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L’arte dello storytelling con Federico Buffa

Fare storytelling è un’arte. Un’arte che porta sul palco il racconto come mezzo per trasmettere, emozionare, coinvolgere e guidare. Un’arte che è fatta tecniche, doti, talento, ascolto, empatia perché l’obiettivo, prima di tutto è toccare le emozioni di chi ascolta. Federico Buffa, giornalista, telecronista sportivo e narratore, conosce molto bene questa arte; e proprio attraverso il suo stile inconfondibile, ha battezzato un nuovo modo di raccontare lo sport e il mondoridefinendo, grazie alle sue numerose antologie, i paradigmi della narrazione televisiva in Italia. Per quasi vent’anni commentatore NBA su Tele+ e Sky Sport, è anche narratore teatrale e protagonista dei numerosi spettacoli con cui gira i teatri italiani. Autore di Black JesusStorie Mondiali, Un secolo di calcio in dieci avventure e L’ultima estate di Berlino, vincitore del premio letterario Coni nel 2016.

Nelle scorse settimane è salito sul palco di Performance Strategies per l’evento “Public Speaking e Comunicazione Efficace” di fronte a manager, responsabili comunicazione e amministratori delegati per raccontare tecniche e modalità per costruire una storia unica ed esporla in pubblico in maniera coinvolgente.

Nella prima parte dell’incontro Buffa ha passato in rassegna i dieci punti che “tecnicamente ci aiutano nel cosiddetto public speaking”, partendo dalla voce, ergo l’elemento su cui si deve lavorare di più. Per essere ascoltati e attirare l’attenzione in continuità diventa infatti fondamentale dare la sensazione, in chi ci ascolta, di essere preparati. Come? Voce, tono, battere le sillabe finali, scegliere le parole che si utilizzando e soprattutto dirle nel momento giusto.

Dalla voce si passa agli occhi, a uno sguardo che deve essere il più convincente possibile in modo da lasciare all’interlocutore la possibilità di immaginare una cosa che, in realtà, neanche lo storyteller sa.

Parlare per Buffa significa soprattutto dare un tempo alla narrazione, da qui la necessità di dare un ritmo e creare un percorso fatto di pause, aumentando il ritmo nei trenta secondi prima di dire quel che è veramente importante.

Questo per mantenere l’attenzione costante. Un’attenzione che va conquistata fin da subito, dall’incipit, il biglietto da visita che ci presenta al pubblico.

E cosa ce ne facciamo della paura di sbagliare? Va sicuramente combattuta e proprio sull’argomento Buffa ha snocciolato qualche consiglio per chi si trova a parlare in pubblico e, rischiando di cadere in preda all’emotività, si affida al prompter o gobbo. Beh, il segreto è quello di evitare pause innaturali e rendere la lettura da prompter il meno visibile possibile.

Si arriva cosi al sesto punto, un tema da sempre dibattuto: l’utilizzo delle slide. Il consiglio è di condividere la lettura senza fratturare l’attenzione, voltando le spalle al pubblico e leggendo il testo insieme all’ascoltatore. È importante dare valore alle parole chiave pronunciandole contemporaneamente rispetto alla loro compara sul monitor all’intento della slide.

A monte di qualsiasi discorso però, come ha sottolineato Federico Buffa, è indispensabile conoscere il target e il suo comportamento perché non tutti i pubblici sono uguali ed è necessario trovare il giusto limiti per essere stimolante senza risultare offensivo.

Quando ci si appresta a chiudere il discorso, sarebbero da evitare le sintesi. Diventa invece essenziale l’effetto sineddoche, ovvero trovare una parola per tutto. E concentrare nella conclusione il concetto più importante e ciò che viene più facilmente memorizzato.

E, in ultimo, il consiglio è quello di provare ad alta voce il discorso in modo da verificare le giuste pause, il giusto tono e il ritmo della presentazione.

Dalla teoria ai fatti, Federico Buffa ha vestito i panni di narratore regalando al pubblico un esempio di storytelling. Un vero e proprio racconto partito dal 1938 in località Gradisca d’Isonzo e arrivato al luglio 1982 a Madrid su cui ha intrecciato la storia di Enzo Bearzot e di Dino Zoff, rispettivamente allenatore e calciatore di quell’Italia campione del mondo nel 1982. Uno storytelling che Buffa ha utilizzato per dimostrare che la narrazione si svolge all’interno di un perimetro, una costruzione geometrica fatta per rimanere nel contesto e non uscire dai binari.

Nell’elaborare e creare una narrazione, l’andamento gioca un ruolo fondamentale perché ci sono storie che si narrano da sole e altre che si devono narrare. L’andamento è quello che viene percepito della storia nel suo complesso, per cui l’incipit è un elemento molto importante, cosi come la chiusura che deve essere potente e deve riepilogare i concetti centrali della narrazione.

Fare storytelling significa in primis saper ascoltare perché ogni tipo di narrazione è basata sull’ascolto.

E da lì partire costruendo, tessendo, raccontando emozionandosi ed emozionando, senza mai uscire dai binari e dal perimetro prefissato.