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LEADERSHIP FORUM 2021: ALLA SCOPERTA DEI LEADER DEL FUTURO

Performance strategies

Al via la prima delle due giornate del Leadership Forum 2021, il più grande evento di business in Italia sul tema della leadership.

Un viaggio verso la comprensione delle caratteristiche dei leader del futuro guidato da sei super ospiti: Megan Reitz, Susan Greenfield, Johan Norberg, Fons Trompenaars, Patty Mccord ed Elisabetta Franchi.

From speak-up to listen-up 

Megan

Presenza, apertura e curiosità.

I leader del futuro saranno quelli più votati all’ascolto attivo che al dialogo.

È questa l’introduzione del primo intervento della giornata di Megan Reitz, docente di Leadership e Dialogo alla Hult International Business School e nella Thinker50 radal, che ha presentato il modello “TRUTH” (Trust, Risk, Undestanding, Titles, How and how) per comprendere i comportamenti e le dinamiche di relazione che intercorrono all’interno delle aziende.

Trust: ci fidiamo abbastanza delle nostre idee? Se sì, allora l’invito è avere il coraggio di esternale, di condividerle più spesso con il proprio team.

Risk: l’esternalizzazione delle proprie idee comporta dei rischi. Si tratta di un’apertura per nulla scontata, soprattutto per le figure junior, che i datori di lavoro devono considerare, profilandosi verso un atteggiamento votato all’ascolto.

Questo principio si collega al terzo punto del modello: undestanding. Ciò che condividiamo all’interno delle organizzazioni, siano riflessioni, pareri, idee innovative, ha un “impatto politico”, ovvero provoca inevitabilmente una reazione da parte degli interlocutori.

Veniamo ora ai Titles, ovvero le etichette che costantemente assegniamo quando ci troviamo in relazione con altre persone, che nelle organizzazioni rappresentano un freno alla crescita. Queste portano a creare delle barriere tra le figure senior e le figure junior, con le prime che vivono nella cosiddetta “bolla di ottimismo”, ovvero una visione positiva, ottimista appunto, della organizzazione che non rispecchia la realtà che vivono effettivamente le figure junior, spesso non ascoltate per questioni puramente gerarchiche e autoritarie.

Infine, l’How and how rappresenta l’ultimo passo per introdurre le aziende ad adottare una cultura meno “speak-up” e più “listen-up”, una filosofia fatta di domande, che si declina nelle 5W (why, who, what, where, when).

Introducendo questi principi, le organizzazioni hanno l’opportunità di stimolare “l’employee activism”, ovvero lo spirito di intrapresa e di iniziativa delle risorse interne, nonché di dar vita a nuove tipologie conversazionali, capaci realmente di generare positiva distruption.

Mind change

La nostra mente cambia, evolve rapidamente e noi in quanto essere umani possiamo imparare a gestire questa plasticità, che è l’elemento che ci rende unici e differenti gli uni dagli altri.

È proprio questa capacità di allenare il nostro cervello e di sviluppare costantemente nuove connessioni celebrali che, secondo Susan Greenfield, neuroscienziata e divulgatrice scientifica, Honorary fellow del Royal Collage of Physicians di Londra, rappresenta una delle peculiarità dei veri leader, nonché una delle ragioni per cui la tecnologia non potrà mai del tutto sostituire l’essere umano.

Tutto risiede nella sequenzialità, ovvero nella capacità di ripristinare il collegamento tra passato, presente e futuro.

Spesso il caos del presente, generato in particolar modo dalla tecnologia, inibisce le abilità creative dell’uomo e la sua propensione a creare collegamenti tra le cose, un ingrediente che troviamo alla base delle più grandi innovazioni.

Quali sono dunque i suggerimenti e i consigli che dobbiamo tenere a mente per diventare leader di noi stessi?

Susan Greenfield propone un set di attività che noi tutti possiamo mettere in partica nella nostra quotidianità:

  • Abbandonare il multitasking
  • Fare sport
  • Cucinare/fare giardinaggio
  • Interagire con la natura
  • Suonare uno strumento musicale
  • Mangiare insieme

Tutte queste attività ci permettono di ripristinare la sequenzialità della nostra vita e di creare storie degne di essere raccontate, creando nel tempo piccoli musei di memoria, da cui possiamo attingere nei momenti in cui più ne abbiamo bisogno.

“We need to be more open” 

Johan Norberg, storico, ricercatore ed esperto sul tema della globalizzazione ha trasportato gli ospiti del Leadership Forum in un viaggio affascinante che ripercorre la storia dell’uomo, dalla quale ha estratto l’ingrediente segreto per la crescita delle organizzazioni: la collaborazione.

Una filosofia “open”, spinta anche dalla globalizzazione, che promuove una strada di condivisione e di fiducia nelle idee altrui.

Un processo che richiede sicuramente un cambiamento culturale da parte delle organizzazioni, i cui pionieri sono i leader che nel proprio dna hanno tre caratteristiche fondamentali:

  • Essere aperti alle sorprese e ai cambiamenti
  • Promuovere costantemente la sperimentazione
  • Implementare una cultura aperta alla collaborazione

Come diventare dei “servant leader”

Fons

In un mondo sempre più globalizzato la vera sfida per le aziende di domani sarà promuovere una visione transculturale. Questo non solo mette in luce opportunità impreviste, ma anche sfide straordinarie da affrontare. L’incontro culturale genera forza lavoro diversificata con valori e visioni diverse e questo rappresenta una ricchezza infinita per le organizzazioni.

Ma come gestire questo cambiamento? Come possono i leader di domani promuovere questa diversificazione?

L’esperienza ha dimostrato che la servant leadership in questo tipo di dilemmi è l’approccio più efficace. Utilizzando diversi esempi, Fons Fons Trompenaars, padre del Change Management, evidenzia come si tratti di una visione fondamentale per rompere lo schema degli stereotipi culturali e dei comportamenti controproducenti, utile anche per conciliare punti di vista opposti.

La “servant leadership” incoraggia i leader a servire gli altri più che a guidarli, mentre si concentrano sul raggiungimento dei risultati in linea con i valori e l’integrità dell’organizzazione.

Leader che generano leader

Spazio anche per Patty Mccord, Chief Talent Officer di Netflix per 14 anni, che con un rapido ed intenso speech ha mostrato i principi che hanno rivoluzionato le HR nella Silicon Valley.

La consulente di business americana ha evidenziato quanto sia fondamentale per le organizzazioni circondarsi di persone proattive, votate alla collaborazione, con un’attitudine al “problem solving”, insomma dei veri leader.

Non basta identificarli, il talento necessità anche di essere coltivato. Da qui leadership che genera nuova leader, capace di far evolvere le organizzazioni.

Dal sogno al successo

elisabetta franchi

Visione, chiarezza e desiderio sono il motore della sua mentalità. Umiltà, ascolto e talento l’acceleratore che l’ha portata a creare uno dei brand di moda più apprezzati e riconosciuti al mondo, in crescita con 124 milioni di fatturato nell’anno in corso.

Parliamo di Elisabetta Franchi, che ha segnato l’ultimo intervento della prima dei due giorni del Leadership Forum 2021.

Una donna che si emoziona e sa emozionare, con una passione viscerale per il proprio lavoro, una vera e propria leader “di tutti e per tutti”.

Una caratteristica dei leader di oggi, quanto quelli di domani. La dimostrazione concreta, tangibile e costante dell’attaccamento al lavoro, di una presenza costante al servizio dei propri collaboratori.

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