltitudine di strumenti e canali, chiedendo attenzioni e decisioni rapide in contesti frammentati e situazioni ambigue.

Il problema, in un contesto così fluido, si manifesta quando nascono incomprensioni: richieste disperse tra messaggi e frasi dette di sfuggita, procedure poco chiare e priorità non dichiarate. Le persone sono così costrette a indovinare cosa si aspettano gli altri membri del team o quale attività abbia più urgenza.

Inoltre, ogni mente percepisce, ragiona e collega le informazioni in modo diverso, dando per scontato che gli altri ragionino allo stesso modo: chi in azienda chiede una risposta immediata lo considera normale, e chi ha bisogno di tempo per rielaborarla la vive come pressione. Nessuno dei due sa come funziona l’altro, ed è lì che nasce il conflitto.

Sembra una competenza relazionale, ma è carico cognitivo aggiuntivo, energia spesa per decifrare il contesto anziché dedicarsi all’operatività. E il conto lo pagano i team, in fraintendimenti che si accumulano giorno dopo giorno. In questo caso, disimpegnarsi o andarsene diventa la conseguenza più probabile.

“Quando un team non funziona, la domanda che le aziende si pongono è come motivare le persone. Sarebbe più utile chiedersi se sappiamo davvero come lavora ciascuna di loro, e quasi sempre la risposta è no, perché nessuno l’ha mai chiesto. Eppure basta poco: nella maggior parte dei casi le persone sanno benissimo di cosa hanno bisogno per rendere al meglio, aspettano solo che qualcuno glielo domandi”, commentano Barbara Antongiovanni e Federica Ometti, fondatrici di Mindiversity®.

Come si legge il funzionamento di un team?
Le 5 chiavi pratiche di Mindiversity®

Quando il contesto smette di essere un rebus da decifrare, le persone recuperano l’energia che spendevano per interpretarlo, i conflitti si diradano e restare in azienda torna a essere una scelta. Per far sì che questo avvenga, occorre conoscere come funziona ogni membro del team.

Barbara Antongiovanni e Federica Ometti hanno individuato 5 coordinate per orientarsi:

  1. Ritmo: la velocità con cui si entra e si esce dai compiti. C’è chi ha bisogno di un aggancio immediato e salta facilmente da un’attività all’altra, e chi ha bisogno di una fase di decantazione e va in difficoltà con un calendario di riunioni ravvicinate che non lascia il tempo di elaborare.
  2. Soglia: quanto rumore e quanta ambiguità si riescono a reggere. C’è chi ha bisogno di silenzio assoluto e chi si concentra solo con la musica nelle orecchie, chi lavora bene anche con indicazioni vaghe e chi, per non sentirsi perso, ha bisogno di un brief chiaro e definito.
  3. Canale: il modo più efficace per scambiare informazioni. C’è chi allinea tutto con una telefonata di due minuti e chi, per lavorare sereno, ha bisogno di istruzioni scritte e dettagliate a cui poter tornare.
  4. Focus: l’orientamento dell’attenzione. C’è chi ragiona per associazioni e visione d’insieme, metodo prezioso in un brainstorming, e chi si immerge nel dettaglio, indispensabile quando contano precisione e finalizzazione.
  5. Regolazione: il modo in cui si recupera energia dopo un sovraccarico. C’è chi tira dritto ignorando i segnali di stanchezza fino a rischiare il burnout e chi si rigenera con pause mirate, per tornare lucido sul compito.

Le nuove generazioni chiedono ambienti in cui lavorare senza doversi mimetizzare. Quando un’azienda impara a leggere come funzionano le proprie persone e a progettare un contesto in cui ognuno si sente ascoltato, smette di perdere talenti.concludono Federica Ometti e Barbara Antongiovanni.

Leggi Tutto
Economia/Imprese

Nuove imprese, vecchi errori: i 10 passaggi da non sbagliare all’avvio

Ogni anno in Italia nascono oltre 300mila imprese, ma il vero test arriva dopo l’apertura.
Startup Geeks e Revolut spiegano come orientarsi tra idea, mercato, primi incassi e gestione finanziaria.

Fare impresa in Italia continua ad attrarre. Secondo gli ultimi dati elaborati da Unioncamere e Infocamere, le nuove iscrizioni al Registro delle Imprese sono state 323.533, con un saldo positivo di quasi 57mila unità. Un dato che conferma la vitalità del tessuto imprenditoriale italiano e la voglia di mettersi in proprio, anche in un contesto economico complesso.

Ma aprire un’attività è solo il primo passo. La vera sfida inizia successivamente: capire se l’idea risponde a un bisogno reale, trovare i primi clienti, costruire un team, gestire entrate e uscite, evitare che la crescita venga frenata da errori finanziari o organizzativi.

Molti progetti rallentano proprio in questa fase intermedia, quando l’entusiasmo iniziale incontra il mercato.
A volte il problema è un prodotto sviluppato prima di essere validato, altre volte è una gestione della cassa troppo approssimativa, la confusione tra finanze personali e aziendali, o la gestione di pagamenti difficili e processi operativi che sottraggono tempo alla crescita.

Per aiutare aspiranti imprenditori, freelance e founder a orientarsi nei primi passaggi, Startup Geeks: società benefit ed ecosistema per l’imprenditorialità italiana e Revolut: fintech e banca digitale globale, hanno individuato 10 consigli pratici per evitare gli errori più comuni nella fase di avvio. Suggerimenti con un focus sui passaggi che possono determinare la tenuta di una nuova impresa: validazione del mercato, costruzione del team, vendite, cash flow, automazione finanziaria e apertura internazionale.
Un tema che intreccia natalità d’impresa, sostenibilità finanziaria e capacità di resistere oltre la fase iniziale.

Ecco i 10 consigli:

  1. Non partire dall’idea, ma dal problema
    Prima di investire tempo e risorse, bisogna capire se il problema che si vuole risolvere esiste davvero, quanto è sentito e chi sarebbe disposto a pagare per una soluzione.
  1. Guardare il mercato senza innamorarsi della propria soluzione
    Anche l’idea più innovativa ha concorrenti diretti o indiretti. Analizzare alternative, competitor e dimensione del mercato aiuta a capire se c’è spazio reale per crescere.
  1. Testare prima di costruire
    Un MVP, una landing page o un prototipo possono bastare per misurare l’interesse iniziale. Meglio validare presto e correggere rotta, invece di sviluppare un prodotto completo che il mercato potrebbe non volere.
  1. Scegliere bene le prime persone
    Co-founder, collaboratori e mentor incidono sulla qualità delle decisioni e sulla velocità di esecuzione. Nelle prime fasi, costruire il team giusto può contare quanto il prodotto.
  1. Vendere il prima possibile
    Le prime vendite valgono più di molte metriche di visibilità. Anche un fatturato iniziale contenuto dimostra che il bisogno esiste e che qualcuno riconosce valore nella soluzione.

“Ogni anno accompagniamo migliaia di aspiranti imprenditori e vediamo spesso lo stesso errore: partire da un prodotto già definito, invece che da un problema da verificare. Chi accetta di testare l’idea fin dall’inizio riesce ad adattarsi più velocemente al mercato. La fase più delicata non è avere l’intuizione, ma metterla alla prova prima di costruirci sopra”, racconta Gabriele Casiraghi, Head of Innovation & Partnership di Startup Geeks.

  1. Separare subito finanze personali e aziendali
    Mescolare spese personali e professionali rende difficile capire come sta andando davvero l’attività. Separare i flussi fin dall’inizio aiuta a gestire meglio il business e semplifica la parte fiscale.
  1. Controllare le entrate e le uscite, non solo il fatturato
    Vendere non significa automaticamente avere liquidità. Monitorare entrate e uscite permette di capire se l’impresa può pagare fornitori, tasse, collaboratori e nuovi investimenti.
  1. Rendere semplice farsi pagare
    Ogni ostacolo nel pagamento può rallentare una vendita o ritardare l’incasso. Offrire modalità rapide e comode, online e offline, aiuta a ridurre attriti e migliorare la conversione.
  1. Automatizzare ciò che non fa crescere il business
    Fatture, pagamenti ricorrenti, note spese e approvazioni possono assorbire tempo prezioso. Automatizzare le attività ripetitive libera risorse da dedicare a clienti, prodotto e vendite.
  1. Pensare internazionale prima di averne bisogno
    Clienti, fornitori e collaboratori possono arrivare dall’estero già nei primi anni. Prepararsi a gestire valute, pagamenti internazionali e operazioni transfrontaliere rende la crescita più semplice.

“I primi mesi di vita di un’impresa spesso determinano la velocità con cui potrà crescere. Mentre molti founder concentrano tutte le energie sulla costruzione di un ottimo prodotto, spesso trascurando le basi finanziarie necessarie per una crescita sostenibile. Tenere separate le finanze aziendali da quelle personali, monitorare il cash flow e rendere semplice ricevere pagamenti, sono abitudini semplici che fanno risparmiare tempo e aiutano gli imprenditori a prendere decisioni migliori durante la crescita”, ha dichiarato Álvaro Alberdi, Head of Growth di Revolut Business per il Sud Europa.

Leggi Tutto
Economia/Imprese

Aumentate del 21% in un anno le richieste d’aiuto da parte di consumatori (56%) e piccole imprese (44%) per eccesso di debito

Sovraindebitamento: crisi economiche, patrimoniali e finanziarie – dati annuali 2025

Il giorno 02 luglio 2026, all’Università Cattolica di Milano, si è tenuto il convegno: “Sovraindebitamento e sistema finanziario” organizzato dall’Osservatorio sul Debito Privato dell’Università Cattolica e dalla Camera Arbitrale di Milano.
Incontro che intende dare una lettura organica del rapporto tra sovraindebitamento e sistema finanziario, mettendo a confronto la prospettiva giuridica e quella economica con i dati forniti dall’esperienza operativa camerale sul fenomeno. (altro…)

Leggi Tutto
Economia/Imprese

Startup, il 96% fallisce per problemi strutturali. Assintel al Governo: servono aiuti urgentemente, da fondo dedicato a incentivi e semplificazioni 

Durante l’Assintel Startup Speed Date è emerso il tema cruciale del perché moltissime startup muoiano prima di crescere. Da questi dati, portati al tavolo della discussione dal Politecnico di Milano, l’associazione Assintel ha colto l’occasione per inviare un nuovo appello al Governo.
Il vicepresidente Dante Laudisa: “Le imprese non vengano lasciate da sole”. (altro…)

Leggi Tutto
Economia/ImpreseInnovazione

CYBERSICUREZZA: OLTRE 116.000 ATTACCHI GLOBALI NEL MESE DI MAGGIO

Il Rapporto mensile HORUS di Netgroup evidenzia il dominio degli attacchi ransomware (63% degli incidenti) e una pressione crescente su manifattura, istruzione e infrastrutture critiche.
L’Italia si posiziona al quarto posto nella classifica mondiale per numero di attacchi subiti.

Nel mese di maggio 2026 il cyberspazio globale ha registrato oltre 116.000 attacchi informatici: il ransomware si conferma la minaccia prevalente con 73.000 casi, pari al 63% del totale. È il quadro che emerge dal Rapporto mensile elaborato da HORUS, la piattaforma di Cyber Threat Intelligence AI-driven di Netgroup, società italiana specializzata in cybersicurezza. I dati delineano un’escalation strutturale del rischio informatico, con impatti diretti su imprese, istituzioni e infrastrutture strategiche a livello mondiale.

Gli Stati Uniti si confermano il Paese più colpito con oltre 53.000 attacchi, seguiti da Germania (oltre 3.000), Francia (oltre 2.800) e Italia (oltre 2.600), che si posiziona al quarto posto nella classifica mondiale. Il dato italiano è aggravato da una campagna sistematica condotta dal collettivo filorusso NoName057(16), che nel corso del mese ha rivendicato attacchi contro enti locali, porti, compagnie assicurative e infrastrutture critiche nazionali. Completano la classifica Spagna, Canada e Regno Unito.

Tra le tipologie di attacco, il ransomware, che crittografa i dati delle vittime fino al pagamento di un riscatto, resta la forma più diffusa con 73.000 casi censiti. Ormai prassi consolidata è il modello della “doppia estorsione”: alla cifratura dei sistemi si aggiunge la minaccia di rendere pubblici i dati sottratti, moltiplicando la pressione sulle organizzazioni colpite. In crescita costante anche i data leak e la vendita di credenziali e informazioni riservate su dark web e forum clandestini.

Il settore manifatturiero guida la classifica dei comparti più esposti con quasi 30.000 attacchi, seguito da retail, tecnologia e sanità. Preoccupa in particolare la crescita degli attacchi all’istruzione: oltre 9.600 episodi in un solo mese. Università e centri di ricerca sono bersagli sempre più appetibili per la combinazione di dati sensibili: brevetti, ricerche, anagrafi di studenti e docenti, ma anche le infrastrutture informatiche sono spesso vulnerabili. In crescita anche le offensive contro i settori legale e governativo.

I dati HORUS confermano la sovrapposizione crescente tra crimine informatico e conflitto geopolitico. Il collettivo NoName057(16), attivo in diversi Paesi europei con finalità esplicitamente destabilizzanti, ha intensificato le proprie campagne contro l’Italia in coincidenza con il dibattito pubblico sul sostegno all’Ucraina. Grazie al monitoraggio continuo di fonti OSINT, dark web e deep web e alle proprie capacità predittive basate sull’intelligenza artificiale, la piattaforma HORUS ha permesso di tracciare queste campagne in tempo reale, identificando i vettori d’attacco prima che producessero danni sistemici, un segnale che la cybersicurezza è ormai inseparabile dalla sicurezza nazionale.

“Il dato di maggio conferma che il cyber è ormai un dominio stabile del confronto globale. Non si tratta di singoli episodi, ma di un ecosistema strutturato in cui criminalità organizzata, tensioni geopolitiche e hacktivismo si intrecciano con logiche industriali. La vera evoluzione è nella capacità di colpire più settori in parallelo, con tecniche sempre più sofisticate e accessibili”, afferma Giuseppe Mocerino, Presidente di Netgroup.

“Per imprese e istituzioni – aggiunge Mocerino – questo significa passare definitivamente da una logica difensiva a una di intelligence permanente: monitorare, correlare i segnali e anticipare le minacce. Le superfici d’attacco restano troppo ampie, soprattutto nelle filiere energetica, manifatturiera e logistico-finanziaria. Nessun settore può permettersi di considerarsi al riparo”.

“Il livello di rischio nei prossimi mesi resta elevato. Tre le tendenze da tenere sotto osservazione: la crescita degli attacchi a istruzione e ricerca, l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento offensivo, e il consolidamento dell’Italia come bersaglio dichiarato. Serve un salto di qualità nella risposta, con maggiore condivisione delle informazioni tra pubblico e privato e investimenti adeguati in difesa avanzata”, conclude il presidente di Netgroup.

Leggi Tutto
Economia/Imprese

Lombardia primo motore d’impresa, Milano genera oltre metà del fatturato regionale (analisi di Reportaziende.it)

Dall’energia alle telecomunicazioni, dalla grande distribuzione ai servizi, l’analisi fotografa il peso economico del capoluogo e conferma la Lombardia come primo motore d’impresa in Italia.

Milano si conferma il principale baricentro economico della Lombardia e uno dei poli più rilevanti del sistema imprenditoriale italiano. Secondo l’elaborazione di ReportAziende.it, piattaforma italiana di business intelligence specializzata nell’analisi e distribuzione di dati ufficiali sulle imprese, la provincia milanese genera un fatturato complessivo di quasi 740 miliardi di euro, pari a oltre la metà del totale regionale.

Il dato si inserisce in un quadro più ampio che conferma il ruolo della Lombardia come prima regione italiana per densità imprenditoriale e capacità di generare fatturato. La regione conta infatti oltre 900 mila aziende e registra un fatturato complessivo di circa 1.300 miliardi di euro, posizionandosi ai vertici della classifica nazionale.

A rendere particolarmente significativa la fotografia milanese è anche la composizione del ranking delle aziende con il maggiore fatturato. In testa emerge il comparto energia, che conferma il peso delle grandi realtà attive nella produzione e distribuzione energetica all’interno dell’economia del territorio. Al secondo posto si colloca il settore delle telecomunicazioni, seguito dalla grande distribuzione, a conferma del ruolo centrale dei consumi e delle reti commerciali nella generazione di valore.

Completano la top five i comparti utility e servizi energetici, che rafforzano la presenza di settori infrastrutturali e ad alta rilevanza strategica nella parte alta della classifica. Il quadro restituisce quindi una Milano che non è soltanto centro finanziario e direzionale, ma anche piattaforma economica in cui energia, reti, distribuzione e servizi convivono e contribuiscono in modo determinante al fatturato complessivo della provincia.

Accanto alla classifica per fatturato, l’analisi di ReportAziende.it consente di osservare anche le dinamiche di crescita delle imprese milanesi. In questo caso, ai vertici emergono realtà attive in comparti diversi, dal real estate agli investimenti, fino a società operative nei servizi e nelle attività commerciali. Si tratta di incrementi percentuali molto elevati rispetto all’anno precedente, da leggere anche alla luce di basi di partenza spesso più contenute.

Proprio per questo, il ranking della crescita offre una chiave di lettura complementare rispetto alla classifica per fatturato: non misura soltanto il peso economico assoluto, ma intercetta segnali di accelerazione, trasformazione e sviluppo all’interno del tessuto imprenditoriale locale.

Il primato di Milano si riflette nel posizionamento complessivo della Lombardia rispetto alle altre regioni italiane. Dietro la Lombardia si collocano rispettivamente Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, confermando la concentrazione della capacità produttiva e commerciale del Paese nelle aree a maggiore densità industriale, direzionale e infrastrutturale.

Attraverso i dati di ReportAziende.it è possibile andare oltre la lettura aggregata del territorio e osservare più da vicino la composizione reale del tessuto imprenditoriale”, commenta Vincenzo Augurio, Chairman & Group CEO di Media Asset S.p.A. Il caso di Milano è particolarmente significativo perché mostra come la leadership economica non dipenda da un unico settore, ma dalla compresenza di comparti diversi e complementari: energia, telecomunicazioni, grande distribuzione, servizi e utility. Questo tipo di analisi aiuta imprese, professionisti e stakeholder a leggere il mercato in modo più concreto, individuando concentrazioni, dinamiche settoriali e potenziali opportunità”.

Vincenzo Augurio, Chairman & Group CEO di Media Asset S.p.A.
Leggi Tutto
Economia/ImpreseInnovazione

SATISPAY ACCELERA CON CLAUDE: IL 75% DEL CODICE SCRITTO CON L’AI, +50% DI NUOVE FUNZIONALITÀ NEL PRIMO SEMESTRE 2026

La fintech italiana adotta l’intelligenza artificiale nei principali processi interni: il team di ingegneria completa in 7 mesi una roadmap da 18, il sistema di pagamento core viene aggiornato in 4 giorni invece di 4 settimane.

Satispay, la super App che rende semplice e accessibile la gestione del denaro e dei servizi finanziari per oltre 6 milioni di utenti, presenta i risultati dell’adozione dei prodotti Claude di Anthropic a supporto dei propri team e processi interni. In meno di un anno, la fintech ha reso l’AI generativa parte integrante del lavoro quotidiano di ingegneria, finanza, marketing e operations: oggi oltre il 75% del codice prodotto ogni mese nasce con Claude e più del 90% degli ingegneri lo usa come strumento standard. 

I risultati si misurano in velocità di sviluppo: una roadmap tecnica inizialmente pianificata su 18 mesi è stata completata in 7, e il sistema core che gestisce ogni singolo pagamento sulla rete Satispay è stato aggiornato in meno di 4 giorni, contro una stima iniziale di quattro settimane. Su queste basi, Satispay sta completando il rilascio di circa il 50% di funzionalità in più nel primo semestre 2026. 

Dall’ingegneria all’intera azienda: un’integrazione pianificata, una responsabilità invariata 

In un contesto in cui si assiste ancora troppo frequentemente ad un utilizzo spontaneo di strumenti AI non autorizzati da parte dei lavoratori (fonte: Osservatorio Politecnico su AI) spesso al di fuori dei processi aziendali, Satispay rappresenta un caso di adozione governata: l’AI è integrata nei flussi di lavoro, misurata con metriche di impatto e accompagnata da un forte investimento culturale. 

Claude Code è installato su ogni laptop degli ingegneri dal primo giorno di lavoro, senza configurazioni aggiuntive. L’adozione è arrivata al 90% in 30 giorni, gestita da addetti IT. Il principio guida è esplicito: il modello è un acceleratore. Gli ingegneri restano pienamente responsabili di tutto ciò che entra nel codice. 

Dario Brignone, Co‑fondatore e Chief Innovation Officer di Satispay.

Dario Brignone, Cofondatore e Chief Innovation Officer di Satispay: «Per Satispay, che ha costruito la propria storia sull’innovazione dei pagamenti, la sfida oggi è trasformare una visione tecnologica in nuovi servizi per milioni di persone a un ritmo sempre più rapido. L’adozione di Claude ci ha permesso di pianificare il rilascio di circa il 50% di funzionalità in più nel primo semestre 2026, un salto di velocità che i modelli organizzativi tradizionali non avrebbero consentito. Se il dato quantitativo è importante, quello qualitativo è ancora più determinante: abbiamo dato alle persone strumenti più potenti rafforzando al tempo stesso la cultura della responsabilità. L’AI è un acceleratore, non un sostituto del giudizio umano e in Satispay questa distinzione non è una policy, è parte del modo in cui lavoriamo. Dopo aver ridisegnato la roadmap di prodotto, conclude Brignone, stiamo esplorando con la stessa attenzione come l’AI possa aumentare ulteriormente il valore dei servizi che portiamo ai nostri 6 milioni di utenti e al nostro network di 450.000 attività convenzionate, sempre con l’obiettivo di semplificare e rendere più comprensibile la gestione del denaro nella vita di tutti i giorni.»

Il contesto: una piattaforma di pagamento consolidata, un team in rapida espansione 

Quando il CTO Fabio Rapposelli è entrato in azienda nel 2025, il team di ingegneria era composto in larga parte da profili junior e parte del codice richiedeva tempi lunghi per essere modificato o aggiornato. Il risultato era che i senior si trovavano a bilanciare due responsabilità ugualmente importanti: affiancare i colleghi più giovani nella loro crescita e portare avanti architettura e nuove funzionalità. Con Claude, non hanno dovuto scegliere: lo strumento ha colmato parte del gap di esperienza, permettendo ai profili junior di operare con maggiore autonomia e ai senior di dedicarsi a entrambi i fronti senza compromessi. 

Come funziona in pratica 

Satispay ha selezionato Claude dopo una valutazione strutturata di 30 giorni su ticket reali, confrontando più strumenti di AI per la scrittura di codice. Il criterio decisivo non è stato la velocità di generazione, ma la qualità delle revisioni: Claude individuava problemi reali e ne spiegava le cause, a un livello che gli ingegneri hanno riconosciuto come genuinamente utile. 

Oggi gli ingegneri usano Claude per scrivere nuovo codice, modificare servizi esistenti, orientarsi in parti della codebase che non conoscono e fare un primo passaggio di revisione automatica prima di quello umano. Attorno allo strumento base, il team ha costruito componenti riutilizzabili: il caso più concreto riguarda le funzioni di trasformazione dati, piccoli componenti che per ogni pagamento eseguono controlli antifrode, verifiche di compliance e normalizzazione delle informazioni. Scriverle a mano richiedeva 3-5 giorni, oggi invece vengono generate automaticamente a partire da specifiche interne in meno di un’ora. 

Fabio Rapposelli, CTO di Satispay: «Come pionieri del settore, avevamo una codebase di pagamenti matura e il team di ingegneri junior che passava più tempo a leggere codice che a scriverlo, mentre i senior finivano per fare da insegnanti invece che da architetti. Con Claude abbiamo cambiato il modello: lo strumento è su ogni laptop dal primo giorno, viene usato per scrivere nuovo codice, modificare servizi esistenti, navigare parti sconosciute della codebase ed effettuare un primo passaggio di revisione prima di quello umano. Il risultato più evidente è l’aggiornamento del nostro sistema di pagamento centrale, quello che gestisce ogni transazione sulla rete, completato in meno di quattro giorni invece delle quattro settimane previste, dieci volte più velocemente del previsto; seguito da una roadmap di evoluzione del codice che stimavamo in 18 mesi che invece abbiamo chiuso in 7. In parallelo abbiamo industrializzato operazioni che prima richiedevano giorni: le funzioni di trasformazione dati per ogni pagamento ora vengono generate automaticamente in meno di un’ora, contro i tre-cinque giorni che servivano prima. Stiamo entrando in una fase in cui l’ingegnere diventa sempre più il responsabile di un team di agenti: i profili junior riescono a operare al di sopra della loro esperienza perché l’AI fornisce un valido supporto, mentre il controllo finale resta saldamente nelle mani delle persone.»

Thomas Remy, Head of France, Southern Europe & META di Anthropic: Il team di ingegneria di Satispay ha dimostrato concretamente cosa significhi oggi fare sviluppo a una velocità completamente nuova. Condensare una roadmap di 18 mesi in appena 7 e aggiornare il sistema di pagamento core dieci volte più rapidamente rispetto alle tempistiche previste rappresenta il tipo di cambio di passo che può avvenire in aziende all’avanguardia. Mettere le potenzialità di modelli di AI avanzata a disposizione dell’economia italiana è una nostra priorità. Per farlo, è fondamentale conquistare la fiducia delle imprese italiane sviluppando Claude secondo i più elevati standard di sicurezza, all’altezza di contesti regolamentati e cruciali come quello dei pagamenti digitali”. 

Oltre l’ingegneria: finanza, marketing, operations 

L’espansione dell’uso di Claude oltre il team tecnico è avvenuta in modo organico: una volta che le competenze acquisite in ingegneria sono diventate visibili internamente, le richieste di accesso sono arrivate a un ritmo di circa 20 al giorno da finance, marketing e operations. Un segnale indicativo: tra i primi a chiedere accesso c’è stato il CFO stesso, che aveva individuato autonomamente le possibilità di analisi finanziaria dello strumento. 

I prossimi passi 

Satispay sta sperimentando ulteriori livelli di automazione, mantenendo sempre una persona nel ciclo decisionale per le scelte critiche. Un primo pilota riguarda la generazione automatica di bozze di codice a partire dai ticket aperti da altri team, con gli ingegneri responsabili della revisione e dell’approvazione finale. Un secondo pilota riguarda la protezione delle transazioni: l’AI supporta il monitoraggio in tempo reale, mentre il team specializzato mantiene il controllo sulle decisioni critiche. 

Il case study completo è disponibile al seguente link: claude.com/customers/satispay 

Leggi Tutto
Economia/Imprese

Mercato del lavoro in Italia: occupazione stabile, ma quasi un posto su due resta scoperto

I dati ISTAT di marzo 2026 confermano un tasso di occupazione al 62,4%, con 24 milioni 124mila occupati e un tasso di disoccupazione sceso al 5,2%: livelli che fino a pochi anni fa avrebbero rappresentato un traguardo. Eppure, secondo il Bollettino Excelsior di maggio 2026, il 42,9% dei profili ricercati dalle imprese risulta ancora di difficile copertura: circa 234mila posizioni su 544mila programmate nel solo mese di maggio rischiano di restare vacanti. Il paradosso del mercato del lavoro italiano non riguarda la quantità di posti disponibili, ma la capacità del sistema di farli incontrare con le persone giuste.

Un mercato in lieve rallentamento, ma strutturalmente teso

Il quadro che emerge dalle fonti più aggiornate è quello di una domanda di lavoro ancora sostenuta ma in moderata flessione. Le 544.100 entrate programmate a maggio 2026 segnano un calo di 26mila unità rispetto allo stesso mese del 2025; nel trimestre maggio-luglio il fabbisogno complessivo raggiunge 1,7 milioni di contratti, con una flessione di 42mila rispetto al 2025.

Il XXVII Rapporto CNEL sul mercato del lavoro, approvato il 22 aprile 2026, descrive un sistema in “tenuta e riassestamento”: l’occupazione cresce ma cambia composizione, con una riduzione della componente temporanea e un contributo sempre più trainante delle classi d’età più mature. Il tasso di occupazione degli over 50 raggiunge il 67%, mentre tra i 15-34enni scende al 43,2% (-1,3 punti), con il tasso di attività giovanile che arretra sotto il 50%. Sul fronte positivo, la disoccupazione su base annua è in calo significativo: a marzo 2026 si contano 304mila disoccupati in meno rispetto a marzo 2025.

Il mismatch: in lieve miglioramento, ma ancora strutturale

La difficoltà di reperimento mostra un segnale di attenuazione rispetto al recente passato. Il 42,9% registrato a maggio 2026 è in calo rispetto al 46,6% di maggio 2025 e al 46,1% del secondo semestre 2025 rilevato dal Report CNEL-Unioncamere di febbraio. Il trend è quindi positivo, ma la dimensione del fenomeno resta strutturalmente elevata.

Le cause sono duplici. Il 26,2% delle difficoltà è riconducibile a carenza di candidati, il 13,2% a mancanza di competenze adeguate. La combinazione dei due fattori è particolarmente penalizzante nei comparti a più alta intensità tecnologica, dove la velocità di trasformazione delle imprese supera sistematicamente la capacità del sistema formativo di rispondervi.

Le criticità maggiori si concentrano su comparti e profili precisi: industrie del legno e del mobile (61,7% di difficile reperimento), metallurgia (59,4%), tessile-abbigliamento (57%), costruzioni (54,9%). Tra le professioni, gli operai specializzati risultano difficili da reperire nel 55,5% dei casi, con punte che superano il 70% per meccanici, manutentori e fabbri ferrai. Le professioni tecniche si attestano al 51,2%, i dirigenti e le professioni ad alta specializzazione al 66,9%. Sul piano geografico, la difficoltà è più intensa nelle aree a più alta concentrazione industriale: Nord Ovest al 46,4% e Nord Est al 45,7%.

Il costo per le imprese e il ruolo crescente delle agenzie per il lavoro

Le microimprese, che secondo il Report CNEL-Unioncamere rappresentano il principale motore delle assunzioni in Italia, registrano una difficoltà di copertura superiore al 50% delle entrate previste, contro il 28% circa delle grandi imprese. È la parte del tessuto produttivo che genera più domanda di lavoro, ma ha meno strumenti per gestirla autonomamente. In questo contesto, il ricorso a una agenzia per il lavoro sta assumendo un valore operativo crescente, ben oltre la tradizionale funzione di “collocamento”. Le agenzie per il lavoro non sono più semplici intermediari, ma veri e propri partner strategici delle imprese, capaci di selezionare, formare e mettere a disposizione competenze qualificate in tempi rapidi.

I dati confermano questa evoluzione. Secondo il Rapporto Censis-Assosomm 2026, tra il 2024 e il 2025 sono stati attivati oltre 1,36 milioni di contratti di somministrazione, pari al 10,3% dell’intero panorama occupazionale italiano. La somministrazione è oggi sempre meno sinonimo di precarietà: nel 2025 i contratti a tempo indeterminato tramite agenzia hanno raggiunto una media mensile di 147.693 unità (+2,2% rispetto al 2024), con una paga oraria media salita a 15,28 euro, per uno stipendio mensile medio di 2.139 euro (+3,6% sul 2024). Sul fronte demografico, la somministrazione copre fasce del mercato che altrimenti rischierebbero di restare escluse: gli under 24 rappresentano il 27,6% dei rapporti attivati, la fascia 25-34 anni il 27,7%, mentre il 33,5% dei contratti riguarda lavoratori stranieri. Una funzione di inclusione, oltre che di intermediazione.

C’è poi una dimensione che spesso sfugge al dibattito pubblico: la formazione. Nel 2025 le agenzie per il lavoro hanno erogato oltre 90mila corsi, coinvolgendo più di 415mila persone. Questo avviene in parte attraverso FormaTemp, il fondo bilaterale finanziato dalle agenzie per la formazione dei lavoratori somministrati: uno strumento che trasforma il passaggio attraverso un’agenzia in un’opportunità di aggiornamento professionale, non solo di impiego temporaneo.

Il lato dell’offerta: giovani, inattività e divario di genere

Il XXVII Rapporto CNEL mette in evidenza una dinamica che merita attenzione. A fronte di una disoccupazione giovanile in calo (18,1% a marzo 2026), cresce l’area dell’inattività: gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano di 351mila unità su base annua. Il mercato del lavoro italiano regge sempre più sugli over 50, il cui tasso di attività è salito dal 67,6% al 69,1%, mentre fatica a incorporare le nuove generazioni. Tra i dipendenti a termine, calati di 142mila unità su base annua a marzo 2026, si concentra la quota più vulnerabile dell’occupazione giovanile. Persiste inoltre un divario di genere rilevante, con la disoccupazione di lunga durata che penalizza in particolare le donne.

Le prospettive: domanda selettiva, competenze sempre più decisive

Il XXVII Rapporto CNEL stima che da qui al 2029 il fabbisogno occupazionale sarà compreso tra 3,279 e 3,721 milioni di unità, ma oltre l’80% deriverà dalla sostituzione di lavoratori in uscita più che da nuova espansione netta. Il cuore della domanda sarà nei servizi, con crescita del peso delle competenze tecnico-professionali e dell’istruzione terziaria. Secondo i dati Excelsior, tra il 2025 e il 2029 saranno necessari circa 920mila nuovi professionisti in ambito digitale, cybersecurity, cloud computing, big data, intelligenza artificiale. Una domanda che il sistema formativo non riuscirà a soddisfare senza un potenziamento strutturale degli istituti tecnici e degli ITS Academy, e senza intermediari capaci di connettere velocemente domanda e offerta su base territoriale.

Il mercato del lavoro italiano produce numeri solidi, ma il vantaggio competitivo delle imprese si giocherà sempre di più sulla capacità di trovare, selezionare e trattenere i profili giusti, nel momento giusto. In un mercato che premia la velocità e la specializzazione, chi dispone di strumenti adeguati, reti territoriali, database profilati, competenze di selezione settoriale, parte con un vantaggio misurabile.

Leggi Tutto
1 2 3 158
Pagina 1 di 158