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Il lusso globale ritrova stabilità: previsioni di moderato ottimismo per l’anno in corso

Il mercato del lusso ritrova stabilità in un contesto di incertezza e spinge i brand ad accelerare sulla ricerca di significato e rilevanza.
Emerge una divergenza geografica: gli Stati Uniti trainano la crescita grazie ai brand locali e ai consumatori più giovani, mentre Europa e Medio Oriente pesano sulla performance complessiva.

La polarizzazione tra i brand di lusso persiste, ma il divario si è ridotto rispetto allo scorso anno: circa il 60% dei player registra risultati migliori dell’anno precedente, contro una quota più ridotta nel 2024, segno di un mercato che ritrova progressivamente la rotta.
In questo scenario, le sponsorizzazioni sportive si affermano come pilastro del brand-building: oltre l’80% del valore del mercato del lusso è oggi generato da brand che hanno investito in sponsorizzazioni sportive negli ultimi dodici mesi.

Il lusso globale affronta la seconda metà dell’anno in un contesto di policrisi, di volatilità economica, tensioni geopolitiche e profondi cambiamenti culturali. Tuttavia, nonostante queste pressioni, i fondamentali del mercato indicano una graduale stabilizzazione.
Questo è quanto emerge dall’aggiornamento di metà anno del Bain-Altagamma Luxury Goods Worldwide Market Study: nel 2025 la spesa globale per il lusso ha toccato i 1.443 miliardi di euro e quest’anno si muove lungo una traiettoria di progressivo consolidamento con uno scenario più realistico, che potrebbe portare il mercato a chiudere l’anno tra i 365 e i 373 miliardi di euro.
A plasmare il mercato sono quattro forze interconnesse:

  1. La crescente centralità delle esperienze rispetto al possesso, nonostante questo mostri i primi segnali di stabilizzazione prevedendo quindi per i beni personali di lusso una crescita moderata.
  2. Il riequilibrio dei motori di crescita tra le diverse geografie
  3. L’evoluzione del significato stesso di lusso per il consumatore
  4. La rapida trasformazione dei percorsi d’acquisto guidata dall’intelligenza artificiale: Il consumatore cambia con la stessa rapidità del mercato: metà dei consumatori consulta oggi il secondhand prima di acquistare un prodotto nuovo, e il 50% ricorre all’intelligenza artificiale nel proprio percorso d’acquisto, con la quasi totalità intenzionata a continuare a farlo.

Per il 2026, nello scenario base di Bain, la spesa globale è prevista tra i 1.440 e i 1.470 miliardi di euro, con una crescita compresa tra lo 0% e il 2% a tassi di cambio costanti.

Claudia D’Arpizio, Senior Partner e responsabile globale moda e lusso di Bain & Company.

Il mercato si sta stabilizzando, ma non si tratta di un ritorno ai vecchi ritmi: è piuttosto l’emergere di un ritmo nuovo”, afferma Claudia D’Arpizio, Senior Partner e responsabile globale moda e lusso di Bain & Company. “I consumatori non si stanno allontanando dal lusso: ne stanno ridefinendo il senso, legandosi più al suo significato che al semplice prodotto. Avranno successo i brand capaci di reinventare di continuo la propria rilevanza e di costruire connessioni autentiche, sia con i consumatori sia con gli ecosistemi guidati dall’intelligenza artificiale”.

Le instabilità macroeconomiche fanno da sfondo

La prima metà del 2026 è stata segnata da una serie di shock macroeconomici. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio; negli Stati Uniti l’inflazione ha raggiunto il livello più alto dall’aprile 2023, mentre la fiducia dei consumatori è scesa ai minimi storici. A giugno la BCE ha alzato i tassi di interesse per la prima volta dal 2023 e le prospettive di crescita del PIL globale risultano oggi inferiori a quelle del 2025. A gennaio i titoli del comparto hanno perso circa l’8% e a febbraio il turismo internazionale in Europa è arretrato del 20% su base annua, salvo poi registrare una parziale ripresa.

Le esperienze guidano la crescita, i beni tangibili si riassestano

Nel 2026 la propensione dei consumatori verso le esperienze cresce a un ritmo circa 1,5 volte superiore rispetto ai beni tangibili, espressione di una trasformazione strutturale che privilegia i momenti vissuti rispetto al possesso. Nel mondo esperienziale la maggior parte delle categorie performa bene: ospitalità di lusso, jet privati, yacht e crociere mostrano forte resilienza, sostenuti dalla premiumizzazione dell’offerta, da portafogli ordini solidi e dall’acquisizione di nuovi clienti. L’alta ristorazione e il cibo gourmet beneficiano di una crescente preferenza per esperienze meno frequenti ma di qualità superiore. Più articolata la situazione in alcune categorie adiacenti di luxury asset: l’automotive di lusso continua a risentire della transizione verso l’elettrico, mentre vini e distillati premium registrano consumi più contenuti. Design e arredamento rallentano, man mano che si smaltiscono gli stock accumulati durante la pandemia, e il mercato immobiliare resta limitato.

Beni personali di lusso verso una graduale ripresa, nonostante l’incertezza

Il mercato dei beni personali di lusso, attestatosi a 358 miliardi di euro nel 2025 (dai 364 miliardi del 2024), è atteso in moderata ripresa nel 2026, con una crescita compresa tra il 2% e il 4% nello scenario più realistico, fino a raggiungere un valore tra i 365 e i 373 miliardi di euro a fine anno. Questo scenario, cui si attribuisce una probabilità del 70%, poggia su una possibile stabilizzazione in Medio Oriente, sulla tenuta della domanda locale e su una graduale ripresa del mercato cinese. Uno scenario più favorevole, con una crescita tra il 4% e il 6% (probabilità intorno al 20%), richiederebbe un ulteriore allentamento delle tensioni geopolitiche e un’accelerazione della domanda sia negli Stati Uniti sia in Cina. Uno scenario più prudente, con crescita piatta o compresa tra lo 0% e il 2% (probabilità intorno al 10%), rifletterebbe una nuova escalation in Medio Oriente, un indebolimento del turismo o un rallentamento dell’America.

Dopo un primo trimestre più debole, con performance comprese tra il -5% e il -3% a cambi correnti rispetto al 2025, le condizioni dovrebbero migliorare nel secondo trimestre, grazie al progressivo allentamento di alcuni fattori macroeconomici e geopolitici. Circa il 60% dei player del lusso registra già risultati superiori al primo trimestre del 2025. Il divario di performance che aveva caratterizzato lo scorso anno comincia inoltre a ridursi: alcuni dei vincitori del 2025 stanno rallentando, mentre diversi player precedentemente in ritardo mostrano segnali di recupero.

Tre velocità tra le diverse geografie

Il quadro regionale evidenzia una forte divergenza: il continente americano accelera, mentre Europa e Medio Oriente continuano a pesare sulla crescita complessiva.

Negli Stati Uniti la spesa nel lusso è in aumento in diverse categorie, dall’abbigliamento all’hard luxury, con una crescita più moderata nel beauty. I brand nativi americani hanno registrato nel primo trimestre una crescita tra il 10% e il 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, al netto delle oscillazioni del dollaro. A trainare la domanda sono soprattutto i consumatori più giovani: gli under 35 spendono a un ritmo di circa quattro punti percentuali superiore rispetto alle fasce più adulte. Un altro segnale rilevante è la crescita della spesa delle famiglie con reddito medio-alto, che aumenta a un ritmo circa doppio rispetto ai segmenti più abbienti: un indizio del progressivo ampliamento della base di consumatori.

La Cina mostra segnali di ripresa, seppur ancora cauta. Le vendite online sono cresciute dal 25% al 35% nel primo trimestre rispetto all’anno precedente. I consumatori si stanno orientando verso il ready-to-wear a un ritmo doppio rispetto alla pelletteria, segnale di un graduale spostamento dallo shopping legato allo status verso scelte più connesse ad appartenenza, identità ed espressione personale. Il Giappone, al contrario, risente del rallentamento dei flussi turistici, in particolare dalla Cina.

L’Europa è al momento l’area più debole. La spesa dei turisti internazionali si è contratta di circa il 20% a febbraio, con un impatto particolarmente marcato dei visitatori mediorientali, penalizzati dalle tensioni regionali. Anche la base dei consumatori del lusso nel Golfo si è ridotta tra il 15% e il 25% nei primi mesi del 2026. Il secondo trimestre mostra però già alcuni segnali di miglioramento: i dati tax-refund di maggio indicano un’accelerazione della spesa di visitatori americani, cinesi e mediorientali rispetto ad aprile, suggerendo una possibile inversione di tendenza per Europa e Golfo.

Le categorie riflettono l’evoluzione delle priorità dei consumatori. Canali e funnel in trasformazione

Sul fronte delle categorie merceologiche, l’analisi evidenzia come la gioielleria guidi la crescita, mentre abbigliamento, eyewear e fragranze mostrano una buona tenuta. I cosmetici risultano più deboli, mentre pelletteria e calzature restano sotto pressione, pur su una traiettoria di miglioramento. Nel segmento degli orologi, competenza e cultura del prodotto prendono il posto dell’hype: i collezionisti premiano sempre più artigianalità, rarità e valore intrinseco. È una dinamica che alimenta anche la crescita del resale. Più in generale il secondhand continua a rafforzarsi: le ricerche online di borse vintage sono più che raddoppiate anno su anno e circa la metà dei consumatori del lusso consulta oggi il mercato dell’usato prima di acquistare un prodotto nuovo.

Anche il panorama distributivo è in evoluzione. Nel complesso i canali mostrano una crescita limitata, ma al loro interno emergono cambiamenti rilevanti. Il retail mono-brand resta centrale per l’esperienza, ma sconta la pressione sui volumi. Il travel retail recupera in modo disomogeneo, con una volatilità particolarmente marcata nei Paesi del Golfo. I retailer multimarca si trovano stretti tra il progressivo pullback di alcuni brand e il perdurante interesse dei consumatori. Il canale online diretto si sta stabilizzando, mentre i brand rafforzano il controllo sulla distribuzione direct-to-consumer.

L’AI rivoluziona il percorso d’acquisto, anche nel lusso

I consumatori utilizzano sempre più spesso l’intelligenza artificiale per scoprire, confrontare e validare le proprie scelte d’acquisto. Secondo il report, l’AI sta ridefinendo rapidamente la rilevanza dei brand del lusso e il modo in cui questi vengono intercettati lungo la customer journey. Circa la metà dei consumatori del lusso utilizza già strumenti di AI nel proprio percorso d’acquisto e quasi tutti prevedono di continuare a farlo. Un consumatore su quattro li impiega per scoprire brand e prodotti, mentre due su tre li usano per confrontare alternative. I brand che non stanno costruendo una rilevanza “AI-native” rischiano di perdere visibilità e considerazione in un contesto in cui scoperta, valutazione e decisione d’acquisto sono sempre più mediate dai canali tecnologici.

Lo sport come nuovo terreno di brand-building del lusso

Oltre l’80% del valore del mercato del lusso è oggi rappresentato da brand che hanno sponsorizzato esperienze sportive negli ultimi dodici mesi. Il driver di questa scelta è però la costruzione di credibilità culturale, distintività e rilevanza su larga scala, più che un effetto diretto sulle vendite.

Amplificare le esperienze: nuovi format ridefiniscono il perimetro del lusso

Il lusso esperienziale si sposta verso momenti più emotivi, intenzionali e orientati al purpose. Le prenotazioni immersive in ambiti come dining, leisure ed entertainment sono cresciute del 30% rispetto all’anno precedente, sostenute da format personalizzati, esperienze di slow travel e proposte radicate nella cultura locale. I viaggi fuori dalle rotte tradizionali sono aumentati del 20% anno su anno, riflesso del trend dell'”Elsewhereism”, ossia la ricerca di luoghi meno convenzionali e più autentici. Cresce anche il turismo multigenerazionale: circa il 50% dei consumatori della Gen Z dichiara che le proprie preferenze sono state influenzate dai genitori.

Federica Levato, Senior Partner e responsabile EMEA Moda e Lusso di Bain & Company.

L’appetito per il lusso resta forte. Ciò che diminuisce è la tolleranza verso esperienze o prodotti deludenti“, afferma Federica Levato, Senior Partner e responsabile EMEA Fashion & Luxury di Bain & Company e co-autrice dello studio. “Oltre il 70% dei clienti che si sono allontanati dal lusso intende tornare ad acquistare, ma non necessariamente dagli stessi brand. La vera domanda è se i marchi stiano costruendo il significato e la rilevanza AI-native necessari per emergere ed essere scelti quando quel momento arriverà“.

Vincere amplificando il significato

In sostanza, il significato del lusso per i consumatori sta evolvendo: dalla validazione sociale a una dimensione più individuale di autorealizzazione. Il lusso si sposta dal desiderio di essere ammirati alla ricerca di realizzazione personale. In questa nuova fase non definirà più soltanto ciò che i consumatori possiedono, ma il modo in cui vivono: il settore evolve da una logica di elitismo, aspirazione e auto-espressione verso una nuova era all’insegna del “vivere bene”.

In questo scenario si delineano tre imperativi strategici per i brand: generare meraviglia attraverso esperienze immersive, longevity escapes e untamed sanctuaries; costruire rilevanza culturale per comunità sempre più diversificate; offrire ai clienti piattaforme di co-creazione abilitate dall’intelligenza artificiale, dalla creatività aumentata e dalla personalizzazione.

 

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Economia/ImpreseInnovazione

CYBERSICUREZZA: OLTRE 116.000 ATTACCHI GLOBALI NEL MESE DI MAGGIO

Il Rapporto mensile HORUS di Netgroup evidenzia il dominio degli attacchi ransomware (63% degli incidenti) e una pressione crescente su manifattura, istruzione e infrastrutture critiche.
L’Italia si posiziona al quarto posto nella classifica mondiale per numero di attacchi subiti.

Nel mese di maggio 2026 il cyberspazio globale ha registrato oltre 116.000 attacchi informatici: il ransomware si conferma la minaccia prevalente con 73.000 casi, pari al 63% del totale. È il quadro che emerge dal Rapporto mensile elaborato da HORUS, la piattaforma di Cyber Threat Intelligence AI-driven di Netgroup, società italiana specializzata in cybersicurezza. I dati delineano un’escalation strutturale del rischio informatico, con impatti diretti su imprese, istituzioni e infrastrutture strategiche a livello mondiale.

Gli Stati Uniti si confermano il Paese più colpito con oltre 53.000 attacchi, seguiti da Germania (oltre 3.000), Francia (oltre 2.800) e Italia (oltre 2.600), che si posiziona al quarto posto nella classifica mondiale. Il dato italiano è aggravato da una campagna sistematica condotta dal collettivo filorusso NoName057(16), che nel corso del mese ha rivendicato attacchi contro enti locali, porti, compagnie assicurative e infrastrutture critiche nazionali. Completano la classifica Spagna, Canada e Regno Unito.

Tra le tipologie di attacco, il ransomware, che crittografa i dati delle vittime fino al pagamento di un riscatto, resta la forma più diffusa con 73.000 casi censiti. Ormai prassi consolidata è il modello della “doppia estorsione”: alla cifratura dei sistemi si aggiunge la minaccia di rendere pubblici i dati sottratti, moltiplicando la pressione sulle organizzazioni colpite. In crescita costante anche i data leak e la vendita di credenziali e informazioni riservate su dark web e forum clandestini.

Il settore manifatturiero guida la classifica dei comparti più esposti con quasi 30.000 attacchi, seguito da retail, tecnologia e sanità. Preoccupa in particolare la crescita degli attacchi all’istruzione: oltre 9.600 episodi in un solo mese. Università e centri di ricerca sono bersagli sempre più appetibili per la combinazione di dati sensibili: brevetti, ricerche, anagrafi di studenti e docenti, ma anche le infrastrutture informatiche sono spesso vulnerabili. In crescita anche le offensive contro i settori legale e governativo.

I dati HORUS confermano la sovrapposizione crescente tra crimine informatico e conflitto geopolitico. Il collettivo NoName057(16), attivo in diversi Paesi europei con finalità esplicitamente destabilizzanti, ha intensificato le proprie campagne contro l’Italia in coincidenza con il dibattito pubblico sul sostegno all’Ucraina. Grazie al monitoraggio continuo di fonti OSINT, dark web e deep web e alle proprie capacità predittive basate sull’intelligenza artificiale, la piattaforma HORUS ha permesso di tracciare queste campagne in tempo reale, identificando i vettori d’attacco prima che producessero danni sistemici, un segnale che la cybersicurezza è ormai inseparabile dalla sicurezza nazionale.

“Il dato di maggio conferma che il cyber è ormai un dominio stabile del confronto globale. Non si tratta di singoli episodi, ma di un ecosistema strutturato in cui criminalità organizzata, tensioni geopolitiche e hacktivismo si intrecciano con logiche industriali. La vera evoluzione è nella capacità di colpire più settori in parallelo, con tecniche sempre più sofisticate e accessibili”, afferma Giuseppe Mocerino, Presidente di Netgroup.

“Per imprese e istituzioni – aggiunge Mocerino – questo significa passare definitivamente da una logica difensiva a una di intelligence permanente: monitorare, correlare i segnali e anticipare le minacce. Le superfici d’attacco restano troppo ampie, soprattutto nelle filiere energetica, manifatturiera e logistico-finanziaria. Nessun settore può permettersi di considerarsi al riparo”.

“Il livello di rischio nei prossimi mesi resta elevato. Tre le tendenze da tenere sotto osservazione: la crescita degli attacchi a istruzione e ricerca, l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento offensivo, e il consolidamento dell’Italia come bersaglio dichiarato. Serve un salto di qualità nella risposta, con maggiore condivisione delle informazioni tra pubblico e privato e investimenti adeguati in difesa avanzata”, conclude il presidente di Netgroup.

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Economia/ImpreseInnovazione

SATISPAY ACCELERA CON CLAUDE: IL 75% DEL CODICE SCRITTO CON L’AI, +50% DI NUOVE FUNZIONALITÀ NEL PRIMO SEMESTRE 2026

La fintech italiana adotta l’intelligenza artificiale nei principali processi interni: il team di ingegneria completa in 7 mesi una roadmap da 18, il sistema di pagamento core viene aggiornato in 4 giorni invece di 4 settimane.

Satispay, la super App che rende semplice e accessibile la gestione del denaro e dei servizi finanziari per oltre 6 milioni di utenti, presenta i risultati dell’adozione dei prodotti Claude di Anthropic a supporto dei propri team e processi interni. In meno di un anno, la fintech ha reso l’AI generativa parte integrante del lavoro quotidiano di ingegneria, finanza, marketing e operations: oggi oltre il 75% del codice prodotto ogni mese nasce con Claude e più del 90% degli ingegneri lo usa come strumento standard. 

I risultati si misurano in velocità di sviluppo: una roadmap tecnica inizialmente pianificata su 18 mesi è stata completata in 7, e il sistema core che gestisce ogni singolo pagamento sulla rete Satispay è stato aggiornato in meno di 4 giorni, contro una stima iniziale di quattro settimane. Su queste basi, Satispay sta completando il rilascio di circa il 50% di funzionalità in più nel primo semestre 2026. 

Dall’ingegneria all’intera azienda: un’integrazione pianificata, una responsabilità invariata 

In un contesto in cui si assiste ancora troppo frequentemente ad un utilizzo spontaneo di strumenti AI non autorizzati da parte dei lavoratori (fonte: Osservatorio Politecnico su AI) spesso al di fuori dei processi aziendali, Satispay rappresenta un caso di adozione governata: l’AI è integrata nei flussi di lavoro, misurata con metriche di impatto e accompagnata da un forte investimento culturale. 

Claude Code è installato su ogni laptop degli ingegneri dal primo giorno di lavoro, senza configurazioni aggiuntive. L’adozione è arrivata al 90% in 30 giorni, gestita da addetti IT. Il principio guida è esplicito: il modello è un acceleratore. Gli ingegneri restano pienamente responsabili di tutto ciò che entra nel codice. 

Dario Brignone, Co‑fondatore e Chief Innovation Officer di Satispay.

Dario Brignone, Cofondatore e Chief Innovation Officer di Satispay: «Per Satispay, che ha costruito la propria storia sull’innovazione dei pagamenti, la sfida oggi è trasformare una visione tecnologica in nuovi servizi per milioni di persone a un ritmo sempre più rapido. L’adozione di Claude ci ha permesso di pianificare il rilascio di circa il 50% di funzionalità in più nel primo semestre 2026, un salto di velocità che i modelli organizzativi tradizionali non avrebbero consentito. Se il dato quantitativo è importante, quello qualitativo è ancora più determinante: abbiamo dato alle persone strumenti più potenti rafforzando al tempo stesso la cultura della responsabilità. L’AI è un acceleratore, non un sostituto del giudizio umano e in Satispay questa distinzione non è una policy, è parte del modo in cui lavoriamo. Dopo aver ridisegnato la roadmap di prodotto, conclude Brignone, stiamo esplorando con la stessa attenzione come l’AI possa aumentare ulteriormente il valore dei servizi che portiamo ai nostri 6 milioni di utenti e al nostro network di 450.000 attività convenzionate, sempre con l’obiettivo di semplificare e rendere più comprensibile la gestione del denaro nella vita di tutti i giorni.»

Il contesto: una piattaforma di pagamento consolidata, un team in rapida espansione 

Quando il CTO Fabio Rapposelli è entrato in azienda nel 2025, il team di ingegneria era composto in larga parte da profili junior e parte del codice richiedeva tempi lunghi per essere modificato o aggiornato. Il risultato era che i senior si trovavano a bilanciare due responsabilità ugualmente importanti: affiancare i colleghi più giovani nella loro crescita e portare avanti architettura e nuove funzionalità. Con Claude, non hanno dovuto scegliere: lo strumento ha colmato parte del gap di esperienza, permettendo ai profili junior di operare con maggiore autonomia e ai senior di dedicarsi a entrambi i fronti senza compromessi. 

Come funziona in pratica 

Satispay ha selezionato Claude dopo una valutazione strutturata di 30 giorni su ticket reali, confrontando più strumenti di AI per la scrittura di codice. Il criterio decisivo non è stato la velocità di generazione, ma la qualità delle revisioni: Claude individuava problemi reali e ne spiegava le cause, a un livello che gli ingegneri hanno riconosciuto come genuinamente utile. 

Oggi gli ingegneri usano Claude per scrivere nuovo codice, modificare servizi esistenti, orientarsi in parti della codebase che non conoscono e fare un primo passaggio di revisione automatica prima di quello umano. Attorno allo strumento base, il team ha costruito componenti riutilizzabili: il caso più concreto riguarda le funzioni di trasformazione dati, piccoli componenti che per ogni pagamento eseguono controlli antifrode, verifiche di compliance e normalizzazione delle informazioni. Scriverle a mano richiedeva 3-5 giorni, oggi invece vengono generate automaticamente a partire da specifiche interne in meno di un’ora. 

Fabio Rapposelli, CTO di Satispay: «Come pionieri del settore, avevamo una codebase di pagamenti matura e il team di ingegneri junior che passava più tempo a leggere codice che a scriverlo, mentre i senior finivano per fare da insegnanti invece che da architetti. Con Claude abbiamo cambiato il modello: lo strumento è su ogni laptop dal primo giorno, viene usato per scrivere nuovo codice, modificare servizi esistenti, navigare parti sconosciute della codebase ed effettuare un primo passaggio di revisione prima di quello umano. Il risultato più evidente è l’aggiornamento del nostro sistema di pagamento centrale, quello che gestisce ogni transazione sulla rete, completato in meno di quattro giorni invece delle quattro settimane previste, dieci volte più velocemente del previsto; seguito da una roadmap di evoluzione del codice che stimavamo in 18 mesi che invece abbiamo chiuso in 7. In parallelo abbiamo industrializzato operazioni che prima richiedevano giorni: le funzioni di trasformazione dati per ogni pagamento ora vengono generate automaticamente in meno di un’ora, contro i tre-cinque giorni che servivano prima. Stiamo entrando in una fase in cui l’ingegnere diventa sempre più il responsabile di un team di agenti: i profili junior riescono a operare al di sopra della loro esperienza perché l’AI fornisce un valido supporto, mentre il controllo finale resta saldamente nelle mani delle persone.»

Thomas Remy, Head of France, Southern Europe & META di Anthropic: Il team di ingegneria di Satispay ha dimostrato concretamente cosa significhi oggi fare sviluppo a una velocità completamente nuova. Condensare una roadmap di 18 mesi in appena 7 e aggiornare il sistema di pagamento core dieci volte più rapidamente rispetto alle tempistiche previste rappresenta il tipo di cambio di passo che può avvenire in aziende all’avanguardia. Mettere le potenzialità di modelli di AI avanzata a disposizione dell’economia italiana è una nostra priorità. Per farlo, è fondamentale conquistare la fiducia delle imprese italiane sviluppando Claude secondo i più elevati standard di sicurezza, all’altezza di contesti regolamentati e cruciali come quello dei pagamenti digitali”. 

Oltre l’ingegneria: finanza, marketing, operations 

L’espansione dell’uso di Claude oltre il team tecnico è avvenuta in modo organico: una volta che le competenze acquisite in ingegneria sono diventate visibili internamente, le richieste di accesso sono arrivate a un ritmo di circa 20 al giorno da finance, marketing e operations. Un segnale indicativo: tra i primi a chiedere accesso c’è stato il CFO stesso, che aveva individuato autonomamente le possibilità di analisi finanziaria dello strumento. 

I prossimi passi 

Satispay sta sperimentando ulteriori livelli di automazione, mantenendo sempre una persona nel ciclo decisionale per le scelte critiche. Un primo pilota riguarda la generazione automatica di bozze di codice a partire dai ticket aperti da altri team, con gli ingegneri responsabili della revisione e dell’approvazione finale. Un secondo pilota riguarda la protezione delle transazioni: l’AI supporta il monitoraggio in tempo reale, mentre il team specializzato mantiene il controllo sulle decisioni critiche. 

Il case study completo è disponibile al seguente link: claude.com/customers/satispay 

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Netcomm Forum: team.blue presenta lo studio europeo sulla produttività digitale delle PMI

Il paradosso della produttività digitale: tanti strumenti, ma l’impatto resta minimo
team.blue, gruppo europeo leader nell’abilitazione digitale, debutta a Netcomm Forum e presenta i dati su uno studio sulla trasformazione digitale delle PMI.

team.blue, leader europeo nell’abilitazione digitale potenziata dall’intelligenza artificiale, presenta per la prima volta a Netcomm Forum i risultati di uno studio che analizza lo stato di avanzamento della trasformazione digitale nelle PMI e la distanza che ancora separa “adozione” e “produttività”.

All’evento che si è tenuto il 06 maggio 2026, il gruppo era presente allo stand B15 per incontri con media e business partners su: produttività digitale nelle PMI, adozione dell’AI “dal pilota al processo”, hosting e cloud, compliance e accessibilità digitale. Ha partecipato con quattro brand italiani del suo ecosistema: Register.it, punto di riferimento in Italia da oltre 25 anni per domini, hosting, email e servizi digitali; Keliweb, realtà specializzata in hosting e cloud con un forte focus su affidabilità, trasparenza e supporto continuativo; Pingup, piattaforma italiana che aiuta le aziende a comunicare, vendere e crescere su WhatsApp grazie a marketing, automazioni, integrazioni e customer care in un unico ambiente; e iubenda, il leader nella fornitura di servizi online per la gestione della privacy.

Dallo studio, condotto su oltre 8.000 PMI di oltre 30 Paesi europei, emerge un dato controintuitivo: la disponibilità di strumenti digitali è ormai diffusa, ma non sempre si traduce in risparmio di tempo e maggiore efficienza. Oltre il 40% delle aziende intervistate dichiara infatti che gli strumenti digitali non generano risparmio di tempo, mentre il 35,5% afferma di non essere in grado di stimare quante ore la tecnologia consenta effettivamente di risparmiare rispetto al lavoro manuale.

Inoltre, secondo la ricerca europea, il gap non è solo tecnologico ma soprattutto operativo: il 30% delle imprese ammette di non saper selezionare i dispositivi più adatti alle proprie esigenze e il 26% indica una mancanza di competenze. Nel frattempo, la dotazione digitale si concentra sui “fondamentali” più immediati, social media (74%) e cloud storage (73%), e oltre metà delle aziende resta ancorata a un ecosistema digitale essenziale, limitato a collaborazione online e creazione di siti web.

Un ulteriore segnale arriva dalle imprese più consolidate: il 59% di quelle con oltre dieci anni di attività non riconosce ancora il valore aggiunto delle nuove tecnologie, evidenziando come il vero attrito sia spesso nel cambio delle abitudini operative e nella capacità di integrare la tecnologia nei processi.

Le PMI hanno oggi accesso a un numero crescente di strumenti digitali, ma spesso manca una regia che aiuti a scegliere poche priorità, integrarle nei processi e misurarne l’effetto”, dichiara Claudio Corbetta, Group CEO team.blue. “Senza disciplina operativa e metriche chiare, anche il dibattito sull’AI rischia di seguire lo stesso schema: aspettative altissime, risultati disomogenei e difficoltà a passare dalla prova al processo.”

A Netcomm Forum, team.blue ha portato il confronto su un punto chiave: la tecnologia crea valore quando diventa essenziale, tangibile e verificabile, concentrandosi su pochi ambiti ad alta misurabilità, come acquisizione clienti, gestione richieste, fatturazione e compliance, e prevedendo cicli periodici di verifica, formazione mirata e casi d’uso concreti.
Con un ecosistema di oltre 60 brand in oltre 22 Paesi europei e più di 3,3 milioni di clienti, team.blue supporta imprenditori e PMI con soluzioni digitali AI-powered, affidabili e user-friendly per creare, far crescere e proteggere la presenza online: attraverso servizi integrati per domini, hosting, siti web, e-commerce, marketing, compliance e altri strumenti potenziati dall’intelligenza artificiale. In particolare, team.blue integra funzionalità di AI nei propri prodotti per semplificare le attività quotidiane delle imprese, tra cui onboarding e supporto assistiti, generazione automatizzata di contenuti SEO, strumenti per social e digital marketing e un AI Copilot a supporto dei clienti B2B.

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TECH, AI E INNOVAZIONE APPLICATA: PER LA PRIMA VOLTA L’ITALIA A MIAMI A EMERGE AMERICAS, UN HUB “PONTE” TRA USA E AMERICA LATINA

Agenzia ICE accompagna a eMerge Americas, la prima collettiva nazionale: 14 aziende italiane attive in ambiti che vanno dalla smart city alla healthtech, con soluzioni dalla differenziazione automatica dei rifiuti alle microonde per lo screening del tumore al seno, oltre alla gestione dell’energia, l’aviazione e la creator marketing, in un appuntamento strategico per l’accesso al mercato nord- e sud-americano.

Dall’intelligenza artificiale applicata alla gestione urbana e industriale alla prevenzione in ambito sanitario, dalle piattaforme per l’automazione dei processi alle soluzioni per la formazione, la sostenibilità e la creator economy: l’Italia partecipa per la prima volta a eMerge Americas, uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama tech internazionale, tra Stati Uniti e America Latina, che ha luogo a Miami.

Con una collettiva di 14 aziende espositrici, curata dall’ICE, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il Padiglione Italia era presente nell’area expo della manifestazione, che si è svolta nelle giornate del 23 e 24 aprile 2026 al Miami Beach Convention Center.

eMerge Americas è una delle principali piattaforme internazionali dedicate a innovazione e tecnologia nelle Americhe: un evento che combina conference ed expo e che attraverso una programmazione annuale e il grande appuntamento in Florida, mette in relazione imprese globali, startup, investitori e istituzioni per accelerare lo sviluppo di tecnologie emergenti e favorire l’incontro tra capitale, talenti e idee.

L’edizione 2026, con oltre 20mila partecipanti, più di 60 Paesi rappresentati, oltre 250 speaker e più di 300 espositori, si concentra su quattro assi principali: AI e deep tech, national security, health e finance.
Per le startup e le imprese innovative l’evento si conferma anche come una piattaforma strategica per sviluppare partnership industriali e commerciali, aumentare la visibilità internazionale delle proprie soluzioni e avviare percorsi di ingresso nel mercato d’oltreoceano, con un posizionamento particolarmente interessante per chi guarda al Sud degli Stati Uniti e insieme al mercato latinoamericano: in questo senso, Miami rappresenta un contesto favorevole per testare opportunità di espansione tra USA e LATAM, in un ecosistema in cui networking, relazioni e accesso diretto agli interlocutori hanno un’importanza strategica.

Il padiglione italiano a eMerge Americas 2026

Le soluzioni presentate dalla delegazione italiana a eMerge Americas 2026 restituiscono l’immagine di un ecosistema fortemente orientato all’applicazione concreta dell’innovazione, con un baricentro evidente su intelligenza artificiale, software avanzato e tecnologie data-driven: si va da piattaforme per la gestione intelligente delle città e delle flotte di veicoli, capaci di integrare dati in tempo reale, anticipare criticità e ottimizzare processi, a strumenti per il marketing predittivo, la creator economy e la trasformazione digitale di asset immobiliari e rurali; accanto a questo, trovano spazio soluzioni per la formazione continua e l’upskilling, dai sistemi adattivi basati su AI ai serious game per lo sviluppo di competenze trasversali. Un altro asse rilevante è quello della salute e delle life sciences, con tecnologie per lo screening cardiaco rapido da remoto, dispositivi per la diagnosi senologica con le microonde al posto del raggi X e applicazioni nutraceutiche e cosmetiche ad alta componente scientifica. Completano il quadro proposte rivolte all’industria e alla sostenibilità, come sistemi per aumentare l’efficienza energetica dei vecchi macchinari senza sostituirli, piattaforme per l’aviazione basate su monitoraggio in tempo reale e analytics e automazioni per la raccolta differenziata, che trasformano la gestione dei rifiuti in una fonte di dati operativi e ambientali. Nel complesso, emerge una presenza italiana ampia e trasversale, concentrata su tecnologie capaci di migliorare efficienza, prevenzione, automazione e qualità decisionale in settori molto diversi tra loro.

Le aziende espositrici sono Asymmetrica (Taranto), Bytek (Milano), BM Diagnostics (Cantiano, PU), Carchain (Trieste), Exo Lab Italia (Pescara), Flyon Aero (Milano), Ganiga.ai (Pisa), Hevolus (Molfetta, BA), Intuos (Roma), PA360 (Lecce), Ruralis (Sant’Angelo dei Lombardi, AV), Tinental (Bastiglia, MO), UBT–Umbria Bioengineering Technologies (Assisi, PG) e Vidoser (Catania).

Asymmetrica (Taranto)

Asymmetrica presenta CityConn, un Digital Integration Hub che trasforma la complessità urbana in intelligence operativa. La piattaforma raccoglie dati in tempo reale da sensori, infrastrutture e sistemi eterogenei, li unifica in un unico livello informativo e li restituisce attraverso dashboard intuitive. Basata su strumenti avanzati di digital intelligence, CityConn genera Digital Twin dinamici capaci di replicare il comportamento della città, simulare scenari e anticipare criticità, supportando un passaggio da una gestione reattiva a una governance predittiva, data-driven e sostenibile.

Bytek (Milano)

Bytek, martech company del gruppo Datrix, porta a Miami la Bytek Prediction Platform, una piattaforma che arricchisce i dati di prima parte applicando modelli predittivi direttamente ai dati comportamentali, provenienti da CRM e transazionali presenti nel data warehouse del cliente, secondo un’architettura warehouse-native e zero-copy. Il sistema genera segnali avanzati su valore del cliente, interessi e comportamenti futuri, rendendo i dati arricchiti attivabili nei sistemi di marketing, advertising, analytics e customer experience.

BM Diagnostics (Cantiano, PU)

BM Diagnostics presenta HeartBeat Test + TestWise, un sistema basato su AI per la rilevazione precoce del rischio cardiaco in qualsiasi momento e luogo. Il sistema combina un semplice test tramite pungidito con una scansione da smartphone, restituendo insight cardiaci in tempo reale, un punteggio di rischio personalizzato, alert intelligenti e una connessione diretta con il medico, con l’obiettivo di rendere il monitoraggio della salute del cuore più accessibile e tempestivo.

Carchain (Trieste)

Carchain presenta una piattaforma modulare di AI fleet management che rende la gestione delle flotte più proattiva, automatizzata e sostenibile. Oltre al GPS, il sistema integra in un’unica dashboard veicoli connessi e non connessi, inclusi mezzi termici, ibridi ed elettrici, con configurazione plug-and-play o integrazione OEM. Tra i moduli figurano gestione in tempo reale di flotta e driver, insight e reporting basati su AI, manutenzione predittiva, ottimizzazione del costo totale di esercizio, asset tracking e rendicontazione CO2 e con registrazioni verificabili via blockchain.

Exolab Italia (Pescara)

Exolab Italia sviluppa ingredienti ad alte prestazioni e formulazioni finite per integratori alimentari e cosmetici, basati su vescicole extracellulari di origine vegetale ricavate da agricoltura biologica italiana tramite un processo meccanico brevettato, solvent-free e zero-waste. I suoi carrier preservano e veicolano composti bioattivi con elevata biodisponibilità e assorbimento cellulare mirato. L’azienda propone sia ingredienti attivi sia formulazioni complete, supportate da evidenze scientifiche che comprendono studi preclinici e clinici.

Flyon Aero (Milano)

Flyon Aero Academy è un centro di formazione approvato da ENAC e operante secondo regolamentazione EASA, specializzato nella formazione tecnica e ingegneristica per l’aviazione. Attraverso una rete internazionale in espansione di accademie partner, l’azienda forma i futuri tecnici manutentori aeronautici. A eMerge presenta GYM AI, evoluto poi in GYM.EDUCATION, una piattaforma globale di apprendimento adattivo basata su AI che consente di sviluppare competenze in più discipline.

Ganiga.ai (Pisa)

Ganiga.ai sviluppa sistemi robotici basati su AI che riconoscono, smistano e analizzano automaticamente i rifiuti in tempo reale. I suoi smart bin trasformano il punto di conferimento in un’infrastruttura di dati ambientali e operativi, aiutando aeroporti, imprese e città a ridurre costi, migliorare l’accuratezza del riciclo e ottimizzare i processi. L’obiettivo è ricavare informazioni dove prima i dati non esistevano.

Hevolus (Molfetta, BA)

Hevolus presenta XR Copilot, una piattaforma agentic costruita su Microsoft Azure AI Foundry e dotata di un livello avanzato di governance, definito Control Plane. La soluzione consente alle imprese di costruire, orchestrare e governare agenti AI autonomi nei settori retail, manufacturing, education e healthcare. Gli agenti dispongono di competenze, memoria permanente ed estensioni native di Extended Reality, inclusi video agent con avatar 3D, mentre il modello human-in-the-loop garantisce supervisione sulle decisioni critiche.

Intuos (Roma)

Intuos è una aviation technology company che sviluppa una piattaforma di nuova generazione per workflow intelligenti e insight operativi sul volo. Le sue soluzioni combinano software modulare per la gestione operativa e sistemi proprietari, brevettati e abilitati IoT, per il monitoraggio e l’analisi dei dati in volo in tempo reale. L’obiettivo è aiutare gli operatori dell’aviazione a semplificare i flussi di lavoro, migliorare la situational awareness e prendere decisioni più efficaci lungo l’intero ciclo di vita dell’aeromobile.

PA360 (Lecce)

PA360 Training on Skills è una HR academy EdTech. Sviluppa un catalogo digitale di oltre 500 serious game e corsi e-learning dedicati allo sviluppo di soft skill e life skill. I contenuti coprono 8 lingue, 6 aree, 28 competenze e 3 livelli, con strumenti avanzati di reporting e badge certificati tramite blockchain. La piattaforma si rivolge a imprese, pubbliche amministrazioni, scuole superiori e università, con applicazioni che spaziano dalla formazione aziendale al recruitment, dall’onboarding alla diversity, equity and inclusion.

Ruralis (Sant’Angelo dei Lombardi, AV)

Ruralis sviluppa una piattaforma SaaS ad alte prestazioni progettata per la trasformazione digitale della gestione delle proprietà rurali. La tecnologia proprietaria consente ai proprietari di automatizzare workflow operativi complessi e massimizzare il rendimento degli asset attraverso insight data-driven. La piattaforma mette a disposizione un’infrastruttura scalabile per ottimizzare la distribuzione globale e semplificare i processi gestionali, colmando il divario tra asset rurali tradizionali e standard moderni di gestione digitale.

Tinental (Bastiglia, MO)

Tinental propone una tecnologia in grado di retrofittare qualsiasi sistema di pompaggio, in impianti industriali e grandi edifici, indipendentemente da dimensioni, marchio o caso d’uso, fornendo modulazione del carico di lavoro in tempo reale senza necessità di sensori. Il deployment richiede ore e non mesi e può generare miglioramenti prestazionali fino al 60%, con effetti visibili sulla spesa energetica, sulla riduzione dei fermi macchina e sulla longevità degli impianti. Il modello operativo è performance-based e senza CAPEX, con l’obiettivo di migliorare in tempo reale l’efficienza delle macchine senza sostituire gli asset esistenti.

UBT–Umbria Bioengineering Technologies (Assisi, PG)

UBT presenta MammoWave, un dispositivo per lo screening del tumore al seno che utilizza microonde sicure al posto dei raggi X. L’assenza di esposizione a radiazioni consente un utilizzo senza restrizioni legate all’età o alla frequenza d’uso. Il sistema, marcato CE MDR e validato clinicamente su oltre 8.000 donne, è proposto come strumento sicuro e accurato per la popolazione asintomatica e risponde anche al bisogno non coperto di un primo test senologico per donne giovani e con seno denso, oggi escluse dai programmi tradizionali di mammografia.

Vidoser (Catania)

Vidoser.com si presenta come un ecosistema all-in-one per la creator economy, pensato per ridefinire produzione, gestione e scalabilità dei contenuti branded. La piattaforma, basata su AI, mette in connessione i brand con creator verificati on demand, consentendo campagne rapide, efficienti e scalabili, con controllo su workflow, coerenza del brand e performance. La società offre una soluzione SaaS per le PMI e una enterprise suite per agenzie e grandi organizzazioni, con l’obiettivo di rendere più fluida e scalabile la collaborazione tra brand e creator.

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EditorialiInnovazione

Stiamo diventando più stupidi per colpa dell’AI?

di Leonardo Marabini – docente universitario e consulente d’azienda

La mia generazione associava il nome “Flynn” a quell’attore da cappa e spada nei film anni ’40, il grande Errol. Mai avremmo immaginato che decenni dopo quel nome potesse provocare un sentimento misto d’inquietudine e preoccupazione. Tutta colpa di un suo omonimo scienziato, James Flynn, che negli anni ’80 si dedicò all’analisi dei test di misurazione del QI (Quoziente Intellettivo) nel mondo, scoprendo un semplice fenomeno: i punteggi medi delle popolazioni occidentali crescevano costantemente nel tempo. In media, 3 punti di QI per decennio. Ancora oggi questa crescita viene chiamata “Effetto Flynn”.
Le cause, secondo Flynn e altri scienziati, sono molteplici: una migliore alimentazione, una minor esposizione a malattie infantili, una maggiore scolarizzazione, il vivere in ambienti cognitivamente più stimolanti, la crescente familiarità con logica astratta e simbolica, l’accesso più facile alle fonti d’informazione. In breve, la genetica non c’entrerebbe nulla, ma lo sviluppo dell’intelligenza sarebbe soprattutto figlio del cambiamento ambientale.
E oggi come siamo messi? Di primo acchito, verrebbe da rispondere: “male”.

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